«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

domenica 27 giugno 2010

PERFETTA!!


“Tu, del ciclismo fatal poesia, che accarezzando il vento ci domasti il cuor.”

ALTRO TITOLO TRICOLORE PER LA CAMPIONESSA DEL MONDO IN LINEA, CHE INSIEME A MONIA BACCAILLE CONSENTE ALLE FIAMME AZZURRE DI CHIUDERE IN BELLEZZA LA SETTIMANA TRICOLORE.

Tatiana Guderzo torna ad una vittoria importante dopo il Mondiale, riconquistando in quel di Treviso il titolo italiano a cronometro, facendo sì che il GS Fiamme Azzurre porti a casa il titolo in linea (Monia Baccaille, mercoledì) e quello contro il tempo, oggi.
La campionessa iridata riveste il tricolore con un discreto distacco, davanti a Silvia Valsecchi del GS Top Girls Fassa Bortolo e a Noemi Cantele del Team Columbia HTC Women.
Le due atlete neo-tricolori correranno insieme il Giro-Donne difendendo i colori del GS Valdarno, nella manifestazione a tappe ormai dietro l’angolo e pronta ad abbassare la bandiera a scacchi.
La vittoria della Guderzo non fa altro che confermare il talento contro il tempo dell’atleta marosticense, che negli ultimi anni quando non ha vinto è sempre arrivata vicino al farlo. Ora la corsa rosa.

venerdì 25 giugno 2010

Dal vostro inviato...


Se una foto vale 1.000 parole, questa ne vale 2.000.

QUEL CHE LA TELEVISIONE NON RACCONTA, E CHE A VOLTE VIENE CERCATO DALLA CURIOSITA’ DELLA PASSIONE. COME IL DIETRO LE QUINTE DI UNA GIORNATA AL CAMPIONATO ITALIANO (GARE FEMMINILI).

