«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

domenica 28 marzo 2010

Coppa del Mondo Femminile; Marianne Vos fantastica!


Una perfetta Marianne Vos vince “alla Freire”, massimo risultato col minimo sforzo, la prova d’apertura di Cittiglio per la Coppa del Mondo. La campionessa olandese lancia così un simbolico guanto di sfida alla Guderzo per il Giro, visto che a Luglio sarà presente sulle strade dello stivale. Sarà un duello sportivo appassionante.

UNA CLASSE SUPERIORE, UNO SCALINO SOPRA TUTTE, E ORA ANCHE TATTICAMENTE DILIGENTE; MARIANNE VOS VINCE UNA BELLA EDIZIONE DEL TROFEO BINDA CHE, A VARESE, HA APERTO LA COPPA DEL MONDO DELL’ALTRA META’ DEL SELLINO, CON TUTTE LE PIU’ FORTI AL MONDO PRESENTI.
(Avvertenza per chi legge; l’articolo è stato scritto a modo mio.)

Sono 130 i chilometri che compongono il menù di giornata. La domenica di fine marzo è bella, il termometro decisamente primaverile, il vento presente ma non è forte, e soprattutto Lorenzo Roata al microfono. Come la corsa parte, Silvia Valsecchi (Top Girls Fassa Bortolo) scatta e da inizio al pomeriggio di lavoro di Roata e Martinello. Viene raggiunta dall’impronunciabile spagnola Enetiziturriaga (che forse ho scritto sbagliato, ma non importa). Le due vengono riprese all’inizio della prima salita. Intanto la regia ci regala 10 secondi per un bacio regalato a chi guarda, da parte della grande ex Diana Ziliute dal volante della sua ammiraglia.
RaiSportpiù salta, il collegamento sembra andare in malora tranne per la pubblicità che, chissà come mai, non ha mai problemi di messa in onda. La mia pressione arteriosa sale a livelli preoccupanti, ma stavolta non per la Guderzo e la sua pedalata che, come un assolo di David Gilmour, unisce poesia ed eleganza senza pari alcuno in seno al gruppo. Infatti, ecco per la felicità del sottoscritto apparire degli snowboardisti che si buttan giù per le montagne. Così, invece della Vos o dell’angelo azzurro, mi gusto immagini di montagne innevate per 5 interminabili minuti. Gli effetti speciali proseguono a base di sacramenti vari di chi scrive, e condiscono così questo momento del pomeriggio.
La sintesi riprende, e salta verso l’ultimo giro. La regia ci offre il gruppo di tutte le migliori, che hanno un minuto sul resto delle girine; Pooley, Cooke, Arndt, Guderzo, Baccaille, Vos, Cantele ecc. ecc… questa la situazione al GPM della salita di Brinzio.
Scappa la russa Zabelinskaya e all’ultimo giro sembra volar via senza speranza alcune per le inseguitrici. L’atleta, classe 1980 – dopo aver costruito la sua vittoria più bella, con un bebé, la scorsa annata – si trova con 20 ragazze che la inseguono. Viene ripresa a 10 km. alla fine da Emma Pooley, da Noemi Cantele sempre nei posti al sole, da una guardinga Marianne Vos, da una Guderzo tenace ma che deve correre sulle ruote delle altre, non avendo le energie per incantare come solo lei sa fare.
Roata concede un po’ di show a chi segue, ma senza esagerare; ci scappa un “Emma pooley tra color che son sospese…” che regala sempre commozione. Dopo il GPM di Orino la Cooke è con le migliori, sempre lì anche la Cantele. La Berlato e l’angelo azzurro rientrano con le prime, e la Vos è sempre coperta, a prendere le misure, cercando forse di capire chi saranno le avversarie pericolose per il finale. Die anni fa sarebbe stata lei ad andare a prendere tutti i tentativi di fuga, bruciando energie preziose.
Lungo la discesa – siamo a 4 chilometri dall’epilogo – la Moliceva e la Pooley cadono, andando troppo larghe dopo un tornante a sinistra. Groviglio di bici e confusione che rilanciano la brava Zabelinskaya che riparte ancora una volta; per lei è il 3° tentativo di giornata. Ma ormai le energie sono al limite e viene ripresa a poco più di 50 metri dalla fine. Judit Arndt aveva lavorato dall’inizio dell’ultimo chilometro per tentare di lanciare la volata a Noemi Cantele, ma dal lato destro del gruppetto delle big esce potente, cattiva, stilisticamente perfetta, la fantastica Marianne Vos. Taglia il traguardo a braccia alzate davanti alla Bras e alla Johansson che compongono il podio. Per la fuoriclasse olandese un’apertura stagionale splendida, in questa edizione molto bella del Trofeo Binda. Ma anche un ricordo che conserverà per un pezzo; l’essere intervistata da Lorenzo Roata dopo aver tagliato per prima il traguardo.
W la Guderzo e alla prossima.

sabato 27 marzo 2010

Davide Malacarne vince in Spagna; bravo!


