«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

mercoledì 28 novembre 2012

Il ciclismo davanti al caminetto (5^ p)

STRADE IN MARMO BIANCO DI CARRARA, OSTRICHE E CHAMPAGNE NELLE SACCHE DEL RIFORNIMENTO, FERRARI F50 COME AMMIRAGLIE. SIAMO AD ABU DABHI? NON SERVE. DI QUESTO PASSO BASTERA’ ANDARE AI MONDIALI TOSCANI A SETTEMBRE.
Il ciclismo sta diventando come il calcio? Oppure lo è già diventato? A vedere quel che capita lungo certe salite, grazie a certi “indemoniati” appassionati (appassionati?) di ciclismo, sembra cosa fatta. Una volta si assisteva a scene esageratamente simpatiche: l’alpino-barbuto-pancia-svolazzante che correva a fianco di Saronni con un bel tricolore appresso, il “diavolo” che forcone in mano saltellava e rincorreva l’uomo in fuga, l’Uomo Ragno che affiancava Indurain. Cose ben diverse da gente a torso nudo o in mutande – facilmente sbronza giusto per essere buoni e non dargli degli idioti di suo – che si sfascia le code vocali urlando cosa non sanno nemmeno loro, e spesso manco a chi le stanno urlando, o bandiere della Lega per far propaganda gratuita al partito. Dei costi raggiunti oggi dalle squadre ciclistiche meglio non parlarne troppo. Ormai si è creata una voragine tra una squadra di 1^ fascia (le UCI ProTeams, facenti parte del World Tour) e una formazione di 2^ fascia (UCI Professional Teams). Mentre la 3^ fascia è quella composta dalle UCI Continental Teams, solitamente i “serbatoi umani” di molte squadre di primo piano. Abbiamo i soldi (tanti) che arrivano da sottoterra grazie al gas della Katusha, abbiamo i soldi (tanti, e Nibali non è fesso) con l’Astana e i suoi politici, abbiamo i soldi (tanti) delle banche Saxobank e fino a ieri Rabobank, quelli provenienti dalle società nazionali di scommesse (FDJ-Bigmat), dalle televisioni (SKY). Ci vogliono soldi e tanti. Le beghe RCS-RAI sono ancora tutte per aria per questioni di soldi. Già tra gli juniores ci sono società che han fatto fusioni per non fondere loro stessi.
Ma i soldi ci vogliono anche per organizzare le corse. Se sono corse importanti – in Italia poi – ne possono venir fuori di tutti i colori. Di tre in particolare: il verde, il bianco e il rosso. Nell’ordine: il verde perché in Italia non c’è una lira manco per la carta nei cessi delle scuole. Il bianco perché c’è da impallidire a vedere le richieste di stanziamenti fatti dall’organizzazione per i Mondiali toscani di settembre prossimo (nella foto; Angelo Zomegnan), e il rosso come i conti che sono presenti nei Comuni che non possono sistemare nemmeno le strade, se non con due badilate di asfalto sistemato alla c***o di cane che dopo due piogge già inizia a sbriciolarsi. Facciamo un esempio semplice, le ultime 4 edizioni dei Mondiali (Mendisio, Geelong, Coopenaghen e Valkenburg) sono costate, messe insieme, dai 40 ai 45 milioni. Per il nostro Mondiale è stata messa sul tavolo una richiesta per 150 (centocinquanta) milioni; 300 e rotti “vecchi” miliardi. Per dare di stomaco in maniera definitiva vi consiglio di “entrare” nel blog di Cycling-pro che trovate nella lista di destra e cerchiate notizie su Toscana 2013. L’impressione è che il ciclismo in generale – a parte le situazioni di “magna-magna” organizzate, come pare in questo caso – stia vicino al collassare causa costi in quasi ogni livello. Dalle granfondo ai dilettanti, dai soldi richiesti per mostrare le corse in tivù, al più semplice comprarsi la bicicletta, o il pezzo soltanto, nel negozio.

venerdì 23 novembre 2012

Il talento giovane e quello sprecato.

