«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

venerdì 18 febbraio 2011

E adesso vedremo...



Non sono caramelle ma lo sembrano; ecco il nostro sangue!

DOPO LO SPAVENTO INIZIALE, RICCARDO RICCO’ VA PIAN PIANO VERSO UN SUO RISTABILIRSI. ADESSO LA PALLA PASSA IN MANO ALLA PROCURA ANTI-DOPING PER GLI ACCERTAMENTI DEL CASO.
LO SPETTRO DELL’OMERTA’ CI BATTERA’ ANCORA?

Adesso sarà decisamente interessante sapere cosa dirà Riccò alla procura anti-doping, dopo essere arrivato alle soglie del giardino del Padreterno poco tempo fa. Se gli è rimasto in zucca un minimo di gratitudine verso il cielo, l’ex professionista non potrà inventarsi di avere preparato tutto per conto proprio. Questa volta dovranno uscire nomi e cognomi senza tentennamento alcuno.
L’auto-emo-trasfusione arrivò negli anni ’70, per poi sbarcare anche in Italia negli ’80. Fu un metodo permesso e per questo usato fino a metà di quel decennio, poi se ne andò in pensione quando nello sport arrivò l’EPO. Il sangue, estratto in un momento in cui l’atleta non gareggia, viene reiniettato in prossimità della competizione, al fine di aumentare il numero di globuli rossi.
Come quando cambiate l’olio alla macchina. Togliete l’olio che ha perso le sue proprietà migliori, e ne mettete di altro più “fresco”, facendo la felicità del motore della vostra automobile.
I globuli rossi danno il colore caratteristico e portano ossigeno alle cellule, asportandone i prodotti di rifiuto. Il volume di ossigeno che il sangue può trasportare in una volta è di circa 1.200 cm3. I globuli rossi espellono l’anidride carbonica ed emettono ossigeno puro, passando attraverso i capillari dei polmoni, di norma da 3 a 5 volte al minuto.
Prepariamoci a leggere o a sentire cosa uscirà dalla bocca dell’ex scalatore della Vacansoleil, sperando che anche stavolta l’omertà non ci rida in faccia sbellicandosi dalle risate.

mercoledì 16 febbraio 2011

In.....giustizia è fatta?



COME ERA POSSIBILE E PROBABILE CAPITASSE (VEDI EDITORIALE OTTOBRE SCORSO), MATADOR PER ORA RIESCE A CAVARSELA.
DI CERTO, ALLA FEDERCICLO SPAGNOLA WALT DISNEY FA UN BAFFO.

Editoriale ottobre 2010; “…vediamo di stabilire cosa è capitato, e soprattutto di capire perché “Matador” potrebbe pure cavarsela per il buco della serratura” (…)

“Non è stata l’UCI o la WADA ad avvisare l’Astana, ma il contrario. Questo è un fatto mai visto ad alto livello, e l’UCI non potrà non tenerne conto. Poi la quantità della sostanza trovata, paragonabile all’energia che ci vuole per fare uno starnuto.”


Il primo tempo del caso che coinvolge Matador si chiude con un punto a favore del campione iberico. Per la Federciclo di Spagna lo scalatore della Saxo può tornare subito a correre, e proprio Alberto salirà in sella per correre la Volta Algarve in Portogallo.
Il ciclista per il momento è stato assolto, perché la quantità di Clenbutenolo era talmente bassa da non dare reali vantaggi. Ora vedremo se l’UCI e la WADA accetteranno la decisione, o si metteranno in mezzo come in altre situazioni. Ad Alejandro Valverde andò male, anche se intanto poté correre quasi due anni. In quell’occasione furono l’Unione Ciclistica Internazionale e il CONI a battere i pugni sul tavolo. Fosse stato per il Ministero dello sport di Spagna Valverde non sarebbe mai uscito dal gruppo.
Contador probabilmente pagherà questa decisione dal punto di vista dell’immagine. Per il momento è riuscito a scansarla dal buco della serratura, e adesso dovremo aspettare un mese (ma forse anche due!), per vedere come finirà veramente questa vicenda politico-sportiva. C’è il rischio che il capitano della Saxo si iscriva al Giro, e magari non possa correrlo pochi giorni prima.
Dal punto di vista ciclistico emerge un’altra considerazione. Se avete intenzione di intraprendere la carriera ciclistica, tesseratevi serenamente con la federazione spagnola. In caso di rogne con il doping, avete ottime possibilità di non avere squalifiche (ma niente bistecca, mi raccomando).

