«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

venerdì 23 dicembre 2011

Il ciclismo davanti al caminetto.



QUESTO E’ UN’ARTICOLO “PARTIGIANO”. DI QUELLI IN CUI UNO SE LA SUONA E SE LA CANTA. QUESTO PER CORRETTEZZA NEI CONFRONTI DI CHI LEGGE.
“PER L’ATLETA (DELLA DOMENICA) CHE NON DEVE CHIEDERE MAI!”, PARLIAMO DI INTEGRATORI. OGGI LO SPORT SEMBRA TALE SOLO SE VISSUTO IN QUESTA MANIERA.

La mia passione per doping e dintorni (!) fa si che ogni tanto compri anche dei libri sull’argomento. Impressionante vedere quanti prodotti esistano oggi per ogni cosa. Se domani mattina troverete l’integratore specifico da usare dopo uno starnuto (perdita di liquidi?), state tranquilli è tutto normale.
Oggi possiamo acquistare degli integratori per il post gara o il post allenamento, in maniera tale da poter “spingere” il nostro corpo a correre più veloce verso il recupero. Se papà, mamma e tal Padreterno vi hanno forgiato in un certo modo, avvisateli che il loro Copyright è andato in malora. Il vostro corpo è stanco? Avere bisogno di 25/30 ore per recuperare un determinato sforzo fisico? Sveglia mammolette!, pigliate una bustina di questo e vedi se dopo 20 ore non sei lì che consumi l’asfalto a passarci sopra! Personalmente considero questi prodotti “acceleranti” come il primo entusiasmante passo verso il doping.
Ricordate quando diversi anni addietro lo staff medico della Juventus finì in tribunale, perché somministrava creatina ai suoi giocatori? Si gridò, anche giustamente, al pericolo doping nel pallone. Oggi la creatina potete comprarvela senza problemi in farmacia, tanto è presente nel libero mercato, ma potremmo anche chiamarlo super-mercato, degli integratori.
Molto bello il “linguaggio” pensato e usato da chi scrive libri pro-uso di questi prodotti. Non parleranno mai in maniera negativa di una sostanza “integrante”. Ci diranno di cosa è fatta (solitamente con paroloni lunghi mezza riga), ci diranno a cosa serve, e per rispondere alla domanda “Mi fa bene o male?” allora si appoggeranno sul famoso studio dell’egregio professor, cavalier di gran croc, emerit dott, gran figl di putt., visconte COBRAMM!!!, che vi dirà tutte le cose che voi non chiedete.
Dal punto di vista economico tutti zitti chiaramente. Mai dire che la frutta secca vi darà le stesse calorie (calorie = gambe che girano) della famosa barretta energetica, costando meno della metà a parità di peso del prodotto, e che la prima regala una digeribilità migliore perché è soltanto un pezzo di frutta senz’acqua e quindi semplicemente più naturale, e quindi meglio “accettata” dallo stomaco. E non si può certo dire in giro che spendendo una decina di euro all’anno, possiamo prepararci qualche decina di borracce sapendo quel che beviamo, con un semplice “intruglio” casalingo. Oppure che se volete tanta energia a pochi soldi, con il miele… vabbè dai!, non voglio annoiarvi, soprattutto parlando di cose che non sono alla moda. Dopotutto questo era un’articolo dove me la cantavo e suonavo.
Chiudo con la pubblicità sulle riviste; “Scatta oltre il limite!” oppure “…per affrontare tre quarti del percorso senza sentire la fatica” (ci rendiamo conto?), e tutte frasi che sono pensate apposta (gli slogan pubblicitari sempre più frequentemente vengono valutati da psicologi, che credete?) per farci credere che quando stiamo facendo sport diventiamo una specie di genìa superiore, e che quindi non possiamo accontentarci di mangiare cose “normali”. Marmellata? Roba da ragazzini! Sarà per questo che non cresco mai quando sono sulla bici?
W la Guderzo e buone feste a chi se lo merita sul serio.

sabato 10 dicembre 2011

Il ciclismo davanti al...... caminetto?



COME OGNI DICEMBRE ARRIVA IL MOMENTO IN CUI PRENDIAMO DA PARTE LA NOSTRA COCCA, E LA TIRIAMO A LUSTRO. SONO QUEI GIORNI IN CUI RIESCI AD ESSER UN TUTT’UNO CON LEI, ANCHE SENZA PEDALARCI SOPRA.

La radio è accesa. Un po’ di musica fa sempre bene quanto si può averla vicina. Sopra il tavolo della cantina straccio, liquido pulente e sgrassante per catena e compagni, chiave a brugola per smontare questo e quest’altro. Il termometro della “caneva” (la cantina, nel mio dialetto) segna 9 gradi. La mia piccola finisce in cantina solo una o due volte l’anno. Quando ci sono le pulizie pesanti.
Via le ruote, via i copertoncini dai cerchi, via portaborracce, catena, moltipliche, via pure il cambio; per certe cose ti voglio nuda baby, lo sai! Graffi al telaio. Un paio, piccoli, sono nuovi. In primavera non c’erano o non li avevo visti. Pulisco il telaio. Nel passare lo straccio sui tubi, mi sembra di sentire la bici dirmi; “Ooohh, finalmente,…” come un gatto che si stiracchia di gusto, dopo il sonnellino sopra il cofano tiepido della mia macchina. Dalla radio i Roxy Music con un loro vecchio successo. Che rogna pulire bene i freni.
Telaio mio sei lindo adesso. Prima sembravi il sangue di Riccò. Ora le ruote, che sono il gioco della pazienza. Lascio perdere. Non c’è fretta di rivestirti piccola, continueremo domani. Penso a quei graffi “nuovi” sotto il tubo obliquo, e mi vengono in mente le sassate, involontarie, che le ruote dei miei amici a volte mi sparano addosso. Saranno quei “TENNG!” improvvisi a lasciarmi la firma?
Che palle pulire i raggi che “cadono” nel mozzo. Caro, vecchio e usato spazzolino da denti, ma lo sanno i ciclisti che per certi angoli quasi impossibili sei fantastico? Ora i raggi lavorati di straccio, uno per volta, fino al cerchio. Ecco fatte anche le ruote.
Che pazienza per il “pacco” dei pignoni. Mancano cambio, catena e moltipliche. Quello che è il lavoro di fino. Devo ricordarmi di dare una tirata a qualche raggio nella ruota dietro. Basta per oggi. Tre quarti del lavoro è fatto. Forse domani sarà tutto finito; “Dai Manuel, finirai domani. Dove ti scappa senza ruote?” mi dice simpaticamente dal muro Maurizio Fondiest. La Bronzini, Indurain, Pantani, Armstrong ne convengono, insieme agli altri amici “inchiodati” al muro delle scale a scendere in cantina. Saluto anche loro e salgo in casa.
L’odore del petrolio (bianco raffinato, se interessa) riempie la cantina. La catena starà mezz’oretta in ammollo. Dov’è il pennellino? L’avevo messo sul tavolo due minuti fa cazzarola! Le moltipliche sono facili da pulire. Ci vuol più tempo a montarle. Intanto la catena è sempre in ammollo. Ora il cambio. Amico mio, sei sempre “incarognito” li dentro? Fa vedere… eh si, anche quest’anno, che palle amico bello! Ma visto che da 10 anni mi funzioni come un’orologio….
Manca la catena. Oplà!, vai di pennello adesso, che togliamo il lercio raccolto dalla strada. Staccio, e via con l’asciugatura. Ormai sto finendo, ultime pulite ai portaboraccia. Su le moltipliche, il cambio, le ruote che hanno come vestito camera d’aria e copertoncini. Vai di olio nel movimento centrale, sui “coni” delle ruote, una goccia di numero sui freni, e ora dai che la catena torna al suo lavoro. W le chiavi apri-catena!
Piccola, sembri quasi nuova! Una centratina alla ruota dietro… fatto, finito! Radio su “Off”. Ora su nello stanzino, su nel cavalletto, lenzuolo a coprirti e adesso dormi. Ci siamo fatti un bel giro baby, quanti posti m’hai fatto rivedere in questi tre giorni in cantina!

martedì 6 dicembre 2011

Il ciclismo davanti al caminetto.



RAPPORTI CON GLI SPONSOR, L’ADDETTO STAMPA, L’IMMAGINE DA OFFRIRE PUBBLICAMENTE, L’ACCOMPAGNATORE (?),… TUTTE COSE CHE OGGI SERVONO A UNA SQUADRA DI CICLISMO DI MEDIO-ALTO LIVELLO. QUANTO SI POTRA’ TIRARE ANCORA LA CORDA?
SI PERCHE’ PARLIAMO DI DILETTANTI!

Con l’arrivo del mese di dicembre quasi tutti i protagonisti e protagoniste della prossima stagione sono tornati a faticar di gambe. Così anche per i ciclisti dilettanti, se tali si possono chiamare. Difatti è omai dalla metà degli anni ’90 che il ciclismo si è rivelato come una specialità sportiva sempre più costosa. Tant’è che queste cose si riflettono anche nelle categorie inferiori. Pensate che una squadra juniores costi poca roba?
Se si tratta di una squadra dilettantistica di medio livello, state certi che 80/100.000 euro potete metterli in conto. Questi soldi sono comprensivi di valori in denaro sonante, e costi di materiali di vario genere. Lasciando stare le figure del direttore sportivo, di un paio di meccanici, di un massaggiatore, di un segretario, oggi troviamo anche figure che 30 anni fa manco le cercavi; l’accompagnatore (cosa s’intenda poi per accompagnatore non si sa), la persona che cura i rapporti con i mass-media, in qualche caso troviamo una persona che deve “costruire” l’immagine di un GS da proporre al pubblico, per far si che gli sponsor siano soddisfatti dei soldi che spendono.
Parlando di una realtà sportiva “dilettantistica”, fa abbastanza impressione di quali possano essere gli investimenti per sostenere gli atleti durante la stagione. Esiste un cosiddetto parco macchine, che prevede almeno un paio di ammiraglie (che non sono delle Panda!) e un furgone è obbligatorio. Chiaro che queste vetture, che solitamente percorrono grosse distanze annuali, abbiamo per questo motivo la necessità di controlli più frequenti sulla loro affidabilità, senza contare le spese a cui tutti noi siamo soggetti (assicurazioni, bolli, benzina, ecc…).
Se avete un’idea anche minima di quelli che sono i costi di biciclette e vari accessori (pneumatici, borracce, camere d’aria, catene, ecc), state certi che in una squadra con soltanto una decina di ragazzi escono cifre di spesa astronomiche. Spese che non riguardano soltanto gli attrezzi del mestiere (biciclette) ed i mestieranti (i ciclisti). Pensiamo ad esempio ai soldi che vengono dati ai ragazzi sottoforma di capi d’abbigliamento. Provatevi a compare un paio di calzini da ciclista, e moltiplicate la vostra spesa per 8/10 paia per ragazzo, moltiplicato a sua volta per tutti i componenti della squadra. E parliamo di calzini!
Fino a qualche decennio fa sapevi che il dilettante era, solitamente, un ragazzo che si alzava alle sei di mattina, alle sette iniziava a lavorare, all’una arrivava a casa e alle due saliva in bici per 80 chilometri d’allenamento, che diventavano 120/140 la domenica se non c’era la corsa. Cose quasi da album dei ricordi. Oggi il dilettante è un semi-professionista.
E non crediate che nella categoria juniores non girino soldi. Se sei uno che di gare ne vince, qualche bel premio di tipo “filigranato” ci scappa volentieri. E alla fine dell’anno state certi che non parliamo di 500 euro messi là. Ma con costi sempre più forti per mantenere tutto questo, quanto puoi tirare ancora la corda per tenere in piedi un carrozzone che di “dilettantistico” ha sempre meno?

giovedì 1 dicembre 2011

Dicembre: l'editoriale.



LA NOSTRA FEDERCICLO NON DEVE ABBASSARE LA TESTA DAVANTI ALLE LAGNE DEI CICLISTI CHE HANNO AVUTO ROGNE CON IL DOPING. LA SECONDA CHANCE L’HANNO AVUTA; NON AVER DOVUTO “ANDARE A LAVORARE”!

