«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

domenica 28 dicembre 2014

Athos, Portos, Aramis e Dartagnan?

Tra chi sembra ormai agli ultimi colpi buoni e chi sembra aver bagnato le polveri e non riuscire ad asciugarle, tra chi sembra sempre in procinto di…. e chi riparte da zero quando il meglio lo ha già dato.
Sempre nel gruppo dei migliori ai ritrovi partenza, Moreno Moser si ripresenterà all’avvio della nuova stagione agonistica con la necessità di far capire se tutta la roba buona esibita nelle prime due stagioni fosse frutto del caso o se c’era della sostanza. Fatto sta che tra una rivista e l’altra – due anni fa le ‘copertine’ non gli sono mancate, anche su stampa extra-sportiva – e le chiacchiere noiosamente retoriche provenienti dalla Peppa Pig Television Big Band, il trentino ha fatto una stagione e mezza senza clamori. Praticamente siamo rimasti al Moreno che, ormai vuoto di energie, arrancava verso il traguardo dell’Alpe d’Huez, dove concluse con una bella piazza d’onore di giornata al penultimo Tour. Il resto (leggi, tutto il 2014) è stato tenuto in piedi da delusioni, gare opache, una forma che andava e veniva come pareva a lei. Ciclista all’antica per quanto concerne il periodo invernale, quando lascia la bicicletta anche per più di un mese – un’idea che nel ciclismo moderno sfiora la bestemmia – riparte dopo l’esperienza Cannondale che lo ha lasciato crescere con calma (buona abitudine del duo Zani-Amadio, vedi Nibali e Sagan). Finito il tempo delle coccole, Moser entra in quello degli schiaffi. A lui evitarli e possibilmente cercare di appiopparne. Toccando l’ambiente ex-Cannondale, dalle offerte per cambio gestione c’è stata la Tinkoff-Saxo di Riis che si è portata in casa il duo Basso e Sagan. Il primo non ha più molto da chiedere se non il certamente lauto stipendio (due Giri vinti sono sempre un’ottima referenza da mettere sul piatto), mentre avrà certamente molto da dare per quanto riguarda l’apporto d’esperienza. Domanda; ma Contador cos’è? Un neo-prò di primo pelo? Comunque l’uomo dalle due carriere – vedi due anni di squalifica per la storia targata Fuentes – correrà con meno pressione e forse si divertirà di più. Peccato che Ivan abbia accettato di tornare a correre per Mister 60% (Riis), visto che proprio il DS danese lo guidò negli anni migliori del varesino, buttati consapevolmente nel cesso tra il 2006 ed il 2008. Visto che Riis è uno di quei personaggi che stanno benissimo affiancati a Vinokurov per quanto riguarda gli olezzi fognari (perché non unirsi in una ditta di spurghi?), la scelta di Basso non attira per simpatia ed è deludente dal punto di vista dell’immagine se uno ha un minimo di memoria ciclistico/ematica.
Chi il primo pelo l’ha ormai perso è Peter Sagan, trasferitosi alla Tinkoff con Basso, dopo tre stagioni piene di complimenti (un po’ come Moser) ma condite da circa 60 vittorie (e già qui il discorso Moser si dissolve), Sagan esce dal periodo in cui sei giovane e gli errori ti vengono perdonati, per entrare in quello dove se arrivi secondo è meglio che tu abbia un buon motivo perché sia capitato. Ha stravinto la maglia verde al Tour grazie a una ricca serie di piazzamenti (con 4 secondi posti), senza però mai riuscire a mettere la firma del primo sul traguardo, e nel corso dell’anno non ha fatto vedere la ‘fame’ delle due stagioni precedenti. Pare che per Mister 32 (i battiti cardiaci a riposo del ragazzo) Sanremo e Fiandre siano solo questione di tempo. Buono a sapersi, ma meglio se inizia anche a vincerle. Al Nord dovrà sempre vedersela con Boonen, Cancellara, Vanmarcke, Van Avermaet e forse Kristoff. Su Terpstra, vincitore della Roubaix, aspettiamo un’altra primavera per capirne di più ed eventualmente consacrarlo come big. Chi ha iniziato la carriera come un big avendo la ‘sfortuna’ ciclistica di vincere a meno di 24 anni due corse che una carriera te la cambiano (Giro e Lombardia) è il ‘vecio bocia’ Cunego, che riparte dalla nuova formazione Nippo per abbracciare una dimensione sportiva lontana dalle abitudini per obiettivi e aspettative. Una squadra che dovrà impostare la stagione sugli inviti alle corse di primo piano, guadagnandoseli in quelle di secondo. Ci ritroveremo un Cunego in versione obbligatoriamente garibaldina, per giocarsi le corse senza aspettare lo striscione con il triangolo rosso? Ci sono volute due stagioni deludenti e zoppicanti per far dire al veronese “basta” con l’ambiente Lampre. Considerazione, quella della necessità di cambiare aria, di cui si era scritto già due o tre stagioni fa su questa pagina web, e forse anche su tante altri fonti da parte di altri. O un’idea forse figlia di un più crudo esito dopo due stagioni senza segnali di reazione e senza risultati da ricordare. Non è dato sapere quale sia stato il motivo che ha spinto Cunego alla Nippo. Speriamo che questa scelta non sia stata un’esito conclusivo, quasi obbligato, dopo che alcune altre porte gli sono state chiuse con un grazie di stima. C’è gente in giro che meriterebbe molto meno, e invece ha trovato miglior partito.

mercoledì 24 dicembre 2014

Si, forse ci siamo, ma non sarà per tutti.

Il ciclismo rosa va verso quella ‘rivoluzione’ organizzativa che da tanto insegue. Voluto fortemente dall’UCI, tra un’anno si aprirà il cantiere del WWT; Women’s World Tour. E molti portafogli verranno al pettine.
Un’organizzazione che nel limite del possibile sia fotocopia dell’attuale World Tour maschile. Prenderà vita tra un’anno e – come spiega Francesco Sulas nella pagina di CicloWeb da cui è tratta (modo elegante per non scrivere ch’è copiata) la fotografia che vedete, che si riferisce alla corsa-esibizione femminile al Tour 2014 – sarà una specie di anno zero, una sorta di bivio che scremerà in maniera ancora più netta le squadre ciclistiche rosa. Una società dovrà avere dei parametri di base che consentano di avere garanzie di tipo economico e questo c’era da aspettarselo (con la storia dello stipendio minimo ci sarà da divertirsi), di tipo tecnico (gli “amici di” potrebbero far fatica a trovare un sedile dove sedersi) e ovviamente il livello dato dalla classifica UCI al momento in cui il nuovo carrozzone prenderà il suo via. Questo per poter mettere in piedi una prima fascia elite che dovrebbe avere 20 formazioni. Insomma, se hai soldi puoi fare strada, sennò verrai accomodata in quella che potrebbe/dovrebbe diventare una seconda fascia (tipo le Professional dei maschietti), in attesa di una eventuale promozione in Prima. Anche sul discorso delle garanzie per le squadre gli organizzatori degli eventi dovranno dare certezze su visibilità (diretta televisiva, logistica), sicurezza (percorsi e personale adeguato lungo lo stesso), decenza (divieto per Sgarbozza di pronunciare pubblicamente cognomi di atlete straniere, e non è da escludere che Emma Pooley si sia ritirata perché le hanno fatto sentire il sonoro delle telecronache al Giro). Non voglio dire troppo riguardo all’articolo di Francesco Sulas, quindi rimando l’eventuale lettore ad andare verso la facile ricerca e lettura del testo steso diversi giorni addietro nel sito web sopraccitato. Insomma, siamo ad un passo dal salto in avanti che da almeno 15 anni veniva sognato da atlete, appassionati e anche tanti dirigenti, anche se forse tra quest’ultimi non da tutti.
Difatti un’elevazione degli standard richiesti sarà portatrice di un’automatico filtro qualitativo generale. Dal punto di vista economico-dirigenziale – quello per niente forte in casa nostra – i contratti delle atlete dovranno venire rispettati, pena la segnalazione presso l’UCI di irregolarità che difficilmente saranno accettate in nome dell’amore verso questo sport. I conti dovranno tornare e questo sarà lo stimolo per chi vuole investire nel settore femminile che le cose o le fai come Dio comanda, o è meglio che ti dai una calmata e voli basso, se non lasciar perdere. Non è che sia un male il sapere che certi ‘padroni del vapore’ avranno meno motivi per tirarsela da matti. E chissà che alcuni non decidano di fare il passo secondo la gamba, accontentandosi di lavorare bene in formazioni di cicliste giovani, invece di sfoggiare lustrini e paillettes nelle presentazioni di gennaio e febbraio per poi diventare protagonisti di situazioni contrattuali su cui tante ragazze hanno sepolto la loro voglia di continuare col ciclismo, stufe marce di dover andare per avvocati e lettere degli stessi per farsi rispettare. Di certo avremo molte voci entusiaste di questo nuovo punto di partenza, ma sarà altrettanto sicuro che avremo anche diverse bandiere bianche che verranno alzate perché dovranno rinunciare a salire su di un treno il cui biglietto sarà troppo caro. Tra marzo e aprile (magari a Cittiglio?) dovremmo saperne di più.

venerdì 19 dicembre 2014

50 candeline per la Corsa dei Due Mari; auguri!!

Non vale una stagione, ma da tanti anni non è più soltanto quella gara lanciata nel ’66 per dare agli italiani un’allenamento per la Sanremo. E i migliori ci saranno quasi tutti.
Con la prossima 50^ edizione della Corsa dei Due Mari, la Tirreno-Adriatico diventa una piccola grande corsa. Un’ideale aperitivo verso il Giro, un’appuntamento che da una decina d’anni è diventato sempre più sentito dai maggiori protagonisti e non solo per gli italiani. Anche questa volta – ed era prevedibile fosse così, visto il taglio del nastro ‘targato’ 50 – i più forti saranno presenti quasi nella loro totalità. Se le righe della Gazzetta non sono bufale di pura propaganda scritte più sull’onda dell’entusiasmo che delle vere certezze, Froome, Nibali, Sagan, Contador, Rodriguez e pare Valverde se la sono segnata nell’agenda agonistica dei loro impegni, per la prima parte della stagione. Già questi nomi sono garanzia che la classifica non mancherà di un pedigree importante. Non mancano le notizie preoccupanti, soprattutto perché Dino Zandegù – l’uomo che vinse nel ’66 la prima edizione che al tempo durava pochi giorni – ha detto di voler mettere in piedi una canzone da cantare dedicata proprio alla Tirreno. L’UCI che aspetta ad intervenire? Il percorso avrà sempre la storica conclusione a San Benedetto del Tronto, con quest’ultima che sarà raggiunta dopo sette tappe; 1^ Lido di Camaiore (cronosquadre 23 km.), 2^ Camaiore – Cecina 153 km.; 3^ Cascina – Arezzo 203 km.; 4^ Indicatore – Castelraimondo 218 km.; 5^ Esanatoglia – Terminillo 194 km.; 6^ Rieti Porto Sant’Elpidio 210 km.; 7^ S. Benedetto del Tronto (cronometro ind. 10 km.). Saranno attraversate 4 regioni: Toscana, Umbria, Lazio e Marche. Si corre dall’11 al 17 marzo, e ci sarà un’arrivo di tappa sul Terminillo, che dovrebbe dirci chi non potrà più vincere la gara, se non addirittura il vincitore della stessa, visto che la cronometro conclusiva è un crono-epilogo che difficilmente cambierà la classifica, a meno che i distacchi non sino contenuti in pochi secondi.

domenica 14 dicembre 2014

Il ciclismo davanti al caminetto (5^ p.)

