«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

domenica 7 marzo 2010

Pedalando...


QUESTA E’ LA STORIA DI UN MIO GIRO IN BICI VERSO IL PASSO CROCE D’AUNE. FU IL GIORNO IN CUI INCONTRAI IL GUARDIANO DELLA MONTAGNA. PEDALANDO IN UNA TARDA MATTINA DI FEBBRAIO, IN CUI IL TEMPO SI FERMO’.

Il ciclismo a volte è un’emozione divisa tra poesia e vere e proprie fesserie. Salire verso il Passo Croce d’Aune a fine febbraio – praticamente zero gradi o pochi di più – è più da seconda di queste. Anche se l’inverno tempra le ossa, l’insanità mentale del sottoscritto non fa complimenti.
Salivo verso il Passo per la prima volta quest’anno dal versante più morbido, anche se sapevo che non avrei raggiunto la vetta vera e propria, vedendo le strade ancora molto invernali. Pedalata pesante e una strana sensazione intorno mi facevano compagnia. Mi aveva già visto, ma non me n’ero reso conto. Ero entrato nel regno. Pedalare su quelle strade a fine febbraio, era come ritrovarsi in un posto fuori dal mondo. Salivo faticando e tutto intorno era silente, immobile, come in attesa di qualcosa. Sembrava che la natura intorno nemmeno respirasse. Gli alberi erano degli scheletrici osservatori, dei morti apparenti. Quello che mi dava una strana emozione, quasi di paura, era che non sentivo le voci che il bosco di solito regala a chi l’ascolta. Sentivo il crepitìo leggero provocato dalle ruote della bici che passavano sopra la sabbia gettata con il sale per il ghiaccio invernale. Arrivato qualche chilometro più su, appena percorso un tornante, eccolo; il guardiano mi aveva trovato ed il tempo si fermò.
Il vento è il guardiano della montagna. Ognuna ha il suo. Egli nasce dal mare e poi viaggia per le valli in cerca di una vetta che lo voglia come guardiano. La montagna mi aveva sentito arrivare. Per questo mi aveva mandato la sua sentinella. Il vento iniziò a girarmi intorno. Mi scrutava, mi sfiorava spingendomi un po’ di lato ma mai forte. Stava pensando se spazzarmi via dal mondo con un suo misero colpo di tosse. Il vento è invisibile, ma è talmente gigantesco, enorme, mostruoso nelle dimensioni, che può spazzarci via con niente. Stava pensando cosa fare di me. Lo sentivo sfiorarmi il viso: “Chi sei uomo?” mi sospiro a un’orecchio, facendomi sentire un brivido. Mi mandò addosso un soffio gelido. Voleva provocarmi. Sapere con chi aveva a che fare. Continuava a passarmi vicino e a ripetere la stessa frase; “Chi sei uomo?”
Poi me lo sentii in pieno viso. Non lo vedevo ma sapevo che in quel momento mi stava guardando in faccia. Io pedalavo sempre, ma distolsi lo sguardo dall’invisibile creatura. Ad un tratto sparì. Non lo sentii più vicino a me. Tutto calmo. Ma sapevo dov’era andato. Non mi aveva abbandonato. Era salito in vetta, per dire alla montagna chi era che stava salendo senza aspettare le brezze giovani di marzo. Marzo è il mese preferito dal vento, perché viene raggiunto dalle correnti giovani. Quelle che si muovono senza una direzione, e fanno dispetti agli uomini facendo volar via cappelli, giocando con i loro capelli scompigliandoglieli. Ma sono venti ragazzini, e per questo amano giocare con i bambini. Con gli aquiloni corrono insieme a loro per i prati, o fanno girare delle ventole colorate messi sui passeggini dei bambini più piccoli, per farli sorridere contenti.
D’improvviso mi sentii spingere leggermente. Il guardiano era tornato. Ma era diverso da prima. Mi aiutava a salire. Probabilmente la montagna mi aveva riconosciuto, e aveva detto alla sentinella che poteva star tranquilla. Allora non si comportava più come prima. Non mi spintonava, ma lo sentivo passarmi leggero sui fianchi. Era il segno che voleva farmi compagnia. Il vento mi accompagnò finché la salita finì. Poi se ne andò, doveva continuare il suo lavoro di controllo.
Mi fermai per mangiare qualcosa. Non c’era un’anima in giro. Il bosco stava sempre zitto. Mentre mi preparavo a scendere notai in cielo delle nuvole che profumavano di neve e freddo. Grandi e quasi in fila, arrivavano da est verso le cime delle vette a nord. Quelle nuvole avanzavano lentamente, come se volessero arrivarmi sopra senza farsi vedere. Sembravano soldati che cercavano di aggirare il nemico e sorprenderlo senza farsi vedere. Erano proprio questo; gli ultimi soldati del Generale Inverno. Volevano prendermi di sorpresa, ma non ci sono riusciti. Sono sceso subito e mentre arrivavo quasi in fondo, notavo che quei militi del cielo non erano riusciti a raggiungermi. Il vento li aveva affrontati disgregandoli. Senza troppo aspettare, il sole si fece rivedere quando arrivai nella piana da dove ero salito. Sentii un’ultimo breve colpo di brezza mentre mi allontanavo definitivamente; era il vento che mi aveva raggiunto. Mi aveva voluto dire grazie a modo suo, per essere passato a trovare lui e la montagna così presto rispetto al solito.

