«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 17 dicembre 2009

Per favore, qualcuno mi spieghi cos'è il ciclismo.


Nella foto, me stesso;autoritratto?

SPESSO ME LO CHIEDO. SOPRATTUTTO QUANDO GIRO A CURIOSARE NEL WEB E TROVO SITI DI ALTRI APPASSIONATI. QUALCUNO HA UNA RISPOSTA?

Solitamente, in questo sito scrivo sul ciclismo di altro livello; uomini o donne, sempre nell’elite di questo sport e di altri personaggi che ne alimentano la leggenda (Contador, Schleck, Armstrong, Guderzo, Basso, Roata…). Ma da sempre amo vivere il ciclismo senza la spinta antipatica – a volte incomprensibile, per me – della ricerca di un agonismo continuo e dei suoi numeri.
Ho smesso di correre gare anni fa. Ormai il parlare di ciclismo con gente che pedalava era una noia mortale. Solo, soltanto numeri; questo usciva ed ancora esce dalla bocca. Tutti preoccupati per il numero; quello della media, quello del cronometro, quello della bilancia, quello della posizione in classifica, quello dei chilometri fatti, quello che han speso per la bici, quanto pesa quest’ultima o quella che avevano prima.
Io quando salgo in sella pedalo. Direte; sai che novità. Noi che facciamo? Ci tagliamo le unghie dei piedi? I numeri che tengo da conto son quelli che mi scrivo nel quaderno quando torno a casa – perché il sottoscritto è uno che si spreca a scrivere ancora sul quaderno con la penna – e sono quelli dei chilometri che ho appena pedalato. Basta.
Quando vengo affiancato da un ciclista, o quando raggiungo un ciclista, non chiedo quanti chilometri ha fatto da febbraio (o da gennaio). Chiedo dove è appena passato, o dove ha idea di andare e se vuole pedalare con me. Non riesco a dare importanza ai numeri. Non me ne frega niente. Eppure da quasi tutti – e ripeto la parola “quasi” perché con qualcuno riesco ancora a parlare di ciclismo senza solo numeri – ricevo solo domande basate sui numeri. Ma sarà mai possibile che la gente abbia sempre, costantemente bisogno di confrontarsi con gli altri? C’è tutta questa insicurezza nel mondo? Eppure i chiacchieroni che hanno una risposta per tutto non mancano mai.
L’inverno è fatto per gli sport invernali? Ma che siam matti? Una volta! Adesso guai! Bisogna pedalare per non perdere la gamba! Sei stufo, o stufa, di pedalare con la specialissima? Usa la Mountain Bike! L’inverno è freddo? Vai con lo spinning e l’Italia è felice! E poi ci si stupisce se con l’arrivo di Agosto c’è gente che inizia a saltare allenamenti perché si sente stufa. Per forza!
Pedalo in salita appena posso. Per questo motivo faccio meno chilometri di chi pedala su strade pianeggianti per l’80% del tempo. Mi spacco le gambe dal male sotto il sole tiepido di febbraio, ma non perché vado come una moto, ma perché i muscoli sono fermi anche da due mesi. La schiena mi fa tirar sacramenti al mondo per almeno tutto il primo mese di allenamenti. Il culo brucia che piango. Ma mi sta bene così. Capisco così i miei limiti, capisco quando posso provare a farli a pezzi, e così facendo lascio che sia il mio corpo a parlarmi e non un contachilometri o cardiofrequenzimetro. Cerco in ogni momento che pedalo di far meglio che posso e quel che vien fuori amen. Sia brutto o bello. La gente parla tanto di semplicità, per poi farsi dire dai numeri quanto vale? Complimenti.
Forse il mio ciclismo è morto e non me ne sono accorto. Forse avere questi pensieri nell’animo è, disse Mauro Corona; “Come ‘misiare’ la polenta nel cervello!” Corona o meno che sia, per favore qualcuno mi spieghi che cos’è il ciclismo!

venerdì 11 dicembre 2009

Letterina a Babbo Natale 2009



I BRAVI BAMBINI POSSONO SCRIVERE LA LETTERINA A BABBO NATALE (foto), QUINDI ECCO LA MIA.
(comunque, lo ricordavo diverso...mah!...)

“Caro Babbo Natale…
Spero di rivederti anche questo Natale, ma stavolta non arrivarmi sbronzo perso a casa, che l’anno passato mi hai ridotto il tappeto uno schifo. E ricordati che i camini non sono quelli dei film, che l’anno scorso hai spaccato quello del mio vicino di casa, che poi abbiamo dovuto rompere i c******i ai pompieri alle 4 di notte per disincastrarti. Che fra gli; “ohhh, issa!” di loro che tiravano e le tue bestemmie, altro che notte di Natale.
Porta una tappa del Giro-Donne 2010 dalle mie parti, che salite ne abbiamo fin che vuoi, e può venir fuori un garone da spaccar le gambe delle cicliste, che ce le hanno belle senz’altro ma i pedali si devono comunque girare.
Porta sotto l’albero dell’Ilaria un set di canne da pesca, e alcuni buoni benzina per i pieni del suo Kangoo, che poi sa lei cosa deve farci co ‘ste robe, visto che da qui al Lussemburgo di strada ce n’è un sacco.
Porta sotto l’albero di Alessandro tutto quel che serve per fare il suo GS femminile, con gente che non gli fa perder tempo per niente. E pure una macchina fotografica che sia una figata. “Robe fatte moderne” come direbbe il vecchio Mosole.
A questo proposito, porta a Remo Mosole un vocabolario di italiano. Ma semplice. Non roba troppo complicata.
Portaci un ciclismo più pulito, 4 gatti in più alle gare femminili, riporta Roata sulla Moto 1 al Giro, che così quando gli passano la linea ci divertiamo, e confermalo come voce del ciclismo rosa.
Regalaci una puntata di Porta a porta con Mauro Corona ospite, e mandala in prima serata così ci pisciamo addosso.
Fa in modo che la Rai non cambi la musica per la sigla del Giro d’Italia che è bella così, anche perché le musiche di Paolo Belli avevano rotto le balle.
Regala salute a chi non ne ha, fai diventare il mondo un posto migliore, porta il posto fisso a chi ne ha bisogno.
A me bastano poche cose; Charlize Theron sotto l’albero col vestito di Wonder Woman, che io mi vesto da Lord Fenner e gliela faccio io la trilogia dello Jedi, Dolby Surround compreso porca paletta!

PS; dimenticavo.
Non parcheggiare la slitta nel mezzo della strada, che poi l’anno scorso le renne hanno cagato così tanto mentre entravi nelle case a portar doni, che alle 7 di mattina di Santo Stefano ho riempito 3 carriole di roba per ripulir la via.”

Manuel

sabato 5 dicembre 2009

Il ciclismo davanti al caminetto.


“Voglio essere il primo!” sembra dirci Pellizotti, professionista dal 2001.
Passo di Gavia, Passo del Mortirolo, Plan de Corones, Monte Grappa, Aprica, Passo del Tonale… sembra proprio un Giro disegnato per lui. Caro Franco se non quest’anno, quando?



SEMBRA ESAGERATO MA, CON DICEMBRE, LA STAGIONE CICLISTICA E’ PARTITA. GLI EROI STANNO TORNANDO IN SELLA PER LE LORO PRIME PEDALATE. DA BATMAN A FLASH GORDON, DA ARMSTRONG A CONTADOR, DA SCHLECK ALL’UOMO RAGNO.
PENSANDO A CASA ITALIA, SU TUTTE LA LIQUIGAS 2010 CON I FANTASTICI 4.

Franco Pellizotti, Vincenzo Nibali, Roman Kreuziger, Ivan Basso; 4 ciclisti che potrebbero essere capitani di altrettante proprie formazioni. Certo è che se stona lamentarsi della minestra troppo grassa, forse ogni tanto un brodino sarebbe salutare. I dirigenti Liquigas senza troppi problemi parlano di avere 3 o 4 uomini di riferimento nelle gare a tappe. Buon lavoro per la diplomazia che dovranno usare a quintali.
Pellizotti troverà un Giro che sembra disegnato per lui. Con tutte le montagne che arrivano nella seconda metà, di salite ne avrà fin che vuole. Vedremo lui e Basso ricomporre la strana coppia senza idee chiare, come all’ultimo Giro? E Nibali? Lui pensa, pedala, parla, fatica, pensando a Parigi. Se fa il Giro farà il gregario? Se sarà così, non lo rifarà al Tour, questo è certo. E allora saranno lui e Basso la strana coppia?
Poi eccoti Kreuziger, che fermo non è, visto che nelle ultime 2 stagioni a fatto e vinto due corse che non sono gare di 2° piano; Giro di Romandia e Giro di Svizzera. Al Romandia ha vinto un’edizione, ed è arrivato 2° nell’altra. Nella corsa svizzera, una volta ha vinto e nell’altra è arrivato al 3° posto finale.
Poi il discorso legato all’età. Basso e Pellizotti sono il presente ma non troppo il futuro. Il ciclista di Cassano Magnano ha 32 anni, lo scalatore friulano 31. Sono gli ultimi anni buoni – cera a parte – per la maggior parte dei campioni. Dietro a questi due ci sono gli entusiasmi, la giovane età, la voglia di emergere e di vincere di Nibali (25 anni) e Kreuziger (24).
Di Nibali si dicono mezze meraviglie da due anni. Ragazzo molto sveglio, sa che in questa stagione deve, e lo vuole lui per primo, fare meglio. Ma è anche un ciclista orgoglioso, e per questo è difficile vederlo come uomo da gregariato in seno al suo GS, soprattutto nelle corse a tappe più sentite. Roman invece se ne sta quasi zitto (quasi, perché anche lui vorrebbe far classifica in Francia), ma andando a cercare il famoso pelo nell’uovo, tra i fantastici 4 solo Basso ha vinto di più.
In teoria di gare ce ne sarebbero per tutti e quattro. Nella pratica sarebbe bello poter assistere ai discorsi messi sul tavolo dai dirigenti del GS italiano, quando si è trattato di decidere gli appuntamenti della stagione. Stagione, quella che si sta iniziando a preparare, che per la Liquigas sarà targata Dolomiti con il primo incontro sul Passo San Pellegrino pochi giorni addietro. Passo San Pellegrino che avrà ospiti gli uomini Liquigas anche durante la stagione, per affinare le preparazioni, e starsene un po’ in pace a pedalare, prima del Giro e del Tour.

martedì 1 dicembre 2009

Dicembre:l'editoriale


10 cicliste per me, posson bastare?


ORMAI COCCOLATO DALLE BRACCIA DEL TEMPO CHE NON TORNERA’, IL 2009 INIZIA A SALUTARE.
E’ STATO UN’ANNO SPECIALE; IL GIRO DEL CENTENARIO, IL 20° GIRO FEMMINILE E 3 TITOLI MONDIALI TUTTI AL FEMMINILE. IL SIPARIO SI CHIUDE E LE LUCI SI SPENGONO. TRA POCHI GIORNI, SOTTO L’ALBERO, IL BIMBO CHIAMATO 2010 INIZIERA’ A CAMMINARE.

