«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

domenica 29 dicembre 2013

O adesso o mai più?

SOTTO L’ALBERO DELLA FEDERCICLISMO TROVIAMO LE DIMISSIONI DI PAOLO BETTINI. LA COSA CHE PIU’ TRASPARE? POCHE LACRIME DA ENTRAMBE LE PARTI.
Una storiella ciclistica che in estate aveva assunto i connotati di una telenovela sudamericana di secondo piano, si chiude senza troppi fazzoletti da stendere ad asciugare. La prossima avventura di Paolo Bettini vedrà riflessi giallo-rossi, ma non parliamo certo di pallone capitolino. Bettini lascia l’ammiraglia azzurra dopo stagioni precarie sul versante fiducia e mediocri nel bilancio complessivo dei risultati. Ripartirà dal progetto che vede il pilota Ferrari Fernando Alonso come artefice di primo piano, in un programma ciclistico che dovrebbe perdurare un lustro. Al posto del bi-Campione del Mondo toscano, Sciandri viene riportato in pole position, e per la milionesima volta viene rimesso in lista pretendenti Davide Cassani. Quest’ultimo rinuncerà al microfono RAI per guadagnare meno e venir criticato di più? Non è detto sia così. A parte Rasmussen, Cassani si è fatto molti amici nell’ambiente. Molto competente dal punto di vista ciclistico, il suo mai criticare – e quando lo ha fatto mai pesantemente – lo metterebbe in condizione di essere un CT paciere molto buono per i rapporti tra FCI e stampa. Amico di 1000 giornalisti, ha trovato un posto fisso nella tivù di Stato un quarto d’ora dopo essere uscito dalla Mercatone Uno di Gimondi e Pezzi verso la fine degli anni ‘90. Se quelli dell’FCI andassero a chiedere un parere a Martini – cosa fatta in maniera silenziosamente ‘ufficiosa’ per Ballerini prima e Bettini poi – avrebbe già in mano le chiavi della Skoda color argento. Insomma, basta che dica “Ok!” e la Nazionale è sua.

venerdì 27 dicembre 2013

Ma dove vai bellezza in bicicletta?

ANCHE LE BICICLETTE ROSA HANNO RIEMPITO LE BORRACCE E GONFIATO LE RUOTE. IN GENERALE QUALCHE BUONA NOTIZIA SI FA VEDERE, MA SENZA ENTUSIASMI.
In attesa di vedere il calendario FCI per la nuova stagione – non dovrebbe mancar poi tanto all’apparizione sul sito dell’Ente – ci sono notizie positive riguardanti alcune corse. Il Giro del Trentino tornerà ad avere una terza giornata di gara e pare che il Giro potrebbe ritrovare le dieci giornate di corsa. Speriamo invece che ci siano i soldi per farlo prima di annunciare aspettative così rosee. Comunque già una gara di otto tappe, vedi l’ultima edizione – con una cronometro magari allungata di altri 4 o 5 chilometri (16 l’ultima), e mettendo una decina di chilometri in più ad ogni frazione – non sarebbe poi male. In compenso abbiamo un’altra cancellazione della Classica meno Classica di tutte le Classiche: Camin. Gara che – essendo appunto una Classica – negli ultimi anni si corre ad annate alterne. Un po’ come la partita a scacchi di Marostica, forse la considerano già un’appuntamento storico e allora di qui la scelta. L’organizzazione ne ha dato notizia rimarcando subito che stanno lavorando all’edizione 2015 con un possibile cambiamento del percorso. Che il ponte poco prima dell’arrivo – con pendenze che sfiorano l’1e mezzo % – sia stato ritenuto troppo arduo come gara d’inizio stagione? O forse hanno ritenuto che una corsa classificata come ‘internazionale’ potrebbe avere un’arrivo in un posto meno di periferia? Intanto però ecco un’altra gara saltata. In teoria dovrebbe saltare anche il Giro di Toscana, visto che Fanini si è sentito tradito dalle cicliste ‘scioperanti’ quest’anno per via delle strade poco sicure, dichiarando la fine della classica settembrina. Ma in molti ritengono che sia tutto un teatrino tipo Paperone quando perde mezzo dollaro; “Oh, povero me, me derelitto, sono rovinato” e cose di questo tipo.
Pedalando si ripartirà con l’olandese Vos in cima ai pronostici. Speranza delle atlete che hanno a che fare con lei, che sia talmente ‘gonfia’ di vittorie per cui una stagione la viva in maniera meno cattiva e affamata. L’Italia dovrebbe appoggiarsi a Longo Borghini, Ratto e Scandolara come forze fresche, con le ‘vecchie’ Bronzini, Guderzo e non si sa bene se Cantele o meno, visto che la capitana della BePink si è ritirata per poi tirar fuori un; “Forse, magari, vediamo,…” e cose così. Non è da escludere che questo desiderio di ritirarsi senza farlo veramente, sia dipeso dal fatto che all’ultimo Giro d’Italia ha dovuto in extremis rinunciare al parteciparvi. Dovrebbe tornare in gruppo Monia Baccaille, che al momento dell’uscita dal plotone era la seconda velocista italiana dopo la Bronzini, e dopo una stagione di stop causa pappe, pannolini e biberon. A livello estero, oltre alla Vos, ritroveremo in gruppo la britannica Pooley – una stagione di secondo livello ciclistico pare causa studi – e sino a fine novembre si vociferava sulla Brandly, per lei tre Giri d’Italia vinti, in procinto di tornare. Altri motivi d’interesse possono essere: 1) Mara Abbott centrerà il tris al Giro? 2) Claudia Hausler si sta riprendendo dopo due stagioni zoppicanti e grigie? 3) Evelyn Stevens riuscirà a fare il salto in alto? 4) Una ciclista italiana riuscirà a vincere una tappa del Giro, senza che lo faccia perché la Vos piglia un tombino balordo a poche decine di metri dal traguardo rischiando l’osso del collo? 5) La visibilità del movimento d’informazione, l’ACCPI e le questioni assicurative di cui non si sa un’accidenti di niente, la sicurezza dei percorsi nelle gare rosa, queste cosucce avranno avuto giovamento? Intanto vediamo se per quanto concerne le corse ci sarà carne al fuoco, attendendo notizie FCI, perché puoi menarla fin che ti pare con la voglia di fare bello questo e quest’altro, ma se le gare non ci sono meglio tirar fuori le carte che ci facciamo una briscola e chi perde paga un bicchiere!

