«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

venerdì 28 febbraio 2014

L'Università degli Studi del Piemonte Orientale lavora ad una ricerca sportivo/sociologica

Interessante questa proposta inviatami, riguardante uno studio universitario che chiede la partecipazione di atleti ed atlete non professionisti sull’argomento integratori e farmaci nella pratica sportiva. Vi riporto direttamente il testo inviatomi, per non dilungarmi inutilmente. Diversi punti del testo sono (da chi scrive) totalmente condivisi.
Il Dipartimento di Giurisprudenza, Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell'Università del Piemonte Orientale sta realizzando uno studio sociologico sull'uso di integratori e farmaci per migliorare le prestazioni sportive da parte di atleti/e non professionisti/e nell'ambito della loro attività sportiva. Si tratta della prima ricerca sociologica che si pone l'obiettivo di studiare le pratiche di consumo di tali sostanze raccogliendo le informazioni da un campione numeroso ed eterogeneo di atleti/e non professionisti/e. Per raggiungere il nostro scopo, abbiamo bisogno della collaborazione degli atleti e delle atlete che praticano differenti sport, sia a livello individuale che di squadra. Se sei un/un'atleta non professionista che pratica un'attività sportiva a livello agonistico, cioè pratica l'attività sportiva sistematicamente e/o continuativamente e prevalentemente in forme organizzate (società sportive, enti di promozione sportiva, federazioni ecc., attività che dunque prevede una qualche forma di "tesseramento") e sei maggiorenne, ti chiediamo la disponibilità a collaborare alla realizzazione dello studio compilando un questionario online. Non ci vorranno più di una ventina di minuti. E' assolutamente garantito l'anonimato. Per accedere al questionario online cliccare il seguente link: http://survey.unipmn.it/index.php/549614/lang-it Riteniamo che la diffusione del doping tra tali atleti imponga una riflessione che non deve essere relegata esclusivamente al mondo dello sport di elite e professionistico. In particolare, lo studio sociologico sul doping tra atleti non professionisti potrebbe consentire di mettere a fuoco in maniera più nitida quelle caratteristiche sociali e culturali che contribuisco alla diffusione di tale pratica nella nostra società: mentre il ricorso al doping di un atleta di elite può essere spiegato come semplice esito di una scelta strumentale operata dal singolo atleta per essere più competitivo e vincente, lo stesso comportamento messo in atto da un atleta amatore, il cui status di sportivo dovrebbe essere ausiliare, pone, secondo noi, interessanti interrogativi al sociologo (nonché a coloro che dovrebbero prevenire e regolare il fenomeno). Le potenzialità applicative di tale progetto sono considerevoli: l’analisi del consumo, dei meccanismi che possono favorire la sperimentazione di una sostanza dopante e di quelli che possono favorire lo sviluppo di una carriera di consumo, fornirà risultati utili ad elaborare più efficaci strategie di prevenzione finalizzate sia ad evitare che i non consumatori diventino consumatori di sostanze dopanti (prevenzione primaria) sia ad impedire che coloro che hanno provato una sostanza dopante sviluppino motivazioni per continuarne l’uso (prevenzione secondaria).” Questa era la nota che mi è stata inviata per spiegare tutto il progetto di lavoro. Nella parte destra della Home Page, vado ad aggiungere il link relativo all’accesso per chi – avendo le caratteristiche richieste – volesse contribuire a questo interessante progetto di lavoro. Un grazie alla dottoressa Giordana Gai per le informazioni che mi ha fatto pervenire.

martedì 25 febbraio 2014

Noemi saluta, ma non se ne va.

