«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 30 maggio 2013

Promossi, bocciati.... le pagelline del Giro 2013.

ESISTE GENTE CHE SOLO A GIRO FINITO GUARDA QUESTO SITO. NON GLI PIACE? MICA PER QUESTO. MA PERCHE’ A CORSA CONCLUSA ARRIVANO LE MITICHE PAGELLINE IN ROSA (fatte a modo mio chiaramente). VOTO 10 AD AURO BULBARELLI SE….; ….se è stato lui a dire “No” a quella porcheria ciclistica ch’era diventata la trasmissione che Bartoletti conduceva verso mezzogiorno. Anche se pare che in mezzo a questa ‘dolorosa’ rinuncia all’interno del palinsesto rosa, ci sia lo zampino di RCS. Il cuor ci duole per l’avvocato Pasqualin che adesso dovrà trovare un’altro spazio televisivo per invitare e propagandare ciclisti e calciatori che lui segue come procuratore (ma non era ‘opinionista’ anche alla trasmissione della RAI per la serie B? Pensa che curiosa e fortuita combinazione...). VOTO 9 ANCORA PER AURO; se nell’assenza di Savoldelli c’ha messo il becco (ma stavolta non credo). Scelta di RAI-Sport, scelta dell’ex ciclista, o qualcuno ha guardato le squadre in cui ha corso Savoldelli nella sua carriera, i capitani per cui ha portato le borracce, e poi ha fatto due conti? VOTO 8 AL CORAGGIO DI CIPOLLINI; …per essersi fatto vedere in giro in alcune tappe e si sia messo a fare autografi, fotografie, strette di mano (con l’avvocato dietro al sedere, perché è notorio che quando te ne vai in giro per gli arrivi di tappa lo fai con il tuo legale appresso). VOTO 7 AL CASSANI MATTINIERO DEL TGIRO; bella idea quella di andare dalle squadre alla mattina per la colazione. Voto 9 al Cassani in ‘versione Auro’, che si mangia gli spaghetti all’olio alle 9 di mattina con Paolini, al tavolo della Katusha. VOTO 6 ALLA SIGLA DEL GIRO; un mio chiodo fisso che perpetuo negli anni. Purtroppo non usano la melodia completa di qualche anno addietro (pronti col 10!), ma pensando alle musiche di Paolo Belli non c’è paragone visto che faceva sembrare il Giro la corsa della sagra. VOTO 5; non saprei a chi dare questo voto intermedio. Se voi che leggete avete una qualche mezza idea…..VOTO 4 ALLE SCRITTE TV IN INGLESE; d’accordo che il Giro deve venire internazionalizzato dal punto di vista televisivo, ma insomma non esageriamo. Acquarone, che ci sei mica tu dietro ‘sta pensata? VOTO 3 A FRANCESCO PANCANI; al primo Giro commentato era stato bravo. Solo che poi di lì non si è più mosso. Ogni minima cosa che dice deve sempre farla seguire dall’assenso di Cassani; “Davide, quel vecchietto che abbiamo investito stamattina nel salire quassù, facendolo rotolare per diversi metri sull’asfalto, perché noi due alle 11 siamo già sbronzi…” Ci mettesse un po’ di suo nel lavoro. VOTO 2 A SUOR ALESSANDRA; ormai notoria la mia profonda ammirazione per la reggente del CSO (Convento della Sacra Omertà). Anche quest’anno si è portata dietro gli stessi medesimi commentatori degli ultimi anni, con le solite domande-non-domande da perfetta padrona di casa; “Allora Beppe…” – Conti e non Grillo, oppure – “Allora Silvio… – Martinello e non Berlusconi – quel ciclista ha bucato una gomma, che peccato…” “Eh si – la risposta di Conti, tutto sudato per l’impegnativa domanda postagli – quel ciclista ha bucato una gomma, veramente un peccato. Parliamo di Balmamion?” Tornando alla suora, molto bello sentirle dire alla Longo Borghini che “…finalmente parliamo anche di ciclismo femminile”, lasciandola parlare in totale libertà più di un minuto. Il ciclismo rosa ringrazia per l’immane sforzo, sicuri che così vivranno di rendita per un paio d’anni. VOTO 1 AI TEMPI; a quello del cielo (pioggia, neve, freddo…..) e a quello di Cassani, che nel mentre gli anni passano i suoi capelli scuriscono. Misteri della biologia o sono gli spaghetti della Katusha? VOTO 0; a quelli che fanno le pagelle sul Giro, di qualunque tipo esse siano, e a quel cretino di Danilo Di Luca.

martedì 28 maggio 2013

"L'ho fatto per i ragazzi di oggi" (venerdì 15 ottobre 2010).

