«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

venerdì 23 dicembre 2011

Il ciclismo davanti al caminetto.



QUESTO E’ UN’ARTICOLO “PARTIGIANO”. DI QUELLI IN CUI UNO SE LA SUONA E SE LA CANTA. QUESTO PER CORRETTEZZA NEI CONFRONTI DI CHI LEGGE.
“PER L’ATLETA (DELLA DOMENICA) CHE NON DEVE CHIEDERE MAI!”, PARLIAMO DI INTEGRATORI. OGGI LO SPORT SEMBRA TALE SOLO SE VISSUTO IN QUESTA MANIERA.

La mia passione per doping e dintorni (!) fa si che ogni tanto compri anche dei libri sull’argomento. Impressionante vedere quanti prodotti esistano oggi per ogni cosa. Se domani mattina troverete l’integratore specifico da usare dopo uno starnuto (perdita di liquidi?), state tranquilli è tutto normale.
Oggi possiamo acquistare degli integratori per il post gara o il post allenamento, in maniera tale da poter “spingere” il nostro corpo a correre più veloce verso il recupero. Se papà, mamma e tal Padreterno vi hanno forgiato in un certo modo, avvisateli che il loro Copyright è andato in malora. Il vostro corpo è stanco? Avere bisogno di 25/30 ore per recuperare un determinato sforzo fisico? Sveglia mammolette!, pigliate una bustina di questo e vedi se dopo 20 ore non sei lì che consumi l’asfalto a passarci sopra! Personalmente considero questi prodotti “acceleranti” come il primo entusiasmante passo verso il doping.
Ricordate quando diversi anni addietro lo staff medico della Juventus finì in tribunale, perché somministrava creatina ai suoi giocatori? Si gridò, anche giustamente, al pericolo doping nel pallone. Oggi la creatina potete comprarvela senza problemi in farmacia, tanto è presente nel libero mercato, ma potremmo anche chiamarlo super-mercato, degli integratori.
Molto bello il “linguaggio” pensato e usato da chi scrive libri pro-uso di questi prodotti. Non parleranno mai in maniera negativa di una sostanza “integrante”. Ci diranno di cosa è fatta (solitamente con paroloni lunghi mezza riga), ci diranno a cosa serve, e per rispondere alla domanda “Mi fa bene o male?” allora si appoggeranno sul famoso studio dell’egregio professor, cavalier di gran croc, emerit dott, gran figl di putt., visconte COBRAMM!!!, che vi dirà tutte le cose che voi non chiedete.
Dal punto di vista economico tutti zitti chiaramente. Mai dire che la frutta secca vi darà le stesse calorie (calorie = gambe che girano) della famosa barretta energetica, costando meno della metà a parità di peso del prodotto, e che la prima regala una digeribilità migliore perché è soltanto un pezzo di frutta senz’acqua e quindi semplicemente più naturale, e quindi meglio “accettata” dallo stomaco. E non si può certo dire in giro che spendendo una decina di euro all’anno, possiamo prepararci qualche decina di borracce sapendo quel che beviamo, con un semplice “intruglio” casalingo. Oppure che se volete tanta energia a pochi soldi, con il miele… vabbè dai!, non voglio annoiarvi, soprattutto parlando di cose che non sono alla moda. Dopotutto questo era un’articolo dove me la cantavo e suonavo.
Chiudo con la pubblicità sulle riviste; “Scatta oltre il limite!” oppure “…per affrontare tre quarti del percorso senza sentire la fatica” (ci rendiamo conto?), e tutte frasi che sono pensate apposta (gli slogan pubblicitari sempre più frequentemente vengono valutati da psicologi, che credete?) per farci credere che quando stiamo facendo sport diventiamo una specie di genìa superiore, e che quindi non possiamo accontentarci di mangiare cose “normali”. Marmellata? Roba da ragazzini! Sarà per questo che non cresco mai quando sono sulla bici?
W la Guderzo e buone feste a chi se lo merita sul serio.

giovedì 15 dicembre 2011

Speranze sotto l'albero.


(foto; datasport.it)
MENTRE NOI COMUNI MORTALI INIZIAMO A RIMPIRCI DI PANETTONE, I CORRIDORI SONO TORNATI IN SELLA. TRA I TANTI TROVIAMO ANCHE NOMI NOTI CHE CERCANO DI TORNARE A GRANDE LIVELLO. UNO TRA QUESTI TANTI E’ ITALIANO.

Dopo aver sfiancato le speranze di tanti appassionati nel trovarlo protagonista in gare a lui congeniali, e che invece hanno portato solo soddisfazioni marginali, Filippo Pozzato tenta di riprendere in mano le redini della sua carriera. Il ciclista veneto torna a correre in Italia sostituendo Giovanni Visconti al GS Farnese Vini, come ciclista di riferimento in seno alla formazione italiana. Luca Scinto ha salutato Visconti partito per alti lidi (GS Movistar, farà coppia con Valverde), e prende tra i suoi ragazzi l’ex tricolore di Sandrigo per tentare di rilanciarlo.
Considerato uno dei talenti più forti del nostro ciclismo per le gare di un giorno, Pozzato negli anni ha mancato diversi appuntamenti importanti, dando la forte impressione di non sapere come comportarsi nelle fasi decisive delle corse. Passò alla corte della Katusha per diventare un vincente sulle classiche del pavè, ma si scontrò con il Boonen degli anni forse migliori, e con il Cancellara vinci-classiche. Nelle ultime stagioni ha collezionato solamente una vittoria importante, cogliendo il titolo italiano a Imola.
Pozzato non riparte da zero, ma certamente i risultati portati a casa negli ultimi anni sono stati molto deludenti. Ricordiamo ancora il suo licenziamento “ufficioso” da parte di Andrej Tchmil in diretta al Processo alla Tappa alla domanda di Suor Alessandra; “Allora, Pozzato resta?” che rispose; “Nel ciclismo sicuro!”, a corollario dei rapporti incrinatisi con i suoi dirigenti, dopo un paio di stagioni al di sotto delle attese.
Il tesseramento di Pozzato da parte della Farnese Vini permetterà a quest’ultima di partecipare alle classiche storiche del pavè. Il Fiandre sembra certo, l’invito per la Roubaix pare destinato ad arrivare.
Pozzato non avrà alibi di sorta. Tesserato negli anni con Quik Step, Liquigas e Katiusha ha certamente sistemato il proprio conto in banca. Nonostante si sia parlato di questa sua scelta, la Farnese Vini, come di un tentativo di ripartire da zero, l’idea è che nella formazione italiana lui potrà essere il ciclista che può imporre il proprio calendario di corse, cosa che nella Lampre di Damiani certamente non poteva pretendere di fare (leggi sotto le voci; Petacchi, Cunego, Scaponi).
A quanto pare, per andare a concludere, sembra che il suo contratto sia annuale. Se così fosse veramente, la Farnese Vini sembra più un piccolo porto di approdo per una sosta temporanea, che la decisione di costruire veramente una nuova fase della carriera.

sabato 10 dicembre 2011

Il ciclismo davanti al...... caminetto?



COME OGNI DICEMBRE ARRIVA IL MOMENTO IN CUI PRENDIAMO DA PARTE LA NOSTRA COCCA, E LA TIRIAMO A LUSTRO. SONO QUEI GIORNI IN CUI RIESCI AD ESSER UN TUTT’UNO CON LEI, ANCHE SENZA PEDALARCI SOPRA.

La radio è accesa. Un po’ di musica fa sempre bene quanto si può averla vicina. Sopra il tavolo della cantina straccio, liquido pulente e sgrassante per catena e compagni, chiave a brugola per smontare questo e quest’altro. Il termometro della “caneva” (la cantina, nel mio dialetto) segna 9 gradi. La mia piccola finisce in cantina solo una o due volte l’anno. Quando ci sono le pulizie pesanti.
Via le ruote, via i copertoncini dai cerchi, via portaborracce, catena, moltipliche, via pure il cambio; per certe cose ti voglio nuda baby, lo sai! Graffi al telaio. Un paio, piccoli, sono nuovi. In primavera non c’erano o non li avevo visti. Pulisco il telaio. Nel passare lo straccio sui tubi, mi sembra di sentire la bici dirmi; “Ooohh, finalmente,…” come un gatto che si stiracchia di gusto, dopo il sonnellino sopra il cofano tiepido della mia macchina. Dalla radio i Roxy Music con un loro vecchio successo. Che rogna pulire bene i freni.
Telaio mio sei lindo adesso. Prima sembravi il sangue di Riccò. Ora le ruote, che sono il gioco della pazienza. Lascio perdere. Non c’è fretta di rivestirti piccola, continueremo domani. Penso a quei graffi “nuovi” sotto il tubo obliquo, e mi vengono in mente le sassate, involontarie, che le ruote dei miei amici a volte mi sparano addosso. Saranno quei “TENNG!” improvvisi a lasciarmi la firma?
Che palle pulire i raggi che “cadono” nel mozzo. Caro, vecchio e usato spazzolino da denti, ma lo sanno i ciclisti che per certi angoli quasi impossibili sei fantastico? Ora i raggi lavorati di straccio, uno per volta, fino al cerchio. Ecco fatte anche le ruote.
Che pazienza per il “pacco” dei pignoni. Mancano cambio, catena e moltipliche. Quello che è il lavoro di fino. Devo ricordarmi di dare una tirata a qualche raggio nella ruota dietro. Basta per oggi. Tre quarti del lavoro è fatto. Forse domani sarà tutto finito; “Dai Manuel, finirai domani. Dove ti scappa senza ruote?” mi dice simpaticamente dal muro Maurizio Fondiest. La Bronzini, Indurain, Pantani, Armstrong ne convengono, insieme agli altri amici “inchiodati” al muro delle scale a scendere in cantina. Saluto anche loro e salgo in casa.
L’odore del petrolio (bianco raffinato, se interessa) riempie la cantina. La catena starà mezz’oretta in ammollo. Dov’è il pennellino? L’avevo messo sul tavolo due minuti fa cazzarola! Le moltipliche sono facili da pulire. Ci vuol più tempo a montarle. Intanto la catena è sempre in ammollo. Ora il cambio. Amico mio, sei sempre “incarognito” li dentro? Fa vedere… eh si, anche quest’anno, che palle amico bello! Ma visto che da 10 anni mi funzioni come un’orologio….
Manca la catena. Oplà!, vai di pennello adesso, che togliamo il lercio raccolto dalla strada. Staccio, e via con l’asciugatura. Ormai sto finendo, ultime pulite ai portaboraccia. Su le moltipliche, il cambio, le ruote che hanno come vestito camera d’aria e copertoncini. Vai di olio nel movimento centrale, sui “coni” delle ruote, una goccia di numero sui freni, e ora dai che la catena torna al suo lavoro. W le chiavi apri-catena!
Piccola, sembri quasi nuova! Una centratina alla ruota dietro… fatto, finito! Radio su “Off”. Ora su nello stanzino, su nel cavalletto, lenzuolo a coprirti e adesso dormi. Ci siamo fatti un bel giro baby, quanti posti m’hai fatto rivedere in questi tre giorni in cantina!

martedì 6 dicembre 2011

Il ciclismo davanti al caminetto.



RAPPORTI CON GLI SPONSOR, L’ADDETTO STAMPA, L’IMMAGINE DA OFFRIRE PUBBLICAMENTE, L’ACCOMPAGNATORE (?),… TUTTE COSE CHE OGGI SERVONO A UNA SQUADRA DI CICLISMO DI MEDIO-ALTO LIVELLO. QUANTO SI POTRA’ TIRARE ANCORA LA CORDA?
SI PERCHE’ PARLIAMO DI DILETTANTI!