Dopo un scendere di sella che sembrava sempre slittare in avanti, è arrivata la notizia certa del ritiro di Noemi Cantele dall’attività. Atleta forte (e donna di cervello), forse con qualche rimpianto dal punto di vista dei risultati più importanti.
All’emittente ElleRadio ha raccontato di come ‘sentiva’ di non poter più essere competitiva come qualche stagione addietro. Sempre considerata tra le migliori nostre cicliste, Noemi ha vissuto il periodo 2009-2011 come il più prolifico, grazie a due belle medaglie iridate che le hanno portato un bronzo nella prova in linea a Mendrisio (Nella foto il podio del 2009 con Guderzo, Vos e Noemi nell’ordine) e sempre nella stessa rassegna un’argento nella prova contro il tempo. Vinse poi un bi-Tricolore nel 2011, quando si aggiudicò i titoli crono e linea ai campionati nazionali. Considerata forte punto di riferimento tra le nostre ragazze (vinse una frazione del Giro quattro anni fa) non è però mai riuscita ad aggiudicarsi la gara importante che a livello internazionale ‘segna’ un’atleta. Ora resterà nell’ambiente ciclistico come una specie di supervisore presso il GS Astana BePink. Le sue prime ammissioni di un volersi ritirare dall’attività spuntarono timidamente nel 2011, tanto che sembrava probabile che il 2012 sarebbe stato il suo ultimo anno in sella, poi – probabilmente per via dei Mondiali che si correvano in Toscana – la decisione di continuare ancora. Ora, forse per aver capito di non avere più stimoli veramente forti, la decisione definitiva. Rappresentante delle atlete italiane nell’UCCPI, vi è rimasta per poco, Tanto che adesso – a meno che non ci siano stati ulteriori cambiamenti – è Elisa Longo Borghini ad averne ereditato le consegne. E non sarebbe male se, a tal proposito, ci fossero notizie se questo progetto sta andando avanti o si sta silenziosamente arenando.

sabato 22 febbraio 2014

E via!, più veloci della luce!....

