«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 27 giugno 2013

Voilà le Tour!

IL GIGANTE GIALLO SI STA RISVEGLIANDO, CON ALBERTO MATADOR CHE SARA’ IL PRIMO SFIDANTE DI CHISTOPHER FROOME, IL FAVORITO DELLA CORSA. DOVEVA ESSERE L’EDIZIONE DELLA LEGGENDA, LA NUMERO 100, INVECE ALEGGIA IL DOPING ‘GRAN RISERVA 1998’.
Tutto sommato per gli organizzatori stava andando anche bene. C’era la novità, a cui non eravamo abituati, per cui Alberto Contador partiva come primo sfidante del sudafricano Froome. Da anni era sempre il contrario riguardo alla posizione dell’iberico. Ci si domandava chi poteva battere lo scalatore spagnolo, oppure se Andy Schleck poteva vincerla questa benedetta corsa. Poi è capitato che il lussemburghese l’ha anche vinta. Fieno in cascina, visto che lo Schleck di oggi – anzi, diciamo degli ultimi due anni – sembra solo il parente con le ruote bucate del talento che vinse una Liegi da Campione e che ben figurò in un Giro datato 2007. Invece oplà, ecco che ti arrivava l’aria nuova, la ventata di novità che agli organizzatori piaceva pure, questo sudafricano che si permette di partire coi favori del pronostico. Passata (è così?) la breve era Wiggins-Tour, c’erano le speranze che questo Tour fosse l’inizio del rilancio francese, con il transalpino Thibaud Pinot classe 1990. Un altro spagnolo. Joaquin Rodriguez, cercherà la vittoria? Visto che vanta due podi nei grandi giri l’anno scorso (Giro e Vuelta), ci proverà anche stavolta o il ‘cast’ dei pretendenti lo farà dirottare verso le affermazioni di giornata? A pensarci è stato il migliore al mondo l’anno scorso (classifica UCI World Tour), ed ha saltato il Giro pensando al Tour. Poi c’era la sfida per la ‘verde’ che mette uno contro l’altro Cavendish, uno dei protagonisti del Giro, e Sagan che l’anno scorso vinse la maglia verde a punti. Punto di forza del primo le volate classiche, del secondo gli arrivi complicati, un po’ da finisseurs. L’anno scorso Peter Sagan fu uno dei protagonisti assoluti della corsa, con diverse vittorie di giornata ed in più la maglia verde. Il talento della Cannondale – già 50 le corse vinte tra i professionisti – non avrà una vita ‘facile’ come l’anno scorso. Adesso tutti gli interessati alla maglia dei punti sapranno che certi arrivi saranno da preparare cercando la ruota dello slovacco, quando l’anno scorso era lui a divertirsi prendendosi le ruote dei migliori.Tra i due, Greipel cercherà di essere il terzo tra i due litiganti, e forse su Sagan potrebbe avere la meglio negli ultimi 50 metri. Più difficile ci riesca su Cavendish, tra i migliori protagonisti del Giro.
Un Tour che vede al via una pattuglia italiana che ricorda le miserie degli anno ’80, quando a Moser, Visentini e Saronni del Tour non fregava proprio niente, e abbiamo dovuto aspettare Chiappucci e Bugno a inizio anni ’90 per rimetterci davanti la televisione in pieno luglio, per guardare uno sport che non fosse un Mondiale di calcio o un Gran Premio di F1. Nemmeno a farlo apposta proprio Moreno Moser corre questa corsa come l’italiano più giovane al via. Ma di classifica non se me parla. Giusto per lui, che deve prendere le misure nelle gare di tre settimane, ma intanto dovremo attendere l’anno prossimo con Nibali, per puntare a rivincere il Tour. Di certo non potevamo farlo con Basso che, anche fosse stato presente, ha ormai perso lo smalto degli anni migliori. Si giocherà la stagione alla Vuelta (gara che forse avrà Wiggins, Contador e Nibali al via!). Abbiamo Cunego in corsa, ma sappiamo cosa sia il veronese dal punto di vista delle attese. Sarà probabilmente un’Italia in cerca della gloria di giornata. Essendo l’edizione numero 100 gli organizzatori hanno cercato di proporre traguardi che abbraccino la storia, con qualche novità sempre storica. La prima sarà la tre-giorni in Corsica, poi troveremo due scalate sull’Alpe d’Huez quasi a fine Tour (18^ tappa), l’arrivo sul Mont Ventoux il giorno della festa Nazionale (14 luglio) nella quale si partirà da Givors per complessivi 243 chilometri, la tappa più lunga del Tour, e due cronometro individuali nell’11^ tappa (33 km.) e nella 17^ (32). In totale saranno 3.400 i chilometri di quest’edizione, con 4 arrivi in salita su 6 frazioni di montagna. La fine del Tour si terrà in serata, sui Campi Elisi, per dare sfogo alla festa con tanto di fuochi artificiali.
