«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 5 marzo 2009

Dilettante, ma quanto mi costi?


RIPORTO DA BICISPORT DI FEBBRAIO 2 TABELLE. SONO I COSTI DI UN GS UNDER 23 (DILETTANTI), PER UNA STAGIONE. IN QUESTO CASO SI TRATTA DI UN GS DI VERTICE. PER QUESTIONI DI SPAZIO NON RIPORTO TUTTE LE VOCI.

Totale spese: 460.500 euro. Dentro questa cifra ci sono alcune voci che dicono;

Medico 10.000
Esami atleti 5.000
Foto 5.000
Noleggio auto (2 ammiraglie) 15.000
Officina meccanica 6.000
Gasolio 20.000
Spesa alimentari 10.000
Telefono 5.000
Ritiri atleti 20.000
Alberghi/trasferimenti 7.000
Stipendi atleti (24) 135.000
Stipendi personale 118.000

ORA LE SPESE RICHIESTE DA GIORNALI O EMITTENTI TV, PER FAR APPARIRE ATLETI O SPONSOR DELLE SQUADRE. SEMPRE DA BS DI FEBBRAIO.

Anche qui riporto solo alcune voci.

Presentazione squadra con pranzo 15.000
Foto ufficiale GS 3.000
Servizio foto, 10 pagine, più invio foto su Mondo del Ciclismo, copertura foto per 12 mesi, servizi TV 15.000
Presenza su TV locale 2.500
Addetto stampa 12 mesi 10.000 (circa)

Non mi dispiacerebbe se Ale, che correva – mi corregga se sbaglio – da dilettante prima di metter su un blog sul ciclismo donne e girasse lo stivale in Cagiva, mi lasciasse una sua opinione/impressione su queste cifre “dilettantistiche”.
Ale, qual’era lo “spiegamento di forze” che faceva parte del tuo ambiente quando correvi? Com’era il tuo ciclismo da dilettante?

Nel prossimo post, doping e... le vostre opinioni su alcune cosette al riguardo.

2 commenti:

Ale ha detto...

Allora,lo spiegamento di forze nel ciclismo dilettantistico degli anni '80 era diviso in due: da un lato c'erano delle autentiche corazzate come la Carrera-Inoxpran che tra i pro faceva correre i vari Roche,Bontempi e company e aveva il suo junior team (organizzato in maniera professionistica) che faceva correre i suoi dilettanti (che allora si dividevano in 1a e 2a serie in base all'età), la Supermercati Brianzoli (diventata poi "Chateau d' Ax") dove correvano Bugno e Scirea, la Novartiplast Bresciaplast diretta da Olivano Locatelli che aveva in squadra corridori come Giupponi, Fabrizio Bontempi, Luigino Giovenzana (bel talentino, tanta classe, poca volontà)Alberto Elli, la Passerini Gomme del compianto Emilio Ravasio, la "Nuova Baggio San Siro" di Maurizio Bidinost (gran pistard), Moreno Argentin e Pierangelo Bincoletto, la Coalca,la Dari-Mec, la Mobili Lissone. Mi sono sicuramente dimenticato qualche squadra, comunque quelle sopracitate avevano una struttura professionistica per mezzi, staff, possibilità di andare in ritiro in Liguria d' inverno (sembra ridicolo, lo so che adesso vanno alle Canarie, ma una volta si usava così), corridori pagati ecc.
Ti starai chiedendo: e le altre squadre ? Erano quelle realmente dilettantistiche: poche potevano permettersi di fornire la bici ai corridori (te la compravi, cercavi di stare lontano da cadute, buche e incidenti vari e...pedalare!), rimborsi spese ? Manco a parlarne, alle corse ci si andava con la collaborazione dei papà che caricavano bici,corridori e panini in macchina "e via andare", il medico ? Si c'era, ma ci si andava un paio di volte l' anno (meglio così, comunque, il perché si sa...), di preparatori nemmeno l' ombra e difficilmente squadre come la mia potevano permettersi di andare a correre fuori dalla propria regione ( per dirla tutta, si sceglievano quelle gare che causa montepremi risicato venivano snobbate dai grossi teams). Il confronto era impari, vuoi perché le squadre grosse potevano permettersi i migliori, vuoi perché tra i dilettanti ( e parlo sempre degli anni '80) c'era chi preferiva non passare pro perché guadagnava di più (a 19 anni avevi a che fare con gente di 26-27 anni. Non andavi da nessuna parte!), vuoi perché...bé, si sa perché (fermo restando che il sottoscritto era un brocco!), vuoi perché potevano schierare al via tanti corridori ( io ho provato a correre con un solo compagno di squadra)e condizionare l' andamento della corsa a piacimento o quasi. Non c'era confronto. I budget ? Quelle "squadre lì", avessero avuto a disposizione i budget odierni li avrebbero sfruttati,comunque posso dirti che già 25 anni or sono erano necessari dei bei milioni di lire per metter su una formazione decente.
PS Quando correvo io, i dilettanti che correvano in unq grossa squadra erano considerati alla stessa stregua dei pro. Io, Il Mauro, il Fabio, il Massimo e tanti altri ragazzi animati solo dalla passione, che non hanno lasciato nessuna traccia nel ciclismo, che si sono sempre impegnati alla morte col poco/nulla del tutto/niente che avevano a disposizione, eravamo i veri "puri". Noi, quelli del ciclismo dei disgraziati, del ciclismo "povero", negletto (parafrasando il grande Mauro Corona) ci siamo divertiti un mondo nonostante l' assenza di risultati. Gli altri ? Quelli che dovevano correre per "passare"...boh, non lo so, non credo si siano mai divertiti e (a costo di sembrare ripetitivo) erano lontani anni luce dallo spirito del dilettantismo. Io non li ho mai invidiati, va bene così. Nessun rimpianto.Punto.
Ps Più che un commento, un post!

Manuel (Ciclismo PST) ha detto...

Questo si che è un commento che sarebbe da far leggere a tanti. Io l'ho letto 2 volte.
E poi, quando il mitico "Uomo di Erto" viene citato, alta si leva l'emozione.
(Mi verrebbe da dire il bottiglione, ma insommma...)