«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

lunedì 31 marzo 2014

Il Trofeo Binda parla svedese (il tizio quà sotto non si sa)

Accompagnato da un palinsesto televisivo puramente simbolico (e dal ‘nuovo’ commentatore tecnico), il Trofeo Binda è stato appannaggio della svedese Emma Johansson. Benino le italiane.
Con quasi 140 atlete al via, l’edizione 2014 del Trofeo Alfredo Binda di Cittiglio ha salutato l’affermazione della svedese Emma Johansson del Team Orica, davanti a Elisabeth Armistead della Boels Dolmans e ad Alena Amialiusik dell’Astana. Emma Johansson è da molte stagioni una specie di ‘migliore dopo la migliore’. A parte infatti Marianne Vos (che non ha partecipato a questa edizione), la Johansson è atleta che spesso e volentieri ha occupato le posizioni di vertice in molte cose tra le più importanti. Insomma, se non vince, ci va spesso vicina. La corsa ha vissuto di fughe che sono diventate affare serio e preoccupante per il gruppo solamente all’ultima tornata, quando nell’affrontare l’ultima erta l’italiana Elisa Longo Borghini ha menato forte sui pedali dando inizio alla selezione conclusiva, per quando riguarda il gruppo di atlete che si sarebbero giocate la corsa. Un gruppo composto da circa 30 atlete, che si è poi ulteriormente frazionato, lasciando in testa 8 cicliste che se la sono giocata allo sprint. Emma Johansson è riuscita a concludere da vincitrice, in un’ordine d’arrivo che ha visto 3 italiane tra le prime dieci, 6 nelle prime venti, con Elisa Longo Borghini migliore delle nostre al 6° posto. Un’edizione che mancava di Marianne Vos, della Campionessa d’Italia Dalia Muccioli e di una certa ciclista italiana di qui non ricordo il nome. Nonostante queste defezioni le squadre al via sono state 24, per affrontare il 124 chilometri del percorso. Corsa che RAI-Sport ha trasmesso alle 22:00, nonostante su Televideo (che è roba gestita dalla stessa RAI) si dava l’inizio per le 22:40. RAI che per affossare in maniera totale l’altra metà del sellino ha messo al microfono ‘tecnico’ nientemeno che Luigi Sgarbozza. Supportato dal una padronanza linguistica terrificante, Sgarbozza si diverte a trasformare i nomi delle cicliste straniere ad ogni occasione, probabilmente per regalare momenti d’esaltante ilarità e rendere così più godibile la trasmissione al telespettatore. Abbiamo anche potuto apprendere la nascita di una nuova confederazione, la “Uniti Stati America” che ci ricorda qualcosa ma forse ci sbagliamo noi. Se Sgarbozza stava facendo le prove per il Giro femminile (Martinello adesso è stato promosso al posto di Cassani), non è da escludere che le telecronache del Giro-Donne vivranno momenti di tragica ilarità, e non si sa se sarà cosa positiva o meno.

martedì 25 marzo 2014

Come sempre ricco il menù-protagonisti per il Nord. Ma quanta Italia nel piatto?