Durante questa edizione, per la felicità degli organizzatori, verrà fatta luce sull’ennesima inchiesta aperta su casi di doping retro-datati che – grazie ad una tecnologia anti-doping che all’EPOca non era all’altezza del doping – non erano mai venuti a galla. Nel 2004 vennero analizzate le provette che nel 1998 erano state riempite nei consueti controlli. Al tempo, 9 anni fa, si cercò l’EPO con la tecnica scientifica usata alle Olimpiadi australiane del 2000 (Sydney). Ebbene, con quella nuova tecnologia fu roba da ragazzini capire quanto gli appassionati erano stati presi per il sedere. Saltarono fuori talmente tanti atleti dopati, che si pensò ad un errore della procedura di controllo. Invece le procedure andavano perfettamente. Ora è intervenuto lo Stato chiedendo la documentazione relativa. Adesso le provette – tenute anonime al momento dei controlli – verranno affiancate ai nomi (tramite il codice di ogni provetta, a cui corrisponde il nome) e se i tempi verranno rispettati, proprio durante il Tour potremmo saperne delle belle. Fu il Tour vinto dall’italiano Pantani, quello del primo conclamato doping di squadra (Festina), di altre squadre mandate a casa, dello sciopero dei corridori seduti sull’asfalto in segno di protesta perché con la scusante di essere trattati come criminali cercavano invece di coprirsi l’un l’altro. Un’EPOca ciclistica falsata, che ha regalato agli appassionati tanti eroi ciclistici, solo perché a quel tempo l’anti-doping non era sicuro come oggi. Non infallibile, ma se a quel tempo avessimo avuto una qualità dei controlli come quella odierna, sarebbe stata un’ecatombe di squalifiche e molti nomi osannati ancora oggi, italiani ed esteri, non vivrebbero di gloria e osanna vari. Questa eredità è quella che si portano appresso i ciclisti di oggi. Figli di un ciclismo che dal 1998 a oggi ha già proclamato almeno 4 o 5 volte la stanca litania che il ciclismo deve ripartire. Sono passati 15 anni.
Tornando al discorso ciclistico legato a questa edizione ci saranno altri atleti, qui non nominati in maniera approfondita, che sono attesi al varco: oltre ai già citati Thibaud Pinot e Joaquin Rodriguez, mettiamoci Alejandro Valverde (attenti al suo compagno Alexander Quintana quando le strade saliranno!), il trio BMC Cadel Evans, Tejay Van Garderen (considerato un non lontano vincitore di grandi giri) e Philippe Gilbert. Ed ormai ficchiamoci dentro Roman Kreuziger. Raider Hesjedal risorgerà? Però non possiamo tirarla troppo lunga. Chiudiamo allora con un’atleta – di cui si è scritto verso l’inizio – che da due anni fa presenza in gruppo e poco altro. Andy Schleck patisce da tempo fastidi che poco riguardano l’ambiente ciclistico, ma che proprio in quest’ultimo hanno portato i danni maggiori. Si è visto protagonista nel Tour 2011, poi l’inizio dell’appannamento. Ma siccome questo benedetto appannamento dura, tra una cosa e l’altra, dall’autunno del 2011, se correrà male questo Tour difficile trovi un Santo a cui votarsi. Sarà mica diventato uno dei migliori così presto – nel 2007 arrivò 2° al Giro – che la sua carriera lo ha già logorato anche di testa? Può essere anche questo, ma nello stesso tempo le sue ultime 3-4 stagioni le ha impostate molto lui, scegliendo con una libertà che in pochi hanno avuto per pianificare dove correre (praticamente le Ardenne, il Tour e poco altro). Una stagione storta può starci, ma se non ci saranno segnali convincenti con un minimo di continuità, un’altra stagione senza risultati potrebbe diventare decisiva in maniera negativa.

