«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

mercoledì 30 ottobre 2013

Toh!, ma tu pensa!.....

IL CICLO-ROSA? QUI’ SALTA FUORI CHE PER INTERESSARE INTERESSA. E FACENDO I PIGNOLI ANCHE PIU’ DI ALTRO.
Da un’anno a questa parte questo blog ha subito un forte calo di lettori/visitatori. Cose che capitano se scrivi roba che ha stufato, se scrivi cose che non sono condivise, se segui lati ciclistici che non interessano. La gente piglia e dice: “Va bene, sono sempre le stesse cose, stammi bene”. Senza star qui a buttarla troppo sul lato tecnico, quando metti nel sito un’articolo nuovo, tra le diverse cose da sistemare ti appare anche una lista contenente tutti gli articoli che hai ‘postato’ negli ultimi mesi. Uno volendo potrebbe andare indietro anche di anni, ma già rivedendo i dati degli ultimi mesi ti fai un’idea decente. C’è il titolo dell’articolo, le parole chiave per facilitare la ricerca di un’argomento in particolare, e trovi anche quanti commenti sono stati lasciati, se zero o quelli che sono. Poi risulta quante volte è stato letto quell’articolo e trovi che quelli accompagnati dalla specifica “ciclismo femminile” godono decisamente della maggiore attenzione. Se poi il dato si riferisse invece alle 'fonti informtiche diverse' (ma quì non ho certezza) meglio ancora. Negli ultimi mesi le ‘sigle’ che hanno calamitato più visitatori sono state quelle del ciclismo rosa, il nome di Damiano Cunego (che ‘tira’ sempre abbastanza, nonostante due stagioni di carestia), poi sul Giro d’Italia e anche sul ciclismo amatoriale non stiamo messi male, anche se quest’ultimo solitamente trova molto poco spazio qui dentro. Fa certamente piacere che un mondo come quello ciclistico rosa sia seguito, anche se chiaramente commenti zero. Mai mettere lì la tua idea. Se poi fossi mai una ciclista del gruppo,….. che siamo matti? Peccato. (nella foto l’edizione 2009 a Camin di Padova, quando ne capitarono di ogni tipo)

domenica 27 ottobre 2013

Ultime sorsate dalla borraccia.

EH BEH!, VOLENTI O NOLENTI CON NOVEMBRE SULLA SOGLIA DI CASA SI ENTRA NELL’ULTIMO PEZZETTO DI STAGIONE PER NOI CICLISTI NORDISTI DELLA DOMENICA. E ANCHE IN GRUPPO POCHE COSE.
Il quadro è sempre lo stesso. Una tela raffigurante diversi soggetti, che prendono vita quando quest’ultima sembra iniziare ad andarsene. La catasta della legna per ora integra nelle sue dimensioni, il fogliame ingiallito e quasi dorato, il vino nuovo, il pettirosso che torna, le castagne che se fossero d’oro puro costerebbero meno, le sudate ciclistiche più abbondanti visto l’abbigliamento più corposo. Cala la sera, e con il cambio d’orario cala pure prima. C’è il ciclista già entrato in letargo, c’è quello che per sentirsi ciclista deve emulare i professionisti e quindi sotto con le prime serate in palestra, c’è Stribili (chi?) che pedala a settimane alterne (una di bici, 18 di riposo), e via così. Com’è ormai tradizione ci sono le prime sparizioni di caschi dalle teste. D’altronde appare inutile avere anche il casco se hai già un berrettino di lana sulla zucca. Chissà com’è l’autunno ciclistico di chi abita in riviera, di chi vede il mare invece delle vigne. Che sensazioni sente? Tra i professionisti le voci riguardano il ciclo-mercato. Si parla dell’Astana che potrebbe ormai farsi la licenza italiana. A parte il DS Martinelli e Nibali con alcuni atleti italiani, sono in dirittura d’arrivo Pellizotti e Scarponi. Atleti che hanno facilmente trovato l’occasione economica di finire la carriera con un abbondante bonifico bancario, e con la speranza (Scarponi?) di giocarsi l’ennesima carta Giro. Purtroppo all’Astana manca solo l’arrivo del dottor Ferrari – vecchio ‘consulente sportivo’ – del boss Vinokurov, viste le squalifiche in carriera prese dai due neo compagni di Nibali. Scarponi due volte, anche se la seconda era di quelle programmate, come fu per Pozzato. Sapendo che la squalifica sarebbe arrivata gli atleti richiesero – in quel caso ne ebbero il diritto – di spostare le udienze a fine estate, sapendo che avrebbero preso tre mesi di sospensione, che però arrivando negli ultimi mesi gli avrebbero fatto perdere solamente la parte finale della stagione, potendo correre senza problemi la successiva. Poco fa si scriveva a mo’ di battuta dell’Astana che poteva ‘farsi’ italiana. intanto nel 2014 come squadra italiana World Tour avremo solo la Lampre. E che Lampre sarà dovremo aspettare un mesetto e qualcosa, dopo le udienze che riguarderanno mezza squadra, tecnici compresi. A proposito, rispunta il nome di Cassani come CT. Credo sia la 50^ volta che capita. Se mai è stato ci sarà un motivo e probabilmente sarebbe da chiederlo al Davide.