martedì 24 dicembre 2013

La stoffa ce l'hanno, ma come sarti quanto valgono?

DOPO LE ‘PROVE GENERALI’ DELLE ULTIME STAGIONI, ECCO PER ULISSI E MOSER L’ANNATA IN CUI CERCARE IL COLPO IMPORTANTE PER SALIRE DI UNO SCALINO.
Di ciclisti italiani dal talento vero ne abbiamo pochini. Di ciclisti italiani dal talento vero in squadre importanti ancora meno. Tra questi ‘meno’ Diego Ulissi e Moreno Moser sembrano pronti a correre prendendo la mira con più garanzie, che non le ultime stagioni. Il portacolori della Lampre ha fatto vedere un finale di stagione di alto livello, facendo capire che le fiammate delle tre stagioni precedenti forse sono arrivate a quel dunque ciclistico chiamato continuità. Il trentino della Cannondale è invece ‘scoppiato’ proprio nel finale di stagione, a dimostrazione che la forza dei nervi non può sostituire una maturità fisica che deve ancora temprarsi in maniera completa. Il Tour non perdona, l’Alpe d’Huez ancora meno specie se negli ultimi giorni di gara. A Diego (foto; http://it.wikipedia.org/wiki/Diego_Ulissi) non mancherà la concorrenza, anche dentro la sua stessa squadra. Andato via Michele Scarponi, i vari Pozzato, Rui Costa e Cunego reclameranno le loro occasioni. Il primo lo farà tra marzo e aprile, anche se tradizionalmente delude spesso, il secondo sarà capitano ma probabile che il suo obiettivo principale sia il Tour, il terzo facilmente reclamerà i gradi alle Ardenne ed al Giro, ma sappiamo che quando si parla di Damiano e tutto un aspetta e spera. Ulissi si trova nel mezzo, anzi nella mischia. L’anno scorso aveva esternato qualche mugugno sul fatto che altri ciclisti sono più seguiti di lui (Moser?), dal punto di vista della considerazione tra gli addetti ai lavori, giornalisti compresi. In una Lampre che un leader vero, carismatico, di riferimento, non sembra per ora averlo – Rui Costa lo sarà certamente come immagine grazie all’iride, ma vedremo adesso come correrà con gli ‘obblighi’ legati al titolo – Ulissi potrebbe trovare la via di fuga per uscire dal gruppo delle talentuose promesse. Un po’ perché ne ha le possibilità, un po’ per il vecchio e sempre chiaro; “Sarebbe anche ora!”.
Moser (foto; http://www.datasport.it/ciclismo/2013/ciclismo-gp-francoforte-spilak-beffa-moreno-moser-greipel.htm) ha esordito nei pro’ l’anno scorso con il botto (Trofeo Laigueglia, GP Francoforte, Giro di Polonia, convocazione a Valkenburg). Subito preso sotto l’ala semi-divinatrice di alcuni giornalisti perché “nipote di….” ha iniziato bene l’ultima stagione vincendo la Strade Bianche, cercando e mancando malamente l’appuntamento ‘casalingo’ tricolore al Melinda per poi, arrivata la piena estate, andare a farsi le ossa in Francia. Quest’anno pare dovrebbe svuotar borracce al Giro. Con Viviani e Sagan porta avanti la linea dei talenti che in casa Cannondale – già dal periodo Liquigas – è sempre stata fioriera di forti pedalatori, soprattutto fatti crescere senza troppa fretta. Ciclista che sembra godere di un fisico abbastanza lesto nel trovare la forma, ha nella Sanremo e nella Liegi le sue preferenze ciclistiche primaverili. La Cannondale ‘gira’ su 4 nomi in particolare: Viviani e Sagan per le volate, con il secondo sempre diretto al Nord, Basso (per quanto possa averne ancora) nei grandi giri. E Moser che vuol fare da grande? Se correrà, come parrebbe, il Giro, già da marzo dovrebbe mettere fuori il naso. Le due stagioni di apprendistato se l’è fatte. Adesso arriva il momento in cui aggiustare la mira.