In bicicletta incontri gente di ogni tipo. Anche tipi che ragionano in maniera strampalata. Ma se fai due conti col resto del mondo, ti appaiono meno insani di certa gente che ha sempre una risposta per tutti e una lagna su tutto. Capita spesso che nelle ultime pedalate dell’anno la testa mi riporti alle prime. Le partenze nelle gelate d’inizio febbraio, o fine gennaio, incorniciate dal sole che un pelo ti scalda la schiena nelle ore della tarda mattina e del primo pomeriggio. Intanto invecchi e senti che quello che facevi tot anni prima te lo sogni, e se non te lo sogni devi faticare tanto di più per rifarlo. Poi, quando sei riuscito a farlo, ti senti il fiatone durare di più, questo perché sei più vecchio. A volte succede che parli con gente che forse per nasconderlo a se stessa tira fuori la solita; “l’importante è sentirsi giovani dentro” magari convinta che così dicendo il tempo si fermi. E ci ritroviamo in un’epoca dove una persona che ti fa di questi discorsi ha dieci anni più di te, e si tinge i capelli per dimostrane altrettanti meno di te. Allora capisci quanto vale (poco) il senso della realtà di questi maestri di vita, che forse temono d’uscire dalla cercata prigionia del sogno. Intanto pedalo e quella salita nemmeno poi così lunga, che un tempo sopportavo bene, oggi fa più male, è più pesante, è più bastarda, e il cambio di ritmo diventa un supplizio per farlo venir fuori. Poi ce la faccio, ma che fatica. E Manuel perché fa più fatica? Perché è più vecchio. Il bosco adesso – primi giorni di dicembre – diventa silenzioso, anche se pedalo col sole. A febbraio invece il bosco lo percepisco risvegliarsi e questo mi rinfranca. Gli unici rumori che sento adesso sono quelli dei bipedi lavoranti facenti legna. Gente che per tutto l’anno il bosco l’aveva evitato, c’aveva girato attorno, adesso vi ci lavora nel cuore. Cataste disseminate, colpi d’accette che risuonano ma faccio fatica a vedere da dove questi provengano, il tradizionale piccolo fuoco acceso nelle vicinanze per darsi una veloce riscaldata di 5 minuti alle mani, che guanti o non guanti sono fredde. Primo pomeriggio; il sole sta già scendendo nell’ovest del rimpianto. In questo periodo dell’anno l’astro corre in cielo più velocemente di quanto faccia un ciclista in discesa. Vicino alle case legnaie ormai ricolme. Però, se butto bene l’occhio, vedo che hanno già iniziato a calare. Allora, mentre invecchio e mi accorgo di queste solite cose, altri non le scorgono e probabilmente nemmeno gli interessa farlo. Troppo impegnati/e a scorgere il contachilometri e a lamentarsi di quel che hanno. Meno male che non gli manca qualcosa. In giro c’è gente che da come vede le cose mi pare già con un piede nella fossa. Sarà per questo che devono correre? Per tenersi lontani il più possibile dalla fine del sogno?

giovedì 11 dicembre 2014

Quando una 'vittoria' non fa fare troppi sospiri di sollievo.

PUNTO UNO; la Gazzetta riporta di un brindisi a champagne nel ritiro Astana. Strana reazione per un gruppo di atleti che nei giorni scorsi si definivano “tranquilli” per bocca del suo capitano. L’UCI ha dato il via libera all’Astana come formazione World Tour di prima fascia e relativo accredito. La squadra verrà tenuta d’occhio in maniera particolare, ma nel concreto il boss Vinokourov è riuscito a salvarsi per il buco della serratura. Come non si sa, e forse non si saprà. La Gazzetta porta avanti il discorso che sia stato Nibali a salvare la squadra, grazie a risultati costruiti senza ombre al riguardo. Forse è davvero così. Quindi l’onestà sportiva di Nibali val più della disonestà di cinque atleti dopati nell’arco di un’anno? L’impressione è che l’UCI abbia dovuto calar le braghe davanti alla montagna di soldi che Astana può riversare nel ciclismo; 1) una prima squadra elite di prima fascia (con due dopati appresso e un’altro strano passaporto biologico); 2) una seconda squadra di atleti giovani (con due dopati anche là); 3) una squadra elite femminile (e speriamo non seguano l’esempio). Anche la formazione italiana della Neri, guidata da Luca Scinto, ha avuto via libera per la licenza ‘Professional’. Con tre dopati in due stagioni Scinto farebbe meglio a comprarsi un paio d’occhiali grossi così, oppure facesse altro, perché di costruire squadre non par troppo capace, soprattutto sul piano umano. PUNTO DUE; Quando il nostro corridore numero uno firmò il (ricco) contratto con l’Astana, sapeva bene con chi, e soprattutto per chi andava a correre. È inutile che Nibali cerchi ancora salti di acrobatica diplomazia dialettica per cercare il maggior distaccamento d’immagine possibile da ciclisti in orbita Astana, dicendo che quelli ‘beccati’ nell’altra squadra non sono suoi compagni di squadra, ma di una formazione che possiamo definire una specie di junior team. Ed è inutile che quando parla delle magagne dei fratelli Iglinskiy le racconti come di questioni “di famiglia” e che quindi non riguardano l’Astana. Con cinque atleti dopati nell’arco di un’anno (e cioè tanta roba!) solamente la De Stefano nella consueta versione Suor Peppa Pig potrebbe fare finta di niente, sbandierando la solita canzoncina da Zecchino d’Oro “Siamo una grande famiglia, trallallero-trallalla!” di Cipollini-Savoldelli con il Piccolo Coro degli opinionisti di Radiocorsa a fare da sottofondo. Nibali con l’Astana ha trovato soldi (tanti), ha trovato successi (quelli che da sempre sognava), adesso non cerchi guai. Uno stipendio come pochi, forse come nessuno, non vale un’immagine di squadra che da un pezzo si sta ormai corrodendo. L’Astana si è ritrovata in questa situazione per pesanti questioni doping, non per bazzecole. Adesso anche i giornalisti televisivi di fronte ad un’evidenza che sarebbe stato imbarazzante continuare a (volontariamente) non mettere in risalto, ‘scoprono’ che Vinokurov ha un passato scomodo, correlato in maniera pesante al dottor Ferrari. Nibali la smetta di sopportare la puzza ad ogni costo. Se invece vuole continuare a farlo, avendo passato da un pezzo i 15 anni capisca che un ciclismo che vuol darsi una vera ripulita non può fare eccezzioni dal punto di vista della simpatia. Che tu sia italiano o meno.

venerdì 5 dicembre 2014

Ma certo che ti perdono figliolo. Dopotutto hai solo rubato.

Eh beh certo, figurarsi se ci facevamo mancare qualcosa nel gran calderone del doping in Italia. Tra le tante ci mancava il perdono totale, il colpo di spugna, la prova che la genialità italica dilaga senza confini. Buon Natale a tutti, giusto? Il CONI ha ricevuto un documento da parte di diversi Enti sottoscriventi dello stesso; “Libera” di don Ciotti, Uisp, Csi, Acsi e Acli. Nel documento trova posto, tra le altre, la proposta di perdonare tutti gli atleti che si sono dopati negli ultimi 10 anni. Esatto. Un bel colpo di spugna completo e totale per le persone che hanno rubato o hanno cercato di farlo. Nella Nazione dei condoni facili, ecco il segno di buon cuore e cristianità che nell’approssimarsi al Natale sembra una bella favola. Sarebbe la proposta perfetta per Suor Peppa Pig, che cerca fin dalla Tirreno-Adriatico e con sforzo encomiabile di riabilitare Cipollini, ma sinceramente di una boiata del genere ne faremmo a meno. Oppure potrebbe divenire cosa concreta se ci fossero dei paletti piantati ad almeno 5 metri di profondità. Perdono totale con; 1) nome e cognome reso pubblico delle persone che hanno rubato e imbrogliato pubblico e avversari nelle rispettive specialità; 2) togliere loro tutti i risultati conseguiti, fosse anche un 372° posto nella gara del Trofeo Mia Nonna In Carriola. Già sarebbero due presupposti su cui lavorare, ma siccome si parla di perdono (anche per un coglione cinquantenne che si è fatto d’EPO, tanto per capire?), vorrebbe dire che si dimentica tutto e si riparte senza colpo ferire, e questo non va per niente. Seconda questione. Perché tutti questi Enti, che coprono settori sportivi prettamente amatoriali, vanno a corroborare questa proposta di “Libera”? Ok, c’è di mezzo l’ambiente clericale, questo si evince dalle sigle degli Enti, ma che motivi possono avere per esporsi in caso di un’eventuale successo? La consapevolezza che anche tra i loro tesserati e tesserate vi sono atleti marci e dirigenti omertosi, ma l’hanno scoperto troppo tardi e quindi ecco la necessità (e soprattutto l’occasione) di sventolare in zona Cesarini la bandiera dello sport pulito per salvare il portafogli della rispettiva baracca? No grazie. Sapere che un tizio si è messo d’accordo con qualcun’altro per rubare medicine negli scaffali di un ospedale, per poi (da sano) ficcarsi in vena dei prodotti di medicina che servono a gente malata veramente fa – tanto per restare in argomento – cristianamente schifo.

lunedì 1 dicembre 2014

Dicembre; l'editoriale

Doping che va, che viene, che speri non torni ma poi rieccotelo sotto l’aureola dell’ennesima redenzione, e doping degli ennesimi amatori cinquantenni che si fanno di EPO. A Roma si sono rotti le scatole. E gli altri?
“Iniziamo dalle cose antipatiche. Santambrogio tornerà in gruppo con l’Amore & Vita. Per lui è pronto un programma simil-Di Luca, di cui fu compagno di squadra, con incontri pubblici per dire “scusate, mi dispiace, portatemi la carriola piena di cenere che c’immergo la testa”. Suor Peppa Pig celebrerà la funzione in nome della grande famiglia del ciclismo? Continuiamo con l’Astana di Nibali (e purtroppo anche di un bel po’ di altra Italia tra tecnici e atleti), con casi doping che nell’ultimo mese si sono moltiplicati, teste che cadono, dichiarazioni di pura facciata da parte di tecnici e dirigenti, e Nibali che cerca in ogni modo di prendere più distanze possibili. Cosa diavolo ci faccia Vincenzo ancora in quella squadra vai a capirlo. Lunga vita al conto in banca? Conoscete una gara a cronometro amatoriale che si corre ad agosto nel mantovano? Il nome di questa manifestazione è “Cinque chilometri di Formigosa” ed è per l’appunto una 5 chilometri a cronometro individuale che si corre su tracciato pianeggiante. Il tempo del vincitore è stato di pochi secondi sopra i sei minuti. Praticamente i partecipanti non usano nemmeno la borraccia. Gli ispettori della commissione anti-doping hanno fatto un giretto da quelle parti, ed il risultato è stato (da cyclingpro.it); “Deferimento di Marco Prezzi (tesserato ACSI) alla Prima Sezione del Tribunale Nazionale Antidoping del CONI (art. 2.1. delle NSA) positivo per la presenza di Cocaina, Benzoilecgonina (metabolita della Cocaina), Mesterolone Metabolita, Eritropoietina ricombinante e Furosemide “. Una situazione ormai imbarazzante quella amatoriale, soprattutto perché come nel professionismo di 15 anni fa eccoci con organizzatori e dirigenti di società sordi e ciechi. Ma il marcio di queste storie passa per questa volta in secondo piano. A Roma, per la GF capitolina, hanno deciso di dire basta riguardo alle classifiche. I partecipanti dovranno accontentarsi di fare ciclismo solo per passione. Gli basterà o sembrerà loro una bestemmia? Avranno ancora i tempi per le scalate sulle salite, ma la strada è quella giusta. Da anni lo ‘stimolo’ del numero in classifica a fianco al nome che ‘deve’ (per Regio decreto magari?) essere più basso dell’anno precedente ha reso fuori di testa troppa gente senza distinzione di età e sesso, che sbandierando discorsi che parlano di “sana competitività” nascondono solamente la voglia di riempirsi un qualcosa dentro che conoscono soltanto loro e guai a toccarglielo. Sport per sola passione? Che cazzata! Ma siamo tutti matti? A Roma forse si. Finalmente.”

mercoledì 26 novembre 2014

Il ciclismo davanti al caminetto (4^ p.)