CIAO RIESE; Riese Pio X mi accoglie con un sole che preannuncia una giornata bella calda. Dopo aver cercato un posto macchina facendo avanti e indietro tre volte (per il Giro saran dolori trovar parcheggio), eccomi di buon passo verso la zona arrivo. La prova Juniores donne è in pieno svolgimento ma si vede che si tratta di cicliste giovani. Pochi giovanotti e tante famigliole che fanno su e giù lungo il marciapiede che affianca il rettilineo d’arrivo (e partenza…).
Le prime ragazze ritirate sono sedute sui muretti. Una di loro è stata battuta dal mal di schiena. Potrebbe avere carriera breve, speriamo di no; auguri. Un’altra siede pacifica e silenziosa su un muretto basso. Sembra aspettare, ma chi non si sa. Alcuni spettatori le chiedono come mai si è ritirata. Intanto, tutti aspettano la volata della corsa; delle ragazze distribuiscono centinaia di bicchieri di tè freddo (uno sponsor molto noto nelle gare ciclistiche). Lo faranno per tutto il giorno. I Led Zeppelin, tramite altoparlanti, sono la colonna sonora di quei momenti.
PIU’ RISPETTO PER LE CICLISTE!; Arriva la campionessa italiana a cronometro juniores, ora anche in linea. Arrivo in solitaria, e applausi meritati. Podio, medaglie, maglia tricolore e presa per i fondelli; l’inno italiano viene irradiato forse per un quarto di quella che è la solita durata; ridicolo, assolutamente ridicolo. Un momento così sentito come salire sul podio, indossare la maglia tricolore e ascoltare l’inno nazionale. Un’emozione tarpata sul nascere; inaccettabile. Come ancora più antipatico vedere che quel momento è stato castrato senza remore, perché i vari sindaci, presidente di questo, assessore di quest’altro devono salire sul palco per l’ennesima fotografia. Bravi, complimenti, ed andatevene a quel paese pagliacci vestiti a festa. Voi che la fatica l’avete fatta per salire i sei scalini che portano al palco. E questo teatrino è stato ripetuto per la premiazione delle donne elite. Ma andate a vedere cos’è una ciclista!
MA QUANTI BEI GIOVANOTTI!; Si arriva a mezzogiorno, nell’aria si annusa qualcosa di diverso. Infatti cominciano a spuntare come funghi tanti giovanotti in fascia d’età 25 – 35; combinazione, di lì a 10 minuti ecco le prime ragazze per la prova elite. Ma pensa! Tra fotografi, motociclisti e ragazzi che non c’entrano un’accidente, l’ormone maschile si espande nell’aria senza complimenti. “Ciao, come stai?... che mi dici?.... ti è arrivata la foto?.......” ma che gentili noi maschietti!
A proposito; se vi dicono che il ciclismo fa bene alla cellulite – messaggio per le donne che leggeranno – sappiate che un po’ ve la raccontano, soprattutto a guardare certi retro-coscia di diverse atlete. Arrivano le big; sua maestà Guderzo pedala pacifica, ripasserà con due ruote per la sua bici (Speriamo siano le sue!!). La forte Giorgia Bronzini è ancora in bermuda, e si coccola un cagnetto che tiene in braccio mentre passeggia lungo il rettilineo d’arrivo. La Cantele ha l’aria annoiata, pedala avanti e indietro in ciabatte (!). Spunta una grande ex; Diana Ziliute più che altro per chiacchierare con quasi tutte.
ALLORA SI PARTE?; Intanto il tempo passa, anche troppo. Tutte le concorrenti iniziano a fare avanti e indietro perché non trovano la zona del foglio firma; ce l’hanno a pochi metri e ci passano davanti di continuo! Intanto lo speaker recita; “Preghiamo le concorrenti di iniziare l’avvicinamento al palco per le foto delle rappresentanti regionali, grazie” come si allontana il microfono dalla bocca...; “qualcuno va a dirgli che si muovano, o no? La finiscono di fare quel che gli pare, che tra 15 minuti si deve partire?” Stupendo. La Guderzo è di buon umore, come sempre o quasi. Alla partenza (per ultima!) le scappa un; “Ohh! Dove andate? Pianoo!!)
VAI MONIA!; all’inizio del primo giro, già una fuga. Nel gruppo ecco la reazione all’ultimo chilometro del passaggio, viene annunciata una forte accelerazione; “Gruppo allungato!! La campionessa del mondo è uscita dal gruppo!!). infatti l’angelo azzurro passa come un jet rasente alle transenne. Bucherà nello stesso giro! Ma è solo l’antipasto per le fiamme azzurre. Nell’ultimo giro iniziano ad accalcarsi tutti i fotografi; “stai basso, che mi copri!” “ e dove mi metto? Me la fai tu la foto?” e tutti discorsi così. Ecco la volata; Mania Baccaille vince con una volata da oscar sul gruppetto di fuggitive. Qualche minuto dopo ecco il grosso del plotone. La Guderzo passa il traguardo a braccia alzate; la notizia delle compagna vincente è arrivata. Che la festa cominci.
CIAO RIESE; ormai sto raggiungendo la macchina. Mentre salgo noto una ciclista che cammina pacifica in cerca di qualcosa o qualcuno, zainetto in spalla. Guarda qui, guarda là… È dall’altra parte della strada. Nessuno la degna di uno sguardo, la calca è lontana. Mi pare di conoscerla; Eva Lechner. Ciao Eva, ci vediamo al Giro?

domenica 13 giugno 2010

LEALI......A TUTTI I COSTI?



UN MOMENTO DI RELAX IN UNA CALDA DOMENICA, SFOGLIANDO UN QUOTIDIANO SPORTIVO DOPO UNA MATTINATA IN SELLA. ECCO LA PAGINA SUL CICLISMO; MI RACCONTA CHE…