Editoriale breve. Lo spirito natalizio la fa da padrone.
Mai come quest’anno si è vissuto un’anno particolarmente sentito; 100 anni per il Giro dei maschietti, 20 candeline per quello rosa. Tante gioie sono arrivate dalle nostre ragazze, con titoli mondiali su strada, su pista, su strada Juniores. Amarezze forti sono giunte dal Giro, prima e dopo; nel dopo con Di Luca, ricoperto di applausi per 3 settimane, che ha rovinato un suo Giro corso in grande, e forse chiudendosi la carriera nel modo peggiore. Nel prima, Rebellin ci ha ferito profondamente. Da anni riceveva solo complimenti e aveva da poco vinto per la terza volta la Freccia-Vallone, salvando il bilancio italiano per le classiche del nord Europa. Ma ci sono anche immagini da ricordare in positivo.
Venezia mai così bella e che si concede come poche volte in passato, nel diventare un teatro unico al mondo per mandare sul palcoscenico attori tra i migliori al mondo. Tutti giovani e con costumi di scena dai mille colori. Le terre dell’Abruzzo colpite a morte e accarezzate dal vento della solidarietà da ogni angolo d’Italia. L’arrivo a Roma con Menchov nuovo Zar del ciclismo, premiato nientemeno che dal nostro Presidente della Repubblica.
Poi ecco il Tour, che concedeva la disfida tra i ‘ragazzini’ Schleck e Contador – quest’ultimo nuovo gigante del ciclismo, degno erede di Armstrong – e appunto lo statunitense che quest’anno ha dato il via alla sua terza carriera agonistica. Una cosa mai vista prima. Nel mentre il Giro-Donne, vinto da una tedesca, e che inizia il cammino verso Mendrisio, dove i sorrisi più belli arrivano dalla Cantele e dalla Guderzo, senza dimenticare la Bronzini, iridata in primavera sull’anello veloce, e la Callovi iridata in quel di Mosca.
Immagini che sono passate veloci come la pedalata del tempo. Mai ferma, qualunque sia la salita, essa avanza senza l’imbiancar di capelli. Il tempo è il ciclista mai stanco, la sua borraccia è sempre piena, le sue energie infinite. Nelle sue tasche ci sono tante cose; le nostre gioie e i nostri momenti brutti, i nostri sbagli e le cose buone. Ricordiamoci delle cose buone. Cerchiamo di essere parte di qualcosa di buono, ma che qualche pezzetto sia lì anche per gli altri. Dell’egoismo non sappiamo cosa farci. Se lo ricordino sempre i ciclisti e le cicliste che imbrogliano. E al riguardo di questo, visto che siamo verso Natale e un’aria di amichevole poesia è tradizione, calci in c**o a chi ci prende per il c**o.
Buone feste da Manuel.

giovedì 19 novembre 2009

Il ciclismo davanti al caminetto.


RIPRENDO IL RIASSUNTO DELLA MIA ANNATA SULLA BICI E AL SEGUITO DELLE CORSE. PASSATO IL GIRO DEI 100 ANNI, PROTAGONISTE DIVENTANO LE PEDALATE DELL’ALTRA META’ DEL SELLINO.

(seconda parte; Luglio/ Novembre)
Dopo la prima metà della stagione, dedicata al Giro del Trentino e al Giro del centenario, condivisi alcune corse con l’amico Alessandro. Iniziai dal padovano grazie alla gara monumento per eccellenza a Camin di Padova, con la 2^ (e ripeto, seconda) edizione della classica città di Padova. Come possa una gara definirsi ‘classica’ già alla seconda edizione resterà un mistero, ma essendo la gara che si corre nella località dei record, non mi pongo più domande.
Diversi gli spunti di quella giornata; per ingannare l’attesa tra un passaggio e l’altro della gara – corsa in circuito – un suo amico per 3 volte tentò il suicidio cercando di gettarsi da un ponte (mai contento, tra l’altro, delle angolazioni scelte dal fotografo per immortalare il momento), la pioggia bella forte che arrivò nei minuti di presentazione delle squadre, per smettere appena quest’ultima era finita, i sacramenti che papà e mamma di una ciclista caduta si scaricarono addosso dando uno spettacolo vergognoso, l’ombrello perso di Alessandro e poi visto in mano a uno spettatore passarci davanti, una signora che con una certa decisione ci caldeggiò molto il fare quintali di fotografie alle ragazze e, tra l’emozione generale, l’apparizione ad un giro dalla fine dell’apparecchiatura per il fotofinish. Ne avrei ancora ma penso basti. Il clou, per la seconda parte della stagione, doveva però arrivare.
A parte gli infarti multipli provocati al sottoscritto grazie ai nostri angeli azzurri il sabato dei Mondiali di Mendrisio – che non seguii sul posto ma in TV, e forse per questo sono ancora vivo – ci fu la bella occasione datami da Ilaria che mi invitò a Firenze proprio per l’arrivo del Giro di Toscana Femminile. Con 8 parole di cui una magica; “Vieni qui che c’è anche la Guderzo, dai!” mi convinse e mi divertii. Anche perché come antipasto andai a vedere la corsa di suo figlio Liveri nella zona del Mugello il giorno prima. Firenze è bella. Spiace che non avevo la possibilità di fermarmi per altri giorni, visto che con l’Ilaria a farti da Cicerone te la godi meglio. Per l’arrivo del Giro di Toscana riuscii a ritrovare Alessandro entusiasta nella zona d’arrivo, munito di tutto punto per le sue foto e pronto a passarmi il “mio” pass per la zona traguardo (quando si dice avere le giuste amicizie). Concludemmo la manifestazione distribuendo centinaia di borracce al pubblico. L’Ilaria soprattutto; se ne portò a casa una decina.
Mi dispiacque andarmene quella domenica stessa perché quel poco che vidi di Firenze fu proprio bello. Anche se devo dire che potendo ‘beccare’ il nuovo Frecciarossa per ritornare verso casa, ne sono rimasto entusiasta; passare nelle stazioni a 150 chilometri orari (parole del bigliettaio), fa più impressione che viaggiare a 250 quando il piccolino è lanciato. Per il resto, senti un rumore ch’è poco più di un sibilo.
Ultimo appuntamento dell’anno fu la Coppa del Mondo di ciclocross a Lovadina di Spresiano (TV). Passando a Spresiano ritrovai Alessandro in stazione e ci recammo al Centro Sportivo Le Bandìe di proprietà di Remo Mosole e famiglia. Tra una corsa, un panino, due parole e la cronaca dello speaker (Ale, non mi ricordo il nome! Se leggi dammi la dritta!) imparammo che la Coppa del Mondo (World Cup) era diventata la Coppa della Guerra (War Cup!) e che quando si mischiano italiano, francese ed inglese i risultati sono esilaranti. C’era il gelato gratis per tutti – come Mosole aveva anticipato – e se qualcuno voleva mangiarsi un panino e una birra doveva chiedere un mutuo alla banca; un panino? € 3,50. una pizzetta tipo supermercato precotta e unta? Anche per lei € 3,50. dico, sono 6.760 delle vecchie lireee!!! Praticamente, per un pasto spendevi quasi 12.000 lire. Meno male che noi avevamo la nostra roba.
Con quest’ultimo appuntamento si è chiusa la mia stagione 2009, anche se quando il termometro lo permette salgo in sella per guardarmi il bosco d’autunno che mi saluta in alcuni punti dove allunga i suoi rami verso le strade. Nemmeno il tempo di scrivere queste righe, che già è arrivato il Giro 2010, e per questo l’idea e l’attesa per la prossima stagione già riscaldano l’animo in questo inverno che va ad iniziare tra non molto. Ora come ora, l’idea per il prossimo Giro riguarda il Monte Grappa; vedremo. Ringrazio le persone nominate in questo riassunto diviso in 2 parti, per avermi reso più bella una passione già bella di suo.

Nota a margine; l’immagine più bella me la portai a casa da Spresiano. Una ragazza che avrà avuto 10 o 12 anni, era ultima e staccatissima nella sua corsa mattutina. Nessuno le dedicava uno sguardo. Fermai Alessandro e gli feci guardare con me quella ragazzina. Nel superare l’ultima fatica del percorso, un su e giù molto veloce e corto, si arrese alla stanchezza. Scese di bici, iniziò a spingerla pian piano sbuffando. In viso era tutta rossa per la fatica. Arrivata al culmine dell’ostacolo, iniziò la fase discendente sempre a piccoli passi per non cadere. Era stanca, sudata, ultima di tutti ma andò giù piano piano, fino a tornare sul tratto in piano. Risalì in sella, sbuffò ancora e andò a chiudere la sua gara. Ultima di tutti, nessuno la guardava nemmeno per sbaglio, tranne noi due. Fu bravissima. Spero che dopo l’arrivo le abbiano dato il gelato più grande del mondo.
Penso a Riccò, alla Cucinotta, a Di Luca o Vinokurov, e la rabbia è forte.

martedì 17 novembre 2009

Il ciclismo davanti al caminetto.


PASSIAMOCI UN PO’ IL TEMPO IN QUESTO MODO, COSI’ AGGIUNGIAMO CULTURA A ‘STO SITO…

Dorme la bici bella e lucente,
come anche il bosco spoglio e silente.
Brucia la legna nel caminetto,
che l’animo scalda in modo perfetto.
Ormai lungo i prati, la brina comanda,
e c’è il Pettirosso che dal bosco ora canta.
E mentre il ciclista aspetta il suo Giro,
nascosto in legnaia dorme anche il Ghiro.

Silenzio sul Grappa che adesso è assopito,
fin quando a Maggio non passerà il mito.
Riposa anche il Gavia, che dei monti è un gigante,
che farà patir tanto chi andrà su un po’ irridente.
Dormicchian sornioni Mortirolo ed Aprica,
che quel dì, pei ciclisti, sarà tutt’altro che amica.
Si beve tranquillo un’ombra di vino,
chi scrive ‘ste righe, che si sa è un bell’omino.

Il Giro ora dorme, ed è scesa la notte,
e Gigi Sgarbozza s’attacca alla botte.
Un’angelo in sogno m’appare; uno scherzo?
ma poi guardo bene; è lei, la Guderzo.
E meglio che smetto di metter giù in rima,
e smetto di prendere anche il vino in cantina.
Un bacio a voi tutti che chiudiam ‘sta boiata,
e cedo la linea a Lorenzo Roata.

venerdì 6 novembre 2009

Il ciclismo davanti al caminetto.


Quale Lampre sta costruendo 'Beppe' Saronni?

ASPETTANDO L’ARRIVO DEL GENERALE INVERNO, TORNA IL PERIODO DEDICATO ALLE CHIACCHIERE INVERNALI DAVANTI ALL’AMICHEVOLE FUOCO DEL CAMINO*.
UNA DOMANDA SUL MERCATO DELLA LAMPRE; NEL 2010 CUNEGO NE SARA’ ANCOR DI PIU’ L’UOMO SIMBOLO. MA CHE SQUADRA AVRA’ A DISPOSIZIONE?

* camino che non ho, ma voi lavorate di fantasia che stiamo a posto.