sabato 19 ottobre 2013

A parte la Bora, che aria tira sul Giro 2014?

UN GIRO (FORSE) SENZA STELLE, UN GIRO (DI SICURO) SENZA LE ALPI E CON LE DOLOMITI APPENA TOCCATE. E UN GIRO IMPROVVISAMENTE SENZA I SUOI VERTICI. CHE GIRO CI ASPETTA?
IL CARROZZONE: “….va avanti da sé, con le Regine i suoi Fanti e i suoi Re….” canta Renato Zero in una delle sue più celebri canzoni. Intanto però, quello del Giro i suoi Fanti non li ha più, e tanto meno il Re. La notizia non ha ricevuto molto spazio. Almeno niente di clamoroso. Però quando vieni a sapere che i vertici dell’organizzazione Rcs del Giro (Acquarone in testa) sono stati sospesi dal loro ruolo per motivi che non sono mai stati declamati con chiarezza, pensi che non è robetta. A pochi giorni poi dalla presentazione della corsa, tradizionalmente evento dell’anno per la Gazzetta, qualcosa che puzza c’è. Che cosa, non è – fin’ora – mai stato reso noto. Si parla di soldi, capitali che sarebbero diventati uccel di bosco, ma niente è stato detto in forma ufficiale. Acquarone venne messo a dirigere il carrozzone perché in questi anni di soldi ce ne sono pochi e per qualche anno ancora sempre pochi ce ne saranno. Serviva una persona che sapesse sfruttare il marketing fino all’ultima goccia, e se possibile crearne di altro. Zomegnan era fenomenale nell’ideare la corsa, ma la direzione doveva stringere la cinghia e Michele Acquarone era perfetto nel ruolo. Nella seconda metà del decennio scorso aveva risistemato un bel po’ le casse Rcs per la Gazzetta, e si cercava lo stesso risultato per il Giro. Diciamo che Acquarone i soldi li ha cercati e anche trovati. Le partenze ‘estere’ della nostra gara in questi anni non sono votate solamente ad un’integrazione sportivo/culturale tra l’Italia e la Nazione a turno ospitante. Dal punto di vista dell’immagine – visto che l’immagine è la base per lo show-business – la presentazione televisiva della gara non c’è stata. I servizi RAI sui telegiornali sportivi sono stati minimi, quasi imbarazzanti pensando che stiamo parlando dell’evento sportivo che in primavera è secondo soltanto al Campionato di calcio. Che la RAI si fosse abituata a fare del Giro quel che le pareva non è un segreto. La ridicola trasmissione di Bartoletti poco dopo mezzogiorno ne era la prova, tanto che la stessa Rcs dopo un paio d’anni ha mugugnato sull’inutilità di certi personaggi amici di baffetto-chierichetto. Tipo il dottor Pasqualin, che di certo non faceva tre settimane di avanti e indietro per l’Italia a spese sue, e che ormai superava Sgarbozza in quanto a inutili fesserie speudo-ciclistiche. La RAI, già dall’anno scorso, non poteva spendere i soldi che Acquarone chiedeva per dargli il Giro. Di certo la presentazione ‘rinchiusa’ nel web non poteva avere la stessa audience tivù. E non è da escludere che dei servizi televisivi ridotti ai minimi termini non siano un modo ‘silenzioso’ di far capire ad Rcs che la tivù (cioè l’accordo che accettava l’offerta RAI) poteva essere tutta un’altra cosa per la visibilità dell’evento. Chi sarà il nuovo capo, il nuovo boss del carrozzone rosa? Vegni è apprezzato, ed è stato l’uomo che si occupava da anni più di strade da sistemare e ciclisti da ospitare che non di marketing e sponsor da accontentare. Uomo “di strada” quindi, di “gruppo” certo più di Acquarone che è stato “messo lì”. Ma dentro Rcs è da diversi mesi che le agitazioni sono ben vive. E non solo riguardo al Giro. D’altronde oggi quanti comprano un giornale? Rispetto al passato sempre meno.