Per Malacarne (foto: bellunopress) ecco la "prima volta" da professionista.


DICIAMO BRAVO AL LAMONESE DAVIDE MALACARNE, CHE SPEGNE LA SUA PRIMA SIMBOLICA CANDELINA, PER LE VITTORIE DA PROFESSIONISTA, AL GIRO DI CATALOGNA.
(fonte di alcune notizie in queste righe; Il Corriere delle Alpi)

Di solito nei giornali si legge di Davide come un ciclista bellunese o feltrino, ma essendo per la precisione di Lamon (non distante da Feltre, in effetti) diamo il giusto risalto all’atleta della Quik Step come ciclista lamonese.
Malacarne si è imposto nella 5^ frazione staccando il tedesco Andreas Kloden di 36 secondi, mentre al 3° posto è giunto Luis Leon Sanchez.
Ora Davide correrà l’Amstel Gold Race, la Freccia Vallone e la Liegi per lanciarsi verso il Giro d’Italia.
Bravo Davide!

giovedì 25 marzo 2010

Classiche del nord; si parte.


Usciranno da Aremberg i diavoli dell’inferno del nord? Boonen e Cancellara sono avvisati.

ASPETTANDO L’INFERNO DELLA ROUBAIX, PARTE LA CAMPAGNA DEL NORD CON TRE NOMI (STRANIERI), CHE SUBITO CERCHERANNO DI MARCHIARE L’ALBO D’ORO PER ENTRARE NEL NOVERO DEI GIGANTI.
(IN ATTESA DELL’ALLEGRA BRIGATA LIQUIGAS CON 4 (QUATTRO!) CAPITANI ALLA LIEGI)

Le classiche son tornate. Si dividono in due parti ben distinte. La prima è quella più tremenda, dura, selettiva, cattiva; Fiandre e Roubaix le gare regine. La seconda va dall’Amstel alla Liegi, passando per la Freccia-Vallone; le gare per i finisseurs, dove la tattica può ancora contare più della resistenza. Sono queste, nel complesso, le 5 corse principe per il mese di aprile al nord. Non sono le uniche, ma sono quelle di riferimento.
Alla Roubaix i giganti da battere saranno principalmente tre; Fabian Cancellara che vuole rivincere la Roubaix, dopo averla fatta sua nel 2006 ed averla sfiorata nel 2008 (2°), Stijn Devolder che da due anni vince una gara l’anno, il Fiandre tanto per gradire, e il gigante dal sorriso gentile Tom Boonen che ha vinto due volte il Fiandre (2005 – 2006), e per tre volte è uscito vincitore dall’infernale Roubaix (2005 – 2008 – 2009 e 2° nel 2006).
Poi le strade infangate spariranno e le squadre torneranno ad avere una parte più consistente nelle prestazioni dei rispettivi uomini di punta. Sulle strade delle Ardenne il lussemburghese Andy Schleck parte come uomo da battere. Non si sa se Alejandro Valverde sarà della partita, visto che dall’UCI ne possono saltar fuori di tutti i colori ad ogni momento, e occhio all’iridato Cadel Evans. Le frecce nell’arco italiano saranno probabilmente quelle di Cunego (il sempre atteso e grande punto interrogativo ciclistico di Casa Italia) e Vincenzo Nibali che alla Liegi ci tiene un bel po’ ma che potrebbe trovarsi a correre con l’allegra brigata verde-pisello dei “3 gregari-con-ruolo-capitani”; Pellizotti, Kruiziger e Basso. Della serie “Va avanti tu che a mi vien da ridere, che Bennati magari lo metteremo a far l’autista del pullman!”. E avanti!...
Sul pavè saranno affari per Filippo Pozzato (2° a Roubaix l’anno scorso) e l’ex iridato Alessandro Ballan che insegue un bis al Fiandre, e che la stagione passata la fatta solo a metà. Partiamo con la Gand-Wevelgem per capire chi ha una bella gamba dopo la Sanremo, in cui Freire a fatto centro per la terza volta.


Tom, chi stai tenendo d’occhio? Guarda che sei tu il sorvegliato speciale! Il connazionale Roger De Vlaeminck (1972 – 1974 – 1975 e 1977) è a un passo. E con lui la leggenda.


Due anni, due Fiandre; per Devolder massimo risultato col minimo sforzo. Se fa tris, raggiunge Boonen (e dai!) e tra gli altri anche il nostro Fiorenzo Magni (1949 – 1950 e 1951).

sabato 20 marzo 2010

Freire, Freire, Freireee!!