“Il divieto deciso dalla Federciclo, su spinta pesante del Coni, riguardo al non convocare ciclisti che hanno avuto squalifiche per doping in nazionale, o al divieto di poter correre i campionati nazionali, fa discutere fin dalla sua applicazione. È recente l’idea di Basso di scrivere a Di Rocco per cambiare questa presa di posizione. Facilmente il bi-vincitore rosa troverà diversi ciclisti concordi (Scarponi, Petacchi, Di Luca,…), in modo da far tornare questi atleti nel giro azzurro.
Speriamo che Di Rocco rifiuti, perché questi sportivi hanno avuto la loro famosa seconda chance. Invece di dover “andare a lavorare” sono tornati in gruppo, sono tornati in squadre di primo piano quasi tutti, hanno riavuto i loro stipendi che sono comunque sempre migliori di gente che si fa un sedere così quasi ogni mattina per sbancare il lunario.
Che la nazionale italiana perda in qualità siamo d’accordo, ma bisogna farla finita di chiudere un’occhio per comodità di possibili vittorie, e iniziare invece a “tirare la volata” ad uno sport meno pieno di sporcizia (mai si riuscirà ad eliminarla tutta), che adombra quegli atleti od atlete che cercano di fare sport veramente pulito.
L’atleta, dopo aver imbrogliato, o tentato quest’ultima carta, ringrazi il cielo che può tornare a gareggiare. Patetiche, per essere elegante, le considerazioni che tal giornalista ciclistica televisiva (indovinate chi) ha fatto in passato, dicendo che gli uomini meritano la possibilità di ripartire perché chi si rialza dopo essere caduto e aver pagato merita rispetto. Stando a questo discorso uno può imbrogliare 10 volte, ma siccome vuole rialzarsi 10 volte merita una seconda possibilità. Ma questa stramaledetta seconda possibilità quante seconde volte la dobbiamo dare?
Di Rocco mantenga questa linea sicuramente impopolare, ma che deve essere portata avanti con decisione. Quando arrivò l’obbligo sull’uso del casco tanti a lamentarsi, quando arrivò l’esame del DNA tanti a lamentarsi (Bettini tra tanti), mi pare che il mondo è andato avanti lo stesso. Rinunceremo a Basso, alla Bastianelli, a Di Luca, alla Cucinotta in azzurro, ma ne guadagneremo in quella linea derisa dai più che si chiama onestà. Cassani disse in passato che chi deve correre esibendo certificati medici, meglio lasci perdere. Poi l’ex ciclista non è più potuto tornare sull’argomento. Forse perché da 15 anni a questa parte c’è stato un moltiplicarsi di persone “malate” che fanno ciclismo, senza distinzioni di categorie?
Fermiamoci qui perché si rischia di essere noiosamente ripetitivi, visto che certo concetti di questo articolo sono stati scritti e riscritti già tante volte in questi anni.”




mercoledì 23 novembre 2011

Il ciclismo davanti al caminetto.



CONTINUANO I TRAVOLGENTI MOMENTI DEL CICLISMO DAVANTI AL CAMINETTO. STAVOLTA CI DIAMO SOTTO ALLA GRANDE CON LA CULTURA.

Guarda che bellina la cima tutta bianca,
la bici adesso dorme, la gamba è un poco stanca.
Trionfa un buon novello, quì sopra il tavolino,
le bestie dormon tutte, dall’orso al topolino.

Ci sono dei ciclisti, ma non alla mattina,
ne vedi solo il naso, e sfidano la brina.
Si pensa al sol d’aprile, oppure a quel d’agosto,
che adesso vola basso e presto è già nascosto.

Pian piano all’orizzonte arrivano le feste,
e tutti son più buoni, ma quante belle ceste!
La nebbia agli irti colli piovigginando sale,
e sotto il maestrale mi ficco dentro un bar.

Correndo con la mente, si pensa a quel ch’è andato,
lo scrivi sullo schermo e quel ch’è stato è stato.
Ricordi ben più vivi, li ho di me ragazzo,
ma meglio non far rima, sennò ci scrivo *****.

Allora torno serio e penso ad occhi chiari,
secondi solamente a una pole della Ferrari.
Riguardo dentro al cuore, rivedo quant’è bella,
ricorda il retrogusto di pane e mortadella.

Si svuota la bottiglia, finisce la poesia,
che incredibilmente è tutta cosa mia.
Riguardo in cima al monte e osservo quella neve,
e penso a quando cade, silente, fredda e lieve.




lunedì 21 novembre 2011

Il ciclismo davanti al caminetto.


Manuel Moz “Il mio ciclismo” (2011).
Olio su tela, collezione PST Museum – Feltre (BL).

UN’AUTUNNO, CON DECISE GELATE MATTUTINE E DAL FORTE SAPORE INVERNALE. CON ESSE TORNA IL PERIODO DELLE RIFLESSIONI A BICI FERMA.
TORNA SULLE PAGINE CICLISTICHE ANCHE IL “CATTIVO” ETTORE TORRI, STAVOLTA PIU’ OTTIMISTA (MAH!...).

Ettore Torri torna a farsi sentire, suonando una musica diversa dall’autunno scorso. Secondo il procuratore del Coni, nell’ultimo anno il ciclismo puzza meno di falso, mentre per il Pm Roberti il calcio è troppo chiuso. Dalla Francia intanto, l’ex tennista Yannick Noah spara energiche bordate contro lo sport spagnolo in genere. Lasciando stare le ultime due cose, che non dicono niente di nuovo, curiosiamo su una cosa.
Circa un’anno addietro Torri aveva scosso il ciclismo di casa nostra, grazie anche ad un titolo di convenienza della Gazzetta dello Sport. Nel dettaglio andò così;
mercoledì 6 ottobre 2010 la Gazzetta titola a pagina 25; Torri shock “I ciclisti sono tutti dopati” l’articolo porta la doppia firma di Maurizio Galdi e Valerio Piccioni. Pier Bergonzi inizia un suo commento a lato (stessa pagina) titolando l’articolo “Sbagliato e inopportuno”.
D’accordo che era meglio non sparare a zero, ma nel sottotitolo e all’interno dello stesso articolo principale la frase incriminata; “I ciclisti sono tutti dopati” assume un significato abbastanza diverso, visto che il pensiero del Pm viene riportato integralmente e completato dalle parole; “Non sono l’unico a dirlo e i ciclisti che ho interrogato, nessuno escluso, mi hanno detto che tutti si dopano”.
Come mai Torri è stato messo in croce per quel titolo; “I ciclisti sono tutti dopati” per diversi mesi, ma nessuno si mai preso la briga di discutere sul contenuto di tutta la frase e non solamente l’inizio? C’è una forte differenza dal dire “son tutto dopati” a dire “me lo hanno detto tutti quelli che ho interrogato”. Con la prima sembrava che Torri se ne fosse uscito di suo dalla sera alla mattina, ma dalla frase completa si evince che è il risultato degli interrogatori fatti a ciclisti indagati.
Bergonzi continua nel suo commento con; “…Fa doppiamente male perché dire che sono tutti dopati è una nota stonata e sopra le righe.” Torri invece non disse questo. Ma la frase non verrà più riportata interamente, perché il riferimento ai ciclisti avrebbero tirato in ballo proprio i girini interrogati. A allora sarebbe stato bello sentire i giornalisti chieder ai ciclisti; “Perché avete detto quelle cose?” Sarebbe stato, quello si, un vero terremoto.
È bastato invece un dettaglio, mezza frase non più riportata interamente, per far diventare, l’anno scorso, un uomo peggio del diavolo. Poi che Torri sia più ottimista, ricordo che il divieto dell’uso di aghi per il recupero e la cura degli atleti, ha fatto alzare discussioni, facendo definire ridicola la novità da Suor Alessandra e compagnia “commentante”. Pensavate come stavamo messi prima del Giro, altro che la simpamina di Magni o Taccone!

martedì 1 novembre 2011

Novembre; l'editoriale.



Prima di tutto due righe per ringraziare i “visitors” che hanno lasciato le loro idee, riguardo all’argomento dell’articolo sul ciclismo rosa. Sono state raggiunte punte di visitatori giornalieri mai viste (oltre 60 in un’occasione). E ora il solito momento d’inizio mese.

TRE ANNI SENZA VINCERE DELLE CLASSICHE IMPORTANTI. NEMMENO IN QUEST’ANNATA, DOVE DIVERSE SECONDE LINEE HANNO PORTATO A CASA VITTORIE CHE FORSE VALGONO UNA CARRIERA.
NELLA CRONOMETRO SIAMO SCOMPARSI O QUASI. LA PISTA, CHE E’ LA BASE, VIENE TENUTA IN PIEDI CON LO SCOTCH. SIAMO STATI COPIATI IN PASSATO, PERCHE’ NON FARLO NOI ADESSO?

“Vincenzo Nibali tenta il colpaccio al Giro di Lombardia. È una di quelle azioni audaci, che piacciono alla gente, che giornali e giornalisti riportano sempre volentieri perché nel ciclismo d’oggi; “Non si osa più” e discorsi di questo tipo. Se a Vincenzo gli va bene Suor Alessandra se lo sposa tra le interviste e l’anti-doping e Beppe Conti gli fa da testimone salutando il nuovo Messia del ciclismo di casa nostra. Evviva, confetti per tutti, paga Sgarbozza.
Ma gli va male e allora ecco nel dopo gara Silvio Martinello, noto vincitore di classiche, iniziare il Festival dei; “se Vincenzo così, se Vincenzo cosà, se Vincenzo di qua e poi anche di là, cuccuruccuccù, paloma!”. Della serie, se io avessi tre palle sarei un marziano e farei una fortuna che manco Siffredi.
Nel concreto, da tre anni gli italiani non vincono una grande classica. Un’eternità, dal punto di vista ciclistico, per una Nazione come la nostra. Oggi le nazioni di riferimento sono quelle di Sua Maestà (l’Australia è colonia britannica). Nazioni che hanno studiato il ciclismo di casa nostra, lo hanno conosciuto – gli australiani fanno ritrovi in Italia, anche coi loro Under – e vi hanno portato specialisti arrivati dalla pista che oggi sono protagonisti della strada. Come gli statunitensi che dalla seconda metà degli anni ’80 hanno fatto incetta di esperienze europee, per portare qualcosa di nostro negli states (anche il dottor Ferrari ormai che c’erano).
Non siamo più la scuola ciclistica che era esempio di organizzazione e risultati come negli anni ’90. Abbiamo vissuto di rendita, ma poi il credito è finito. Di questo si deve tener conto, soprattutto sul tavolo dei Capi (Federazione), ed ecco l’occasione per ripartire e riprogettare tutto o quasi. Dagli Under agli elite. Come fai? La base dev’essere costruita sugli uomini, le persone, i tecnici che abbiano competenza e la pazienza.
Un bel titolo ISEF come punto di partenza ci sta bene, e lo metterei d’obbligo. Col discorso del centro per il ciclismo che Bicisport sbandiera da almeno 15 anni inutile farci delle righe. Se da tutti quelli a cui ne parlano si sentono dire che è una bella idea, ma non si è mai fatta, un motivo ci sarà. Torniamo a rivalutare la pista non soltanto quando manca un’anno a un’Olimpiade, seguiamo i giovani a cronometro – specialità che abbiamo preso a pesci in faccia negli ultimi 15 anni – e cerchiamo competenza per quanto riguarda la guida delle ammiraglie dei vari GS. Il campione del mondo su strada viene dalla pista, la campionessa del mondo su strada è una ciclista che da alcuni anni vince anche gare in pista.
Le basi ci sono, Bettini ha convocato a Copenaghen diversi giovani, ha voluto fare dei ritrovi durante l’anno. Lui le motivazioni ce le ha. Nel settore rosa Salvoldi (a proposito, lui il suo diploma in Scienze Motorie ce l’ha) è più avanti di tanti altri, con tremila euro al mese e meno chiacchiere. Ma dietro a questi due CT ci dev’essere un pensiero unico, dove la competenza dev’essere base per riempire le crepe formatesi dell’aver sottovalutato specialità importanti come pista e cronometro.
Nel decennio scorso Max Sciandri diceva ai tecnici italiani di passare in Inghilterra per dare un’occhiata al lavoro che stavano mettendo in piedi coi giovani. Ma i tecnici italiani, strapieni della loro grande autorevolezza ed esperienza, non ci pensavano nemmeno di andare a perder tempo per vedere come lavorava una Nazione che di lì a pochi anni avrebbe iniziato a bastonare gli avversari.





sabato 29 ottobre 2011

Lamezia Terme; 5 dicembre 2010.