“Pompato” da matti dalla stampa italiana, la strada più velocemente idiota per farti passare la voglia prima del tempo, Moreno Moser ha avuto la sfortuna di vincere fin dall’inizio della stagione. Si, sfortuna, perché Laigueglia e Francoforte sono diventate la scusa per rompergli le balle ogni due corse; “Allora Moreno, sarai protagonista? Proverai questo e quest’altro? Sei andato forte l’altro giorno. Ti vedremo alla gara del Salame? E come ti avvicini a questa corsa? E il Trofeo Pasta e Fagioli? Lo corri? Lo vinci?” Una situazione perfetta per fare in modo che uno si faccia passar la voglia nel giro di due o tre anni e poi – facendo bene a farlo – mandi in malora tutto. Il fatto che questo giovane ciclista abbia talento non vuol dire che gli si possono chiedere risultati uno dietro l’altro dalla prima stagione. Ha talento? Perfetto. Se ha talento, quest’ultimo ce l’avrà anche tra tre o quattro anni. Il talento non dura tre giorni. E invece niente. Bisogna convocarlo in Nazionale subito manco avesse 35 anni e fosse all’ultima occasione, si deve impostare la squadra anche per lui perché se Gimondi vinse subito quella corsa lì, se zio Francesco vinse quell’altra, se mio nonno eccetera, al Giro deve farci vedere questo e quest’altro perché è un talento. Aspettiamoci che prossimamente il ragazzo debba pisciare a testa in giù facendo centro in un bicchiere e avanti così. Nientemeno, con adesso Nibali che ha lasciato la Cannondale (ex-Liquigas), lo faranno diventare il pupillo che sotto l’ala protettrice di Basso dovrà raccogliere il testimone di Vincenzo nella formazione italiana (se non diventerà statunitense, visto lo sponsor principale) e allora ecco la sfida che dovrà diventare rivalità, perché sono i giornali quelli che devi fare contenti in primis. Con Nibali andò bene. Il ragazzo non si montò la testa nonostante fosse descritto come il nuovo Gesù Cristo dell’italico ciclismo, pazientò il giusto anche grazie ai suoi dirigenti che non lo strizzarono fin dall’inizio, e i risultati arrivarono senza farsi troppo aspettare. Moser ha il dna giusto per l’ambiente ciclistico (leggi; zio Francesco) e i consigli da casa non gli mancheranno. Speranza è che se resterà due mesi senza vincere non inizino a dare colpa alla Cannondale, visto che dal punto di vista del far crescere bene i talenti giovani stanno lavorando bene da anni
Cambiando aria, in casa Lampre arriva Filippo Pozzato. Squalificato 3 mesi per aver bazzicato attorno al dottor Ferrari (lo sanno anche i semplici appassionati che da 10 anni Ferrari è il medico sportivo più sorvegliato al mondo anche quando va a pisciare, non lo sanno gli atleti?), il veneto ha scoperto cosa sia la solidarietà dei colleghi con, a quanto letto sui quotidiani, diversi di loro che si sono dimenticati il suo numero di telefono. Quello che però avevo scritto un’anno addietro è diventato realtà. L’allora contratto di una sola stagione era programmato per rispondere in maniera positiva ad un’eventuale chiamata da una squadra di prima fascia, senza avere un contratto da far risolvere con spese aggiuntive che avrebbero potuto “blindare” il vicentino. Certamente adesso la Lampre ha l’uomo per i grandi giri (Scarponi), il finisseurs (Cunego), basta che non si parli di lui sennò stai fresco, e appunto Pozzato per le corse “pesanti” del pavè. Intanto, proprio su questo tipo di corse, sono passate diverse stagioni e Pozzato ancora non ha mai centrato il colpo grosso. Ci ha girato intorno al Fiandre (5° nel 2009 e 2° quest’anno) e anche alla Roubaix (2° nel 2009), ma le occasioni non aspettano molto alle fermate sulla stazione chiamata Vittoria. Cosa voglia Pozzato non si sa, se non un’ulteriore guadagno economico, visto che alla Farnese era capitano indiscusso, e a quanto diceva giusto un’anno fa voleva la squadra di Scinto per ripartire, certo di aver incrociato l’ambiente giusto per ritrovare stimoli e motivazioni. Se poi si è invece offeso perché il suo GS è stato zitto sulla vicenda Ferrari, non pretenda che Scinto e dirigenti mettano becco su questioni che non li coinvolgono.

mercoledì 21 novembre 2012

Sondaggio 2012; a voi!

QUATTRO GLI ATLETI PER IL CONDAGGIO DI QUEST’ANNO, SCEGLIETE IL NOME SECONDO VOI PIU’ MERITEVOLE DEL PLAUSO.
TOM BOONEN (Belgio – Omega Pharma); vincitore Gand-Wevelgem, vincitore Giro delle Fiandre, vincitore Parigi-Roubaix, Campione del Belgio.
JOAQUIM RODRIGUEZ (Spagna – GS Katusha); vincitore Freccia Vallone, 2° classificato Giro d’Italia, 3° classificato Giro di Spagna, vincitore Giro di Lombardia.
MARIANNE VOS (Olanda – Rabobank); vincitrice Giro d’Italia, Campionessa Olimpica in linea, Campionessa del Mondo in linea.
BRADLEY WIGGINS (GBR – GS Sky); vincitore Parigi-Nizza, vincitore Giro del Delfinato, vincitore Giro di Romandia, vincitore Tour de France, Campione Olimpico a Cronometro.

domenica 18 novembre 2012

Il ciclismo davanti al caminetto (4^ p.)

