«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

venerdì 25 luglio 2014

"Gigi a me le ragazze chiedono 15 giorni di corsa..."

L’ipotesi è suggestiva e a quanto pare spinta dalle cicliste stesse. I soldini ce li mettono loro?
Durante la telecronaca della penultima frazione del Giro-Donne, tra le risatine senza senso di Ridolini, spunta un’ipotesi che proprio quest’ultimo pone a Giuseppe Rivolta, patron della corsa, ospite del cabiotto RAI di Piergiorgio Severini. L’idea recitava all’incirca così; “Giuseppe (e giù a ridere), se fossi in te penserei a una corsa di dieci giorni (risata) suddivisa in cinque giorni di gara (risata), con un giorno di riposo dopo la quinta tappa. Ci hai pensato?” Così, mentre Sgarbozza finisce di ridere, Rivolta risponde che le ragazze gli hanno chiesto 15 giorni di gara: oibò! Fantaciclismo? Probabilmente si, visto che al giorno d’oggi mettere in piedi una corsa di dieci giorni è già roba da medaglia d’oro, almeno da noi. L’ipotesi è suggestiva, entusiasmante per gli appassionati, ma i costi aumenterebbero ancora e di soldi (pare) non ce ne siano, anche se alcune squadre le ammiraglie le cambiano quasi ogni anno. Sarebbe piuttosto da lavorare per capire se sia possibile la proposta dei dieci giorni di gara, con un giorno di riposo dopo la quinta (o forse meglio dopo la sesta?), e schifo non farebbe ci ficcassero dentro una prova a cronometro, con distanza però che fosse degna di una gara elite e non di una juniores. Cominciassero da qui, che poi eventualmente la pedalata più lunga della gamba possono anche provarla. Oppure, la vecchia proposta che puntualmente torna, ritorna e ritorna ancora come i Magnifici Sette: le tappe del Giro-Donne affiancate alla seconda metà di quello maschile. Tappe più corte di un 35-40% e medesime strade fino al traguardo. Ma se questa cosa ogni tanto rispunta sempre ma mai vede luce, un motivo ci sarà. Quale sia nessuno lo dice, e allora ti viene da pensar che siccome la torta non è grossa è meglio dividersela in pochi. Intanto possiamo dare un’idea di come sia visto il ciclismo femminile all’estero, con una breve lista di formazioni estere che hanno corso il Giro: Orica, Astana, Lotto Ladies, Rabobank, Giant, Rusvelo. Tutti GS che nascono a traino delle squadre maschili. Alcune tra le migliori giovani cicliste nostre hanno già risposto all’appello estero. E sul fronte gare la musica è la stessa. Senti i telecronisti parlare di movimento in salute, poi guardi le gare programmate a inizio stagione e ti domandi di quale Nazione parlino, tra gare che una volta per un motivo una volta per un’altro vengono corse ad anni alterni. Il Liberazione cancellato, il Trentino femminile ridotto a tre ore e mezza di gara, il Toscana che pare sarà di tre giorni quando prima sfiorava la settimana. E questi parlano di movimento in crescita, poi se saltano le corse mettiamo la cosa sotto la voce ‘dettagli’. Ma con le cicliste ci parlano di queste cose o gli argomenti sono circoscritti agli occhialoni da circo al foglio firma mattutino? Con questa domanda chiudo la serie di articoli dedicati al Giro d’Italia femminile. Essendo molti gli argomenti che pensavo di proporre, ho ritenuto cosa migliore non farne un’unico e gigantesco articolo. W la Tati e alla prossima.

lunedì 21 luglio 2014

"Pùlei, Poley, Van Vloiten, Van Vlunten,..."