WWW.LAMEZIATERME.IT PER LEGGERE DELLA CONDANNA CHIESTA PER IL PLURIOMICIDA.

sabato 1 ottobre 2011

Ottobre; l'editoriale.



SPAGNA, USA, ITALIA, FRANCIA, SVIZZERA. L’AUTUNNO CICLISTICO PORTERA’ CON SE IL LOMBARDIA, IL GIRO 2012, MA ANCHE L’AVVICINARSI ALLA CONCLUSIONE DELL’ENORME INCHIESTA ANTI-DOPING (NON SOLO CICLISTICO) INIZIATA NELL’ESTATE DELLO SCORSO ANNO.
UN LAVORO COLOSSALE PER DIMENSIONI ED IMPORTANZA DEI NOMI INDAGATI. L’EPICENTRO? ITALIANISSIMO; LA PROCURA DI PADOVA.

L’ indagine è forse la più importante mai messa in piedi negli ultimi decenni. L’obiettivo principe è il dottor Michele Ferrari e tutti i suoi assistiti passati e presunti attuali. Il nome “italiano” che tiene le redini di quest’inchiesta è quello del P.M. Benedetto Roberti, magistrato che da tre anni conduce le indagini più pesanti del doping in Italia. Riccò, Petacchi, Sella, Di Luca ed altri si sono seduti davanti a lui negli ultimi anni, e di cose ne hanno raccontate. Roberti è anche la persona che coordina il gruppo di lavoro che, a livello internazionale, sta cercando in ogni dove per trovare, se esistenti, le prove dell’eventuale doping del fuoriclasse americano Amstrong e di altri atleti, non solo ciclisti, che avrebbero in passato o starebbero oggi approfittando dell’operato del dottor Ferrari. Michele Ferrari è inibito dal CONI. Nessun tesserato può averci a che fare, altrimenti squalifica fino a 6 mesi. I nomi interessati dall’indagine riguardano un centinaio di persone tra medici, atleti e società. Non sono mancate nei mesi scorsi perquisizioni ad alcuni gruppi sportivi.
Le indagini non vivono soltanto di intercettazioni o pedinamenti, ma anche di controlli su conti bancari di mezzo mondo. Anche la Svizzera, solitamente cassaforte prediletta, ha dato piena collaborazione in questo, facendo emergere curiose combinazioni di nomi (prestanome) che indirettamente portano ancora a Ferrari.
Tutto è iniziato a luglio 2010 con un’unione d’intenti della polizia di Francia, l’Interpol, la Food and Drug degli Stati Uniti (ricordate Marion Jones finita in galera?), l’Italia con la Finanza di Padova e i NAS di Firenze, la Guardia Civil di Spagna e la polizia Svizzera per monitorare gli spostamenti degli atleti ma più ancora gli spostamenti di capitali.
A Benedetto Roberti è stato consegnato il premio Bardelli. Riconoscimento assegnato a chi dedica il suo impegno nella lotta conto il doping, e per la diffusione dello sport etico. Devastante il suo intervento alla consegna del premio, dove ha raccontato di giovani sportivi a cui venivano somministrati EPO, GH, sostanze coprenti, anche scadute. Raccontando anche di un famoso ciclista che aveva esaltato il pubblico a bordo strada, e dopo due ore di domande piangeva perché aveva capito che lui avrebbe pagato le sue colpe, mentre chi lo aveva aiutato nell’imbroglio forse no.
Cosa potrebbe cambiare rispetto al passato? Che l’inchiesta ha fin dall’inizio lavorato con una ragnatela larghissima per proporzioni, restringendosi sempre più proprio per non concentrarsi solo ed esclusivamente sugli atleti. È stato scoperto il probabile iter burocratico che serviva a mascherare finanziamenti illegali, aggirando eventuali investigazioni con il sistema che “ufficialmente” riguardava contrattazioni per i diritti d’immagine degli atleti. Inutile dire che quando si parla di diritti d’immagine, non è certamente questione di atleti di secondo piano.
Considerazione personale; dal Giro d’Italia è stato vietato l’uso di siringhe per le pratiche mediche nel ciclismo. Scelta criticata durante i giorni del Giro da Suor Alessandra e anche dall’ex ciclista Savoldelli (ex di Telekom, Discovery Channel, Astana ed LPR; vi dicono niente?) nelle loro valutazioni al processo alla tappa di maggio, considerandola una decisone esagerata. Cosa dispiace a questi professionisti del microfono? Che la gente possa così capire che i ciclisti fino a ieri non si affidavano soltanto a 20 minuti di buon massaggio e a una bella bistecca per cena, quando tornavano in albergo? Spiacenti cari e, se volete tenervi il vostro ciclismo, candidatevi per far parte dell’UCI invece di criticare sempre McQuaid quando questi non è lì a sentirvi, per poi star zitti quando ce l’avete a tiro. Oppure dite le stesse cose ad Adorni o Di Rocco che da un pezzo dell’UCI fan parte.
Questo mese Giro di Lombardia e presentazione del Giro a metà mese. E ora un po’ di vacanza.

lunedì 26 settembre 2011

Quell'Italia che vince (ancora).



MENTRE ADESSO SARANNO IN TANTI PRONTI A SALTARE SUL CARRO VINCENTE DELLE RAGAZZE DI SALVOLDI, SI E’ CHIUSA L’AVVENTURA IRIDATA DI COPENAGHEN.
PER IL TERZO ANNO CONSECUTIVO, PROPRIO L’ALTA META’ DEL SELLINO HA SALVATO IL SEDERE ALL’FCI.

Va in archivio un’edizione iridata che ciclisticamente parlando è stata avara come poche. Nemmeno la buonanima di Walt Disney poteva avere fantasia sufficiente per inventarsi qualcosa, su di un percorso in cui l’ostacolo più delicato era rappresentato dal “prendere” sul lato destro una rotonda, a due chilometri dalla fine.
Nelle categorie del domani, sembra che ci si debba attendere un ritorno in grande stile della Francia. I “bleu” hanno vinto le prove juniores e dilettanti maschili in maniera netta. Nell’altra metà del sellino, mancando di categoria under 23, il ciclismo femminile juniores porta l’iride alla Gran Bretagna. Ma senza categoria “di passaggio” per le elite, lo scalino è talmente grande che non si può fare ancora molto affidamento nel futuro, riguardo alla britannica Clara Hughes.
Per quanto riguarda i nostri rappresentanti avevo scritto che il cambio generazionale, a volte scelta obbligata, avrebbe potuto rappresentare un handicap. Infatti nel momento in cui l’Italia di Paolo Bettini doveva impostare la volata per Bennati, negli ultimi 4-5 chilometri, quest’ultimo si è ritrovato da solo a guardarsi intorno. Un po’ ridicolo. E siccome tra Bennati e Cavendish ci sono due scalini di differenza, o hai la squadra o combini poco. La nazionale italiana si è liquefatta sotto il sole primaverile dell’autunno danese.
È stata nuovamente l’orchestra elite del CT Salvoldi ha far capire (per la 4 volta in 5 anni) che un gruppo iridato non lo puoi costruire soltanto con l’entusiasmo. Le ragazze italiane vengono da diverse squadre, che per tutto l’anno corrono l’una contro l’altra. Ma siccome il lato forte di Salvoldi è di ricercare la qualità, unita ad una silenziosa serietà, la base di partenza è sempre sicura. Monia Baccaille e Giorgia Bronzini fanno a gomitate tutto l’anno in volata, ma al momento buono Monia “serve” all’atleta della Forno d’Asolo un bis-iridato come non si è visto da nessuno in tutto il mondiale. Così Tatiana Guderzo, anche lei “nemica” della piacentina durante la stagione, le resta vicina tutta la corsa per tranquillizzarla sull’andamento della gara. E quando la gara è entrata nelle fasi decisive, ecco saltar fuori la Cantele, la D’Ettorre, la già citata Baccaille. Dopo che le “ragazzine” (Longo Borghini, Cecchini e Scandolara fanno nemmeno 60 anni insieme) hanno controllato la prima metà della corsa, le senatrici hanno preso in mano la regia negli ultimi chilometri.
Questa è l’Italia di Salvoldi. CT che guadagnando 35.000 euro all’anno ha portato 108 medaglie all’FCI tra Mondiali, Olimpiadi, Europei, pista, strada in linea, strada a cronometro, elite, juniores. Commissario Tecnico che segue ragazze che lavorano mezza giornata e poi si allenano, altre che studiano e poi vanno in pista fino all’ora di cena, e poi tornano sui libri magari ficcandoseli dentro il borsone per portarseli dietro in giro per l’Europa, perché appena tornate avranno un dannato esame da superare.
Personalmente racconterei volentieri questo ciclismo se ne avessi le possibilità. Chi può farlo (TV, siti pseudo-specializzati, riviste) iniziasse una buona volta. La storia di quello che ha il pane fresco e lo lascia invecchiare per lamentarsi che nessuno lo mangia ha stufato. Almeno chi scrive.

sabato 24 settembre 2011

W LE DONNEE!!



ANCORA IN CIMA AL MONDO,ANCORA GIORGIA BRONZINI!
TERZO MONDIALE IN QUATTRO ANNI PER L'ITALIA, IL TERZO CONSECUTIVO.
UNA GARA NOIOSA COME MAI VISTO AD UN MONDIALE, SI RISOLVE NEGLI ULTIMI 500 METRI GRAZIE AD UNA STREPITOSA MONIA BACCAILLE CHE LANCIA GIORGIA ALL'IRIDE SU STRADA 2011.
SECONDA, PER L'ENNESIMA VOLTA, MARIANNE VOS, TERZA LA FAVORITA TEUTEMBERG.
PER IL CT DEI RECORD SALVOLDI ARRIVA LA MEDAGLIA NUMERO 108!! FANTASTICO!

venerdì 23 settembre 2011

THE LITTLE QUEEN



LUCY GARNER PORTA IN REGNO UNITO L'ORO JUNIORES DONNE. JESSY DRUYTS ARGENTO (BELGIO), CHRISTINA SIGAARD (DANIMARCA) AL 3o POSTO.
ALL'ULTIMO GIRO BELL'AZIONE DELLA RATTO E DELLA TEDESCA KROGER CHE POTEVANO GIOCARSI IL TITOLO (ARRIVANO A QUASI 40" DI VANTAGGIO), MA MOLLANO DI BOTTO A POCHI CHILOMETRI DALLA FINE. NELLA VOLATA FINALE LE ITALIANE VANNO IN BAMBOLA E RACCOGLIAMO UN MODESTO OTTAVO POSTO.

martedì 20 settembre 2011

SORRISI TEDESCHI (e l'Italia ancora non si vede).


Andate a dare un’occhiata al podio a crono 2010.

USCITA CON UNA FORMA IN CRESCENDO DAL GIRO DI TOSCANA, JUDITH ARNDT VINCE L’IRIDE CONTRO IL TIC-TAC, IN UNA GARA FALSATA NEI DISTACCHI DALLA PIOGGIA.
PIU’ BRAVA DI TUTTE LA POOLEY (3^) CONSIDERANDO IL PERCORSO, 2^ LA VILLUMSEN. MALACCIO L’ITALIA DELLA COPPIA CANTELE-LONGO BORGHINI. PREVISTA PIOGGIA FINO A VENERDI. SARA’ UN MONDIALE CON CLIMA DA CLASSICA DEL NORD?

martedì 13 settembre 2011

PER PROVARCI ANCORA!


Con il miglior gruppo al mondo a livello di nazionale elite, le Salvoldi’s’Angels tornano in sella (foto; 2010).

ECCO I NOMI ELITE PER I MONDIALI DANESI.
TRAINATI DALLE RAGAZZE DEL PLURIVINCENTE CT SALVOLDI, CERCHIAMO IL DIFFICILE TRIS NELLA PROVA IN LINEA.
TRA I MASCHIETTI UNA SQUADRA CON BENNATI CAPITANO PER IL FINALE, E TANTI “ROMPIBALLE” PRONTI A SCALDARE LA CORSA.