C’era una volta il ciclista della domenica, una bestia bipede che con il tempo pare si sia……. volontariamente estinta. Che tracce sono rimaste ai giorni nostri di questo essere, fioriero di storie leggendarie com’anche apparizioni misteriose, oggi sostituito da una genìa di apparenti super-uomini?
Tutta la roba che leggerete in questo articolo sarà figlia di un tizio (io) che facente parte di una realtà ciclistica (PST Feltre) con un’idea tutta sua sul mondo della bicicletta, vi presenterà delle righe scritte in maniera puramente partigiana. In questo periodo c’è chi la bicicletta l’ha messa a dormire e chi si prepara a farlo. E una scorsa su vecchie riviste di ciclismo amatoriale sono mia tradizione. Se fino alla metà degli anno ’90 leggevi nelle righe, e anche tra di esse, il sapore di un modo di praticar ciclismo ancora ‘pane & salame’ (e rieccomi con la vecchia litania!), dal periodo fine vecchio/inizio nuovo millennio vi è stata una potente sterzata in ogni cosa: gli argomenti principali riportati in copertina sono passati dalla località da visitare pedalando, all’elenco delle granfondo del mese; l’invito a leggere un’articolo a pagina ‘tot’ sull’alimentazione, viene ora riproposto in maniera specifica per l’alimentazione certo, ma durante la gara di turno; i consigli per arrivare alla fine delle granfondo cambiano registro e diventano i parametri da usare per scegliere la corsa più adatta e cercare di costruirsi una propria classifica finale migliore; i 40/50 chilometri a settimana durante l’inverno (chi se li fa) divengono la base, perché ora devono venire integrati da sedute di palestra ed esercizi di ginnastica da fare a casa, e se piove via coi rulli a casa; quando l’annata in bicicletta finisce non è più il momento di staccare la spina, ma diventa il periodo migliore per il famoso (e già citato forse un’anno addietro); “….analizzare con più calma la stagione appena conclusa, gli eventuali errori commessi (eh beh certo, non si può mica buttar via così una gara….) e programmare in maniera più proficua la prossima”. Tutti discorsi perfettamente condivisibili, e quasi certamente molto utili, per una visione però abbastanza simil-professionistica della specialità sportiva scelta. Le granfondo, ed il loro forte gradimento da parte della maggior parte degli appassionati – vedi come risultato le diverse riviste ‘dedicate’ oggi ben presenti nelle edicole – hanno creato un’ulteriore ‘scrematura ciclistica’ nelle tipologie di bipedi praticanti. Se fino agli anni ’80 vi erano principalmente il ciclista professionista, il dilettante, il ciclo-amatore (o ciclista della domenica) e il ciclo-turista, nell’arco di circa 15 anni si è registrata un’ulteriore specifica nella ‘categoria’ del ciclista amatore, che si è divisa in “granfondisti” e quindi amatori. Quando pedalo mi capita (spesso) di essere raggiunto da qualche ciclista, com’anche capita (meno spesso) che sia io a raggiungere. A volte succede che questi bipedi su velocipedi scambino anche due parole con il bipede qui scrivente. Bene, o il 90% dei ciclisti della Valbelluna raccontano favole, oppure la percentuale tra loro che fa ciclismo senza guardare alle GF sfiora la miseria, senza escludere la possibilità che questi ultimi escano in bicicletta soltanto nelle ore notturne. Insomma, pare che “o granfondista o niente” sia lo status attuale. Nella pagina web della PST Feltre fino a qualche mese addietro vi era la dicitura; “L’associazione degli animali ciclistici in rapida estinzione”. Hai visto mai parole che furono più profetiche, specie riguardo al termine “rapida”?

mercoledì 19 novembre 2014

Il ciclismo davanti al caminetto (3^ p.)

Avere una cultura, un’istruzione, una preparazione riguardo a quello che fai. Una marcia in più in tante cose che un tempo, nel ciclismo, era un’optional. Eppure oggi vi sono nomi eccellenti che….
Dal mese di settembre, il ciclista veronese Damiano Cunego si è iscritto alla facoltà universitaria veronese di Scienze Motorie. Una scelta che guardata dal punto di vista del panorama ciclistico di casa nostra è roba poco sentita in giro. Fin’ora erano ben pochi i ciclisti nostrani ch’erano conosciuti per questioni di studio e competenza in qualche campo. Marco Pinotti (ex BMC, oggi ex ciclista) in primis e poi Domenico Pozzovivo (Ag2r) che, da sempre appassionato di meteorologia, al riguardo viene puntualmente preso per il sedere dai giornalisti nostri al Giro, che probabilmente credono che il ciclista moderno sia rimasto al vecchio; “Sono contento di essere arrivato uno”. Un tempo vi era lo scomparso ciclista transalpino Laurent Fignon, detto ‘il professore’ per la sua consuetudine nel portarsi appresso libri su libri dedicati a grandi personaggi della cultura antica. Uno che quando voleva faceva capire di avere più cervello e cultura di chi lo stesse intervistando. Fatto sta che nel caso del sopraccitato Cunego, il desiderio di restare a lavorare a carriera finita nel settore ciclistico tra pochi anni – il suo contratto con la Nippo è valevole due stagioni – contrasta (per fortuna!) con esempi d’improvvisati preparatori atletici come Michele Bartoli (noto preparatore sportivo), che – a suo tempo – senza nessuna esperienza al riguardo e senza nemmeno il patentino di 3° livello come DS, si prese a carico alcuni atleti Lampre (perché solo alcuni lo sa solo lui) da seguire nella preparazione atletico/ciclistica. Vai a sapere se aveva qualche foglio di carta certificato da chi di dovere per attestarsi a tale ruolo, ma per quello probabilmente c’era sempre tempo, e intanto era già stato inserito nell’organigramma come responsabile della preparazione – per l’appunto – di alcuni atleti. Tutto questo permesso da una legislazione sportiva che in Italia dava via libera nel ciclismo per questo e altro (vedi il ‘vecchio’ caso del medico di squadra per gli juniores). Se da un lato c’è la possibilità che in Italia la competenza possa trovare finalmente spazio, rispetto all’estero l’italica tradizione di essere arrivati sempre dopo è ancora fieramente rispettata. Il campione del mondo 2014 Kwiatkowsky è uscito da uno di quei licei del ciclismo che nella sua Nazione, la Polonia, costruiscono delle basi culturali legate alla disciplina sportiva, che in Italia ci sogniamo. Ma come l’iridato abbiamo altri ciclisti di primo piano ad avere una base che non sia solo di chiacchiere. Rafal Majka e due atleti della ex Cannondale: Macej Bodnar e un tal Sagan Peter sono usciti da uno di questi licei dello sport. Una curiosità: sulla ‘bacheca’ internet della scuola che hanno frequentato, ci sono degli aggiornamenti riguardo ai risultati sportivi di questi atleti, per far capire ai ragazzi che ancora vi studiano che forse vale la pena passare per un percorso di studio di quel tipo. Noi la ‘bacheca’ l’abbiamo ogni maggio al Giro d’Italia dove Suor Alessandra invita davanti alle telecamere ex ciclisti “amici della grande famiglia del ciclismo” che al momento di uscire dal gruppo avevano patteggiato squalifiche causa magagne sull’argomento doping, ma a causa probabilmente dei famosi ‘tempi televisivi’ per Peppa Pig non vi è mai tempo per ricordarlo all’appassionato seduto in poltrona in quei momenti.

mercoledì 12 novembre 2014

Il ciclismo davanti al caminetto (2^ p.)

Il pianeta bici dei polacchi, dei francesi, dei britannici. Per capire da dove nasce l’arretratezza del nostro ciclismo a livello internazionale, e per capire dove siamo rimasti (fonte; Cycling-Pro). I FIGLI DELLA REGINA; Christian Prudhomme, patron del Tour non la mandò a dire; “Questa è la più grande partenza della nostra storia”. Di cosa parlava? Dell’inizio del Tour 2014 in terra inglese. Un’oceano di persone, circa 4 milioni da Leeds a Londra per le tappe tenute oltremanica (546 chilometri), figlie del più grande progetto relativo alla mobilità ciclistico-sportiva mai pensato, progettato, creato al mondo. Piste ciclabili e bike-sharing che vanno moltiplicandosi, grazie ad un programma di Stato (Cyclescheme) che conta mezzo milione di aderenti. Nel quotidiano lavoratori dipendenti si mettono d’accordo con i datori di lavoro per spostarsi in bicicletta, ricevendo uno sconto sulle tasse superiore al 40% del costo della bicicletta, con un’incentivo di circa 25 centesimi per ogni miglio percorso tra casa e lavoro. Incentivi per le aziende che installano tutto quel che serve al dipendente (dalle docce allo spazio bici in azienda). Sul piano sportivo, ogni giorno in Italia si registrano 5 nuove persone tesserate a livello globale, quindi senza distinzioni sull’Ente di appartenenza. Nel 2013, British Cycling ha tesserato più di 100 agonisti al giorno, prevalentemente giovani e donne. Nel mese di agosto l’evento londinese “Prudential Ride” aperto a tutti, dai ragazzini ai ciclisti professionisti, ha contato 65.000 partecipanti. I CUGINI D’OLTRALPE; Francia è Italia sono le due Nazioni che ciclisticamente hanno più tradizione. Nella situazione attuale la Francia ha tre World Tour e due ottime Professional. L’Italia nel 2015 avrà una sola formazione di 1^ fascia (Lampre), e proprio il processo Lampre non è ancora stato archiviato, anche se pare che la cosa vada avanti così lentamente, che forse le speranza dell’archiviazione per decorrenza dei termini (una ben nota ‘moda’ molto italiana) possa trovare successo. In Francia i tesserati sono più di 12.500, a casa nostra ne possiamo annoverare molto meno della metà e sui nostri numeri si sta perdendo colpi. Tre milioni e mezzo all’anno è la spesa per l’attività legata al settore olimpico italiano. Fantastico, se non fosse per il fatto che a Londra ci siamo portati atleti professionisti, che sono spesati e formati dalle loro squadre. Quindi quei 3,5 milioni sanno solo in Federciclo dove/come vengono spesi e si sognano di farlo sapere. I francesi ai Mondiali si sono portati atleti di formazione federale. Di certo si sa che a Ponferrada la Federciclo nostra annoverava nella sua comitiva niente meno che il giornalista Bartoletti (lo si intravedeva ‘casualmente’ alle spalle del CT Cassani in alcune interviste televisive). Forse Bartoletti (ch’è giornalista in pensione) vanta esperienze in ambito ciclistico come meccanico, o dirigente, oppure massaggiatore, magari autista, perché no tecnico ciclistico, forse apprezzato cuoco, o qualcos’altro di cui saremmo lieti di sapere? Di Rocco ha liquidato la questione ‘battezzando’ Bartoletti come un portafortuna per la squadra, precisando che tanto “….paghiamo noi. Che problema c’è?”. La Francia si è portata appresso 20 persone (oltre agli atleti). Tutta questa gente si è trovata per i fatti suoi un posto dove mangiare, dormire e per spostarsi (vedi sotto la voce; logistica). La delegazione italiana poteva riempire quasi due pullman. È questa quindi la Grande Famiglia del ciclismo che Suor Alessandra non manca mai di ricordarci esistere? LA POLONIA? AVANTI DI ANNI!; negli anni ’80 noi italiani conoscevamo due polacchi; uno era vestito sempre tutto di bianco, un’altro giocava nella Juventus e poi nella Roma. La Polonia sportiva era roba di poco conto. Oggi la Polonia è avanti anni rispetto all’Italia e non solo. Mai sentito parlare di Licei dello Sport? In Polonia ci sono 15 licei specializzati per l’attività sportiva, 5 quelli per il ciclismo. Ci vanno studenti dai 16 ai 19 anni, le ore di lezione riempiono tutto il giorno fino al tardo pomeriggio. Dopo esserti fatto le tue ‘tot’ ore in classe (religione, storia, matematica, ecc…), sali sulla bicicletta e pedali quattro ore per quattro giorni a settimana, e quando non pedali ti fai delle lezioni dedite alla meccanica della bicicletta. Chi esce di lì ha le basi atte ad intraprendere la strada per diventare tecnico, atleta stesso, fisioterapista. Gli istituti hanno una loro formazione ciclistica junior che – rappresentando l’istituto – partecipa a corse anche internazionali. I preparatori e i tecnici della scuola che seguono gli studenti sono persone diplomate. Un’altro mondo, un’altra testa, un’altro tutto. Noi abbiamo vecchi campioni del ciclismo che sono costruttori di biciclette, senza sapere nemmeno come si centra una ruota, altri ex dopati che una volta chiusa la carriera con patteggiamenti per questioni-doping, vanno davanti alla telecamera per dire come si vincono le corse, quando in tutta la vita non hanno mai aperto un libro sull’argomento, se non quello delle istruzioni per l’uso riguardanti il mini-frigorifero che usavano per tenere al freddo le fiale di EPO. Qualcosa (ma senza esagerare) per fortuna sta cambiando, e prossimamente si scriverà anche di questo.

giovedì 6 novembre 2014

Il ciclismo davanti al caminetto (1^ p.)