Con la disputa della Sanremo si è chiuso il primo quarto di stagione. Nel contempo si è aperto il secondo, quello dove per un mese le classiche godranno della massima attenzione.
Una Sanremo bagnata, fredda, carogna il giusto, anche se il tempo non è stato bastardo come l’anno passato. Questo il bilancio meteo della corsa che da due stagioni ad oggi potremmo chiamare la Classica di Fine Inverno. Un fine inverno ciclistico che se da un lato premia Kristoff e la Katusha (con Paolini che in questa vittoria ci ha messo del suo, e non è la prima volta), dall’altra mette in risalto il deludente finale di Peter Sagan, l’invisibilità ciclistica di Pozzato, la (speriamo non abitudinaria) insopportabilità fisica di Ulissi alle giornate piovose, la condizione in crescita di Cancellara, e forse il risveglio di Gilbert. Sagan ha giustamente raccolto due stagioni piene di complimenti, però adesso è arrivato al momento che non potrà più sbagliare malamente le occasioni importanti. Malamente, perché lo slovacco non ha deluso per il piazzamento (Pozzato e Ulissi hanno fatto ben peggio) ma perché nel finale è mancato un’altra volta dimostrando ancora fatica nel saper gestirsi fisicamente in corsa. Spaccando il capello in trentotto, Sagan è alla terza Sanremo in cui gli scappa qualche disattenzione. Nell’anno di Gerrans attese troppo nell’attaccarsi a Cancellara sul Poggio e quando rientrò sui primi la volata era ormai troppo avanti. L’anno scorso era forse troppo sicuro di avere la meglio su Cioleck (in tanti avrebbero forse pensato lo stesso) e dovette accontentarsi della piazza d’onore. Questa volta non aveva gambe, anche se lo stesso è stato per Cavendish, Modolo, Bennati, Ciolek e Gilbert.
L’Italia deve trovare motivi di soddisfazione nell’ennesimo servizio di gregariato vincente di Paolini, nell’azione di Nibali pretenziosa ma meritevole di plauso per la volontà e la logicità della scelta (il Poggio non offre più tratti ‘buoni’ per provarci, se non per distrazioni avversarie), per lo squillo di Colbrelli (6°) e la presenza di Modolo con il gruppo dei migliori fino alla fine. Modolo avrà il Giro per poter (e forse dover) fare i primi numeri potenti tra le ruote veloci. Anche lui è arrivato alla condizione ‘obbligatoria’ di tramutare le speranze in risultati. Modolo è uomo Lampre. Lampre che ieri ha registrato due affondamenti chiamati Ulissi e Pozzato. Se il primo ha deluso già nella Tirreno-Adriatico (e lì freddo e pioggia non c’erano proprio) il secondo si gioca la stagione nei prossimi 20 giorni. L’anno scorso al Nord deluse in maniera forte, accusando (con riferimento a se stesso o a qualcuno in Lampre?) una condizione che lo aveva sorpreso in maniera negativa. Intanto, con discorsi di questo tipo, Pozzato ha riempito le pagine ciclistiche degli ultimi cinque anni. Se non si sveglia nemmeno stavolta, la Lampre sarebbe l’ennesima esperienza bidone di questo italico talento ciclistico (o almeno sbandierato tale da quasi un decennio). Pensando alle prestazioni avute ultimamente da Ulissi, Cunego e Pozzato, la Lampre di queste prossime tre settimane non sembra avere molto da dire, a meno che Rui Costa non faccia faville in veste iridata.
Ora siamo all’inizio del periodo dedito al Nord. Cancellara è in crescita di rendimento e solitamente non delude le attese. Sagan ha le occasioni per rifarsi e riguadagnare in credibilità per i momenti più importanti. Correrà la Roubaix. Decisione giusta, visto che si tratta di una corsa che spesso si deve conoscere in ogni ciottolo di pietra per poi provare a domarla. Tom Boonen non ha corso la Sanremo per seri motivi privati, ma il Nord è casa sua. Soltanto il miglior Cancellara è riuscito a batterlo. Gilbert sembra sulla via del risveglio ciclistico e se sta puntando alle Ardenne, come tempi ci siamo a puntino. Se farà il Fiandre non gli manca molto. Kristoff ha vinto la Sanremo dimostrando più condizione degli altri. Nella volata è stato l’unico in grado di restare in piedi sui pedali, quando gli altri si sono seduti dopo pochi secondi di forcing fuori-sella. L’anno scorso si è classificato nei primi del Fiandre (4°) e poi nono a Roubaix. S’è vero che le vittorie aiutano a vincere, i ‘soliti’ favoriti potrebbero ritrovarsi un rompiballe inaspettato negli ultimi 30 chilometri. Intanto un’altra classica di primo piano è scappata all’Italia. Le caselle della gloria restano vuote da molto sul versante corse storiche: Sanremo 2006 (Pozzato), Lombardia 2008 (Cunego). Al Nord avremo Nibali per la Liegi, ma per il resto più che con certezze riempiamo le nostre valigie con tanti punti di domanda. L’ultimo squillo ‘classico’ è stato quello della Longo Borghini nell’ultimo Trofeo Binda che si correrà questi giorni. Poca roba.

domenica 23 marzo 2014

Ciao Poggio? Ma sì, proviamoci!