Con l’arrivo del mese di dicembre quasi tutti i protagonisti e protagoniste della prossima stagione sono tornati a faticar di gambe. Così anche per i ciclisti dilettanti, se tali si possono chiamare. Difatti è omai dalla metà degli anni ’90 che il ciclismo si è rivelato come una specialità sportiva sempre più costosa. Tant’è che queste cose si riflettono anche nelle categorie inferiori. Pensate che una squadra juniores costi poca roba?
Se si tratta di una squadra dilettantistica di medio livello, state certi che 80/100.000 euro potete metterli in conto. Questi soldi sono comprensivi di valori in denaro sonante, e costi di materiali di vario genere. Lasciando stare le figure del direttore sportivo, di un paio di meccanici, di un massaggiatore, di un segretario, oggi troviamo anche figure che 30 anni fa manco le cercavi; l’accompagnatore (cosa s’intenda poi per accompagnatore non si sa), la persona che cura i rapporti con i mass-media, in qualche caso troviamo una persona che deve “costruire” l’immagine di un GS da proporre al pubblico, per far si che gli sponsor siano soddisfatti dei soldi che spendono.
Parlando di una realtà sportiva “dilettantistica”, fa abbastanza impressione di quali possano essere gli investimenti per sostenere gli atleti durante la stagione. Esiste un cosiddetto parco macchine, che prevede almeno un paio di ammiraglie (che non sono delle Panda!) e un furgone è obbligatorio. Chiaro che queste vetture, che solitamente percorrono grosse distanze annuali, abbiamo per questo motivo la necessità di controlli più frequenti sulla loro affidabilità, senza contare le spese a cui tutti noi siamo soggetti (assicurazioni, bolli, benzina, ecc…).
Se avete un’idea anche minima di quelli che sono i costi di biciclette e vari accessori (pneumatici, borracce, camere d’aria, catene, ecc), state certi che in una squadra con soltanto una decina di ragazzi escono cifre di spesa astronomiche. Spese che non riguardano soltanto gli attrezzi del mestiere (biciclette) ed i mestieranti (i ciclisti). Pensiamo ad esempio ai soldi che vengono dati ai ragazzi sottoforma di capi d’abbigliamento. Provatevi a compare un paio di calzini da ciclista, e moltiplicate la vostra spesa per 8/10 paia per ragazzo, moltiplicato a sua volta per tutti i componenti della squadra. E parliamo di calzini!
Fino a qualche decennio fa sapevi che il dilettante era, solitamente, un ragazzo che si alzava alle sei di mattina, alle sette iniziava a lavorare, all’una arrivava a casa e alle due saliva in bici per 80 chilometri d’allenamento, che diventavano 120/140 la domenica se non c’era la corsa. Cose quasi da album dei ricordi. Oggi il dilettante è un semi-professionista.
E non crediate che nella categoria juniores non girino soldi. Se sei uno che di gare ne vince, qualche bel premio di tipo “filigranato” ci scappa volentieri. E alla fine dell’anno state certi che non parliamo di 500 euro messi là. Ma con costi sempre più forti per mantenere tutto questo, quanto puoi tirare ancora la corda per tenere in piedi un carrozzone che di “dilettantistico” ha sempre meno?

giovedì 1 dicembre 2011

Dicembre: l'editoriale.



LA NOSTRA FEDERCICLO NON DEVE ABBASSARE LA TESTA DAVANTI ALLE LAGNE DEI CICLISTI CHE HANNO AVUTO ROGNE CON IL DOPING. LA SECONDA CHANCE L’HANNO AVUTA; NON AVER DOVUTO “ANDARE A LAVORARE”!

“Il divieto deciso dalla Federciclo, su spinta pesante del Coni, riguardo al non convocare ciclisti che hanno avuto squalifiche per doping in nazionale, o al divieto di poter correre i campionati nazionali, fa discutere fin dalla sua applicazione. È recente l’idea di Basso di scrivere a Di Rocco per cambiare questa presa di posizione. Facilmente il bi-vincitore rosa troverà diversi ciclisti concordi (Scarponi, Petacchi, Di Luca,…), in modo da far tornare questi atleti nel giro azzurro.
Speriamo che Di Rocco rifiuti, perché questi sportivi hanno avuto la loro famosa seconda chance. Invece di dover “andare a lavorare” sono tornati in gruppo, sono tornati in squadre di primo piano quasi tutti, hanno riavuto i loro stipendi che sono comunque sempre migliori di gente che si fa un sedere così quasi ogni mattina per sbancare il lunario.
Che la nazionale italiana perda in qualità siamo d’accordo, ma bisogna farla finita di chiudere un’occhio per comodità di possibili vittorie, e iniziare invece a “tirare la volata” ad uno sport meno pieno di sporcizia (mai si riuscirà ad eliminarla tutta), che adombra quegli atleti od atlete che cercano di fare sport veramente pulito.
L’atleta, dopo aver imbrogliato, o tentato quest’ultima carta, ringrazi il cielo che può tornare a gareggiare. Patetiche, per essere elegante, le considerazioni che tal giornalista ciclistica televisiva (indovinate chi) ha fatto in passato, dicendo che gli uomini meritano la possibilità di ripartire perché chi si rialza dopo essere caduto e aver pagato merita rispetto. Stando a questo discorso uno può imbrogliare 10 volte, ma siccome vuole rialzarsi 10 volte merita una seconda possibilità. Ma questa stramaledetta seconda possibilità quante seconde volte la dobbiamo dare?
Di Rocco mantenga questa linea sicuramente impopolare, ma che deve essere portata avanti con decisione. Quando arrivò l’obbligo sull’uso del casco tanti a lamentarsi, quando arrivò l’esame del DNA tanti a lamentarsi (Bettini tra tanti), mi pare che il mondo è andato avanti lo stesso. Rinunceremo a Basso, alla Bastianelli, a Di Luca, alla Cucinotta in azzurro, ma ne guadagneremo in quella linea derisa dai più che si chiama onestà. Cassani disse in passato che chi deve correre esibendo certificati medici, meglio lasci perdere. Poi l’ex ciclista non è più potuto tornare sull’argomento. Forse perché da 15 anni a questa parte c’è stato un moltiplicarsi di persone “malate” che fanno ciclismo, senza distinzioni di categorie?
Fermiamoci qui perché si rischia di essere noiosamente ripetitivi, visto che certo concetti di questo articolo sono stati scritti e riscritti già tante volte in questi anni.”




mercoledì 23 novembre 2011

Il ciclismo davanti al caminetto.



CONTINUANO I TRAVOLGENTI MOMENTI DEL CICLISMO DAVANTI AL CAMINETTO. STAVOLTA CI DIAMO SOTTO ALLA GRANDE CON LA CULTURA.

Guarda che bellina la cima tutta bianca,
la bici adesso dorme, la gamba è un poco stanca.
Trionfa un buon novello, quì sopra il tavolino,
le bestie dormon tutte, dall’orso al topolino.

Ci sono dei ciclisti, ma non alla mattina,
ne vedi solo il naso, e sfidano la brina.
Si pensa al sol d’aprile, oppure a quel d’agosto,
che adesso vola basso e presto è già nascosto.

Pian piano all’orizzonte arrivano le feste,
e tutti son più buoni, ma quante belle ceste!
La nebbia agli irti colli piovigginando sale,
e sotto il maestrale mi ficco dentro un bar.

Correndo con la mente, si pensa a quel ch’è andato,
lo scrivi sullo schermo e quel ch’è stato è stato.
Ricordi ben più vivi, li ho di me ragazzo,
ma meglio non far rima, sennò ci scrivo *****.

Allora torno serio e penso ad occhi chiari,
secondi solamente a una pole della Ferrari.
Riguardo dentro al cuore, rivedo quant’è bella,
ricorda il retrogusto di pane e mortadella.

Si svuota la bottiglia, finisce la poesia,
che incredibilmente è tutta cosa mia.
Riguardo in cima al monte e osservo quella neve,
e penso a quando cade, silente, fredda e lieve.




lunedì 21 novembre 2011

Il ciclismo davanti al caminetto.


Manuel Moz “Il mio ciclismo” (2011).
Olio su tela, collezione PST Museum – Feltre (BL).

UN’AUTUNNO, CON DECISE GELATE MATTUTINE E DAL FORTE SAPORE INVERNALE. CON ESSE TORNA IL PERIODO DELLE RIFLESSIONI A BICI FERMA.
TORNA SULLE PAGINE CICLISTICHE ANCHE IL “CATTIVO” ETTORE TORRI, STAVOLTA PIU’ OTTIMISTA (MAH!...).

Ettore Torri torna a farsi sentire, suonando una musica diversa dall’autunno scorso. Secondo il procuratore del Coni, nell’ultimo anno il ciclismo puzza meno di falso, mentre per il Pm Roberti il calcio è troppo chiuso. Dalla Francia intanto, l’ex tennista Yannick Noah spara energiche bordate contro lo sport spagnolo in genere. Lasciando stare le ultime due cose, che non dicono niente di nuovo, curiosiamo su una cosa.
Circa un’anno addietro Torri aveva scosso il ciclismo di casa nostra, grazie anche ad un titolo di convenienza della Gazzetta dello Sport. Nel dettaglio andò così;
mercoledì 6 ottobre 2010 la Gazzetta titola a pagina 25; Torri shock “I ciclisti sono tutti dopati” l’articolo porta la doppia firma di Maurizio Galdi e Valerio Piccioni. Pier Bergonzi inizia un suo commento a lato (stessa pagina) titolando l’articolo “Sbagliato e inopportuno”.
D’accordo che era meglio non sparare a zero, ma nel sottotitolo e all’interno dello stesso articolo principale la frase incriminata; “I ciclisti sono tutti dopati” assume un significato abbastanza diverso, visto che il pensiero del Pm viene riportato integralmente e completato dalle parole; “Non sono l’unico a dirlo e i ciclisti che ho interrogato, nessuno escluso, mi hanno detto che tutti si dopano”.
Come mai Torri è stato messo in croce per quel titolo; “I ciclisti sono tutti dopati” per diversi mesi, ma nessuno si mai preso la briga di discutere sul contenuto di tutta la frase e non solamente l’inizio? C’è una forte differenza dal dire “son tutto dopati” a dire “me lo hanno detto tutti quelli che ho interrogato”. Con la prima sembrava che Torri se ne fosse uscito di suo dalla sera alla mattina, ma dalla frase completa si evince che è il risultato degli interrogatori fatti a ciclisti indagati.
Bergonzi continua nel suo commento con; “…Fa doppiamente male perché dire che sono tutti dopati è una nota stonata e sopra le righe.” Torri invece non disse questo. Ma la frase non verrà più riportata interamente, perché il riferimento ai ciclisti avrebbero tirato in ballo proprio i girini interrogati. A allora sarebbe stato bello sentire i giornalisti chieder ai ciclisti; “Perché avete detto quelle cose?” Sarebbe stato, quello si, un vero terremoto.
È bastato invece un dettaglio, mezza frase non più riportata interamente, per far diventare, l’anno scorso, un uomo peggio del diavolo. Poi che Torri sia più ottimista, ricordo che il divieto dell’uso di aghi per il recupero e la cura degli atleti, ha fatto alzare discussioni, facendo definire ridicola la novità da Suor Alessandra e compagnia “commentante”. Pensavate come stavamo messi prima del Giro, altro che la simpamina di Magni o Taccone!

sabato 19 novembre 2011

Bravo Philippe!

PHILIPPE GILBERT VINCE ILSONDAGGIO SUL CICLISTA DELL’ANNO. IN TRE ANNI, TRE DIVERSI VINCITORI (ANZI QUATTRO, VISTO CHE L’ANNO SCORSO CI FU UNA VITTORIA DIVISA IN DUE; NIBALI-BRONZINI).
COMPLIMENTI AL NEO CAPITANO DEL GS BMC, CHE INSIEME A CADEL EVANS E THOR HUSHOVD COMPORRA’ NELLA PROSSIMA STAGIONE UN TRIO PER TUTTI I GUSTI E TUTTE LE CORSE.

sabato 12 novembre 2011



Almeno con loro sorridevi…..