Autobus e treni fantasma, vagoni ferroviari ad aria condizionata forzata, notti quasi in bianco e passeggiate dal robusto chilometraggio. Su mia richiesta, l’amico Alessandro mi manda una bella listona di episodi dediti alle sue passate trasferte ciclistiche. Il testo ricalca abbastanza fedelmente le righe inviatemi.
Visto che la stagione ciclistica sta iniziando, per la serie “Il mio ciclismo” o ciclismo “pane e salame” propongo una lettura ciclistico/avventurosa giusto per iniziare l’annata agonistica anche dal punto di vista spirituale (!?). Partiamo dal Veneto, dove l’amico raggiunse una località molto nota per essere patria di un’eroina ciclistica di cui tradizionalmente non ricordo il nome, ma la cui leggenda sfiora l’apice assoluto dell’umana comprensione (e della pietà per chi scrive). Alessandro è diretto verso il vicentino, e per la precisione; “……un'altra trasferta a Nove (VI) nel 2009, ero partito il giorno prima (avevo preso il vizio, forse per staccare un pò da Milano) e a Vicenza non un alberghetto libero. Che faccio? Prima prendo il biglietto dell'autobus per Marostica, poi decido di andare a dormire in stazione su una panchina (!), ma vedo che è troppo scomodo, che non gliela fò e trovo un ostello... Un letto, un materasso, una coperta e un marcantonio di colore sopra di me (nel senso di letto a castello eh?) che russa talmente forte da fra quasi tremare i vetri, morale non ho riposato niente, era destino. La domenica mattina finalmente mi alzo, vado all'autostazione di Vicenza che sembro un ectoplasma e via verso Marostica e poi da lì a piedi fino a Nove (un paio di km, mica tanto) per un indigestione di ciclismo femminile: tre gare in un giorno con annesso passaggio in ammiraglia di papà Favaron-Bissoli per vedere il passaggio delle atlete sulla mitica salita della Rosina e poi giù di corsa per l'arrivo, le foto, i "ci vediamo alla prossima"... A parte la nottata in ostello è stata una trasferta tranquilla, solita scarpinata da Nove a Marostica per prendere il bus fino a Vicenza e da lì a casa senza problemi. Poi ci sarebbe da menzionare una gara a Schio che non si disputa più (ma va?): porto l'ombrello? Non lo porto? Non lo porto.
Finisce la gara sotto un diluvio universale ( e lì ho apprezzato in pieno la definizione di "temporali nel nord est") regina Schleicher viene chiamata sul palco (ehm... un camioncino scoperchiato a metà) delle premiazioni e io tiro giù la Santissima Trinità dei Monti per l'acqua e per quell'idiota che continuava a chiamarla per l'intervista (garantisco che veniva giù talmente forte che quasi non si vedeva niente) e decido di tornare a Schio a prendere il treno (altri 2 km a piedi abbondanti, ma sono abituato :-) ). Intirizzito da far schifo, arrivo a casa influenzato dopo un intero viaggio passato in treno al "posto finestrino" attaccato alle bocchette dell'aria condizionata (era prenotato...) e maledico la mia insana passione per le due ruote ma dura poco perchè penso che ancora una volta ne è valsa la pena. (…..) Ah mi viene in mente una gara (cancellata ovviamente) a Sala Baganza (PR) e i trasporti pubblici protagonisti: abitavo a Monza e bus per la stazione non ce n'erano e avevo il treno alle 5:55 del mattino per Parma. Perdermi d'animo ? Giammai :-). il sabato al lavoro faccio una tirata della miseria per non avere imprevisti, biglietto in stazione a Milano a via verso Monza, cena e a letto prestissimo, sveglia puntata alle 2:15 del mattino,alle 3 sono in cammino per fare i 12 km che mi separano da Milano. (…..) Solito ritardo nell'annunciare il binario dal quale partire (sempre quando viaggio io, mannaggia !!!) ma ce la faccio, il viaggio fino a Parma dura poco nulla, scendo colazione al bar, cambio treno e arrivo a Collecchio. Finita? Metto le tende e mangio un panino ? Macchè... Sono altri 4.8 km a piedi fino a Sala Baganza (di autobus nemmeno l'ombra), arrivo, ALTRA COLAZIONE e il barista mi chiede se voglio un bicchiere di rosso :-), si, sono più morto che vivo, ho nelle gambe già 16 km a piedi con lo zaino in spalla...
Scelgo un posto su un muretto 150 mt prima dell'arrivo in cima a una salitella, ottima posizione per fare le foto e credimi, ogni giro era una pennichella. Finisce la gara, vince Alison Wright con la Bronzini seconda se non sbaglio, foto del podio e alè, altri 4.8 km fino a Collecchio a piedi, treno, cambio a Fornovo (tanto per allungarla un pò, il diretto per Parma non c'è...) e arrivo a Milano che di pullman per Monza non ce ne sono più. Quindi?? ALTRI 12 km a piedi fino a casa, lascio immaginare come stavo messo il lunedi al lavoro. Poi... poi c'è quella volta a Castenaso gara di apertura del calendario ora cancellata, la Zilly vincitrice l'anno prima con un volatone incredibile tra le lacrime del sottoscritto, perchè HO PIANTO davanti a quel gesto tecnico... Arrivo in stazione che fa un freddo della malora, sul web danno neve dalle parti di Bologna e io penso "figurati... Avranno sbagliato", prendo lo stramaledetto interregionale per Bologna e scelgo l'unica carrozza dove il riscaldamento non funziona, ci sono dei finestrini abbassati e nè io, nè il senegalese seduto qualche fila più indietro (gli unici in quella carrozza !) ci alziamo a chiuderli (un vento...); la cosa comica è che nè io, nè il tizio ci alziamo (e dai...) per andare in un'altra carrozza: due ore e mezza al GELO. Arrivo a Bologna e nevica da far paura, mi risparmio l'ultima tratta fino a Castenaso e faccio bene, gara annullata, faccio colazione e torno a casa distrutto; giorni dopo vedo le foto sul web delle atlete tra la neve, sarebbe stata la loro ultima volta in quel paesello della provincia bolognese, gara cancellata.”

mercoledì 19 febbraio 2014

Quel vecchio ciclismo che (almeno ai ciclisti) piace.