Ci saranno due mine vaganti che nelle prove in linea elite saranno spauracchio per tutti, velocisti e non. Marianne Vos e Philippe Gilbert cercheranno probabilmente di tenere il gruppo unito il più possibile, per approfittare del finale in salita che assegnerà la maglia iridata.
L’Italia si affida principalmente a Giorgia Bronzini, con la speranza che il tratto finale di Gelong 2010, simile a quello di quest’anno, dia lo stesso esito. Fattore da considerare il tempo meteorologico. Siamo in Danimarca e non sulle coste del Mediterraneo. Se arriveranno giornate da ombrelli aperti, le temperature saranno da classiche del nord, ed un tè caldo potrebbe sostituire volentieri una birra fresca.

DONNE ELITE (un’altra atleta verrà decisa dopo il Toscana femminile che si corre in questa settimana)

Monia Baccaille (Campionessa d’Italia in linea 2009 – 2010)
Giorgia Bronzini (Campionessa del mondo in linea 2010)
Noemi Cantele (Campionessa d’Italia linea e crono 2011)
Tatiana Guderzo (c’è lei e tanto basta)
Elena Cecchini
Valentina Scandolara
Elisa Longo Borghini
Cronometro; Elisa Longo Borghini – Noemi Cantele

UOMINI ELITE

Manuel Belletti
Oscar Gatto
Mattia Gavazzi
Sacha Modolo
Daniel Oss
Luca Paolini
Manuel Quinziato
Matteo Mauro Tosatto
Giovanni Visconti
Elia Viviani
Cronometro; Adriano Malori – Marco Pinotti

sabato 10 settembre 2011

FIESTA!



L’occasione che arriva una volta in carriera, e ti può cambiare quest’ultima!

JUAN JOSE’ COBO ACEBO VINCE IL GIRO DI SPAGNA.
DIRE CHE SIA UNA SORPRESA E’ FORSE POCO. ALMENO UN PO’ D’ITALIA RIESCE COMUNQUE A SORRIDERE, VISTO CHE VINCENZO NIBALI NON HA MAI MOSTRATO LA GAMBA PER FARE LA DIFFERENZA.

Parlando di GS Geox (oppure Diadora, ch’è lo stesso) almeno un po’ di tricolore riesce a trovare soddisfazione. Con la vittoria di Juan Josè Cobo si chiude la stagione dei Grandi Giri, nonostante il ciclista di Torrelavega si sia dovuto guardare dalla coppia Sky Froome/Wiggins che lo ha “pedinato” in classifica nell’ultima settimana.
Fino a sette giorni fa sembrava che Bradley Wiggins fosse il favorito per l’affermazione assoluta, non solamente per le qualità del ciclista stesso, ma per la qualità del Team Sky, certamente più forte del GS Geox. Purtroppo per lui la Vuelta aveva già avuto il suo assestamento finale con l’arrivo sul tremendo Alto dell’Angliru.
A parte gli italiani che cercavano la gamba per Copenaghen, il bilancio azzurro è abbastanza deludente. Michele Scarponi ha avuto problemi di salute, facendo accendere la luce rossa allo scalatore della Lampre fin dalle prime montagne. Visto che il Tour non lo ha corso, speriamo non sia colpa di un qualche virus. Solitamente queste cose si “tirano avanti” anche per settimane. Vincenzo Nibali cercava il bis dopo la “roja” del 2010, ma non ha mai dimostrato il colpo di pedale che poteva fare la differenza. Ha tenuto testa ai migliori per due settimane, restando in orbita maglia rossa, ma la terza parte della Vuelta è stata decisiva in senso negativo.
Con la vittoria di Cobo è iniziata la volata finale per la stagione ciclistica 2011. Un gregario di Carlos Sastre e Denis Menchov riesce in quello per cui i suoi capitani erano destinati nelle attese della vigilia di stagione.
Ora attendiamo la lista della Federazione Ciclistica Italiana per Copenaghen (martedì?).

giovedì 1 settembre 2011

Settembre; l'editoriale.


VUOI PER LE DISPOSIZIONI ANTI-DOPING DELL’FCI, VUOI PERCHE’ PRIMA O POI ARRIVANO ANNI IN CUI I CICLI SI CHIUDONO PRIMA DI RICREARSI, I MONDIALI AZZURRI DI COPENAGHEN SARANNO PIENI DI GIOVANI SPERANZE E POCHE GARANZIE.
SUL FRONTE ROSA INVECE, FORSE QUALCHE CAMBIAMENTO DATO DAL PERCORSO.

Paolo Bettini ha probabilmente già deciso l’ossatura della sua Nazionale per Copenaghen. Il Giro di Spagna in pieno svolgimento, ed alcune “classiche d’agosto” del calendario nazionale, daranno sentenza sulle scelte finali del CT azzurro. Ci affidiamo principalmente a Daniele Bennati, che però non ha mai dato garanzie sulle lunghe distanze. Storia nota di come il velocista del GS Leopard abbia sempre patito i chilometri della Sanremo, ricordando che i 280 chilometri di Copenaghen richiederanno freschezza (per quanto possibile) anche oltre “quota” 250.
Quel che sembra emergere tra le righe, è che dal punto di vista del pedigree ciclistico la nazionale maschile porterà in Danimarca molte speranze ma poche garanzie. Il veneto Modolo gode di buone impressioni in generale da parte dei famosi addetti ai lavori. Ad agosto ha infilato diverse vittorie in pochi giorni. Ben venga una condizione strepitosa ma se quest’ultima fosse arrivata due settimane più tardi, sarebbe stata cosa più gradita al CT. Ci affidiamo – se convocato – al suo entusiasmo.
Chiusa l’epoca azzurra dei vari Basso, Di Luca, Scarponi, Petacchi, Rebellin, per fesserie varie con il doping e decisioni della Federazione (il coraggio arriva sempre tardi, e stavolta ci è voluto il CONI), Bettini deve continuare un’opera di transizione iniziata l’anno scorso, per quello che forse sarebbe stato l’allora ultimo Mondiale del povero Ballerini. Probabilmente questa è la prima vera Nazionale di Bettini, che non quella del 2010.
Forse la Nazionale 2011 sarà – pedigree dei singoli atleti alla mano – la più debole da diversi anni. Attualmente Bennati e Visconti sembrano i nomi in prima linea. A livello internazionale non hanno risultati di primo piano, anche se i tre titoli nazionali di Visconti meritano tanto di cappello. Si parla di Modolo che, per ora, non ha risultati pesanti. Per il resto le voci si rincorrono tra tanti nomi, soprattutto giovani, perché l’orientamento sembra quello d’iniziare un ciclo nuovo.
Pochi giorni addietro RaiSport 2 fece vedere le immagini dei Mondiali 1992. La Nazionale italiana aveva nomi semplicemente impressionanti; Moreno Argentin, Maurizio Fondriest, Gianni Bugno, Franco Chioccioli, Claudio Chiappucci insieme. Tutti ciclisti che erano capitani nelle rispettive squadre. In una parola; qualità. Trovavi ciclisti come Ballerini che facevano da gregario.
Ricordate gli anni proprio di Ballerini come CT? Metteva in squadra Tafi, Bartoli, Casagrande. In altre occasioni Cunego, Basso, Bettini, Ballan, Rebellin. Tutti ciclisti che in quegli anni erano capitani nelle rispettive formazioni. In una parola; qualità.
Bettini lavori sulla qualità in primis, cercando magari dei gregari “di lusso”. Parli con Vincenzo Nibali, ragazzo capace anche di grandi lavori di copertura e lo convinca a non slacciare gli scarpini dopo la Vuelta. Discorso a parte per Filippo Pozzato. In questo periodo fa parlare di sé per aver cambiato squadra 3 volte in un mese (Geox, Lampre, Farnese) senza essersi ancora mosso dalla Katiusha. Probabile che di fronte ad un ragazzo che sembra non sapere cosa vuole (professionalmente parlando), ci sia una persona poco tranquilla (umanamente parlando). Allora Bettini telefoni a Tosatto per portare quella quintalata di esperienza che in un Mondiale “facile” può fare la differenza una volta entrati nella soglia dei 200 chilometri. E poi via libera ai Modolo, Gatto, Oss, magari Ulissi, Capecchi, Viviani, Belletti. Ma per quanto i cicli prima o dopo si chiudano, non rinunci a partire dalla qualità come base, per quanto l’entusiasmo delle gambe giovani sia sempre ben accetto.
AZZURRO-ROSA; la nazionale rosa vede in Giorgia Bronzini la ciclista di punta della squadra. Da mesi Giorgia pensa solamente a Copenaghen, e vista la bassa difficoltà del percorso potrebbe essere decisione del CT pluri-vincitore Salvoldi cambiare qualche nome per portare delle passiste dedite unicamente a “coprire” le necessità della Bronzini durante la corsa.
L’Italia rosa degli ultimi anni aveva un livello generale di squadra altissimo, forse come mai prima. Infatti tre Mondiali in quattro anni, con tre cicliste diverse, non sono casualità ma frutto di un ciclo iniziato nel 2006. Ma le caratteristiche del percorso non assomigliano alle ultime edizioni iridate.
Probabili riferimenti; Bronzini in primis, con Cantele e Baccaille. Il “Toscana” ci dirà se le varie Berlato, Guderzo, Scandolara verranno impiegate, visto che questo è un Mondiale da ruote veloci, dove Germania e Italia su tutte saranno le Nazioni (Germania soprattutto, grazie alla super favorita Ina Yoko Teutemberg), che cercheranno di tenere la corsa legata fino al termine.






domenica 28 agosto 2011

Dal palo alla frasca; e chissenefrega.



PER FAR CREDERE CHE QUESTO SITO ABBIA UN CERTO LIVELLO CULTURALE, DEDICHIAMOCI A RIFLESSIONI CICLISTICO/ECOLOGISTE. SALTIAMO DA PALO IN FRASCA, E VEDIAMO CHE MINESTRONE SALTA FUORI.

Un’immagine che ogni anno ritorna e che possiamo rivedere e rivivere, almeno finché non arriveremo a tagliare il nostro traguardo, è quella legata al silenzioso tramutarsi del creato verso il colore autunnale. Un cambio di vestito che alcuni non riescono a sentire come altri, perché magari circondati da palazzi, incroci stradali, enormi cartelloni pubblicitari variopinti, e gente che rischia la pelle per andare a comprare il giornale all’edicola dall’altra parte della strada. Progresso.
Da 50 anni a questa parte, noi uomini abbiamo inventato una parola; ecologia. Una volta infatti l’ecologia non esisteva. Era semplicemente vita di tutti i giorni.

“Vorrei che tutti potessero ascoltare il canto delle coturnici al sorgere del sole, vedere i caprioli sui pascoli in primavera, i larici arrossati dall’autunno sui cigli delle rocce…” (Mario Rigoni Stern)

La bicicletta riesce a portarti in cento angoli del mondo. Anche se forse la bicicletta è solamente la “macchina” che può darti la possibilità di arrivarci. Il tutto grazie alle nostre gambe, che iniziano a spingere dopo un’ordine partito dal cervello, sospinto a sua volta da un desiderio che nasce nell’animo. Ma questi sono discorsi da sport psico-non-so-cosa, discorsi cervellotici che possiamo mettere da parte.
Quello che la bicicletta ti da è salute. A volte ti porta amicizie, spesso non viene usata quando ci vorrebbe. Avete mai fatto ritorno a casa col nervoso nell’animo? Non hai voglia di far niente. Ti senti stanco anche se non lo sei poi tanto. Fatevi mezz’ora di corsa a piedi, pedalate due ore su una bici. Uscirete da casa portando con voi malumori vari. Tornerete portando a casa soltanto stanchezza. Il nervosismo lo avrete scaricato in qualche angolo del mondo a prender polvere.