Anche se le telecronache Valium si ripetono, lanciate da una sigla perfetta per il Trofeo Topolino, si sono intravisti al Giro femminile altri (piccoli) passi avanti da parte della tivù di Stato.
“Le atlete leggere balleranno la tarantella negli ultimi 300 metri”. Con l’arrivo di Davide Cassani nell’ammiraglia italiana, Silvio Martinello è stato promosso al microfono dei più grandi eventi al fianco di Francesco Pancani. Con la promozione del padovano, si è quindi liberata automaticamente la poltrona ‘tecnica’ per il microfono del Giro-Donne, ch’è stata assegnata a Luigi Sgarbozza. Se preso a piccole dosi Ridolini lo puoi anche sopportare, anche se restiamo sempre perplessi quando lo sentiamo pronunciare alcuni cognomi di atlete, che in alcuni casi forse potrebbero trovare gli estremi per querela (Emma Pooley è stata la vittima eccellente). Resta poi ben presente il quesito sul perché l’amico debba sempre mettersi a ridere su qualunque cosa vada dicendo. Altimetria della tappa? E giù a ridere. Tempo atmosferico? Da sbellicarsi. Una ciclista beve dalla borraccia? Robe da pisciarsi addosso. Va riconosciuto che la sua auto-ironia ha comunque l’effetto di dare un pizzicotto alle note tele-Valium-cronache dell’amico Piergiorgio Severini (con in sottofondo le tradizionali martellate sulle impalcature degli operai), che al Giro di due anni fa lanciò la famosa frase “L’alcool non è compatibile con la nostra telecronaca…”. Ora che con lui c’è Ridolini forse si potrebbe rivedere il discorso. RAI che ha ormai consolidato uno spazio tivù per il Giro-Donne, ad un orario buono e soprattutto regolare nell’orario di messa in onda. Le interviste alle protagoniste non mancano, peccato che il lato promozionale dell’evento abbia ancora qualche crepa. Bene che nel TG sportivo del tardo pomeriggio si parli del Giro-Donne, ma sarebbe meglio non darne l’esito di giornata, quando la sintesi più estesa sta andando in onda quasi simultaneamente su RAI-Sport 2.
Altra cosa che manca è la pubblicità sulla corsa nei giorni che precedono il via della stessa; “....e con il commento tecnico di Ridolini, 25° Giro d’Italia femminile. Ogni giorno alle 18:15, in esclusiva dal cabiotto di RAI-Sport 2!” La pubblicità viene mandata in onda per tutte le gare importanti che la RAI propone (anche per il Tamburello o la pallamano. Roba forte insomma…), ma per il Giro-Donne non vi è traccia. Bella l’idea del tentativo, mai fatto prima, di proporre un servizio giornaliero sulle caratteristiche delle varie tappe, anche se la recitazione delle ragazze (specie quando fanno finta di essersi incontrate per caso lungo la strada) è di un livello quasi avvilente. La Max Lelli di turno è stata Serena Danesi. A quanto pare la nuova sigla del Giro-Donne è figlia del regista dei filmati di cui sopra (tal Jimmy Gianmario), e la parola “pedala” che viene ripetuta nel (breve) testo rimanda molto a quella del Giro dei maschietti che “Pedala” ce l’aveva come titolo. La ricorda talmente tanto che la cosa puzza di palese copiatura, con un ritornello pensato a tempo record e molto Walt Disney. Da notare che nel ‘collage’ conclusivo delle immagini considerate le più belle della corsa – mostrato come ultimo servizio in assoluto del Giro – la musica di sottofondo era decisamente meglio della sigla ‘ufficiale’. Nel prossimo articolo – forse l’ultimo – : il Giro che vorrebbero le atlete, quello che vorrebbe Ridolini, e il futuro del ciclismo rosa nostrano ch’è in crescita, a parte il trascurabile dettaglio che se alcune gare non saltano poco ci manca.

giovedì 17 luglio 2014

L'Ital-donne perde colpi, anche se la linea verde tiene botta.