La Sanremo che forse cambierà la carriera di Kristoff, cambierà se stessa dal prossimo anno. Ma se nemmeno il cattivo tempo riesce ormai a rendere il Poggio selettivo, forse è proprio questo il momento giusto per provare il cambiamento.
Se pioggia e vento non avessero indurito questa edizione della Milano-Sanremo, il gruppo di una ventina di atleti che componevano la volata conclusiva di quanto poteva essere più folto? Almeno il doppio, tenendo conto che la temperatura bassa (mai sopra i 10°), la spazzolata di grandine sul Turchino, il vento freddo del mare ligure hanno sfoltito certamente il numero di gambe pedalanti nel finale. Il fatto è che ormai il Poggio non è più trampolino di gloria. A meno che un atleta non scatti nel momento esatto in cui tutti guardano una bella ragazza che piglia il sole in un giardino vicino, siamo davanti ad un’erta che viene percorsa a velocità che rendono impossibile quasi ogni azione. Le fughe della Sanremo non danno più troppo pensiero, e da molti anni i distacchi vengono limati dal gruppo senza troppo panico, anche se toccano la decina di minuti. L’azione di Vincenzo Nibali – iniziata sulla Cipressa, approfittando di un’accelerazione della Cannondale di Sagan – è stata bella e volitiva, ma intraprenderla senza nessun aiuto era un mezzo suicidio. Eppure era l’unico tratto possibile per cercare di fare il famoso ‘buco’ e cercare di formare un gruppetto di pazzi che almeno ci provavano. Poi, nel tratto di piano che lungo l’Aurelia porta verso il poggio, il gruppo ha dovuto solo premere sull’acceleratore demolendo in 5 chilometri tutto il vantaggio del siciliano, che a fine discesa della Cipressa girava intorno ai 45”. Ma era l’unico punto che poteva rompere il plotone, perché il Poggio – anche in una Sanremo più autunnale che primaverile (e lasciamo perdere l’anno scorso) – non fa più paura. Fa più paura (e anche un po’ schifo) il certamente calcolato ritorno di Cipollini, benedetto mediaticamente dalla congrega ciclistico/sacerdotale di Suor Alessandra. Ma di questo modo di riproporre e difendere il ciclismo degli amici degli amici, si scriverà nell’editoriale.

mercoledì 19 marzo 2014

E ora la Sanremo (con l'ombrello?).

Se la Pasqua ciclistica di Contador si è dunque celebrata in Italia, sono passate sottosilenzio le mere presenze di diversi atleti che, se stavano a casa, nessuno se ne sarebbe accorto e non avrebbero fatto così magre figure.
Chiusa una Corsa dei 2 Mari targata Contador Velasco, che tecnicamente non è stata a livello della scorsa (chiaro che senza Nibali, Froome e un Wiggins di pura ‘presenza’ pochi erano i nomi per la generale) spunta la Sanremo. Una gara che dovrebbe vertere su nomi veloci in primis: Cancellara e Gilbert per il Poggio, Greipel, Sagan e Greipel per il post Poggio. Corsa che potrebbe però trovare altri spunti d’interesse a causa del cattivo tempo. Infatti, il meteo del fine settimana non sembra per niente buono. E siccome le Sanremo hanno avuto sempre finali interessanti principalmente quando il tempo ci ha messo lo zampino, l’ultima Sanremo targata 54x12 potrebbe allargare la rosa degli uomini vincenti. Non c’è molto da dire se non attendere la gara. La Tirreno-Adriatico appena chiusa a giustamente dato merito a Contador, anche se la Gazzetta ne scriveva manco avesse già mezzo Tour in mano. Una Tirreno che spicca per alcune silenziose delusioni. Ulissi, Basso e Scarponi potevano restarsene a casa. Cunego si pensava che ci fosse rimasto sul serio a casa, ma le inquadrature del suo arrivo nella prova a cronometro ci hanno confermato che aveva invece partecipato. Porte è stato poca roba rispetto alle attese, Quintana meglio ma ben lontano dall’ultimo Tour. Evans si è ritirato senza colpo ferire e vien da chiedere se è un atleta che ha ancora delle motivazioni. La stessa domanda è ancora lì per Cunego ed Andy Schleck. Il secondo ha corso la Parigi-Nizza e sembra la grigia fotocopia delle ultime due stagioni. Del ‘bocia’ di Cerro Veronese invece si è già scritto. Entrambi stanno andando verso il mese delle classiche. Periodo sul quale, negli anni scorsi, puntavano forte. Resta da vedere se le rispettive formazioni vorranno puntare ancora su di loro, perché i ciclisti che stiamo vedendo da due stagioni a oggi continuano ad essere dei parenti ben lontani da come li conoscevamo, e di tempo ne hanno avuto a tonnellate.