“L’essenziale è invisibile agli occhi, lo si vede solo col cuore” (A. De Saint-Exupery)

Dove abito io l’autunno ti manda i suoi avvertimenti nelle mattine di fine agosto. Non abbiamo bisogno dei colonnelli dei telegiornali per sapere che la stagione cambia. Le siepi, le foglie degli alberi, sono manifesti che ti scrivono, ti parlano, ti mettono sull’avviso.
La bicicletta mantiene buone le gambe ed il cuore. Non devi pagare l’RCA, non devi pagare il bollo di circolazione, non devi pagare benzine varie, non devi pagare revisioni, non ci sono bollini blu (da pagare!), non devi pagare parcheggi, non inquini, non fai casino.
Fai fatica. Questo si. Ma se abbiamo paura della fatica, povero mondo.



venerdì 12 agosto 2011

EUREKA!!


EVVIVA! CHE EMOZIONE! PRIMA O POI SAREBBE ARRIVATO!
ADESSO ANCHE CICLISTI E CICLISTE DELLA DOMENICA POTRANNO DIVENTARE MOTO-CICLISTI DELLA DOMENICA. I CICLISTI ONESTI RINGRAZIANO.

Si, è arrivato. Sospettato, indagato, perfezionato, ora commercializzato su vasta scala. Costa caro, ma l’orgoglio non ha prezzo. Il motorino che può venire montato e nascosto nel tubo piantone delle specialissime, adesso può fare la felicità del ciclista della domenica.
Non scriverò il nome dell’azienda, ed il prezzo dell’oggetto. Costa molto caro, ma state certi che la soddisfazione di vincere il salame nella corsa di paese è sempre ben vivo. Figurarsi ben figurare in qualche granfondo.
Viene ficcato dentro al vostro telaio in modo che venga visto solo da voi e dal vostro meccanico. Funziona con una batteria che viene messa sotto la sella. Stai a vedere che arriveranno in commercio borsellini diversi da un tempo?
Ma c’è una brutta notizia (per il momento). È adatto a telai in alluminio oppure acciaio. Vuoi vedere che tra qualche anno l’acciaio verrà riscoperto? Il peso è di poco inferiore al chilo.
Dopo il cambio che si adatta alle pedalate al minuto, e cambia automaticamente quando supera un certo numero di colpi di pedale, ecco arrivare la spinta sempre pronta. Prepariamoci alle borracce a ricarica automatica, alle ruote auto-gonfiabili in movimento appena si bucano e a corse della domenica sempre meno vere.
Visto che il doping sugli uomini è difficilmente migliorabile mancava la bicicletta. Ci siamo. Saremo tutti campioni: wow!!

lunedì 1 agosto 2011

Agosto; l'editoriale



UN FENOMENO CHE ORMAI FA POCA NOTIZIA, RAPPRESENTA PER MOLTI CICLISTI DELLA DOMENICA UN BEL DISASTRO.
I FURTI DI BICICLETTE ALLE CORSE SONO ORMAI UNA DISGRAZIA CHE SAI CAPITERA’, E ALMENO SPERI CHE NON TOCCHI A TE. GLI ALBERGHI IN PRIMIS DEVONO LAVORARE SU QUESTO.

Grazie alla voglia di pedalare su biciclette sempre più simili a quelle dei professionisti, quasi tutti i ciclisti e cicliste della domenica hanno sventrato il proprio conto in banca. Ormai una bicicletta con dello squallido alluminio al telaio (come quella di chi scrive), del misero acciaio alla forcella (come quella di chi scrive), e un cambio da poveracci con “solamente” 9 velocità (come quello di chi scrive), rappresenta un’oggetto sportivo da 4^ categoria.
Questa mentalità del; “Non sono un campione/campionessa, ma almeno voglio sentirmi tale” ha fatto la fortuna delle aziende di bicicletta e dei ladri. Non è che poi ci sia molta differenza tra le due categorie vedendo i prezzi richiesti, ma se le vendono vuol dire che i falsi poveri stanno superando i veri poveri.
Ormai a qualunque granfondo la minaccia del furto è presente. Solitamente, insieme al danno relativo alla bicicletta vera e propria, si aggiunge il danno per una portiera dell’auto scassata, o per un lunotto mandato in frantumi. I ladri di biciclette ormai sono dei veri e propri gruppi organizzati che si danno appuntamento alle corse, osservano, valutano, programmano. Quindi usare l’insopportabile termine del; “Che sfiga!” vuol dire vivere nei cartoni animati. I furti di bici alle corse sono operazioni preparate in tutto e per tutto, e la sfortuna non c’entra. I ladri non rischiano per bici da 1.000 euro. Sono persone che conoscono quello che stanno tenendo d’occhio, e difficilmente le biciclette rubate sono velocipedi vecchi.
Non ci sono più differenze per il tipo di bicicletta o per il tipo di corsa; mountain bike o specialissime vengono rubate senza tentennamenti, anche all’interno degli alberghi dove sono rinchiuse. Alla Transalp, corsa per mountain bikers, ladri sono entrati in due alberghi di Alleghe, hanno smontato una piccola finestra per aprirsi la strada al furto, e si sono portati via quasi 50.000 euro di biciclette. Automobili che vengono lasciate nei parcheggi, anche in pieno giorno, ricevono la visita dei delinquenti di turno. Altre rubate un momento dopo che sono state appoggiate ad una balaustra, tanto chi fa caso ad uno che pedala sopra una bici da corsa, quando intorno vi sono in quel momento centinaia di ciclisti che fanno avanti è indietro? L’unica cosa che si può fare è beccare i ladri nel momento stesso del furto, altrimenti la cosa è da archiviare come una giornata da ricordare per tanti anni, ma in senso negativo.
Per questo è ormai obbligatorio per tutti i ciclisti, informarsi e chiedere che negli alberghi che ci ospitano vi sia un controllo continuo delle biciclette. Anche giornaliero. Il chiudere tutto a chiave dentro un garage non basta più. Gli stessi alberghi devono mettere a disposizione degli ospiti un’ambiente vicino al via vai del personale che lavora nella struttura alberghiera.
Una copertura assicurativa che tuteli l’albergo ed il cliente è necessaria. E visto che ci sono persone che lasciano “in deposito” biciclette da diversi milioni, crediamo che per loro non crei disperazione versare una cifra per questo servizio che l’albergatore offre. Sia chiara però una cosa; che la cifra richiesta dovrà essere onesta, e non si comincino a chiedere 10 o 15 euro al giorno per ogni bicicletta. Avere dei ladri che bazzicano intorno agli alberghi è un conto, averceli già dentro sarebbe decisamente antipatico.
Ormai le biciclette sono diventate dei costosissimi giocattoli. Se non ti metti sotto il sedere almeno 2.500 euro anche solo per pedalare 3.000 chilometri all’anno, sembra non ti possa nemmeno far chiamare ciclista. Una visione del ciclismo amatoriale che ha fatto la fortuna di chi le bici le costruisce, di chi le vende, e di chi le ruba. Di queste categorie, l’unica a rimetterci è quella che la bici l’ha comprata.

Se qualcuno di voi ha avuto sgradevoli esperienze, lasci qualche riga per raccontare o per dare qualche consiglio al riguardo.

mercoledì 13 luglio 2011

Giro-Donne 2011; lente d'ingrandimento


Emma Pooley (foto; sportplayerwall.com). La formica atomica ci ha sempre provato, ed infatti è stata la prima delle umane. Per lei la vittoria nella Teglio – Val di Dentro.

UN GIRO CHE ARRIDEVA ALLE SCALATRICI, HA PRESO LA VIA DELL’OLANDA; TERRA DOVE LE SALITE SFIORANO IL RIDICOLO, NAZIONE DEL TULIPANO, NAZIONE D’ECCELLENZA PER LA BICI E DELLA CICLISTA PIU’ COMPLETA CHE SI SIA MAI VISTA.
E CASA-ITALIA? BRAVE LE GIOVANI, MALACCIO IL RESTO.

Quando una ciclista vince 5 tappe su 10 giorni di gara, non sembra esserci molto da scrivere. Se poi segui la corsa quotidianamente, capisci il motivo di questa mancanza di argomentazioni. Marianne Vos ha stravinto il Giro 2011 con una devastante continuità di rendimento e risultati. Il percorso strizzava l’occhio alle scalatrici, con l’inglese Pooley come favorita principe viste le ascese previste. La britannica è stata l’unica che ha cercato di far venire il mal di gambe alla Vos, visto che le altre avversarie hanno corso nel modo migliore per non vincere. Attendiste, sempre ad aspettare di vedere cosa capitava, e muovendosi a stalla aperta e vacche scappate (paragone notoriamente ciclistico).
L’olandese si è imposta su cinque arrivi; Roma – Velletri (1^ tappa), Potenza Picena – Fermo (3^), Fontanellato – Piacenza (6^), Rovato – Grosotto (7^) ed Aglié – Ceresola Reale (9^), insieme a due secondi e un terzo posto di giornata, che le hanno fatto indossare la maglia rosa per 9 giorni su 10 di Giro, disintegrando le velleità di chi ambiva almeno alla classifica a punti e a quella dei GPM.
A 24 anni Marianne Vos potrebbe andarsene in pensione – sportivamente parlando – e star certa che tra 10 anni si farebbero ancora i paragoni con lei. Mondiale su strada, mondiale nel ciclocross, campionessa olimpica nella pista, diverse medaglie “soltanto” d’argento negli ultimi anni su strada, in linea, probabilmente perché tutte le nazionali corrono sempre contro di lei. Oggi ecco il Giro, gara che aveva già corso, gara dove aveva già vinto più volte diverse maglie, tra ciclamino e bianche, gara che oggi si porta a casa. Racconterà agli amici di averla vinta sul Mortirolo, cercando sul vocabolario olandese la parola “montagna” per far loro capire di cosa parla.

LE UMANE; Emma Pooley ha corso un Giro da co-protagonista. Attesa sulle tappe di montagna non ha tradito queste ultime, attaccando quando le pendenze lo permettevano. Ha perso il Giro, in buona parte, lungo la discesa del Mortirolo dov’è stata protagonista di una discesa abbastanza disastrosa. Flashback; al Giro d’Italia 2009 Emma veste in rosa. Lungo la discesa per S.Elena Sannita (al tempo traguardo della 6^ tappa) “consegna” la maglia di leader all’allora compagna Claudia Hausler, dopo una discesa piena di incertezze.
Arrivando da un’infortunio che in primavera le ha fatto interrompere la stagione, forse la scalatrice in miniatura non era al massimo della forma. Ma l’impressione è che finché esistono le discese, Emma dovrà cercare di fare ancor di più la differenza nelle salite per mettere fieno in cascina. A proposito di discese…
Pura poesia fatta ciclismo, che di chi scrive ne accarezza il silente sospirar del cuor, Tatiana Guderzo ha corso un Giro-Donne fiacco e per non vincerlo. Forse impaurita dalla forma strepitosa della Vos, la capitana del GS MCipollini ha corso sempre aspettando l’evolversi delle situazioni di corsa. Mai uno scatto per andarsene, o almeno un tentativo vero. Male nella cronometro finale non come risultato, quello lo puoi/devi accettare, ma nel vederla pedalare senza usare tutta la sede stradale per inserirsi nelle curve. Aveva già deciso che andava bene così? L’unica volta che abbiamo visto Tati andare come sa, è stata la sua fenomenale discesa dal Mortirolo dove ha fatto capire che come fegato non è seconda a nessun’altra, Vos compresa. Ancora una volta è stata la migliore delle italiane, ma il Giro non ti da 100 possibilità di lasciarsi prendere.

Brava Valentina! (foto; ciclonews.com)

Se guardando la classifica finale Tatiana Guderzo è stata la migliore delle italiane, guardando la corsa forse la più brava è stata Valentina Scandolara. La giovane ciclista veneta ha corso con bella grinta la prima parte del Giro. Atleta su cui i conoscitori ripongono buone speranze anche ora tra le elite (l’amico Alessandro Oriani da tempi non sospetti segue la ragazza del GS Gauss, e ne aveva notato le doti ciclistiche), è stata in fuga nella 1^ frazione, e senz’altro la migliore delle nostre rappresentanti nella seconda tappa (Pescocostanzo – Pescocostanzo), dove è riuscita da sola a rientrare sul gruppetto di fuggitive ben avanti a lei. E poi, ma era prevedibile, nella frazione con arrivo a Verona dove aveva tentato di scappar via, ed era tra le atlete che avevano composto il gruppetto delle fuggitive.
In quella tappa (Altedo – Verona), abbiamo assistito al “ritorno” della forte (quando vuole) gallese Nicole Cooke, protagonista di una delle vittorie più belle del Giro.