Oscar mostra i muscoli, è ha ragione!

LO SCORPIONE E’ TORNATO!
PERFETTO, FULMINANTE, IMPLACABILE, SENZA POSSIBILITA’ PER GLI AVVERSARI. OSCAR FREIRE GOMEZ VINCE IN VOLATA LA SUA 3^ CLASSICA DI PRIMAVERA.

Tom Boonen e Sacha Modolo (bravissimo il giovane italiano), non se ne abbiano; sono stati battuti da un campione come pochi. Oscar Freire Gomez fa tris nella Sanremo, battendo il campione del Belgio ed il giovane velocista della Colnago.
Una Sanremo che ha portato pioggia nella prima metà della corsa, ma che nel finale non è stata influenzata dal maltempo. Da un gruppo abbastanza ristretto dei migliori – circa una trentina – diversi i tentativi nel finale di alcuni protagonisti; Nibali, Pozzato (Filippo, quanti chilometri al vento!), Gilbert e poi Bennati per la volata. Ma niente da fare contro il tri-campione del mondo spagnolo, che non appena ha avuto l’occasione ha punto gli avversari dopo essere rimasto nascosto a “limare” per tutta la strada. Uscito dalle ruote di Bennati ha vinto con quasi due bici su Boonen.
Con la Sanremo si à aperto il periodo delle classiche. Già dalla prossima settimana il grande ciclismo tornerà sulle strade con la Gand Wevelgem e il Trofeo Alfredo Binda in campo femminile a Varese.

lunedì 15 marzo 2010

Verso il Giro (2^ parte)


SECONDA PARTE DELL’ANALISI SUL GIRO. DOPO DUE SETTIMANE DI FATICHE SOPPORTABILI, E OCCASIONI D’ORO PER LE RUOTE VELOCI, ARRIVA IL MOMENTO IN CUI INIZIANO LE GIORNATE DA 39 (FORSE ANCHE 36) PER 25 O 26.

TAPPA 14 – 21; DISTRUZIONE TOTALE!
La 14^ tappa (arrivo ad Asolo) presenta la trappola del Monte Grappa. Monte Sacro alla Patria, potrebbe rivelarsi più carogna nella discesa, che non nella salita. Ricorda molto la tappa del Giro 2000 con arrivo a Feltre, dove il Croce d’Aune regalò un gruppetto di fuggitivi a giocarsi la vittoria, con gli uomini di classifica a guardarsi, intimoriti dalle Dolomiti del giorno dopo.
15^ tappa; Monte Zoncolan. Occhio se vedrete Mauro Corona tra il pubblico. Man in Black potrebbe essere della partita, bottiglia di rosso pronta all’uso (perché non gli fanno premiare il vincitore di tappa?). Questa tappa sarà sicuramente più cattiva di quella di 3 anni fa, sul medesimo arrivo. Ci sono altre salite, prima dell’erta conclusiva, che non sono tremende ma sono quel che basta per fare in modo che le gambe inizino le tremende pendenze finali, con i muscoli appesantiti.
Il giorno dopo (16^ frazione) la crono-scalata di Plan de Corones; Zomegnan preghi Dio che non piova! Hai voglia dire che il terreno è stato preparato. Con quasi 200 biciclette che vi passeranno sopra, con la pioggia potremmo ritrovarci con una gara falsata. Qui siamo a metà strada tra il ciclismo e la MTB.
Con l’arrivo a Pejo Terme (17^), forse ritroveranno spazio alcune seconde linee che non pensano alla classifica. Ma le gambe di tutti, senza esclusioni, inizieranno a far vedere la luce rossa (siamo quasi a fine Giro). L’indomani, la tappa numero 18 sarà l’ultima per i velocisti che saranno rimasti in corsa.
19^ tappa; Aprìca due volte e Mortirolo. Due montagne giovani per la storia del Giro d’Italia. Negli ultimo 100 chilometri, ce ne saranno 52 di salita. Probabilmente sarà la giornata decisiva per la classifica. Anche i Camosci saranno a bordo strada per vedere chi saranno quegli strani bipedi che risaliranno quelle strade, in sella a strani trespoli colorati. Arrivati ormai nella terza decade di maggio, se ci saranno belle giornate potrebbe essere la giornata per una bella ‘cotta’ di qualcuno. Se non uscirà il vincitore del Giro, poco dovrebbe mancarci.
20^ tappa; il giorno del gigante. Bello o brutto il tempo, le gambe faranno un male boia per il 1° o il 100° che sia. Se qualcuno avrà ancora benzina da consumare, ci penserà il Gavia a farlo tribolare. Se il tempo sarà molto brutto, conteremo i ritiri con il pallottoliere? Di certo, con la primavera carognetta di queste settimane, in alto troveranno ancora neve; quanta vai a sapere.
21^ tappa; acqua di rose, in confronto alla settimana che si sono appena fatta i ragazzi. Una cronometro da distacchi modesti. Difficile che la classifica sia corta. Volendo fare i cattivi, se ci sarà pioggia la discesa potrebbe rompere le scatole.