LA GARA: c’è anche quella. Si salirà in sella di venerdì e se le Alpi non saranno troppo affollate, le Dolomiti molto meno del solito. Sarà una gara che finché non entrerà nel vivo, probabilmente vivrà di discorsi sulla figura ciclistica di Pantani, persona a cui l’edizione prossima guarda per i 10 anni dalla morte. I treni speciali carichi di tonnellate di retorica sono pronti a partire dal 1° binario. E sarà entusiasmante sentire discorsi pieni di zucchero e miele da gente che, quando lo scomparso scalatore italiano aveva i primi problemi di droga, ne prendeva le distanze per poi piangerlo una volta morto. Uno schifo che si ripete anche nella vita di ogni giorno per tanti di noi, che si chiamino Marco o meno. Sarà un Giro che toccherà località note per il 1° conflitto Mondiale ‘14/’18 con Vittorio Veneto, Bassano del Grappa ed il Monte Grappa (Monte sacro alla Patria), e i 70 anni dell’evento bellico di Montecassino. Ma dei 100 anni della 1^ Guerra non si è parlato. Pantani fa storia, la guerra non abbastanza. I giorni di riposo saranno 3 invece dei soliti 2: su richiesta del Giro, accolta dall’UCI, causa trasferimento dall’Irlanda. La prima giornata per testare il polso ai favoriti sarà la 6^ frazione con l’arrivo in salita di Montecassino, ma non aspettiamoci chissà che cosa. La tappa dedicata allo scomparso Pantani è la numero 8 (Foligno – Montecopiolo) con 3 salite faticose che daranno la prima sistemata alla classifica. Anche il giorno dopo (9^ frazione: Lugo – Sestola) ha un’arrivo in quota, ma gli ultimi chilometri non sono terreno per distacchi. Tocca muoversi prima. Diversi giorni dopo verrà riproposta l’erta di Oropa – ma non a cronometro – con due salite a precederla. Dovrebbe essere il giorno per vedere chi non potrà più vincere la corsa. Due giorni dopo – per la 16^ frazione – l’arrivo in Val Martello (con Gavia e Stelvio prima) è attesa come la tappa Regina, ma potrebbe diventarlo invece la numero 18 che parte da Belluno per il Rifugio Panarotta, con 16 chilometri di salita all’8% di pendenza media, quando le gambe – visto che mancherà poco alla fine della corsa – iniziano a lampeggiare per tutti. E se tutti saranno lì ad attendere lo Zoncolan nella penultima giornata, con Passo Pura e Sella Razzo, forse il Giro si deciderà il giorno prima con la crono-scalata Bassano del Grappa – Cima Grappa: 27 i chilometri che negli ultimi 9 chilometri potrebbero far saltare il banco. A parte la cronosquadre d’apertura – pura passerella pubblicitaria – e la scalata al Grappa, la cronometro è rappresentata in maniera tradizionale con la Barbaresco – Barolo di 47 chilometri. Una prova degna di un’adunata Alpini viste le terre attraversate, con l’arrivo in leggera salita che propone un percorso da specialisti.
RUOTE VELOCI AVANTI TUTTA, E BIG CERCASI: saranno otto le frazioni che strizzeranno l’occhio ai velocisti. Tanta roba. Ma se per le ruote veloci i nomi non dovrebbero mancare, per la generale non ci sono al momento nomi di primo piano che, a parte le solite frasi di circostanza, abbiano dato garanzie di presenza. Tutti guardano al Tour e i ‘boss’ francesi gongolano. Nibali cerca il Tour con l’idea “dell’ora o mai più”, Froome non vuole far pensare ad una vittoria fortunosa e sa che una seconda vittoria farebbe tacere tanti, mentre Contador vuole far vedere che se i suoi anni migliori stanno passando (Alberto è ai vertici da circa 7 anni), un colpo grosso può ancora spararlo. In pratica il Giro potrebbe ritrovarsi con Basso e Scarponi come big italiani, ed Evans e Rodriguez per gli stranieri. Si vocifera di Quintana. Sarebbe un bel nome, ma certo al momento si spererebbe in qualcosa di più. I trasferimenti hanno subito un giro di vite, a parte quello europeo per i primi tre giorni di corsa. Era veramente ora. Negli ultimi anni gli atleti arrivavano in albergo stremati e stufi, più per il quotidiano stramaledetto albergo da raggiungere nelle ore più trafficate, che non per altro. A parte l’Astana che, quando possibile, per facilitare i rientri tardo-pomeridiani di Nibali, lo scarrozzava con l’elicottero. Idea buona per chi può; in 15 minuti di volo ti fai l’equivalente di un’ora di macchina. E proprio parlando di destinazioni, chiudiamo parlando del finale. Il sipario verrà calato in Friuli Venezia Giulia. Trieste aveva più soldi di altri, ma è una città che ha le possibilità di regalare un bel salotto conclusivo. Potrebbe essere la sorpresa piacevole del 97° Giro Ciclistico d’Italia.