DO YOU SPEAK?...; L’ex iridata (voto 10 al suo italiano) ha “fatto” la corsa proponendo la fuga buona, e andando a guardare in faccia le compagne di fuga per incitarle a dare il loro contributo al tentativo di attacco. Nel finale ha tentato la scoccata decisiva riuscendo nel suo intento, e non si è fatta intimorire dal gruppo che pedalava ventre a terra per rientrare. Dando l’anima ha tenuto testa all’avanzare del plotone, imponendosi sul traguardo veneto per un pugno di secondi (dove la Vos si è imposta in volata. Ma pensa!..).
Al Giro le altre protagoniste straniere non hanno avuto molto spazio. La tedesca Judith Arndt si è confermata ai vertici, ed un’altro podio se lo porta a casa (seconda l’anno scorso, sarebbe arrivata seconda anche nel 2009, ma cadde e dovette ritirarsi nella penultima frazione con arrivo a Pesca Sannita). La corazzata HTC ha confermato la sua statura, visto che era l’unico GS che negli ultimi 20 o 25 chilometri delle frazioni impegnative aveva ancora una o due gregarie per la tedesca. Scrivendo di atlete teutoniche, Ina Yoko Teutemberg non ha fatto incetta di tappe come l’anno scorso (4), accontentandosi della vittoria nella 4^ tappa (Forlimpopoli – Forlì).
Sparita Claudia Hausler che due anni fa aveva vinto alla grande il Giro, poca storia per Mara Abbott vincitrice nell’edizione passata. Buon Giro per la svedese Emma Johansson, e menzione speciale per la britannica Shara Gillow. Come mai? È stata l’unica a vestire la maglia rosa, per un giorno, prima che la Vos se la riprendesse.

Elena Berlato (foto; Il giornale di Vicenza) era attesa a far vedere qualcosa. La classifica della “bianca”, e per un pelo fuori della 10 più brave, fa segnare il segno “+” nel suo Giro.

NAVIGANDO NELL’AZZURRO (SBIADITO) MAR…; E parlando di maglie importanti, ecco un ragno dal buco per le nostre rappresentanti del 53/12. L’iridata Bronzini ha collezionato 2 secondi posti. L’arrivo a Piacenza era stato pensato per lei, come raccontava l’atleta nell’intervista post gara, ma la velocista della Forno d’Asolo ha potuto solo seguire le ruote della Teutemberg e della Vos negli arrivi di Forlì e Piacenza. Monia Baccaille si è vista di più nella seconda frazione come lavoro di gregariato per la Guderzo che altro. Un 3° posto nell’arrivo di Forlì, è stato il bottino della due volte tricolore.
Della Guderzo già si è scritto ma restiamo nel GS M/Cipollini. Marta Bastianelli si è vista poco e niente. Ha tentato una fuga il primo giorno poi saluti a tutti e sempre nel gruppo. Fabiana Luperini ha fatto un’onesto Giro (termine per non dire che ha fatto poco più che presenza), si è vista nell’ultima giornata di salite. Si dice punti ai Mondiali del 2013. Evviva.
Più brava l’altra Bastianelli, Valentina. Quando ne aveva, testa bassa e via a provarci. Nonostante anche la ventiquattrenne sia ciclista di dimensioni mignon, non ha il motore da salita di Emma Pooley.
Noemi Cantele nuova regina tricolore (a cronometro ed in linea) fa un’elegante sfoggio della maglia per 10 giorni, un buon gregariato alla Pooley, ed un’intervista prima dell’ultima cronometro. Per il resto, è stata l’ultima vincitrice italiana per una tappa del Giro (6^ tappa Giro 2009: Fossacesia – Cerro al Volturno). Quando sei fresca tricolore, ma soprattutto hai vinto nientemeno che a Camin (!) l’anno prima, ci si attende di più.
Nel concreto, la situazione di Casa-Italia è ancora deludente. Da due anni non vinciamo una frazione al Giro; ha vinto più tappe la Vos da sola, quest’anno, che tutte le italiane in tre anni di corsa!

“W LA RAI, QUANTI GENI LAVORANO SOLO PER NOI!”; se avete avuto la possibilità di seguire i Mondiali di tiro con l’arco di Torino, avrete capito cos’è il Giro-Donne senza Don Lorenzo. Brava però la RAI per lo spazio dato alla corsa, con almeno 45 minuti al giorno di cronaca. Probabilmente mai così seguita. Effetto Bulbarelli? Probabile. L’effetto camomilla però ha dominato molti momenti di cronaca di tante tappe. È stato ridicolo l’aprire una finestra alla fine della tappa giornaliera del Tour, non per ricordare l’appuntamento con il Giro rosa, ma addirittura per dire come la frazione era finita, mostrando anche le fasi decisive.
“Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a ballare!” Silvio Martinello stupisce ed emoziona gli spettatori davanti la tivù, con questa dotta locuzione durante la 6^ tappa. Dopo la forte commozione del momento, va detto che questa frase ce la ricordavamo diversa. Vedere dei duri che iniziano a ballare fa riflettere… comunque, ancora vai a capire perché la RAI richiama Savoldelli a fare il commento tecnico l’ultimo giorno e Martinello sparisce. Partenza intelligente? Fatto sta che Paolo Savoldelli stesso aveva detto al Trofeo Binda, di fine marzo, che non aveva mai seguito il ciclismo femminile. Continuiamo così. Visto che il ciclismo in TV è cosa rara, quando lo raccontiamo mettiamoci gente che nemmeno lo segue. Evviva.
Nota di cronaca; sempre durante la 6^ frazione, il sottofondo sonoro alle parole dei telecronisti era un fastidioso concerto di grilli che accompagnavano la cronaca televisiva. Dov’erano? In mezzo ad un campo, a 6 chilometri dal centro abitato più vicino? Spaventose poi le interviste pre-gara in stile Speedy Gonzales. Cercando probabilmente di battere ogni record esistente, una domanda-una risposta e via con la corsa. Il record è della Berlato che, tra domanda ricevuta e risposta data, dovrebbe essere riuscita a restare sotto i 15 secondi.

I PINK FLOYD? A NASCONDERSI!; durante l’edizione del Giro 2009, colpiva il vedere i cartelli recanti i chilometri mancanti al traguardo appesi come salami ai rami degli alberi a bordo strada. Con il tempo i miglioramenti (?) sono stati evidenti. Non c’è stato più bisogno di appendere il cartoncino, perché da quest’anno ecco arrivare “l’uomo cartello”. Un essere umano che teneva in mano un cartello 40x30 cm. (cercando di non farsi investire), con numero e scritte nere su sfondo ciclamino. Per la serie; “Con questa scelta di colori non riesci a leggere un c***o di quel ch’è scritto, ma va bene così!”
La corsa più importante del calendario femminile. E meno male!
Per quest’anno (forse) è tutto.
W la Guderzo!

lunedì 11 luglio 2011



Carly Michelle Hibberd; 21 maggio 1985 – 6 luglio 2011

Australiana, correva per i colori del GS A-Style Fiorucci/Cassina Rizzardi, dopo due stagioni con il GS Michela Fanini.
Viveva da 6 mesi a Lurate Caccivio e ad ottobre avrebbe indossato un’abito tutto bianco dentro una chiesa ornata a festa.
È morta mercoledì scorso a causa di un’automobile che le ha tagliato la strada durante uno dei tanti suoi allenamenti. La giovane è spirata sul colpo.

venerdì 1 luglio 2011

Luglio; l'editoriale



UN NOTO CICLISTA ITALIANO ARRIVA A QUATTRO SECONDI DAL GIRO DI SVIZZERA. SERVIZI TELEVISIVI NEI GIORNI DELLA CORSA? BEN POCHI, QUASI NIENTE. DOMANDA; IL CICLISMO “TIRA” ANCORA?
INTANTO, CON QUESTO VIATICO DI POESIA, PARTE IL GIRO FEMMINILE, CHE SPERIAMO TORNI AD ESSERE PIU’ ITALIANO, E CHE IL MENEFREGHISMO MEDIATICO LO CONOSCE BENE.

Che Damiano Cunego non sia un personaggio calamitante per i media sportivi è assodato. Mai stato uno che ha piacere a fare la star, mai stato uno abile a darsi delle arie. La sua quasi vittoria nella corsa a tappe elvetica è stata trattata al minimo sindacale dalla RAI, che ha dedicato ben poco al capitano della Lampre nei dieci giorni di gara. Certamente la vittoria di un 22enne agli US Open di golf è notizia che merita più attenzione (!). Comunque, è stato un peccato che la TV abbia dato così poche notizie sulla gara svizzera. Non si può pretendere che la RAI mostri tutte le corse di questo mondo, ma due o tre minuti di servizio giornaliero potevano essere mostrati. Mi chiedo; ma il ciclismo interessa ancora?
Mediaset sembra essersi venduta totalmente, e per sempre, a calcio e motociclismo. Da anni non si leggono due righe sulla possibilità di un’interessamento al riguardo del ciclismo. Su SportItalia si è potuto invece seguire il Giro del Delfinato. Sembra impossibile che la prima non abbia i mezzi per offrire degli appuntamenti ciclistici durante l’anno. Pensando al palinsesto sportivo di questi anni, sembra proprio che la vecchia Fininvest abbia quindi bellamente deciso di mandare in malora il ciclismo.
Su Bicisport di giugno un’osservazione di Franco Cribiori mette in risalto come la Gazzetta dello Sport non abbia dato mai una grande evidenza al Giro. Giusta tirata d’orecchie, pensando che il Giro è corsa Gazzetta. Personalmente ho sempre avuto ben poca fiducia sugli ultimi due Direttori della “rosea”. Non che dovessero essere onnipresenti come Cannavò, ma non mi hanno mai dato l’impressione di tenere al Giro, come andavano dicendo. Soprattutto non mi hanno mai dato sensazione di competenza al riguardo ciclistico. Effetto Boomerang causa doping?
Intanto, a Roma si abbassa la bandierina di partenza del 22° Giro-Donne. Arriviamo dalla settimana tricolore che consacra Noemi Cantele, per le vittorie in linea ed a cronometro (esauriente servizio su www.womenscyclingforall.blogspot.com). riguardo alla corsa rosa, che gara ci racconterà Don Lorenzo? Chiamarlo Giro d’Italia sembra un deciso controsenso, se andiamo a spulciare le ultime edizioni della corsa italiana. Nonostante il ciclismo femminile nostrano sia, a livello di nazionale, al top dal 2007 (3 mondiali in 4 anni con tre atlete diverse), i numeri di Casa-Italia al Giro sono scarsi.
Nelle ultime due edizioni della corsa rosa, abbiamo una sola vittoria italiana (Noemi Cantele; 6^ tappa 2009 Cerro al Volturno – S.Elena Sannita). Su 57 gradini del podio a disposizione, soltanto 9 volte un’italiana vi è salita. Nel 2009, oltre alla vittoria della Cantele, contiamo tre secondi posti ed un terzo. Nell’edizione dell’anno scorso ancora tre secondi posti ed un terzo. In queste ultime due edizioni gli Stati Uniti contano 8 vittorie di giornata, mentre sono 7 per la Germania. Perfino l’Olanda ha fatto meglio di noi, con le due vittorie 2010 della Vos.
Sulle strade italiane ci aggrappiamo a Giorgia Bronzini e Monia Baccaille per gli arrivi da 60 all’ora, a Noemi Cantele fresca di doppia maglia tricolore per gli arrivi di giornata, per la Berlato, la Scandolara, la Valentina Bastianelli per possibili speranze del domani, e con Tatiana Guderzo per la classifica che al Campionato Italiano era già “tirata” quasi a far capire che sulle salite non vuole lasciare scappare secondi fin dall’inizio.
Al Giro tornano in un sol colpo Marta Bastianelli che, dopo aver avuto tutto il tempo per riprendere il “colpo di pedale”, deve far vedere che il suo Mondiale non è stato solo un bel ricordo, e Fabiana Luperini vecchia (per modo di dire) regina del gruppo. La “Lupa” non si è mai fermata. Come correrà questo Giro? Gregaria di lusso per l’ex iridata Guderzo, oppure carta bianca con ruolo di capitana?
Ciclisticamente parlando, i motivi per seguire la corsa femminile ci sono. Certamente, in vista dell’avvenimento, la promozione giornalistica sembra per l’ennesima volta – MA ACCETTO BEN VOLENTIERI DELLE SMENTITE – fiacca al punto giusto.

martedì 28 giugno 2011

Pausa,...respiro,...GIRO!