Questo il Giro 2010. Un Giro che sorride ai velocisti con 6 o 7 arrivi per loro, sorride agli scalatori con GPM uno dietro l’altro nell’ultima settimana, sorride a chi sogna di vestire in rosa per qualche giorno, viste le tappe dei giorni centrali non tremende. E sorride a noi appassionati se non verremo imbrogliati col doping, visto che l’ultima settimana fa paura per le fatiche che mette sul piatto. Pigliatemi per cattivo, pensatela come vi pare, ma speriamo bene.
Alla prossima.

giovedì 11 marzo 2010

Verso il Giro (1^ parte)


UN GIRO DIVISO IN PIU’ PARTI, CHE SEMBRA PRONTO A DARE A MOLTI LA POSSIBILITA’ DI VESTIRE IN ROSA. IL TUTTO SI DECIDERA’ NELL’ULTIMA TREMENDA SETTIMANA. PREGI O DIFETTI CHE SIANO PER UNA SCELTA DEL GENERE, ECCO IL GIRO 2010.

Il Giro 2010 è giustamente considerato un Giro per scalatori. In linea di massima viene diviso in 2 parti ben distinte; una prima metà – e anche qualcosina in più – tutto sommato morbida, ed una settimana finale da mal di gambe. A voler spaccare il capello in quattro, è una corsa rosa che si divide quasi in tre parti. Ecco perché.

TAPPA 1 – 5; VOLEMOSE BENE.
I tre giorni di corsa in Olanda sono probabilmente il risultato di un grosso bonifico bancario arrivato dalla terra dei tulipani, a beneficio dell’RCS – Gazzetta dello Sport. Le prime tre tappe di quest’anno rischiano di essere di una noia mortale. Pancani & Cassani dovranno impegnarsi al meglio. La 4^ frazione sarà una cronosquadre che forse andrà a smuovere le acque, ma ecco che già alla 5^ tappa ci sarà un’altra giornata dove i velocisti saranno favoriti. Forse ci ritroveremo con 5 tappe corse, e magari una maglia rosa che potrebbe aver cambiato padrone diverse volte.
Al cronoprologo per forza avremo la prima rosa poi, con le volate dei giorni successivi, facile che se ci saranno due vincitori diversi, questi si scambieranno la maglia di leader tra loro, a meno che non abbiano beccato distacchi forti al prologo. Forse se a vincere la cronosquadre sarà il GS di un uomo di classifica, la maglia sarà tenuta da questi per diversi giorni, ma chi vuole pigliarsi una maglia alla 1^ settimana se punta alla vittoria? Distruggerebbe la sua squadra.

TAPPA 6 – 13; FUORI I SECONDI?
Tappe da Tirreno-Adriatico nel periodo centrale del Giro 2010. Nella 6^ frazione (Fidenza – Carrara) dovrebbe esserci la prima giornata di vero lavoro per la coppia Pancani/Cassani; tappa giusta per un bella fuga di giornata. I vari capitani resteranno ancora nella pancia del gruppo, dando via libera a compagni di seconda linea che cercano la gloria di un giorno. Il giorno successivo si partirà da Carrara per la piccola Roubaix di casa nostra, che farà giungere la carovana a Montalcino. Forse i leaders che non puntano alla vittoria finale, ma che non disdegnano la possibilità di prendersi la maglia rosa, usciranno dal gruppo (gente come Garzelli, Cunego, Ballan o Pozzato).
L’indomani finalmente si sale; l’arrivo sul Terminillo della tappa numero 8 ci farà capire chi si allenato bene e chi ha ancora il chilo di troppo. Di solito le prime salite vere, fanno sempre una vittima illustre tra i favoriti per la generale. Probabilmente avremo in rosa un nome importante, ma non è da escludere che anche un nome di 2° piano cerchi di vestire rosa, dando tutto, sapendo che poi potrà tenere la rosa per alcuni giorni. Le tappe dei giorni successivi sono lì per le ruote veloci, con l’esclusione della frazione numero 11 con l’arrivo a l’Aquila. Percorso senza pianura, altimetria nervosa e con tanti chilometri (è la tappa più lunga). Se qualche uomo di seconda fascia è vicino alla maglia rosa, sappia che la deve prendere ora o mai più. È una giornata da fughe da lontano, e se il tempo sarà brutto, sarà dura per tutti.
La 13^ tappa è per gli uomini da 53/11 e per i DS che non faranno dormire i loro ragazzi. Se la fuga di giornata avrà troppo respiro, saranno guai per i velocisti che non avranno ancora vinto, visto che per alcuni giorni saranno soltanto strade verso il cielo.