mercoledì 9 febbraio 2011

Non nei modi, ma nella sostanza è meglio così.



DA COSA TI FAI ISPIRARE QUANDO TORNANO SITUAZIONI COSI’ AMARE? RABBIA, PER L’ENNESIMA AUTO-PALATA DI M***A SUL CICLISMO? O TRISTEZZA, PER QUELLO CHE RIGUARDA LA PERSONA?

Cosa spinge un padre di famiglia a spingere il proprio fisico ai limiti della salute, per una disciplina sportiva? Cosa spinge un grande talento sportivo a mandare in vacca una carriera che poteva essere di grande livello, e giocarsela due volte rischiando la pelle nella seconda chance? È questo lo sport più bello del mondo? (frase che non ho mai sopportato, ma perchè ho una mia idea sul concetto sport e amore per esso). È passato un’anno dalla morte di Franco Ballerini e c’è mancato un pelo che febbraio mettesse sul suo taccuino funebre un’altra ricorrenza. Ballerini, Pantani,… Riccardo Riccò ha rischiato di allungare questa lista.
Auto-emo-trasfusione; definizione composta da tre altre parole. Una storia vecchia come il doping, ed un’altra palata di merda sul ciclismo. Si, perché qui le questioni sono due. La prima è quella che riguarda l’uomo, la persona, il padre di famiglia. Che non ha avuto insegnamento sufficiente da due anni di squalifica. Poi arriva lo sportivo, il talento, per molti un’idolo ritrovato.
Sia benedetta la frase di Pier Bergonzi, che nel suo articolo odierno sulla Gazzetta definisce “un cialtrone” Riccardo Riccò. Parola tristemente giusta (che certamente Suor Alessandra non avrebbe il coraggio di scrivere manco sotto tortura)
Il ciclismo non ha bisogno di Ettore Torri per trovarsi nelle peste. Continuino così proprio loro, i protagonisti principali, i campioni. Lorenzo Bernucci e la sua famiglia hanno preso 20 anni si squalifica “globale” per detenzione di sostanze dopanti. Bernucci sparisca e resti al suo bar. Si dice che Riccò rischi la radiazione. In casi così pesanti e gravi perché reiterati, la radiazione non deve nemmeno essere un punto di domanda.
Via, basta! Smettiamo di trattare i ciclisti come dei ragazzi che subiscono e basta (vedi “Suor Alessandra”, che non ha mai il coraggio di usare parole decise, e allora quando non può più girarci intorno si appoggia sempre al lato umano). Riccardo Ricco è stato un ciclista che ha fatto dell’ingordigia la sua forza, dell’imbroglio l’arma per vincere nella sua disciplina sportiva. Oggi Riccò è un padre di famiglia che si è salvato per un pelo, che convive con persone intorno che hanno conosciuto sospetti, accuse, ed anche le galera per questioni di doping. Se penso alle qualità di Riccò e vedo come ha vissuto da sportivo – ed in questo caso il ciclismo – lo sport per primo ne guadagnerà soltanto dal suo ritiro definitivo.

sabato 5 febbraio 2011

Che stagione avremo dal dinos(Auro) RAI?