Solitamente il ciclo-mercato non è minimamente paragonabile a quello del calcio-mercato, dove la più scema delle notizie finisce nei TG; Del Piero non ha attraversato sulle strisce perché erano bianche e rosse, e non le classiche bianche e nere… Ronaldinho si taglia le unghie dei piedi dai ragazzi dell’officina sotto casa, e altre boiate così. Per questo capita che, chi non segue con continuità il ciclismo, si ritrovi nomi di ciclisti che credeva ancora con un GS, ad aver cambiato aria. Magari anche verso l’estero.
Parlando di estero, ecco che il GS Lampre di Beppe Saronni sta decisamente dando al proprio ambiente una bella rinfrescata. Cunego diventa sempre più il numero uno all’interno della formazione blu-arancio, ma non si può non notare che con la partenza di Marzio Bruseghin e dell’ex iridato Alessandro Ballan, il team italiano perde quantità e qualità.
Nonostante sia uno dei gregari migliori al mondo da diverse stagioni, Bruseghin inizia il tramonto della sua carriera (scrive uno che lo stima molto). L’atleta di Conegliano avrà quasi 36 anni al momento del Giro d’Italia, e non sono tutti Armstrong. Va in Spagna per, a quanto si è detto dall’inizio, un bel versamento in banca per il suo contratto votato alla causa Valverde.
Alessandro Ballan ha probabilmente avuto un’occasione economica altrettanto robusta. Personalmente ritengo che non avrebbe avuto problemi a trovare un GS italiano od europeo. Il ragazzo ha parlato di una scelta dettata dal fascino che un’esperienza ciclistica con un GS americano gli può dare anche umanamente. La vedo più verso il lato economico, anche perché il suo nuovo GS ha sede in Svizzera. Diventerà compagno di squadra del neo iridato Evans (che guarda un po’ abita in Svizzera!), così eccoti i punteggi sicuri per poter correre tutte le gare più importanti nel 2010. Enrico Gasparotto dovrebbe cambiare aria pure lui – anzi, mentre leggete l’ex tricolore forse avrà già dato notizia di questo – e sinceramente il tesseramento di Alessandro Petacchi (classe ’74 come Bruseghin) non è per niente improntata al futuro.
Insomma, tra gente che viene e gente che va, Damiano Cunego troverà intorno a se un team con gambe fresche ed entusiasmo, ma senza esperienza; Malori è un campioncino come pochi a cronometro, ma che ruolo può avere nel supportare Damiano nell’ennesimo tentativo per il Giro (se lo farà)? Per Ulissi e Balloni stessa musica. Per quanto abbiano talento, questi tre ragazzi, che apporto possono dare già dalla prossima stagione a Damiano, vista la loro gioventù?
Che Saronni voglia cambiare d’accordo, ma non è che Cunego si ritroverà mezza squadra da dover svezzare, proprio quando il campione di Cerro Veronese è arrivato nel momento culminante della carriera? Avere uomini in grado di capire e leggere la corsa, senza che sia il capitano a dover impartire ogni singolo ordine o suggerimento, è di fondamentale importanza nel ciclismo di alto livello. Gasparotto, Bruseghin e Ballan da una parte; Malori, Ulissi, Balloni dall’altra. La Lampre guarda al futuro, ma Cunego quanto può attendere?

domenica 1 novembre 2009

Novembre: l'editoriale.



SARA’ UN GIRO PER SCALATORI. MA QUELLO CHE NOI APPASSIONATI CI MERITIAMO, NON SONO SOLTANTO IL MORTIROLO, IL GAVIA, LO ZONCOLAN O LO SCENARIO MAGICO DELL’ARENA DI VERONA. QUELLO CHE CI SPETTA E’ UN GIRO PULITO. COME DOVREBBE ESSERE AD OGNI LIVELLO.

Tempo di castagne e di vino nuovo! Con l’anticipata presentazione del Giro d’Italia 2010, nemmeno il tempo di salutare questa stagione, che già si assaporano il profumo e l’aria delle Alpi. Saranno queste ultime, come ai bei tempi, a dare l’impronta decisiva per la prossima corsa rosa. Sarà un Giro per gli arrampicatori, per gli uomini che hanno creato ed alimentato la grande leggenda del ciclismo. Per quegli atleti che fanno fare alla gente ore di attesa a bordo strada.
Non starò qui a fare un’analisi delle montagne scelte da Zomegnan per questa edizione. Sono cime che hanno fatto scrivere articoli a volte storici, a fior di giornalisti. Stà di fatto che il Giro, senza più 100 anni da onorare, è tornato ai suoi vecchi schemi che lo hanno reso grande. E la tappa più bella, emozionante, importante sarà quella che porterà la grande carovana rosa a l’Aquila. Bene hanno fatto gli organizzatori a rispondere con un si, alla richiesta del nostro Presidente della Repubblica. Ancor più bello sarebbe che, come a volte è capitato al Tour, proprio il Presidente fosse presente in auto con il direttore Zomegnan per seguire la tappa.
Ma il Giro è più di tutto la festa della gente. Gli ultimi otto giorni sono quelli che ogni appassionato (ed appassionata), vorrebbe tutti i giorni. Ed un finale nella stupenda Arena di Verona, ha poco da invidiare all’imponente Colosseo che ha chiuso il Giro del centenario.
Il percorso studiato chiama a raccolta i velocisti e gli uomini delle montagne. È un Giro perfetto per Contador, e speriamo che il ragazzo torni sulle nostre strade. Ma nel pensare a Contador, mi chiedo se non sia l’ultima occasione per Franco Pellizotti, ch’è stato Re delle cime francesi poco più di 3 mesi fa. Poi potrebbero esserci dei ritorni eccellenti come Riccò, anche se vien da chiedersi con quale clima avrà a che fare, se il suo GS verrà accettato dai boss del Giro. Stesso discorso per Sella, anche se il suo modo do proporsi – meno voglia di fare il divo, rispetto a Riccò – potrebbe metterlo sotto una luce migliore agli occhi degli appassionati.
Sarà un Giro senza inganni ai tifosi? Dopo la rabbia per Di Luca quest’anno, Sella la stagione prima, ci ritroveremo ad applaudire altri falsi protagonisti? Perché i lustrini e le paillettes per l’edizione dei 100 anni, lo spettacolo fatto da noi appassionati che abbiamo riempito le strade dello stivale, non ci fanno dimenticare che i nostri incitamenti ed applausi vanno meritati senza imbrogli. Ma senza dimenticare, anche, che il cancro del doping non è una porcheria che vive soltanto nel ciclismo a grande livello. Sono troppi i ciclisti che per primi fanno male al ciclismo, anche nelle corse della domenica mattina. Le possibilità date da Internet per comprare di tutto, sono impensabili. E il mercato che vive grazie agli sportivi della domenica è superiore a quel che si crede. Quanti controlli ci sono nelle gare amatoriali? Una miseria, se rapportati al numero di praticanti. Se qualche stregone vuole fare il proprio schifoso mercato, quale terreno migliore di quello dove i controlli sono scarsi?
Quando, in Maggio, pedalavo con gli amici Renato e Marco sui tornanti del Rolle per andare al traguardo di tappa del Giro, scambiammo due parole sul discorso doping (in verità, pure sul Pordoi sempre con Marco. Certo che abbiamo una fantasia!…). nel salire da Fiera di Primiero. Dissi a mo di conclusione, con fare ironico; “Il vero ciclismo siamo noi.” Riferendomi al nostro sbuffare a causa degli zaini sulle spalle che appesantivano molto la nostra pedalata. Facciamo in modo che resti una battuta e non diventi sempre più una realtà.

giovedì 1 ottobre 2009

Ottobre; l'editoriale.



DAI MONDIALI SVIZZERI NON SOLO MEDAGLIE (FEMMINILI!); CON L’ELEZIONE A VICE DEL PRESIDENTE DI ROCCO, LA SPERANZA CHE L’ARIA – FIN TROPPO VIZIATA – NELLE STANZE DELL’UCI POSSA INIZIARE A RIPULIRSI.
E POI DUE RIGHE E MEZZO SUL CICLISMO ROSA CHE FORSE, TIMIDAMENTE, A PICCOLI PASSI, PIAN PIANO, GUARDANDOLA CON OTTIMISMO E UN PELINO DI PASSIONE....

NOTA; se volete curiosare un po’ sul mondiale svizzero, andate a leggere il simpatico post dal titolo La Dolce Vita, che Alessandro ha scritto nel suo sito “Ciclismo Femminile” (come sempre link a fianco), per leggere quello che ha volte è il dietro le quinte di una corsa; emozioni, sensazioni, timori, speranze…

Con l’elezione di Renato Di Rocco a vice-presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale, l’Italia guadagna importanza a livello decisionale e d’immagine. La speranza principale è diretta verso il cancro del doping, portato da ciclisti, DS, e dottori disonesti nell’ambiente delle gare. E anche verso una definitiva decisione sull’equilibrio delle squalifiche e sulla velocità nello stabilire le sanzioni. Qualunque sarà infatti la fine della ciclismo-novela verso lo spagnolo Valverde, qualunque sarà, il ciclismo esce in maniera ridicola da questa vicenda. Squalificarlo adesso per cose passate e toglierli le vittorie degli ultimi 2 o 3 anni? Come non fare la multa per eccesso di velocità quando doveva essere fatta, e farla quando invece non ce il superamento del limite per rimediare alla mancanza precedente.
E poi che venga decisa in modo uniforme l’entità delle squalifiche. Che situazioni come quelle della Bastianelli non vadano a ripetersi. Possibile che l’ex campionessa del mondo debba prendersi squalifiche pesanti come quelle di Riccò, oppure Vinoukurov o la Cucinotta che hanno volontariamente cercato il modo disonesto di correre? La prima stagione del simbolico “chilometro 0” – come lo avevo battezzato l’inverno scorso – va tra poco a chiudersi con qualche sicurezza in più nella lotta al doping, anche se certe frasi ottimistiche della coppia Bulbarelli e Cassani sembrano nascere più dalla speranza che non dalla certezza. (anche se va scritto che Auro Bulbarelli durante la cronaca della super cronometro di Cancellara ha messo le mai avanti). Altra cosa che speriamo possa sistemarsi e che alcune corse classiche del nostro calendario – com’anche altre classiche in altre nazioni – non vadano a scomparire per fare posto a gare nate più grazie ad un bell’assegno che non alla tradizione.

“Cara bici rosa, come ti va? Dalla terra di Gugliemo Tell ci hai portato medaglie e titoli. Sei una ragazzaccia, lo sai? Certe persone a volte si chiedono perché non sei seguita come quelle dei maschietti. Che mi dici? Forse la gente inizierà a considerare che anche le cicliste fanno fatica, invece di guardare solo Cunego, Valverde, Contador e compagnia come l’unica razza esistente di cavalieri della fatica? Ah, ma questa è storia vecchia, ricordi?
Lo sai, cara bici rosa, che Alessandro – incontrato nella bella Firenze per il ‘Toscana 2009’ – mi faceva notare un bel po’ di gente ad attenderti? E lui è uno che lo conosce il tuo ambiente e ti tiene d’occhio da anni e anni. E che a dispetto della mia prudenza, i dati d’ascolto in TV per il Giro di quest’anno sono stati ottimi, rispetto al passato?
Sarà mica che pian piano, con la pazienza dei piccoli passi stai facendo vedere che anche tu sai essere bella come le tue colleghe usate dai maschietti? Oh, beh certo,… vuoi mettere tutti i lustrini che loro hanno intorno? Sarà Sgarbozza che li rende così belli? (sta a vedere ch’è meglio lui di Roata?) Tu al massimo regali caramelle, un po’ di borracce e le tue padroncine non sono capaci di darsi tante arie (anche se qualcuna di loro se la ‘tira’ un pochetto).
Mah!, sai che ti dico, cara bici rosa? Che questo 2009 – risultati a parte – forse è più positivo di quel che pensavo. O sarà solo la mia testardaggine a cercare di vederti bella come le bici dei maschietti?” Che dici, sarò troppo cattivo con qualcuno? Forse. Beh, tu sai che io ho in po’ il dente avvelenato su questa cosa da un pezzo, ma se stiamo tutti lì a farci domande e basta, come le costruiamo le risposte? Ciao bici rosa, ci vediamo alla prossima. E grazie per le medaglie dalla svizzera.”

PS: a volte, nei siti internet (o blog, chiamateli come vi pare, ma io non saprei dov’è alla fine la differenza) capita di trovare persone che si lamentano di non vedere ciclismo rosa in giornali importanti. Smettiamola di lamentarci, e chi può faccia come Alessandro, che fa la felicità di Trenitalia pigliando treni per ogni dove, e racconta il ciclismo femminile. E dire di non comprare più un tal giornale o una tal rivista perché delle ragazze non parla, in concreto non risolve un’accidente. Usiamo i nostri blog per scrivere le lamentele? Usiamoli anche per raccontare il ciclismo rosa, far capire quello che capita, e spiegarlo a chi legge. Dai gente, su!

sabato 26 settembre 2009

OH, MIO DIOOOO!!!!!!!!!!!!!!