SALONI DELLE BICI. DA UNA PARTE PADOVA E UN’ORGANIZZAZIONE CHE LAVORA BENE SENZA PROPORRE COSE RIVOLUZIONARIE. DALL’ALTRA VERONA, CON UN’ORGANIZZAZIONE CHE FORSE SPERAVA DI POTER VIVERE DI RENDITA, FACENDO (ANCORA) MALE I SUOI CONTI.
Il salone della bicicletta di Padova non propone chissà quali novità al visitatore. Eppure è riuscito a diventare il riferimento per il mercato italiano, mentre la vecchia gestione del salone ciclistico di Milano che forse pensava bastasse ricordare i bei tempi (andati), ha perso pezzi, credibilità, sponsor e aziende espositrici. Come un calo delle vendite ha iniziato a farsi vedere con una certa continuità (e cosa pretendono con biciclette da corsa che ormai costano almeno due stipendi?) sono iniziati i disaccordi. Ormai il vecchio salone del ciclo milanese è un bel ricordo, prima ammaccato pesantemente da quello tedesco della quasi impronunciabile Friedichshafen, e poi messo a terra forse più da se stesso che non da quello padovano. Da tre anni l’organizzazione, ex Milano ora Verona, parla di edizioni del rilancio. Da tre anni le magagne non mancano. Due anni addietro visitatori che andavano a protestare alle casse, quando si rendevano conto di aver pagato un biglietto per un salone che sul discorso ciclistico dava ben poco all’appassionato, visto il gemellaggio con il salone delle motociclette. L’anno scorso un’edizione per il tentativo di un nuovo rilancio, ma che è stata raccontata e descritta in maniera anche troppo generosa. Quest’anno il colpo di genio finale, proponendosi una settimana prima dell’evento padovano. Della serie; “Facciamoci del male, così almeno non piango da solo”, con la sacrosanta rottura di scatole di Padova quando venne a conoscenza dell’allora bella pensata. Intanto la parte “motoristica” del salone non piange troppo del possibile divorzio che, per ora, vede ancora uniti costruttori di bici e moto nell’Associazione Nazionale Costruttori Motocicli e Accessori (di qui la famosa sigla ANCMA).
Sull’altro fronte Padova è cresciuta sempre mezzo passo alla volta. Non ha proposto cose rivoluzionarie, non ha mai promesso senza la consapevolezza di poter mantenere, ha lavorato su quello che può interessare e divertire le famiglie, vedi i percorsi ciclistici per i ragazzini, la possibilità di bersi una birra e mangiare un panino seduti su tavolate sparse. Una scelta che offriva un’immagine stile “sagra paesana” più che salone della bici (cosa che infatti aveva fatto ridacchiare qualcuno che ora piange) ma che alle famiglie piace e non poco! E questo vuol dire che papà ciclista non va solo con i due amici appassionati, ma porta con sé moglie e figli. E se questo lo fanno anche gli altri papà ciclisti, invece che tre biglietti alla cassa ne vendo anche il doppio. Padova ha poi semplicemente usato bene le sue possibilità logistiche: scendere alla stazione e sapere che in 15 minuti a piedi sei arrivato è cosa semplice e gradita per tutti, senza dover prendere ancora autobus o metropolitane. Sul discorso ciclistico due righe veloci: si è tornati a buttare l’occhio alle biciclette per le città, che solamente grazie alla benzina così cara ora tornano timidamente di moda. Non è un cambio di mentalità ma una conseguenza fatta dalla necessità del portafoglio, che è cosa ben diversa. Avessimo la benzina ad un’euro al litro, penso torneremmo ad usare la macchina anche per spostarci di un metro e mezzo.

lunedì 12 novembre 2012

Il ciclismo davanti al caminetto (3^ p.)

GONFIATE LE RUOTE? IL CASCO DA FASTIDIO? TIRATE UNA TESTATA SUL MURO. SENTIRETE COSA SIA IL FASTIDIO! CHIAVI DI CASA E TELEFONO SONO IN TASCA? POTETE INIZIARE A FARE I CICLISTI E CHE LO SPIRITO DI SGARBOZZA SIA CON VOI. Ed eccovi al momento senza appello. Quello in cui capirete se i soldi fin’ora spesi saranno valsi le silenziose bestemmie scaricate dentro di voi quando lo scontrino è stato battuto. So già che dentro l’animo sentite affiorare lo spirito dei grandi Campioni del pedale e vi sentite tali. Scorrono davanti a voi leggendarie figure sportive che portano i nomi di Davide Cassani, Vladimiro Panizza, Gigi Sgarbozza, Mario Beccia. Nomi da far tremare le gambe, altro che farle girare! ULTIMI CONTROLLI. Prima di buttarvi come dei pazzi scatenati per la strada (do per scontato che avete sistemato l’altezza del manubrio e la posizione della sella) dovete provare che le “tacchette” di aggancio ai pedali siano sistemate perfettamente. Fate dieci minuti di ciclismo avanti e indietro sotto casa, per provare ed eventualmente cambiarne la posizione che terrà incollati i vostri piedi alla bici. Fate delle prove di aggancio e sgancio con entrambi i pedali, per evitare schianti a terra lesivi; A) per il vostro morale, B) per la vostra bicicletta. Provate i freni. Resterete stupiti della loro efficacia e dovrete abituarvi. Prima si agisce con il freno posteriore. Soltanto un’istante dopo tirate anche l’anteriore, che rallenterà di più il mezzo. IN SELLA LAVATIVI! Per abituarvi ad usare il cambio bastano cinque minuti. La raccomandazione è una sola; non cambiate mai sotto sforzo!! Nel momento in cui farete spostare la catena, la pedalata dovrà essere alleggerita. Bastano pochi istanti per salvaguardare il cambio che, tanto per ricordarvelo, è uno dei componenti più costosi di tutta la bici. Non preoccupatevi se non sapete che marcia usare. Intanto imparate a usare bene il cambio! Per imparare ad usare bene i rapporti avrete tempo.
PRIME FATICHE, MAGARI NON DA SOLI. Se pedalate con altre persone, non sarebbe male avere qualcuno da cui poter “copiare” qualcosa, e siccome è la vostra prima pedalata usate pazienza e buonsenso. Pazienza di non chiedere alle vostre gambe miracoli, e il buonsenso di avvertire i compagni di gruppo che siete un novizio (o novizia). Se saranno persone di coscienza, prima ancora che ciclisti di coscienza, ne terranno conto evitando di fare tanto i fighetti e avvertendovi con maggior preavviso di eventuali segnalazioni che tra loro sono abituati a scambiarsi solitamente in un battito di ciglia. Nell’arco di quattro o cinque allenamenti inizierete ad assimilare le cose più velocemente. Capirete che se in pianura dovete stare a circa 50 centimetri dalla ruota di chi vi sta davanti (col tempo saprete avvicinarvi anche di più, ma intanto iniziate così), in discesa dovrete tenere diversi metri di distanza da chi vi precede, per evitare che se un ciclista cade davanti a voi non me lo centriate in pieno. Vi sconsiglio di fare le vostre prime uscite con ciclisti che si stanno allenando da mesi perché in vista di imminenti competizioni che li attendono. Verreste abbandonati fin dai primi chilometri al vostro destino. Tenete in mente una cosa. Il primo giro in bicicletta, anche se limitato a soltanto una ventina di chilometri, darà il battesimo ciclistico al vostro fondoschiena. Sappiate che se tornerete ad inforcare la bicicletta pochi giorni dopo (diciamo fino a 3 o 4 giorni) i primi 5 minuti vi faranno vedere le stelle anche se saranno le 10 di mattina. Ma poi passa…
CHE CICLISMO? Bella domanda. Qui non c’è sito internet, rivista, Ciclismo PST o chiacchiera di ciclista che possa parlare per voi. Solo voi potete/dovete scegliere che tipo di ciclisti volete essere. Volete diventare ciclisti ammazza-madre per vincere il salame della sagra paesana? Troverete un’abbondante compagnia. Oppure il salame preferite mangiarvelo con calma e godervi ogni morso? Inscrivetevi all’AC PST e siete benvenuti. Se invece non volete iscrivervi va bene lo stesso, basta che usiate il casco e poi ci berremo un bicchier di vino alla prima occasione giù di sella. Ho messo giù consigli che, in linea di massima, vi saranno utili. Ma state tranquilli che tante cose mancano all’appello e non sono poche; sulla bici, sul come pedalare, sul vestiario, sull’alimentazione, ecc... è quel qualcosa in più che dovete metterci voi. Non sto a inculcarvi la teoria che il ciclismo è lo sport più bello del mondo, perché non ho mai sopportato una frase del genere e chi lo ripete di continuo. Anche una partita a scala 40 può essere la cosa più bella del mondo se vissuta con passione. Non fatevi dire dagli altri se una cosa è bella e quanto lo sia. Decidetelo voi. FINE.