Fine 1^ parte.

domenica 7 marzo 2010

Ammiraglia azzurra; chi vorreste?



QUESTO ARTICOLO FATELO VOI;
CHI VORRESTE IN AMMIRAGLIA NEL DOPO BALLERINI?
E PERCHE'?

Pedalando...


QUESTA E’ LA STORIA DI UN MIO GIRO IN BICI VERSO IL PASSO CROCE D’AUNE. FU IL GIORNO IN CUI INCONTRAI IL GUARDIANO DELLA MONTAGNA. PEDALANDO IN UNA TARDA MATTINA DI FEBBRAIO, IN CUI IL TEMPO SI FERMO’.

Il ciclismo a volte è un’emozione divisa tra poesia e vere e proprie fesserie. Salire verso il Passo Croce d’Aune a fine febbraio – praticamente zero gradi o pochi di più – è più da seconda di queste. Anche se l’inverno tempra le ossa, l’insanità mentale del sottoscritto non fa complimenti.
Salivo verso il Passo per la prima volta quest’anno dal versante più morbido, anche se sapevo che non avrei raggiunto la vetta vera e propria, vedendo le strade ancora molto invernali. Pedalata pesante e una strana sensazione intorno mi facevano compagnia. Mi aveva già visto, ma non me n’ero reso conto. Ero entrato nel regno. Pedalare su quelle strade a fine febbraio, era come ritrovarsi in un posto fuori dal mondo. Salivo faticando e tutto intorno era silente, immobile, come in attesa di qualcosa. Sembrava che la natura intorno nemmeno respirasse. Gli alberi erano degli scheletrici osservatori, dei morti apparenti. Quello che mi dava una strana emozione, quasi di paura, era che non sentivo le voci che il bosco di solito regala a chi l’ascolta. Sentivo il crepitìo leggero provocato dalle ruote della bici che passavano sopra la sabbia gettata con il sale per il ghiaccio invernale. Arrivato qualche chilometro più su, appena percorso un tornante, eccolo; il guardiano mi aveva trovato ed il tempo si fermò.
Il vento è il guardiano della montagna. Ognuna ha il suo. Egli nasce dal mare e poi viaggia per le valli in cerca di una vetta che lo voglia come guardiano. La montagna mi aveva sentito arrivare. Per questo mi aveva mandato la sua sentinella. Il vento iniziò a girarmi intorno. Mi scrutava, mi sfiorava spingendomi un po’ di lato ma mai forte. Stava pensando se spazzarmi via dal mondo con un suo misero colpo di tosse. Il vento è invisibile, ma è talmente gigantesco, enorme, mostruoso nelle dimensioni, che può spazzarci via con niente. Stava pensando cosa fare di me. Lo sentivo sfiorarmi il viso: “Chi sei uomo?” mi sospiro a un’orecchio, facendomi sentire un brivido. Mi mandò addosso un soffio gelido. Voleva provocarmi. Sapere con chi aveva a che fare. Continuava a passarmi vicino e a ripetere la stessa frase; “Chi sei uomo?”
Poi me lo sentii in pieno viso. Non lo vedevo ma sapevo che in quel momento mi stava guardando in faccia. Io pedalavo sempre, ma distolsi lo sguardo dall’invisibile creatura. Ad un tratto sparì. Non lo sentii più vicino a me. Tutto calmo. Ma sapevo dov’era andato. Non mi aveva abbandonato. Era salito in vetta, per dire alla montagna chi era che stava salendo senza aspettare le brezze giovani di marzo. Marzo è il mese preferito dal vento, perché viene raggiunto dalle correnti giovani. Quelle che si muovono senza una direzione, e fanno dispetti agli uomini facendo volar via cappelli, giocando con i loro capelli scompigliandoglieli. Ma sono venti ragazzini, e per questo amano giocare con i bambini. Con gli aquiloni corrono insieme a loro per i prati, o fanno girare delle ventole colorate messi sui passeggini dei bambini più piccoli, per farli sorridere contenti.
D’improvviso mi sentii spingere leggermente. Il guardiano era tornato. Ma era diverso da prima. Mi aiutava a salire. Probabilmente la montagna mi aveva riconosciuto, e aveva detto alla sentinella che poteva star tranquilla. Allora non si comportava più come prima. Non mi spintonava, ma lo sentivo passarmi leggero sui fianchi. Era il segno che voleva farmi compagnia. Il vento mi accompagnò finché la salita finì. Poi se ne andò, doveva continuare il suo lavoro di controllo.
Mi fermai per mangiare qualcosa. Non c’era un’anima in giro. Il bosco stava sempre zitto. Mentre mi preparavo a scendere notai in cielo delle nuvole che profumavano di neve e freddo. Grandi e quasi in fila, arrivavano da est verso le cime delle vette a nord. Quelle nuvole avanzavano lentamente, come se volessero arrivarmi sopra senza farsi vedere. Sembravano soldati che cercavano di aggirare il nemico e sorprenderlo senza farsi vedere. Erano proprio questo; gli ultimi soldati del Generale Inverno. Volevano prendermi di sorpresa, ma non ci sono riusciti. Sono sceso subito e mentre arrivavo quasi in fondo, notavo che quei militi del cielo non erano riusciti a raggiungermi. Il vento li aveva affrontati disgregandoli. Senza troppo aspettare, il sole si fece rivedere quando arrivai nella piana da dove ero salito. Sentii un’ultimo breve colpo di brezza mentre mi allontanavo definitivamente; era il vento che mi aveva raggiunto. Mi aveva voluto dire grazie a modo suo, per essere passato a trovare lui e la montagna così presto rispetto al solito.