TATIANA GUDERZO; CAMPIONESSA DEL MONDO SU STRADA 2009.

(e ora lasciatemi svenire...)

mercoledì 23 settembre 2009

CON L'ARGENTO VIVO ADDOSSO!!



BRAVA, BRAVA, BRAVA!
NOEMI CANTELE CI PORTA UN ARGENTO STORICO CONTRO IL TEMPO. DAVANTI A LEI SOLO UN'ARMSTONG (KRISTIN, PER PRECISARE...) CHE PEDALAVA CHE ERA UNO SPETTACOLO GUARDARLA.
MALACCIO LA GUDERZO (18^... OH, MIO CUOR NON DOLERMI COSI' FORTE!), BRAVA LA ZILIUTE (16^).

Noemi Cantele regina del cronometro italiano. Dopo il titolo assoluto a Imola, ecco un argento bello come il sole. Solo la statunitense Kristin Armstrong - che non è parente nemmeno alla lontana di quello lì... - ha finito davanti all'azzurra. Splendida la pedalata dell'americana che ha dominato la corsa.
Questi i rilevamenti (delle posizioni) ai passaggi;
Guderzo; 2^ (primo intermedio), 2^ (secondo), 3^ (terzo), 2^ finale.
Cantele; 2^ (primo), 1^ (secondo), 1^ (terzo), 1^ (finale).
La Guderzo quasi pedalava meglio nel secondo passaggio nonostante l'affaticamento, ma alla prima salita della gara era troppo ciondolante. La Cantele era molto più ferma sulla bici, e rispetto alla marosticense.

CLASSIFICA;
1^ ARMSTRONG (USA) 35'26"
2^ CANTELE a 55"
3^ VILLUMSEN (DAN) 58"
4^ ARNDT (GER)
5^ SOEDER (AUSTRIA)

martedì 1 settembre 2009

Settembre;l'editoriale




QUELLO CHE SI TEMEVA, SEMBRA PRENDERE IL VIA. DANILO DI LUCA NON MOLLA SULLA SUA INNOCENZA, E LA SUA POSITIVITA’ ORA FACILMENTE ASSUMERA’ I CONNOTATI DELLA TELENOVELA SPORTIVA. PROPRIO QUELLO DI CUI IL CICLISMO AVEVA BISOGNO.

Settembre; mese di vendemmie, di campanelle scolastiche che tornano a suonare, di Giro di Spagna e di Mondiali di ciclismo. È anche il mese del Gran Premio d’Italia, ma qui si sconfina.
L’Italia ciclistica si appresta a vivere la possibilità di un momento – ciclisticamente parlando – fantastico; abbiamo concrete possibilità di vincere 4 Mondiali su strada consecutivi. Sarebbe un risultato eccezionale e che farebbe di Franco Ballerini come di uno dei grandi maestri del nostro ciclismo. Perché è vero che il nostro CT ha avuto sempre a disposizione grandi ciclisti, ma anche per Alfredo Martini – considerato per l’appunto un maestro nel nostro movimento ciclistico – c’erano sempre state rose di atleti di grandissima classe; Moser, Bugno, Argentin solo per dirne qualcuno.
Franco Ballerini tiene sempre in grande considerazione Alfredo Martini. Com’è giusto che sia. Dopotutto Alfredo Martini metteva d’accordo gente come Saronni, Moser e Argentin, oppure Chiappucci, Fondriest e Bugno. Ma anche Ballerini ha saputo sistemare le cose con la giusta dose di buonsenso e di autorità. Una squadra come quella dell’anno scorso con ciclisti di nome Rebellin, Bettini, Ballan, Cunego. Ciclisti abituati ad essere il riferimento per le proprie squadre. Forza Franco, insomma.
Mentre Basso cerca di fare il colpo grosso alla Vuelta (e Cunego affina la gamba per farlo a Mendrisio) inizia, quando forse poteva finire, la telenovela sportiva firmata Di Luca. Ci mancava proprio adesso anche la volontà di far battaglia sui controlli anti-doping. Di Luca aveva fatto appoggio su un controllo anti-doping di un’atleta di atletica che aveva dato esito positivo, per poi dare esito negativo alle controanalisi. Peccato che le contro-analisi negative, uscirono dallo stesso laboratorio che le aveva date positive al primo colpo. Lo stesso laboratorio che ha dato gli esiti degli esami che riguardano il ciclista abruzzese. Quindi Di Luca non può lamentarsi di quel laboratorio. “Per le contro-analisi cambiano laboratorio. Facciamolo contento ‘sto ragazzo”! avran pensato. Risultato? Positivo! Allora l’ex capitano dell’LPR mi salta fuori che le analisi non sono fatte con un metodo infallibile.
Mettiamoci d’accordo; vogliamo buttare alle ortiche gli ultimi 15 anni di tecnologia applicata alla scienza medica, in materia di controlli per il doping? Allora che facciamo? Fermiamo tutta la baracca per uno o due anni finchè nessuno ha da obiettare sulla validità dei controlli? Prendiamo tutti i ciclisti squalificati negli ultimi anni e gli ridiamo le loro vittorie, perché l’anti-doping è affidabile soltanto al 90 – 95 per cento? Se c’era una cosa di cui il ciclismo non aveva bisogno era proprio questa battaglia. Danilo Di Luca è un genio? Questa sta storia potrebbe – in teoria – andare avanti anni ed anni.
Pensiamo ai Mondiali. Pensiamo a due medaglie d’oro e due medaglie d’argento che 12 mesi addietro ci hanno dato una settimana di bellissime soddisfazioni. Se poi chi so io una medaglia la vince, lasciatemi svenire nel pieno della mia felicità.

lunedì 31 agosto 2009

Alla Baccaille la corsa dei record (*)!

(*) Di cosa non si sà...


Comincio dalla fine; brava Monia!


Organizzatori pronti; che l'evento inizi.


Chi sarà la cenerentola?


Monia che fa la calza? Bella roba essere Campionessa d'Italia!


Il GS MIchela Fanini non scherza; il podio per un pelo non ha spazio per tutte.



Anche l'Australia risponde;"presente!"



Via sempre a testa bassa!



Scatti e controscatti; che grande corsa per la Tamanini!



In una gara che si decide facilmente in volata, una cosa così non puoi mettermela 10 metri dopo l'arrivo!


ANCORA NON LO SA’, MA MONIA BACCAILLE HA VINTO LA CORSA DEI RECORD (?). ECCO IL RESOCONTO EXTRA-CICLISTICO DI UNA GARA LEGGENDARIA PER LO SPORT ITALIANO; LA 2^ CLASSICA CITTA’ DI PADOVA, DONNE ELITE.

La partenza del treno che mi porta a Padova è in perfetto orario. La temperatura interna del vagone sfiora gli 80 gradi, ma mi adeguo. Alla stazione di Padova, Alessandro mi aspetta armato di tutto punto con orari e biglietti pronti per l’autobus; organizzazione perfetta.
Pigliato l’autobus, dopo 15 minuti scarsi di viaggio arriviamo a Camin di Padova, ma non troviamo un’accidente. Il caldo, quello c’è, anche se la pioggia è attesa in giornata. Dopo aver girovagato – e aver beccato la strada per il cimitero – torniamo indietro e chiediamo a delle persone del posto. Avevamo trovato il quartiere giusto, anche se la zona del ritrovo era 400 metri più su.
Arrivati alla partenza le squadre iniziano a prepararsi. Salutiamo due amici di Alessandro e iniziamo a vagare tra le atlete e le ammiraglie. Pausa pranzo che prende vita sul podio (!), e poi ancora foto di qua e di là. La Baccaille deve far la calza con la sua maglia; bella roba essere Campionessa d’Italia! Arriva la Guderzo e la pressione mi sale a 180 di minima, mentre pian piano il cielo si annuvola. Poco prima di un gelato Alessandro fa la conoscenza della classica signora veneta, che se ne frega che tu sia Berlusconi o il primo che passa, e praticamente ci ordina di fare un sacco di foto.
Arriva il momento della firma sul foglio di partenza, ed ecco uno scroscio di pioggia che getta nel panico le ragazze; firma sul foglio partenti e presentazione delle squadre avvengono a tempo record (d’altronde siamo alla gara dei record…). Arriva il momento del via, con il pallone gonfiabile di uno sponsor che perde pressione proprio in quei momenti. Per un pelo non va ad afflosciarsi sopra le teste delle ragazze pronte a partire.
Pronti via e si va a cercare un angolo a 500/600 metri dalla fine per trovare un buon posto per seguire un paio dei 9 giri in programma. Un amico di Alessandro inganna l’attesa tra un passaggio e l’altro del gruppo, provando a suicidarsi ma non soddisfatto per le foto fatte dal fotografo al momento cruciale, decide di rinunciare dopo vari tentativi. Torna la pioggia e le ragazze al secondo giro hanno filo da torcere. Una concorrente cade proprio davanti a noi, su una curva verso destra, regalando ai presenti una bella bestemmia in Dolby Surround, ed i suoi genitori baruffano tra loro come due ragazzini. Bah!...
Torniamo all’arrivo/partenza. Alessandro aveva perso il suo ombrellino. Ombrellino che però gli passa davanti, ma in mano ad una persona. Decide di lasciar perdere e ripongo il fucile a pallettoni. Ormai la tensione è viva. Camin di Padova è la cittadina dei record. Il Guiness dei Primati annovera il nome di questa zona padovana tra le sue dementi pagine. Il motivo non lo sappiamo. Ma di boiate ce ne sono un sacco tra quelle righe. Quando le tensione è alle stelle e si avvicina il passaggio dell’ultimo giro, ecco che capiamo senz’ombra di dubbio che siamo di fronte ad un’organizzazione sicuramente unica. Come può una corsa, alla seconda edizione, definirsi “classica”?
Può farlo quando nel giro di pochi minuti un’organizzazione seconda soltanto ad un concerto dei Pink Floyd si scatena dando il meglio; tra la commozione del pubblico appare la campana dell’ultimo giro, e viene esposta la lista delle atlete che dovranno fare l’anti-doping nel dopo gara. Le atlete passano per l’ultima tornata, ma lo spettacolo non è finito. Gli organizzatori – che sicuramente avevano fatto apposta per giocare con l’emozione data dall’evento – calano l’asso di denari, e la linea d’arrivo viene rifatta ex-nono nel tempo di un pit-stop da Formula 1, appare l’apparecchiatura del foto-finish e si inizia a smontare le transenne (!) che la gara deve ancora finire.
Monia Baccaille vince la gara dei record con una bella volata, e via tutti sotto il podio per le foto. Premiazioni chilometriche che durano 15 buoni minuti, con la Baccaille che porta a casa; fiori, una cesta con berrettino e fiocco rosa con sicuro qualche prodotto tipico buttato dentro alla carlona, una brocca enorme di porcellana che vai a sapere dove se la metterà in casa, ma soprattutto un vassoio di tagliatelle (!). Premi record, con la povera Monia che non ne può più e che non vede l’ora di andarsene.
Camin ha colpito ancora! Unica nota stonata, una fesseria rappresentata da in tombino con l’asfalto completamente rovinato, dieci metri dopo la linea d’arrivo. Con un circuito che favoriva la conclusione in volata, gli organizzatori potevano risparmiarsi questo rischio inutile che per fortuna non ha provocato danno. Di cose ne potrei scrivere ancora ma per stavolta mi fermo quà.
Grazie ad Alessandro per l’invito e W la Guderzo, che ha corso sempre nascosta nel guppo, almeno nella gara dei Record.

venerdì 21 agosto 2009

Il ciclismo del bastian contrario.