FEBBRAIO PORTA I CAMPIONI VERSO LE CORSE DI RIFINITURA, IN VISTA DELLE PRIME GARE IMPORTANTI DEL CALENDARIO. ANCHE IN ITALIA SI E’ APERTO IL TACCUINO DEGLI APPUNTAMENTI.
CHE STAGIONE SARA’ DAL PUNTO DI VISTA TELEISIVO? DA QUESTO LATO, SPERANZE E PROPOSTE.

La fine di gennaio ha aperto il calendario nazionale con il Giro della Provincia di Reggio Calabria. I primi appuntamenti importanti saranno tra un mese con il “trittico” di marzo (per l’Italia); Eroica, Tirreno e Sanremo.
Questo mese arrivano il GP Costa degli Etruschi in questo primo fine settimana di febbraio, che sarà seguito il 19 con il Trofeo Laigueglia, e l’ultima settimana del mese arriverà il Giro di Sardegna (22 – 26). Corse di secondo piano per i campioni, corse importanti per i neo-professionisti e per le squadre di seconda fascia (le cosiddette “continental”).
Dopo le promesse del 2010, RaiSport 2 dovrebbe diventare la casa televisiva del ciclismo. Non sembrano arrivare buone notizie (curiosando su BS di febbraio con un’intervista a Bulbarelli) sul fronte Vuelta di Spagna, visto che gli spagnoli prima, ed Eurosport dopo, giocano al rialzo del prezzo ogni volta.
Probabilmente la RAI spenderà questi soldi per acquistare i diritti di messa in onda, in diretta, di alcune classiche poco conosciute da noi; La Panne, Het Volk, Kuurne, Harelbeke com’anche invece la già più nota – e un po’ più storica – Giro dei Paesi Baschi. Per le altre “solite” corse non dovrebbero esserci problemi.
La speranza è che al più presto la RAI dia a RaiSport 2 una propria pagina TeleVideo con la programmazione prevista. Se questa rete dovrà diventare un canale “ad alto contenuto ciclistico” (Alessandra De Stefano nei giorni del Giro 2010), vorremmo poter sapere giorni ed orari di messa in onda, visto che ad un certo punto RaiSport 1 e RaiSport 2 dovranno dividersi tutte le messe in onda dei vari sport trasmessi.
Speranza mia è che alcuni appuntamenti femminili guadagnino qualcosa. Il Giro-Donne non dovrebbe avere problemi, e penso nemmeno Cittiglio con il “Binda”. Prendessero in considerazione il Toscana femminile – si corre a settembre. Se non hai la Vuelta da mostrare, perché no? – sarebbe un’ideuzza almeno da provare.
Ultima domanda (non siamo mai contenti qua!) Possibile che una disciplina sportiva molto amata e molto praticata come il ciclismo, non possa avere una sua trasmissione settimanale nel periodo marzo – ottobre? Se il tennis ha il suo canale tematico, se i cavalli hanno il loro canale tematico, SE IL POKER!! ha il proprio canale tematico...

martedì 1 febbraio 2011

Febbraio; l'editoriale.



Prima di sentenziare su ciclismo e dintorni, come faccio ogni inizio di mese, vado (con forte ritardo) a ricordare la persona della giovane 23enne ciclista Carla Swart (GC HTC Columbia High Road). Carla ha perso la vita una decina di giorni addietro, a causa di uno scontro con un camion mentre si allenava sulle strade del Sud Africa. Sul sito Womens Cycling For All altre notizie.

UNA CONFERENZA IN DIRETTA TV PER PROCLAMARSI INNOCENTE SENZA REMORE. UNA LINEA DIFENSIVA DA “O TUTTO, O NIENTE.”
MA LA VERA CERTEZZA CHE SIA INIZATO IL CARNEVALE, ARRIVA DALLA SEMPREVERDE IRONIA DELLA FEDERCICLISMO SPAGNOLA CHE “PROPONE” ALL’ATLETA 1 ANNO DI STOP.