mercoledì 26 giugno 2013

Pronto al via il Giro-Donne. Che Italia sarà?

LA 24^ EDIZIONE DEL GIRO D’ITALIA FEMMINILE SALE SULLA PEDANA DI PARTENZA. E’ GIA’ UNA VITTORIA. ANCHE STAVOLTA LE MIGLIORI CI SONO TUTTE. ITALIA CARA, BATTERAI UN BENEDETTO COLPO?
IL PANORAMA – Guardando alla situazione economica che attualmente sta gravando pesantemente in ogni settore, è già un successo che il Giro-Donne di quest’anno possa abbassare la bandierina del chilometro zero. Soldi ce n’erano (e ce ne sono) ben pochi, e la stessa FCI ha scelto di dirottare quelli che poteva spendere verso le ragazze. Ci sono un paio di giorni di gara in meno, ma poteva non esserci nemmeno quella. Chi ne ha fatto le spese è stato il Giro Baby, anche se il discorso che riguarda quest’ultimo è un po’ particolare. Il ‘papà’ del Giro Baby – oggi Giro-Bio – è Giancarlo Brocci. Uno che nell’assoluta buona fede guidata dall’entusiasmo, ha però fatto diversi passi più lunghi delle proprie gambe. Comunque stiamo certi che se fosse stato per alcuni dirigenti dilettantistici, il Giro-Bio anni fa non sarebbe manco partito. La Federazione dice che ha puntato sul Giro femminile perché nel settore Under 23 le corse non mancano e perché le donne danno continuità di risultati (Mondiali e medaglie), motivandone l’appoggio. Forse il motivo vero che ha fatto spostare l’ago della bilancia verso le ragazze sta nel fatto che il Giro-Donne costa comunque di meno.
TRENTATRE’ A ZERO – Da una parte possiamo trovare speranza sulla legge dei Grandi Numeri, e dire “Dai che adesso arriva!”, perché se dovessimo basarci sui risultati, il bilancio di Casa Italia non regala numeri ottimistici. Anche l’anno scorso la situazione vittorie è stata un encefalogramma piatto. L’ultima vittoria italiana nella generale guarda al 2008 con Fabiana Luperini – che, alla verde età di 38 anni, fu anche la miglior italiana nell’edizione scorsa – mentre l’ultima vittoria di giornata è datata 2009, nella frazione Fossacesia – Cerro al Volturno di 110 km. dove Noemi Cantele s’impose, bene, davanti a Giorgia Bronzini. Di lì l’eclissi, il vuoto, un’attesa che attualmente conta 33 tappe consecutive senza vittorie di casa. Per una Nazione che a livello di ciclismo femminile vince da diversi anni, con la Nazionale, almeno una medaglia ogni anno, è un’eternità. Ecco divertiamoci coi numeri: negli ultimi 5 anni l’Italia ciclistica femminile ha vinto più Mondiali che tappe al Giro.
LE NOSTRE RAGAZZE – Tra le atlete che avrebbero goduto di sguardi interessati per vederla in opera vi era Elisa Longo Borghini, maglia bianca nel 2012, vincitrice del Trofeo Binda a marzo. Invece il brutto volo patito al campionato Nazionale ne ha tarpato le ali, anche per il resto della stagione. Una legnata pesante, anche nell’ottica della maglia azzurra. C’è stata la conferma di Rossella Ratto, terza nella prova in linea, e non è questa una sorpresa. Tra le gambe giovani la vedremo spuntare nelle posizioni migliori del gruppo? Teniamola d’occhio. Insieme alla Longo Borghini e alla Scandolara, è considerata il talento di domani. Forse possiamo finalmente sperare nella fine del digiuno verso le affermazioni di giornata, con Giorgia Bronzini in primis – seconda ai Nazionali – a guidare la lista delle atlete che inseguono una benedetta vittoria di tappa. Con lei, su questo, troviamo anche la Cantele, che però vive di pronostici affidati alla fiducia, visto che ha dovuto rinunciare a giocarsi il titolo italiano domenica scorsa. L’ex iridata Marta Bastianelli l’anno scorso ha chiuso a un’ora e un quarto di distacco dalla Vos. Pigliamo l’aereo e andiamo molto in alto. Adesso guardiamo giù: dopo il Mondiale (2007) il suo risultato di miglior rilievo rischia di essere il 3° posto al Campionato Italiano nella prova in linea dell’anno scorso. Poca roba, visto che la stessa atleta era fiduciosa di poter tornare a bei livelli di competitività già da un paio di stagioni. Dal vecchio 3° posto al 1°: la Borgato ex-tricolore che ciclista è? Dopo il primo Giro responsabilizzato dal titolo nazionale in linea, capiremo quali sono le sue caratteristiche di atleta? A ventiquattro anni si può iniziare a intuirlo. Se parli della ‘vecchia’ tricolore, allora ormai parli anche della nuova. Ma i soli vent’anni di Dalia Muccioli reclamano sacrosanta tranquillità. Chi ormai i vent’anni li ha passi da un pezzo è LEI. Ciclista che scendendo dal Mortirolo due anni addietro sfiorava la poesia – e come Tex Willer le leggi della fisica – ma che sembra non riuscire più a pigliare il treno per il Giro, visto che alla vittoria di quest’ultimo ci ha gironzolato attorno in alcune stagioni ma non l’ha mai centrata. Ha chiuso la scorsa edizione con ben 9 minuti dalla Vos. Da due anni corre un Giro sempre d’attesa, sbagliando, perché le doti per far ammattire le altre ce le ha. È ancora la miglior italiana per le gare a tappe, anche se l’anno scorso la rediviva Luperini le arrivò davanti. All’antipasto ‘trentino’ la quasi ventinovenne vicentina ha chiuso la generale al 2° posto, poi ha rivinto il titolo italiano a cronometro. Segnali silenziosi di una condizione in crescita? Forse, ma una corsa di due giorni non fa testo per un’altra che durerà una settimana e spiccioli. Come da tradizione, è notorio che chi scrive non ricorda il nome dell’atleta in questione. E qui ci si ferma sul discorso atlete, anche se ci sarebbero le forti straniere. Ma cosa vuoi parlarne se buona parte degli appassionati non conosce manco le ragazze nostre?
W LA RAI? – Eravamo partiti da Ferretti e la sua; “Un uomo solo al comando. La sua maglia è bianco-celeste, ….” ecc. ecc, per arrivare a; «L’alcool non è compatibile con la nostra telecronaca» Questa l’ormai leggendaria frase da cui ripartiamo, espressa dal telecronista Piergiorgio Severini nell’ultimo giorno di corsa l’anno passato, coadiuvato da Silvio “Assolutamente” Martinello. L’abilità soporifera di Severini al microfono è cosa nota. Facilmente saranno ancora loro i due compari telecronisti dell’evento. Più che Renato Zero da parafrasare, o l’anonima alcolisti da sollecitare, viene in mente l’idea dello scorso anno in cui si apriva una “finestra”, appena finita la tappa del Tour, per dire com’era finita la frazione del Giro femminile, e che sarebbe stata trasmessa di lì a un paio d’ore su RAI-Sport. Un’idiozia da medaglia d’oro, visto che già le ragazze le seguono in pochi, se poi mi racconti due ore prima della registrata com’è finita, andiamo tutti all’osteria e tanti saluti (che magari incrociamo pure Severini…). Quest’anno sarà la stessa menata? Sul fronte del pubblico partecipante, indimenticabili le immagini della cronometro di Roma – e parliamo di Roma non di Feltre, che magari ci farebbe anche bella figura – nell’ultima edizione. Strade deserte, con le atlete che per vedere 15 persone tutte insieme dovevano arrivare al traguardo. Il Giro-Donne riparte anche da qui, questione ormai nel DNA della corsa stessa.