martedì 15 ottobre 2013

"Questo è per te tesoro. Lo sai che ti amo tanto!"

DALLE PENE PER IL DOPING, AL PENE PER L’ANTI-ANTI-DOPING, FINO A DI LUCA IN PERFETTO STILE CHARLIE CHAPLIN.
In questo giorni fa curiosità il pene finto anti-doping – regalo della premurosa fidanzata – che un rappresentante dell’Aeronautica, Devis Licciardi, ha cercato di usare durante il controllo urine. Tesi difensiva: pare che l’atleta volesse dimostrare che i controlli anti-doping possono essere aggirati. Dunque il tentativo è stato fatto per il bene dello sport. Se cliccate nel motore di ricerca qualcosa tipo “Pene finto anti-doping” penso possiate trovare qualcosa con facilità, visto ch’è roba recente. Ah, l’Aeronautica non ha perso tempo nel presentare richiesta di dimissioni immediate del fiero rappresentante. Che ingrati!
Questionando di organi riproduttivi maschili, non si esce dal seminato parlando di un coglione. Di Luca, autore a quanto pare di una scena muta davanti al Giudice di turno, dovrebbe ricevere una radiazione a vita. Cosa gli cambierà questo nessuno lo sa, visto che la sua carriera era già agli sgoccioli. Restano le emozioni e la gratitudine dei dirigenti scolastici che in passato lo avevano invitato a parlare ai ragazzi in alcune scuole, per dire loro che il doping è uno sbaglio. Buon erede dell’abruzzese, irrompe sul palco Santambrogio che aveva ricevuto la richiesta da parte della Procura Anti-doping di fare nomi e cognomi. Ma preferendo seguire le orme del suo maestro, l’ex ciclista della Fantini ha tenuto un’onorevole livello d’omertà. Chiaro che avendo ancora la possibilità di correre, Santambrogio vuole tornare in gruppo con il timbro dell’uomo che non tradisce. Casomai gli andasse male, potrebbe sempre chiedere un lavoro a Di Luca nel negozio di biciclette dell’abruzzese. Già possiamo immaginare le belle future biciclette Di Luca, modello EPO 2007, oppure quella speciale modello EPO/2-2013 fare bella presenza in gruppo.