Per chi non lo sapesse, da pochi giorni è iniziato il Giro-Bio. Il vecchio Giro d’Italia dei dilettanti, simpaticamente soprannominato Giro-Baby. Corsa ciclistica lunga una decina di giorni da dove, solitamente, escono i campioni del domani. Che Dio li aiuti!
La squadra ciclistica Lucchini-Unidelta è stata espulsa dalla manifestazione perché, in un’operazione di controllo avviata dalla Procura di Padova, presso diverse sedi (tra queste l’abitazione di Bruno Leali, Team Manager), sono stati trovati medicinali, integratori, farmaci vietati e siringhe.
Bruno Leali ha detto (non posso copiare dalla Gazzetta Sportiva perché la riproduzione è riservata) che queste porcherie le teneva nello zaino pronte all’uso, ma che aveva intenzione di usarle solo dopo essersi fatto fare una ricetta dal medico sociale. Leali era consapevole anche di non poter tenere queste medicine, ma l’ho ha fatto per poter “intervenire rapidamente.” Capirete che queste ultime due parole, sono inaccettabili (come se il resto fosse acqua di rose).
Il Giro-Bio è un’idea pensata per far diventare la carovana un’enorme carrozzone controllabile su diversi aspetti. I ragazzi mangiano insieme, dormono insieme in caserme dimesse oppure collegi ora vuoti perché chiuse molte scuole, fanno i massaggi assieme, ecc… Che i controlli nell’ambiente dei dilettanti siano troppo pochi, è storia che va avanti da anni. Come nel ciclismo amatoriale, sembra che il doping esista solo tra i professionisti. Ora che si è aperta questa ennesima fogna, la speranza è che i controlli vengano moltiplicati a velocità del fulmine, ma come capita di solito in occasioni come queste, chi aveva porcherie nascoste le avrà già fatte sparire nello scarico (e non penso sia solo un modo di dire!).
Tanti ex ciclisti del periodo ’80 e ’90 hanno convissuto con il doping, quando non fattone uso. Tanti si sono tappati le orecchie o il naso, cercando di farsi gli affari propri per non inguaiarsi in rogne più grandi di loro. Altri invece hanno deciso che il ciclismo di ieri, è l’unico modo di far andare avanti il carrozzone di oggi. Spremuti loro nel ciclismo di 20 anni fa, spremiamo i ragazzi di oggi. Se oggi un genitore decidesse di bucar le gomme alla bici di suo figlio dodicenne per non fargli frequentare l’ambiente ciclistico, chi gli darebbe torto? La colpa è di tutti? Per il doping proprio per niente, perché il generalizzare vuol dire alzare quel polverone di frasi fatte che permette ai falsi di nascondervisi dentro; la colpa è di persone false e disoneste, degli ancora troppi “Leali” che spargono marciume tra i giovani. Troppi ex degli anni ’80 e ’90 sono riusciti a salire sulle ammiraglie in questi anni.
La gente che ha vera passione per lo sport od il ciclismo sa apprezzare anche chi pedala a 25 di media, e non che viaggiano come motorini a 18 anni. Se credono che noi appassionati vogliamo ogni anno il record per salire sull’Alpe d’Huez o sul Croce d’Aune, sui 200 stile libero, sui 400 metri ad ostacoli, non è così. Lo sport continua ad ammazzarsi da solo; continuerà così o si stancherà?

giovedì 3 giugno 2010

Le granfondo ai granfondisti!

COME ORMAI TRADIZIONE, TRA LA SECONDA E LA TERZA SETTIMANA DI GIUGNO – TRA 24 ORE E GRANFONDO – FELTRE PER 10 GIORNI RIDIVENTA CONSUETA CAPITALE DEL CICLISMO AMATORIALE. EX PRO’ COMPRESI IN GRUPPO.