domenica 16 marzo 2014

Il Poggio che fu, le Sanremo che saranno.

Salita che 15 anni addietro si percorreva con quasi 1 minuto in meno sul cronometro – e chi vuol pensar male lo faccia – il Poggio di Sanremo vivrà l’ultima edizione nel ruolo del protagonista.
Indipendentemente da quel che sarà l’esito della Tirreno Adriatico (in corso al momento di scrivere queste righe), sempre forte si fa l’attesa per la Sanremo già dietro l’angolo. Corsa che l’anno scorso propose un’edizione di cui facilmente si parlerà anche tra una ventina d’anni, e che fu l’occasione per valutazioni di tipo fisiologico/sportivo e non solo tecnico (vedi la ripartenza dei ciclisti che mandò in tilt il fisico di molti). Quest’anno si torna all’antico con una Sanremo vecchia maniera, le cui asperità tornano ad essere quelle del decennio passato. Erano gli anni in cui se non pioveva, potevi vedere botti e fuochi d’artificio nel tris di Capi (Berta, Cervo, Mele per un’ordine meramente alfabetico), ma che nell’enorme maggioranza delle edizioni si concludeva con un centinaio di ciclisti lanciati sul vialone conclusivo. Se l’edizione che si correrà tra pochi giorni avrà l’elite dei velocisti in gara, sarà soltanto perché l’inverno pesante ha devastato molte zone liguri (e non solo) con frane grandi e piccole un po’ ovunque. E qui siamo alla cronaca minima, semplici bla bla e ancora bla messi dentro per allungare un’articolo. In realtà la salita della Pompeiana, ben più faticosa e selettiva del Poggio, rappresenta il desiderio degli organizzatori di rendere più vivace e meno prevedibile la Classicissima. Ci sono i ‘cultori del vecchio ciclismo’ che vedono questi cambiamenti come una specie di grave bestemmia contro la Madre Patria, il cui pensiero recita che; ‘la Sanremo è la Sanremo’ (vi ricorda qualcosa?) ed; ‘è bella perché è imprevedibile.’ Gente per cui anche cambiare un paio di calzini è offensivo verso la storia, la leggenda, la Madonna e cose del genere. Mentalità molto italica in ogni settore, tant’è che in tanti campi (industria, sport, politica, televisione,…) i dirigenti di oggi sono spesso i medesimi da qualche decennio. Facilmente questo cambiamento di percorso poggia anche sul fatto che l’Italia non ha i grandi velocisti con la “G” maiuscola di 10 o 15 anni addietro. Certo è che la Sanremo per diventare corsa dura e difficile, negli ultimi anni ha sempre avuto bisogno di un meteo rompiballe. D’altronde il Poggio nel suo (molto breve) tratto più duro viene pedalato a 25 allora, per il resto si sale come razzi. Per anni si sono fatti cambiamenti a metà percorso (Manie) o nel finale con spostamenti dell’arrivo. Oggi si è capito che, per dare pepe alla gara, si doveva tentare di dare una possibilità a protagonisti che altrimenti non avevamo molte carte da giocare, e non solo stancare i velocisti. La Pompeiana sarà un tentativo per rivitalizzare la Sanremo, non per ammazzarla. Proviamoci.

lunedì 10 marzo 2014

Si emerge dal Tirreno, per un tuffo nell'Adriatico; comincia il ballo.