lunedì 24 giugno 2013

Fiorisce la Dalia! (ma cade seriamente la Longo Borghini)

Le notizie agrodolci riguardano le nostre ragazze. Elisa Longo Borghini è rimasta vittima di una caduta molto brutta negli ultimi chilometri del Campionato Italiano. A causa del manto stradale bagnato dalla pioggia, la vincitrice della prova di Cittiglio è uscita di strada in discesa per una scivolata in curva, e si è schiantata contro il guardrail. La ciclista – volata oltre la protezione – ha riportato una frattura alla cresta iliaca ed ha riportato un lungo taglio all’addome. La stagione 2013 della ventunenne si chiude in questo modo. Fino al giorno precedente c’erano ancora dubbi se avrebbe corso la prova in linea. Elisa aveva vinto l’argento nella cronometro di venerdi.
La notizia buona è che la vincitrice del titolo Nazionale femminile elite, è la più giovane vincitrice della storia, ed è una vincitrice ha sorpresa. Dalia Muccioli, (20 anni, nella foto in alto), del GS Be Pink si è imposta davanti a Giorgia Bronzini – staccata di 16” – e Rossella Ratto. La Muccioli è compagna di squadra di Noemi Cantele, che ha poi rinunciato all’ultimo momento alla gara, con rammarico, visto che queste erano le ‘sue’ strade. Altra donna in evidenza, Eva Lechner che ha vinto l’argento agli Europei di Mountain Bike (Marco Aurelio Fontana 3°). Tra i maschietti si era scritto che la BMC poteva festeggiare un grande risultato complessino e così è stato. Marco Pinotti ha vinto un altro titolo a cronometro (il sesto), dopo la vittoria in linea di Santaromita il giorno precedente. Dopo la deludente prova in linea di sabato, ancora male Moser, nemmeno nei primi 10 classificati.

sabato 22 giugno 2013

Bel colpo Ivan!