UN BROCCO PUO’ DIVENTARE UN CAVALLO VINCENTE, A DISPETTO DEI SOLITI DISCORSI? IN QUESTE ULTIME STAGIONI SONO TORNATI IN SELLA CICLISTI SQUALIFICATI CHE ERANO DEI BIG NEL GRUPPO. RITORNI QUASI TUTTI MOLTO DELUDENTI.

Le uniche bestie che la storia ricordi possedere poteri soprannaturali, quasi extraterrestri, erano Godzilla e Dinamite il cavallo di Tex. Quest’ultimo, un misto tra Pegaso e Varenne al cui confronto Furia faceva piangere.
Da tanti anni Dinamite è sparito nel limbo, forse tornato nella galassia natìa. Lo abbiamo visto compiere salti spaventosi, correre con due uomini in groppa (circa 150 chilogrammi, please!) riuscendo a tener testa a indiani inferociti che li inseguivano con cavalli freschi, ammazzare a colpi di zoccolo un serpente a sonagli, per poi scavare “a zoccolate” una buca di un metro di profondità per far uscire Tex, sotterrato dai cattivi fino al collo, anche se, da fonti non ufficiali, sembra che il ranger stesse solo facendo un bagno di sabbia in pieno deserto dell’Arizona, causa reumatismi giovanili.
Ma di doping nei Tex non si era mai parlato, nonostante alcune preoccupanti circostanze siano sotto gli occhi di tutti; Kit Carson ha 60 anni da circa 30 anni, Tex riesce ancora a correre i 200 metri in 20”4 netti con stivali ai piedi senza perdere il cappello, e i suoi Navajos al confronto degli altri indiani sono dei palestrati con spalle da cestisti NBA.
Uscendo adesso dal deserto dell’Arizona e andando in gruppo, domandiamoci; la favola che i brocchi non diventano purosangue, è solo una balla distribuita ad arte per allontanare sospetti, mettere le mani avanti per coprire chi si sa essere un falso; un tentativo di omertà furba ed intelligente, nella speranza che l’appassionato soffochi in sé l’istinto di andare a cercare il sospetto?
In questa stagione abbiamo potuto vedere quanto forse Danilo Di Luca valesse veramente. Un ciclista forte, ma certamente molto al di sotto dell’allora declamato campione abruzzese. Vincitore di un classiche, di un Giro, vicino a vincerlo già nel 2005, molto vicino a rivincerlo nel 2009.
Ricordate Michael Rasmussen? (Cassani di certo!) Anche lui è tornato in gruppo l’anno scorso con l’italiana Miche/Guerciotti, vincendo una corsa di 3° livello non so dove, ma nella maggior parte dei casi è sempre a mangiar polvere dai rivali avanti a lui. Maglia gialla al Tour nel 2007, è tornato senza diventare mai nemmeno cugino di 2° grado del Rasmussen giallo.
Della serie non c’è due senza tre, il GS Miche/Guerciotti dopo Rasmussen (ora non più con loro) ha dato patria a Davide Rebellin e soprattutto a Stefan Schumacher. Lo ricordate? Era tra i più forti ciclisti del mondo nelle classiche, co-capitano con Zael nella Nazionale tedesca ai Mondiali, rivale di Bettini a cui soffiò il posto alla Quik-Step, con malumori dell’italiano che si ritirò per il giramento di scatole, vedendo che il suo GS gli preferì il più giovane tedesco (che poi nemmeno poterono goderselo perché arrivò la squalifica del teutonico).
Questi ciclisti, così tanto meno forti di qualche stagione addietro, quanta roba avevano in corpo fino a pochi anni addietro? Qui c’è gente che prima vinceva cose ai più alti livelli, mentre ora mangia polvere dalle ruote di ciclisti di medio livello. Polvere che un tempo erano loro a far mangiare. Polvere di stelle. Spente.

venerdì 4 novembre 2011

Ciclista dell'anno 2011.



ECCO LA TERZA EDIZIONE DEL CICLISTA DELL’ANNO. QUESTA VOLTA POCHI NOMI SUGLI SCUDI, TANTO CHE NON SARA’ NECESSARIA NESSUNA VOTAZIONE “ELIMINATORIA”. UNA BOTTA E VIA!!

È stato l’anno delle seconde linee, principalmente per le classiche. Ma siccome queste ultime non hanno dimostrato conferme, sono pochi i nomi che potete votare come ciclista dell’anno. Ecco la breve lista dei nomi scelti;

Cadel Evans (Australia, GS BMC); vincitore Tirreno-Adriatico – vincitore Tour de France – 2° posto Giro del Delfinato

Marianne Vos (Olanda); vincitrice Giro d’Italia – medaglia d’argento Mondiali in linea.

Philippe Gilbert (Belgio, GS Omega/Lotto); vincitore Amstel Gold Race – vincitore Freccia Vallone – vincitore Liegi-Bastogne Liegi – Campione Nazionale in linea.

Alberto Contador (Spagna, GS Saxo Bank); vincitore Giro di Catalunya – vincitore Giro d’Italia – vincitore Vuelta Murcia

martedì 1 novembre 2011

Novembre; l'editoriale.



Prima di tutto due righe per ringraziare i “visitors” che hanno lasciato le loro idee, riguardo all’argomento dell’articolo sul ciclismo rosa. Sono state raggiunte punte di visitatori giornalieri mai viste (oltre 60 in un’occasione). E ora il solito momento d’inizio mese.

TRE ANNI SENZA VINCERE DELLE CLASSICHE IMPORTANTI. NEMMENO IN QUEST’ANNATA, DOVE DIVERSE SECONDE LINEE HANNO PORTATO A CASA VITTORIE CHE FORSE VALGONO UNA CARRIERA.
NELLA CRONOMETRO SIAMO SCOMPARSI O QUASI. LA PISTA, CHE E’ LA BASE, VIENE TENUTA IN PIEDI CON LO SCOTCH. SIAMO STATI COPIATI IN PASSATO, PERCHE’ NON FARLO NOI ADESSO?

“Vincenzo Nibali tenta il colpaccio al Giro di Lombardia. È una di quelle azioni audaci, che piacciono alla gente, che giornali e giornalisti riportano sempre volentieri perché nel ciclismo d’oggi; “Non si osa più” e discorsi di questo tipo. Se a Vincenzo gli va bene Suor Alessandra se lo sposa tra le interviste e l’anti-doping e Beppe Conti gli fa da testimone salutando il nuovo Messia del ciclismo di casa nostra. Evviva, confetti per tutti, paga Sgarbozza.
Ma gli va male e allora ecco nel dopo gara Silvio Martinello, noto vincitore di classiche, iniziare il Festival dei; “se Vincenzo così, se Vincenzo cosà, se Vincenzo di qua e poi anche di là, cuccuruccuccù, paloma!”. Della serie, se io avessi tre palle sarei un marziano e farei una fortuna che manco Siffredi.
Nel concreto, da tre anni gli italiani non vincono una grande classica. Un’eternità, dal punto di vista ciclistico, per una Nazione come la nostra. Oggi le nazioni di riferimento sono quelle di Sua Maestà (l’Australia è colonia britannica). Nazioni che hanno studiato il ciclismo di casa nostra, lo hanno conosciuto – gli australiani fanno ritrovi in Italia, anche coi loro Under – e vi hanno portato specialisti arrivati dalla pista che oggi sono protagonisti della strada. Come gli statunitensi che dalla seconda metà degli anni ’80 hanno fatto incetta di esperienze europee, per portare qualcosa di nostro negli states (anche il dottor Ferrari ormai che c’erano).
Non siamo più la scuola ciclistica che era esempio di organizzazione e risultati come negli anni ’90. Abbiamo vissuto di rendita, ma poi il credito è finito. Di questo si deve tener conto, soprattutto sul tavolo dei Capi (Federazione), ed ecco l’occasione per ripartire e riprogettare tutto o quasi. Dagli Under agli elite. Come fai? La base dev’essere costruita sugli uomini, le persone, i tecnici che abbiano competenza e la pazienza.
Un bel titolo ISEF come punto di partenza ci sta bene, e lo metterei d’obbligo. Col discorso del centro per il ciclismo che Bicisport sbandiera da almeno 15 anni inutile farci delle righe. Se da tutti quelli a cui ne parlano si sentono dire che è una bella idea, ma non si è mai fatta, un motivo ci sarà. Torniamo a rivalutare la pista non soltanto quando manca un’anno a un’Olimpiade, seguiamo i giovani a cronometro – specialità che abbiamo preso a pesci in faccia negli ultimi 15 anni – e cerchiamo competenza per quanto riguarda la guida delle ammiraglie dei vari GS. Il campione del mondo su strada viene dalla pista, la campionessa del mondo su strada è una ciclista che da alcuni anni vince anche gare in pista.
Le basi ci sono, Bettini ha convocato a Copenaghen diversi giovani, ha voluto fare dei ritrovi durante l’anno. Lui le motivazioni ce le ha. Nel settore rosa Salvoldi (a proposito, lui il suo diploma in Scienze Motorie ce l’ha) è più avanti di tanti altri, con tremila euro al mese e meno chiacchiere. Ma dietro a questi due CT ci dev’essere un pensiero unico, dove la competenza dev’essere base per riempire le crepe formatesi dell’aver sottovalutato specialità importanti come pista e cronometro.
Nel decennio scorso Max Sciandri diceva ai tecnici italiani di passare in Inghilterra per dare un’occhiata al lavoro che stavano mettendo in piedi coi giovani. Ma i tecnici italiani, strapieni della loro grande autorevolezza ed esperienza, non ci pensavano nemmeno di andare a perder tempo per vedere come lavorava una Nazione che di lì a pochi anni avrebbe iniziato a bastonare gli avversari.





sabato 29 ottobre 2011

Lamezia Terme; 5 dicembre 2010.

WWW.LAMEZIATERME.IT PER LEGGERE DELLA CONDANNA CHIESTA PER IL PLURIOMICIDA.

venerdì 21 ottobre 2011

Lente d'ingrandimento.


I VERTICI COME NAZIONALE DAL 2007, IL CICLISMO ROSA IN CASA NOSTRA NON RIESCE AD USCIRE DA UN LIMBO DI ZOPPICANTE NOTORIETA’. COSA MANCA?
UNA PICCOLA INCHESTA DIVISA IN TANTE PARTI; DAL SITO INTERNET, ALL’ATLETA STESSA, DALL’ORGANIZZATORE AI CALENDARI, ECC...
CON L’AIUTO DI ANTONELLA INCRISTI E DAVIDE RONCONI NE PARLIAMO.


Perché Davide Ronconi; svizzero, segue il ciclismo rosa spesso e volentieri, ed è quindi “voce” ideale per cercare di portare un’opinione sul momento attuale per la bici rosa. Nella foto è con la forte britannica Emma Pooley, dominatrice del Trofeo Binda 2011. Probabile che Davide le abbia concesso un momento per farci una foto insieme.


Perché Antonella Incristi; friulana, corre – e ci vince pure – nel mondo Mountain Bike. L’ho conosciuta (per quanto si possa tramite un PC) grazie a una sua signora lettera, spedita a Sport-Pro. Gareggia da quasi due decenni. Per questo è persona che poteva essere giusta testimone per un minimo confronto tra strada e fuori-strada, tra una specialità storica e una abbastanza giovane.