Pedalare su strada d’inverno: dato che Ciclismo PST esiste da diversi anni, c’è il rischio che l’articolo seguente si riveli una ripetizione. Comunque, vediamo se a qualcuno può tornare utile.
Bentornati agli appuntamenti ciclistici idealmente vissuti davanti al camino. Se siete ciclisti PST, tra meno di un mese la bici se ne va in letargo. Se invece siete ciclofili imperterriti avete le possibilità della mountain bike, delle serate di palestra, di tutte e due assieme, o di imbacuccarvi per benino, in maniera da poter affrontare eroicamente le gelate invernali. Optando per l’ultima opzione vediamo come comportarsi quando l’inverno fa parte del vostro ciclismo e abitate in zone fredde. LA BICICLETTA; nel periodo novembre/febbraio può capitare che le strade facciano schifo. Soprattutto se per evitare il traffico si cercano vie secondarie, spesso in zone di campagna e collinari. Prendete in considerazione l’ipotesi di comprare due pneumatici con battistrada “rain” (usiamo un termine caro alla Formula 1), nel senso che non siano i soliti pneumatici quasi totalmente lisci che usiamo durante l’anno. Compratevi roba onesta, tanto dovete usarli due, forse tre mesi l’anno. Poi se anche per quelli volete spendere 30 euro a ruota affari vostri. Se solitamente ‘sparate’ 8 o 9 atmosfere alle vostre ruote, avrete gomme con cui dovrete tenervi più bassi e togliere almeno un bar di pressione rispetto al vostro solito. Se comprerete pneumatici da 23 o 25, penso che con 6,5 siete a posto. FRENI; sono l’insidia nascosta, la serpe in seno che uno non si aspetta di avere. Avere una frenata immediata e potente appena toccate le leve freno, con le strade ghiacciate può rivelarsi una ben dolorosa fregatura. Una frenata progressiva è invece migliore. Se avete freni talmente perfetti che con due dita frenano d Dio, allentate leggermente la tensione sui cavi freno se vi sembrano anche troppo pronti al bloccaggio delle ruote, e abituatevi ad anticipare le frenate di una decina di metri in discesa. LA STRADA; occhi aperti alle foglie, poetiche nel loro volo leggero verso l’asfalto, bastarde quanto basta per farvi fare un bel volo pesante sull’asfalto. Occhi aperti poi alla sabbia fine depositata a bordo strada, quando viene sparsa dai mezzi che curano le strade ghiacciate dell’inverno. Frenarci proprio sopra con troppo entusiasmo vuol dire perdere stabilità, e se siete nel mezzo di una curva non serve passarci sopra a 40 all’ora per finire a terra. Ancora attenzione quando pedalate in zone ombra-sole-ombra. Negli angoli di mondo dove il sole dell’inverno non ci arriva, potete trovare quel pelo infinitesimale di ghiaccio che vi farà finire anzitempo l’allenamento, e darà lavoro al meccanico di fiducia. ABBIGLIAMENTO E ALIMENTAZIONE; sul come vestirsi ampia libertà. Al giorno d’oggi vi è una tale abbondanza di varietà riguardo all’abbigliamento che esiste solamente l’imbarazzo della scelta, partendo dalla testa fino ai piedi. La giornata di sole dicembrina con cielo terso, nel primo pomeriggio può darvi 10 gradi di differenza tra un tratto assolato e un tratto ombroso. Nell’arco di un’amen passi dal leggero tepore del sole sulla schiena, ai brividi freddi causati dal sudore contro l’aria fredda. Una giornata nuvolosa ma senza gelata mattutina non sarà mai tiepida ma nemmeno gelida. L’importante sarà non fermarsi mai e se lo fate sia solo per un paio di minuti, o per necessità improrogabili (problemi meccanici, forature, salvataggio di un gatto da un albero, ecc…). Cosa mangiare con il freddo? Non è che vi sia poi una grande differenza dal resto dell’anno, ma non abbiate troppo timore per i grassi. Esempio; un velo di burro in una fetta di pane con della marmellata non vietiamocela. Ricordate che il vostro corpo ha necessità di più calorie; in primis per pedalare (ma dai!...), e poi per non far raffreddare troppo il corpo. Berrete poco rispetto al solito? Ok, ma intanto bevetevi quel poco. Pedalate con rapporti agili e nelle discese pedalate sempre un po’, anche a vuoto. Appena arrivati a casa una doccia calda (ma non troppo calda, attenzione) sarà buona amica, ma un the caldo poco dopo vi assicuro ch’è cosa imbattibile. CONCLUSIONI; fate decidere alla vostra passione quali siano le conclusioni. Queste righe devono solo dare un’indirizzo, uno spunto di riflessione, un’idea, perché l’esperienza che voi fate direttamente in prima persona val più di 50 di questi articoli. Quindi, da un certo punto di vista, fanculo i blogger e divertitevi! Una cosa su cui invece voglio insistentemente rompervi le balle è questa; allungate di un centimetro il cinturino del casco. Il berrettino di lana avrà il suo spazio, e la testa avrà il suo casco dannazione! Ciao.

sabato 1 novembre 2014

Novembre; l'editoriale

12 mesi fa avevamo un fuoriclasse tutto nostro con poca Italia dietro di se. A cronometro avevamo Malori e poi il vuoto. La nazionale vinceva medaglie, ma con le donne. È passato un’anno. Davvero?
“La prossima stagione ciclistica ci regalerà più del solito l’immagine delle orecchie a sventola iridate di un polacco dal cognome che a pronunciarlo a voce alta ricorda uno starnuto. Ma avremo anche un ciclismo nostrano che ripartirà da dov’era ripartito a febbraio. Perché se da un lato abbiamo avuto un Aru in più, dall’altra abbiamo avuto un Moser in meno, e se da un’altro angolo vediamo talenti che possono far bene, dal punto di vista dei tecnici che devono farli crescere siamo sempre ancorati a troppa gente “anni ‘90”. Tra le squadre di vertice ci resta la Lampre (che ‘ovviamente’ ha licenza svizzera) e per il resto compianti e sospiri. Il miglior italiano in una classica monumento è stato Caruso, arrivato 4° alla Liegi. Per il resto i nostri cacciatori di classiche sono vicini all’estinzione ciclistica. Nelle corse ‘pesanti’ di questi anni puntavamo su Ballan e Pozzato. Il primo (ultimo vincitore dei nostri al Fiandre) ha probabilmente finito la carriera in primavera grazie alla bella pensata di ‘ozonarsi’ il sangue per guarire prime dalle magagne di salute, il secondo (ultimo vincitore dei nostri alla Sanremo) dovremmo ritrovarcelo presso una formazione di secondo piano dopo l’ennesima stagione deludente, Cunego (ultimo vincitore dei nostri al Lombardia) si trova nella stessa situazione del vicentino ed ha scelto un gruppo da cui sono usciti tre dopati in due stagioni. Atleti tutti italiani, alla faccia di Suor Alessandra, per cui l’unico uomo dopato della storia è Armstrong, e del suo amicone Scinto che rimpiange il suo amato ciclismo antico, di cui invece si farebbe volentieri a meno. Ulissi non ha potuto fare i Mondiali per una positività ancora da spiegare per bene, e Nibali pare continui con Astana che in meno di un mese ha totalizzato tre atleti dopati e ora rischia la licenza UCI World Tour. A cronometro meglio non togliere Malori sennò siamo una pena (anche a livelli giovanili perché al momento non abbiamo atleti per il futuro e tecnici che seguano la specialità), mentre nel pedale rosa le ragazze hanno ancora evitato una bacheca ‘vergine’ alla nostra Federciclo con un’argento e un 4° posto che almeno a differenza dei maschi ci ha tenuti in corsa per il podio fino a 100 metri dal traguardo, mentre tra gli elite uomini ci siamo ritrovati spuntati nel momento decisivo con le speranze iridate attaccate alle gambe (esauste) di De Marchi, che forse è stato un puro caso si sia trovato ad essere l’uomo dell’ultimo giro di corsa. Però una buona notizia c’è: la stagione è finita.“

lunedì 27 ottobre 2014

L'altro lato (ben nascosto) del ciclismo della domenica.

Richieste di squalifica mai viste prima, verso un mondo che si sta saturando di casi doping, con roba pesante che gira in gruppo e in vena.
ETICA: dal dizionario si evince come;“Parte della filosofia che ha per oggetto la determinazione della condotta umana e la ricerca dei mezzi atti a concretizzarla”, per poi mandare il lettore alla parola MORALITA’ su cui si edotta che trattasi di pensiero; “Conforme ai principi di ciò che è buono e giusto”. Questo troviamo nei testi riguardanti la nostra identità letteraria. Ora scendiamo un bel po’ di livello, soprattutto dal punto di vista linguistico, e vediamola dal punto di vista sportivo/ciclistico. Il fenomeno doping nel settore amatoriale continua ad essere in piena salute. La procura Antidoping del CONI ha emesso 18 richieste di rinvio a giudizio. Siamo orgogliosamente a livelli del ciclismo professionistico periodo anni ’80 e ’90, quello degli anni in ci il ciclismo italiano quasi dominava nel mondo e Conconi e Ferrari lavoravano senza sosta. Una situazione, quella amatoriale, esistente grazie a gente che vive di pura omertà a qualunque livello. A partire da dirigenti/organizzatori specializzati nel pianto greco quando nella loro corsa viene pescato l’ennesimo dopato, per poi esser pronti alla fotografia con l’ex dopato di turno, che siccome trattasi di uomo importante all’interno dell’ambiente ciclismo nascondiamo tutto con uno smagliante sorriso per la stampa, che tanto gli appassionati che possono fare?
Un secolo in totale la richiesta di squalifica da parte della Procura Antidoping del CONI (il nome del morbo che ha causato un’amnesia ciclistica permanente a Savoldelli) per 5 persone in particolare; 18 anni per Alfonso Falzarano, 20 per il fratello Raffaele (ex meccanico Farnese), 20 per Armando Marzano, 20 per Michele Sgambato, 25 per Carmine Galletta. Avete una calcolatrice sottomano? Altro che tagli del governo, qui servirebbe una potente, impietosa e cattiva tabula rasa totale sulle classifiche delle GF, cancellandole per almeno due o tre anni, in maniera che questi eventi la smettano di essere calamite per dopati e dopatori che rubano risultati, che portano palate di merda su GF organizzate invece molto bene, e tornino ad essere manifestazioni amatoriali e non corse camuffate da rimpatriate per ciclisti della domenica, che vengono continuamente presi in giro dopo aver speso fior di soldi tra iscrizioni e altro (che credete, che le GF partano sempre a 5 minuti di strada da casa?) ed essersi fatti un culo così, per prendere il via con gente che aspetta il terzo grado di giudizio. Via i vari premi di categoria e via le classifiche totalmente per due o tre anni. Se nell’animo hai passione vera i numeri non ti servono, sennò teniamoci il ciclismo amatoriale della situazione attuale di cui quasi nessuno parla, scrive, racconta (tivù in primis), per non rovinare un giocattolo sforna-business che ‘non’ si deve scalfire.