giovedì 8 novembre 2012

Il ciclismo davanti al caminetto (2^ p.)

STATE PENSANDO DI DIVENTAR CICLISTI, MA NON AVETE IDEA SU COSA VI SERVA? QUESTO E’ IL PERIODO BUONO PER PROVARE A BUTTAR GIU’ QUALCHE IDEA. INIZIAMO DA BICI E VESTIARIO.
La prima bicicletta, solitamente, arriva quando si è ragazzini. Non vi dico la mia cos’era! Ma la prima bici da corsa può arrivare a trenta, quaranta o anche cinquant’anni. Così ragazzini si torna ad esserlo. Vediamo se è possibile stilare una serie di consigli, che possono tornar buoni a chi vuole cimentarsi per la prima volta nel ciclismo. Queste considerazioni verranno fatte guardando al famoso ciclista “della domenica”, e per niente milionario. Se poi, con il tempo, cercherete lo sport vissuto in modo prettamente agonistico buona fortuna. BICI NUOVA? BICI USATA? Non è possibile dare una risposta soddisfacente. Questo per la varietà quasi infinita di occasioni – tra nuovo e usato – date dal mercato, e perché nessuno meglio di voi sa quanto potete spendere. Certamente, se potete spendere senza patemi, W l’Italia! Il punto di partenza più facile dovrebbe essere chiedervi quanto intendete usare la bicicletta. Siete padroni di spendere anche 5.000 euro per una bicicletta con cui pedalerete 500 chilometri all’anno. Chi vi dice niente? Ma con un po’ di pazienza potete trovare un buon usato che per diversi anni vi può permettere di fare migliaia di chilometri ogni anno, senza dover rinunciare a due o anche tre stipendi. Lo svantaggio principale è che una bicicletta nuova sarà fatta a misura vostra. Quella usata dovrete trovarla perfetta (può capitare, anche se già più difficile), oppure trovare una misura molto vicina alla vostra ideale, e poi “adattarla” cambiando cose come il manubrio nella sua larghezza, la lunghezza della “pipa” del manubrio stesso, forse la lunghezza delle pedivelle e spostare avanti o indietro la sella finché non sarete comodi. Posso dirvi che se non avete intenzione di fare chissà quanti chilometri, e volete vivere il ciclismo senza praticarlo in modo troppo esasperato, ho amici che da anni usano delle biciclette usate – e pagate molto meno di quando nuove – e che funzionano molto bene. Se non avete nessuna persona che possa consigliarvi, e voi nessuna esperienza, la cosa più semplice è andare dal meccanico scelto e dire chiaro che non potete spendere oltre “tot” euro. Non comprate mai, nuovo oppure usato, dalla sera alla mattina. SULLA BICI CHE COSA CI VUOLE? Se un negoziante è anche un buon venditore – e non è automatico – almeno un borsellino con una camera d’aria e quel che serve per ripararvi una foratura ve li regalerà. Rischiando di svenire, magari anche una borraccia. La mini-pompa per gonfiare le ruote dovrete invece comprarvela, ma fate attenzione che per gonfiare bene le vostre ruote allora ci vuole la cara vecchia pompa “su e giù”, quella che usiamo a casa e teniamo ferma con i nostri due piedoni sulla base. Due borracce ci vogliono, a meno che non abbiate la pazienza di fermavi quasi a ogni fontana nel periodo estivo (se fontane ne avete…).
PER ME CICLISTA? OCCHIO AL “FUORI STAGIONE”! chiedete al negoziante se comprando la bici può venirvi incontro per l’acquisto di un casco. Usatelo. Anche d’inverno. Non fate le piaghe! Basta allungare il cinturino nella regolazione di un centimetro e potrete indossarlo anche con un berrettino in testa. Senza fastidi. Il contachilometri può arrivare in un secondo tempo. Piuttosto, acquistate degli occhiali da ciclista. Un insetto anche molto piccolo dentro l’occhio farà un male cane se vi “centra” perfettamente. Su le antenne!; io ho comprato le mie ultime due paia presso un supermercato ben fornito. Non sono “marcati” ma vanno da Dio e costano la metà. A voi la scelta. Per l’abbigliamento vi consiglio di prepararvi a dover spendere non poco, e per questo vi raccomando di avere cura dei capi di vestiario. Un consiglio che mi sento di dare è quello di andare nei negozi specializzati più grandi nel “fuori stagione” di vendita e chiedere se vengono fatti sconti se qualcuno acquista a ottobre/novembre una maglietta estiva o cose per la bella stagione. Le scarpe, solitamente molto costose, vi possono durare diversi anni a meno che non le usiate per giocare a pallone con mattoni di porfido tipo Roubaix, o abbiate comprato delle mezze porcherie! Ma visto che non sono un capo di abbigliamento stagionale difficile trovare sconti, se non quelli decisi dal negozio in linea generale per un proprio periodo promozionale. Alcuni negozi, di solito quelli più grandi, esibiscono proprio la scritta “occasioni” per vendere a marzo l’abbigliamento invernale, e a ottobre quello estivo. In alcuni casi potete andare dal 15 al 20% di sconto. Io stesso ho comprato a fine aprile giacche da mese di febbraio/marzo, oppure calzini, guanti e pantaloncini estivi a fine ottobre. Ho risparmiato non poco. Comprate una mantellina per la pioggia, e credetemi che anche al mercato ne trovate di ottime pagandole metà. Un berrettino da ciclista chiedetelo al momento in cui comprate la bicicletta. Avvertimento per i calzini; anche se “di marca” non abbiate paura di comprarli almeno un numero (meglio due) più grandi. Credetemi! Anche se di qualità, dopo 4 o 5 lavaggi un “numero” sarà già andato. ALTRE COSUCCE… Altre cose verranno pian piano. Attrezzi per sistemare la bici, lubrificante (per l’amor di Dio, non andatemi dal meccanico per far oliare la catena!). Una cosa utile sono i manicotti – quei “pezzi” di manica, solitamente neri – che si rivelano utili. Essendo buoni a ogni stagione è però difficile poterli trovare venduti scontati in certi periodi dell’anno. I miei ce li ho da una dozzina di anni. L’elastico sta andando in malora. Me lo farò cambiare da una sarta, spenderò 6 o 7 euro e starò a posto per altri, diversi, anni. Oppure li ricompro e spendo 3 volte tanto? Su, andiamo! Le strisce “para-orecchie” in pile sono benedette nel periodo freddo. Sulle bancarelle del mercato ne potete trovare di perfette a metà prezzo rispetto a quelle “marcate” dei negozi specializzati. In linea di massima queste sono le cose necessarie per iniziare a far ciclismo. Poi, per dirla semplice, tutto dipende dal portafoglio che avete. Nel giro di due/tre anni vedrete che avrete tutto quel che serve per affrontare ogni stagione dell’anno. Nel prossimo appuntamento, due righe sulle prime pedalate. CONTINUA…..