Quintana, Ulissi, Pozzato, Contador, Cavendish, Cunego, Sagan, Porte, Greipel, Uran, Basso, Gilbert, Evans, Cancellara, Modolo,….. abbiamo tutto quel che serve per non lamentarci.
Alberto Matador è ancora tale o l’annata stramba appena lasciata alle spalle è stata il silenzioso inizio del suo declino ciclistico? Richie Porte ha dovuto sostituire nella leadership di squadra Chris Froome all’ultimo momento. La Corsa dei 2 Mari è l’occasione per il salto di qualità: coglierà l’attimo? Sacha Modolo è solo un talento o qualcosa di più? Tra Cavendish, Greipel e Kittel chi saprà fare il Pinocchio e nascondersi meglio in vista della Sanremo? Evans e Basso hanno fatto bene a non ritirarsi? Diego Ulissi è il nostro favorito per vincere la corsa? Pozzato e Cunego butteranno un’altra primavera? Anche se dispiace non avere al via Froome (infortunio), Nibali (Parigi-Nizza) e il fresco vincitore del vecchio ‘Lazio’ Valverde, la Tirreno-Adriatico mette nel piatto un ‘cast’ che al Giro si sognano. Dopo la due giorni ciclistica toscano/laziale – Strade Bianche più Roma Maxima – s’inizierà con una cronometro a squadre, si finirà con una cronometro individuale, in mezzo due giorni per sistemare ben bene la classifica generale, due per le ruote veloci e una per entrambi (decideranno le gambe…).
Diego Ulissi sembra essere l’italiano più in palla. È stato l’unico a dare segnali di un minimo di continuità nelle prime gare della stagione. Tenendo conto che pedala da fine gennaio, non è da escludere che proprio alla Tirreno correrà in ottima condizione di forma, forse rivestendo i panni dell’uomo di punta Lampre. Pozzato, Cunego, Sagan, Gilbert e Cancellara sono proiettati più verso il mese prossimo, di Scarponi non si sa che poco se non che lui punta al Giro e quindi potrebbe essere in forma tra 3 o 4 settimane. Basso ed Evans invece dovrebbero pedalare col pensiero molto avanti per le tentazioni di risultato. I velocisti dovranno farsi vedere. La Sanremo è dietro l’angolo e questa edizione della classica ligure potrebbe essere l’ultima che arride ai portabandiera del 54/12, che fino a due settimane addietro in molti tra questi avevano già tirato una riga sulla partecipazione alla corsa. Se questa edizione non sarà così impegnativa nel finale, lo si deve solamente al fatto dei danni provocati alle strade, a causa delle pesanti nevicate e piogge invernali. Un gruppo partenti come questo non lo rivedremo fino al Tour. Speriamo di potercelo godere come si deve.

giovedì 6 marzo 2014

Verso la Tirreno-Adriatico, tra polvere e storia per le prime 'menate' che contano.