Per conoscere l’atleta in poche righe; “Allora… la medaglia a cui tengo di più è il bronzo ai mondiali UCI specialità XCO Master fatto a Praloup (F) nel 2009.
Antidoping, protocollo UCI, serietà professionalità, e ragazze da tutto il mondo fortissime, quindi grande concorrenza e grande soddisfazione!!
Un bronzo ai Campionato Italiano Marathon 2006.
1° Campionato Italiano della Montagna Master su strada 2011
2° campionato europeo Marathon (GRAZ) UEC 2011.... qua mi rode un pò perchè ho fatto la gara davanti fino a metà con un mal di schiena terrrrrribbile e anche se ero ancora prima volevo ritirarmi........dopo 45 km ho abdicato e ho finito piangendo dal male, volevano ricoverarmi a Graz non avevo sensibilità alla gamba dx., ho avuto male per 20 gg....quello era mio......ma Graz mi porta sempre male, l'anno prima 2010 ho tagliato il copertone a 12 km dalla fine quando avevo ancora 55 min. di vantaggio!!!!!!!!
Vittorie più di un centinaio ma mai contate seriamente......preferisco un terzo posto con avversarie toste che andare a vincere facile.”

Diversi circuiti vinti in mtb;
IMA Scapin 2011
Rampitour d'Italia 2007
Trofeo Tacconi 2004
Trentino mtb 2009
Diversi Friuli Challenge
Molti trofei invernali – autunnali – primaverili.
Diversi Campionati Europei Udace salita.
Boh... .poi forse mi perdo qualche cosa per strada...(magari le avversarie, dico io)
Corro in mtb (e qualche cosa su strada), dal 1992/1993”

E QUESTO TANTO PER GRADIRE. ORA POSSIAMO INIZIARE.
Come stavamo messi prima dell’inizio del ciclo vincente di Salvoldi ai Mondiali del 2007, con la doppia medaglia delle atlete Bastianelli (oro) e Bronzini (bronzo)? Visibilità televisiva e di stampa misera, corse annunciate a febbraio/marzo che saltavano dal calendario di punto in bianco.
Oggi che passi avanti si sono fatti? Trasmissioni (registrate) RAI per il Giro ed il Trofeo Alfredo Binda, ma si parla in totale di circa 12 ore all’anno, che di ore ne ha 8.760. Il calendario delle corse era traballante, le cicliste non avevano certezze sul proseguo della carriera. Questo ieri. Oggi la situazione non è certo migliore.

PUNTO 1; “CI SIAMO ANCHE NOI!”
Dalla rivista “Ciclismo” del novembre 2009;
Per farci crescere devono abbinare le nostre corse a quelle degli uomini per darci visibilità. Se me lo chiedete, io non ho ancora capito perché una Varazze-Sanremo è stata tolta dal calendario” (Tatiana Guderzo)
A
l tempo fresca di Mondiale svizzero, sua poesia Tatiana Guderzo si espresse in poche parole. A tutt’oggi la situazione è la medesima. Gare messe in lista a febbraio, spariscono in primavera. Poi magari ecco momenti della stagione in cui ci sono corse ravvicinate, per poi avere periodi senza gare. Personalmente non vorrei chiedere alla Tati perché la Varazze-Sanremo sia saltata, ma domanderei se lei o qualche altra collega non hanno mai pensato di domandarlo a Di Rocco. Se non lo fanno loro, chi lo fa? Gigi Sgarbozza?
Nell’intervista fatta ad Antonella chiedo;
Antonella, quando si parla di ciclismo femminile su strada la situazione della promozione è misera. Atlete che piangono da anni di scarsa considerazione rispetto agli uomini, ma intanto le cose non cambiano. Nell’ambiente delle ruote grasse, di storia più giovane, com’è il discorso?
Per quanto riguarda il settore femminile mtb, la situazione forse è migliore perchè correndo insieme ai maschi si parla di entrambi anche se con maggiore enfasi per quanto riguarda i maschietti. La stessa cosa vale per le riviste di settore.”
Nel ciclismo rosa su strada i calendari “saltano” con facilità. La situazione per voi mountain-bikers com’è?
Fino ad ora non ho visto gare saltare!!! Forse perchè i C.O. per fare una gara ci mettono tempo e anima a profusione ma le nostre gare sono miste, quindi salterebbe l'intero evento.”
Curiosità; su strada, il settore ciclistico femminile ha segnato un aumento di praticanti tra le giovani, proprio in questi anni in cui la Nazionale è ai vertici. Quindi l’effetto “trascinamento” costruito sulle medaglie internazionali riesce a cavare il famoso ragno (per quanto piccolo) dal buco. Però se le gare mi saltano, difficile che una ragazza di vent’anni tenga duro per dedicarsi al ciclismo, e non preferisca invece andarsene a lavorare in tutti i sensi.

PUNTO 2; TIENITI LO SLOGAN E PORTAMI EURO!
L’aumento di cicliste in giovane età è un buon segno certamente, ma se fosse così anche per gli sponsor sarebbe molto meglio. Cosa che era stata messa in evidenza dal Commissario Tecnico delle Nazionali femminili. Sempre da “Ciclismo” del novembre 2009;
Nel nostro paese viviamo un periodo di crisi economica che ci ha fatto retrocedere sul piano organizzativo, fino a 5 – 6 anni fa eravamo meglio strutturati” (Edoardo Salvoldi).
Sulla stessa lunghezza d’onda Noemi Cantele, che però toccava un tasto legato anche al lato professionale delle protagoniste. Stessa rivista, stesso numero.
Col rischio di apparire idealista e utopista, confido negli imprenditori lungimiranti che si appassionino alla nostra causa. Ora sta a noi fare capire che siamo atlete mature e meritevoli, in modo che il nostro settore sia preso in considerazione con continuità”
Ecco un pensiero che richiama proprio le cicliste. Il discorso dell’attuale campionessa tricolore, a parte il desiderio dell’atleta stessa di ricevere attenzione da eventuali sponsor, andava quindi a toccare un’aspetto legato anche alla parte che potevano fare le stesse ragazze. Da questo lato anche Salvoldi accennava; “Se riusciamo a creare un’organico di atlete competitive, possiamo pensare a maggior visibilità e all’ingresso di sponsor che costituiscono risorse aggiuntive che al momento non ci sono”
Cantele a Salvoldi quindi richiamano al discorso; qualità delle cicliste = visibilità; è questo il tassello mancante per fare breccia nei portafogli degli sponsor? Ancora Giorgia Bronzini da “Cycling Pro” sempre di questo mese.
Spero che questa vittoria stavolta significhi un po’ di soldi. Spero che questa vittoria stavolta apra gli occhi a qualcuno che cominci a investire su di noi.”

PUNTO 3; PROMOZIONE DELL’EVENTO;
Quanto vengono seguite le corse da bordo strada? Lungo il percorso, vero metro di misura per sapere se l’evento sportivo interessa o meno, ci sono i signori Mario e Maria?
Una mattina d’inizio Luglio 2010. Riese Pio X (TV). Seconda tappa del Giro-Donne. A meno di due chilometri dall’arrivo, delle persone si sistemano agli incroci pronte a fermare l’afflusso di macchine nel momento del passaggio. Le ragazze sono segnalate a 15 minuti dall’entrare in paese. Un uomo del posto esce dal proprio giardino e si avvicina a chi scrive (me stavo andando verso la zona d’arrivo); “Giovanotto, che corse fanno?” La corsa più importante del calendario internazionale? E meno male!
L’anno scorso la presentazione a Caerano San Marco (TV) del Giro femminile venne fatta ad inviti e per gli addetti ai lavori. Parlo, perché al tempo mi ero messo in contatto con gli organizzatori. Ma così facendo come andava a finire? Che tutti gli amici s’invitano tra loro, mentre invece si dovrebbero aprire le porte al pubblico se vuoi veramente farti notare dal mondo.
Sul discorso promozione e attenzione degli eventi, ho chiesto ad Antonella;
“Il ciclismo rosa su strada trova luce principalmente sul web, poca roba quasi niente per il resto. Voi avete un seguito nella carta stampata? Nel web come va?”
Nel web va molto meglio nella carta stampata ZERO!!!
per far scrivere di una vittoria o ancor di più di un campionato italiano vinto, (2 righette stiminzite) bisogna fare i salti mortali.... telefonando direttamente ai vari giornalisti sperando in un posticino da due righe sulla cronaca sportiva.”

Davide esprime la sua idea, con un’esempio;
L'evento meglio organizzato che io conosca è il Trofeo Binda di Cittiglio, gara di coppa del mondo. In questo caso posso dire che l'impegno profuso dallo staff organizzativo è decisamente lodevole. Oltre all'organizzazione della gara, durante l'anno vengono tenuti diversi eventi collaterali con lo scopo di promuovere sia la corsa che il ciclismo femminile. Oltre a sponsor ed istituzioni come è normale che sia, vengono coinvolte ad esempio le atlete, i cittadini e le scuole: gli sforzi promozionali avvengono quindi su più livelli. Servono però idee, esperienza, gente capace, soldi e non è sempre facile scovare tutte queste risorse umane e materiali.
Il Giro d'Italia Femminile pian piano sta crescendo anche dal punto di vista della promozione, e mi auguro che cresca ancora, perché da una gara di questa importanza ci si aspetta il meglio. Sono ottimista perché il trend è positivo e spero si continui su questa strada, anche se da fare ce n'è ancora.
Per il resto alcuni organizzatori promuvono l'evento benino, altri un po' meno bene. Capita pure (anche se raro) che sia difficile reperire informazioni riguardo luoghi precisi ed orari di una corsa, e non ci vorrebbe molto ad essere dotati perlomeno di un sito web che fornisca le informazioni più rilevanti.”

PUNTO 4; LE ATLETE;
Ancora ripreso da “Ciclismo” del novembre 2009 (devo averlo consumato quel numero), un’estratto d’articolo di Edita Pucinskaite.
Con riferimento alle allora fresche di medaglie iridate Guderzo e Cantele “Se avranno la capacità e l’intelligenza di sfruttare al meglio questa temporanea visibilità, indirizzandola verso la promozione del movimento, bene: avranno da guadagnarci loro stesse.
Se invece si concentreranno sul loro orticello (io personaggio, io e gli ingaggi) allora non accadrà niente. continueremo il nostro lento declino domandandoci perché il sole che s’intravede da anni non riesce a filtrare, nonostante l’illusione che si tratti solo di avere tempo e pazienza”
Oltre al pensiero dedicato alla speranza che le cicliste che hanno più visibilità di altre si facciano sentire, qui si torna al discorso accennato in precedenza dalla Cantele e da Salvoldi sul fatto che la prima forma di credibilità come atlete, sia costruita e rafforzata dalle stesse.