giovedì 23 ottobre 2014

Arriva il Tour e il Giro ringrazia

In attesa di sapere se la questione Astana-UCI sarà un fuoco di paglia o la ghigliottina per qualcuno (magari biondo, kazako, ex dopato, inchiodato da E-Mail trovate dalla Procura di Padova su una Liegi comprata, giusto per fare un immaginario e casuale identikit) il Tour del prossimo anno strizza l’occhio agli scalatori e ai passisti scalatori. Christopher Froome (che in salita fermo non è) l’ha capito al volo ed ha fatto intendere che il Giro d’Italia dovrebbe diventare il suo momento principe della stagione. La tanta salita nell’ultima settimana transalpina – per la felicità di Quintana e Contador, con Nibali per niente dispiaciuto – e la super-crono individuale della corsa rosa, hanno fatto si che il vincitore del Tour 2013 dirottasse le sue attenzioni all’Italia. Così, grazie ad un Tour difficile per le ascese e nemico del cronometro (solamente 14 i chilometri individuali e nemmeno 30 per la prova a squadre), il Giro acquista grandi possibilità di avere al via dalla Liguria un nome tra i più importanti al mondo, che va ad unirsi al mezzo si di Contador e alla quasi certezza di Aru, atteso all’esame di maturità dopo due stagioni piene di complimenti da ogni dove. Come detto da Nibali al microfono di Peppa Pig, se il siciliano dell’Astana viene al Giro non lo farebbe certo per fare il gregario ma bensì per vincerlo e quindi Aru per giocarsi una corsa dovrebbe virare verso la Vuelta, visto che il Tour aspetta Nibali in primis. Ma siccome Gesù Cristo Vinokurov ha ribadito che Aru è uomo Astana guardando al Giro, la corsa rosa potrebbe ritrovarsi con tre nomi di sicuro e forte interesse per la vittoria assoluta nella gara italiana. Notizie ottime per la banda rosa di RCS, visto che fino a un mese fa pareva che il Tour si sarebbe inghiottito – tanto per cambiare – quasi tutti i nomi più importanti. Certi che Quintana, Froome e Nibali guardavano alla corsa transalpina, che Contador era un po’ di qua e un po’ di la, RCS non aveva molti nomi ‘alti’ per lanciare il Giro dal punto di vista dell’attenzione mediatica perché Aru è un gran talento, ma non è ancora un big. Ora che il Tour ha fatto ‘scappare’ Froome, un Giro con il britannico e Contador, con Aru come terzo incomodo potrebbe far fare alla gara italiana un salto in avanti per quel che riguarda l’attenzione degli appassionati.

giovedì 16 ottobre 2014

"Vorrei ma...." ovvero, la storia dello squalo sdentato

Mentre vinceva il Giro 2013 raccontava della libertà che aveva acquistato andando all’Astana, rispetto all’allora Liquigas da dove proveniva perché lì; “Mi dicevano cosa mangiare e quanto, come allenarmi e quanto”. Una situazione drammatica, lo possiamo capire. Tant’è che Vincenzo Nibali ha fatto di tutto per portarsi appresso dalla Liquigas proprio il preparatore Slongo. L’uomo che in primis gli diceva quanto e cosa mangiare, quanto e come allenarsi. Oggi Nibali è talmente libero che – dopo aver vinto un Giro 2013, un Tour 2014, una Tirreno-Adriatico 2013 e un campionato italiano 2014 in maglia Astana, e con una Vuelta 2010 e una Tirreno-Adriatico 2012 già vinte prima – ancora non può aprir bocca sui programmi ciclistici che vorrebbe intraprendere. Il ciclista che nelle ultime tre stagioni è stato globalmente il migliore tra piazzamenti e vittorie nei grandi giri, deve rispondere sull’attenti a Sua Santità Vinokurov. Quello che forse i giornalisti dovrebbero smettere di far finta di non sapere è che risulta quasi del tutto inutile andare da Nibali a chiedere che calendario farà. Quando nella tua agenda hai appuntamenti con Primi Ministri italiani, Primi Ministri kazaki, con il Presidente della Repubblica Italiana (robetta insomma), quando il ‘capo’ ti fa rinunciare al Giro di Lombardia (una delle cinque classiche monumento) per una corsa in kazakistan inutile avere speranze che l’atleta possa contar qualcosa. Tornano in mente le parole che lo scomparso Giovanni Agnelli disse di tal Schumacher; “Certo, non lo abbiamo pagato un tozzo di pane”. Forse in Astana la vedono così ma in senso diverso; “Non ti paghiamo un tozzo di pane. Sull’attenti ragazzo!”. Nell’ultima settimana di novembre l’Astana dovrebbe decidere i calendari per l’anno prossimo, gli obiettivi stagionali e soprattutto con chi cercare di acchiapparli. Ecco, speriamo che il ragazzo – anche se a 30 anni il ragazzo è passato da un pezzo – si stufi presto e venga tacciato d’insubordinazione ciclistica. Se poi gli scappasse un bel vaff*****o, meglio ancora.

lunedì 13 ottobre 2014

Il bivio (per l'isola che non c'è?)

Dopo due stagioni fiacche, deludenti, zoppicanti, inconsistenti, grigie, l’ex “bocia” di Cerro Veronese cambia bandiera. Fuga dall’universo Lampre o scatto d’orgoglio?
Il nome dovrebbe essere Team Nippo-Vini Fantini e potrebbe rappresentare la rinascita o l’inizio del tramonto ciclistico di Damiano Cunego. Con l’inizio della stagione 2015 il veronese toccherà i 34 anni d’età, dopo diverse stagioni in cui ci è parso impossibile che in tante troppe corse, avessimo davanti un’atleta che dieci anni addietro era considerato uno dei più forti (e al tempo giovani) talenti ciclistici a livello mondiale. Damiano è l’ultimo vincitore italiano del Giro di Lombardia (2004, 2007 e 2008) e di lui si sono scritte tonnellate di roba, anche su questa pagina web, e nelle ultime stagioni spesso in maniera fortemente negativa. A meno che Cunego non si riveli un’atleta dalla longevità ciclistica molto spiccata (Voigt, Basso, Horner, Rebellin) questo cambio di casacca non è certo improntato a chissà quale seconda parte di carriera. A livello di risultati Cunego è da due stagioni sotto ogni aspettativa. Questo porta inevitabilmente al fatto che anche dal punto di vista dell’immagine, della caratura dell’atleta, l’italiano sia ormai un nome di secondaria importanza nelle corse più importanti. Come il lussemburghese Andy Schleck, gli alti (pochi) e bassi (troppi) dell’ex Lampre sono stati una costante delle sue ultime stagioni.
Condannato – ciclisticamente parlando – dalla vittoria al Giro 2004 (foto in alto) esce dalla Lampre in un periodo in cui il GS italiano è implicato nella silenziosa burrasca burocratica per l’inchiesta doping di Mantova. Tra i nomi Lampre che dovrebbero rispondere alle domande degli inquirenti c’è anche quello di Cunego – oltre alla maggior parte degli atleti, big e gregari, che vi hanno corso nella seconda metà del decennio scorso – e tenendo conto della velocità della burocrazia giudiziaria italiana, non è da escludere che tra il 2020 ed il 2075 dovremmo saperne di più. A parte il fatto che da parte Lampre vive l’italica speranza chiamata archiviazione per decorrenza dei termini, dal punto di vista sportivo la scelta di Cunego è chiaramente improntata all’uscire dal ciclismo più importante. La formazione Nippo-Fantini non può certo sperare di gareggiare in classiche del nord, o grandi giri esteri. E per Cunego scegliere una squadra di secondo piano era forse l’ultima possibilità di tornare ad essere un uomo di riferimento, dentro un gruppo (Fantini) che probabilmente concentrerà la sua stagione verso corse come la Tirreno-Adriatico, il Giro d’Italia, con la speranza di strappare una possibilità per la Sanremo o qualche altra classica estera di seconda fascia. Viene in mente Basso, che ha scelto di chiudere come gregario ben pagato in una squadra di vertice, mentre Damiano come uomo di punta (pagato certamente molto meno) in una formazione di seconda fascia, forse per capire se la sua personale l’isola che non c’è sia solamente una canzone o un qualcosa che gli riporti concretamente il sorriso.

giovedì 9 ottobre 2014

Andy dice "basta" e scende di sella.

Un ginocchio vigliacco che non vuole più saperne di guarire, ed il più giovane dei fratelli Schleck alza bandiera bianca.
A causa di continui problemi fisici relativi ad un ginocchio, che da diversi mesi lo facevano tribolare casua una caduta, il lussemburghese Andy Schleck ha deciso di ritirarsi dall’attività. Nelle ultime stagioni le sue prestazioni erano apparse sempre più deludenti, e spesso inspiegabili. Nonostante Andy non fosse mai stato un ciclista da 4 stagioni, e abbia sempre programmato con attenzione i sui sforzi con obiettivo Tour de France, questo malanno fisico si è rivelato la sua salita più dura. Un’erta che però il ragazzo ha capito essere insuperabile e di qui la decisione di lasciare il gruppo. Con il ritiro del più giovane degli Schleck si chiude la carriera di un talento che, seppur giovane, al tempo del Giro 2007 si fece conoscere impressionando gli addetti ai lavori. Chiuse al secondo posto l’unica partecipazione alla gara italiana dietro al super-dopato Di Luca, e gli venne assegnato il Tour 2010 per la squalifica retroattiva di Contador. Vinse l’edizione 2009 della Liegi con un’azione esemplare nel finale, che si rivelò incontenibile per gli avversari. Avrebbe voluto vincere un Tour in maniera totalmente diversa, senza sentenze, ricorsi, avvocati, squalifiche, confessioni o altro che uscisse da un’aula udienze di un tribunale. Ci furono anche altri problemi negli ultimi anni, ma siccome adesso siamo davanti ad un ex ciclista inutile, forse ingiusto, darne ulteriore evidenza. Ora lo aspetta il lavoro di papà a tempo pieno.

martedì 7 ottobre 2014

A letto, e senza cena, così impariamo!!

In alto i cuori! L’EPOca d’oro del ciclismo (che ci prende pure per il culo) non è ancora tramontata.
Una ridicola proposta di auto-sospensione di 8 (otto) giorni!, che però il gran capo UCI Cookson non ha intenzione di accettare come una sottospecie di dono di scambio, per via di due dopati Astana che ora forse rischia qualche testa importante. La notizia ormai è roba vecchia. La stampa ne aveva dato spazio nella due giorni Giro di Lombardia/presentazione Giro d’Italia. I due fratelli Iglinskiy, Maxim e Valentin, spariranno dal ciclismo a causa di uso d’EPO. Maxim – beccato alla vigilia della Classica di San Sebastian – ha detto di lasciar perdere le controanalisi, rinunciando a fare la figura di quello che per giocare a nascondino sceglie di nascondersi dietro il palo di un cartello stradale. Il fratello era già nei guai da tempo e ora avranno tutto il tempo che vogliono per pedalare assieme. Se va loro bene prenderanno 2 anni, forse 4, quindi tanti saluti e grazie per modo di dire. L’impressione è che Iglinskiy non abbia voglia di controbattere, perché in caso di scontro legale avrebbe la peggio ed il rischio di dover poi rispondere con nomi e cognomi è troppo grande. Meglio accettare la squalifica come dopato prima, l’aggravante di reticenza poi, e quindi uscire dal ciclismo senza il rischio di dover tirare in ballo qualcun altro. Chi può essere questo qualcun altro? Vai a saperlo. A nessuno viene in mente nessuno? D'altronde in Astana trovano spazio solo persone che non hanno mai avuto grane con il doping. D’accordo, ci scappa che ci sia un tizio che comanda e che si è fatto due anni per doping ematico, che sia poi sospettato di essersi comprato una Liegi, che abbia ingaggiato atleti che hanno fatto lo stesso tipo di vacanza, che sia stato ottimo cliente per molto tempo di tal dottor Ferrari, ma queste son cavolate, dai. E poi si sa che ormai doparsi è roba da ragazzini e quindi rispunterebbe il famoso discorso del; “Ho fatto tutto da solo, perché chi fa da se fa per tre, olé!” Ma di cosa ci preoccupiamo, vi pare? Applaudiamoli ancora come un Cipollini qualunque, così Suor Peppa Pig avrà altre favole da raccontarci, trattandoci come i soliti, cari, fedeli, meravigliosi, incredibili imbecilli coglioni.