sabato 21 dicembre 2013

Basso: le speranze (quante?), i punti interrogativi (tanti).

DOPO UNA STAGIONE DELUDENTE, MINATA DA MAGAGNE FISICHE INASPETTATE, IVAN BASSO CERCA NEL PROSSIMO GIRO D’ITALIA L’OBIETTIVO DI RIVALSA SPORTIVA. PUO’ FARCELA?
La foto mostra un volto che, accompagnato da un sorriso decisamente ottimista, sembra uscire dall’ombra come a sgusciar fuori da un’annata nera, certamente zoppicante, ben al di sotto delle aspettative. Cannondale riparte con due obiettivi che per il momento godono dei favori di scelta all’interno dello staff ormai americano; le classiche del Nord che avranno Sagan (correrà anche la Roubaix) come punto di riferimento, e l’impegno del Giro il quale verrà affrontato con una formazione imperniata sul varesino Basso. Se il discorso riguardante Sagan era prevedibile, al Giro italiano la Cannondale punterà sul trentaseienne varesino come uomo da classifica. Ma che classifica? Basso a cosa può puntare? Al momento attuale proprio il Giro dovrebbe essere la corsa con il palmares più magro tra i 3 principali, guardando ai nomi importanti che hanno in testa di partecipare alla corsa di maggio. Al di là delle frasi di circostanza, che spesso vengono pompate ad arte dai quotidiani che appartengono ad una o l’altra Nazione – se non organizzatori veri e propri (vedi ‘rosea’) – Contador, Froome e Nibali hanno già prenotato il biglietto per il rispettivo posto sul TGV, Rodriguez e Wiggins non hanno ancora garantito niente di certo, dovrebbe farsi vedere Nairo Quintana, grande talento Movistar, che al Giro potrebbe costruire la sua conferma e passare da talentuosa speranza a ciclistica certezza. Ma la sua squadra è disposta a rinunciare a lui in Francia? Evans sembra ormai fuori da un’elite ciclistica di cui faceva giustamente parte fino a due stagioni addietro, Andy Schleck ha fatto del Tour la sua corsa principale e pare che del Giro non sappia cosa farsene, dimenticando in maniera ingiusta che fu proprio la nostra corsa (2° nel 2007) a lanciarlo ai vertici. Con chi dovrebbe vedersela Basso? E per cosa? Per il podio? Per il colpo grosso?
Dopo aver rinunciato forzatamente al Giro a pochi giorni dal via, dopo essersi ritirato alla Vuelta per un colpo di freddo devastante che lo ha costretto al ritiro, la stagione di Basso si è chiusa con il segno meno scritto in rosso riguardo al 2013. Adesso il Giro diventa obiettivo principe, forse rinvigorito dalla vittoria del 42enne Horner al Giro spagnolo – a cui credono in pochi sul discorso onestà – con la speranza di centrare un successo che sarebbe anche questo da ricordare negli annali. I suoi avversari rischiano di essere i ‘soliti’ Rodriguez, Hesjedal, Scarponi, De Gendt che non sono il massimo dell’appeal per lanciare al pubblico un’evento come il Giro. Fosse questa la rosa dei pretendenti – toh, mettiamoci un Pozzovivo giusto per amor patrio – Basso potrebbe anche spuntarla. Il percorso è abbastanza duro ma non tremendo. I giorni di riposo aumentati da due a tre – causa trasvolata Irlanda-Italia – possono rivelarsi amici di un over 35, così come le molte tappe per velocisti che diventano (se ben giocate) giorno di mezzo riposo. La cronometro di Barolo è perfetta per gli specialisti e per gli uomini di classifica che se la cavano (Basso appunto o anche un Evans) la crono-scalata del Grappa potrebbe rivelarsi alleata del varesino, così come lo Zoncolan che gli diede il Giro del 2010. Sul discorso squadra sarà da vedere. La Cannondale non dà le garanzie che esternava fino ad un paio di anni addietro, anche se Moser potrebbe/dovrebbe essere della partita. Tra i possibili avversari Michele Scarponi sarà facilmente capitano per il Giro. Quindi dovrebbe avere dall’Astana ottimo appoggio. Ma in seno alla banda Martinelli (e più ancora i loro capi), tra il Giro con Scarponi ed il Tour con Nibali, cosa preferirebbero? E Scarponi è stato preso per vincere il Giro, o invece per aiutare Nibali in Francia? Non è difficile trarne risposta. La Lampre? Riproverà con Cunego leader? Ma che garanzie dà un ciclista che nelle ultime due stagioni era parente lontano di se stesso? Basso quindi ha reali speranze di poter tornare ai vertici, se non giocarselo fino in fondo, ed approfittare di un Giro che, al momento, non ha un vero favorito?