giovedì 4 marzo 2010

Calcio e ciclismo al top; chi la spuntera? (bella roba!...)

RIPORTO DAL GAZZETTINO DI OGGI (4 MARZO) QUALCHE NOTIZIA SULL’ARGOMENTO CALCIO – CICLISMO – NUOTO – DOPING.
RELAZIONE DEL MINISTERO DELLA SALUTE AL PARLAMENTO 2008.

Inizio con quei genitori che avevano portato la loro figlia, nuotatrice quindicenne, a farsi dei cicli di ozono-terapia per emotrasfusione. Il magistrato a chiuso l’inchiesta per il medico, e verrà chiesto il giudizio per i due genitori.

Cresce la percentuale di atleti italiani, che risultano positivi ai controlli anti-doping a livello amatoriale; calcio e ciclismo in testa alla Hit-Parade della falsità.
Questo secondo la Relazione del Ministero della Salute al Parlamento. Il numero dei controlli è diminuito a causa della scarsità dei fondi (facciano delle belle multe, e vedrai che i soldini saltan fuori!).
Le porcherie più comprate;
25,4 % anabolizzanti e sostanze per il sistema ormonale
20,3 % stimolanti
16,9 % cannabinoidi
8,5 % corticosteroidi e diuretici.

Rispetto agli anni precedenti, nel 2008 la percentuale si è alzata. Come sarà andata nel 2009? Intanto si sa che andiamo sempre peggio.

Giro-Donne 2010; lente d'ingrandimento.


Tatiana Guderzo per ora se la canta. Ma la regina su strada saprà anche suonarle alle avversarie?

IL GIRO-DONNE 2010 SORRIDE ALLE SCALATRICI, HA FINALMENTE UNA CRONOMETRO CHE PUO’ CAMBIARE LA CLASSIFICA, SENZA DIMENTICARE LE RUOTE VELOCI CHE POSSONO CONTARE SU DIVERSI FINALI PER LORO. STAI A VEDERE CHE SARA’ UN BEL GIRO.

IL PERCORSO;
Iniziata con la presentazione a Caerano San Marco, la corsa rosa dell’altra metà del sellino si presenta con diversi spunti d’interesse rispetto alle ultime edizioni. Quella che più di tutte si fa notare, è l’arrivo della penultima tappa sul Passo dello Stelvio. Ma le salite non mancheranno anche nei giorni precedenti, creando così un Giro che strizza l’occhio alle scalatrici.
Nonostante le strade a salire non manchino, anche le velociste avranno diverse occasioni per alzare le braccia al cielo. Nella prima metà della manifestazione, le tappe numero 1 (Muggia – Trieste), la numero 2 (Sacile – Riese Pio X) e numero 4 (Ficarolo – Lendinara), sono lì ad attendere le ruote veloci. Come si suol dire, un’inizio morbido.
Finalmente, che sono due anni che lo scrivo, la cronometro diventa una cronometro! Non che gli anni precedenti fossero brevi girotondi, ma crono da una decina di chilometri (a volte manco quelli!), non erano degne della più importante corsa a tappe femminile al mondo. I 17 chilometri della 3^ frazione (Caerano S. Marco – Biadene) almeno permetteranno alle ragazze che hanno doti da crono…woman, di poter fare la differenza.
Certamente saranno le ultime giornate a decidere la corsa – strana somiglianza con quello dei maschietti, non vi pare? – dove con le frazioni numero 7 (Como – Albese), la numero 8 (Chiavenna – Livigno) e la penultima (Livigno – Passo Stelvio), metteranno sul piatto della corsa sei montagne, con la certezza che in pieno Luglio o ti becchi il freddo (quattro GPM sono oltre i 2.000) o ti prendi un sole da scoppiare.