Ecco il Giro (quasi) d'Italia 2015

Diverse le regioni lasciate fuori dalla nuova corsa rosa. Niente Dolomiti, niente sud Italia (se non poca cosa in Campania), super-crono nel trevigiano, un’arrivo in Svizzera e uno all’autodromo Enzo e Dino Ferrari).
Ci hanno provato, ma nonostante i lodevoli sforzi fatti dalla RAI, la presentazione il Giro 2015 ha ricevuto una buona visibilità sulla stampa e quindi attenzione dal pubblico. E così anche quest’anno una corsetta da sagra paesana, a quanto sembra denominata Giro Ciclistico d’Italia 2015 (si dice sia fatta da persone che usano macchine di metallo chiamate biciclette…), è stata presentata nei TG sportivi RAI con un’imponente spiegamento di mezzi e uomini, che al massimo della loro potenza sono valsi un commovente servizio televisivo di quasi 90 secondi. Questa competizione ciclistico-sportiva che pare, sembra, si vocifera, goda di una certa notorietà pubblica, da due anni è questione RAI solo per la messa in onda primaverile. Per il resto la tivù di Stato ha riproposto una visibilità pari quasi allo zero di quello che un tempo era un momento molto gradito e molto sentito dagli appassionati, cioè la presentazione dell’evento. Ma siccome adesso la RAI non può più sbandierare il Giro come fosse figlio suo (lo ha fatto per buoni 15 anni), allora ecco che i servizi al riguardo meglio vadano verso una specie di minimo sindacale, in maniera che questo modo di lavorare non possa comunque essere bollato di menefreghismo. LA CORSA: saranno 7 gli arrivi in salita, con i traguardi sull’Abetone (5^ tappa), Campitello Matese (8^), Monte Berico (12^), Madonna di Campiglio (15^), Aprica (16^), Cervinia (19^) e Sestriere/Colle delle Finestre (20^). L’inizio è una vero è proprio Giro della Liguria, con 4 giorni filati nei pressi del Mar Ligure, poi giù lungo le coste del Mar Tirreno fino in Campania, lungo trasferimento per risalire e ripartire da metà Stivale (costa adriatica), dove si risale verso il Veneto che darà vita ad una super-cronometro individuale di 60 chilometri (si sfioreranno forse gli 80 minuti di corsa), che potrebbe dar vita a distacchi molto pesanti. Poi le Alpi del nord-ovest italiano a mettere il timbro nell’ultima settimana. La partenza avverrà in Liguria a San Lorenzo a Mare sabato 9 maggio, la conclusione è prevista a Milano domenica 29 maggio, 21 tappe, 2 i giorni di riposo (lunedì 18 e lunedì 25), i trasferimenti sono stati finalmente ulteriormente limati.
PROTAGONISTI: quasi certo Contador, sicuro Aru, quasi certo Uran (da due anni 2°), tutti gli altri da Nibali a Kwiatkowsky (o come diavolo si scrive!), da Quintana a Froome sono ancora un punto di domanda, più verso il no che verso il si. PARTICOLARITA’: la prima tappa del Giro sarà una crono-squadre di 17 chilometri e mezzo, percorsa interamente su percorso ciclabile. È la prima volta che succede. Ci sarà uno sconfinamento in svizzera (arrivo a Lugano mercoledì 27), e la frazione numero 11 partirà da Forlì per concludersi all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari. Si diceva delle Dolomiti lasciate da parte, così come Friuli Venezia Giulia, Sicilia, Sardegna, Puglia, Basilicata, Abruzzo, Umbria. E chissà che continuando in questa maniera, il prossimo anno la presentazione del Giro d’Italia 2016 non avvenga il giorno dopo quello appena finito il Giro 2015. Ci sarebbero poi un paio di problemucci doping all’Astana, ma di quello si può scrivere anche tra un po’.

mercoledì 1 ottobre 2014

Ottobre; l'editoriale

Se Tizio avesse…., se Caio magari….., se lo scatto di Sempronio…., un’Italia spenta proprio nel momento decisivo, ma (oilalà!) pare non sia stato così.
“Un motivo per tirare le orecchie al CT Cassani? Potrebbe essere quella di aver detto a fine gara iridata che, dopo avere mesi addietro visionato il percorso, con Ulissi avrebbe avuto, fatto, impostato un finale diverso. Cosa mi vieni a tirar fuori discorsi che si sapeva da settimane erano impossibili? Andiamo su! Per il resto non possiamo pretendere che l’Italia fosse chissà cosa. In questo momento il nostro ciclismo è buono, ma oltre il buono c’è solo Nibali (che si è visto soltanto quando è stato inquadrato dalla tivù spagnola mentre si rialzava dalla caduta nel 4° giro). Il migliore dei nostri è stato De Marchi, che aveva funzioni da gregario per gli ultimi 60/80 chilometri e invece si è ritrovato a fare quello che doveva fare Visconti. La notizia potrebbe essere allora che le elite donne non hanno beccato medaglia. Era dai Mondiali varesini, 2008, che non capitava, ma intanto ancora le donne hanno ri-salvato il sedere alla Federciclo, con l’argento delle juniores. Chiuso il periodo dei Pozzato, Paolini, Cunego, Basso, Scarponi, Quinziato siamo adesso in quelli di Nibali, uno scalino più basso Ulissi e Visconti e di Moser vai a sapere dove metterlo. Colbrelli, primo dei nostri, parlava del fatto che l’importante era; “…essere stati protagonisti”. Caro Sonny, protagonisti quando? A 60 chilometri dall’arrivo? Evviva, tutti a casa contenti perché i nostri hanno svegliato una corsa soporifera. L’impressione è che il ‘materiale umano’ attualmente a disposizione di Cassani sarà questo per alcuni anni. Tra gli Under 23 viviamo di 100 speranze che crescono in un mezzo deserto di progetti e idee. Con gli elite arrivavamo da un Mondiale fiorentino con un’età media di 30 anni. Abbiamo una schiera di velocisti (Modolo e Ferrari per dirne due, ma si potrebbe fare i cattivi anche con un’altro paio) che vincono a febbraio in corse che i campioni usano per trovare la gamba, ma tanto basta per esaltare giornalisti più superficiali che a volte necessitano di un titolo. Scrivendo di stampa specializzata, una cosa si è capita in maniera abbastanza chiara. L’unica possibilità esistente che Cassani venga criticato dai giornalisti RAI sarà (forse) quando il CT sfascerà una sedia sulla schiena di Suor Peppa Pig o Conti. Per il resto, avesse convocato anche Saronni o Giovan Battista Baronchelli, avrebbero detto che voleva giustamente atleti d’esperienza. Con la speranza che quindi una sedia vada prossimamente in frantumi in diretta tivù, questa è la situazione (anche giornalistica) attuale, e da questa per ora non ne usciamo.“

giovedì 25 settembre 2014

"Siamo forse l'unica squadra che non parte battuta"

Con queste poche parole, dette il giorno in cui venne reso noto il gruppo di atlete da cui sarebbe uscita la nazionale rosa, il CT Salvoldi fece capire che la superfavorita Olanda della superfavorita Vos troverà pane per i suoi denti. L’obiettivo è riuscire a portare a casa ancora una medaglia per continuare il ciclo ‘metallico’ iniziato diversi anni addietro con Marta Bastianelli e che ha portato almeno una medaglia ogni stagione, tra sogni d’Olimpia e corse iridate, salvando spesso il sedere alla nostra Federciclo e dirigenti vari. Il percorso è impegnativo ma non poi così faticoso, tanto che se un’atleta dalle ruote veloci avesse una condizione molto buona, e le atlete azzurre riuscissero a tenere cucita la corsa, potrebbe capitare un finale per noi molto positivo. La qualità media del gruppo italiano è sempre alta, e con qualche anno di anticipo rispetto alla nazionale dei maschietti, Salvoldi sta coltivando quel ricambio generazional-ciclistico che Tati o non Tati tocca iniziare prima o dopo. Così, mentre il trio Ratto-Longo Borghini-Scandolara ha continuato a macinare azzurro (portando già alcune medaglie) in attesa di rivestire in maniera definitiva le mostrine di primi ufficiali, per il momento il generale Salvoldi dovrebbe avere un paio di colonnelli in corsa (tra cui una tal ciclista italiana) e un secondo ufficiale da portare verso il traguardo per cercare di acchiappare un tris iridato che storicamente segnerebbe un’epoca per il nostro ciclismo in rosa.

venerdì 19 settembre 2014

Chi riemerge, chi affonda, chi galleggia.

In Spagna Contador torna ai vertici. In Italia rischiamo di non avere nessuna squadra World Tour. E tra i ciclisti della domenica annata forse record.
Il Matador riemerso dal fondo: anche stavolta ha vinto, e anche stavolta non ha stravinto. A guardare le classifiche degli altri giri di tre settimane che si è portato a casa, si nota che tra Alberto Contador e gli altri atleti da podio ci sono distacchi che non sono certo così grossi. In alcuni casi (due: un Tour e una Vuelta) si è sotto il minuto. In altri due casi non si superano i due. Non può essere un caso, ma forse invece la conferma ciclistica che Contador corra sempre con l’idea del massimo risultato con il minimo sforzo, e questa linea di corsa gli da ragione. Se un italiano avesse vinto una grande corsa a tappe, dopo che un mese prima ancora si parlava di stagione finita per una gamba fratturata, saremmo vicini alle esaltazioni (anche giuste) per il nostro Nibali vincitore del Tour. Anche se nel periodo in cui la parabola discendente è avviata (ma mica vuol dire che nel giro di 6 mesi lo spagnolo diventi un ‘fermo’ della bici), Contador riemerge da una stagione iniziata bene (Tirreno-Adriatico) ma proseguita peggio (Tour) e conclusa nuovamente ai vertici. Vince regolando un Froome copia tutto sommato un po’ sbiadita rispetto al Froome 2013, forse figlio di quell’esaurimento fisico e nervoso che solo Sky sa costruire, con allenamenti e preparazioni che definire estenuanti è dir poco, e vince davanti al solito Valverde che d’importanti occasioni perse potrebbe tenere conferenze in giro. Il prossimo anno Contador avrà Basso come gregario, e così Bijarne ‘Mister 60%’ Riis avrà in squadra i due atleti che come DS gli hanno dato i due casi di doping più famosi degli ultimi 10 anni. World Tour: da due stagioni a questa parte l’italianità del gruppo era portata avanti da Cannondale (più Stars & Stripes che roba nostra) e Lampre. La prima, appunto, sempre meno tricolore, nonostante l’anima fosse ancora ben rappresentata (diversi fra atleti, dirigenti, tecnici), mentre dal prossimo mese si chiude un capitolo importante nato con la Liquigas. In teoria resta la Lampre, a meno che non arrivino novità sul procedimento legato all’inchiesta doping di cui non si parla, ma non è che sia stata cancellata. Altre formazioni non sembrano avere (anzi, diciamo che non ci sono proprio) i soldi per comprarsi l’accesso all’elite del ciclismo mondiale. Androni vivacchia bene ma senza lussi come Professional, la Bardiani CSF non ha certo velleità e sponsor internazionali e il vecchio gruppo della ex Farnese ha regalato tre dopati fatti di EPO (Di Luca, Rabottini e Santambrogio) nelle ultime due stagioni. Campioni del Mondo!!!! Giuseppe Di Salvo, ha vinto il Campionato Mondiale Amatori Uci. Di Salvo, che oggi ha trent’anni, nel 2007 (quindi alla veneranda età di 23 anni, evviva!) venne trovato positivo per gonadotropina umana a un controllo antidoping al Giro delle Tre Provincie (avessi detto!...) e squalificato per due anni. Scontata la squalifica, riprese per un po’ a fare il professionista e poi passò al mondo amatoriale (“e figurarsi”,! direbbe l’amico Alessandro). Saputo di questo importante curriculum vitae, la nostra Federciclo ha chiesto all’UCI di togliere il titolo all’atleta. Una volta per ridere andavi al circo e pagavi il biglietto, oggi almeno è gratis: basta che ricolleghi alle news nel sito FCI. Nelle granfondo ci sono un sacco di segnalazioni, forse mai così tante dai partecipanti, per gente che dovrebbe stare a casa e invece è presente in gruppo per fare da gregari – badando bene a non indossare la divisa societaria – a compagni o compagne di società che si stanno giocando primi posti nelle classifiche di categoria, falsando i risultati delle corse, aiutati da dirigenti societari distratti magari dal fatto che al momento dell’iscrizione dei propri rappresentanti alla tal gara passava una bella bionda, e che un’atleta ben piazzato in una determinata categoria valeva quel momento di distrazione.

mercoledì 17 settembre 2014

Questo qui, quante balle ci raccontava piangendo?