SCACCO MATTO DI IVAN SANTAROMITA NEL MELINDA 2013, GARA CHE ASSEGNAVA IL TITOLO ITALIANO. BATTUTI NEL FINALE SCARPONI E REBELLIN. DELUDE MOSER, MOLTO ATTESO ALLA VIGILIA.
Il 22° Trofeo Melinda si chiude dopo 229 chilometri assolati e caldi (per soli 73 partenti), e con la vittoria di Ivan Santaromita del GS BMC, che nel finale di gara si dimostra più sveglio dei suoi compagni di fuga, con uno scatto secco che a meno di un chilometro dall’arrivo ha la meglio su un combattivo Michele Scarponi ed un tenace Davide Rebellin. “Da anni sogno questa maglia. – dirà il vincitore nel primo dopo-corsa – Sono sempre lì per giocarmela e oggi ho deciso di rischiare, provando da lontano. Sapevo che per me oggi sarebbe stato difficile arrivare in volata, Ho portato via un gruppetto con me, poi negli ultimi 500 metri ho fatto uno scatto dando tutto quel che potevo” Delusione per alcuni big in corsa, tra cui Moser, Cunego e Pellizotti, mai visti se non al foglio firma. Molta era l’attesa nei confronti del trentino della Cannondale, che nell’avvicinamento al finale di corsa ha perso l’occasione per
Insieme ai primi tre, Santaromita (BMC), Scarponi (Lampre) e Rebellin (CCC), si erano mossi anche un ‘gigantesco’ Stortoni (Lampre) e un volenteroso De Marchi (Cannondale). L’arrivo delle prime posizioni: Santaromita – Scarponi – Rebellin – De Marchi – Nocentini. Sul lavoro enorme di Stortoni, non risparmia lodi il suo capitano Michele Scarponi; “Oggi Simone Stortoni meritava la vittoria per il lavoro che ha fatto. Nel finale ero messo bene. Pensavo, credevo, speravo, che Rebellin chiudesse allo scatto di Santaromita, invece niente. A quel punto era tardi per raggiungerlo.” Domani la prova contro il tempo, potrebbe portare un’altro titolo alla BMC, visto che Marco Pinotti ha rinunciato a correre la prova in linea, per dare il meglio in quella contro il cronometro. Visto che parliamo di cronometro, ieri (venerdì) una impareggiabile ciclista italiana, di cui notoriamente dimentico il nome, ha vinto l’ennesimo titolo italiano contro il tempo. Ed un vecchio (vecchio?) forte ciclista tedesco a cronometro, Ian Ullrich, ha detto che si dopava quando correva, perché così poteva adeguarsi agli altri. Anche se a quanto sembra – almeno da come l’ha spiegata a modo suo – lui era meno falso perché usava solo trasfusioni. Meno male, poverino.

giovedì 20 giugno 2013

Qualcuno sapeva?

IL CASO LAMPRE VERSO IL BIVIO: DA UNA PARTE LA SPERANZA DEGLI AVVOCATI, DALL’ALTRA QUELLA DELLA PROCURA DI MANTOVA. SU SCHWAZER LA SITUAZIONE SI COMPLICA. IN PEGGIO. IL TAPPETO STA DIVENTANDO TROPPO PICCOLO?
La Gazzetta dello Sport spiega che a luglio verrà deciso se sul caso Lampre si finirà in tribunale, oppure se gli avvocati potranno coltivare la speranza che la trafila burocratica si possa dilungare a dismisura, per superare la soglia del Gennaio 2017 quando scatterebbe la famosa prescrizione, una delle prese per il sedere più note ai più. Nell’inchiesta avrà parte anche Alessandro Donati per una consulenza – un centinaio di pagine scritte – richiesta dal GUP, e quindi nubi grigie s’intravedono all’orizzonte per chi voleva fare il furbo. Parlando di furbi il caso di Alex Schwazer diventa più grosso. A quanto pare la favola del “Ho fatto tutto da solo” non ha convinto – non l’aveva fatto mai, fin dall’inizio – gli inquirenti. Si sospetta fortemente che alcuni, tra dirigenti medici e allenatori, sapessero. La Procura di Bolzano ha requisito documenti presso gli uffici del CONI e della Fidal (la Federazione di atletica) nei giorni scorsi. La cosa fa girare le scatole al CONI perché gli indagati sono si tutti della Fidal, ma l’immagine conta.
Franco Arturi nel numero odierno della ‘rosea’ (20 giugno, pagina 21), scrive con stupenda sintesi; “…Non ci fossero procuratori, giudici e Carabinieri, ben poco si saprebbe del doping nel nostro Paese”. Quando tempo addietro Ettore Torri sconvolse il ciclismo italiano, venendo attaccato da mezzo mondo sportivo/ciclistico nazionale, perché disse che i ciclisti indagati dissero davanti a lui che si dopavano perché altro non facevano che adeguarsi agli altri, venne quasi descritto come un vecchio rimbecillito che in preda allo sconforto si sfogò in quel modo. Che le sue frasi ‘ad altezza uomo’ dovevano essere più precise non c’è dubbio – non tutti i ciclisti imbrogliano – ma di certo chi s’inalberò per quelle dichiarazioni non fa parte del mondo che denuncia, se non nel ‘dopo’ di vicende ormai impossibili da nascondere. Il famoso tappeto sotto la quale la polvere è stata nascosta per anni, ormai mostra una gobba sospetta alzarsi dal pavimento. L’olezzo che ne esce non è certo di violette primaverili, ma piuttosto di una Nazione che dal punto di vista storico/sportivo per il doping è meglio stia zitta prima di guardare agli USA (Armstrong) o alla Spagna (Fuentes). Conconi non è un’americano, Ferrari non è uno spagnolo.