giovedì 4 marzo 2010

Giro-Donne 2010; lente d'ingrandimento.


Tatiana Guderzo per ora se la canta. Ma la regina su strada saprà anche suonarle alle avversarie?

IL GIRO-DONNE 2010 SORRIDE ALLE SCALATRICI, HA FINALMENTE UNA CRONOMETRO CHE PUO’ CAMBIARE LA CLASSIFICA, SENZA DIMENTICARE LE RUOTE VELOCI CHE POSSONO CONTARE SU DIVERSI FINALI PER LORO. STAI A VEDERE CHE SARA’ UN BEL GIRO.

IL PERCORSO;
Iniziata con la presentazione a Caerano San Marco, la corsa rosa dell’altra metà del sellino si presenta con diversi spunti d’interesse rispetto alle ultime edizioni. Quella che più di tutte si fa notare, è l’arrivo della penultima tappa sul Passo dello Stelvio. Ma le salite non mancheranno anche nei giorni precedenti, creando così un Giro che strizza l’occhio alle scalatrici.
Nonostante le strade a salire non manchino, anche le velociste avranno diverse occasioni per alzare le braccia al cielo. Nella prima metà della manifestazione, le tappe numero 1 (Muggia – Trieste), la numero 2 (Sacile – Riese Pio X) e numero 4 (Ficarolo – Lendinara), sono lì ad attendere le ruote veloci. Come si suol dire, un’inizio morbido.
Finalmente, che sono due anni che lo scrivo, la cronometro diventa una cronometro! Non che gli anni precedenti fossero brevi girotondi, ma crono da una decina di chilometri (a volte manco quelli!), non erano degne della più importante corsa a tappe femminile al mondo. I 17 chilometri della 3^ frazione (Caerano S. Marco – Biadene) almeno permetteranno alle ragazze che hanno doti da crono…woman, di poter fare la differenza.
Certamente saranno le ultime giornate a decidere la corsa – strana somiglianza con quello dei maschietti, non vi pare? – dove con le frazioni numero 7 (Como – Albese), la numero 8 (Chiavenna – Livigno) e la penultima (Livigno – Passo Stelvio), metteranno sul piatto della corsa sei montagne, con la certezza che in pieno Luglio o ti becchi il freddo (quattro GPM sono oltre i 2.000) o ti prendi un sole da scoppiare.