Una tappa vinta e alcune giovani in evidenza, ma un 22 a 5 che anche stavolta fa del Giro d’Italia terra di conquista per le straniere, con Valentina Bastianelli che resiste arcigna sulla linea del Piave.
Iniziamo dalle note liete. Elisa Longo Borghini era una delle italiane più attese lì davanti. Il 5° posto conclusivo (la più brava delle nostre nella generale), fa ben sperare. Fino a quando le migliori della classifica non iniziavano a darsele di santa ragione – in senso ciclistico – Elisa teneva le ruote anche in salita e ogni tanto era lei a staccarsene qualcuna dalla scia. Ha iniziato bene il Giro, conquistando la piazza d’onore nella 1^ frazione di S.Maria a Vico, dietro alla Vos. Sgarbozza – noto manager ciclistico nonché personal trainer – ha iniziato subito a programmare la carriera della ragazza in vista delle prossime 15 edizioni. Continuiamo con buone notizie sulla ritrovata vitalità di Elena Berlato, che nella 3^ frazione (Caserta – San Donato Valcomino di 125 km.) è stata protagonista di una bella tappa. Dopo essersi inserita nella fuga di giornata con – tra le altre – la compagna Olds (buon Giro), la Scandolara e la Bronzini, ha forzato nella salita conclusiva costruendosi il secondo posto dietro alla Van Vleuten e davanti alla giapponese Hagiwara. Bene per l’appunto anche la Scandolara che, come nelle edizioni precedenti, è tra le più brave delle nostre nei primi 50 o 60 chilometri. Poi la stanchezza inizia ad appesantirle le gambe e la benzina finisce. Una caratteristica che aveva evidenziato anche l’anno scorso. Per mezzo Giro la veneta ha tenuto la maglia verde, poi le salite più lunghe – e le gambe della Pooley – hanno ristabilito le distanze. Giorgia Bronzini ha vinto bene la tappa di Fratta Maggiore confermandosi con un 3° ed un 2° posto nelle frazioni numero cinque (Cesenatico) e numero sette (Chiavenna). Quando aveva la Teutemberg di mezzo collezionava secondi posti, adesso ci pensa la Vos a romperle le scatole. Certo che se prima avevamo la Baccaille dietro alla Bronzini, adesso dietro a lei non abbiamo ricambi veloci. Queste tutto sommato le note buone.
“Tatiana mormorava calma e placida al passaggio….” eccetera, eccetera. Se prima del Giro le sensazioni e le dichiarazioni di Tatiana Guderzo erano improntate al basso profilo, con l’intento di far chilometri e trovare la forma. Il Giro corso ha dimostrato che la veneta della Cipollini ha visto giusto, correndo un Giro di mera presenza, grigio, senza il minimo spunto. Come arrivava una salita, ciao ragazze è stato bello, ci si vede domani alla partenza con gli occhialoni da circo. Da una bionda a una mora, da un sorriso che riempie con due occhi da maglia rosa a uno che al massimo della felicità somiglia a una smorfia per il mal di denti. Fabiana Luperini ha forse iniziato ad abbassare il sipario? Il suo ritorno ciclistico è arrivato al vero capolinea? Tenendo conto che la salita era l’unico terreno in cui poteva combinar qualcosa, domande legittime. A conteso alla Tati la maglia della classifica fantasmi e per un pelo non la vince. Discorso a parte per Valentina Bastianelli (voto 63), che faremo Alpina onoraria. Da diverse edizioni si scrive (qui almeno) di questa benedetta ragazza, marchigiana, che con uno spirito molto “La linea del Piave ci aspetta, avanti Savoia!” parte in solitaria senza timore alcuno sotto il cielo di Madre Patria, con speranze ridotte all’uno e mezzo per cento di avere la meglio. Stavolta l’atleta, che quest’anno difende i colori della Fanini di patron Brunello, ha vivacizzato la tappa di Fratta Maggiore con uno dei suoi tentativi solitari (e come sennò…). Meriterebbe una vittoria di quelle belle da ricordare, perché non è una campionessa, forse non lo sarà mai, se vede un cavalcavia è allarme rosso, però nel suo piccolo cerca di tirar fuori le palle. Una sua vittoria al Giro sarebbe bello poterla raccontare. Altre atlete hanno cercato di cavare un ragno dal buco senza riuscirci come l’ex tricolore Giada Borgato, altre hanno deluso come la Cauz (maglia bianca 2013) e Muccioli, ma vista l’età di entrambe non possiamo pretendere continuità di rendimento. Per fare concorrenza a Sgarbozza chiudiamo dando i numeri: con 9 frazioni contate per questa edizione (senza quindi il mini-crono-prologo), contiamo 5 presenze italiane nelle prime 3 posizioni di giornata (27 in totale). Facendo finta di cancellare l’ultima tappa di questa edizione (con 3 straniere davanti), e confrontando le altre 8 tappe restanti con l’edizione 2013 (che aveva per l’appunto 8 tappe in totale), il confronto ne perde perché troviamo un bilancio 2013 di 8 italiane giunte nelle 24 posizioni totali del podio di giornata. Nella prossima puntata ci buttiamo nel cinema perché al microfono RAI arriva Ridolini (ma ride solo lui), con spazio a Topolino e alle nuove leve del cinema italiano.