IL CICLISMO VIVE DI RACCONTI, ED E’ SPORT CHE PIU’ DI ALTRI RIESCE A DARE RISALTO ANCHE A CHI LE GARE NON LE VINCE O NEMMENO LE CORRE. E ALLORA ECCO IL DIETRO LE QUINTE DELLA CORSA FOTOGRAFATA APPENA SOTTO.
CI VORREBBE UN BOTTIGLIONE DI QUELLO BUONO, MA CO ‘STO CALDO…

PARTENZA; Seren ha già avuto i suoi momenti di ciclismo la mattina. Li hanno già fatti faticare, i ragazzi, con l’arrivo su al ‘Pian de la Cesa’ (Piano della Chiesa) dentro la valle stessa. Strana valle quella di Seren del Grappa. Ti presenta nuvole scure e minacciose, e poi il temporale nemmeno ti guarda. Poi ti sposti di un chilometro e pigli acqua a secchiate. Ma ai ragazzi è andata bene, tranne che per il conclusivo chilometro e mezzo tra l’8 ed il 12 % per salire all’arrivo. Gente lassù? Tanta, a sentire i racconti del pomeriggio. Chi scrive non c’era al mattino. Aspetta la corsa clou delle 15:00.
Manca una mezz’ora alla partenza. Alle due e mezza di domenica pomeriggio Seren del Grappa è ancora assopita e silente. Sarà l’aria del Ferragosto od il pranzo festivo abbondante? Ragazzi che pedalano avanti e indietro, per scaldarsi la gamba, ce ne sono un sacco. Se non stai attento ti arrotano. Spuntano da dietro ogni angolo. Si, perché il paese è piccolo. Ogni angolo serve per metterci un’ammiraglia, un furgone. Le riunioni pre-gara tra DS e rispettivi ragazzi si fanno su una panchina, sugli scalini del Municipio, sul prato davanti la chiesa cercando due metri d’ombra.
Mancano 5 minuti. Genitori dei ragazzi si assiepano verso il via. Gli organizzatori dicono ai motociclisti di indossare il casco ed ai DS di dare le ultime veloci direttive ai ragazzi. Qualche appassionato dal capello bello bianco esce con l’amico dall’ombra dell’osteria, dove avevano un bicchier di vino da godersi. Prendono i posti migliori. La linea di partenza è a pochi metri.
PANE, SOPRESSA E… ACQUA; Dopo la partenza mi sposto verso le colline. Siamo quattro gatti ad aspettare ad un incrocio il primo dei 3 giri da percorrere per i girini. Passa una vettura dell’organizzazione. Lascia un panino e un mezzo litro d’acqua alla persona che deve controllare e fermare il traffico quando sarà il momento. Il primi giro me lo guardo lì, sotto il sole che scalda in compagnia dell’afa, sorella odiosa. Passano i ragazzi; 50 minuti dalla partenza. Transitati, via a spostarmi in altro posto per seguire meglio la gara. Sarebbe più comodo se rimanessi vicino al traguardo. Panchine per sedermi, magari un gelato da gustarmi. Ma le foto per il sito? Allora via a sedermi su un muretto a bordo strada per il transito del 2° giro. Posto diverso, foto diverse. Anche qui arriva l’organizzazione con panino e acqua per due controllori del percorso. Avranno 150 anni in due; beata gioventù! Ecco il passaggio dei ragazzi. La strada in discesa me li fa vedere veloci ed eleganti nell’impostare le curve a scendere. Passan veloci e allora via di nuovo, stavolta verso la zona d’arrivo dove aspetterò il 3° passaggio.
CAGNARA: è bella la folla quando trasuda passione. È una cagnara di simpatia. Qualche genitore apre il bagagliaio. Iniziano i primi ritiri e i ragazzi devono cambiarsi. Ora che la gara termini ci vuole ancora un’oretta. Il sole inizia a scendere. Sono le cinque e un quarto. Qualcuno un panino se lo mangia. Ciclista o meno che sia. Pian piano arriva il momento del penultimo passaggio. L’ultimo invece sarà più breve. Circa la metà, come chilometri.
Eccoli i ciclisti, anzi, il ciclista; tutto solo che cerca l’impresa. Spunta da una rampa breve e cattiva. Pendenze tra il 12 e 14%, in 100 metri scarsi. Applausi tanti. Le mamme, sempre contenute nei loro modi di fare, per 20 secondi sembran matte di passione da come gridano. Poi torna la calma e tutti a chiudere le auto, metter via le sedie pieghevoli, e su verso l’arrivo; è iniziato l’ultimo giro.
TIRATE D’ORECCHI; tutti cercano il posto buono. Dai meno 300 alla fine, allo striscione d’arrivo, è solo gente in fila a bordo strada. Arrivano i fiori per il vincitore. Le miss si danno una spazzolata veloce ai capelli. Anche il sindaco si fa vedere. A due passi da me, un DS tira le orecchie ad uno dei suoi ragazzi, ritiratosi; “Che gara hai fatto oggi? Sempre tra gli ultimi. Cosa avevo detto venerdì pomeriggio? Abbiamo più di 2 ore di strada, non fate tardi. E tu ieri mi vai a dormire all’una perché la gara è alle 3:00 del pomeriggio? Alle undici di mattina ancora sbadigliavi. La prossima volta ti lascio a casa.” Il ciclismo è serietà. Nel comportarsi, prima di tutto.
Uno spettatore mi rompe le scatole proprio davanti di un passo. Un passo a destra, uno a sinistra, poi un altro a destra e poi ancora a sinistra. Una signora con telecamera ed io con la macchina fotografica non ne possiamo più. “Senta,… può trovare un posto una volta e restarci lì fermo?” e risolvo la situazione. Ormai il sole inizia a salutare. Si abbassa. È il tardo pomeriggio e il vincitore arriva. Ma questa è la storia raccontata nel post più sotto. Ciao Seren.

sabato 1 agosto 2009

Agosto; l'editoriale.



SENZA TROPPO ASPETTARE – FORSE IN SETTIMANA – DOVREBBE ARRIVARE L’ESITO DELLE CONTRO-ANALISI PER DI LUCA. IN UN CICLISMO DOVE, A PARTIRE DAL GIRO, SI E’ TORNATI AD ANDARE FORTE.
TROPPO.

Se in questo inizio di Agosto dovesse arrivare la conferma, sarà un’altra vittoriosa sconfitta; questa potrebbe essere la definizione più giusta, per riassumere la vicenda che ha coinvolto il ciclista abruzzese Danilo Di Luca, trovato positivo per doping al C.E.R.A. in due controlli fatti al Giro d’Italia. Una sconfitta per tutte le persone che da tanto seguono con passione le vicende sportive del vincitore del Giro 2007, ma in generale una sconfitta per i giovani, per cui questi atleti potrebbero rappresentare – se solo lo volessero – un esempio di cui tenere conto in una disciplina sportiva, il ciclismo, che è fatto di fatica, perseveranza, pazienza, costanza.
Sapere che uno sportivo molto stimato, seguito, rispettato nel suo essere atleta, è invece sospettato di avere imbrogliato nella sua specialità sportiva – con esami di laboratorio che comprovano questa cosa – provoca sentimenti di rabbia e sfiducia nell’animo degli appassionati. Da diversi mesi a questa parte, questo sentimento d’amore tradito per lo sport del ciclismo ha regalato diverse pagine tristi. Ecco perché questa grossa delusione morale, la possiamo considerare come un’altra ed ennesima sconfitta. Ma cosa può esserci di vittorioso in questa vicenda? Dov’è che allora si fa vedere quella simbolica immagine della bottiglia mezza piena?
Con il passare del tempo aumentano le persone sorprese a imbrogliare in ambito sportivo, usando il mezzo del doping. Il sapere che sempre di più i disonesti vengono presi con le mani nella marmellata, dev’essere messo in rilievo per far andare avanti con fiducia gli sportivi onesti. Chi imbroglia paga, e sempre più spesso. Questo è il lato che rappresenta una vittoria per gli sportivi onesti e rispettosi delle regole. Ecco che quindi emerge una vittoria, in queste vicende che di primo impatto sono una sconfitta per lo sport.
Rispetto delle regole, cioè rispetto per gli altri e per se stessi. Questa deve diventare la base per parlare ai più giovani praticanti di una qualunque disciplina sportiva. Spiegare ad un ragazzo che un atleta che imbroglia è una persona che non può ricevere la fiducia degli altri fino in fondo. Dire loro che una persona – che viene sempre prima dell’atleta – non si giudica dal minuto in meno nell’arrivare in cima a una salita, ma da tanti comportamenti diversi, in diverse situazioni.
Noi adulti siamo una lavagna infinita per i nostri giovani. E non rincretiniamoci ad aspettare d’avere 40 anni per dare loro un giusto esempio. Essi sono lì ad osservarci, ascoltarci e a volte copiarci nei gesti, nelle parole, nei comportamenti. Ricordiamolo sempre, e ricordiamo che 100 campioni non valgono uno di loro.
Buone ferie a chi le fa, perché le mie saranno da sogno nel vero senso della parola.

martedì 21 luglio 2009

Giro-Donne 2009; conclusioni.


Noemi Cantele (GS Bigla Cycling Team); una delle poche note di rilievo del giro-Donne, per quel che riguarda casa Italia. Da oggi il pensiero è per Mendrisio 2009.

PASSATO IL GIRO-DONNE, SI CHIUDE IL PERIODO CLOU PER LA STAGIONE ITALIANA. FORSE DANDO IL VIA AL PASSAGGIO DI CONSEGNE TRA ALCUNE CAMPIONESSE DI IERI E TALENTI DI OGGI.
ARRIVEDERCI ALL’ANNO PROSSIMO, SPERANDO (TANTO PER CAMBIARE), IN QUALCOSINA DI MEGLIO PER IL DISCORSO ORGANIZZAZIONE.