LE ATLETE;
Non chiedetemi d’essere imparziale quando viene toccato il capitolo Guderzo. L’angelo azzurro avrà addosso l’attenzione di tutti come campionessa iridata in carica, per di più italiana al Giro d’Italia. Se dobbiamo guardare il Giro 2009, la ciclista di Marostica ha fatto un passo indietro. Ma se andiamo più in alto e guardiamo la sua carriera con un’angolo d’osservazione più largo, il suo pedigree d’atleta è in costante ascesa da tre stagioni a questa parte. Avrei messo Tatiana come favorita del Giro, ma la metto un gradino sotto alla Hausler che vedo in pole position. Motivo; il GS della scalatrice tedesca non ha paragoni con il GS Valdarno. Con questo motivazione, vado a definire che il mio pronostico per il Giro sembra una questione Hausler/Guderzo. Solamente due cicliste potrebbero farmi fare un passo indietro su questa mia idea di favorite; Nicole Cooke e Marianne Vos. Sarebbe splendido averne una di loro al Giro, fantastico entrambe, dolori per la Guderzo e la Hausler.
Dietro alle mie favorite uscirà magari Noemi Cantele, che ora corre per il Team Columbia High Road? GS che probabilmente rappresenta un salto di qualità per la vice iridata a cronometro 2009. Anche se nelle giornate di montagna patirà un bel po’ le salite lunghe che aspettano le girine. La cronometro potrebbe essere la sua miglior alleata. Forse anche Cristine Armstrong trarrà giovamento dai 17 chilometri contro il tempo nel trevigiano. Ci saranno poi altre donne da considerare; Mara Abbott, che arrivò 2^ l’anno scorso e fu la maglia verde. Quest’anno ne avrà fin che vuole di strade a salire. Trixi Worrak, che l’anno scorso firmò forse la vittoria più bella del Giro sul traguardo di Pesco Sannita (8^ tappa). Emma Pooley che farà? Lo scricciolo britannico vestì in rosa per 3 giorni, per poi mandare tutto all’aria nella frazione con arrivo a S.Elena Sannita.
L’anno scorso fu proprio un’inglese a vincere la maglia bianca (dopo alcune stagioni di dominio Guderzo); Elizabeth Armistead con i colori del GS Lotto Ladies Team vestì color neve in maniera definitiva a Grumo Nevano, alla fine del Giro.
Ina Yoko Toitemberg e Giorgia Bronzini saranno le atlete di riferimento per le volate. Ci saranno delle outsiders, e se vedrete una grande Monia Baccaille non stupitevi (non si vince a Camin per caso!), ma si sa che le cicliste della Columbia High Road e del Team Gauss, saranno le controllate speciali nelle tappe tagliatella. Insomma, nomi ce ne sono e senz’altro ancora ne arriveranno. Dieci a uno, che solo a rileggere me ne verrebbero altri in mente.

AMMIRAGLIE, SENATRICI E SPERANZE;
Come ogni anno anche stavolta ho imbastito un’articolo bello lungo, ma non posso lasciare senza due righe Diana Ziliute. Alla presentazione del Giro, l’atleta ha ricevuto un premio per la sua bella carriera. Per tutto il movimento sarebbe l’ideale che persone come lei, che conoscono bene l’ambiente, rimangano dentro di esso. Diana doveva salire in ammiraglia già l’anno passato, probabilmente lo farà questa stagione. Atleta seria, che per diversi anni è stata una stella del gruppo, senza darlo a mostrare di esserlo.
Nicole Brandli è scesa di sella. Con Diana Ziliute, Fabiana Luperini, Judith Arndt, Edita Pucinskaite, Svetlana Bubnenkova, rappresentava il decennio appena passato. Decennio che le aveva portato 3 vittorie e diversi podi conclusivi.
Vedremo se Marta Bastianelli avrà uno sconto sulla squalifica che per pochi giorni le impedisce, al momento, di correre il Giro d’Italia. Andrà al mare o sarà in sella? L’Unione Ciclistica Internazionale deciderà qualcosa? La nostra Federazione Ciclistica farà qualcosa? Speriamo di si. E lo dice uno che col doping è cattivello, ma se vediamo gente che ha avuto a che fare con robacce peggiori di una pasticca per dimagrire poter tornare in gruppo, perché non valutare uno sconto di punizione alla laziale? Sarebbe bello, e Marta ne ha di rabbia da scaricare sui pedali per la scelta stupida di pochi anni addietro. Potrebbe essere la variante impazzita.
Esultate gente, Manuel ha finito.
Alla prossima.

lunedì 1 marzo 2010

Marzo; l'editoriale.