mercoledì 18 dicembre 2013

"Oh bello,....Vecchio a chi!?"

SE AVETE 38/40 ANNI E STATE PENSANDO CHE SIETE NELL’ETA’ GIUSTA PER INIZIARE A CORRERE NELLE GRANFONDO, ASPETTATE ANCORA UN MOMENTO. NON SI SA MAI.
La stagione appena morta – e intanto quella nuova è già nata – ci ha dato un ciclista di 42 anni come vincitore di un Grande Giro. Se lo statunitense Horner pensava di passare alla storia come vincitore più stagionato è meglio che stia bene attento, perché da alcuni anni a questa parte i ‘vecchietti’ del gruppo si sono moltiplicati decisamente. È notizia fresca che il ciclista 39enne Matteo Mauro Tosatto (foto: http://www.iamspecialized.com/members/matteotosatto/) continuerà la sua opera d’italico gregariato a favore di Alberto Contador per altre due stagioni. Ricordiamo l’anno, era l’autunno del 2008, in cui la notizia di Lance Armstrong (allora 37enne) che voleva tornare a correre suscitò enorme scalpore. Poi arrivò Rebellin, che a 38 compiuti anni tornò comunque in sella dopo la squalifica, Jens Voigt che (classe 1971) fino all’estate scorsa andava a cercare fughe impossibili al Tour. Se atleti come Cadel Evans, Ivan Basso, Alessandro Petacchi, avessero corso 15 anni addietro sarebbero già in pantofole. Nella storia ciclistica ci sono stati ‘vecchi’ ciclisti e anche ‘vecchi’ vincitori. Nel ciclismo delle strade bianche non mancavano atleti che, più che ciclisti, si potevano quasi definire degli avventurieri della bicicletta. Ormai l’età media riguardante il ciclismo si sta alzando anche al più alto livello. Il periodo considerato migliore dal punto di vista fisico per un ciclista era quello che si faceva vivo dai 26 ai 31 anni. Nel frattempo sono talvolta arrivati nel gruppo dei talenti precoci che già vincevano molto giovani (Coppi, Merckx, Saronni, Armstrong, Cunego, Sagan), ma hanno rappresentato e rappresentano pochi casi. Ora invece c’è un allungamento dell’età ‘utile alla causa’ che non è più una sorpresa. Stefano Garzelli ha salutato il Giro d’Italia a 40 anni, Luca Paolini (classe ’77) nelle ultime due stagioni era tra i migliori degli italiani sulle sempre vigliacche strade delle Classiche del Nord. Non male per uno sport considerato tra i più usuranti.

domenica 15 dicembre 2013

Super muscolati e canoisti al top dell'imbroglio, ma fate largo alla Pallamano!