martedì 1 luglio 2014

Luglio; l'editoriale

Due mondi uguali e completamente diversi. Un sogno lungo 16 anni e un’utopia lunga un quarto di secolo. Nibali cerca la vittoria per consacrarsi a livello mondiale, il Giro-Donne cerca.
“Otto anni dopo la triste storia di Basso (leggi Fuentes) e le sacche dell’esimio dottor Fuentes (leggi Basso), l’Italia torna in Francia per vincere il Tour. Speranza è che Vincenzo Nibali possa riuscire nell’intento e poi cambiare aria. Il Tour si presenta come la gara dell’anno non solo per l’importanza che da sempre riveste, non solo per la caratura dei pretendenti, ma perché tutti i favoriti – Vincenzo compreso – si sono preparati esclusivamente per la corsa transalpina e avvicinati a questo appuntamento come meglio volevano. Le impressioni pre-Tour lasciano spazio a poche reali garanzie. Il Giro ha mostrato con Evans e Pozzovivo che avere una forma perfetta i primi dieci giorni non è cosa ideale. Storia vecchia. Niente di nuovo. Quello che sarebbe bello fosse nuovo è il futuro di Nibali, cioè riuscisse a vincere e a cambiare aria dal Team Astana, che non è una squadra come altre. I denari (tanti) arrivano ancora non si sa bene da dove, e chi comanda (Vinokurov) è un ex dopato, ex buon cliente di Ferrari, sospettato di aver comprato una classica e un titolo olimpico. Comprensibile che i (tanti) soldi offerti a Nibali siano stati importanti, ma da un ciclista che alcuni anni addietro si fece notare per il pensiero del ‘via i ladri dal gruppo’, andare a lavorare per un ex-ladro e volere come gregario Scarponi (due anni anche lui nel decennio scorso), beh, manca solo che in Astana formalizzino una proposta di lavoro per Ferrari. Luglio sarà mese per il Giro-Donne, che adesso – forse per questioni di puro copyright o marketing (oilalà, sarà mica che il ciclismo rosa riesce a fare marketing?) – viene denominato Giro-Rosa. Possono chiamarlo come gli pare ma la sostanza è che quasi ogni anno ci ritroviamo con un’edizione ch’è un bel tribolare per metterla in piedi. Stavolta è giusto mandare un plauso all’organizzazione per essere riusciti a riportare due giorni di corsa aggiuntivi. La gara raggiunge l’edizione numero 25. Un traguardo importante, che in questi ultimi anni vale doppio viste le magagne del fare ciclismo femminile in Italia (crisi o non crisi), e la sempre poca considerazione da parte di Federazione – tranne quando spuntano le telecamere – e da parte purtroppo di ancora troppi sedicenti appassionati, nei confronti dell’immagine donna-ciclista. La fatica dovrebbe essere unisex ma non è così. Una goccia di sudore maschile vale di più. Questione di mentalità d’ognuno di noi, e intanto il Giro-Donne cerca soldi, cerca visibilità, cerca attenzione dal pubblico, cerca considerazione dall’FCI, cerca, cerca e cerca ancora.“