Da “Cycling Pro” di questo mese, Giorgia Bronzini; “Vorrei avere palcoscenici, passerelle, schermi, vorrei avere giornali, riviste, TV, e non per narcisismo, ma per riconoscenza, non per me stessa, ma come testimone di tutte. E perché il ciclismo italiano abbia più peso, più eco, più merito”
Potrebbe essere che il ciclismo rosa non “tira” perché considerato insufficiente sul lato agonistico o dell’immagine, per attirare l’attenzione di qualche portafogli gonfio? Eppure è dal 2007 che ogni anno sono arrivate medaglie iridate od olimpiche. Non è perciò una questione di risultati di rilievo. Penosa mentalità maschilista?
Come commento ad un mio articolo l’anno scorso, un visitatore anonimo (probabilmente per involontaria dimenticanza), mi lascia scritto un; “…dovrebbe esserci maggiore professionalità da parte di organizzatori, squadre, atlete.”
Chiedo a Davide, proprio riguardo al discorso delle protagoniste; “Credi che le atlete possano fare di più per il loro stesso ambiente? Se pensi di si, che cosa?”
Io parto dal presupposto che si può sempre fare di più, quindi sicuramente sì, anche se loro sono in primo luogo cicliste e quindi dovrebbero per prima cosa svolgere la loro attività in maniera il più professionale possibile. Il discorso non è però così semplice: da un lato, sebbene qualitativamente il livello sia ottimo (atlete come Marianne Vos sono campionesse straordinarie), quantitativamente non lo è ancora. Vi è ancora molta differenza tra la atlete più forti, poche, le atlete mediamente forti, piuttosto tante, e le atlete meno forti, senza voler essere cattivo, ancora troppe. Ma non voglio nemmeno dare la colpa a queste atlete che si trovano a correre tra le elite senza avere qualità fisiche e mentali, e magari preferiscono divertirsi, socializzare anziché "sputare sangue": inoltre si sa che si guadagna davvero poco, a parte poche eccezioni, e le motivazioni non sono sempre elevatissime. Se il ciclismo fosse più popolare e attrattivo anche tra le donne, automaticamente più talenti verrebbero scovati ed il livello delle corse aumenterebbe. Ma qui bisognerebbe aprire un nuovo capitolo: come promuovere il ciclismo tra le donne? Forse il compito spetterebbe alle varie federazioni ciclistiche.
Tornando alle cicliste, alcune grazie non solo al loro valore atletico, ma anche al loro carisma e alla loro personalità hanno contribuito ad aiutare un po' l'ambiente: il primo nome che mi viene in mente è Edita Pucinskaite, ormai ex-atleta ma sempre molto impegnata su più fronti per cercare di migliorare qualcosa in questo ambiente.
Penso che per migliorare le cose con più efficacia si dovrebbe essere più uniti, e non attendere qualche lamento isolato. Se si vogliono avere più diritti, condizioni migliori, ricevere maggior rispetto, bisogna darsi da fare tutte assieme. Certo, se poi si vuole essere trattate come professioniste, bisognerà anche comportarsi di conseguenza, e allo stato attuale non è sempre così, purtroppo.”

PUNTO 5; L’ESPERIENZA SUL CAMPO. LE EX PROTAGONISTE.
Sono poche le ex cicliste rimaste nell’ambiente, per lavorare proprio alle mancanze con cui loro hanno dovuto avere a che fare per anni. Edita Pucinskaite è per ora l’unica che cerca di far capire (vedi estratto poco sopra), come le stesse protagoniste dovrebbero farsi avanti.
Ma le ex (anche note) non hanno più interesse ora perché non sono più in gruppo a lavorar di gambe? Allora Edita ha ragione quando scrive di “orticello”. O magari sanno che, avendo convissuto nell’ambiente per anni, e avendolo ben conosciuto, non troverebbero volontà profonda da parte di nessuno a voler cercare di migliorare il discorso? Se niente è stato fatto a oggi, un motivo ci sarà. Quale, sarebbe bello saperlo, visto che se il motivo è l’attuale crisi economica, nel settore ciclistico rosa sembra essere arrivata 15 anni addietro!


PUNTO 6; SBAGLIATO IL MODO DI RACCONTARLO?
Oggi l’unica fonte di notizie sul ciclismo femminile è praticamente rappresentata dal web. Ma se invece di riempirlo di foto e filmanti a vagoni, che per qualità non sempre corrispondono alla quantità, fosse un ciclismo anche scritto per raccontarlo e non solo per mostrarlo? I filmati vanno bene, ma sta sparendo la voglia di raccontarlo con le proprie parole. Se invece di affidarsi a comunicati stampa dei vari GS – che a volte lo rifanno 10 volte per essere sicuri che si scrivano le cose come va bene a loro – lo si descrivesse mettendoci qualcosa di proprio?
L’intervista all’atleta anche per conoscerne la persona, oppure la vita che fanno certe ragazze che pigliano 300 euro al mese (finché questi ci sono), e non solo quelle poche che hanno un minimo di contratto certo, spesso perché sostenute da GS statali (Forestale, Fiamme Azzurre, ecc…). Forse la gente apprezzerebbe di più delle atlete che non sono certo ricche sfondate, ma si fanno comunque il famoso “mazzo così” e le seguirebbe più volentieri.
Ho chiesto a Davide; “Avessi quattro soldi da investire per la promozione, dove li spenderesti?”
Non sono un esperto in promozione: dovrei forse studiarmi meglio l'argomento.
Comunque, laddove manca, svilupperei un sito decente che riporti le informazioni più importanti: un sito permette di raggiungere tutto il mondo senza eccessivo sforzo. Eventualmente, se volessi investire qualcosina in più, farei girare un piccolo video promozionale: penso che delle immagini filmate suggestive possano suscitare molte più emozioni (e quindi attrarre di più) rispetto ad un semplice testo con un po' di immagini.
Infine, per promuovere un evento non opterei per la classica presentazione in municipio, sala comunale, o comunque in una sala chiusa, manifestazione spesso ristretta agli addetti ai lavori, stampa e pochi appassionati. Cercherei di coinvolgere di più la popolazione locale organizzando la presentazione in una qualche piazza, offrendo magari una spaghettata ai presenti: insomma, per promuovere bisogna anche spendere qualcosina, nel limite del ragionevole e della portata dell'evento.”


CONCLUSIONI
Penso sia giusto lasciare un’aventuale conclusione ancora ad Antonella e Davide. Per questo ho chiesto loro se volevano fare delle considerazioni a ruota libera. Per il resto, chiunque leggesse questo articolo e volesse lasciare una sua idea è benvenuto/a. Se poi ci sono opinioni diverse sono benvenute anche quelle, perché il cantarsela e suonarsela è come l’acqua stagnante. Grazie ancora per il tempo dedicatomi da Antonella Incristi e Davide Ronconi, e a chi s’è preso la pazienza di legger tutto.
W la Guderzo e alla prossima (che col ciclismo femminile potrebbe ormai essere per il prossimo anno, penso).
Antonella; “Io spero sempre in un ciclismo pulito con controlli seri e continuativi e non spreco di denaro "nostro" per fittizzi controlli ai cicloamatori come avvenuto un paio di mesi fa qua in regione ad una cicloturistica "forse" per alzare la percentuale di NON dopati (non mi spiegherei altro)......al limite potevano trovare i trigliceridi alti oppure il diabete melito!!!
Per ciclismo pulito non intendo solo antidoping ma anche correttezza, serietà, professionalità e soprattutto rispetto delle regole dai vari comitati regionali.


Davide; ”Non si può negare che il ciclismo femminile debba fare ancora tantissimi passi in avanti. Non so se potrà mai decollare realmente ed essere comparabile alla controparte maschile: sono sincero, non è facile essere ottimisti in questo senso, ma allo stesso tempo non bisogna mai mollare ma darsi da fare per migliorare le cose: a livello di UCI, federazioni, squadre e atlete bisogna rendersi più attraenti nei confronti di sponsor, media e pubblico per cercare di aumentare la popolarità di questo settore del ciclismo. L'unica cosa che mi viene da dire al riguardo è che bisognerebbe essere più uniti anziché farsi la guerra...capita che magari lo staff di una squadra abbia rapporti difficili con lo staff di un'altra, e si facciano i dispetti a vicenda, capita che alcuni organizzatori abbiano rapporti difficile con altri organizzatori o magari con l'UCI. Tutte queste dispute e lotte interne al ciclismo femminile non fanno altro che indebolire l'ambiente quando sarebbe meglio collaborare affinché le cose migliorassero per tutti.”

lunedì 17 ottobre 2011

UN GIRO PER TANTI.


Vabbè che sarà un Giro aperto a tanti, ma non esageriamo! (foto; archivio storico PST)

VI SONO MANCATO? VOI UN PO’ SI.
UN GIRO “MORBIDO” NELLE PRIME DUE SETTIMANE, CHE CI PORTA INDIETRO DI DIVERSI ANNI. FORSE A QUELLO VINTO DA CUNEGO NEL 2004. TRE GIORNI D’APERTURA IN DANIMARCA, TANTE POSSIBILITA’ PER CAVENDISH E COMPAGNIA VELOCE, MENO TRASFERIMENTI (finalmente!) E MONTAGNE “CATTIVE” SOLO NELL’ULTIMA SETTIMANA.

Ricorda tanto i giri di Carmine Castellano: i velocisti in auge nella prima settimana, qualche salita non tremenda dopo qualche giorno, giusto perché la maglia rosa venga presa da qualche outsider. Poi le montagne pesanti nell’ultima settimana, dove il portatore della “rosa” attende la giornata in cui dovrà salutare il simbolo del primato, per fare spazio ai veri favoriti.
Dopo il Giro spacca-gambe dell’anno scorso, era prevedibile che quello nuovo fosse alla portata di molti. Sarà un Giro amico del 54/11, un Giro che pedalerà su alcune vette storiche (Stelvio in primis) su vette amate e tremende (Mortirolo, Giau, Manghen e Pampeago 2 volte), ma che sembra pensato apposta per lasciare in sospeso tutto e tutti fino all’ultimo. Dispiace che per far contenta la cassa della Gazzetta, la Danimarca abbia contribuito a lasciar da parte un bel pezzo di stivale.
Viene descritto come un Giro per i giovani. Probabilmente sarà una corsa dove una squadra ben preparata (nel senso di allenata, si spera), potrebbe scortare il proprio capitano anche per due settimane e, proprio per questo, si valuterà magari di lasciare sfogare le gambe giovani, senza da loro troppa corda.
Gli arrivi in salita non mancano; (Rocca di Cambio, Cervinia, Lecco Pian dei Resinelli, Falzes, Pampeago, Stelvio). Nonostante si guardi molto alla tappa dolomitica numero 17 (Falzes – Cortina d’Ampezzo), dovrebbe risultare devastante la frazione numero 19; Treviso – Alpe di Pampeago. Con il Manghen prima e due volte Pampeago.
Non metto una lista dettagliata delle frazioni più importanti, perché comunque tra giornali, TV e riviste, non mancheranno dettagli a iosa sulla corsa rosa 2012. Unica nota; Feltre sembrerebbe destinata ad essere attraversata 2 volte.

PRESENTAZIONE RAI; qualcuno mi sa dire il motivo concreto per cui il Giro mi viene presentato così presto? Cos’è? Facciamo a gara coi francesi anche per questo adesso? Un tempo la presentazione del Giro era come un momento in cui sentivi profumo di primavera, anche in un freddo pomeriggio di novembre. Quando ti sedevi in poltrona, dopo aver sgranocchiato castagne arrostite e bevuto un bicchier di vino (io foooorse anche due, lo ammetto).
Ormai il Giro è come il festival di Sanremo. La chiamano Corsa Gazzetta, ma lo sta diventando sempre meno. Studi televisivi Rai per risparmiare, medesimi giornalisti delle telecronache, medesimi “esperti” a commentare, ricordate i bei tempi in cui un certo ciclista italiano iniziò a diventare più famoso di quando correva, perché raccontava con bei filmati anche divertenti le tappe che di lì a sei o sette mesi sarebbero state pedalate dai ragazzi? Di quando si fermava sulla piazza del paesino a parlare coi vecchi del luogo per chiedergli che strada doveva prendere per raggiungere tal Passo? Di quando si fermava a Faller di Sovramonte perché aveva bucato nel salire un versante del Croce c’Aune? Bene, scordatevelo. Oggi quel ciclista non solo non ha più le gambe (in senso ciclistico, naturalmente), ma ha lasciato l’eredità ad un altro ex ciclista che fa le ricognizioni in motocicletta.
Quali erano i momenti più attesi della presentazione di un Giro? Quando veniva svelato il percorso e quando iniziavamo le mitiche (allora si) ricognizioni di Davide Cassani. Oggi abbiamo Savoldelli in moto per un’unico filmato frettoloso, senz’anima, senza fatica. Ah, i bei tempi andati, ah, le belle presentazioni andate!
Unica nota d’eccellenza? I circa dieci secondi d’inquadratura (totali, divisi in due sequenze) per una suprema ciclista italiana presente in sala, di cui come sempre non ricordo il nome.

A breve il congedo 2011 con il ciclismo dell’alta metà del sellino, con un’articolo abbastanza approfondito su un mondo che ha un po’ la perso voglia di confronto, dibattito, scambio d’opinione. Nel piccolo vediamo se si può far ripartire almeno questo, anche grazie ad un paio di ospiti cercati per l’occasione.

sabato 1 ottobre 2011

A presto gente!