Sono le nostre due classiche d’apertura. Una con le strade polverose (o fangose) di Toscana, e l’altra con l’arrivo avente il Colosseo sullo sfondo. Roba da Arc de Triomphe al Tour. Valorizziamole.
Si dice che i cinesi si credano figli di una Nazione che, dal punto di vista storico e culturale, guardi quasi tutte le altre culture esistenti dall’alto in basso. Una delle poche Nazioni che pare non venga vista da loro in maniera così ‘inferiore’ sia la nostra. Nazione antica, quindi antica la storia, che in bicicletta corre su strade antiche. Strade che nel ciclismo si colorano di nuvole bianche, che quando ci finisci dentro non senti acqua in viso, ma solo una voglia di colpi di tosse farsi largo. La Strade Bianche – che per ‘marette’ tra organizzatori non fu chiamata Eroica come il ben noto evento sportivo amatoriale – è nata come un’azzardo, una scommessa ciclistica vinta dalle prime carte fatte uscire dal mazzo. Una ‘scala’ che ha sbancato dall’inizio il tavolo della diffidenza. Almeno quella dei protagonisti. Si, perché come presenze di pubblico tutto si è concentrato a Siena, ma lungo il percorso il polverone non aveva molti che se lo mangiavano. Il fascino di Piazza del Campo è roba forte, un gioiellino mica da ridere da fotografare volentieri per un ricordo. Ma il fascino è anche ciclistico. Vuoi per l’ultimo chilometro in cui pedali con la gente urlante a un metro di distanza, e ci sono un paio di curve dove maledici di non avere in mano la manovrabilità stretta di una Mountain Bike, vuoi l’aspetto medievale che fa tanto storia. Come un tempo che fu c’è un momento in cui rischi il rogo, il momento che può esserti fatale di Monte Sante Marie (plurale). Ma è roba che piace a chi pedala, e questo di solito ti fa brillare di più. A scendere sulla cartina non scendi col fascino. Anche se la storia è stata votata al business con quel Roma Maxima che schifo non fa, ma che Giro del Lazio vai a sapere del perché cambiarlo. Oddio, se poi vedi che nel decennio passato Gran Piemonte e la semplice nomea di ‘Lombardia’ fecero il loro esordio nella lista degli eventi RCS, allora ti accorgi del perché il Giro negli ultimi 10 anni è partito dall’estero con sempre più ‘economica’ regolarità. Due gare che andrebbero valorizzate maggiormente, anche perché un tempo il Giro del Lazio cadeva non lontano dai Mondiali e quindi poteva luccicare di riflesso. Roma vive di turismo come poche altre città italiane. Per questo il Roma Maxima dovrebbe/potrebbe essere pubblicizzato maggiormente senza troppa fatica da questo punto di vista. L’anno passato pare che all’arrivo fossero più numerosi gli stranieri che gli italiani. Il Sindaco di Roma ha voluto rendere più ‘ciclistici’ alcuni punti della Capitale. Un’arrivo con il Colosseo sullo sfondo dove lo ritrovi?

domenica 16 febbraio 2014

Calendario 2014 FCI ed UCI Donne Elite: loro speriamo che se la cavano?

Copiando meramente da Cicloweb la lista Elite rosa 2014 per il calendario italiano (e UCI) su strada, ecco le corse in programma sulle stivale. S’inizia tardino per gare saltate, altre si ridimensionano, altre guadagnano giorni di gara ‘salvando’ un calendario però sempre magro.
Una stagione che si apre tardi, almeno in Italia, e che si chiude con il ‘Toscana’ di metà settembre. Alcune corse salutano (se questo sarà per sempre non si sa), mentre Giro del Trentino e d’Italia riescono a ‘imbottire’ il numero dei giorni di gara totali (25); 2 giorni di corsa a marzo, uno soltanto ad aprile, uno a maggio, pienone a giugno con 6 giorni, e il ‘botto’ di luglio con il Giro (dal 4 al 13 luglio) e il ‘Vannucci’. Due mesi di vuoto e a settembre i 3 giorni per il ‘Toscana’. Da ricordare le due corse Elite per i Campionati Italiani, che dall’anno passato non sono più organizzati con la formula della settimana dedicata in un’unica zona d’Italia che ospita tutte le corse. Quindi 27 giorni totali. Cancellato il Liberazione, ‘sospesa’ la Classica di Padova (Camin), accorciato il Memorial Fanini. Nel dettaglio; 23/3 GP Cornaredo – 30/3 Trofeo Binda – 21/4 Memoriale Stefano e Diego Trovò – 18/5 Woman’s Bike Race – 1/6 GP Porto S.Giorgio – 2/6 GP Muri Fermani – 15/6 GP Malo – 20-22/6 Giro del Trentino – 4-13/7 Giro d’Italia – (6/7 Trofeo Longa Village) – 20/7 GP Valbisenzio – 12-14/9 Giro di Toscana.

lunedì 10 febbraio 2014

Lasciarlo in pace? Figurarsi!.....