martedì 8 ottobre 2013

Il Toscana di oggi e gli altri Toscana sparsi quà e la.

OGNI TANTO – COME IN QUESTA OCCASIONE – CAPITA CHE FACCIA IL LAVATIVO, SFRUTTANDO GLI ALTRI PER FARE UN PEZZO. STAVOLTA TORNO INDIETRO DI POCO TEMPO. AL TOSCANA FEMMINILE.
A seguito del post dedicato al discusso ‘Toscana’ femminile – roba di poco tempo fa, in settembre – “The Preacher” lascia un commento basato sull’esperienza diretta fatta sul campo al seguito delle corse in rosa, e racconta che; “…12 anni fa sul defunto forum dell'agonizzante ciclismodonne.com denunciavo la pericolosità di certi percorsi, di certi arrivi e puntualmente arrivava un certo Reynal (si faceva chiamare così...Non l'ho scordato) a dirmi che "va più che bene così, che le ragazze non possono pretendere nulla, che se vogliono è così altrimenti possono andare a fare la calza..." ecc ecc. Era inevitabile che prima o poi sarebbe saltato il tappo, in pochi anni di frequentazione ho visto di tutto: rettilinei d'arrivo lastricati in pavè che c'è da aver paura a farli a piedi e strettoie da imboccare a tutta velocità (Cento-FE, e mi domando se la caduta di tale Rodolfo Massi a un Giro d'Italia di tanti anni fa non abbia insegnato nulla, commissione tecnica, dove cazzo sei?), rettilinei d'arrivo IN CURVA come quello di Villadose (RO) dove ho visto coi miei occhi una caduta terrificante ad una gara junior/under 20, i tombini di Camin (PD) mezzo metro dopo la linea del traguardo, i rattoppi sull'asfalto un metro si e l'altro pure sul rettifilo d'arrivo a Sala Baganza (2006 credo) e potrei continuare. Non parliamo poi della gestione del traffico, troppe volte mi è capitato di vedere automobilisti infischiarsene bellamente delle indicazioni di scorta tecnica, protezione civile, vigili urbani ecc. Le ragazze non hanno chiesto la luna, SOLO condizioni di sicurezza proprie di corse che si fregiano del titolo di categoria elitè, si sono rese conto che non sussistevano e hanno tirato i freni, spiace che ci sia andato di mezzo Brunello che una delle poche persone che continuano a PERDERE soldi nel ciclismo femminile solo per passione, ma se non si può correre, non si può, punto”. (……) “…..Spero (e concludo) che si inizi ad AGIRE e non solo a PARLARE di un minimo salariale per le atlete anche se ai tanti "Reynal" di cui sopra (quelli del "questo costa troppo, non si può fare, le ragazze si arrangino con quello che c'è altrimenti A CASA, io avevo un progetto* ma la federazione me lo ha cestinato) la cosa darebbe un po' fastidio. Postilla: leggo che secondo i "detentori del verbo" NON si parla di ciclismo femminile, il ciclismo femminile "si vive"; il ciclismo femminile si vive aggiungo io, se hai tempo e soldi da buttare in trasferte, hotel ecc . (*caro Reynal, caso mai ti capitasse di passare di qui: il tuo progetto è stato cestinato perché probabilmente aveva delle lacune, un modo gentile e carino per dire che faceva schifo.) Perché dare spazio nuovamente a questo argomento? Perché riguardo a quanto capitato (il rifiuto di molte atlete a non correre la fine della corsa toscana per le condizioni di sicurezza) si è passati alle richieste di danni da parte degli organizzatori, alle carte bollate, e quindi alle risposte per le medesime vie burocratiche da parte delle cicliste. Cosa triste, ma per niente sorprendente, è constatare che lo ‘sciopero ciclistico’ messo in atto è stata una delle poche occasioni in cui sulla stampa si è scritto con discreta (ma non troppo esagerata) evidenza, di ciclismo femminile. A parte quando ai vari Mondiali le medaglie targate Salvoldi continuano a portar ossigeno al paziente di nome FCI. In questo caso la testimonianza è stata quella di una sola persona, ma è sufficiente a render l’idea di situazioni che in campo maschile avrebbero fatto saltar gare.