sabato 3 novembre 2012

Il ciclismo davanti al caminetto (parte 1)

IL CICLISMO D’INVERNO. QUELLO DAVANTI AL CAMINO, QUELLO DELLE RIFLESSIONI, DEI PENSIERI A BORRACCE VUOTE. INCONTRIAMO ILARIA PRANZINI, SENZA ESAGERARE “THE OFFICIAL ITALIAN BLOGGER” RIGUARDANTE UN CERTO ANDY SCHLECK.
Il ciclismo davanti al caminetto è più quello del ciclismo pane e salame che non quello delle classifiche. Andiamo ad iniziare oggi questa serie di articoli che solitamente prendono spazio nel periodo autunno/inverno. Conoscendo Ilaria da alcuni anni non ho avuto difficoltà a mettere in piedi questa intervista in cui non si parla di Andy Schleck, ma di chi appunto racconta un’atleta. Ilaria segue la carriera di Andy da diverso tempo. Abita a Firenze (lei, non Andy), laureata, insegna filosofia, parla diverse lingue, fa la mamma, e per ora basta così. Il resto ce lo facciamo raccontare. Le foto di questo articolo (tranne la prima) sono state "rubate" dal profilo Facebook di Ilaria. Cara Ilaria, potrei prendere un vecchio numero di “Ciclismo” (rivista per cui in qualche occasione scrivi) e trovare spunto da lì. Ma mi piace far finta di niente e trattarti da emerita sconosciuta. Da alcuni anni nel tuo sito segui con puntualità la carriera di Andy Schleck. Perché proprio lui? Cos’è che ha fatto scoccare la scintilla ciclistica? “Meglio così visto il titolo del famigerato articolo – non scelto da me e tantomeno concordato. Che devo dire? Sembrerà strano ma nel 2007 non mi ero accorta di Andy, che a 21 anni era arrivato secondo al Giro vincendo la Maglia Bianca. L'ho notato al Tour 2008, in particolare nelle tappe alpine: aveva una potenza in salita e una compostezza non comuni.” Andy è uno dei “big” del movimento internazionale. Difficile stargli dietro dal punto di vista delle notizie o delle curiosità che lo riguardano? “Sì, molto e per due motivi opposti: da un lato Andy è una star, dall'altro è un ragazzo molto timido. Nel 2008 io sono andata tranquillamente a suonare alla porta dei suoi genitori in Lussemburgo e ho conosciuto praticamente tutta la sua famiglia, ma quando Andy è diventato famoso – dopo la vittoria nella Liegi nel 2009 e poi come sfidante di Contador al Tour de France – ha subito un vero e propro assalto da parte di media e fan, cui ha reagito male, chiudendosi in se stesso. La cosa è peggiorata dopo la 'cacciata' dalla Vuelta nel 2010 e adesso avere a che fare con Andy non è per niente facile: rilascia pochissime interviste e le notizie 'personali' passano solo per via confidenziale. Abbiamo molti amici in comune, il che significa che io vengo a sapere molte cose... ma mi guardo bene dal pubblicarle sul mio blog! Per Andy la sfera privata è sacra e MOLTO ampia. Per fare un esempio: alla presentazione della Leopard, in Lussemburgo nel 2011, gli ho detto “Allora sei andato ad abitare da solo finalmente!” e lui: “Questo è privato”. Ma lo sapevano già tutti! Io non l'ho scritto fino a quando non è stato ufficializzato in un'intervista su Le Quotidien.” Solitamente, quando ti capita di poterlo incontrare direttamente? "Nel 2010 ci siamo visti praticamente una volta al mese! Alle corse, alle conferenze stampa, durante i ritiri e altre iniziative della squadra. Due volte ho 'rischiato' di incontrarlo in Lussemburgo: la prima, sotto Natale 2009, avevamo un appuntamento, ma lui era a caccia ha fatto tardi, la seconda... abbiamo litigato di brutto. Ma alla fine è servito a rinsaldare il nostro rapporto. Quest'anno è stato un vero disastro: dopo il ritiro a Calpe pensavo di vederlo alla Parigi-Nizza, a Liegi e poi al Tour de France, ma... sappiamo come sono andate le cose. Però ci siamo sentiti per sms.”
Essendo un ciclista molto famoso a livello internazionale, i suoi sostenitori saranno ben distribuiti. Hai contatti con suoi fans di altre Nazioni? “Faccio parte del Fan Club Frank e Andy Schleck, con sede nel Lussemburgo ma iscritti in tutto il mondo. Ce ne sono molti in Francia e anche negli USA. In Italia c'erano nel 2007/2008 ma la cattiva stampa e il rifiuto di tornare al Giro li hanno decimati. Molti fan seguono il mio blog e molti mi chiedono l'amicizia si facebook. All'inizio ero contenta e curiosa, ma mi sono stufata presto: per lo più si tratta di ragazzine! Poi ci sono gli appassionati di ciclismo, quelli che lasciano commenti seri, alcuni 'interni' alla squadra o al mondo del ciclismo. Gli Schleck in Lussemburgo sono stati e in parte sono ancora eroi nazionali. Nel 2010 al Gala Tour de France c'erano 30.000 persone in un paese che ha circa 300.000 abitanti! Attualmente però la loro popolarità è in calo e molti fan si sono trasformati in 'haters', detrattori, che si divertono a prenderli in giro nei