“Grazie a tutte e arrivederci.” Chissà se patron Giuseppe Rivolta ha salutato così le ragazze che iniziavano a caricare le loro bici nelle ammiraglie, ma stavolta con destinazione casa propria. Il Giro 2009 ha forse dato il via al naturale cambio generazionale per alcune cicliste, che da anni erano le protagoniste del gruppo.
Fabiana Luperini ha, questa volta quasi sicuramente, corso il suo ultimo Giro. Anche Diana Ziliute saluta le colleghe del gruppo del Giro, ma almeno lei rimane attivamente nell’ambiente. Edita Pucinskaite facilmente resterà ancora, ma il suo periodo migliore forse è vissuto fino alla passata stagione. Stessa cosa dovrebbe essere per la tedesca Judith Arndt, che al Giro è stata vittima di una caduta che le ha portato via il podio finale. Ora i nomi che si prestano a rappresentare il ciclismo in rosa sono quelli delle due regine assolute del movimento; la britannica (Gallese) Nicole Cooke e l’olandese Marianne Vos. Entrambe però nemmeno hanno corso il Giro, ed è stato un gran peccato.
Dalla corsa di casa nostra è maturata la stella di Claudia Hausler che dal bianco del 2008 e arrivata al rosa di questa edizione. Per come ha vinto il Giro, o questo per la tedesca è stato un anno di grazia, oppure saranno mazzate anche i prossimi anni. Dal Giro esce bene anche Emma Pooley che, nonostante un tribolar continuo in discesa, ha tenuto la maglia di leader per 3 giorni. Sempre dal Regno Unito arriva il nome della maglia bianca 2009, con Elizabeth Armistead del GS Lotto Ladies Team.
Tra “…color che son sospese…” (Roata docet) la svizzera Nicole Brandli sarà quella che più resisterà all’ondata giovane. Anche perché la Brandli vinceva il Giro quando la Hausler o la Vos forse iniziavano a correre. Però non riesce più ad avere lo spunto di alcuni anni addietro. Sarà mica che vincendo da giovane i Giri, ha già dato tutto?
CASA ITALIA; con la Luperini che stavolta dovrebbe essere veramente all’ultimo anno – domanda; e se corre e vince il Mondiale di Mendrisio? – l’Italia ha un solo nome che parrebbe ideal cornice per un tentativo di vittoria in una gara a tappe. Non posso portare giusto esempio di imparzialità, conoscendo la mia partigianeria, scrivendo il nome di Tatiana Guderzo. Ma guardando le classifiche delle ultime 3 stagioni è stata, nel complesso, l’italiana migliore tra le giovani. Dispiace che quest’anno non abbia continuato la crescita degli ultimi 2 anni. Per il resto, Giorgia Bronzini si conferma la migliore delle velociste italiane, (con la Toitemberg ancora regina in generale) e altre per ora non ne arrivano, anche se mi aspetto una Elena Frisoni che dovrebbe tirare anche lei delle belle sventole arrivando dalla pista, dove va forte.
Sembra che Noemi Cantele inizi finalmente a vincere, dopo che da 2 stagioni riceve tante attenzioni dai critici (pure da Cassani. Porterà mica sfiga?) ma le scappavano sempre i momenti buoni negli appuntamenti importanti. Al giro ha vinto una gran bella tappa, e con la maglia tricolore a crono forse si è sbloccata definitivamente. Aspettiamo il ritorno in gruppo dell’ex iridata Bastianelli, anche se dopo questi anni non sapremo con che spirito la laziale tornerà in corsa. Di certo è molto giovane e passare dagli altari alla polvere in meno di un’anno, a quell’età può farti perdere volontà nel faticare. Speriamo sia il contrario.
L’ITALIA DI QUESTO GIRO; io ho avuto l’impressione che se di gente l’anno scorso se ne vedeva pochina, stavolta anche meno. Non saprei dirvi se il ciclismo femminile – come quello maschile – vive la sua maggiore popolarità nelle ‘solite’ 4 regioni-regine; Emilia Romagna, Toscana, Lombardia e Veneto. Di certo un’edizione che correva la maggior parte dei suoi chilometri al sud Italia, forse non era lo scenario ideale per attirare pubblico. E attirare pubblico è l’unico modo per attirare sponsor e soldi per promuovere l’attività. Anche come mi raccontava Alessandro da una delle sue trasferte ciclistiche per seguire le corse, già dalle persone che compongono la carovana non traspare una grande… energia, per provare a fare mezzo passo in più.
Altra cosa fastidiosa, strade vuote a un chilometro dalla fine, anche se quest’ultimo passava nei centri abitati (vedi ultima tappa), lavori in corso mal segnalati in discesa – anzi, forse nemmeno quello – nella tappa numero 8 (S.Marco dei Cavoti – Pesco Sannita), strade che avevano pezze d’asfalto risistemate alla; “Prega-Dio-che-non-s’ammazzino-lo-stesso!” anche se quest’anno non si sono visti cartelli appesi con il fil di ferro sui rami degli alberi. Ma pensa…
Si conclude quindi l’avventura 2009 delle ragazze che inseguivano la mitica maglietta rosa. Sperando che il prossimo anno possano pedalare anche da queste parti – mi pare che non toccano il bellunese dal 2001, ma non vorrei sbagliarmi – un ringraziamento a tutti voi che avete seguito le notizie sulle ‘girine’ nell’avvicinamento alla corsa, e nel suo atto conclusivo. Sperando che qualche nuova appassionata si sia ogni stato fermata a leggere qualcosa su questo sito, un saluto a tutti e a tutte, forza Tatiana e arrivederci al prossimo post.

PS; Ale è tornato con un sito rinnovato (link nella consueta lista in alto a destra). Non avete più scuse! L’altra metà del sellino è pronta! E voi siete pronti per www.ciclismo-femminile.blogspot.com/?

(sta frase sembra una reclame di MTV… avrò mica esagerato?
Ma chi se ne frega!....)

giovedì 16 luglio 2009

Giro-Donne 2009; lente d'ingrandimento.

Ultim’ora (o quasi);
arresti e denunce sono scattati per diverse persone, che procuravano sostanze dopanti a ciclisti professionisti già noti alle cronache, e genitori che accompagnavano la figlia minorenne a fare trasfusioni per doparla. Il tutto filmato.
Notizie – specie la seconda - che fanno schifo solo a sentirle, ma l’importante è che si continui su questa strada senza carità cristiana. Ora il pezzo sul Giro-Donne.

SI PUO’ DARE DI PIU’? DI SICURO SI PUO’ FARE DI MEGLIO.
SI E’ CHIUSO IL GIRO FEMMINILE. ATTESE E SPERANZE DI IERI, CONFERME E RISPOSTE DI OGGI. MA PURTROPPO ANCHE PASSI INDIETRO. SIA NELLA CORSA (AHI, AHI, CASA ITALIA…) , SIA PER CHI LA VOLEVA SEGUIRE IN TV.



Mamma RAI non ha entusiasmato per niente. Piovono critiche? Lorenzo Roata mostra una soluzione. Ma diamogli più spazio!

Consegniamo dunque alla storia il 20° Giro d’Italia Femminile. Claudia Hausler scrive il suo nome nell’albo d’oro del Giro numero 20, trovando nella gara di casa nostra la consacrazione tra le atlete d’elite. Dopo la maglia bianca – miglior giovane 2008 – ecco il rosa che le fa ereditare la corona di Fabiana Luperini.
Il GS Cervelo ha fatto il bello e il brutto tempo per buona parte del Giro. Solo la Columbia High High road ha tenuto testa fino a che la Hausler, nelle frazioni più attese, ha iniziato a rompere gli indugi. Un 3° posto nella 3^ tappa (Calcinaia – Monte Serra) per avere la certezza del suo stato di forma, ed ecco che tra la 6^ e la 7^ frazione la tedesca giunge 2^ e poi 1^, vestendo la maglia rosa; i 2 giorni che forse le cambieranno la carriera. Una vittoria bella ed autoritaria da parte della ragazza di 23 anni del Team Cervelo.
Ha corso un bel Giro anche Emma Pooley – stesso GS – che ha vestito per 3 giorni la rosa. La britannica in miniatura, si è arresa il giorno del ribaltone di classifica avvenuto nella 6^ frazione (Cerro al Volturno – Santa Elena Sannita), che ha visto la vittoria di una bravissima Judith Arndt. Peccato proprio per la tedesca, rappresentante del Team Columbia, che a causa di una brutta caduta nella penultima tappa ha dovuto salutare le compagne, per salire in ambulanza e chiudere anzitempo il suo Giro d’Italia.



Brava Nicole! La Brandli ancora sul podio italiano del Giro. Con la Luperini anche lei è storia della corsa.

‘VECCHIE’ REGINE; tra le ‘vecchie’ regine del Giro, Edita Pucinskaite ha collezionato una bella vittoria di tappa nella 1^ tappa (S.Piero a Pieve – Pratolino di Vaglia), spegnendosi pian piano con il passar dei giorni di corsa, ma almeno vestendo di rosa per un giorno. Brava anche Diana Ziliute che ha salutato il Giro-Donne con un 3° posto che profuma di simbolico addio a quel podio che un po’ ovunque ha saputo conquistarsi con una gran carriera ciclistica.
Lasciatemi ora fare i complimenti ad una grande ciclista. Ancora una volta Nicole Brandli ha conquistato il podio del Giro. E da tutto il decennio, o quasi, che fa presenza sul podio italiano. La bella svizzera ha passato una giornata negativa nella prima salita vera (3^ tappa), e forse giocandosi qualche possibilità di un 4° trionfo assoluto sulle strade d’Italia. Nell’arrivo a S.Elena Sannita la 3^ posizione di giornata, faceva vedere che l’elegante pedalata della campionessa svizzera sapeva sempre farsi valere. E insieme al 3° posto finale della classifica generale, arriva al 2° in quella dei GPM.
Tra le velociste, poche occasioni per loro, Ina Yoko Toitemberg ha fatto capire che il metro di paragone è sempre lei. Che avesse una buona gamba lo si è capito non solo nella vittoria della 4^ tappa (Porto Sant’Erpidio), ma più ancora il giorno dopo con la sua 3^ posizione nell’unica giornata buona per i nostri colori.
Nell’8^ tappa (Sam Marco dei Cavoti – Pesco Sannita), è arrivata quella che per me è stata la vittoria più bella di tutta il Giro. Mentre un gruppetto uscito dal gruppo recitava la parte di; “…color che son sospese…” per cercare di acchiapparla, una tenace Trixi Worrak arrivava in solitaria cogliendo una bellissima vittoria di giornata. Anche se fin’ora non sembra, c’erano anche cicliste italiane in questo Giro d’Italia. Da qui in avanti ecco le note, non proprio intonate, suonate dall’Orchestra Italia.

CASA ITALIA; l’ancor fresca Campionessa d’Italia a cronometro Noemi Cantele ci ha regalato una bella vittoria nella 5^ tappa (Fossacesia – Cerro al Volturno). Chi lo sa che il titolo vinto a Imola non abbia fatto scattare la molla di questa atleta che da un pezzo fa sperare, ma le occasioni erano sempre a un passo dal divenire. Una vittoria nell’arrivo in salita che – scherzi del ciclismo! – ha visto 2 velociste come Bronzini e Toitemberg al 2° e 3° posto di giornata. Ma le soddisfazioni di casa nostra si fermano qui.
Tra le tappe (9) e il cronoprologo, i posti sul podio erano in totale 30; l’Italia porta a casa 5 sole presenze. Un 1° posto (Cantele), 3 piazze d’onore (Luperini, e Bronzini due volte) ed un 3° (Baccaille); una miseria, parlando di giro d’Italia. Alla Luperini vai a sapere che cosa chiederle ancora. Per un pelo non si è ritirata nell’autunno scorso, e forse solo il percorso duro dei Mondiali di Mendrisio l’ha fatta salire in sella un’anno ancora. Protagonista solo nella 1^ tappa (2° posto a Pratolino di Vaglia) ma poi sempre in affanno anche nelle salite, terreno dove le gare a tappe le vinceva. La Bronzini arriva sempre a mezza pedalata dalla vittoria. L’iridata su pista forse ha perso qualcosa in forza nelle gambe, guadagnando sul ‘fondo’. Fondo che le ha permesso di migliorare come passista, vista la fuga nella 4^ tappa (2° posto), e la fuga – con 3° posto – nella prova in linea tricolore.


Nell'autoscatto qui sopra, il sottoscritto a fine Giro pensando alla Guderzo...

“OH, MIO CUORE, CHE TANTO MI DOLESTI!”; quasi invisibile la Guderzo. E scriverlo mi costa. Avevo sentito in TV, proprio dalla forte vicentina, che l’avvicinamento al Giro era stato fatto a singhiozzo. Cambiamento di GS a stagione iniziata, poche corse nel suo calendario per fare la gamba, con la necessità di correre anche gare Juniores con i maschietti per trovare il ritmo gara. Solo nelle ultime giornate di gara s’iniziava ad intravedere la marosticense nelle posizioni migliori. Nella penultima tappa anche un tentativo di fuga per lei, in compagnia di altre compagne di ventura. Ma nel complesso ha fatto un Giro grigio. Che anche lei come la Cantele pensi ai Mondiali, è certo. Nel ciclismo non s’inventa niente, ma questa edizione non era impegnativa come lo scorso anno e poteva essere ideale terreno di conquista.