COME TRADIZIONE DEL PERIODO ARRIVANO I DATI DEL MINISTERO DELLA SALUTE (PRIMO SEMESTRE 2013), SUL DISCORSO SPORT E DOPING IN ITALIA. I CICLISTI I PIU’ CONTROLLATI, DA BRIVIDI IPER-PALESTRATI E CANOISTI.
Nel sito del nostro Ministero della Salute i dati sono disponibili per tutti, riguardo ai controlli fatti dalla Commissione per la Vigilanza ed il controllo sul Doping (CVD). Il ciclismo sta (lentamente) migliorando a livello professionistico, mentre a livello di ciclisti e cicliste della domenica il marciume è ancora ben diffuso. Il ciclismo è la disciplina sportiva più controllata (un controllo su 4), ma a livello di percentuale ‘positiva’ le discipline sportive con più ladri e imbecilli sono il Body Bulding (16,7%), al secondo posto il trittico Rugby/Canottaggio/Kick Boxing che si dividono a pari demerito la seconda posizione con il 12,5%. Al 5° posto gli sport su ghiaccio (6,3%) mentre il ciclismo si piazza al 6° posto con il dato che segna un netto 6%. Dopo il ciclismo lo sport più falso è (siete pronti?) la Pallamano con un ‘onorevole’ 4,4%, tenendo conto che non si tratta certo di una disciplina che ha dato allo sport italiano chissà quanti idoli sportivi. Dopo il ciclismo (182 le manifestazioni controllate in totale dalla CVD) è il calcio (96) lo sport più controllato, seguito dall’atletica (73) e dall’Handball – così la chiamano – con controlli in 68 eventi. Gli Sport di Orientamento (11 eventi controllati) sono più seguiti della Boxe (4), mentre i meno controllati sono Canoa, Pesca Sportiva, Squash, Bowling e Tiro con l’Arco che fanno compagnia al pugilato con il dato appena citato. ULTIMO DECENNIO: ci sono anche i dati, a livello Nazionale, che seguono l’andamento ‘positivo’ di alcune discipline sportive: Rugby, Ciclismo, Tiro con l’Arco, Sport su Ghiaccio e poi LEI, ebbene si gente, la Pallamano! Il ciclismo ha avuto un forte incremento, quasi continuo, nel periodo 2006/2008 con una forte accelerazione nel 2007. Il rugby dal 2008 sta crescendo in maniera ‘positiva’ mentre la pallamano nel 2007 aveva incredibilmente raggiunto il ciclismo, per poi sprofondare l’anno successivo. Il tiro con l’arco ha strani e forti cali in concomitanza degli anni olimpici, nonostante sia una specialità che a livello medaglie ci dia sempre soddisfazioni. La Federciclismo ha emesso un comunicato riguardante il resoconto del Ministero, evidenziando di come l’attività ciclistica sia rimasta inalterata come numeri ‘positivi’ però rimarca come ci sia: “Da notare, come è ben evidenziato nello stesso report, che degli 11 atleti positivi trovati nel primo semestre del 2013 relativi al ciclismo, 3 sono stati rilevati in gare organizzate dalla Federazione e ben 8 in manifestazioni degli Enti. Una sperequazione che pone il problema su come è strutturata l'attività degli Enti”. Poche righe – riportate testualmente dal comunicato FCI – che la dicono in maniera mooolto indiretta di come gli allievi del giorno di festa ormai abbiano superato i maestri.

martedì 10 dicembre 2013

Corsa contro il tempo.