NON E’ UN MISTERO CHE IL MONDO DELLO SPORT SPESSO CREI UNA ‘DIPENDENZA’ DALLO STESSO. SE POI HAI DEL TALENTO, VIVI IN MEZZO A GENTE CHE TI DICE SEMPRE SI, E UN GIORNO SCOPRI CHE IL GIOCO DEVE PER FORZA FINIRE…. La speranza è che adesso Di Luca passi un sacco di guai, per le rogne che ha portato a Luca Scinto, al Giro, e per l’ennesima imbecillità regalata al nostro ciclismo da uno dei suoi peggiori rappresentanti. Anche se Suor Alessandra, colonna portante dell’SCO (Sacro Convento dell’Omertà) ha già tentato di levigare la questione con la specifica del “caso umano” (andasse a guardare le famiglie che pagano 500 euro al mese di affitto e ne portano a casa 1200, con un paio di marmocchi da tirar su, prima di dire che il caso umano è Di Luca), fa piacere che i ciclisti più giovani – da Nibali in giù tanto per capirci – hanno preso bene le distanze dal cretino abruzzese, e parrebbe che un’azione legale nei confronti dell’ex ciclista della Fantini verrà fatta. Di Luca si merita di restare in mutande, se poi vorranno regalargliele rosa gli staranno ancora meglio. Scrissi in data 13 febbraio del codesto anno di Grazia che i ciclisti più giovani dovevano; “…..Staccarsi, prendere le distanze, andare avanti per la propria strada. E se qualche “vecchio” santone del ciclismo o qualche ex ciclista degli anni passati gli desse del ragazzetto arrogante, dicano a quel santone o a quell’ex ciclista di andare a vedere le cronache anti-doping degli ultimi tre lustri, dicendo che i giornali non li hanno scritti loro ma chi ha semplicemente riportato la cronaca.” Certamente non basta. Ma è l’inizio che ci vuole. Danilo Di Luca rappresenta quella categoria di persone incapaci di capire che la vita non è solo classifiche, interviste, o gente sorridente che ti applaude anche se sputi per terra. La vita ‘normale’ per molti atleti è una realtà che non riescono a comprendere. Quella che racconta di un litro di latte che ti manca in frigo e devi andare a comprartelo, che il rotolo di carta igienica vicino al water non lo trovi sempre pronto per via dello Spirito Santo, ma perché te lo devi cambiare quando vedi che mancano poche ‘rullate’ alla sua fine. Situazioni vissute in maniera più o meno uguale da Schumacher (Michael), Armstrong, oppure l’innominabile (per la cricca RAI) Cipollini, con il suo rientro alle gare tentato dopo un paio d’anni dal ritiro. Un rientro, quello di Re Imbroglione, che durò pochi mesi. Seguirono altri tentativi di reinserirsi nell’ambiente prima come ‘motivatore’, come tecnico, poi come un simil-preparatore atletico – qualcuno ricorda quando seguiva le ragazze della MCipollini? – e il tentativo di un nuovo rientro nel 2012 (la Vini Fantini usa biciclette Cipollini e l’anno scorso il percorso del Giro era molto ‘morbido’ nella sua prima metà). Per fortuna Scinto gli fece capire subito che non era cosa. Succede. Quando sali su di una bicicletta che sei un ragazzetto delle scuole medie, capita che se mostri talento trovi chi ti sprona a proseguire. Allora, gasato in totale buona fede da questo, lo fai. Magari cogli risultati di primo piano che automaticamente ti convincono a continuare. Quasi ogni giorno passi ore a pedalare per migliaia di chilometri ogni anno, la bici diventa la tua vita. Se poi sei un ciclista forte, sei un’atleta che fa la differenza, finché vinci trovi spesso persone che ti dicono sempre si, e faranno sempre il possibile per continuare a farlo. Diventi figlio dell’ambiente, finché ne diventi dipendente, parli e incontri solo persone che hanno a che fare con la bicicletta, credi che finché riuscirai a stare in sella a quegli aggeggi che oggi costano lira di Dio riuscirai a stare al mondo, perché prima di vincere con la bicicletta nessuno ti guardava. Poi quando scendi capisci che non sai nemmeno attraversare la strada senza qualcuno che ti dica come si fa. Gli anni passano, e quando ne sono passati tanti non lo accetti. Te lo tieni per te, però nel contempo cerchi di non uscire mai da quel mondo. Diventi come il bambino consapevole che se scende da quella giostra, facilmente non si divertirà più. In quel mondo ci sei cresciuto, mentre sai che se nell’altro ti chiederanno di piantare tre chiodi in un pezzo di legno, a metà del secondo lo starai già piantando storto. E questo è meglio non succeda. Succede ogni giorno nello sport, nell’ambiente del cinema, della musica, della politica, in tanti ambienti. Di Luca una vittima? No. Di Luca per restare nel ciclismo, nel mondo degli applausi, della notorietà, ha imbrogliato. Per di più lo ha fatto ancora, fregandosene di quel che faceva al suo corpo, alla gente che lavorava con lui, allo sport che praticava. Lui che andava a parlare nelle scuole per riabilitare la sua immagine, e raccontava ai ragazzi quello che non dovevano fare. Per far correre lui, Luca Scinto è stato obbligato a lasciare a casa un altro dei suoi ciclisti. e visto che Di Luca è stato integrato nella squadra pochi giorni prima del Giro, chi ha dovuto rinunciare probabilmente stava facendosi un sedere tanto per correre la corsa da almeno due mesi, forse tre. Danilo poteva restarsene a Pescara nel suo negozio di biciclette, che a quanto pare è pure un bel negozio. Davide Malacarne della Europcar ha scritto giustamente del suo ‘Tweet’ che l’abruzzese andrebbe pigliato a calci in c**o. Se un giorno mi capita di incrociarlo di nuovo in bici – Malacarne, non Di Luca – mi viene voglia di dirgli che casomai gli presto io le mie scarpe da lavoro con la punta anti-infortunistica.