RAI; i “Roata Boys” stiano tranquilli. Lorenzo Roata non ha perso lo smalto dei giorni migliori. La definizione che ha usato per definire i 2500 metri del crono-prologo, sono stati la battuta dell’anno. Caro Lorenzo, se mi dici che 2,5 chilometri di crono – penso 6 minuti di corsa – sono stati “razione robusta”, stiamo messi bene! Ma se Roata è stato per l’ennesima volta la cosa migliore, male il resto. La gara veniva mandata in onda sul Satellite a orari sempre diversi ogni giorno. Il modo migliore per fare in modo che l’appassionato/a non potesse seguire la corsa con regolarità. A volte anche il tiro alla fune (!) ha fatto spostare la trasmissione. Robe da matti! Lo scorso anno c’erano interviste nel pre-gara (e indovinate chi le faceva), che quest’anno sono scomparse. Niente interviste nemmeno alla fine del Giro (e indovinate chi ancora le faceva). E poi con tutti i momenti che una regia può scegliere di mostrare, far vedere le ragazze in reggiseno mentre si preparano nella vestizione pre-gara, è una scelta invadente e di cattivo gusto. Su RAIDUE certi giorni la gara veniva mostrata, altri giorni (causa G-8) invece niente. Superato l’arrivo, nel giro di mezzo minuto classifiche, podio, applausi e saluti a tutti. Nemmeno le bocce vengono trattate in questo modo.
Per ora è tutto – e se non vi basta non ci credo, perché non ho mai scritto così tanto su un argomento – ma sul Giro-Donne tornerò con altre considerazioni conclusive.

mercoledì 1 luglio 2009

Luglio; l'editoriale.



APERTI GLI OMBRELLONI, ECCO SULLE STRADE I GRANDI APPUNTAMENTI DI LUGLIO; GIRO-DONNE E TOUR DE FRANCE.
20 CANDELINE ROSA CHE PEDALANO VERSO IL SOLE DEL SUD ITALIA, E L’ESAME DI MATURITA’ PER NIBALI, GRANDE SPERANZA TRA LE GAMBE GIOVANI DI CASA NOSTRA. INFINE, LE CONFERME CHE VORREMMO AVERE DA FILIPPO POZZATO CHE VESTIRA’ TRICOLORE.

Purtroppo s’inizia male. Alcuni giorni fa è morta, in seguito ad un brutto incidente stradale, la ciclista Zinaida Stahurskaia, vincitrice del Campionato del Mondo del 2000 e del Tour Femminile 2002. Aveva vestito i colori del GS Chirio Forno d’Asolo. Ha perso la vita in seguito ad un orrendo schianto frontale con un’auto, mentre si allenava per il suo Campionato Nazionale. Aveva 38 anni. E ora le righe per questo mese.

È la gara più importante al mondo per il ciclismo femminile, e solo il Mondiale gode più considerazione. Il Giro-Donne sta alle cicliste come il Tour sta ai maschietti, e vive questo 2009 come un bel traguardo che ci porta alle 20 edizioni. La corsa di quest’anno non consumerà le strade del nord Italia, ma forse meritava proprio un arrivo storico su qualche cima leggendaria per il ciclismo. Invece ecco la scelta di dedicare gli anni pari ad un tracciato che guarda verso nord, e negli anni dispari una corsa che porti le girine al sole dello stivale più bello del mondo.
La carovana che più rosa non potrebbe essere, arriva ai nastri di partenza con buone impressioni per le ragazze di casa Italia. L’atleta di riferimento, vista la settimana tricolore da poco conclusa, sarà Noemi Cantele. Dopo qualche anno in cui il suo nome è sempre tra i pronostici degli addetti ai lavori, sarà stata la corsa a crono tricolore la gara della svolta? Sempre ai Campionati Italiani, tutte le più attese si sono fatte vedere; dalla Luperini alla Bronzini, passando per la Guderzo (segue personale sospiro di speranza…) e vedi mai la nuova Campionessa d’Italia Monia Baccaille. Per il GS Michela Fanini non potevano esserci acquisti migliori, con la marosticense e la neo-campionessa tricolore, che si portano a casa una medaglia ciascuna.
Se Marianne Vos e Nicole Cooke correranno il Giro, buonanotte al secchio. Ma se dovessero essere al via sarà al contempo un Giro fenomenale per quantità e qualità delle atlete partenti. Al momento di scrivere questo editoriale di Luglio, non ho la certezza che la Cooke e la Vos saranno al via, anche se almeno per la fuoriclasse olandese non dovrebbero esserci rinunce dell’ultimo momento. Se Nicole Cooke parteciperà sarà la favorita.
Ma ci sarà gente dietro a ‘ste benedette ragazze? O sarà una corsa mal promossa come il Giro Dilettanti da poco tempo concluso? Certo è che 20 edizioni sono un traguardo importante, e meriterebbero una cornice di pubblico un po’ più alta del passato. Come qualche mese addietro mi scrisse Ale – eroico viaggiatore di TrenItalia, con un palmares che all’attivo riporta molte sveglie all’alba per seguire le corse – il ciclismo donne non raggiungerà mai chissà quali picchi d’interesse. C’è gente che nemmeno alza il c**o anche quando la corsa passa a 10 minuti di macchina da casa. Speriamo che ci sia almeno un piccolo incremento. Non servirebbe chissà che cosa, ma un’altro mezzo passo in avanti. In modo da evitare di vedere cartelli dell’organizzazione di una corsa che si chiama Giro d’Italia, appesi con il fil di ferro ai rami degli alberi, come fosse una corsa della domenica mattina per la sagra di paese.
Valichiamo le Alpi e prepariamoci ad essere travolti dal fascino del Tour. Contador, Armstrong, Sastre, Andy Schleck; 4 nomi che più di altri saranno sulle bocche degli appassionati. Valverde ormai rappresenta una delle prese in giro più grosse che il ciclismo si è ritrovato davanti. E forse neanche per colpa dell’atleta, ma grazie a un ridicolo teatrino che la Spagna tiene in piedi da quasi 3 stagioni, e con l’UCI che non può fare altro che provare a salvarsi la faccia (da c**o di McQuaid), lasciando che siano l’Italia con il CONI a fare la parte dei cattivi.
L’Italia avrà in Pelizzotti l’uomo che per esperienza e risultati sarà il primo tra gli atleti di casa nostra da tenere in considerazione, ma sarà più di altre volte l’occasione che Vincenzo Nibali deve far diventare qualcosa di concreto. Da sempre considerato l’Università del ciclismo, il Tour de France 2009 deve essere l’esame di maturità che altri ciclisti di casa nostra (Simoni, Cunego; anche se il veronese è da 2 anni un punto di domanda eterno) non sono riusciti a superare. Nibali ha rinunciato al Giro per non dover essere gregario di Basso e Pelizzotti, e per poter fare la sua corsa in Francia. Questo è quello che vogliamo vedere. Il ragazzo si è dichiarato pronto ad affrontare l’esame transalpino, e noi ne saremo gli attenti esaminatori. Salutiamo anche Filippo Pozzato fresco tricolore, sperando che sia l’inizio del periodo vincente nella carriera di questo atleta. E sappiamo tutti di quanto non sia l’ora che capiti con più continuità che non in passato.
Per finire, alcune righe ancora di colore rosa; Marta Bastianelli sta vivendo un periodo molto pesante. Grazie alla voglia dell’UCI di dare l’esempio – Valverde ringrazia! – per un’altro anno non avremo sulle strade l’ex iridata. Ciclisti che hanno imbrogliato molto più pesantemente (Riccò; che nel 2009 correrà per il GS di Filippo Simeoni, o anche Sella) hanno ricevuto mesi di sconti sulla squalifica. All’inizio dell’anno scrivevo che finalmente chi sbaglia paga. Ma la misura è ancora tutta sballata. Si è fatto un passo avanti certamente, ma con la camminata dell’ubriaco.

venerdì 5 giugno 2009

Pagelliamo




PAGELLINE DEL GIRO 2009. UN PO’ DIVERSE DAL SOLITO, PER DIRE 2 PAROLE SU MOMENTI O PERSONAGGI CHE RENDONO (QUASI) SEMPRE BELLA LA CAROVANA ROSA.

VOTO 10 all’Italia del Giro;
tanta gente ogni giorno, ed in migliaia anche su salite brevi. Lo spettacolo più bello, vario, colorato, emozionante, che ti lascia dentro ricordi che non hanno bisogno di fotografie per farteli tornare in mente.

VOTO 9 a Mario Beccia e al libro ufficiale della Gazzetta sul Giro;
nel Giro dei 100 anni non potevano mancare persone o cose che solo in una manifestazione di popolo come la corsa rosa, tornano come un patrimonio di tutti. Grazie perciò a Mario Beccia che anche in questa edizione ci ha regalato l’immagine del suo parrucchino che almeno quest’anno – rispetto al 2008 – non era messo mezzo di traverso come l’anno passato. Voto 9 anche al suo coraggio per andarsene in giro con quella… roba sulla testa.
Stesso voto per il libro sui 100 anni del Giro; bello. Tante foto inedite uscite dall’archivio Gazzetta: Vale i soldi che chiedono e forse di più.

VOTO 8 alla sigla RAI e ad Ilaria Pranzini;
finalmente una sigla TV all’altezza dell’evento. Riguardo alla tifosa numero 1 in Italia di Baby Sleck, è stata presente a Venezia, Firenze, Milano e forse Roma. Serve dire altro?

VOTO 7 ad Alessandra De Stefano;
alta poco più di una bicicletta, alle partenze e agli arrivi corre come una pazza a destra e a manca. Perché? Perché Andrea Fusco, dal palco del Processo a fine tappa, vuole intervistare 5 ciclisti al colpo. Lei ti fa le interviste in inglese, in spagnolo ed in francese; Wonder Woman.

VOTO 6 al percorso;
il Giro dei 100 anni non sarà ricordato molto per le difficoltà del percorso. Tanti chilometri in discesa, e solo 2 tappe che facevano tremare le gambe ai protagonisti. Le Dolomiti dopo 4 giorni sono come il tiramisù per antipasto.

VOTO 5 alla carovana pubblicitaria;
non so se quella che ho visto a S.Martino di Castrozza era la carovana al completo, ma – senza fare paragoni con la cosa enorme del Tour – era poca roba. Era il giro dei 100 anni o no?

VOTO 4 a Marino Bartoletti;
le brevi poesie in rima preparate per la trasmissione Si Gira, meriterebbero una valutazione vicina a quella appena sotto. Forse non siamo a quei livelli, ma siamo sulla buona strada.

VOTO 3 ai controlli anti-doping;
anche quest’anno è continuata la vergognosa rinuncia a non fare i controlli anti-doping a Luigi Sgarbozza. Capiamo tutti che i risultati degli esami darebbero responsi terrificanti sulle sostanze usate dall’ex ciclista, sentendo certi suoi interventi al Processo alla Tappa. Ma questo doping, usato probabilmente a dosi da cavallo, deve essere fermato.

VOTO 2 ai ciclisti nella tappa di Milano;
una presa per il naso a migliaia di persone che avevano fatto ore di traffico per vedere una corsa di… 30 chilometri? E lasciamo perdere Armstong, che se gli altri non hanno palle per dirgli di no peggio per loro. Cosa sono, signorine?

VOTO 1 agli appassionati esagerati;
l’acqua non si getta in faccia ai ciclisti. Si corre a un metro da loro, e gli si porge una bottiglietta d’acqua. Se l’atleta ha sete, allungherà una mano e se la prenderà da solo. E sempre i ciclisti non si affiancano a 40 cm. gridandogli nelle orecchie come dei deficienti.

VOTO 0 al pubblico della tribuna sul Blockhaus;
Garzelli fischiato durante la vestizione della maglia verde, e poi preso a male parole mentre scendeva verso il suo pullman. Non scrivo altro.

lunedì 1 giugno 2009

Giugno; l'editoriale.