IL PROFUMO DI PRIMAVERA PORTA IL CICLISMO CHE CONTA SULLE STRADE; TIRRENO-ADRIATICO, PARIGI-NIZZA E SANREMO. CON I LORO PRIMI ENTUSIASMI, I LORO SOGNI DI VITTORIA, MA SENZA UNA PERSONA.

1° MARZO; MANCANO 67 GIORNI ALL’INIZIO DEL GIRO D’ITALIA.

Nell’editoriale dell’Ottobre 2008, quando esisteva il vecchio sito “Just Passion” chiuso a fine di quell’anno, scrivevo quanto dovevamo esser grati a Ballerini, per quello che fu il periodo di successi che la nazionale maschile aveva iniziato a inanellare in quegli anni. Venivamo dal 3° Mondiale consecutivo tra gli uomini elite, grazie all’ancor fresco scatto iridato di Alessandro Ballan. Ballerini aveva anche appena vinto una scommessa chiamata Damiano Cunego. Il veronese quella stagione si era letteralmente ingolfato dalle classiche del nord in poi. Pochi avrebbero scommesso nella convocazione del ‘bocia’ della Lampre, e invece corse un gran Mondiale portandosi a casa l’argento iridato.
All’inizio di tutto, Franco prese quasi al volo la nazionale all’inizio del decennio, ed è diventato il migliore CT che la Federazione abbia avuto insieme a Martini e Salvoldi (settore femminile). Probabilmente avrebbe fatto anche meglio di Alfredo, se la sua vita non si fosse interrotta su un muretto di cemento, una domenica mattina. Ha cucito addosso la nazionale 2002 a Mario Cipollini vincendo in Belgio un mondiale da 54/11. Ha fatto lo stesso attorno a Paolo Bettini per 4 volte, portandolo a vincere 2 Mondiali e un’Olimpiade. Quando Paolo non vinse, arrivò Ballan.
Conobbe le critiche quando l’Italia non vinse lo scorso Mondiale, e poi a Madrid nel 2005. Si trovò davanti anche una delle cose peggiori che possano capitare in gara a un CT (ricordate Lanfranchi, nel 2001, che tirò il gruppo con Simoni che tentava di scappare, finché Rebellin non lo affiancò dicendoli che accidenti stesse facendo?), e che portò Ballerini alla decisione di portare avanti tutti i suoi progetti futuri costruendoli sull’idea del “tutti per uno”. Franco ci ha lasciato d’improvviso. Ci ha lasciato tante medaglie azzurre, 2 Roubaix vinte (e altre 2 che per poco tali potevano essere), e tanti rimpianti. Ora si metterà al volante di un’ammiraglia speciale. Guiderà Casartelli e Pantani, chiederà consiglio ad Alfredo Binda e Bartali per correre le gare del tempo infinito. Incrocerà Coppi che gli chiederà cosa ci fa lassù così presto. Poi guarderanno in basso, si accomoderanno su una nuvola, e Adriano De Zan siederà lì vicino, raccontando a tutti loro le gare d’inizio stagione

Scendendo dal Poggio, si può entrare nella storia delle grandi classiche. Per salirvi arrivano la “Corsa dei 2 Mari” e la Parigi Nizza; le gare che aprono il periodo importante del calendario. La Tirreno-Adriatico di quest’anno non ha salite importanti, se non a una certa distanza dall’arrivo. Rispecchia il suo fascino di gara dal percorso nervoso, e storicamente aperto a molti nomi. Saranno molti i campioni al via. Non c’è tappa contro il tempo, e questo dispiace perché sono convinto che 20 o 25 chilometri a crono ci stavano bene. Tuttavia, il suo concludersi a pochi giorni dalla Sanremo, ne consolida l’importanza sul correrla per chi sogna la stoccata sul Poggio. Il finale della classica di primavera era stato cambiato, per poi tornare sul precedente nell’arco di due mesi. Della serie; abbiamo le idee chiare. Mark Cavendish sarà controllato come non mai e dovrà pedalare contro Bennati, Boonen e Petacchi. Dietro loro Gilbert, Nibali, Cunego, Pozzato, Evans, (Armstrong?), Vinoukurov, Greipel, Ballan, Mc Even, Paolini… sono tanti a volerla questa Sanremo. Avremo l’aperitivo della Tirreno-Adriatico dove la nuova coppia RAI Pancani-Cassani si allenerà, vedendo se sapranno essere ad un buon livello di rodaggio per il Giro. Ma queste sono le storie della strada. Strada dove per tanti anni aveva svuotato borracce Franco Ballerini. A cui torneremo a pensare quando i campioni saliranno al nord tra un mese.