venerdì 4 ottobre 2013

"Gentili signore e signori, buongiorno!"

IL GIRO DI OGGI, QUELLO (NON TROPPO) DI IERI, E LE PICCOLE GIOIE CHE DAVA QUEL GIORNO DI PIENO AUTUNNO.
Quest’anno toccherà il 7 ottobre – quindi lunedì – e a meno di notizie dell’ultima ora, dovrebbe ricalcare l’invisibile presentazione (tivù) dell’anno scorso. Dal punto di vista televisivo, il Giro d’Italia fece un bel salto in avanti alla fine del secolo scorso. La corsa iniziò ad avere un suo spazio televisivo ben preciso, che grazie alla diretta televisiva integrale portava in presa diretta le piccole emozioni all’appassionato che un’ora di televisione poteva dare. La squadra giornalistico/ciclistica RAI non era numerosa come oggi, e forse per questo ti annoiavi meno, e non vedendo l’ora – come nella seconda metà del decennio scorso – che mandassero i filmati delle frazioni. Oggi la presentazione viene fatta il prima possibile. Aldilà che, potessero farlo, il Giro 2015 forse lo presenterebbero il giorno in cui finirà quello 2014, voglio mettere giù le piccole soddisfazioni che per diversi anni ti dava il ‘vecchio’ calendario del Giro. Intanto quello che era ed è il Giro: una avvenimento sportivo di primaria importanza prettamente primaverile (anche se nell’ultima edizione manicotti, bestemmie, tè caldo, mantelline e a volte guanti sono stati bei protagonisti in gruppo), che trasporta quel sentore primaverile sempre simpatico e amico. Per questo motivo il ‘vecchio’ Giro – presentato solitamente nella seconda metà di novembre – ti dava 90 minuti di primavera nell’animo, specie quando guardando fuori dalla finestra vedevi il sole andare a nanna, ed erano solamente le 4 del pomeriggio. Sullo schermo vedevi Cassani con i capelli ancora non tinti (a proposito: ultimamente ha schiarito un po’ il nero e comunque anche Martinello pare andargli dietro) pedalare in maniche corte nel sud Italia, e nel contempo ficcavi un pezzo di legno nella stufa. Lo vedevi fiancheggiare il lungomare che al massimo metteva i manicotti, e tu mettevi il pile perché dovevi uscire 2 secondi per un cesto di legna. Chiaro che questa visione ciclistico/romantico/stagionale non fa nessun effetto a chi abita lontano da vallate alpine o dolomitiche. Quando abiti in zone in cui l’inverno vero dura un mese e mezzo al massimo, difficile raccontare gli umori che respiravi dalla tivù, in quello ch’era solitamente un sabato pomeriggio. Era come se il Giro avesse già corso la sua prima tappa. Se poi vedevi la tua città scritta a caratteri evidenti sullo schermo, ti sentivi come se una tappa l’avessi vinta. Con il passare degli anni la presentazione è cambiata. Suor Alessandra è diventata presentatrice, gli esperti sono sempre quelli da anni, ed i filmati – ch’erano la mezz’oretta che gli appassionati attendevano – diventarono sempre più rari, fino a due anni fa quando Savoldelli li fece in motocicletta e lì si capì che il Falco di far fatica aveva proprio perso la voglia. Resta sempre impareggiabile, anche per la lunghezza che superò la mezz’ora, la presentazione filmata delle frazioni del Giro 2000 – fatta nel 1999 – con Sandro Fioravanti al commento e Cassani alla bici che bucava salendo verso il Croce d’Aune o che, astemio, si beveva il vino ‘primitivo’ prima di ripartire. “La, dove il salmastro sarà nelle nari di chi, respirando forte, si preparerà all’arrivo”, diceva Fioravanti. “Anquetil andava a Champagne, io vado a vino primitivo” diceva Cassani.