Balle per non farsi trovare, diverse E-Mail a confermare un rapporto con Conconi che non fu affatto occasionale, e l’uso illegale dell’apparecchiatura per simulare la camera ipobarica.
Rispuntano le eminenze di Conconi e Ferrari a seguito dell’inchiesta che la Procura di Bolzano sta portando avanti sulla questione riguardante Alex Schwazer. Situazione che ora coinvolge l’ex fidanzata Kostner, sospettata di aver detto un’emerita balla agli addetti al controllo anti-doping, quando suonarono alla porta della casa tedesca della pattinatrice italiana, e che dalla stessa si sentirono dire che il fidanzato in quel momento non era in casa. Conconi e Ferrari, principali protagonisti nel dietro le quinte di molte specialità (e medaglie) sportive italiane degli ultimi 20 anni, hanno incontrato Schwazer quando Ferrari, il dottor Mito, era già inibito, mentre Conconi non era stato incontrato ‘una tantum’ come detto dall’ex marciatore trentino, ma con diverse E-Mail scambiate tra i due e un rapporto di ‘collaborazione’ a quanto pare addirittura triennale. Conconi ha ormai ottant’anni, ed è dirigente del Centro Studi Bio-Medici applicati allo sport (!). Noto come il ‘padre’ dell’EPO per quanto riguarda l’importazione in Italia del farmaco ad uso (e abuso) sportivo. Molto amico di Francesco Moser, che l’ha voluto al suo fianco nella festa che il trentino ha fatto per i 30 anni del suo record dell’ora a Città del Messico, aveva proprio Ferrari come spalla principale nei vari tentativi del campione trentino, sia nel 1984 che 10 anni dopo per il nuovo tentativo. Per sapere chi sia Francesco Conconi è consigliato il libro “Lo sport del doping” di Alessandro Donati e scoprire i tempi semplicemente impressionanti che Conconi faceva nello scalare il Passo dello Stelvio in bicicletta. Per sapere chi sia Ferrari, basta seguire ciclo-amatori danarosi che lo incontrano nella zona del Monzuno, nel bolognese, per dei test molto privati. A proposito, se vedete in quella zona un ciclista sessantenne con una divisa della vecchia US Postal aguzzate l’occhio, hai visto mai che…..

sabato 13 settembre 2014

"Oggi il ciclismo è molto più pulito"

Domanda 1: avete mai preso nota di quante volte gli ‘esperti’ commentatori televisivi sparano questa frase? Domanda 2: ma un CT non dovrebbe convocare su motivazioni tecniche? Domanda 3: adesso che farà Luca Scinto?
Ovviamente la notizia ha trovato meno spazio possibile, ma intanto la Nazionale è stata sfiorata dall’EPO, in questo caso di Matteo Rabottini che in agosto è risultato positivo ad un controllo a sorpresa. Rabottini è una delle belle speranze che il ciclismo italiano sbandierava da un paio di stagioni a questa parte certo, quest’ultimo, che la musica stava cambiando. Ovvio che il ragazzo è stato escluso all’stante dalla fresca convocazione in azzurro a vantaggio di Davide Formolo. Rabottini è stato convocato da Cassani perché lo stesso CT voleva includere tra i possibili nazionali un rappresentante del gruppo di Luca Scinto, anche se la certezza che lo avrebbe portato in Spagna non c’era proprio. Il CT (precisazione tramite Gazzetta) avrebbe convocato il ciclista abruzzese per una presenza meramente simbolica. Perché Cassani convoca un’atleta per rappresentanza di una tal società? Non dovrebbe convocare in base a motivi tecnici e mettere in secondo piano i motivi di rappresentanza? Amicizia? Cassani ha capito che non lavora più in RAI? Rabottini ‘esce’ da quella che fu la vecchia squadra di Scinto, una formazione che dopo il Giro dell’anno scorso rischiò la disintegrazione ‘grazie’ alle positività all’EPO di Santambrogio (al tempo altra giovane rappresentanza di un ciclismo più pulito) e Di Luca (abruzzese come Rabottini). Questi sono i 16 pre-convocati uomini elite, da cui usciranno gli 11 per i mondiali spagnoli (cronomen già certi Adriano Malori (Movistar) e Dario Cataldo (Sky): Fabio Aru, Enrico Gasparotto, Alessandro Vanotti, Vincenzo Nibali (Astana) – Daniele Bennati (Saxo-Tinkoff) – Damiano Caruso, Davide Formolo, Alessandro De Marchi (Cannondale) – Gianpaolo Caruso (Katusha) – Sonny Colbrelli, Edoardo Zardini (Bardiani CSF) – Giacomo Nizzolo (Trek) – Filippo Pozzato (Lampre) – Manuel Quinziato (BMC) – Matteo Trentini (Omega) – Giovanni Visconti (Movistar).

venerdì 12 settembre 2014

La scommessa del CT, e le solite menate della suora.

Non è questione di ‘avercela’ con Pozzato. È questione che il rendimento del vicentino durante questa stagione è stato medio-basso, senza nessun acuto degno di essere sottolineato. E se nonostante questa (ennesima) stagione di ‘magra’ il ciclista della Lampre (sarà mica che Ulissi ha messo becco, come scrivevo tempo addietro?) entra nella lista semi-definitiva per i Mondiali iberici per una Nazionale di primo piano come quella italiana, allora ci sono almeno un’altra mezza dozzina di Pozzato di casa nostra che avrebbero potuto far parte di questo gruppo, da cui poi usciranno i nomi degli azzurri in versione definitiva. Se invece Pozzato ha ricevuto questa (immeritata) possibilità, per le sue caratteristiche tecniche altra storia, ma lo si dicesse chiaro. Di certo non è per la Vuelta che sta facendo. Altra notazione riguarda il salotto RAI che Suor Peppa Pig conduceva per questa pre-selezione delle varie nazionali. Sempre le solite domande accomodanti e comode per Di Rocco, lo stesso per gli ospiti – sempre quelli, a parte Salvoldi che riduce chiunque a un tappo di bottiglia per medaglie vinte – dove la domanda di Peppa contiene il 90% della risposta, e ce da chiedersi che fai le domande a fare, se già da queste dai trequarti della risposte. Da notare poi ch’era presente Nibali, a cui nessuno ha chiesto come vivesse il fatto che non correrà il Giro di Lombardia per gli ordini dei piani alti Astana, e sarà invece presente in terra kazaka al Trofeo Vattelapesca. Magari (speriamo) con la maglia iridata. Sai che bello!

lunedì 8 settembre 2014

Contador vicino a una vittoria da ricordare.

Un mese fa la sua stagione sembrava finita. Addio Vuelta, addio Mondiale. Una tibia frantumata in un ‘volo’ che mai potremo vedere, perché nessuna ripresa televisiva era in azione in quel momento durante quella 10^ frazione del Tour, e dopo essersi rialzato è risalito sulla sua Specialized per 10 chilometri vissuti con un male d’inferno per sperare nell’impossibile. Poi la resa, colorata di un bendaggio rosso sangue sulla gamba destra. La caduta al Tour pareva un amaro sipario da sopportare. A distanza di poche settimane Alberto Contador allunga le mani sulla Vuelta, e se dovesse portare a casa la gara di casa, sarebbe forse una delle affermazioni più belle tra quelle raccolte fra Italia, Spagna e Francia, sempre ricordando il Giro ed il Tour cancellati per la bistecca più famosa della storia del ciclismo. Per quanto sempre coi migliori, Froome non ha mai fatto vedere i numeri del Tour vinto l’anno scorso, e vai a sapere se i ‘postumi’ dell’idea di ciclismo del Team Sky non si siano fatti sentire in questa stagione, come fu con Sir Wiggins l’anno scorso. Ed in quanto a Valverde, beh, il ciclista butta-mondiali sembra destinato ad accarezzare le occasioni che valgono una carriera, per poi farsele scappar via (vedi l’ennesimo Mondiale nel 2013 e l’ultimo Tour). D’altronde Valverde non è più negli anni migliori della carriera guardando ai grandi giri, com’anche lo stesso Contador che ormai non avrà più molte ‘primavere’ a disposizione per rendere ai livelli che sta portando avanti. Intanto però ha la possibilità di ficcarsi in tasca un’altro grande giro. Per uno che secondo molti (leggi: tutti) non poteva nemmeno sognarsi di correre la corsa che ora può vincere non c’è male.

giovedì 4 settembre 2014

Come? Ma dai!!... Veramente? Ma tu pensa!...

Il teatrino è sempre il solito. Tutti di buon umore fino a quando non si vede arrivare il furgoncino dei NAS per i controlli, e allora vai a sapere perché ma l’umore cambia.
Il luogo è Sant’Eufemia di Borgoricco, nell’Alta Padovana. L’evento è il mondiale amatori di ciclismo su strada Acsi in pieno luglio. Dieci i controllati (pochi) con due atleti pescati a imbrogliare: Moreno Buso (3B Impianti Saonara) e Sauro Bembo (Team Adige Vescovana). Come capita sempre, quando salta fuori che c’è del marcio, arrivano puntuali le chiacchiere di chi il marcio lo sentiva da un pezzo. Tenendo conto che gli atleti partecipanti erano (tra le varie categorie) circa 800, i Carabinieri del NAS hanno ancora fatto un grosso favore a tanti ciclisti e dirigenti che sono certamente sorpresi, che mai avrebbero immaginato, che se solo avessero intuito una cosa del genere, che siamo invasi dalle cavallette, che si riserveranno di questo, di quell’altro e di quest’altro, che; “dove sta il pane che ‘sto prosciutto è proprio buono?...”.

lunedì 1 settembre 2014

Settembre; l'editoriale

Altro che Mondiali spagnoli. Se il ciclismo di alto livello è meno sporco, come possiamo trovarvi soddisfazione, se poi tra i giovani saltano fuori la cara vecchia EPO e suoi ‘parenti’ vari?
“Bello poter parlare di ciclismo pulito, ma quando ti ritrovi degli juniores con metabolici della cocaina nel sangue, o ventitreenni che si fanno d’EPO hai voglia di buttarla in propaganda. Magari c’è gente (sempre quelli) che ci prova lo stesso. La realtà e drammatica, pesante, grave. Appena la Federciclo ha stanziato (miracolo, altro che l’acqua in vino!) dei fondi per aumentare i controlli antidoping nelle categorie giovanili le positività (con roba da non scherzarci) sono spuntate con puntualità. Ovvio che alla maggior parte degli appassionati si parlerà delle feste post-Tour di Nibali e dell’avvicinamento alla prova iridata, perché se parli di minorenni che si riempiono il sangue di porcherie la ciambella non riesce più col buco e l’appassionato ignorante (nel senso di quello che non sa le cose) smette di esserlo e diventa un pericolo per chi sa cosa dirci e (soprattutto) cosa evitare di raccontarci. Pochi giorni fa hanno sepolto Alfredo Martini, storico CT italiano, che amava ripetere spesso che un giovane ha il diritto di fare sport senza diventare un campione. Juniores appena maggiorenni beccati con Nesp (Darbepoetina), oppure con della benzoilecgonina (metabolita della cocaina) nel sangue non sono lo spot migliore per il ciclismo. Poi ecco tornare la cara vecchia EPO per uno ‘stagista’ che corre in squadre di terzo piano per competizioni di quarto. Il tutto condito dalle solite dichiarazioni delle società ciclistiche di turno che ‘prendono le distanze’ da questo e da quest’altro, ‘riservandosi’ la decisione se dare lavoro ai propri legali per il danno all’immagine eccetera, eccetera. Intanto hai voglia di far stare tranquilli i genitori (quelli che non trasformano i loro figli in soprammobili da esibire al mondo) che hanno un figlio quindicenne con buone prospettive verso la specialità. L’età dei dopati, lentamente, a piccoli passi ma inesorabilmente continua a scendere e quando li beccano non lo fanno per via di troppa caffeina da Coca-Cola nel sangue. E ricordiamo il colpo di genio dell’autunno scorso ‘lanciato’ tempestivamente – leggi: elezioni FCI – da Di Rocco, per togliere l’obbligo del medico sociale per gli juniores. Ma si sa che questo è il mese dei Mondiali, vuoi mettere?”

giovedì 21 agosto 2014

Al supermarket Cannondale, Tinkov riempie il carrello.