LA LORO SPERANZA E’ LEGATA ALLA SEMPRE ROBUSTA, INFINITA, SFIANCANTE, QUASI IMPENETRABILE, LABIRINTISTICA BUROCRAZIA GIUDIZIARIA ITALIANA. CI RIUSCIRANNO?
In questi giorni ha preso il via il (quasi certamente lungo) procedimento giudiziario riguardante il Team Lampre. Come capita spesso quando sai che non hai troppe speranze di cavartela prendendo il toro per le corna, l’allungamento dei tempi giudiziari diventa il tuo primo obiettivo. Il materiale per riuscire in questo non manca ai legali della difesa, grazie ad una lista impressionante di testimonianze (la Gazzetta parla di 250 persone!) che saranno ascoltate. I nomi che però reciteranno la malaparte dei primi attori saranno quasi 30 e tra questi alcuni nomi non hanno bisogno di troppe presentazioni: Saronni, Piovani e Bontempi tra i dirigenti; Ballan, Mori, Cunego, Pietropolli, Santambrogio tra i ciclisti in attività più noti della lista; Bruseghin, Piccoli, Rasmussen tra quelli non più ‘attivi’. Ma poi avranno la loro parte medici (2), massaggiatori (1), preparatori atletici (1) ed altri tra intermediari e altri atleti attuali ed ex. Sarà una corsa contro il tempo, una cronometro ciclistico/burocratica che avrà in 3 anni la scadenza entro la quale l’accusa dovrà vincere la partita. Alessandro Donati avrà parte in causa come collaboratore a sostegno della Procura di Mantova, e quando si cita il suo nome è noto di chi si parla.
Se dal punto di vista giudiziario la Lampre potrebbe riuscire a cavarsela, sia in teoria che in pratica, dal punto di vista dell’immagine solamente agli appassionati che accettano uno sport falsato basta che dia spettacolo (ce ne sono, state certi) possono passarci sopra parlando d’altro. La Lampre è pur sempre una formazione di prima fascia UCI da molto tempo, ha dato l’ultimo iridato italiano (Ballan, di cui si potrebbero avere notizie sportivamente meste già in gennaio), l’ultimo vincitore italiano del Fiandre (sempre Ballan), l’ultimo vincitore italiano del Lombardia (Cunego), ha tra le fila l’ultimo vincitore italiano della Sanremo (Pozzato), ha tesserato l’ultimo iridato (Rui Costa). “Beati gli ultimi” diceva un tizio un bel po’ di tempo fa. Saranno i primi… a cavarsela?

venerdì 6 dicembre 2013

Bentornato ciclismo!

IL CICLISMO RIPARTE. RICCO DI NOTIZUOLE QUESTO PERIODO DI AVVICINAMENTO ALLE FESTE. DAL DOPING (MA DAI!) AL GIRO, DAI MEMBRI (NON DEL PARLAMENTO) A CUNEGO, FINO AL CONI. BENTORNATO APPASSIONATO!
Un bel minestrone (foto; http://paradiserecipe.com/2010/02/minestra-di-riso/) di notizie in questo periodo. Ricordate quel corridore di atletica che non molto tempo addietro venne fermato perché aveva usato un pene finto per gabbare il controllo antidoping, oggetto acquistato dalla sua fidanzata sul Web? Tre anni di squalifica per lui, tre e mezzo (in questo caso interdizione) per lei, causa complicità. Ricordate “Mister Pipì d’Angelo” Di Luca? Quello che aveva confessato il suo doping al Giro 2009 facendolo “per i ragazzi”, per doparsi nuovamente? Ha ricevuto la squalifica a vita e ovviamente ha dichiarato che sapeva che sarebbe andata così, perché doveva esserci qualcuno a pagare per tutti. Poi ha fatto riferimenti velati – ma mica tanto se si seguono le gare – a un tizio che “vinceva e vince le cronometro a 60 chilometri orari”. Viene in mente la cronometro iridata toscana dove il teutonico Martin vinse a 53 di media. Sarà questo il riferimento? All’omertà l’ardua risposta. Rispunta Damiano Cunego che ha raccontato come l’ultimo periodo della sua vita non sia stato il colmo della felicità, di come il trasloco in Svizzera non sia servito a una mazza, se non ha irrobustire la nostalgia del suo Veneto. E di come tutto questo abbia avuto riflessi sul suo zoppicante rendimento ciclistico. Damiano è tornato ad abitare nel veronese. Adesso lo attende un periodo delicato e rognoso, con l’inchiesta che inizierà il suo iter burocratico/giudiziario per il caso Lampre. La prima udienza (chiamata per modo di dire udienza filtro), inizierà martedì. La Lampre è a un bivio. Chi troverà il cartello “Strada chiusa”? Salta poi fuori il Gran Capo Malagò (CONI) che dichiara di esser stufo di veder “sputtanare” il ciclismo per questioni riguardanti il doping. La Lampre ringrazia. Malagò poi rilancia che bisogna iniziare a dare una ripulita al ciclismo amatoriale (e di certo non per questioni di calzini troppo corti). Se i tempi saranno rapidi quanto quello professionistico i ciclisti ladri della domenica possono imbrogliare ancora per un bel pezzo. Chi invece adesso non vuole più perdere tempo ed è tornato a farsi vivo è Michele Acquarone, l’ex boss del Giro, che dichiarandosi danneggiato riguardo alla sua immagine – appiedato da un giorno all’altro dall’Rcs causa sospetti per soldi spartiti non si sa dove – pare voglia dar lavoro ai suoi legali. Una notizia che tra le pagine Gazzetta non ha trovato molto spazio (chissà come mai!), ma sarebbe da sapere il motivo per cui tutto il gruppo di lavoro di Acquarone venne appiedato come il loro stesso capo. Eh si, la stagione sta proprio ripartendo.

mercoledì 4 dicembre 2013

Il ciclismo davanti al caminetto (5^ p.)