“Oh, silente speranza. Tu che vivi nel sospirar della gloria, e che ode alcuna mai ti raggiunse…” (foto; Il Giornale di Vicenza).

DALLA CITTA’ DEI 7 RE, PASSANDO PER GLI APPENNINI, FINO ALLA TERRA DI GIULIETTA PER ARRIVARE ALLE PORTE DI TORINO.
E POI LA VAL DI DENTRO, LE TORRI DI FRAELE, IL SOLE DI LUGLIO, IL MORTIROLO, IL MURO DEL FERRO,…
930 MOTIVI PER GUARDARLO, 10 GIORNI PER VIVERLO.

“Ciao.
Io sono il Giro. Il Giro d’Italia.
Si, come quello che vive da più di cent’anni. Ma non sono lo stesso. Sono più giovane, sono un Giro diverso.
Non sono quell’evento di maggio che forse conosci in ogni sua piccola cosa, in ogni suo nome, in ogni sua strada. Io nasco nel sole dell’estate. Sono il vero Giro in rosa, che più rosa non potrebbe essere.
Ho anch’io le mie imprese, le mie fughe, le mie emozioni, le mie campionesse, i miei difetti, i miei pregi. Lo sai che quando iniziai a scendere in strada per riempirla dei miei colori, tanti mi guardavano come fossi soltanto una storiella carina da guardare e da raccontare? Eppure anche io ne regalavo di fatica, e v’erano fior di cicliste!
Allora qualcuno ha iniziato a fermarsi un po’ di più ad osservarmi, a conoscermi, a curiosare su di me. Scoprendo che la passione, la fatica, e a volte le lacrime per una vittoria o per una corsa andata male, le regalavo anch’io a chi mi guardava.
Anche in questa estate sono qui che aspetto la gente. Con il sole, con la pioggia, io passerò. E aspetto anche te.
Chi potrai vedere? Beh, ti porterò le cicliste migliori al mondo, le migliori scalatrici, le migliori velociste, le migliori squadre. Lo sai che sono la corsa più importante del calendario? Se i maschietti hanno il Tour, le cicliste hanno me.
E se ci sarai anche tu, allora si che potrò dire di essere stato un bel Giro.
Io ti aspetto. Che fai?”




sabato 4 giugno 2011

Pagelline rosa.



CHI PROMOSSI E CHI BOCCIATI? MOLTO PERSONALI NEI GIUDIZI, TORNANO LE SEMISERIE PAGELLE DEL GIRO.

Voto 14; Andrey Tchmill
Sabato 28: a domanda di suor Alessandra; “Allora, Pozzato rimane?” risposta; “Nel ciclismo sicuro!” Pozzato inizi a cercar squadra.

Voto 10; Alberto Contador, Dino Zandegù e striscione alla partenza da Torino.
Graziato dalla giustizia spagnola (giusto era dargli almeno 6 mesi), lo si aspettava al Giro per vederglielo vincere sulle montagne. Come sono iniziate le salite ha dato una spazzolata a tutti già sull’Etna, facendo capire cosa sia uno che vince tre Tour.
Il brano “El Contador” (di Zandegù – Zandegù) sarebbe da mandare in onda a nastro nelle radio. Magari nella zona di Madrid.
Striscione a Torino; “Alberto, domani grigliata. Porti tu la carne?”

Voto 9; Andrea De Luca
La scommessa di Bulbarelli forse è vinta. De Luca, collegato da Moto 1, riesce ad incrociare un racconto in diretta riguardante la 1^ guerra, con i piatti tipici del bergamasco e dintorni. Il maestro ha un buon allievo.

Voto 8; Stefano Garzelli e Silvio Martinello
Garzelli arriva vicino al tramonto della carriera – correrà fino al Giro 2012 – vincendo la sua seconda maglia verde. Bravo.
Martinello racconta in diretta ad una puntata del “Processo” le fasi più interessanti della tappa di giornata; “…ed ecco i protagonisti della fuga di oggi…” sbagliando vocale ed usando la “I” al posto della “U”.
Savoldelli direbbe; “A VOI!!”

Voto7; mercoledì 25 maggio. Partenza di tappa da Feltre
Una signora chiede a mio fratello; “Quegli altri li conosco… ma chi è quel vecchio?” Era Gigi Sgarbozza.

Voto 6; pubblico del Giro
Meriterebbe 10 per essere ancora lì nonostante le porcherie del doping, ma perde ben 4 punti perché ormai molti tifosi che affiancano i ciclisti sono più una preoccupazione che non un sostegno. Gente, meglio se ci diamo una calmata! Dal prossimo anno che si fa? Gli saltiamo addosso per fare cavalluccio?

Voto 5; percorso del Giro.
Caro Zomegnan, ci hai regalato il Giro più duro degli ultimi decenni, ma con tutte ‘ste montagne sembrava uno spot d’incoraggiamento all’uso del doping. Troppa roba!

Voto 4; Francesco Pancani
Si sente la mancanza dell’Auro nazionale. Barbetta fa sempre un’ottimo lavoro, ma i pochi riferimenti eno-gastronomici rendono le telecronache semplici racconti di quel che si vede. Il ciclismo è più di questo. Come Basso, lo aspettiamo al Tour, dove Auro apriva simpatiche parentesi dedicate ai vini e ai formaggi dei vari dipartimenti francesi (le nostre province).

Voto 3; sigla RAI per il Giro.
Lasciamo perdere va...

Voto 2; Denis Menchov e suor Alessandra
Sostenuto dalla Federica il russo non rispetta le attese. Non vorrei essere nei suoi panni se la ragazza lo incrocerà da qualche parte.
Il Processo alla Tappa è ormai luogo per domande senza domanda, dove chi risponde deve cercare di dire le cose appena dette dalla De Stefano, allungandole nel brodo, ma senza darlo a capire.
Esempio di domanda della De Stefano; “Beppe Conti, siamo a Torino. Diciamo ai più giovani che Torino fu la 1^ capitale d’Italia?” Risposta; “Effettivamente Torino fu proprio la 1^ capitale d’Italia.”
Ma si può mandare in onda una roba del genere?

Voto 1; Carlos Sastre e suor Alessandra (parte 2)
Fossi Mister Geox (o Diadora, che tanto è quello) lo licenzierei di botto. Insieme a Contador sarebbe stato il secondo spagnolo da lasciare a casa. Solo che almeno il primo ha dato spettacolo, Carlos ha fatto cabaret.
Mercoledì 25 maggio. Un’immensa, elegante, splendente ciclista italiana, di cui come sempre non ricordo il nome, è ospite del Processo alla Tappa. In quasi un’ora di trasmissione, avrà potuto parlare per circa 40 secondi. Poi lamentiamoci che del ciclismo femminile frega poco!

Voto 0; “Si Gira”, cioè BAR-Toletti
Come la stessa carovana del Giro (Dio mio quanta gente inutile che si tirano dietro!), un programma dove viene invitato l’amico dell’amico, a parlare di un’altro amico. E poi Bartoletti che parla del povero Weilandts ogni santo giorno per rinnovare la TV della lacrima, che piacerà a lui ma dopo una settimana inizia a stufare quando è fatta in questa maniera.

mercoledì 1 giugno 2011

Giugno; l'editoriale.



FORSE UNICA REALTA’ DAL VALORE VERAMENTE INCALCOLABILE PER IL MONDO DEL CICLISMO, GLI APPASSIONATI HANNO RIEMPITO ANCORA LE STRADE DEL GIRO.
QUALCOSA PERO’ HA STONATO; IL VERGOGNOSO PASTICCIO DEL CROSTIS, ED IL COMPORTAMENTO SEMPRE PIU’ INCOSCIENTE DI MOLTI APPASSIONATI ALLE CORSE.

1° GIUGNO; MANCANO 30 GIORNI AL VIA DEL 22° GIRO FEMMINILE.

Certamente l’aspettativa comune è leggere della corsa rosa appena finita. Due, tra tante altre, sono le cose emerse dalle tre settimane del Giro; la prima è che dopo la presa per il sedere verso il pubblico con il cambiamento del percorso nella tappa del Monte Crostis (e l’annullamento della scalata a quest’ultimo), si evince come tutto il “movimento ciclistico” sia sempre più un “baraccone ciclistico” senza capo ne coda. Il secondo guarda al comportamento sempre più preoccupante di noi appassionati quando siamo alle corse.
È certo che riguardo al Monte Crostis l’Unione Ciclistica Internazionale abbia aspettato troppo per dire; “Ragazzi, fermi tutti! Di lì non si passa!”. Si è detto che correre in quelle strade avrebbe costretto i ciclisti a rimanere per quasi 40 chilometri senza le rispettive ammiraglie al seguito. Per una tappa presentata nell’autunno dell’anno scorso, non è accettabile aspettare l’ultimo giorno per aprir bocca. Mesi di preparazione, settimane di lavori, con almeno la consolazione di pochi soldi spesi visto che le protezioni usate erano quelle prese in prestito dalle piste dello Zoncolan. Per il resto decine di volontari pagati con un panino e un bicchier di vino.
Alcuni Gruppi Sportivi hanno reputato pericolosa una strada, affidandosi a notizie di mesi prima, senza andare a vederla prima del Giro quando i lavori per la messa in sicurezza erano ultimati. La decisione dell’UCI è figlia della minaccia dei GS sulla necessità di tenerseli buoni, perché gli stessi GS minacciano – per questioni di guadagno – di costruirsi una specie di calendario alternativo in stile Formula 1. Il Presidente dell’FCI Renato Di Rocco è vice-presidente dell’UCI. Possibile non avesse saputo niente per tempo? Una presa in… Giro, e basta. Certamente nel futuro gli stessi organizzatori non si faranno sorprendere come in questa occasione, e chiederanno lumi all’UCI fin dall’inizio. Però nel vedere tutte queste manovre politico-sportive prendere corpo, si esalta il fatto che il ciclismo di oggi non si merita il pubblico che ancora gli è rimasto.
Proprio riguardo a noi appassionati, la situazione riguardante il comportamento alle corse sta diventando sempre più insopportabile. Che di corridori un po’ speciali a fianco dei ciclisti se ne siano visti di tutti i tipi, e solitamente molto spassosi, questa è cosa nota da qualche decennio. Ma ora si sta andando verso situazioni di pericolo, probabilmente sbronza-dipendenti, e che vogliono inventarsi di tutto per apparire in televisione per un momento. Durante il tappone dolomitico, poi nel salire lo Zoncolan, e ormai anche in tante altre salite, il pubblico si comporta ai limiti della sopportazione. Non è possibile vedere gente rimbambita dalle birre, o proprio cretina di suo, urlare come un’ossessa nelle orecchie dei ciclisti. Oppure gruppetti di 3 o 4 persone quasi circondare il ciclista in fuga dimenandosi e sbracciandosi come dei tarantolati. Durante un traguardo volante della corsa, eravamo a circa metà Giro, un ragazzino in bicicletta entra in strada e percorre 200 metri di percorso fiancheggiando il gruppo. Cose da pazzi incoscienti. Tutto per “entrare” nell’inquadratura un’istante, senza rendersi conto del pericolo corso, visto che ci sono automobili e motociclette che viaggiano a 80/90 chilometri orari.
Per trent’anni abbiamo visto due corse; quella del corridore ansimante in salita, e quella dell’appassionato che correva a due metri di distanza incitandolo. Era un momento simpatico, ma oggi questo all’appassionato non basta più.
Torniamo a incitare i ciclisti, se vogliamo corrergli al fianco facciamolo solo su strade larghe, spaziose, e non serve urlare loro addosso come dei folli disperati. Se dobbiamo avere un comportamento da curva di stadio calcistico anche appresso al ciclismo, stiamo attenti perché se c’è una cosa che nel ciclismo non è ancora arrivata in grandi dosi è l’inutile, insopportabile e gratuita stupidità del pubblico. Però stiamo iniziando a portarcela. Già quest’ultima ce la mettono i ciclisti che imbrogliano, se ci mettiamo anche noi, buonanotte.
Conclusione per parlare di doping. l’operazione “borracce trasparenti” è ottima per l’immagine, ma non cambierà le cose. Magari cambiandola con l’operazione “manette sempre pronte” qualcosa combini. Quando poi al Processo alla Tappa dei rappresentanti del GS Lampre (questa poi!) portano un quadernone contenente un decalogo che parla di etica nello sport, ricordiamoci che negli ultimi 50 anni sono state incise e cantate migliaia di canzoni che parlano di libertà, rispetto, pace ed amore. Infatti oggi il mondo è il Paradiso, giusto?
Alla prossima.

venerdì 27 maggio 2011

26 maggio 1996 - 26 maggio 2011



(Un giorno di ritardo, ma la causa era il "tagliando" al PC...)

sabato 14 maggio 2011

Pausa Rosa. L'altro Giro; il 2010.