Nella foto, me stesso durante le vivaci corse dei Mondiali.

COME DA TRADIZIONE D’INIZIO AUTUNNO IL SITO VA IN VACANZA. CI RITROVEREMO PROABILMENTE DOPO IL LOMBARDIA DI META’ OTTOBRE, A MENO DI NOTIZIE CONSIDERATE PARTICOLARMENTE RILEVANTI.

Scriverò, se il materiale raccolto sarà sufficiente a non scrivere tanto per scrivere, di ciclismo rosa cercando di mettere in piedi un momento di riflessione decente per il lato “dietro le quinte” della realtà riguardante l’altra metà del sellino. Come? Non lo so. Evviva.
Un ringraziamento ai “vecchi” lettori di Ciclismo PST, che hanno permesso di tenere la media visitatori fissi, quella a cui tengo di più, a livelli 2010. Un saluto speciale al lato “rosa” dei visitatori (quindi alle visitatrici) che dovrebbe avere rilevato un leggero incremento.
Ciclismo PST si ferma, mentre il blog dell’Associazione andrà avanti, anche perché potrebbe esserci “movimento”.
Usate il casco nei vostri allenamenti, a presto.

Ottobre; l'editoriale.



SPAGNA, USA, ITALIA, FRANCIA, SVIZZERA. L’AUTUNNO CICLISTICO PORTERA’ CON SE IL LOMBARDIA, IL GIRO 2012, MA ANCHE L’AVVICINARSI ALLA CONCLUSIONE DELL’ENORME INCHIESTA ANTI-DOPING (NON SOLO CICLISTICO) INIZIATA NELL’ESTATE DELLO SCORSO ANNO.
UN LAVORO COLOSSALE PER DIMENSIONI ED IMPORTANZA DEI NOMI INDAGATI. L’EPICENTRO? ITALIANISSIMO; LA PROCURA DI PADOVA.

L’ indagine è forse la più importante mai messa in piedi negli ultimi decenni. L’obiettivo principe è il dottor Michele Ferrari e tutti i suoi assistiti passati e presunti attuali. Il nome “italiano” che tiene le redini di quest’inchiesta è quello del P.M. Benedetto Roberti, magistrato che da tre anni conduce le indagini più pesanti del doping in Italia. Riccò, Petacchi, Sella, Di Luca ed altri si sono seduti davanti a lui negli ultimi anni, e di cose ne hanno raccontate. Roberti è anche la persona che coordina il gruppo di lavoro che, a livello internazionale, sta cercando in ogni dove per trovare, se esistenti, le prove dell’eventuale doping del fuoriclasse americano Amstrong e di altri atleti, non solo ciclisti, che avrebbero in passato o starebbero oggi approfittando dell’operato del dottor Ferrari. Michele Ferrari è inibito dal CONI. Nessun tesserato può averci a che fare, altrimenti squalifica fino a 6 mesi. I nomi interessati dall’indagine riguardano un centinaio di persone tra medici, atleti e società. Non sono mancate nei mesi scorsi perquisizioni ad alcuni gruppi sportivi.
Le indagini non vivono soltanto di intercettazioni o pedinamenti, ma anche di controlli su conti bancari di mezzo mondo. Anche la Svizzera, solitamente cassaforte prediletta, ha dato piena collaborazione in questo, facendo emergere curiose combinazioni di nomi (prestanome) che indirettamente portano ancora a Ferrari.
Tutto è iniziato a luglio 2010 con un’unione d’intenti della polizia di Francia, l’Interpol, la Food and Drug degli Stati Uniti (ricordate Marion Jones finita in galera?), l’Italia con la Finanza di Padova e i NAS di Firenze, la Guardia Civil di Spagna e la polizia Svizzera per monitorare gli spostamenti degli atleti ma più ancora gli spostamenti di capitali.
A Benedetto Roberti è stato consegnato il premio Bardelli. Riconoscimento assegnato a chi dedica il suo impegno nella lotta conto il doping, e per la diffusione dello sport etico. Devastante il suo intervento alla consegna del premio, dove ha raccontato di giovani sportivi a cui venivano somministrati EPO, GH, sostanze coprenti, anche scadute. Raccontando anche di un famoso ciclista che aveva esaltato il pubblico a bordo strada, e dopo due ore di domande piangeva perché aveva capito che lui avrebbe pagato le sue colpe, mentre chi lo aveva aiutato nell’imbroglio forse no.
Cosa potrebbe cambiare rispetto al passato? Che l’inchiesta ha fin dall’inizio lavorato con una ragnatela larghissima per proporzioni, restringendosi sempre più proprio per non concentrarsi solo ed esclusivamente sugli atleti. È stato scoperto il probabile iter burocratico che serviva a mascherare finanziamenti illegali, aggirando eventuali investigazioni con il sistema che “ufficialmente” riguardava contrattazioni per i diritti d’immagine degli atleti. Inutile dire che quando si parla di diritti d’immagine, non è certamente questione di atleti di secondo piano.
Considerazione personale; dal Giro d’Italia è stato vietato l’uso di siringhe per le pratiche mediche nel ciclismo. Scelta criticata durante i giorni del Giro da Suor Alessandra e anche dall’ex ciclista Savoldelli (ex di Telekom, Discovery Channel, Astana ed LPR; vi dicono niente?) nelle loro valutazioni al processo alla tappa di maggio, considerandola una decisone esagerata. Cosa dispiace a questi professionisti del microfono? Che la gente possa così capire che i ciclisti fino a ieri non si affidavano soltanto a 20 minuti di buon massaggio e a una bella bistecca per cena, quando tornavano in albergo? Spiacenti cari e, se volete tenervi il vostro ciclismo, candidatevi per far parte dell’UCI invece di criticare sempre McQuaid quando questi non è lì a sentirvi, per poi star zitti quando ce l’avete a tiro. Oppure dite le stesse cose ad Adorni o Di Rocco che da un pezzo dell’UCI fan parte.
Questo mese Giro di Lombardia e presentazione del Giro a metà mese. E ora un po’ di vacanza.

lunedì 26 settembre 2011

Quell'Italia che vince (ancora).



MENTRE ADESSO SARANNO IN TANTI PRONTI A SALTARE SUL CARRO VINCENTE DELLE RAGAZZE DI SALVOLDI, SI E’ CHIUSA L’AVVENTURA IRIDATA DI COPENAGHEN.
PER IL TERZO ANNO CONSECUTIVO, PROPRIO L’ALTA META’ DEL SELLINO HA SALVATO IL SEDERE ALL’FCI.

Va in archivio un’edizione iridata che ciclisticamente parlando è stata avara come poche. Nemmeno la buonanima di Walt Disney poteva avere fantasia sufficiente per inventarsi qualcosa, su di un percorso in cui l’ostacolo più delicato era rappresentato dal “prendere” sul lato destro una rotonda, a due chilometri dalla fine.
Nelle categorie del domani, sembra che ci si debba attendere un ritorno in grande stile della Francia. I “bleu” hanno vinto le prove juniores e dilettanti maschili in maniera netta. Nell’altra metà del sellino, mancando di categoria under 23, il ciclismo femminile juniores porta l’iride alla Gran Bretagna. Ma senza categoria “di passaggio” per le elite, lo scalino è talmente grande che non si può fare ancora molto affidamento nel futuro, riguardo alla britannica Clara Hughes.
Per quanto riguarda i nostri rappresentanti avevo scritto che il cambio generazionale, a volte scelta obbligata, avrebbe potuto rappresentare un handicap. Infatti nel momento in cui l’Italia di Paolo Bettini doveva impostare la volata per Bennati, negli ultimi 4-5 chilometri, quest’ultimo si è ritrovato da solo a guardarsi intorno. Un po’ ridicolo. E siccome tra Bennati e Cavendish ci sono due scalini di differenza, o hai la squadra o combini poco. La nazionale italiana si è liquefatta sotto il sole primaverile dell’autunno danese.
È stata nuovamente l’orchestra elite del CT Salvoldi ha far capire (per la 4 volta in 5 anni) che un gruppo iridato non lo puoi costruire soltanto con l’entusiasmo. Le ragazze italiane vengono da diverse squadre, che per tutto l’anno corrono l’una contro l’altra. Ma siccome il lato forte di Salvoldi è di ricercare la qualità, unita ad una silenziosa serietà, la base di partenza è sempre sicura. Monia Baccaille e Giorgia Bronzini fanno a gomitate tutto l’anno in volata, ma al momento buono Monia “serve” all’atleta della Forno d’Asolo un bis-iridato come non si è visto da nessuno in tutto il mondiale. Così Tatiana Guderzo, anche lei “nemica” della piacentina durante la stagione, le resta vicina tutta la corsa per tranquillizzarla sull’andamento della gara. E quando la gara è entrata nelle fasi decisive, ecco saltar fuori la Cantele, la D’Ettorre, la già citata Baccaille. Dopo che le “ragazzine” (Longo Borghini, Cecchini e Scandolara fanno nemmeno 60 anni insieme) hanno controllato la prima metà della corsa, le senatrici hanno preso in mano la regia negli ultimi chilometri.
Questa è l’Italia di Salvoldi. CT che guadagnando 35.000 euro all’anno ha portato 108 medaglie all’FCI tra Mondiali, Olimpiadi, Europei, pista, strada in linea, strada a cronometro, elite, juniores. Commissario Tecnico che segue ragazze che lavorano mezza giornata e poi si allenano, altre che studiano e poi vanno in pista fino all’ora di cena, e poi tornano sui libri magari ficcandoseli dentro il borsone per portarseli dietro in giro per l’Europa, perché appena tornate avranno un dannato esame da superare.
Personalmente racconterei volentieri questo ciclismo se ne avessi le possibilità. Chi può farlo (TV, siti pseudo-specializzati, riviste) iniziasse una buona volta. La storia di quello che ha il pane fresco e lo lascia invecchiare per lamentarsi che nessuno lo mangia ha stufato. Almeno chi scrive.

domenica 25 settembre 2011

CANNONBALL!!



MARK CAVENDISH VINCE IL TITOLO IRIDATO DAVANTI A MATTHEW GOSS E ANDREI GREIPEL.
L'ITALIA RESTA INVISCHIATA NEL GRUPPO, PROPRIO NEL MOMENTO IN CUI AVREBBE DOVUTO USCIRE PER GIOCARSI LA SUA VOLATA.
SI CHIUDE COSI' L'EDIZIONE FORSE PIU' NOIOSA TRA LE SETTIMANE IRIDATE, DA QUANDO QUESTA FORMULA E' STATA ISTITUITA.

sabato 24 settembre 2011

W LE DONNEE!!



ANCORA IN CIMA AL MONDO,ANCORA GIORGIA BRONZINI!
TERZO MONDIALE IN QUATTRO ANNI PER L'ITALIA, IL TERZO CONSECUTIVO.
UNA GARA NOIOSA COME MAI VISTO AD UN MONDIALE, SI RISOLVE NEGLI ULTIMI 500 METRI GRAZIE AD UNA STREPITOSA MONIA BACCAILLE CHE LANCIA GIORGIA ALL'IRIDE SU STRADA 2011.
SECONDA, PER L'ENNESIMA VOLTA, MARIANNE VOS, TERZA LA FAVORITA TEUTEMBERG.
PER IL CT DEI RECORD SALVOLDI ARRIVA LA MEDAGLIA NUMERO 108!! FANTASTICO!

C'EST MAGNIFIQUE!!