domenica 16 giugno 2013

Stars & Stripes al 'Trentino' 2013.

A due settimane dal Giro-Donne, l’antipasto del Giro del Trentino ha messo sul piatto la possibile candidatura della statunitense Evelyn Stevens come protagonista della corsa italiana. La trentenne ha vinto la corsa praticamente ieri (sabato 15) e l’ultima giornata (oggi, domenica 16) ha visto la vittoria della cangurina australiana Shara Gillow. Italia in evidenza con il (potenzialmente) nostro domani ciclistico in primo piano. Valentina Scandolara e Rossella Ratto hanno condiviso con la Gillow e la francese Ferrier-Bruneau la fuga odierna. Poi l’australiana è riuscita a scrollarsi di dosso le compagne di fuga per arrivare solitaria sotto lo striscione d’arrivo di Sarnonico.
Dietro la spuntava la svedese Emma Johansson che, rientrata sulle prime, batteva in volata Rossella Ratto (nell’immagine in maglia Nazionale: foto Facebook). Adesso l’attesa è per il Giro, con l’intermezzo del titolo tricolore. Evelyn Stevens ha chiuso l’ultimo Giro in 3^ posizione nella classifica generale, vincendo l’allora terza frazione da Vernio a Castiglione dei Pepoli. Tra le outsider merita, per ora, la pole position.

lunedì 10 giugno 2013

Giro-Donne 2013; manca poco. E intanto...

QUESTO FINE SETTIMANA LE BICI ROSA SI SCHIERANO AL VIA DEL ‘TRENTINO’ 2013. ZITTI E MOSCA, IL GIRO NON E’ LONTANO. INTANTO LE MIGLIORI STARANNO QUA. Per spaccare il capello in quattro la corsa che parte sabato da Revò (Trento) è Giro Ciclistico del Trentino Donne Elite – Memorial Audenzio Tiengo. Patrocinata dalla Federazione Ciclistica Italiana e dall’Unione Ciclistica Incomp…. Internazionale. È l’ultima occasione d’incontro ciclistico per le atlete che tra non molto incroceranno nuovamente le bici per sfidarsi a singolar tenzone per quello che sarà il Giro Donne 2013. Le frazioni che impegneranno le atlete saranno tre in due giorni. Sabato 15; Revò – Lauregno 11,5 km. (semitappa a cronometro) e nel pomeriggio a Termon come sede di partenza e arrivo dopo 89 km. Domenica 16; San Romedio – Sardonico 104 km. Nella foto la formazione 2013 della Michela Fanini. Società ciclistica iridata nel 2009, grazie ad una certa ciclista marosticense di cui come da tradizione non ricordo il nome.

mercoledì 5 giugno 2013

Che resta del Giro (doping a parte)?