L’anno scorso fu corsa tirata, un po’ polemica, ben bagnata, premonitrice che le gerarchie iniziavano a cambiare e, tecnicamente, dannatamente bella.
Tra pochi giorni prenderà il via la Tirreno-Adriatico, primo appuntamento di primo piano della stagione ciclistica, senza dimenticare la sempre importante Parigi-Nizza, che si corre quasi contemporaneamente. La Corsa dei Due Mari viene anticipata questo fine settimana dalla Strade Bianche e dalla Roma Maxima. L’anno scorso (foto;it.eurosport.yahoo.com) il livello tecnico della Tirreno-Adriatico fu tra i più alti in senso assoluto, con Nibali, Froome e Contador sul podio conclusivo per la vittoria del ciclista siculo. Fu una gara con qualche polemica (vedi la salita dei Cocciari nella 6^ frazione), e con una lista partenti impressionante; oltre ai tre nomi d’elite che occuparono il podio, Cancellara, Rodriguez, Sagan, Cavendish, Evans, Moser, Huschovd, Schleck, Wiggins. Roba forte, con il meglio del meglio quasi presente in toto sulle strade nostrane. Il tempo in alcune giornate fu roba simil invernale (preludio ad una Sanremo pazzesca!), e ne uscì una corsa selettiva, imprevedibile, bagnata se non gelida, bella. La Tirreno non era così internazionale in passato. Fu Zomegnan a dare un giro di vite nel 2009, quando iniziò a renderla faticosa, carogna, dura. Più dura della Parigi-Nizza che fino a quel momento godeva di un’alone di ‘esterofilia’ maggiore. La Tirreno era una corsa a tappe che premiava molti ciclisti che per gare a tappe non erano: Fondriest, Bartoli, Furlan, Bettini, per citare atleti finiti nell’albo in tempi (abbastanza) recenti. Gente da classiche, non certo nomi da giornate una dietro all’altra. La Tirreno – che viaggia ormai a cavallo del 50° anniversario – è sempre stata la corsa che ha portato la primavera in casa tramite la televisione. Ne avevo già scritto qualche anno addietro, quindi non sto a riscriverne troppo nuovamente. Ma solitamente è sulle strade della Tirreno che un’alito di primavera riesce a farsi sentire veramente. Sarà perché la corsa stessa è test decisivo in vista della classica di primavera, o perché in alcune tappe s’intravedono le prime persone che a bordo strada vestono in maglietta. La storia forse più bella della scorsa edizione è stata quella dell’americano Tylor Phinney (BMC). Staccatosi presto causa incidente, lo statunitense pedalò la penultima tappa tutto solo per quasi cinque ore. Arrivò fuori tempo massimo per un minuto e mezzo. Il giorno dopo si correva la cronometro finale. Frazione che poteva vincere. Il ragazzo non aprì bocca. Fu come se una tappa avesse avuto due vincitori.

lunedì 3 marzo 2014

Quel sentor di muffa che non si vuol mandar via...

Causa inverno pesante, ritroveremo una Sanremo ‘vecchia’ maniera. Ma qui siamo a una scelta quasi obbligata. La Federciclo si adegua inserendo due protagonisti del ‘vecchio’ ciclismo nei quadri tecnici. Ma in questo caso di quasi obbligato non c’è un bel niente.
Doveva essere una nuova Sanremo, più faticosa e selettiva nel finale, più difficile – se non impossibile – per i velocisti, che in buon numero stavano già pensando di tirare una riga sulla classica italiana. Poi arriva la marcia indietro, causa frane invernali sul percorso sperato, e un ritorno al vecchio tracciato. Se in più ci mettiamo l’esclusione della salita delle Manie, ecco una Sanremo che torna indietro di un decennio, tornando ad essere una classica prettamente da velocisti, a meno che il maltempo non ci metta la firma. La speranza di RCS era di far diventare la Sanremo una classica più da finisseurs, con il colpo di pedale buono per le salite non impossibili, in maniera d’avere pochi atleti, ma di alto lignaggio, a giocarsela nel tradizionale finale in ‘picchiata’ verso Sanremo (un silenzioso desiderio magari chiamato Nibali?). Non è un mistero che alcune mezze idee su cambiamenti di percorso furono frenati già 15 anni addietro, quando ciclisti come Zabel, Petacchi, Cipollini, sconsigliavano variazioni atte a indurire il percorso, pena il rischio di perdere quei nomi ‘pesanti’ che in quel periodo rappresentavano l’elite mondiale del 54/11. Fatto sta che la Sanremo cambierà di vestito solo dalla prossima edizione, la 2015. Chi invece poteva cambiare vestito ed invece ha rispolverato un vecchio abito polveroso e sbuffante odor muffa è il CT Cassani. L’inserimento nell’organico della Federciclo dell’ex DS Ferretti come una specie di ‘consigliere tecnico’ e di Marco Velo, è l’ennesimo segnale che la parola ‘cambiare’ è termine vietato dentro l’FCI stessa. Tra una pennellata ai capelli e l’altra si sperava che Cassani approfittasse dell’occasione per portare qualcosa in più che una mano di bianco alle pareti. La muffa dev’essere raschiata, la parete bonificata e solo a quel punto andar di bianco. A spennellarvi sopra niente cambia ed il tanfo torna presto. Prendetevi 5 minuti e provate a scrivere sul vostro motore di ricerca i nomi di Velo e Ferretti affiancati dalla parola doping. Righe di testo al riguardo non mancheranno. Chiaro che un cambiamento vero non ci sarà. Ferretti, insieme a Martini uno dei due ‘maestri’ ciclistici del CT, probabilmente resterà in Federciclo sino a quando Cassani vorrà. Quindi ne avremo facilmente per un bel pezzo.