Ha scelto un pezzo del suo passato per un ruolo che non ha mai ricoperto prima. Chiuderà la carriera da gregario, con l’uomo che l’ha lanciato tra i migliori e forse l’ha anche rovinato in quegli anni migliori.
Libiamo nei lieti calici che la bellezza infiora? A guardare l’immagine che ha annunciato ufficialmente il nuovo matrimonio sembra così. E così alla fine non siamo più alla fine. Ivan Basso seguirà Peter Sagan alla corte di Bijarne Riis, Mister 60%, l’uomo che lo maturò e forse ne rovinò la carriera nel periodo migliore, nelle stagioni CSC. Basso pedalerà fino alla corte di Alberto Contador, e fino alla corte del pluri-milionario Oleg Tinkov, forse l’unico che può avvicinarsi all’Astana per lo scettro di portafogli d’oro del ciclismo d’oggi. Basso chiude l’esperienza italiana prima e italo-americana poi, per dipingere sulla tela della sua carriera sportiva un tramonto (certamente ben pagato) fatto di borracce portate e vento in faccia, cose a cui non era abituato. Era da maggio, Giro d’Italia, che il nome di Basso veniva spifferato in qua e là parlando della prossima squadra Tinkoff-Saxo, e adesso la notizia – in verità la stessa è già vecchia di qualche giorno – che l’italiano andrà a chiudere la carriera pedalando a fianco di Contador, Majka e Sagan con cui già correva da qualche stagione. Raggiunto il ‘picco’ di rendimento con la vittoria del Giro 2010, Basso ha passato altre 4 stagioni sempre più in ombra, fino alle ultime due che sono state una delusione appresso all’altra. Aveva dato segnali incoraggianti alla Vuelta dello scorso anno, quando stava portando avanti una classifica generale che poteva fargli intravedere una speranza di podio, finché un violento e improvviso colpo di freddo ne provocò il ritiro. Per il resto il varesino aveva perso da un paio d’anni ogni abitudine ai cambi di ritmo, che quando venivano impressi da altri atleti lo vedevano puntualmente perder colpi, fino a staccarsi dai migliori senza colpo ferire. Basso non poteva più dire niente in una generale di un grande giro, ma dal punto di vista dell’esperienza Contador avrà vicino un’atleta con una buona quintalata d’esperienza. Non sappiamo se questo potrà evitare la naturale fase calante che anche Contador ha iniziato (resurrezioni ciclistiche come quella di Horner alla Vuelta 2013 vorremmo non rivederle), anche perché Nibali sta vivendo i suoi anni migliori proprio in queste stagioni, ma tra il talento di Sagan e la voglia di chiudere al meglio di Basso, la Saxo-Tinkoff guidata purtroppo da Mister 60% si è ulteriormente rafforzata.

mercoledì 20 agosto 2014

Io voglio, tu vuoi, egli vuole, noi, voi, essi,....

Avrei voluto le ruote perché così mio nonno ci si faceva il carretto e non gli toccava di doversi comprare la Ferrari, e vorrei (vorremmo?) tante cose diverse intorno alla bicicletta. Vorrei che una bicicletta venisse usata anche quando non ci sono dei numeri da attaccarsi addosso. Vorrei che giornalisti e giornaliste che fanno dell’omertà una scelta per non perdere il posto, e che al riguardo dell’argomento doping trattano gli appassionati come degli smemorati imbecilli coglioni, ricevessero fischi e non applausi o richieste di fare una foto assieme. Vorrei che quelli che dicono che gli piace il ciclismo iniziassero a documentarsi sulle cose che vengono loro dette e raccontate, perché almeno così conoscerebbero anche le cose che per ‘volontaria dimenticanza’ non gli vengono dette e capirebbero così quando vengono presi per il culo. Vorrei che il CT della Nazionale cambiasse idea e rimandasse Velo e Ferretti da dov’erano venuti. Vorrei che in Nazionale ci fosse andato Damiani, che se n’è andato dall’Italia (e dalla Lampre in particolare) perché qui non veniva accettato il suo troppo cristallino modo di lavorare. Vorrei che partendo dalla base (società amatoriali), sparissero quei dirigenti che volontariamente non s’interessano all’argomento doping, perché se vuoi salvarti il culo è meglio non chiedere, così puoi dire che non sapevi e nessuno può affermare il contrario. Vorrei che Suor Alessandra la smettesse di difendere i ciclisti sulle strade dal pericolo delle automobili perché – come Rosi Bindi che faceva perder voti al suo partito quando apriva bocca – la Peppa Pig del ciclismo tivù parla dei ciclisti come dei poveri Cristi sempre innocenti, quando ci sono certe teste di legno pedalanti che fanno manovre ciclistiche nel traffico che sarebbe da appenderli per i coglioni. Vorrei che i genitori prima di mettere i loro figli o figlie su di una bicicletta, chiedessero loro se il ciclismo davvero vogliono farlo. Vorrei che il ciclismo televisivo fosse raccontato anche da altri, e non dai soliti cinque o sei che da anni si passano il microfono l’un l’altro. Vorrei sapere se quelli della Gazzetta sono una massa di visionari sbronzi e, casomai fosse così, del perché Cipollini non ha mai fatto querela verso la ‘rosea’ riguardo alla tabelle ‘Fuentessiane’ riguardanti il toscano nelle sue stagioni più gloriose. Vorrei sapere con chiarezza da dove arrivano i soldi che fanno lo stipendio del nostro ciclista numero uno. Vorrei che il nostro ciclista numero uno cambiasse squadra con la velocità con cui sa scendere da un Passo Pordoi. Vorrei che la madre di Pantani fosse la prima a lasciar in pace suo figlio. Vorrei sapere come mai sto aspettando da febbraio la ristampa aggiornata di “Generazione EPO” di Renzo Bardelli, e del perché il libro di David Millar sia introvabile in Italia, nonostante i diritti dell’edizione italiana siano stati venduti da qualche anno. Vorrei che Filippo Simeoni, Floyd Landis, George Incapie, Tyler Hamilton non fossero ricordati soltanto come i grandi accusatori del dopato Amrstrong, ma anche perché loro stessi erano dei dopati. Vorrei che i Gruppi Ciclistici seguissero la bicicletta a 360° e non soltanto per il lato che gli fa accumulare tessere. Vorrei che certi ciclisti, toscani in particolare, che hanno corso nell’EPOca degli anni ’90/’00 e che danno il loro nome a delle GF avessero il buongusto di fare altro e accontentarsi che gli andata bene. Vorrei che le persone che leggeranno questo articolo, post o come diavolo si dice, scrivessero qui sotto cosa vorrebbero loro.

mercoledì 13 agosto 2014

Uno, due, tre...fante, cavallo e Re: e poi?

Con l’inizio del Giro di Spagna non più lontano, s’inizia la scrematura definitiva in vista dei mondiali iberici: Visconti, Ulissi e Nibali hanno già il biglietto in mano. E gli altri?
Con la brutta caduta rimediata, scendendo dallo Stelvio, di Domenico Pozzovivo – stagione finita e arrivederci al 2015 – il CT Cassani ha perso un probabile azzurro, visto che saranno diversi gli italiani che verranno tenuti d’occhio alla Vuelta dal Commissario Tecnico romagnolo. Ma se dal punto di vista delle ‘punte’ italiane non sembrano sussistere dubbi, con Ulissi, Visconti e Nibali con il biglietto in mano, per il resto tutto è ancora da decidere, anche se la lista dei convocabili azzurri da parte di Gigi Sgarbozza pare abbia superato quota 60 (quest’anno è ‘magra’ rispetto al solito…). Quasi certamente Nibali potrà metter becco per almeno un gregario (probabilmente due) da portarsi appresso dall’Astana, ma per il resto tutto è ancora un po’ per aria. Visto che di Moreno Moser si sono perse le tracce da mesi – diciamo pure un’anno intero – sarà abbastanza curioso vedere chi formerà il gruppo azzurro. Affidarsi a qualche vecchietto non dovrebbe essere nei piani del CT, a meno che non stia pensando ad un Paolini, magari tra le riserve, per avere un luogotenente nel gruppo azzurro. Paolini aveva detto stop con la Nazionale l’anno scorso, ma vedi mai che un ruolo di secondo piano nel dietro le quinte non sia disposto ad accettarlo. Basandoci sui risultati conseguiti durante la stagione, Pozzato, il già citato Moser e Cunego i mondiali dovrebbero (e meriterebbero) di sognarseli la notte, a meno che Ulissi non metta una mezza parola per un uomo Lampre. Tutto il resto sembrerebbe improntato ad un buon alleggerimento della carta d’identità, scaricando la squadra italiana dei 30 anni d’età media portati a Firenze l’anno scorso. Siamo sempre sulle spalle – ben robuste se è per questo – di Nibali, ma il percorso iridato pare che non dovrebbe rivelarsi poi così tremendo. Per questo motivo, a meno di un tempo vigliacco in stile Firenze 2013, servirà fare corsa dura per costruire la selezione necessaria per far emergere i migliori.

venerdì 8 agosto 2014

Il colpo grosso è della Saxo.

Il talento più seguito delle ultime stagioni, l’atleta che a 23 anni aveva già superato quota 50 vittorie, il ciclista che rappresentava il pezzo più pregiato del mercato, un ragazzo che agli anni ‘italiani’ Liquigas & Cannondale deve tanto (come Nibali).
Con il passaggio di Peter Sagan alla Tinkoff-Saxo di Mister 60% (Bijarne Riis in versione Tour 1996) è iniziata l’uscita del Team Cannondale dal gruppo, almeno come sponsor principale. La formazione statunitense aveva ereditato la squadra Liquigas di patron Zani ed ora si è aperto il supermarket degli atleti verde-pisello. Formazione che da due anni ormai girava intorno alla figura di Sagan (Basso vive di rendita), la Cannondale deve le proprie migliori fortune ai tempi Liquigas, quando nella squadra di Roberto Amadio iniziarono a crescere alcuni dei migliori talenti a livello internazionale. A parte il già affermato Ivan Basso, che con Amadio rivinse il Giro del 2010, molti talenti anche italiani sono stati modellati dal gruppo italo-statunitense, sempre meno ‘italo’ nelle ultime due stagioni. Roman Kreuziger, Valerio Agnoli, Eros Capecchi, Damiano Caruso, Moreno Moser, Vincenzo Nibali, Daniel Oss, Peter Sagan, Elia Viviani, Sylvester Szmyd. Team che sapeva come far crescere un’atleta senza fretta, la Liquigas ingaggiò un giovane Nibali dalla Fassa-Bortolo, ed una pedalata alla volta lo affiancò a Ivan Basso per ereditarne quelle qualità che portarono il giovane siciliano a vincere negli anni seguenti tutte le più importanti corse a tappe fino al recente Tour. Vincenzo Nibali non fu gentile con la Liquigas quando nel maggio del 2013 (stava vincendo il Giro) disse che all’Astana aveva più libertà nella preparazione rispetto agli anni Liquigas dove gli controllavano anche quello che metteva nel piatto. Fatto sta che proprio il preparatore Paolo Slongo (ex Liquigas-Cannondale) è stato voluto fortemente dal siciliano, e proprio Nibali ha nelle sue qualità migliori l’attenzione al particolare, cosa che Basso e Amadio gli inculcarono nella zucca negli anni in verde pisello. Adesso siamo all’inizio della fine con il passaggio del tre volte vincitore della maglia Verde Sagan ai giallo-blu di Alberto Contador. Chissà se alla Saxo di Mister 60% riuscirà il colpo dell’Astana, che tesserò Nibali nel momento migliore della sua carriera e oggi se ne vedono i risultati.