Com’era nelle previsioni, questa settimana sta iniziando la discesa verso valle della valanga di dichiarazioni di affetto misto a tristezza, nei confronti dello scomparso Pantani (foto:www.loccidentale.it). Frasi, pensieri e messaggi di amicizia che piovono da ogni dove, in particolare da molte persone che nei momenti in cui Marco se la passava male, ne avevano preso silenziosamente le distanze. Giornalisti, commentatori, dirigenti, ciclisti attivi ed ex, o persone che nemmeno ne seguivano le corse, ma che per necessità di apparire nel gruppo dei suoi ‘tifosi’ rispolverano la mezza tonnellata di ovvietà, costruite su discorsi che sarebbero serviti veramente una dozzina di anni addietro, e che oggi sono prodotti molto efficaci e sbiancanti per ripulire vetri, piastrelle, inox, tutte le superfici lavabili e le coscienze, senza necessità di risciacquo. Agitare con cura prima di vaporizzare, tenere lontano dalla portata dei bambini. Insomma, facciamo di tutto, ma lasciarlo in pace non se ne parla. Questa litania del “nostro caro Marco”, tirata avanti da gente a cui forse lo stesso scomparso tirerebbe calci nel didietro fino a sfasciarsi le scarpe, si rinforzerà durante il Giro, dove ci possiamo aspettare la fila di leccapiedi che per ben figurare davanti al mondo degli appassionati, si spremeranno le meningi per fare a gara nel ricordarlo con le migliori parole possibili. È quasi certo che durante il Giro, lungo le strade, ci sarà una miriade di messaggi di amicizia verso lo scalatore romagnolo da parte della gente. Facilmente saranno bei pensieri, brevi, concreti, semplici e per questo meno falsi e di (molto) conveniente circostanza che arriveranno di getto da quelli che; “…io Marco lo conoscevo, gli volevo bene e mi sento di dire a nome di tutti che….”. Ecco, bravi, mentre parlate a nome di tutti, ricordate anche gli anni in cui quest’uomo è stato fatto andare come una moto per strizzarlo fino al midollo e fargli tenere in piedi la baracca miliardaria a cui tanti si sono attaccati e si sono fatti trainare nel nome del “nostro caro Marco”.

domenica 9 febbraio 2014

Quando a provarci sono le ragazze....

Una storia vecchia che ha sempre lasciato il niente, nel senso che riemerge ogni tanto e veloce come uno sprint riaffonda senza colpo ferire. Almeno in Italia.
Una volta esisteva il Tour de France rosa. Gara che poi assunse diversa nomea e che lentamente perse in fascino e attenzione. Tanto che l’Italia ne trasse vantaggio con un lento impreziosirsi del suo Giro, fino a fare della corsa nostrana l’appuntamento più importante della stagione a livello internazionale. Ma siccome sto andando un po’ fuori dai binari, prima di deragliare vediamo di risistemarci. Centra la Francia, non troppo il Tour femminile (almeno per ora…), per niente il Giro. È capitato che alcune rappresentanti dell’LTE (Le Tour Entier Group) sono andate a suonare il campanello dell’UCI (o meglio dell’ASO) dopo aver messo in piedi una petizione per creare una gara femminile che anticiperà l’arrivo a Parigi del Tour de France 2014. L’LTE è stato fondato dalla pluricampionessa mondiale di triathlon Chrissie Wellington, dalla pluricampionessa mondiale in tutte le discipline, ed oro olimpionico, Marianne Vos - fresca del settimo titolo iridato nel ciclocross - da Emma Pooley e Kathryn Bertine. Il Presidente UCI Cookson – che non ha mai nascosto della poca visibilità patita dalle donne sul sellino – è rimasto molto contento dell’iniziativa, forse anche perché i costi supplementari saranno poca roba, vista la concomitanza con il gigantesco carrozzone transalpino. Sarà il seme per un nuovo Tour femminile? Gli entusiasmi, sempre facili, portano a questa idea, ma solamente nel periodo estivo ci saranno eventuali certezze in negativo o in positivo.
Intanto però oltr’Alpe è riemersa quest’idea che ogni tanto saltava fuori anche nei discorsi che riguardavano le corse rosa in territorio italiano. Quello degli eventi contemporanei non è una novità. Alcune cicliste ogni tanto rimettevano questa ipotesi sul piatto delle proposte. Sui perché della ritrosia non si sono mai sentite motivazioni ‘ufficiali’. Paura che l’evento femminile possa venire soffocato da quello maschile? Timori da parte dei padroni del vapore del movimento rosa che la loro parola possa perdere di prestigio e potere, rispetto ai ‘colleghi’ sponsor e dirigenti delle gare maschili? Meglio fare il reietto in serie “B” che galleggiare come uno dei tanti in seria “A”? Mah! Alle corse che sono saltate in questi anni l’ardua sentenza. All’estero si corrono da tanti anni le Classiche del Nord femminili, sui percorsi e nei fine settimana dei colleghi dal nastro azzurro, anche se la TV governata dall’UCI ha sempre trattato a pesci in faccia le gare femminili che per essere viste si devono cercare nel web. La precedente gestione UCI trattava (abbastanza) bene le donne solamente in occasione dei Mondiali, ma per il resto maschilismo imperante, cancro di cui il ciclismo è ancora ricoperto a tonnellate. La vecchia ‘palpatina’ di Peter Sagan è niente rispetto alla mentalità imbecille che vive ben robusta fino ad arrivare a molti stessi appassionati, per cui la fatica è solo quella maschile ed il resto sono solamente culi da guardare. Comunque in Francia hanno tentato di combinare qualcosa. Alle nostre ragazze rappresentanti ACCPI: allora girls, che si fa?