martedì 1 ottobre 2013

Ottobre; l'editoriale

BRIAN COOKSON DIVENTA IL NUOVO BOSS DELL’UCI. SI CHIUDE UN’ERA DURATA DUE DECENNI. E L’ITALIA? FORSE PERDERA’ PESO E FORSE CE LO MERITIAMO.
“I vecchi dirigenti ci avevano provato fino all’ultimo momento a complicare l’iter burocratico/elettivo per l’elezione del nuovo Presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale. Sei ore di seduta e la vittoria con 24 voti a favore su 42 per Cookson. Adesso si apre un periodo che porterà aria nuova e non più una semplice rinfrescata alle pareti. Patrick McQuaid leva le tende dalla poltrona più importante, dopo essere stato ‘delfino’ di Verbruggen per un decennio. Praticamente, tra il primo ed il secondo, un’era dirigenziale che abbraccia il periodo che, partito dalla prima metà degli anni ’90, era durato fino a pochi giorno addietro. Inutile elencare tutte le cose fatte, rifatte, cambiate, ricambiate, decise, ritirate dall’UCI negli ultimi 20 anni. Limitiamoci al discorso riguardante i Mondiali Juniores. Alcuni anni fa l’UCI decide che i Mondiali Juniores meritano la stessa considerazione della categorie maggiori. Pensiero giusto e nobile. Quindi si decreta che la Nazione eventualmente ospitante la rassegna iridata, s’impegni ad allungare i giorni di gara facendoli diventare una settimana piena, con l’inserimento delle gare Juniores. Poi ecco il risultato: le gare Juniores non vengono trasmesse in tivù. Quando pochi anni addietro le gare iridate vennero fatte in Danimarca ci volle la (vivace) insistenza dei capi della televisione danese per irradiare il segnale (i Mondiali ‘televisivi’ sono prodotti dall’UCI stessa, un po’ come la Formula 1). Una diretta che la sera prima non era prevista, la mattina dopo venne mandata in onda. Prima mi imponi di spendere soldi per inglobare gli Juniores, e quando posso irradiare in tutta Europa le immagini (il ciclismo è sport imbattibile per la promozione turistica), mi dici che le gare Junior non sono previste nelle dirette? A parte il fatto che se lo fecero i danesi, vai a capire perché la RAI non ha fatto lo stesso quest’anno, il neo Presidente Cookson dovrà ripartire con dei contratti che dovrà onorare fino in fondo, anche se non entusiasmanti per la sua idea di ciclismo. Ma tant’è, queste ‘eredità’ sono spesso presenti in successioni di questo genere. Piuttosto dell’Italia che cosa resterà? Il nostro Di Rocco, ex Vice-Presidente UCI sempre vicino a Mc Quaid, che considerazione avrà? Cookson vede l’Italia – nel senso di Federazione Ciclistica – come una Nazione che, mettendo sul tavolo un passato certamente glorioso, non vuole però saperne di cambiare. Nella nostra tradizione noi italiani sappiamo sempre come trovare un modo per salire sul carro del vincitore. Ma vedendo come stiamo messi in Italia dal punto di vista dell’organizzazione ciclismo, la voglia di lasciare la nostra Nazione fuori dalle poltrone che contano è forte. Quel ch’è peggio è che forse sarebbe anche meritato.”