Una proposta di un’anno di squalifica, come una specie di forfait; “Guarda moro… tu prenditi questa, e tutti son più contenti:” Questa proposta “leggera”, fa capire che Contador sia stato trovato certamente positivo, ma non così bombardato da averne un vantaggio. Una specie di via di mezzo. Un colpo al cerchio e una alla botte. Contador non vuole saperne, rilanciando davanti a decine di microfoni e telecamere la sua pulizia ciclistica.
Se lo spagnolo avesse collaborato, se non fosse cioè andato davanti alle telecamere per ripetere nella sostanza le cose dette in autunno, e si fosse invece presentato di fronte al mondo dicendo che accettava – pur con tutto il malincuore esistente al mondo – la squalifica, avrebbe un Tour in meno, ma poteva forse essere al via della stagione. Invece s’impunta, parlando di controlli obsoleti e di false positività. Canzoni già sentite. Che si vuole? Annullare tutte le positività degli ultimi due, anzi facciamo tre, o magari quattro anni?
Dal lato istituzionale invece, irrompe la sempre in forma Federciclismo iberica, che porta al campione spagnolo (che è un fuoriclasse senza dubbio, e per questo le scatole girano ancor di più) la proposta di un’anno di stop. Cosa vogliono? Chiedere a un’atleta se gli va bene la squalifica? Ci manca solo che suonino la trombetta in stile “Buon compleanno!!” e ci siamo. Una squalifica non deve essere proposta. Una squalifica deve essere imposta. Se questo è il modo di lavorare, non stupiamoci del teatrino di Valverde.
Arriva in soccorso Bijarne Riis. Mister belli capelli mette sul tavolo degli argomenti un “piano B” da esporre in caso di ultima carta da giocare. Nessuno sa di cosa si tratti, ma da mister 60% (vecchio soprannome nato dai sospetti su certi “valori” del 1996), possiamo attenderci un guizzo di fantasia di primo piano.
La faccenda è che ancora una volta gli appassionati si dividono. Personalmente sono propenso ad una positività del ciclista spagnolo (posso sbagliare e non mi dispiacerebbe), ma il clenbuterolo è l’ennesima sostanza antiasmatica. E nel ciclismo è mostruosa la percentuale di ciclisti o cicliste che negli ultimi 8 o 10 anni hanno iniziato ad avere l’asma. A qualunque livello, Dai big mondiali, ai meno big della domenica. Qui non è discorso di dare condanna senza processo, ma se continuiamo a mettere in discussione il lavoro dei laboratori anti-doping chiudiamoli tutti e iniziamo a pregare veramente.
Ci sono stati dei controlli, questi controlli vedono l’uso delle strumentazioni tra le migliori esistenti. Solitamente, dopo i prelievi, alle provette vengono applicate delle etichette adesive riportante un numero, che è il medesimo presente sul modulo che viene tenuto dall’ufficiale medico, e si fa vedere all’interessato la corrispondenza del numero riportato sulla provetta con quello riportato sul modello. Nel laboratorio si esaminano le provette in maniera casuale, che hanno un numero ma non un nome per salvaguardare la persona da eventuali episodi di preconcetto. Quando i medici trovano delle provette “positive” lo comunicano all’ufficiale medico che ha la lista con i numeri ma anche i nomi scritti a fianco. Dal laboratorio, insomma, esce un numero e basta. Cosa vogliamo ancora?
Contador accetti l’eventuale squalifica, senza tirare in ballo l’onore – per quanto importante come sportivo, siamo davanti a una persona che corre in bicicletta – e collabori al massimo dei massimi con l’UCI. Niente “piani B”, niente ricorsi ad oltranza, e lasci perdere la cronaca degli oltre 500 controlli già superati. Se ritiene di essere vittima illustre di un qualche affare sporco, indaghi e porti in tribunale chi pensa sia colpevole di questo. Riuscirebbe a riguadagnare dagli appassionati un’applauso veramente convinto lungo la strada. Un Valverde-bis o un Di Luca-bis sarebbero indigeribili, almeno per chi scrive.