martedì 4 febbraio 2014

Ecco l'Europa. Il carrozzone riparte.

Prime corse della stagione. Il gruppo si staglia all’orizzonte. Il pubblico italiano si staglierà a bordo strada?
Un tempo, e non serve andare indietro di 40 anni, gennaio era il mese dei raduni e delle scelte del calendario. Oggi gennaio è il mese di ben due mini gare a tappe. Il sole australiano (Tour Down Under) e quello sudamericano (Giro di San Luigi) hanno coccolato i ciclisti nelle prime faticate della stagione. Con l’arrivo di febbraio tocchiamo i primi arrivi di discreta importanza (ma senza esagerare), per capire quali saranno i possibili protagonisti della Roma Maxima (ex Giro del Lazio), della Strade Bianche, e del duo ciclistico Tirreno-Adriatico/Parigi Nizza. Febbraio ha già portato il GP Costa degli Etruschi – prima corsa europea – mentre il GP Laigueglia arriverà il 21. Si corre questi giorni il Giro di Dubai, nuova ‘corsa Gazzetta’ di 4 giorni, com’anche sui giornali arriva la notizia dell’ingaggio di Samuel Sanchez per la BMC e di Chris Horner da parte della Lampre. Il precoce talento americano era un ciclista senza squadra nonostante abbia vinto l’ultima edizione del Giro di Spagna. Con lui, la Lampre si rinforza certamente in quella ch’è la ‘linea verde’ della squadra, gettando chiaramente le basi per il proprio futuro. Il giovane atleta – appena quarantaduenne e probabile capitano al Giro – dovrà farsi ancora un po’ le ossa e l’inesperienza dovuta all’età è uno scotto che il ‘limpido’ gruppo Saronni avrà senz’altro messo in conto. Riguardo alle nostre prime vere corse dell’anno, ci sarà pubblico? Domanda apparentemente idiota parlando di gare ciclistiche maschili (e precisiamo la parola ‘maschili’), ma non del tutto scema. L’anno scorso la Roma Maxima – con arrivo a un tiro di sputo dal Colosseo – aveva all’arrivo più addetti ai lavori e operai per lo smontaggio del palco che spettatori. Stessa roba del Giro-Donne del 2012, che al tempo ospitò una cronometro in miniatura proprio in Capitale. La Strade Bianche, forse la gara più bella e suggestiva tra quelle inventate negli ultimi anni, mostrava campagne toscane semi-deserte di pubblico anche nei tratti più interessanti. La Corsa dei Due Mari se la cava nell’unico fine settimana, ma per il resto non che sia un qualcosa da impazzire. Viene in mente il fatto riguardo al dire che pedalando da anni, e parlando con ciclisti della domenica che capita d’incrociare ogni tanto e con cui si scambiano due parole veloci (veloci, perché ovviamente non possono rallentare altrimenti rovinano il loro allenamento, visto che il ciclismo è venduto come sport di aggregazione), traspare di come in giro ci siano tanti cicloamatori che non seguano poi così tanto il ciclismo. Molti praticanti ciclismo, ma pochi che ne seguano il mondo. Gente che nelle domeniche di aprile sale in sella mentre mancano 40 chilometri per l’arrivo a Roubaix, o quando il gruppo dei migliori affronta la Redoute. Meditiamo gente meditiamo….

