«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 17 dicembre 2015

Si riparte, col profumo d'Olimpia nell'aria

Con alcuni nomi importanti su cui aleggia il vento dell’uscita dal gruppo, e altri che hanno iniziato a splendere di luce propria, l’anno olimpico prende il via.
I campioni sono tornati sulla bicicletta, aiutati nelle prime pedalate da lidi ben tiepidi e assolati. Una stagione, quella che ripartirà tra non molto, contrassegnata da un appuntamento principe. La disputa delle Olimpiadi fa si che la prova ciclistica brasiliana diventi un forte obiettivo stagionale. Diversi big del gruppo – vedi Nibali, per non andare lontano da casa nostra – hanno cerchiato in rosso questo appuntamento. Percorso selettivo, aperto a chi ha doti da finisseur, quindi buono per molti protagonisti. Ma in generale si va verso l’inizio di un ricambio generazionale che tra questa stagione e la prossima dovrebbe perdere alcuni pezzi da novanta. Contador ha mezza annunciata la sua probabile ultima stagione già al Giro scorso, chiacchiere hanno preso vita intorno a Boonen e Cancellara, mentre Gilbert e Valverde sembrano instradati verso quel pensiero. Ci sono però anche stelle ben più giovani che hanno nei nomi di Quintana, Sagan o Aru atleti che nella seconda metà di questo decennio paiono destinati ad essere protagonisti assoluti. Sagan iridato è un qualcosa che ‘doveva’ diventare cosa concreta per molti. Leggerezze tattiche, nei finali di alcune classiche, sono costate al ciclista Tinkoff vittorie importanti, pesanti, prestigiose. Collezionista di maglie verdi francesi (quattro di fila fino a questo momento!), con la vittoria di Richmond lo slovacco entra nel club degli atleti che, conosciuta l’affermazione importante, in caso di secondo posto è meglio abbiano un buon motivo per raccontarlo. Così Aru, che grazie ad una programmazione stagionale divisa da quella di Nibali (il primo al Tour, l’altro al Giro), dovrebbe potersi concentrare al meglio per l’università ciclistica del Tour. Dovrà essere protagonista, perché due podi al Giro e la vittoria nella Vuelta sono una discreta ‘fregatura’ in caso di Tour al di sotto delle attese. Anche Nairo Quintana ha perso da un pezzo il suo paracadute, causa due podi al Tour e la vittoria nel Giro 2014. Così mentre Sagan dovrà vedersela con le ultime stagioni di due giganti come Cancellara e Boonen, e intanto avrà in Degenkolb (Sanremo e Roubaix nel 2015: l’avevate già dimenticato per caso?), Kristoff e Terpstra due altri grandi avversari, Quintana e Aru paiono destinati a essere i più forti protagonisti del prossimo lustro ciclistico dedito ai Passi di Alpi e Pirenei. Di motivi per avere una stagione appassionante ce ne sono un sacco, intanto si parte.

martedì 8 dicembre 2015

Il ciclismo davanti al caminetto (4^ p.)

C’erano il triste muro di Berlino, l’irripetibile Commodore 64, il gigante Enzo Ferrari, e poi l’Unione Sovietica, i paninari, i Ciao elaborati con la sella lunga, e un tizio che iniziò a fare il ciclista della domenica.
Questo è il periodo dedito allo smontaggio e alla pulizia della bicicletta, in maniera ben più robusta che non durante la stagione di pedalate. La smonti, la pulisci nei suoi pezzi grandi e piccoli, fai lo sgrassaggio (termine tecnico molto noto) di talune parti, le risistemi, grasso dove serve, olio dove serve, e via così. Un lavoro che ti porta via alcuni giorni: oggi il telaio, domani le ruote, un altro momento catena e parenti stretti. Visita medica alle gomme, ai pattini freno, al nastro manubrio e avanti. Un momento simil-sacro, dove se apri le orecchie la bicicletta ti parla e ti dice se l’hai usata con criterio oppure no. Si tratta di una specie di periodo di trapasso tra l’anno che va e quello che ti aspetti arrivi. Quando a Dio piacendo risalirò in sella, a fine gennaio/inizio febbraio, sarà il 30° anno da ciclista della domenica. In linea generale è solo l’allungarsi di una lista, perché c’è gente che pedala da molto più tempo. Personalmente lo vivo come un traguardo che non pensavo di raggiungere quando ho iniziato nella seconda metà degli anni ’80, ma ora siamo qua. Riordinare ricordi e momenti sarebbe troppo lungo, per alcuni magari noioso. Per me sarà l’inverno in cui attaccherò la terza stella. La conclusione del mio terzo decennio di pedalate sarà portatrice di ricordi e quando tra due mesi risalirò in sella saranno delle prime (gelide) pedalate molto particolari. Anche se solo idealmente, porterò con me i miei pochi amici di pedalata. Ormai credo che loro la bici la prendano in mano quando la devono spostare per dare una spazzata con la scopa. Quindi sarà un’annata dove i ricordi dei decenni passati avranno la precedenza sulle sensazioni del momento. Proprio per questo potrebbe essere un’annata simpatica, anche se vi sarà il contraltare dato dal dispiacere di doverli ricordare in faticosa solitudine. Più che le strade o i posti penso a quelle cose che ci facevano ciclisti molto alla mano. Quando iniziammo nessuno tra noi aveva le cose oggi considerate banali. Scarpe da ciclista con aggancio rapido? Fantascienza! Il casco? Quando saremo campioni! Fibra di carbonio sulle bici? Lasciamola per la NASA! Gatorade o Enervit? Mentre ci pensi, allungami un altro bicchier di vino! Per dirla tutta, l’ultimo punto non se né mai andato. Non fa molto sportivo che non deve chiedere mai, ma chi se ne frega per dirla elegante.

martedì 1 dicembre 2015

Dicembre, l'editoriale

“In questi anni la questione Lampre – scoppiata nel 2012 ma riguardante gli anni 2008/2009 – è andata avanti dal punto di vista burocratico/legale. Notizie al riguardo quasi zero. Cunego ha chiesto l’assoluzione e vediamo come andrà. Per tante altre persone coinvolte la cara vecchia (e italica) strada della decorrenza dei termini è la via difensiva più amata, anche perché solitamente da noi ha spesso successo, grazie alle terrificanti tempistiche giudiziarie italiane. Forse non sapremo mai se la Lampre aveva davvero messo in piedi un’organizzazione doping di squadra – anche se in maniera indiretta, cioè lasciando fare agli atleti senza fare loro troppe domande – e se lo sapremo sarà magari troppo tardi per punire gli eventuali colpevoli. Chissà poi se la prossima stagione rivedremo in gruppo il quasi dimenticato Alessandro Ballan, che qualche mese fa si dichiarava speranzoso di tornare in gruppo per cercare di chiudere la carriera, senza l’epilogo di una squalifica per manipolazione del sangue tramite la nota ozono-terapia. A Cunego, forse davanti all’ultimo inverno da ciclista, auguri di potere venir assolto con formula non piena ma pienissima, a Ballan di ritrovare serenità, a tutti e due di accettare quello che verrà nel caso nessuno tra loro riuscisse nei rispettivi intenti”.