lunedì 27 maggio 2013

La vittoria 'normale' di un uomo normale.

Vediamo di farla breve su di un punto. Inutile stare qui a menarla con discorsi sul ciclismo di casa nostra che adesso ha ritrovato un Campione, che Vincenzo è figlio dell’Italia e figlio di tutti (Gazzetta dello Sport). Questo è il solito essere italiani per salire sul carro del vincitore. Vincenzo è figlio dei signori Giovanna e Salvatore Nibali. Non è un’oggetto che adesso possiamo passarci di mano, la spilla che possiamo puntarci sulla giacca per fare i fighi con valori costruiti dalle fatiche altrui. Punto. Quando Vincenzo Nibali arrivò tra i professionisti rappresentava, con Riccardo Riccò e Giovanni Visconti, la speranza ciclistica di Casa-Italia per questo decennio. Visconti, a livello nazionale, non mancò alle aspettative. Tre titoli nazionali su strada sono cose da pochi negli ultimi decenni, anche se il suo talento a livello internazionale deve ancora farsi vedere, nonostante due vittorie al Giro di quest’anno da togliersi il cappello (specie la seconda, anche se la prima gode del fascino dei trequarti del Galibier). Riguardo a Riccardo Riccò inutile sprecar tempo. Vadano in malora lui e Di Luca. In quegli anni Vincenzo Nibali viveva già con l’alone del ciclista bon la testa buona per le corse a tappe: riflessivo, paziente, sereno di testa. Nonostante sembri che il salto di qualità lo stia facendo solamente adesso, quest’ultima differenza è stata costruita negli anni dell’allora GS Liquigas, oggi Cannondale. L’Astana lo ha tesserato nel periodo migliore della sua carriera, e probabilmente ne godrà i migliori frutti ciclistici. In più hanno il merito di aver fatto migliorare sensibilmente Nibali a cronometro. Lo si vede da come il siciliano pedala ora sui ‘trespoli’ usati contro il tempo. Ma il Nibali che oggi si trova a suo agio nel ricchissimo GS Kazako, e che non ha ricordi entusiasmanti per il puntiglioso ambiente italiano dei suoi ultimi anni di carriera, ha potuto trovare proprio con gli allora verde-azzurro l’ambiente migliore per essere il forte ciclista attuale. Quando in Liquigas arrivò Ivan Basso – atleta vittima della sua stessa imbecillità ciclistica, che quasi certamente gli ha portato via il periodo buono per vincere il Tour – Nibali poté si avere addosso gli occhi di quelli che guardavano lontano, ma ebbe la possibilità di sfruttare l’esperienza di quello che in quel periodo rappresentava, nonostante tutto, il miglior ciclista italiano per le corse a tappe. Basso non nascose mai, fin dall’inizio, che per le qualità che s’intravedevano in maniera sempre più evidente nel siculo, Vincenzo era il futuro. Non si può dire che Basso fu decisivo perché ognuno mette anche del suo nelle cose che fa, ma il lombardo fu certamente importante da lì (era il 2009) fino a tutto il 2011. L’Anno dopo infatti Nibali avrebbe già iniziato a ‘camminare’ da solo. Il varesino arrivava dagli anni precedenti in cui aveva studiato all’università del Tour, doping compreso purtroppo. Ciclista che in Francia ha conosciuto la pressione di una corsa devastante da questo lato, lo ha voluto vicino come gregario nel Giro 2010. Gara che Vincenzo probabilmente poteva anche vincere. In più, la dirigenza della Liquigas, quella che al siciliano non dava la libertà che adesso trova in Astana perché: “...stabilivano loro cosa dovevo mangiare” (caro Vincenzo, fossero queste le cose fastidiose!...), gli hanno dato la possibilità di correre in maniera graduale le corse più importanti, vedi il Giro sopraccitato. Poi è arrivato il turno del Nibali che pedalava da solo. L’allievo che oggi ha superato il maestro. Cresciuto nel rendimento come Basso, un passo alla volta, Nibali ha vinto il Giro di Spagna (2010) alla prima occasione in cui la Liquigas decise che il momento per una squadra ‘sua’ era arrivato. L’anno successivo arrivarono le azioni del Nibali che attaccava spesso troppo presto e che; “….se avesse fatto questo così, e poi quest’altro cosà, e poi quest’altro ancora così…” come ricordava Silvio Martinello – noto vincitore di Giri di Lombardia – stava invece anche prendendo le misure del suo motore, oltre a che a cercare di vincere la gara. L’anno scorso il siciliano comincia a dividersi con Basso gli obiettivi principali della stagione. Decide di puntare alla Tirreno-Adriatico e la vince, vuole cercare la vittoria nella Liegi e poco ci manca, salta il Giro perché vuole capire quanto vale in Francia e arriva sul podio francese, quest’anno ripunta e rivince la Corsa dei Due Mari davanti a due che si chiamano Froome e Contador, vince il Giro del Trentino (già vinto nel 2008), viene al Giro per vincerlo e se lo porta a casa in maniera netta. Cosa gli manca? Umanamente che i giornalisti ora non gli chiedano la Luna, anche se hanno già iniziato a farlo. Ciclisticamente la classica importante, forse il Mondiale che quest’anno si corre in casa, e se ormai corresse il campionato italiano schifo non farebbe. Per la Vuelta c’è tempo, sperando che la metta nella sua lista delle gare. Intanto si goda questo Giro, tribolato, ghiacciato, piovoso, che ha perso pezzi per strada (Wiggins, Hesjedal) o anche prima (Basso), ma che Nibali ha sempre avuto sotto controllo. Chiamiamola freddamente la naturale evoluzione di un talento, sportivamente il giusto premio per chi è stato il migliore. Senza la nauseabonda retorica che a tonnellate hanno scaricato nel convento televisivo di Suor Alessandra.