LA BICI STA DIVENTANDO PIU’ PRESENTE NEL NOSTRO QUOTIDIANO? EVVIVA! MA CHE NON DIVENGA UNA SORTA DI ‘FIGHETTI PRODUCTIONS CITY ENTERTAINMENT’.
Seguendo, lavorando, collaborando (ed a volte sacramentando) per questioni ciclistico/ambientali con altre realtà associative – per menzionare quelle più note FIAB e WWF – la bicicletta prende spesso il ruolo di protagonista, quando le nostre rispettive agende di lavoro (chiamiamole così per darci più importanza di quel che è) s’incrociano per questo o quel progetto. Tutta roba che, come i pedali e le ruote, gira e rigira intorno al veicolo bicicletta. Che si siano vendute più biciclette in questi due anni è cosa buona, basta che non si usi questa notizia in maniera meramente propagandistica, come troppo spesso è capitato in quest’ultimo anno. Con la crisi paurosa del settore automobilistico – tradotto; soldi che mancano nelle tasche – e con il prezzo ulteriormente maturato dal carburante in questi ultimi cinque anni, questo ‘sorpasso’ non era un traguardo così impossibile da raggiungere. Fatto sta che la bici ha guadagnato punti anche a livello urbanistico, ma purtroppo questa situazione sta sviluppando in questi ultimi anni un mercato che in molti casi è dell’inutile acquisto. Sono tornate di moda (brutta parola) le biciclette ‘nude’ con il vecchio freno a pedale. Ridotte all’essenziale – e che è meglio usare dopo un pelo di pratica per la funzione frenante – costano come un ciclo munito di ogni accessorio, alcune anche di più grazie a pubblicità mirate ad una clientela ‘under 30’ sfoggiando magari marchi che storicamente con la bicicletta hanno condiviso ben poco.
Se questa visione della bicicletta inizierà ad irrobustirsi dal punto di vista dell’immagine (scorrazzare pedalando in un mondo ovunque strapieno di macchine ti fa certamente notare), c’è il rischio che tra quattro o cinque anni garage e cantine inizino a riempirsi di questi veicoli oggi alla moda. Con il risultato che però nello scantinato non trovino poi spazio, perché già occupato da una vecchia parente. Difatti è impressionante il numero di vecchie biciclette che – con 30 o meno euro di spesa – potrebbero tornare efficienti com’erano un tempo. Il Corsera del novembre 2008 riportava che in quel periodo tra Mountain Bike – tantissime quelle comprate nuove e poi nel concreto usate davvero poco, per la felicità dei portafogli che un bel giorno sono stati aperti più per moda che non per vera necessità – bici della mamma, bici del papà e vecchie e gloriose Graziella, il numero di biciclette dormienti ed impolverate in cantine o garage italiani sfiorava la trentina di milioni di esemplari. A pensarci un momento è un numero spaventoso, anche se di queste un 30% fossero inutilizzabili. Questo perché siamo una Nazione di ciclisti della domenica. La faticata in bici è lo svago del giorno di festa o del giorno di vacanza in cui vogliamo sentirci diversi dal solito (forse più giovani?). Tra il 2000 ed il 2008 la benzina è quasi raddoppiata, ma solamente adesso stiamo pensando a riusare le gambe. Perché stiamo coltivando un pensiero ecologista? Diciamo più che altro che stiamo vicini alla canna del gas.
Volere la bicicletta ‘del momento’ da poter sfoggiare tra le gambe – non il massimo dell’eleganza nel dirlo, ma se ci pensate è proprio così – può dare soddisfazione. Ma ragioniamo se (senza ricorrere a mezzi del 15’/18’) possiamo ritrovare e rinvigorire la vecchia bici che abbiamo sotto un lenzuolo appoggiata al muro del garage, che sfioriamo ogni giorno quando mettiamo la macchina nel box, e che da due anni notiamo grazie ad un pezzo di ruota sgonfia con le ragnatele tra i raggi, che spunta da quel lenzuolo troppo corto per coprirla interamente. Chi scrive a volte si sposta ‘urbanamente’ con una vecchia bicicletta anni ’80 (nella foto), la cui sella – cambiata due anni fa perché quella vecchia faceva schifo a guardarla da com’era ormai ridotta – vale tutto il resto della bici stessa. Ruota posteriore rigorosamente scentrata, com’era regola ‘non scritta’ per quel tipo di bicicletta in quegli anni. La ruggine non manca, il cambio (un glorioso 4 marce) meglio usarlo solo quando veramente necessario, il tutto accompagnato da un vecchio portapacchi con molla appena dietro la sella, mentre i freni sono auto-urlanti. Questo veicolo credo stia insieme per volere dello Spirito Santo e di certo non mi fa figo da come sta ridotta. L’importante è che questa riscoperta del velocipede non sia strettamente legata al mezzo ‘in’, altrimenti rischiamo di ritrovarci con una mentalità a tempo determinato, e gli unici che alla lunga ne avranno tratto un concreto vantaggio saranno stati i negozianti.