RIGOBERTO URAN (URAN) doveva fare da pagetto a Bradley Wiggins, se non fosse che “Sir Wiggo” se n’è tornato oltremanica con la coda tra le gambe. Diventato capitano strada facendo, il colombiano ha fatto vedere che forse, se Dio vuole, la Colombia potrebbe aver trovato finalmente un ciclista che ha voglia di fare il ciclista. La maggior parte dei colombiani – notoriamente ciclisti spaccatutto in salita e spaventosi in discesa, ma non nel senso buono – avevano la caratteristica che quando assaporavano il successo da vicino, in meno di un’anno sparivano quasi di botto. Per poi riesumarsi ciclisticamente per un’ultima fiammata prima di sparire del tutto. Non vale Nibali, forse nemmeno Wiggins, figurarsi Contador, ma se alla Vuelta gli dessero una ‘sua’ squadra Sky? La curiosità è tanta per vedere cosa saprebbe combinare. CADEL EVANS si sta preparando al tramonto della carriera. Per essere considerato un gran ciclista ci ha messo 10 anni, forse perché non aveva effettivamente il talento degli altri con cui doveva giocarsi le gare, forse perché non aveva probabilmente nemmeno il loro livello d’ematocrito. Viene visto come diverso da molti perché sa e non ama fare la star, cosa che spesso viene vista come un difetto in un mondo dove i fighetti non mancano. Al Giro ha fatto il massimo, conquistando il suo miglior piazzamento italiano (3°) dopo il 5° del 2010. Meriterebbe di chiudere con un’altra vittoria importante (basta che non lo faccia davanti ad un italiano). MICHELE SCARPONI ha vinto un Giro, ma se glielo ricordate gli farete girare le balle non poco. Le stagioni migliori sembrano passate. Quando aveva le gambe per portarsi a casa il Giro, ha trovato davanti il miglior Contador di sempre. Un inizio stagione tribolato – i rapporti con la Lampre si erano raffreddati non poco –, non è da escludere che la prossima stagione sia pedalata con altri colori. Ma il treno rosa sembra ormai scappato del tutto. CARLOS BETANCUR è lui il nuovo che avanza su pei monti? Le caprette gli faranno “ciao”? Colombiano come Uran (Uran), i due hanno un tacito accordo (che vige tra colombiani); “Se io scatto, non mi vieni a prendere direttamente. Io farò lo stesso con te”. Voleva la maglia bianca del Giro, l’ha vinta dopo una sfida giocata sui secondi con Rafal Majka della Saxo. Non ha la squadra di Uran (Uran), e forse per questo sarà meglio che pensi se cambiar casacca, o dire ai suoi boss “Che facciamo? Mi guardo in giro?” RAYDER HESJEDAL pedalava, nella prima settimana, come uno che fisicamente era già nella terza. Dimagrito, anche troppo, aveva ben impressionato alla Liegi-Bastogne-Liegi. Dopo un ritiro al Tour 2012 per caduta, un’altro ritiro per pura inerzia ciclistica. Aveva nel Giro il programma principale, stavolta ha tutto il tempo per fare un Tour da protagonista. Sarà la gara francese ha dire quanto vale. Ancor più della vittoria italiana dell’anno passato. BRADLEY WIGGINS ha fatto una ben magra figura sulle nostre strade. Inquadrato più in discesa che in salita, ha fatto intravedere il vero Wiggo soltanto nel tratto di 10 chilometri pianeggianti della crono di Saltara, dove ha dato un minuto e rotti a Nibali. Anche a lui gli si contavano le costole già nella prima settimana. Con il freddo che c’è stato fino alla fine del Giro, facilmente l’avrebbe pagata cara se avesse continuato. Al Tour de France non ci sarà. Diciamolo piano facendo finta di niente: potrebbe ritrovarsi con Nibali alla Vuelta. IVAN BASSO non è giudicabile avendo dovuto rinunciare alla gara poco prima del via. A 36 anni si sta preparando anche lui agli ultimi colpi. Se avesse corso il Giro, l’arrivare nei primi cinque sarebbe stato già una mezza vittoria. La Cannondale che avrebbe dovuto accompagnarlo verso Brescia vale la metà di quella ch’era la squadra di un paio d’anni addietro. Per tutta la primavera aveva dato segnali da encefalogramma piatto. Forse non ha perso niente. però adesso ha tutto il tempo per i Giri di Svizzera e poi di Francia. Perché no?

martedì 4 giugno 2013

Ecco bravo, sventola pure. Già che ci sei, vai a cercarti un mestiere e restaci!

La notizia, nella sua essenzialità più semplice, racconta che: il ciclista italiano Mauro Santambrogio, 29 anni, rappresentante del Gruppo Sportivo Vini Fantini è stato licenziato, perché trovato positivo ad un controllo anti-doping effettuato il 4 maggio 2013, dopo la prima tappa della manifestazione sportiva denominata Giro Ciclistico d’Italia. La sostanza rilevata è l’EPO. Questa la cronaca. Ora continuiamo col dire che il ciclismo continua ad essere preso a calci nelle palle proprio dai suoi protagonisti, e che bisogna smetterla con la litania ormai insopportabile che i ciclisti sono l’ultima ruota del carro. La smetta Suor Alessandra (o Bicisport) con il suonare la campana dei ciclisti che devono svegliasi, quando sa bene che i ciclisti sono già ben svegli. Adesso la Vini Fantini rischia non poco. Due ciclisti falsi su nove partecipanti al Giro. Santambrogio era stato elogiato per tutto il Giro sulla sua primavera. Come lo fu Di Luca per il suo ritorno a livelli abbastanza alti fin dalle prime corse pre-Giro. Intanto la gente ha pieno diritto si essersi rotta i maroni, di preferire lo stare a casa invece che andare sul famoso Passo Tal dei Tali. Ora tanti (tra questi mi ci metto anch’io) a tirare fuori nuovamente l’ipotesi della radiazione. Se la Federazione lo facesse certamente ci sarebbero poi quelli che scriverebbero che radiare è troppo e che bisognerebbe radiare solo in casi gravi. Poi tornerebbero fuori alla carica nuovamente quelli per cui la seconda possibilità non deve esserci. Il doping è una scelta. Ho trovi chi un giorno te lo propone (o te lo impone) e tu comunque puoi scegliere la risposta, oppure sei tu a cercarlo. Non te lo trovi sotto l’albero di Natale e nella cassetta della posta. Tranne in quella dell’amico, a cui hai chiesto di aiutarti a fartelo spedire, perché tu sei uno sportivo professionista, mentre l’amico non lo conosce nessuno e quindi nessuno s’interesserebbe nel vedere un pacchetto con l’indirizzo per Mario e Maria presso la località Tal dei Tali, in Via Tizio, Caio e Sempronio al civico 0.