LE ATLETE;
Non chiedetemi d’essere imparziale quando viene toccato il capitolo Guderzo. L’angelo azzurro avrà addosso l’attenzione di tutti come campionessa iridata in carica, per di più italiana al Giro d’Italia. Se dobbiamo guardare il Giro 2009, la ciclista di Marostica ha fatto un passo indietro. Ma se andiamo più in alto e guardiamo la sua carriera con un’angolo d’osservazione più largo, il suo pedigree d’atleta è in costante ascesa da tre stagioni a questa parte. Avrei messo Tatiana come favorita del Giro, ma la metto un gradino sotto alla Hausler che vedo in pole position. Motivo; il GS della scalatrice tedesca non ha paragoni con il GS Valdarno. Con questo motivazione, vado a definire che il mio pronostico per il Giro sembra una questione Hausler/Guderzo. Solamente due cicliste potrebbero farmi fare un passo indietro su questa mia idea di favorite; Nicole Cooke e Marianne Vos. Sarebbe splendido averne una di loro al Giro, fantastico entrambe, dolori per la Guderzo e la Hausler.
Dietro alle mie favorite uscirà magari Noemi Cantele, che ora corre per il Team Columbia High Road? GS che probabilmente rappresenta un salto di qualità per la vice iridata a cronometro 2009. Anche se nelle giornate di montagna patirà un bel po’ le salite lunghe che aspettano le girine. La cronometro potrebbe essere la sua miglior alleata. Forse anche Cristine Armstrong trarrà giovamento dai 17 chilometri contro il tempo nel trevigiano. Ci saranno poi altre donne da considerare; Mara Abbott, che arrivò 2^ l’anno scorso e fu la maglia verde. Quest’anno ne avrà fin che vuole di strade a salire. Trixi Worrak, che l’anno scorso firmò forse la vittoria più bella del Giro sul traguardo di Pesco Sannita (8^ tappa). Emma Pooley che farà? Lo scricciolo britannico vestì in rosa per 3 giorni, per poi mandare tutto all’aria nella frazione con arrivo a S.Elena Sannita.
L’anno scorso fu proprio un’inglese a vincere la maglia bianca (dopo alcune stagioni di dominio Guderzo); Elizabeth Armistead con i colori del GS Lotto Ladies Team vestì color neve in maniera definitiva a Grumo Nevano, alla fine del Giro.
Ina Yoko Toitemberg e Giorgia Bronzini saranno le atlete di riferimento per le volate. Ci saranno delle outsiders, e se vedrete una grande Monia Baccaille non stupitevi (non si vince a Camin per caso!), ma si sa che le cicliste della Columbia High Road e del Team Gauss, saranno le controllate speciali nelle tappe tagliatella. Insomma, nomi ce ne sono e senz’altro ancora ne arriveranno. Dieci a uno, che solo a rileggere me ne verrebbero altri in mente.

AMMIRAGLIE, SENATRICI E SPERANZE;
Come ogni anno anche stavolta ho imbastito un’articolo bello lungo, ma non posso lasciare senza due righe Diana Ziliute. Alla presentazione del Giro, l’atleta ha ricevuto un premio per la sua bella carriera. Per tutto il movimento sarebbe l’ideale che persone come lei, che conoscono bene l’ambiente, rimangano dentro di esso. Diana doveva salire in ammiraglia già l’anno passato, probabilmente lo farà questa stagione. Atleta seria, che per diversi anni è stata una stella del gruppo, senza darlo a mostrare di esserlo.
Nicole Brandli è scesa di sella. Con Diana Ziliute, Fabiana Luperini, Judith Arndt, Edita Pucinskaite, Svetlana Bubnenkova, rappresentava il decennio appena passato. Decennio che le aveva portato 3 vittorie e diversi podi conclusivi.
Vedremo se Marta Bastianelli avrà uno sconto sulla squalifica che per pochi giorni le impedisce, al momento, di correre il Giro d’Italia. Andrà al mare o sarà in sella? L’Unione Ciclistica Internazionale deciderà qualcosa? La nostra Federazione Ciclistica farà qualcosa? Speriamo di si. E lo dice uno che col doping è cattivello, ma se vediamo gente che ha avuto a che fare con robacce peggiori di una pasticca per dimagrire poter tornare in gruppo, perché non valutare uno sconto di punizione alla laziale? Sarebbe bello, e Marta ne ha di rabbia da scaricare sui pedali per la scelta stupida di pochi anni addietro. Potrebbe essere la variante impazzita.
Esultate gente, Manuel ha finito.
Alla prossima.

lunedì 1 marzo 2010

Marzo; l'editoriale.


IL PROFUMO DI PRIMAVERA PORTA IL CICLISMO CHE CONTA SULLE STRADE; TIRRENO-ADRIATICO, PARIGI-NIZZA E SANREMO. CON I LORO PRIMI ENTUSIASMI, I LORO SOGNI DI VITTORIA, MA SENZA UNA PERSONA.