sabato 1 marzo 2014

Marzo; l'editoriale

Cosa provoca il doping? Pesanti disfunzioni ormonali? Dialisi a 50 anni? Sterilità? Niente di tutto questo. Bensì, negazione della realtà risaputa, pesanti vuoti di memoria e pesanti prese per il sedere verso gli appassionati (quelli onesti).
“Dei c******i imbecilli. Questo ci crede questo ex ciclista gravemente smemorato, che a sentirlo pare nemmeno più in grado di riconoscere un campanello di bicicletta da un frigorifero. Questa l’immagine che vien fuori dalle dichiarazioni di Paolo Savoldelli, vincitore di due Giri d’Italia, ex commentatore RAI esperto di ciclismo, che al microfono insegnava ai corridori come si corre in bicicletta, mentre la sua carriera è stata votata a vari capitani che col doping, loro si, erano veri maestri. Parole di elogio al caro (nel senso economico?) dottor Ferrari, e altre che sono una pura presa per il sedere, quando dice che con il suo gregario Tom Danielson non poteva interloquire (su questioni di doping) perché lui non parlava italiano e il bergamasco non parla inglese, e infine che ritiene difficilmente veritiere tutte le cose confessate da Armstrong. Siamo davvero a livelli di pura presa in giro nei nostri confronti, da parte di un uomo che non vuole uscire dal suo mondo simil cartone animato, facendo più rabbia (la pena non se la merita) dei vari Basso, Armstrong, Ullrich, Swhatzer, Di Luca e compagnia imbrogliante. D’altronde siamo sempre sulla stessa e ormai penosa linea difensiva chiamata omertà. L’Italia è l’unica Nazione che non ha ‘pentiti’ di doping. Ne sono usciti da ogni dove, da ogni squadra, da ogni Nazione. Continuiamo a nascondere l’elefante dietro ad un lampione, convinti che basti svitare le lampadine per nasconderlo meglio. Gli unici atleti a confessare il doping (non solo ciclistico) sono stati atleti beccati in attività, dove negare l’evidenza è inutile. Marzo porta però anche il tepore della primavera, porta le prime corse importanti della stagione, porta il Carnevale. Su quest’ultimo la Federciclo è senza dubbio all’avanguardia, iniziando da un’avviso – tramite Social NetWork – per far sapere che la Volkswagen, anzi per la precisione la Skoda, dal prossimo Mondiale non apparirà più sulle divise azzurre. Quindi l’FCI sta discutendo tramite Facebook (!) per raccogliere informazioni e contatti con aziende potenzialmente sponsorizzatrici. Due delle più belle riportano; (utente) ‘Avete provato la FIAT? (risposta) la FIAT non è interessata…’ (altro utente) ‘Alitalia?’ (risposta) ‘Con tutti gli esuberi che ha?’. L’Oscar viene vinto da; (utente) ‘Scavolini?’ (risposta) ‘Ok, provo…’ Siamo all’inverosimile fatto realtà, e ora ci si mette anche un ex ciclista smemorato che ci prende per il sedere. Buona stagione ciclistica a tutti.”