Che le granfondo siano per molti, non tutti, un’occasione per misurarsi e competere con gli altri per stabilire così quanto si è forti in bici, è pura acqua calda. Che ci siano ciclisti visti da altri colleghi di pedale con (malcelata) derisione perché vanno in bici “solo” per passione, acqua calda pure questa, se non bollente. Che il “movimento” granfondistico sia diventato un business enorme, siamo alla trasformazione dell’acqua in vapore.
Oggi, i gruppi di testa nelle GF viaggiano a medie da professionisti o quasi, e lo fanno per 200 chilometri. Fino alla fine degli anni ’90, le granfondo erano le feste per i ciclisti non agonisti. Un po’ come i moto-raduni o i raduni di auto d’epoca. Poi con il successo delle granfondo, creato dai ciclisti amatoriali e non da altri, ecco arrivare gli ex professionisti; grazie tante. Le corse hanno cominciato a vedere alzarsi le medie anno dopo anno. I corridori in testa hanno assistenza praticamente personalizzata, per tutto il percorso. Vai a sapere se l’iscrizione gli viene pagata dal negozio che gli da (regala?) la bicicletta, o dallo sponsor che da il nome alla squadra che rappresentano. Se uno di loro fora una ruota in un momento o in un punto importante, si ritira perché arrivare 30° o 40° non ha senso.
Perché alle granfondo si deve permettere che soprattutto ex professionisti che fino a solo un’anno o due prima correvano, possano far parte di queste corse e sfruttare diversi anni di allenamenti e pedalate quasi giornaliere, con 25.000/30.000 chilometri all’anno? Gli ex-prò dovrebbero si poter correre le GF, perché ne hanno il diritto, ma per qualche anno (tre?) vengano messi fuori dalle classifiche. I premi vadano a chi fa veramente rinunce per la bici. Altrimenti è come falsare le corse.
Anni addietro, alle partenze delle varie granfondo, uomini e donne partivano assieme. I gruppi sportivi si organizzavano e si mettevano a “tirare” per decine e decine di chilometri la compagna di squadra che era messa bene in classifica, aiutandola (chiaramente i ragazzi non indossavano la stessa maglietta che aveva la compagna di società, mica scemi ma non invisibili all’occhio sveglio) e falsando così – per anni – le classifiche femminili, visto che tante altre dovevano arrangiarsi. Oggi, almeno a Feltre, da altre parti non lo so, le donne partono 15 minuti prima, per evitare i trenini falsa-classifiche.
Tornando agli ex-professionisti, questi hanno nomi e cognomi; per qualche anno non vengano messi in classifiche che comprendono i veri ciclisti della domenica. O li si faccia partite per ultimi, in fondo al ”gruppone”.

martedì 1 giugno 2010

Giugno; l'editoriale.


Milano, 28 maggio 2006; Ivan Basso vince il Giro d’Italia. Il Tour aveva il suo favorito, poi un’estate amara.

UN SALTO NEL PASSATO LUNGO 4 ANNI, PER POTER RICOSTRUIRE DA ADESSO, E VERAMENTE, IL PROPRIO FUTURO.
LA VITTORIA DI IVAN BASSO PREMIA GIUSTAMENTE IL CICLISTA PIU’ FORTE DELLA SQUADRA PIU’ FORTE. SONO DIVERSI I FATTORI CHE HANNO FATTO LA DIFFERENZA. UNO DI QUESTI SI CHIAMA NIBALI.