1° MARZO; MANCANO 67 GIORNI ALL’INIZIO DEL GIRO D’ITALIA.

Nell’editoriale dell’Ottobre 2008, quando esisteva il vecchio sito “Just Passion” chiuso a fine di quell’anno, scrivevo quanto dovevamo esser grati a Ballerini, per quello che fu il periodo di successi che la nazionale maschile aveva iniziato a inanellare in quegli anni. Venivamo dal 3° Mondiale consecutivo tra gli uomini elite, grazie all’ancor fresco scatto iridato di Alessandro Ballan. Ballerini aveva anche appena vinto una scommessa chiamata Damiano Cunego. Il veronese quella stagione si era letteralmente ingolfato dalle classiche del nord in poi. Pochi avrebbero scommesso nella convocazione del ‘bocia’ della Lampre, e invece corse un gran Mondiale portandosi a casa l’argento iridato.
All’inizio di tutto, Franco prese quasi al volo la nazionale all’inizio del decennio, ed è diventato il migliore CT che la Federazione abbia avuto insieme a Martini e Salvoldi (settore femminile). Probabilmente avrebbe fatto anche meglio di Alfredo, se la sua vita non si fosse interrotta su un muretto di cemento, una domenica mattina. Ha cucito addosso la nazionale 2002 a Mario Cipollini vincendo in Belgio un mondiale da 54/11. Ha fatto lo stesso attorno a Paolo Bettini per 4 volte, portandolo a vincere 2 Mondiali e un’Olimpiade. Quando Paolo non vinse, arrivò Ballan.
Conobbe le critiche quando l’Italia non vinse lo scorso Mondiale, e poi a Madrid nel 2005. Si trovò davanti anche una delle cose peggiori che possano capitare in gara a un CT (ricordate Lanfranchi, nel 2001, che tirò il gruppo con Simoni che tentava di scappare, finché Rebellin non lo affiancò dicendoli che accidenti stesse facendo?), e che portò Ballerini alla decisione di portare avanti tutti i suoi progetti futuri costruendoli sull’idea del “tutti per uno”. Franco ci ha lasciato d’improvviso. Ci ha lasciato tante medaglie azzurre, 2 Roubaix vinte (e altre 2 che per poco tali potevano essere), e tanti rimpianti. Ora si metterà al volante di un’ammiraglia speciale. Guiderà Casartelli e Pantani, chiederà consiglio ad Alfredo Binda e Bartali per correre le gare del tempo infinito. Incrocerà Coppi che gli chiederà cosa ci fa lassù così presto. Poi guarderanno in basso, si accomoderanno su una nuvola, e Adriano De Zan siederà lì vicino, raccontando a tutti loro le gare d’inizio stagione

Scendendo dal Poggio, si può entrare nella storia delle grandi classiche. Per salirvi arrivano la “Corsa dei 2 Mari” e la Parigi Nizza; le gare che aprono il periodo importante del calendario. La Tirreno-Adriatico di quest’anno non ha salite importanti, se non a una certa distanza dall’arrivo. Rispecchia il suo fascino di gara dal percorso nervoso, e storicamente aperto a molti nomi. Saranno molti i campioni al via. Non c’è tappa contro il tempo, e questo dispiace perché sono convinto che 20 o 25 chilometri a crono ci stavano bene. Tuttavia, il suo concludersi a pochi giorni dalla Sanremo, ne consolida l’importanza sul correrla per chi sogna la stoccata sul Poggio. Il finale della classica di primavera era stato cambiato, per poi tornare sul precedente nell’arco di due mesi. Della serie; abbiamo le idee chiare. Mark Cavendish sarà controllato come non mai e dovrà pedalare contro Bennati, Boonen e Petacchi. Dietro loro Gilbert, Nibali, Cunego, Pozzato, Evans, (Armstrong?), Vinoukurov, Greipel, Ballan, Mc Even, Paolini… sono tanti a volerla questa Sanremo. Avremo l’aperitivo della Tirreno-Adriatico dove la nuova coppia RAI Pancani-Cassani si allenerà, vedendo se sapranno essere ad un buon livello di rodaggio per il Giro. Ma queste sono le storie della strada. Strada dove per tanti anni aveva svuotato borracce Franco Ballerini. A cui torneremo a pensare quando i campioni saliranno al nord tra un mese.