sabato 1 febbraio 2014

Febbraio; l'editoriale

MA ESISTE VERAMENTE LA VOGLIA DI RIPULIRE IL GRUPPO CICLISTICO DELLA DOMENICA? SI, MA NON TROPPO MI RACCOMANDO….
“L’idea era ottima, anche se ancora troppo bonaria: vietare le gare amatoriali – impedendo la possibilità di tesseramento ad una società – ad atleti dopati che avevano subìto una squalifica superiore a sei mesi. Una norma che stava facendo preoccupare tanti ciclisti e cicliste ladri, che hanno rubato nelle corse della domenica truffando e prendendo il giro gli altri ciclisti, e che chiaramente vorrebbero poter continuare nella loro opera. Ma forse, per questi, un barlume di speranza potrebbe farsi largo. Le reazioni infatti non sono mancate, soprattutto da parte di Società Ciclistiche che potendo allestire formazioni molto competitive hanno alzato la voce. Ma per capire in maniera più semplice il discorso prendiamo due esempi: una gara iridata che si è corsa a Pontedera (fonte: Sportpro.it): dieci atleti controllati, cinque ‘caricati’ a roba robusta. Dov’è la notizia? Che non è più chissà che notizia. Ormai è cosa nota che il ciclismo dei ladri della domenica sta surclassando generosamente quello professionistico, e che l’ultimo ventennio professionistico ha fatto scuola per quello amatoriale. Secondo esempio, una dichiarazione (sempre da Sportpro.it) di: “ Antonino Viti, presidente dell`Acsi, l`ente che viene ad assorbire i tesserati dell`Udace (a sua volta organizzazione non riconosciuta dal Coni), si esprime così sul problema degli `ex dopati`: `Anche l`Acsi ha firmato un protocollo che, certamente, non rinneghiamo. Ma ricordo a tutti che la nostra mission è l`accoglienza, l`aggregazione e l`inclusione sociale. Ghettizzare chi, dopo l`errore, ha scontato una pena mi pare un accanimento immotivato che si allinea a fatica con i nostri valori fondanti. Come presidente dell`Acsi ribadisco la piena volontà dell`ente a combattere, con tutti i mezzi possibili, il cancro del doping. Ma non vorrei che una battaglia legittima e sacrosanta si trasformasse, nei metodi, in una discriminazione irragionevole e populista`.“ Se negli anni passati si erano create delle norme che per ‘tot’ anni vietavano la partecipazione di atleti ex-pro a determinate classifiche – atleti ciclisticamente falliti che già dall’inizio del decennio scorso avevano velocizzato l’arrivo del doping nelle GF a causa delle conoscenze che si portavano appresso – così difficile che gli stessi maggiori organizzatori usassero quel tempo per dire invece ai vari (e non pochi) Enti amatoriali italiani: “Basta ciclisti ex-dopati nelle nostre griglie!” Qual è il timore? Che debbano rinunciare a troppi concorrenti perché tali vecchie glorie (glorie?) sono molto amici di sponsor tecnici e con la crisi economica di adesso meglio andargli incontro col fare del vecchio amico? Ci sono concorrenti che hanno rubato dopandosi e che non sono più accettati in alcune GF. Perché questo non diviene una norma, un’obbligo? Comunque le GF stanno ancora andando bene. Non mancano ogni fine settimana piccoli oceani di ciclisti a questa o quella corsa. Si vede che a tutti va bene così. E poi quando si fa tutto questo per; ‘missione, accoglienza e inclusione sociale’ cosa scriverne a fare di gente che – sana – si ficca medicine in corpo? Perdoniamo gente. Perdoniamo…”