QUESTA E’ STORIA RECENTE. L’ULTIMO GIRO-DONNE PARLERA’ L’INGLESE D’OLTREOCEANO CON MARA ABBOTT DAVANTI A TUTTE. E’ L’EDIZIONE DELLO STELVIO, DEL POKER INIZIALE DELLA TOITEMBERG, IN UN GIRO STRANIERO COME POCHI.

L’edizione 2010 del Giro femminile abbraccia tutto il nord Italia o quasi. La corsa rosa per eccellenza inizia sotto i colori teutonici di Ina Yoko Teutemberg. La forte velocista vince tutte le prime 4 frazioni della corsa, imponendosi sui traguardi di Trieste, Riese Pio X°, Biadene e Lendinara.
Un Giro che vede al via la fortissima Marianne Vos, la fresca di bis tricolore consecutivo Monia Baccaille, l’iridata Tatiana Guderzo, la vincitrice dell’edizione precedente Claudia Hausler. In gruppo non ci sono più tre “vecchie” regine del plotone; Fabiana Luperini, Diana Ziliute, Nicole Brandli. Edita Pucinskaite sarà all’ultima recita. L’olandese Vos è tra le protagoniste attese per la classifica a punti, l’italiana Guderzo per la generale è la speranza azzurra più forte.
Tutta la corsa si decide nelle frazioni numero 8 e 9 con la doppia vittoria di Mara Abbott sui traguardi di Livigno e sul Passo dello Stelvio. Saranno questi due traguardi in particolare a decretare la vittoria della Abbott, il secondo posto finale dell’inglesina Emma Pooley, e dell’italiana Guderzo a chiudere il podio con la maglia iridata.
Sarà soprattutto l’edizione meno italiana che si ricordi da molti anni a questa parte, con risultati di giornata che rilevano – per Casa Italia – nessuna vittoria di tappa, e tutte le maglie più importanti ad appannaggio delle cicliste straniere. Incredibile la tedesca Judith Arndt che non vince nemmeno una frazione, e colleziona 2 secondi posti e 4 terzi (6 podi in 10 giorni di gara). Chiuderà il Giro al 2° posto della generale.
Incredibile anche lo sbaglio di percorso dell’organizzazione nell’ultima frazione, che porta le ragazze alle porte di un cimitero per poi fare dietro-front, verso la chiusura che avverrà nella bella Villa Reale di Monza.

Classifica finale; 1^ Mara Abbott (USA), 2^ Judith Arndt (GER), 3^ Tatiana Guderzo, 4^ Claudia Hausler (GER), 5^ Emma Pooley (GBR).

domenica 1 maggio 2011

Maggio; l'editoriale.



TORNA IL GIRO. TORNA CON LA SUA IMMAGINE COSTRUITA DAI TANTI SUOI COLORI, E CON LA SUA ENORME STORIA FATTA DI MILLE ALTRE PICCOLE STORIE.
TORNA IL GIRO, CON LA SPERANZA CHE CHI LO VINCERA’, O NE SARA’ PROTAGONISTA, SI MERITI VERAMENTE IL “..DAI!!...” DEL RAGAZZINO A BORDO STRADA.

1° MAGGIO; MANCANO MENO DI 160 ORE ALL’INIZIO DEL GIRO D’ITALIA (e 61 giorni all’inizio di quello femminile).

Ci siamo. Tra una cosa e l’altra la Provincia di Belluno sarà la Provincia del Giro 2011. Saranno ben 5 le giornate in cui la Provincia delle Dolomiti verrà visitata, ospiterà, saluterà, coccolerà la corsa rosa. Per celebrare il 150° d’unità nazionale saranno diverse le città visitate che hanno rapporti storici al riguardo. Nemmeno a Feltre possiamo lamentarci quando ci sono di mezzo ricorsi storici o agonistici legati al Giro. La cittadina fu sede di tappa (Bibione-Feltre e poi Feltre-Selva di Val Gardena) nel Giro del 2000. Nell’importante Giro che festeggiava il centenario (2009) la corsa passò nel centro città, ed ora ecco l’edizione dei 150 anni tricolori con la partenza per giungere a Sondrio. Manca solo quello femminile…
Il Giro è la festa, la carovana multicolore che ricorda il carnevale per i suoi colori e suoni. Ed è questo il lato che resta nei ricordi degli appassionati. Il Giro è storia d’Italia. Il Giro dei Ganna, Guerra, Girardengo, Binda; il Giro della miseria, del Grappa e del Piave, della fame quella vera, e non quella della televisione e delle persone che non mangiano da tre ore.
Il Giro dei Bartali, Valetti, Coppi; il Giro del sangue, delle lacrime delle madri che smettevano di esserlo da un momento all’altro, con la velocità di un proiettile finito a bersaglio. Il Giro dei Magni, Gaul, Anquetil; il Giro della rinascita dallo sfacelo delle bombe, delle cambiali che portavano il televisore nelle case, dell’Italia che lasciava la bicicletta ai figli perché tre anni di rinunce alle ferie avevano portato la 600 nel giardino di casa.
Il Giro dei Merckx, Gimondi, Motta; quello del benessere in bianco e nero, delle vacanze al mare anche per l’operaio, delle Brigate Rosse. Il Giro dei Saronni, Hinault, Moser; quello dell’Italia che vedeva il mondo a colori senza dover alzarsi dalla poltrona per cambiare canale, della plastica che ormai era ovunque, dei computer che entravano nelle nostre case, della Coca-Cola.
Il Giro degli Indurain, Pantani, Simoni, Basso; quello dell’Italia che vive gli ultimi anni ricchi prima della crisi, degli operai che sono tornati davanti ai cancelli, degli “Spettacoli della Realtà” in televisione, che nessuno guarda e che poi fanno record d’ascolto, di Internet. Il Giro del nostro oggi; dell’Italia che piange miseria, con famiglie di 4 persone con tre automobili nel giardino, e i quindicenni annoiati con 100 euro nel portafogli.
Poi per fortuna c’è anche l’Italia del Giro; quella del bicchier di vino offerto all’amico di giornata che più rivedrai. E allora, come sta dicendo la radio mentre queste ultime righe vengono scritte, “La corsa più dura del mondo nel paese più bello del mondo”. Dateci una corsa a cui possiamo credere un po’ di più, e quello si che sarà un vero successo. Altro che slogan. Buon Giro a chi se lo merita, e non dimentichiamoci che esiste anche quello femminile, ma quella sarà una storia estiva.

venerdì 1 aprile 2011

Aprile; l'editoriale.


IL GIRO INIZIA AD AVVICINARSI. INTANTO LE CLASSICHE DEL NORD, IN PIENO SVOLGIMENTO, DA SEMPRE SI PORTANO APPRESSO I SAPORI DEL VECCHIO CICLISMO.
A QUESTO PROPOSITO, CHIUDIAMO “RADIO-DS” E RIDATECI IL CICLISTA TESTA E GAMBE.

1° APRILE; MANCANO 36 GIORNI ALL’INIZIO DEL GIRO D’ITALIA (e se Dio vuole 92 per quello femminile).

Le radioline vanno tolte. Le questioni sulla sicurezza devono essere affrontate dagli organizzatori delle corse, senza appoggiarsi ai Direttori Sportivi che avvisino i ragazzi durante la corsa se c’è bisogno. Anche in questo caso si vede chi sa veramente lavorar bene, nell’organizzazione delle corse ciclistiche.
I ciclisti devono pensare al triangolo rosso, ai cinque chilometri da pedalare ancora perché arrivi un rifornimento, a dire al gregario di star davanti pronto a ficcarsi dentro nell’eventuale gruppetto che magari tenterà una fuga, per evitare di dover far tirare i compagni col rischio di sfinirli. A correre, insomma, anche con la testa. Quando mancano 40 o 50 chilometri alla fine della corsa, il gregario con le misure di bicicletta più vicine a quella del suo capitano gli si affiancherà e gli pedalerà vicino. Testa e gambe.
Pensiamo ad uno dei momenti più importanti per un DS ed i ciclisti. Quando questi ultimi sono qualcosa di più che non; “i miei ciclisti” ma sono; “i miei ragazzi”. La riunione la sera prima nel dopo cena, le spiegazione sul percorso, il dire “dal chilometro tal dei tali in poi, su con le antenne! Il percorso diventa così e così e così… Vi voglio vedere svegli!” controllare le carte delle altimetrie 10 volte per memorizzarle mentre vengono discusse, approfondite, analizzate. Testa e gambe.
Pedalare durante la corsa e saper spiegare un concetto con quattro parole, sia dalla sella che dal sedile della macchina. Essere capitani e fare i capitani; decidere in mezzo minuto, ed in prima persona, se e come reagire ad uno scatto. Stare sempre nelle prime 20 o 30 posizioni del gruppo nei grandi giri, quando arrivi a 70/80 chilometri dalla fine, perché non hai “Radio-DS” che trasmette in esclusiva per te. Un ciclismo che faceva capire quali fossero i ciclisti più attenti, intelligenti e preziosi in corsa, per esperienza e fiducia da riporre. Testa e gambe.
Le ultime due generazioni ciclistiche sono nate con le radio. Un ciclista scatta e dall’ammiraglia gli dicono come reagisce il gruppo. Come se non bastasse, anche la televisione viene usata per lo scopo. Le motociclette, l’elicottero, sono occhi per far diventare dei geni del ciclismo, anche Direttori Sportivi che non hanno più bisogno di fare i DS per 4 o 5 anni con i ragazzi giovani. Non hanno bisogno di “farsi le ossa” per imparare a leggere le corse da dentro un’automobile. Oggi possono andare direttamente nell’ammiraglia dei “grandi”, perché ci penserà la telecamera dal cielo a dire loro cosa succede e quindi suggerirgli cosa gli conviene fare.
Ridateci i ciclisti furbi, scaltri, che capiscano e di conseguenza imparino come bisogna alimentarsi nella giornata molto calda, come guidare la bicicletta con la pioggia iniziata da poco, quando mettere la squadra in doppia fila per il vento. Chi scrive ricorda una cronometro al Giro femminile, dove da alcune ammiraglie si sentiva sbraitare dall’altoparlante su quando la ciclista doveva smettere di pedalare e sterzare il manubrio per “buttarsi” nell’affrontar la curva curva. Ma cosa sono; robottini radio-comandati? Sembra proprio così.
Nell’ultima edizione della “Popolarissima” (corsa veneta molto sentita tra i dilettanti), 4 ciclisti sono partiti in fuga a più di 70 chilometri dalla fine. Tre erano della stessa squadra. Sono arrivati al traguardo. Il gruppo non aveva pensato che quando tre ciclisti della stessa squadra (su quattro!) vanno in fuga, non lo fanno soltanto per 10 chilometri e buonanotte? Quando si sono svegliati era tardi. Ecco cosa comporta “Radio-DS”. Ciclisti che non sanno cosa fare.
Ridateci il ciclismo dove le lavagne tornano importanti, dove metti qualche uomo nei punti importanti di un finale di corsa perché non si sa mai, e allora lì si capisce quali squadre hanno gente che di ciclismo ne capisce veramente più degli altri. Ridateci il ciclismo dove il ciclista deve “faticare” anche con la testa.
Testa e gambe.