Se la vittoria di Ivan Basso è figlia di un ciclismo pulito – non è cattiveria, ma chi scrive non ha nessuna intenzione di dimenticare le prese per il naso regalateci da Di Luca, Riccò, Sella… – siamo davanti al momento della vita che il varesino aspettava da anni. Basso è tornato, ed esce vincitore di un Giro d’Italia che voleva con tutte le sue forze, e che ha vinto con grandi meriti ed enormi fatiche. Gli avversari hanno fatto quello che potevano, pensando alle formazioni che capitanavano. La BMC di Evans, non vale Evans (voto 4 alla prima, 9 al secondo), l’Androni Giocattoli di Scarponi (voto 5 alla prima e 7 allo scalatore italiano) è un GS al top in Italia ma poco altro fuori, la Caisse d’Epargne del neo-sospeso Valverde e Sanchez non aveva ne l’uno ne l’altro (e per questo Arroyo merita un 10 in pagella), l’Astana aveva come capitano il gregario – di lusso, ma sempre gregario – di Contador al Tour, la Saxo Bank (voto 0 al GS, voto 8 al bravo Porte) nemmeno attaccar discorso. Una vittoria, quella di Ivan, che non vale molto? Certo che no, ed ecco perché;
non sappiamo se la forzata rinuncia a Franco Pellizotti, pochi giorni prima della corsa rosa, sia stata la svolta che ha tolto a Ivan le preoccupazioni interne al fatto di essere il leader del GS Liquigas. Di certo il Basso che ha fatto l’andatura sul Mortirolo per quasi tutta la salita “mangiandosi” gli atleti in fuga, le tirate sul Grappa che hanno dato una spazzolata con il contropelo a Vinokurov e Sastre, gli occhi fulminanti visti sulle rampe orrende dello Zoncolan, sono state azioni fatte con una decisione che non gli vedevamo dal Tour del 2005. Sull’”Everest dei ciclisti” (Mauro Corona), Basso a fatto a pezzi gli avversari uno ad uno, come abbiamo visto fare a pochi in questi anni (ricordate Armstrong nel ’99 a Sestriere o Pantani a Pampeago nel ’98?). E quando la RAI indugiava e riproponeva il primo piano del varesino mentre questi tagliava solo il traguardo friulano, forse ne arrivava un pensiero che non recitava un magari comprensibile; “Bravo, Ivan!”, ma un più semplice e duro; “E adesso ci divertiamo”. Questo sembravano dire quegli occhi che tradivano la fatica, perché accarezzati da un velo di certezza sul fatto che la vittoria che Ivan voleva, da quattro anni, era arrivata. Un’affermazione perentoria, senza discussioni, senza episodi inaspettati, sempre costantemente davanti fino alla riga bianca.
Quali sono stati i fattori che hanno fatto la differenza con gli avversari? La forza del suo GS certamente; la qualità non è in discussione per la rosa che in Liquigas hanno messo insieme. E facilmente al Tour non saranno da meno (anche se a quanto pare Nibali aspetterà il sole di Spagna). Ma poche volte, come in questa occasione, abbiamo visto proprio un talento puro come il siciliano mettersi a disposizione del proprio capitano. Forse tra i due ciclisti vive una sorta di “rispettosa rivalità”; Basso sa che senza aspettare chissà quanto, arriverà il giorno in cui dirà a quel ragazzo; “Vai!”, e lì si chiuderà un capitolo per lasciare che il siculo possa iniziare a scrivere il proprio. Altra cosa che Basso ha rispolverato dal Tour nei suoi anni “scolastici” sull’Alpe d’Huez, sul Col d’Aspen, sul Mount Ventoux, sul Tourmalet, è stata la padronanza di farsi sentire sicuro soprattutto dagli avversari (una qualità cara a Lance Armstrong, che ha sempre saputo usare i mass media da maestro). Dieci minuti dopo aver conquistato la maglia rosa sul traguardo dell’Aprica, Basso andava in TV dicendo senza troppi giri di parole che il GS Liquigas avrebbe continuato anche nei giorni successivi a voler prendere in mano la corsa. Una mentalità decisa, poco italiana se ci pensate, forse figlia di una scuola molto… texana? Testa, voglia di rivalsa, un GS tra i migliori in assoluto e due talenti; il suo e quello indiscusso di Vincenzo Nibali; il ciclista che il Giro manco lo doveva fare.
Vincenzo Nibali doveva correre il Tour di quest’anno per arrivare lassù, vicino ai “grandi”; essere il rompiscatole tra i tre (o quattro, con Basso) uomini che quest’anno saranno attesi a una sfida ciclistica come poche altre in fatto di attesa e curiosità tra gli appassionati. Poi aveva nel mirino la Vuelta, per provare a vincerla. Nibali è quasi pronto a provare a vincere un grande giro. Visto che l’età è dalla sua, la Vuelta è l’obiettivo migliore. Fin’ora la Liquigas ha fatto crescere il ragazzo in modo perfetto, per questo non si lasci, Nibali, far vincere dall’entusiasmo. Entusiasmo che spesso ha rovinato e non aiutato altri talenti di Casa-Italia.



Come Ivan, è “cresciuto” all’università del Tour; Vincenzo Nibali è stato l’uomo che ha fatto la differenza nella vittoria di Basso. Il Giro ci ha dato le risposte che da questo ragazzo speravamo di avere a luglio.