forum e su twitter. Io non mi sono mai definita né sentita una 'fan', è un approccio allo sport che proprio non mi appartiene. Mi piace il ciclismo, anche nei suoi aspetti tecnici, mi piace andare in bici – quando ci riesco! - e mi piace Andy Schleck, come ciclista e come persona. Proprio perché lo conosco sono ben lontana dall'idolatrarlo il che probabilmente mi impedisce di passare dall'esaltazione alla diffamazione.” Qual è stata la trasferta più lunga che hai fatto per seguirlo? ”Probabilmente quando sono andata nei Pirenei in treno per poi aggregarmi al pullman del Fan Club per seguire l'ultima settimana del Tour. Era il 2010 e io ero convinta che Andy avrebbe vinto. La maglia l'ha indossata quest'inverno dopo la squalifica di Contador e la riassegnazione: era contento ma non soddisfatto. Se ha combinato qualche sciocchezza alla Vuelta è stato proprio per l'immensa delusione di quel Tour: io ero a Parigi e me lo ricordo bene. Ma di trasferte lunghe ne ho fatte tante: arrivare a Calpe l'inverno scorso è stata un'impresa e una volta mi sono fatta 10 ore di treno per andare alle classiche delle Ardenne nonostante il vulcano islandese.” E quella che ti sei pentita di aver fatto, per contrattempi o difficoltà particolari? “Ahahah! Nel 2009, Tirreno-Adriatico, sono andata in treno dopo il lavoro fino a Carrara, ma il treno era in ritardo, la strada per l'arrivo già chiusa e così mi sono dovuta accontentare di vederlo passare a una rotonda sull'Aurelia! E' stato frustrante però non mi sono pentita, lo rifarei anche sapendo che andrà di nuovo così. Magari mi porterei una macchina fotografica decente in grado di dare un senso alla cosa...” Tra quel che scrivi su Facebook, su Twitter ed ovviamente nel tuo sito “Allez Andy”, ne avrai conosciuta di gente che pedala, lavora, dirige nell’ambiente ciclistico di alto livello. Due o tre nomi di persone che sono più simpatiche di altre? “Be' ovviamente Mauel Moz! Ihih. Va be', seriamente: per il reparto commentatori, fra gli italiani Laura Grazioli di CicloWeb, il mio punto di riferimento per la pista e ottima amica, poi Stefano Bertolotti, compagno di ogni partenza e arrivo vissuti sul posto, fra gli stranieri senz'altro l'americano Daniel Benson di Cycling News – la bibbia dell'informazione ciclistica! - poi l'olandese Renaat Schotte di Sporza e l'inglese Anthony McCrossan: ottimi giornalisti ma anche persone squisite. Fra i fotografi il mio preferito in assoluto è il lussemburghese Georges Noesen: quando Andy parlava in conferenza stampa dopo l'incidente al Delfinato gli ho chiesto se andava e di mandarmi una foto, perché lui sa cogliere l'anima e io volevo capire come stavano veramente le cose. Fra i dirigenti di federazione l'unico che conosco bene è il Segretario di quella lussemburghese, Ed Buchette: averne anche in Italia di dirigenti così! Ne ho detti proprio pochi, me ne vengono in mente tanti altri. Fra i ds... sarò contro corrente ma a me Bruyneel piace, come persona, al di là del bene e del male. Poi non posso non nominare il grande Danny In T Van: autista storico prima della Saxo Bank e poi della Leopard- RSNT. Corridori? Ce ne sono troppi! Ci vorrebbe una domanda a parte.” Solitamente scrivi in inglese. Penso io; da noi Andy non è seguito. Oppure è una tua scelta precisa visto che parliamo di un ciclista estero? "Ho cominciato in italiano ma non mi seguiva nessuno. Non è un fatto ciclistico ma un fatto di cultura informatica: il mio blog si è inserito in un filone preesistente in lingua inglese, quello dei blog ciclistici femminili. Negli anni però Allez Andy! è cambiato, è diventato più 'serio' e forse meno 'femminile'. Sono cambiati anche i lettori, che però sono sempre tanti e da tutto il mondo. Scrivere in inglese ha il vantaggio di metterti in contatto con tutti. Nonostante i cambiamenti, sono rimasta fedele all'ispirazione originaria: scrivo di ciclismo ma anche di me e cerco di dare importanza al raccontare, allo scrivere bene. In inglese non è esattamente un compito facile, ma insomma... dicono che sono migliorata! Il famigerato articolo di “Ciclismo” mi presenta addirittura come insegnante di inglese! Falso: insegno – ogni tanto – filosofia...”