lunedì 13 maggio 2013

Quando omertà e silenzi infiniti profumano di presa per il c**o (nostra).

La notizia riguardante le ormai famose tabelle di Eufemiano Fuentes – il dottor doping del decennio scorso, degno erede di Conconi (in ‘faro’ degli anni ’80) e di Ferrari (quello degli anni ’90) – che hanno fatto finire sulla prima pagina della Gazzetta l’ex Re Leone Mario Cipollini ad inizio febbraio, ha fatto si che da quei giorni Re Imbroglione sia totalmente scomparso, eclissato dalla scena. Ogni anno, dopo essersi ritirato, non mancava di fare qualche comparsata durante il Giro, specie quando le frazioni toccavano la Toscana. Da mesi nessuna notizia, nessuna dichiarazione, se non quelle del suo legale al tempo della notizia. Purtroppo poco spazio è stato dato – se non quello misurato al minimo dovere di cronaca – anche a Boogerd o Schumacher al riguardo delle loro confessioni legate al doping. Dopo il doping assunto “come mettere l’acqua nella borracia” di Armstrong, sembra che il doping assunto “come mangiare un piatto di pasta” di Schumacher sia da mettere sotto al tappeto e sia cosa di secondo piano. Su Cipollini è sceso un velo di silenzio totale, blindato. D’altronde quando sei amico di tutti quelli che oggi stanno in tivù a raccontare il ciclismo, per quest’ultimi resta ben poco da poter inventare. Meglio stare zitti, evitare l’argomento, nemmeno sfiorarlo, che tanto l’appassionato cretino ha la memoria corta e quindi tiriamo avanti il carretto dell’omertà facendogli credere che il doping sia solo americano. Di certo la Gazzetta dello Sport, che aveva proprio in Cipollini un suo collaboratore al Giro, non ha pubblicato quelle tabelle senza garanzie. Se fossero cose campate in aria le denunce dell’atleta sarebbero già partite da un pezzo, e la Gazzetta non va a mettere in prima pagina una bomba come quella giusto per vendere. Cipollini sarebbe stato anche uno dei testimonial migliori per i Mondiali toscani, e l’imbarazzo provocato dev’essere stato bello grosso. Mario pensi alle sue biciclette vendute a peso d’oro e lasci perdere il farsi rivedere in giro. Tra le pagine della rivista CyclingPro – dove il leccapiedismo non è di casa come su altre testate e perciò di Cipollini si parla – emerge che un altro ciclista italiano, specialista di classiche, sarebbe stato una decina di anni addietro nell’elenco clienti di Fuentes. Però nessuna notizia su questo. Per Armstrong che va a pisciare c’è sempre spazio per due righe.