PIERRE-HENRI LE COUSINIER VINCE IL MONDIALE JUNIOR.
LA FRANCIA DOMINA LE CATEGORIE DEL FUTURO MASCHILI. ARGENTO A MARTIN DEGREVE PER IL BELGIO, BRONZO ALL'OLANDA DI STEVEN LAMMERTINK.
LA NAZIONALE TRANSALPINA E' STATA LA PROTAGONISTA DELLA CORSA. BRAVO PER GENEROSITA' L'ITALIANO MARTINELLI, MA NEL COMPLESSO REAZIONE TARDIVA DELLA NOSTRA NAZIONALE NEL FINALE.

venerdì 23 settembre 2011

CHICCHIRICCHIII!!!!



TRIONFO PER I GALLETTI FRANCESI AI MONDIALI.
UN PERCORSO ELETTRIZZANTE COME UNA SCARICA DI DISSENTERIA HA CONCLUSO IN VOLATA LA PROVA UNDER 23. ARNAUD DEMARE CAMPIONE IRIDATO, SECONDO ADRIEN PETIT E TERZO IL BRITANNICO ANDREW FENN.
ALLE RAGAZZE DI DOMANI UNA PREGHIERA; SALVATECI!!
JUNIORES UOMINI DOMATTINA.

THE LITTLE QUEEN



LUCY GARNER PORTA IN REGNO UNITO L'ORO JUNIORES DONNE. JESSY DRUYTS ARGENTO (BELGIO), CHRISTINA SIGAARD (DANIMARCA) AL 3o POSTO.
ALL'ULTIMO GIRO BELL'AZIONE DELLA RATTO E DELLA TEDESCA KROGER CHE POTEVANO GIOCARSI IL TITOLO (ARRIVANO A QUASI 40" DI VANTAGGIO), MA MOLLANO DI BOTTO A POCHI CHILOMETRI DALLA FINE. NELLA VOLATA FINALE LE ITALIANE VANNO IN BAMBOLA E RACCOGLIAMO UN MODESTO OTTAVO POSTO.

martedì 20 settembre 2011

SORRISI TEDESCHI (e l'Italia ancora non si vede).


Andate a dare un’occhiata al podio a crono 2010.

USCITA CON UNA FORMA IN CRESCENDO DAL GIRO DI TOSCANA, JUDITH ARNDT VINCE L’IRIDE CONTRO IL TIC-TAC, IN UNA GARA FALSATA NEI DISTACCHI DALLA PIOGGIA.
PIU’ BRAVA DI TUTTE LA POOLEY (3^) CONSIDERANDO IL PERCORSO, 2^ LA VILLUMSEN. MALACCIO L’ITALIA DELLA COPPIA CANTELE-LONGO BORGHINI. PREVISTA PIOGGIA FINO A VENERDI. SARA’ UN MONDIALE CON CLIMA DA CLASSICA DEL NORD?

martedì 13 settembre 2011

PER PROVARCI ANCORA!


Con il miglior gruppo al mondo a livello di nazionale elite, le Salvoldi’s’Angels tornano in sella (foto; 2010).

ECCO I NOMI ELITE PER I MONDIALI DANESI.
TRAINATI DALLE RAGAZZE DEL PLURIVINCENTE CT SALVOLDI, CERCHIAMO IL DIFFICILE TRIS NELLA PROVA IN LINEA.
TRA I MASCHIETTI UNA SQUADRA CON BENNATI CAPITANO PER IL FINALE, E TANTI “ROMPIBALLE” PRONTI A SCALDARE LA CORSA.

Ci saranno due mine vaganti che nelle prove in linea elite saranno spauracchio per tutti, velocisti e non. Marianne Vos e Philippe Gilbert cercheranno probabilmente di tenere il gruppo unito il più possibile, per approfittare del finale in salita che assegnerà la maglia iridata.
L’Italia si affida principalmente a Giorgia Bronzini, con la speranza che il tratto finale di Gelong 2010, simile a quello di quest’anno, dia lo stesso esito. Fattore da considerare il tempo meteorologico. Siamo in Danimarca e non sulle coste del Mediterraneo. Se arriveranno giornate da ombrelli aperti, le temperature saranno da classiche del nord, ed un tè caldo potrebbe sostituire volentieri una birra fresca.

DONNE ELITE (un’altra atleta verrà decisa dopo il Toscana femminile che si corre in questa settimana)

Monia Baccaille (Campionessa d’Italia in linea 2009 – 2010)
Giorgia Bronzini (Campionessa del mondo in linea 2010)
Noemi Cantele (Campionessa d’Italia linea e crono 2011)
Tatiana Guderzo (c’è lei e tanto basta)
Elena Cecchini
Valentina Scandolara
Elisa Longo Borghini
Cronometro; Elisa Longo Borghini – Noemi Cantele

UOMINI ELITE

Manuel Belletti
Oscar Gatto
Mattia Gavazzi
Sacha Modolo
Daniel Oss
Luca Paolini
Manuel Quinziato
Matteo Mauro Tosatto
Giovanni Visconti
Elia Viviani
Cronometro; Adriano Malori – Marco Pinotti

sabato 10 settembre 2011

FIESTA!



L’occasione che arriva una volta in carriera, e ti può cambiare quest’ultima!

JUAN JOSE’ COBO ACEBO VINCE IL GIRO DI SPAGNA.
DIRE CHE SIA UNA SORPRESA E’ FORSE POCO. ALMENO UN PO’ D’ITALIA RIESCE COMUNQUE A SORRIDERE, VISTO CHE VINCENZO NIBALI NON HA MAI MOSTRATO LA GAMBA PER FARE LA DIFFERENZA.

Parlando di GS Geox (oppure Diadora, ch’è lo stesso) almeno un po’ di tricolore riesce a trovare soddisfazione. Con la vittoria di Juan Josè Cobo si chiude la stagione dei Grandi Giri, nonostante il ciclista di Torrelavega si sia dovuto guardare dalla coppia Sky Froome/Wiggins che lo ha “pedinato” in classifica nell’ultima settimana.
Fino a sette giorni fa sembrava che Bradley Wiggins fosse il favorito per l’affermazione assoluta, non solamente per le qualità del ciclista stesso, ma per la qualità del Team Sky, certamente più forte del GS Geox. Purtroppo per lui la Vuelta aveva già avuto il suo assestamento finale con l’arrivo sul tremendo Alto dell’Angliru.
A parte gli italiani che cercavano la gamba per Copenaghen, il bilancio azzurro è abbastanza deludente. Michele Scarponi ha avuto problemi di salute, facendo accendere la luce rossa allo scalatore della Lampre fin dalle prime montagne. Visto che il Tour non lo ha corso, speriamo non sia colpa di un qualche virus. Solitamente queste cose si “tirano avanti” anche per settimane. Vincenzo Nibali cercava il bis dopo la “roja” del 2010, ma non ha mai dimostrato il colpo di pedale che poteva fare la differenza. Ha tenuto testa ai migliori per due settimane, restando in orbita maglia rossa, ma la terza parte della Vuelta è stata decisiva in senso negativo.
Con la vittoria di Cobo è iniziata la volata finale per la stagione ciclistica 2011. Un gregario di Carlos Sastre e Denis Menchov riesce in quello per cui i suoi capitani erano destinati nelle attese della vigilia di stagione.
Ora attendiamo la lista della Federazione Ciclistica Italiana per Copenaghen (martedì?).

lunedì 5 settembre 2011

WIGGINS; PROFUMO DI "ROJA"



Bradley Wiggins ha l’occasione grossa a portata di mano. Riuscirà a non farsela scappare?

LE TREMENDE RAMPE DELL’ALTO DE L’ANGLIRU FORSE HANNO DECISO LA ROSA DEI PRETENDENTI PER LA “ROSSA” DI MADRID.
WIGGINS PRIMO FAVORITO, OPPURE….

Anche se il mondo dello sport tutto guarda comprensibilmente ai Mondiali di bocce a Feltre, iniziati ieri con una mostruosa cerimonia d’apertura, si corre anche la terza corsa al mondo per importanza.
Vincenzo Nibali ha trovato un’altra giornata pesante. Forse quella che gli costa le ultime possibilità del bis spagnolo al Giro di Spagna. Ora il distacco dal primo posto della generale, dista 3 minuti e mezzo.
Le devastanti pendenze del l’Angliru hanno portato Gloria a Cobo Acebo (vincitore di tappa), che veste la “roja” del leader di classifica.
Anche Wiggins ha tribolato ma è riuscito comunque a rimanere in vista del vertice della classifica, visto che il suo distacco è inferiore ai 50”.
Le prossime frazioni sono impegnative ma, almeno sulla carta, non sembrano così dure da poter creare giornate da distacchi pesanti. Nibali ha una sola possibilità; attaccare per tentare di sfiancare Cobo Acebo, o perlomeno cercare di agguantare almeno il podio. Ora il siciliano è 8° nella generale.

giovedì 1 settembre 2011

Settembre; l'editoriale.


VUOI PER LE DISPOSIZIONI ANTI-DOPING DELL’FCI, VUOI PERCHE’ PRIMA O POI ARRIVANO ANNI IN CUI I CICLI SI CHIUDONO PRIMA DI RICREARSI, I MONDIALI AZZURRI DI COPENAGHEN SARANNO PIENI DI GIOVANI SPERANZE E POCHE GARANZIE.
SUL FRONTE ROSA INVECE, FORSE QUALCHE CAMBIAMENTO DATO DAL PERCORSO.

Paolo Bettini ha probabilmente già deciso l’ossatura della sua Nazionale per Copenaghen. Il Giro di Spagna in pieno svolgimento, ed alcune “classiche d’agosto” del calendario nazionale, daranno sentenza sulle scelte finali del CT azzurro. Ci affidiamo principalmente a Daniele Bennati, che però non ha mai dato garanzie sulle lunghe distanze. Storia nota di come il velocista del GS Leopard abbia sempre patito i chilometri della Sanremo, ricordando che i 280 chilometri di Copenaghen richiederanno freschezza (per quanto possibile) anche oltre “quota” 250.
Quel che sembra emergere tra le righe, è che dal punto di vista del pedigree ciclistico la nazionale maschile porterà in Danimarca molte speranze ma poche garanzie. Il veneto Modolo gode di buone impressioni in generale da parte dei famosi addetti ai lavori. Ad agosto ha infilato diverse vittorie in pochi giorni. Ben venga una condizione strepitosa ma se quest’ultima fosse arrivata due settimane più tardi, sarebbe stata cosa più gradita al CT. Ci affidiamo – se convocato – al suo entusiasmo.
Chiusa l’epoca azzurra dei vari Basso, Di Luca, Scarponi, Petacchi, Rebellin, per fesserie varie con il doping e decisioni della Federazione (il coraggio arriva sempre tardi, e stavolta ci è voluto il CONI), Bettini deve continuare un’opera di transizione iniziata l’anno scorso, per quello che forse sarebbe stato l’allora ultimo Mondiale del povero Ballerini. Probabilmente questa è la prima vera Nazionale di Bettini, che non quella del 2010.
Forse la Nazionale 2011 sarà – pedigree dei singoli atleti alla mano – la più debole da diversi anni. Attualmente Bennati e Visconti sembrano i nomi in prima linea. A livello internazionale non hanno risultati di primo piano, anche se i tre titoli nazionali di Visconti meritano tanto di cappello. Si parla di Modolo che, per ora, non ha risultati pesanti. Per il resto le voci si rincorrono tra tanti nomi, soprattutto giovani, perché l’orientamento sembra quello d’iniziare un ciclo nuovo.
Pochi giorni addietro RaiSport 2 fece vedere le immagini dei Mondiali 1992. La Nazionale italiana aveva nomi semplicemente impressionanti; Moreno Argentin, Maurizio Fondriest, Gianni Bugno, Franco Chioccioli, Claudio Chiappucci insieme. Tutti ciclisti che erano capitani nelle rispettive squadre. In una parola; qualità. Trovavi ciclisti come Ballerini che facevano da gregario.
Ricordate gli anni proprio di Ballerini come CT? Metteva in squadra Tafi, Bartoli, Casagrande. In altre occasioni Cunego, Basso, Bettini, Ballan, Rebellin. Tutti ciclisti che in quegli anni erano capitani nelle rispettive formazioni. In una parola; qualità.
Bettini lavori sulla qualità in primis, cercando magari dei gregari “di lusso”. Parli con Vincenzo Nibali, ragazzo capace anche di grandi lavori di copertura e lo convinca a non slacciare gli scarpini dopo la Vuelta. Discorso a parte per Filippo Pozzato. In questo periodo fa parlare di sé per aver cambiato squadra 3 volte in un mese (Geox, Lampre, Farnese) senza essersi ancora mosso dalla Katiusha. Probabile che di fronte ad un ragazzo che sembra non sapere cosa vuole (professionalmente parlando), ci sia una persona poco tranquilla (umanamente parlando). Allora Bettini telefoni a Tosatto per portare quella quintalata di esperienza che in un Mondiale “facile” può fare la differenza una volta entrati nella soglia dei 200 chilometri. E poi via libera ai Modolo, Gatto, Oss, magari Ulissi, Capecchi, Viviani, Belletti. Ma per quanto i cicli prima o dopo si chiudano, non rinunci a partire dalla qualità come base, per quanto l’entusiasmo delle gambe giovani sia sempre ben accetto.
AZZURRO-ROSA; la nazionale rosa vede in Giorgia Bronzini la ciclista di punta della squadra. Da mesi Giorgia pensa solamente a Copenaghen, e vista la bassa difficoltà del percorso potrebbe essere decisione del CT pluri-vincitore Salvoldi cambiare qualche nome per portare delle passiste dedite unicamente a “coprire” le necessità della Bronzini durante la corsa.
L’Italia rosa degli ultimi anni aveva un livello generale di squadra altissimo, forse come mai prima. Infatti tre Mondiali in quattro anni, con tre cicliste diverse, non sono casualità ma frutto di un ciclo iniziato nel 2006. Ma le caratteristiche del percorso non assomigliano alle ultime edizioni iridate.
Probabili riferimenti; Bronzini in primis, con Cantele e Baccaille. Il “Toscana” ci dirà se le varie Berlato, Guderzo, Scandolara verranno impiegate, visto che questo è un Mondiale da ruote veloci, dove Germania e Italia su tutte saranno le Nazioni (Germania soprattutto, grazie alla super favorita Ina Yoko Teutemberg), che cercheranno di tenere la corsa legata fino al termine.