Mai avuti “reclami” dai diretti interessati, anche se in modo bonario, su articoli che avevi fatto su Andy o altri ragazzi del Team Radioshack? Se si, quando? “Assolutamente no. Chi mi legge sa che a volte ci sono andata giù dura ma nessuno ha mai protestato. Nel 2010, come accenato sopra, io e Andy abbiamo litigato di brutto e io ho pubblicato un articolo che ha fatto arrabbiare molti. Non lui. E notare che proprio quell'inverno Andy ha chiesto e ottenuto la chiusura di un sito – www.andyschleck.com – che era stato scambiato dalla stampa per suo sito ufficiale, nonostante fosse chiaramente un sito di fan. Evidentemente fra noi si è creato un rapporto di fiducia: posso essere critica, ma Andy sa benissimo che non scriverei mai contro di lui. Inoltre il mio è un blog serio: niente gossip.” Da cosa e nata la possibilità di scrivere per la rivista “Ciclismo”? Dal caso. Ho conosciuto il capo redattore alla partenza della Tirreno-Adriatico del 2011 a Marina di Carrara e da lì ci siano tenuti in contatto. Quando sono tornata da Calpe con un sacco di foto e di interviste – e dopo aver pubblicato il mio reportage in inglese sul blog – gli ho proposto di scrivere qualcosa per loro e lui ha accettato.“ Qui a Feltre c’è un tizio che se gli parli della Madonna o della Guderzo per lui è la stessa cosa. Mai avuto a che fare con fanatici del genere tramite il tuo sito? “Sì e no. Ho avuto a che fare con ragazzine isteriche, questo sì. Sono stata accusata di lesa maestà quando ho detto che Andy era tenuto a rispondere alle mail/Sms come un comune mortale e che altrimenti era un maleducato.... Ma tutto sommato le fanatiche si rivolgono altrove. Credo che il punto dirimente sia la mia conoscenza reale di Andy, nel mondo terreno. Una volta una ragazza aveva commentato una sua foto con frasi estremamente imbarazzanti, le ho fatto notare che probabilmente le avrebbe lette e... ha funzionato. Molte persone parlano su internet come se i corridori fossero personaggi di un telefilm, irreali e privi di sentimenti. E' una cosa che non sopporto.” Hai dei ciclisti del passato che seguivi? “Da bambina il mio mito era Indurain, poi mi sono innamorata di Roche, l'anno che vinse tutto. Poi direi basta per un bel pezzo.” Hai contatti con altri blogger che magari fanno quello che fai tu, ma con altri ciclisti? “All'inizio ne avevo di più, soprattutto con Maggie di “Andy Schleck best bike racer in the Universe” and Sansen by “Men, bikes, fishes and women”. Miss Fede di “My blog” è stata una buona amica per anni, siamo anche andate insieme al Tour de France nel 2009. Purtroppo quando ho litigato con Andy ho litigato anche con lei: con Andy abbiamo fatto pace, con Fede no. Mi è dispiaciuto molto. Comunque attraverso il blog ho conosciuto molte persone in tutto il mondo e alcune le ho anche incontrate di persona. Ultimamente me la dico di più con blogger maschi seri, anche se... sono un po' troppo 'competitivi' per i miei gusti. Diciamo che le blogger donne scrivevano per divertirsi mentre molti blogger uomini vorrebbero essere pagati come giornalisti... Uno, piuttosto famoso, l'ho dovuto bloccare su Twitter perché mi copiava le idee e non citava: alla lunga dà fastidio anche perché io cito sempre. Per me internet è bello perché è un'opera collettiva. “Prossimi impegni in agenda per “Allez Andy”? “Sto aspettando le risposte di un corridore per l'ultima intervista della serie Yes We Like. Quest'anno niente Amstel Curacao perché gli Schleck non ci sono. Aspetto una decisione sul caso di Frank Schleck e poi spero di ricevere l'invito a un training camp e/o alla presentazione della squadra per il 2012. Però sto anche meditando di andare a Natale in Lussemburgo... chi sa che non sia la volta buona!” Siamo al triangolo rosso. In queste righe ti ho trattata da blogger, ma da appassionata che ciclismo speri di ritrovare tra quattro mesi? “Sarò sincera: non mi piacciono affatto i toni forcaioli che leggo in giro. Il doping nel ciclismo c'è stato, si sapeva benissimo che c'era e il documento dell'USADA (letto tutto) non svela chi sa quali sconcertanti novità. Sono d'accordo con chi dice che il gruppo da alcuni anni è cambiato e che i giovani hanno una cultura diversa. Direi: hanno una cultura, studiano di più, hanno gli strumenti culturali per capire cosa è meglio, mentre i ciclisti di una volta e fino a pochi anni fa erano spesso estremamente ignoranti e sprovveduti. Non voglio giustificare tutti però i corridori sono l'anello debole della catena: nessuno si droga per divertimento e il grosso dei soldi è sempre andato ad altri. Pulizia è stata fatta già fra chi pedala, facciamola e bene fra chi dirige perché mi sa che lì è stato ed è il grosso del problema. Infine: mi fa piacere sentire che Acquarone vuole fare del Giro una corsa 'riders friendly', amica dei corridori, perché mi fanno ridere quelli che si stracciano le vesti per il doping e poi organizzano corse con tappe di quasi 300 km, cinque gran premi della montagna, ore di trasferimento... Siamo seri: se si deve correre senza doping e senza una medicalizzazione che ci va molto vicino (recuperi, antidolorifici, pillole per dormire) allora le corse devono essere più umane. Amen :)”