sabato 1 giugno 2013

Giugno; l'editoriale.

“Basta veramente una faccia buona come quella di Nibali per avere un rilancio del ciclismo italiano? Neanche un po’. Però dopo gli anni di Basso la stampa doveva trovare un viso, un nome-simbolo su cui appoggiarsi. Una situazione che non è da invidiare, e che bene non ha mai portato. Fu così negli anni 90’ per Pantani, nel decennio successivo per Basso, mentre a quanto sembra è stato deciso che questo decennio avrà in Vincenzo Nibali il nostro portabandiera. Certo non è facile per i vari leccap.... per i vari esperti microfonati – quelli che conoscono tutto dei ciclisti ma che non sapevano mai, pensa che sfiga! – dover ammettere a denti stretti che negli ultimi 15 anni gli appassionati sono stati presi per il sedere in maniera pesante, con stampa e tivù che a turno esaltavano senza respiro, con all’incirca le stesse parole di oggi per Nibali (buona fortuna Vincenzo!), i vari campioni che oggi tutti si accorgono arrivassero da un’EPOca particolare. La cosa bella è stato il vedere come il gruppo di oggi abbia mandato in malora Di Luca senza se e senza ma, cosa che la generazione ciclistica precedente non faceva, se non in casi conclamati e oltre la decenza, vedi Rumsas e Frigo, recidivi e con le rispettive mogli a fare da addette ai ‘trasporti speciali’, oppure Riccò che stava sulle scatole a tutti anche per la strafottenza dimostrata fin dall’inizio della sua carriera professionistica. Al Giro abbiamo visto un deludente Filippo Pozzato. Non ha praticamente mai messo il muso fuori dal gruppo. Pozzato cambia squadre e ogni primavera stecca in qualcosa. Per diverse volte ha girato e rigirato intorno alle vittorie importanti, e intanto arrivano ciclisti più giovani che lo sorpassano in termini di risultati e palmares. Lo capirono alla Katusha due anni fa (Tchmil è uno a cui non gliela racconti). È l’ultimo vincitore italiano della Sanremo (2006) ed è stato Campione d’Italia, ma si abbia il coraggio di scrivere che la sua carriera è molto deludente rispetto alle chiacchiere che lo circondavano in base al suo talento. Lasciò la squadra di Scinto dove vi era approdato per “ripartire”, con un contratto di una sola stagione (un caso?) per poi andarsene appena apparve la possibilità World Tour targata Lampre. I giornalisti usano la parola “riflessione” quando non hanno il coraggio di criticare apertamente qualcuno, ma Pozzato rischia veramente di far passare un’altro anno in cerca della gloria. Lui che da ormai 6 o 7 anni è il talento che prima o poi……e al cui confronto le stasi di risultati di Cunego oppure Basso sembrano un mirabolante ciclo vincente. A proposito di stasi, che Italia sarà quella che, nei rispettivi colori ciclistici, correrà il Giro-Donne? Infatti con la fine di questo mese partirà il Giro femminile. Sulla corsa rosa si scriverà un po’ più nel dettaglio tra qualche settimana, ma le prospettive non sono diverse dal solito. Certo c’è il nome nuovo della Longo Borghini, ma è incredibile di come un ciclo di atlete che in Nazionale spacca il mondo da anni, al Giro non riesca a vincere almeno una tappa da diverse edizioni. Comunque delle nostre ragazze si scriverà più avanti. Intanto ricordiamoci che la fatica è unisex, con la speranza che la RAI non abbia la pensata di dire l’esito – come l’anno scorso – della tappa di giornata che faranno vedere di lì a due ore. Poi lamentati che nessuno ti guarda! Anche se in quel caso c’era la ‘finestra’ all’interno della tappa del Tour de France.”