domenica 1 dicembre 2013

Dicembre; l'editoriale.

RIMASTA L’UNICA FORMAZIONE ITALIANA DI PRIMA FASCIA (LA CANNONDALE E’ ORMAI ROBA D’OLTREOCEANO), LA LAMPRE SI PREPARA ALLA SALITA PIU’ DIFFICILE. MA NON E’ SOLO UN DISCORSO BLU-FUXIA.
“La strada è stata aperta da Ballan, che ha già vissuto a novembre la sua parte di guai. Ma se in questo caso parliamo del singolo atleta (un’ex della banda Saronni), difficile sapere cosa resterà della situazione attuale guardando il Team Lampre nel complesso. Non manca molto ai giorni in cui mezza squadra e buona parte del settore tecnico e dirigenziale – e altri ex oltre al sopraccitato ciclista veneto – dovranno rispondere di sospetti e accuse riguardanti la questione doping. La storia si trascina da qualche anno e come da tradizione viene conosciuta a fasi alterne, tra titoli di giornali e silenzi prolungati. Era l’aprile del 2011 quando la Lampre finì nell’occhio del ciclone. Gli inquirenti che presero in mano tutta l’indagine scoprirono che attorno alla squadra esisteva una specie di struttura medica parallela che lavorava giocando pericolosamente con le regole. Lo spettro era quello che ricordava nomi pesanti: Festina, Telekom, Discovery, LPR, Astana, Saunier Duval,… Molte cose si sono già scritte, inane ritornarci. La situazione Lampre ricopia, più in grande, cento altre situazioni che vanno avanti in altre formazioni, ma poco note data la minore fama del soggetto. Preparatori che spuntano da dove questo non si sa, ex ciclisti che ne fanno le veci in attesa di patentino (?!), cambi di gestione sulla preparazione dei corridori affidandosi a studi medici semi-sconosciuti, dopo aver abbandonato centri di primo piano (vedi il centro medico Mapei, da anni uno dei più avanzati e soprattutto trasparenti). Non è solo questo, non è solo Lampre. Ma il fatto che ogni tentativo di cambiare trovi continue resistenze. E rispunta poi la questione – questa però a livello più in generale – tra i DS e i preparatori atletici. I primi, solitamente della vecchia guardia, appartenenti ad un’EPOca ciclistica ormai ben nota e delineata, che non ci stanno a essere messi da parte. Che difendono il loro (vecchio) modo di fare ciclismo, che vogliono seguire tutto su tutto, se non fosse per il fatto che 30 anni fa le squadre dove loro correvano avevano 15 ciclisti in totale con dieci persone al seguito, quando oggi parliamo di liste paragonabili ad una squadra di calcio di livello internazionale, e altre 20 persone sparpagliate per tutte le altre mansioni. E poi ci sono i preparatori atletici – sopportati, ma visti in qualche caso come emeriti rompiballe – che escono da studi atti all’attività sportiva (la parola ISEF è termine ancora semi-sconosciuto ai curriculum dei più che guidano le ammiraglie) e che tentano con fatica enorme di far capire che tra un medico (ancora troppo spesso amico di…) ed un preparatore ce ne corre. C’è un sacco di roba che ancora è da sistemare se non cambiare del tutto. Non solo Blu-Fuxia.”