giovedì 1 novembre 2012

NOVEMBRE; L'EDITORIALE.

SETTEMBRE 2004; durante i Mondiali di Verona, prende vita l’Associazione per le donne cicliste. Le massime autorità interessate sono presenti. L’ex presidente UCI Verbruggen, il suo vice Patrick McQuaid, Francesco Moser, presidente dell’Associazione internazionale dei corridori, e Amedeo Colombo presidente dell’Assocorridori. L’UCI aveva spedito a casa delle prime 100 cicliste dell’allora rancking mondiale un questionario, sulla situazione delle donne cicliste. Quel questionario poteva essere rispedito anche in forma anonima. Si facevano domande sul rapporto con le società, i rimborsi spesa, ecc.. L’idea è di eleggere una rappresentante per ogni Nazione. La Presidente, Marie Pintueles, spiega che lo scopo dell’Associazione è quello di migliorare le condizioni delle cicliste, consigliarle, informarle, anche se non professioniste, dato che – al 2004 – il 90% (si, novanta!) non ha contratto, e quindi non possono esser considerate professioniste. INVERNO 2011; un nutrito gruppo di atlete, composto dalla maggior parte delle migliori cicliste italiane, chiede ed ottiene d’incontrare i “boss” dell’ACCPI (Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani) intanto per poterne far parte – dovevano anche chiedere? – e iniziare così ad essere prese in miglior considerazione dal “movimento” (leggi FCI). Viene stabilito che a marzo 2012, in occasione del Trofeo Binda, ci si riunirà per eleggere una rappresentante che possa sedere al tavolo delle decisioni. Poi non si sa più un’accidente di niente, almeno seguendo la stampa “tradizionale”, chiamiamola così. OTTOBRE 2012; nella seconda settimana di ottobre arriva una notizia. Viene messa a disposizione la possibilità di fare una copertura assicurativa che riguarda responsabilità civili verso terzi, infortuni, lesioni, spese mediche, assistenza e anche un fondo pensione. Alle atlete che vorranno aderirvi verrà spedito il modulo da, eventualmente, poter compilare per l’adesione dopo aver avuto informazioni più nel dettaglio. Questo il riassunto. Ci sono voluti solamente 8 anni, almeno in Italia, per avere cose che dovrebbero essere automatiche. Le conquiste che le cicliste italiane hanno messo in piedi in queste settimane per il lato assistenziale della loro attività sportiva sono una gran bella cosa. Peccato che, se queste possibilità adesso esistono, non sono certo state fatte per volontà di tutti. Se proprio le ragazze infatti non avessero messo la loro faccia in primis, staremmo ancora ai suddetti questionari UCI di metà decennio scorso. Un buco nell’acqua che non contò un’accidente. Ma quello che andrebbe guardato è che le coperture assicurative per le cicliste non sono automatiche. Possibile che un’atleta agonista di ciclismo non possa avere una copertura che scatti in maniera automatica, in caso di incidente o d’infortunio, nelle sue gare o nei suoi allenamenti? Perché una cosa del genere non viene discussa alla stipula del contratto? Eppure, a quanto pare, le notizie sono queste. Da anni e anni ormai ci sono proposte pronte, ma senza nessuno che le porti avanti. Serve una rappresentante. Questa è la questione. Una persona che si impegni a tempo quasi pieno (meglio sarebbe senza il “quasi”), e che sia possibilmente un’ex ciclista, che goda di stima come persona prima e come atleta poi. In maniera che sappia come nessun’altro quali sono le cose fattibili con poco, e quelle invece più difficili da ottenere. Una persona che sappia e abbia volontà di instaurare anche un rapporto finalmente aperto con l’informazione ed i suoi professionisti, per far sapere al mondo quali sono le rogne da sistemare e che c’è volontà di farlo. Di far sapere quali invece sono le cose che si sono fatte, oppure a cui si sta lavorando. Ma si rendano conto, le ragazze, che in mezzo ai sorrisi di circostanza e i complimenti sono sole. Hanno fatto di più Cantele, Guderzo, Bronzini e compagne nell’ultimo anno, che tutti i loro vari dirigenti in anni. Possibile? Si, possibile. Ma hanno dovuto metterci del loro per ottenere qualcosa. In questi anni mai si sono sentite le voci di dirigenti di squadre femminili. Adesso la crisi economica è occasione perfetta per poter dire che non ci sono risorse per questo e quest’altro. La scusa è servita sul piatto d’argento. Ma la crisi non esiste da dieci anni. Non c’è stata volontà di fare. Non è voglia di essere pessimisti, ma è meglio pedalare da sole che male accompagnate. Come è stato quasi sempre in questi anni.