domenica 28 agosto 2011

Dal palo alla frasca; e chissenefrega.



PER FAR CREDERE CHE QUESTO SITO ABBIA UN CERTO LIVELLO CULTURALE, DEDICHIAMOCI A RIFLESSIONI CICLISTICO/ECOLOGISTE. SALTIAMO DA PALO IN FRASCA, E VEDIAMO CHE MINESTRONE SALTA FUORI.

Un’immagine che ogni anno ritorna e che possiamo rivedere e rivivere, almeno finché non arriveremo a tagliare il nostro traguardo, è quella legata al silenzioso tramutarsi del creato verso il colore autunnale. Un cambio di vestito che alcuni non riescono a sentire come altri, perché magari circondati da palazzi, incroci stradali, enormi cartelloni pubblicitari variopinti, e gente che rischia la pelle per andare a comprare il giornale all’edicola dall’altra parte della strada. Progresso.
Da 50 anni a questa parte, noi uomini abbiamo inventato una parola; ecologia. Una volta infatti l’ecologia non esisteva. Era semplicemente vita di tutti i giorni.

“Vorrei che tutti potessero ascoltare il canto delle coturnici al sorgere del sole, vedere i caprioli sui pascoli in primavera, i larici arrossati dall’autunno sui cigli delle rocce…” (Mario Rigoni Stern)

La bicicletta riesce a portarti in cento angoli del mondo. Anche se forse la bicicletta è solamente la “macchina” che può darti la possibilità di arrivarci. Il tutto grazie alle nostre gambe, che iniziano a spingere dopo un’ordine partito dal cervello, sospinto a sua volta da un desiderio che nasce nell’animo. Ma questi sono discorsi da sport psico-non-so-cosa, discorsi cervellotici che possiamo mettere da parte.
Quello che la bicicletta ti da è salute. A volte ti porta amicizie, spesso non viene usata quando ci vorrebbe. Avete mai fatto ritorno a casa col nervoso nell’animo? Non hai voglia di far niente. Ti senti stanco anche se non lo sei poi tanto. Fatevi mezz’ora di corsa a piedi, pedalate due ore su una bici. Uscirete da casa portando con voi malumori vari. Tornerete portando a casa soltanto stanchezza. Il nervosismo lo avrete scaricato in qualche angolo del mondo a prender polvere.

“L’essenziale è invisibile agli occhi, lo si vede solo col cuore” (A. De Saint-Exupery)

Dove abito io l’autunno ti manda i suoi avvertimenti nelle mattine di fine agosto. Non abbiamo bisogno dei colonnelli dei telegiornali per sapere che la stagione cambia. Le siepi, le foglie degli alberi, sono manifesti che ti scrivono, ti parlano, ti mettono sull’avviso.
La bicicletta mantiene buone le gambe ed il cuore. Non devi pagare l’RCA, non devi pagare il bollo di circolazione, non devi pagare benzine varie, non devi pagare revisioni, non ci sono bollini blu (da pagare!), non devi pagare parcheggi, non inquini, non fai casino.
Fai fatica. Questo si. Ma se abbiamo paura della fatica, povero mondo.



venerdì 19 agosto 2011

VAMOS!!



Per Vincenzo Nibali (foto; ciclismoaruotalibera.blogspot.com/) meglio non ascoltare le sirene della gloria, e badare al sodo.

LA SUE UNICHE CERTEZZE RIGUARDANO IL FATTO CHE STAVOLTA SARA’ BEN PIU’ DIFFICILE CONFERMARSI, E CHE AL 4° GIORNO DI CORSA INIZIERANNO I PRIMI ESAMI.
LA “ROJA” ASPETTA, SOPRATTUTTO GLI SCALATORI.

Vincenzo Nibali torna i Spagna per difendere la maglia rossa 2010, trovando di fronte a sé avversari che lo attaccheranno e lo marcheranno senza complimenti fin dalle prime occasioni. Nibali conoscerà anche il “mostro” dell’Angliru, che nella frazione numero 15 dirà probabilmente chi non potrà più vincere la corsa.
Gli arrivi in salita riguardano;
Sierra Nevada (4^ tappa – martedì 23)
Valdepenas de Jaen (5^ tappa – mercoledì 24)
La Cotavilla (9^ tappa – domenica 28)
Estacion de Manzaneda (11^ tappa – mercoledì 31)
Lagos de Somiedo (14^ tappa – sabato 3)
l’Alto de l’Anglirù (15^ tappa – domenica 4)
Pena Cabarga (17^ tappa – mercoledì 7).
Da segnalare che la 5^ tappa con arrivo a Valdepenas de Jaen (mercoledì 24) avrà un arrivo al 27 (ventisette) per cento.
Da considerare la cronometro di 47 chilometri, con tracciato da specialisti, che nella 10^ tappa di lunedì 29 rappresenta l’unica prova contro il tempo individuale (c’è la crono-squadre d’apertura).


venerdì 12 agosto 2011

EUREKA!!


EVVIVA! CHE EMOZIONE! PRIMA O POI SAREBBE ARRIVATO!
ADESSO ANCHE CICLISTI E CICLISTE DELLA DOMENICA POTRANNO DIVENTARE MOTO-CICLISTI DELLA DOMENICA. I CICLISTI ONESTI RINGRAZIANO.

Si, è arrivato. Sospettato, indagato, perfezionato, ora commercializzato su vasta scala. Costa caro, ma l’orgoglio non ha prezzo. Il motorino che può venire montato e nascosto nel tubo piantone delle specialissime, adesso può fare la felicità del ciclista della domenica.
Non scriverò il nome dell’azienda, ed il prezzo dell’oggetto. Costa molto caro, ma state certi che la soddisfazione di vincere il salame nella corsa di paese è sempre ben vivo. Figurarsi ben figurare in qualche granfondo.
Viene ficcato dentro al vostro telaio in modo che venga visto solo da voi e dal vostro meccanico. Funziona con una batteria che viene messa sotto la sella. Stai a vedere che arriveranno in commercio borsellini diversi da un tempo?
Ma c’è una brutta notizia (per il momento). È adatto a telai in alluminio oppure acciaio. Vuoi vedere che tra qualche anno l’acciaio verrà riscoperto? Il peso è di poco inferiore al chilo.
Dopo il cambio che si adatta alle pedalate al minuto, e cambia automaticamente quando supera un certo numero di colpi di pedale, ecco arrivare la spinta sempre pronta. Prepariamoci alle borracce a ricarica automatica, alle ruote auto-gonfiabili in movimento appena si bucano e a corse della domenica sempre meno vere.
Visto che il doping sugli uomini è difficilmente migliorabile mancava la bicicletta. Ci siamo. Saremo tutti campioni: wow!!

lunedì 8 agosto 2011

Pian piano, si comincia.


Foto; paginadellosport.com

PERIODO DI OMBRELLONI APERTI, E CODE SNERVANTI AI CASELLI. CON IL MESE D’AGOSTO VA AD INIZIARE LA SILENZIOSA MARCIA D’AVVICINAMENTO AI MONDIALI DANESI.
TRA I DUE CT ELITE, SALVOLDI E’ QUELLO CHE DOVREBBE AVERE MENO NODI DA SCIOGLIERE.

Alcune gare nazionali per cominciare, poi il Giro di Spagna per finalizzare l’allenamento e affinare la gamba. Per qualcuno magari il Giro di Padania (novità del calendario) che ha in cantiere quasi tutte tappe da ruote veloci, per chiara volontà degli organizzatori di strizzare l’occhio a ciclisti che puntano al Mondiale.
Copenaghen attende le nazionali per la settimana iridata, e per quanto riguarda casa nostra il discorso iridato cambia progetto per la nostra squadra. O almeno cambia forzatamente l’atleta di punta. Con le nuove imposizioni contro il doping che l’FCI ha introdotto all’inizio dell’estate, Alessandro Petacchi viene escluso in modo automatico dalla nazionale. con lui altri ciclisti di primo piano. Il pensiero va quindi a Daniele Bennati.
Il velocista di cristallo del GS Leopard (ormai si è perso il conto dei suoi malanni e infortuni vari in queste ultime stagioni), dovrebbe ritrovarsi a correre con i gradi di capitano per il mondiale del 25 settembre. Certamente il CT Bettini non farà una nazionale solo per costruire una squadra che controlli la corsa per 270 chilometri. Conoscendo l’indole dello stesso Bettini, non mancheranno un paio di uomini su cui impostare la corsa già negli ultimi 100 chilometri.
Certamente non ci mancano uomini adatti per rendere dura la gara danese. Daniel Oss, Filippo Pozzato e Giovanni Visconti dovrebbero essere presenti, mentre per Nibali si vedrà. Ci sarà forse posto per un “vecchietto” come Tosatto, vista la preziosa esperienza maturata in tanti anni d’azzurro. Per il resto dovrebbe arrivare qualche “ragazzino” su cui costruire l’azzurro dei prossimi anni (Ulissi e Modolo?).
Bettini deve considerare il percorso abbastanza facile, unito ad una distanza (280 chilometri) che viene coperta solamente dalla Sanremo. E sono poche le garanzie che un ciclista, magari giovane, può dare quando il contachilometri supera i 220/230 chilometri.
In campo femminile poca roba. Giorgia Bronzini su tutte, e vedremo se il plurivincente CT Salvoldi rinuncerà a qualche capitana di questi ultimi anni, per rimpolpare di gregarie-passiste la squadra, a sostegno dell’iridata piacentina.