ASPETTAVAMO IL NOME DEL NUOVO RE DEL GIRO, ED ECCO LO ZAR VESTITO DI ROSA. IN UNO DEGLI SCENARI PIU’ IMPORTANTI AL MONDO, CALA IL SIPARIO E SALUTIAMO IL GIRO DEI 100 ANNI. HA VINTO DENIS MENCHOV E CON LUI ANCHE NOI.

Da Dicembre l’attesa girava intorno al nome di Ivan Basso con il fascino del ritorno del cow-boy venuto dal Texas a riempire riviste, blog e fantasie degli appassionati. Erano loro i 2 protagonisti delle chiacchiere di noi tutti. Di Luca, Pellizotti, Cunego, Sastre erano in seconda fila nelle idee della gente.
Il sipario rosa è calato nella terra dei gladiatori. Questi ultimi – Di Luca come loro miglior rappresentante – si sono tolti l’elmo e hanno porto l’onore delle armi a Zar Denis Menchov. Plaudiamo questo silenzioso pedalatore che dall’Est colora di internazionalità un Giro che poche volte ha avuto tante nazioni a contendersi la coppa color oro che sale a spirale verso il cielo. Italia (Basso, Di Luca, Pellizotti), Spagna (Sastre), USA (Leipeimer), Russia (Menchov).
Non voglio scendere nel dettaglio verso i protagonisti. Preferisco scrivere del più bello spettacolo del Giro; noi appassionati. Colorati, tanti, anzi tantissimi ovunque, con applausi per tutti. Io stesso vi posso portare mia testimonianza, com’anche di altre persone, di come Lance Armstrong fosse sempre seguito con interesse enorme da parte di tutti. Il Pullman del suo GS accerchiato di persone dopo ogni fine tappa e – cosa che non dispiace – vi posso portare in queste righe la testimonianza di un’appassionata che ha potuto incontrarlo e salutarlo con una stretta di mano semplice e cordiale da parte dello Space cow-boy. Ma sto entrando nel particolare e invece volevo scrivere di noi.
Il momento più brutto è stato il girono in cui Stefano Garzelli è stato fischiato nella vestizione della maglia verde. In quel momento il ciclismo assomigliava troppo al pubblico del calcio. Mentre il pubblico del ciclismo è stata la cosa più bella di queste 3 settimane. Noi stessi appassionati siamo il vero tesoro che i ciclisti in primis devono conservare con cautela, correndo senza falsità e rispetto nei nostri confronti.
Il Giro 2009 non è stato un Giro come lo avrebbero voluto molti di noi. La secolare storia che veniva festeggiata con questa edizione, è stata la mano che ha disegnato un percorso che dava una carezza alla nostra storia, ma che ha fatto mancare qualcosa. L’unica cosa che non è mai mancata è stata la passione di noi appassionati. Anche noi possiamo salire sul podio e, senza paura d’essere invadenti, trovarvi posto. Un’Italia del Giro che non porta solo i nomi dei campioni, ma anche quelli più semplici di persone che sono parte del tesoro del ciclimo; la sua gente.
Ed ecco che Marco, oppure Ilaria, come anche Monica, o il vecchio leone Renato solo per citarne alcuni con cui ho condiviso sensazioni ed emozioni, diventano nomi in rappresentanza di uno spettacolo che per 3 settimane ha riunito l’Italia.
Scusate se non ho scritto dei ciclisti. Ma una volta tanto anche noi appassionati ci meritiamo un plauso, e le strade piene di fantastica gente ogni giorno, sono state ancora una volta il più grande spettacolo del Giro Ciclistico d’Italia. Prossimamente arriveranno le mie personali pagelle sul mio Giro, e per questo mese vi saluto. Ma non dimenticate che tra poche settimane torneranno le nostre signore del pedale con il Giro del Trentino e che Giugno è anche il mese dei Campionati Nazionali. Non mettiamo le mani in tasca. Tra poco avremo di che applaudire ancora i campioni e le campionesse, ma l’editoriale di questo mese volevo farlo un po’ nostro.
Alla prossima.

martedì 12 maggio 2009

Ahi, Cunego; documento esclusivo!



ECCO IL MOMENTO DECISIVO (MA IN NEGATIVO) PER DAMIANO CUNEGO A S. MARTINO DI CASTROZZA. LUI E DANILO DI LUCA - UN METRO DAVANTI AL VERONESE - SCATTANO INSIEME, IL VERONESE PERO' METTE PIEDE A TERRA PER LO SGANCIAMENTO IMPROVVISO DEL PEDALE. SIAMO A 550 METRI DALL'ARRIVO DELLA 4^ TAPPA. SE C'ERANO POSSIBILITA' DI VITTORIA, LI' SI SONO ARENATE.

domenica 3 maggio 2009

L'Italia del Giro (parte1).



IN ATTESA DELLA GRANDE AVVENTURA ROSA, ECCO IL CICLISMO DELL’ALTRA META’ DEL SELLINO. MA CHI NE SCRIVE? ZOMEGNAN? TOPO GIGIO? SERGIO NERI? BEPPE CONTI? LORENZO ROATA? MAGARI EDITA PUCINSKAITE? NOSSIGNORI!

Articolo speciale di Ilaria Pranzini.

“Difficile dire com’è cominciata! Sono sempre andata in bicicletta con passione e ho sempre seguito le corse con passione – tranne un 'buco' di una decina di anni in cui... non mi piaceva più. La mia è una famiglia di ciclisti urbani, mio padre e mio marito sono sempre andati a lavorare in bicicletta (e non sto parlando di distanze sui 2 km), io mi muovo fondamentalmente così, anche perché fino a ieri non avevo l'automobile e non sono così pazza da usarla in città.
Ci sono tre momenti che voglio ricordare, anche per non farla troppo lunga: 1987, Stephen Roche, Giro e Tour; 2002, la prima Critical Mass a Firenze; 2008, Emanuele Sella al Giro e Andy Schleck al Tour.
Nel 1986 avevo 12 anni e come sempre seguivo il Giro in tv distrattamente, perché lo guardavano i miei. Quell'anno però c'era Stephen Roche: amore a prima vista! Cominciai a divorare (e ritagliare) tutti gli articoli che trovavo. E ce li ho ancora! Mi colpivano l'umiltà e la tenacia del campione irlandese e, se ricordo bene, un'accesa rivalità con qualcun’altro (rimosso!). [Roberto Visentini? N.d.Manuel.]
Mi piaceva ricamarci su, inventare storie epiche ed avventurose con lo sfondo eccitante del Tour. In quella primavera-estate, come ogni brava bambina un po' maschiaccio, mi divertivo a correre anch'io in bicicletta, facendo finta di essere il mio campione (o la sua innamorata, a seconda del momento).
Poi, 'buco': il ciclismo anni '90 non mi piaceva più. Facile dire a posteriori che era per il doping. Non so. Forse ero io che avevo trasferito le mie fantasie in altri campi. Però sinceramente le belle storie semplici e umane della mia infanzia non le ritrovavo più. I campioni di allora, puliti o meno, mi sembravano un po' tutti sopra le righe. Continuavo non di meno a pedalare in proprio, ma con mezzi sempre più scarsi.... fino ad una misera Graziella usata sottratta alla mia mamma. Il fidanzato (poi marito), che si faceva il San Baronto giornalmente andando a lavorare, mosso a pietà mi iniziò alla MBK. Mi ricordò delle gran sudate e qualche magra consolazione: da quelle parti si allenavano (e si allenano ancora) fior di ciclisti, che nel tempo di una mia girata mi passavano e ripassavano quattro o cinque volte.
2002 neo-mamma, sindacalista di base impegnata a tempo pieno nel movimento no-global (diciamo così per brevità) riconquistavo con entusiasmo le strade della mia trafficatissima città pedalando nelle schiere rissose della prima Critical Mass. Un'esperienza fondamentale! Finalmente non avevo più paura del traffico e mi godevo la bici anche in città, sperimentando liberamente, acquistando sicurezza in me e nel mio mezzo. La bicicletta può cambiare il mondo: vedi il post con cui ho aperto il mio blog Da Marx a Merckx [eh, eh!]. (Dio mio…. N.d.Manuel)
2008 mentre sudavo sui libri per l'esame di stato, ormai quasi professoressa, mio figlio si esaltava per il Giro d'Italia... e mi contagiava clamorosamente. Un'occhiata oggi, una domani, alla fine non studiavo più un tubo ed ero incollata al televisore a tifare per Emanuele Sella: amore a prima vista! Difficile spiegare cosa ho provato e perché ho deciso su due piedi di comprarmi finalmente la bici da corsa. E' stato come riaprire gli occhi sul mondo, vedere la bellezza, la varietà dei paesaggi, la passione della gente, sentire di nuovo la gioia della sfida con se stessi, col vento contrario, con la salita, (col traffico). In quell'estate caldissima mi sono rimessa a pedalare e ho provato la sensazione incredibile di leggerezza che dà la bici da corsa: mi sembrava di volare!
Tour de France: mentre sfrecciavo sul lungomare versiliese e mi arrampicavo penosamente sulle pendici delle Apuane, e tornata a casa divoravo Cycling Pro e BiciSport, in tv c'era il Tour e io non me ne perdevo neanche un secondo. Il mio Lele (Sella) si era appena sposato con la mitica Lara e di lì a poco sarebbe stato scoperto con le mani nella marmellata: mazzata durissima per me! Ma come?! In compenso... c'era Andy Schleck! Ma questa è storia d'oggi, basta dare un'occhiata a www.allezandy.com Dirò soltanto che Andy, come Sella (prima) e come Roche (sempre) è uno di quei ragazzi semplici dal sorriso luminoso che piacciono a me.
Per concludere: il ciclismo visto da una donna forse è meno aspetti tecnici, risultati e tabelle e più fascinazione per storie di vita, sfide, belle foto di bei ragazzi (perché no?) e fedeltà ai propri campioni nella buona e nella cattiva sorte. Il ciclismo praticato da una donna forse non è tanto diverso da quello praticato da un uomo: bisogna amare la fatica e la libertà. Forse noi abbiamo meno spirito agonistico, ma ci sono tante cicliste che mi smentiscono coi fatti. A me personalmente interessa gareggiare in primo luogo con me stessa e recuperare il tempo perduto col sedere attaccato alla sedia e lo sguardo basso sui libri.”


Grazie a Ilaria per aver accettato la mia richiesta. Preoccupata per il fatto che aveva scritto un pezzo bello lungo, le ho risposto che non ne avesse pensiero.
Il Giro è in partenza. Nei giorni di corsa non farò dei post al riguardo, se non pochi. Questo perché gli spunti che una corsa come il Giro dà, sarebbero talmente tanti che ogni giorno dovrei essere nel web. Grazie a tutti e tutte voi per aver reso bella l'attesa partenza della corsa rosa. Ricordo poi che - parlando di corsa rosa - se questo non è soltanto l’anno dei 100 anni del Giro, ma anche l’anno del 20° Giro-Donne. Ma c’è ancora un po’ di tempo…

venerdì 1 maggio 2009

Maggio; l'editoriale.


Luigi Ganna; il primo..... dei primi!

LA POESIA DI VENEZIA, LA LEGGENDA DELLE DOLOMITI, LE TAPPE SUGLI APPENNINI DELL’ITALIA FERITA A MORTE, E POI L’ARRIVO NELLA CITTA’ ETERNA. RIEMPIAMO LE BORRACCE CON LA NOSTRA PASSIONE E FACCIAMONE POESIA. TOCCA AI CAMPIONI E ANCHE A NOI. 3.395 CHILOMETRI E UN SECOLO D’ITALIA.
ECCO IL GIRO DEI 100 ANNI.

1° MAGGIO; MANCANO 192 ORE ALL’INIZIO DEL GIRO D’ITALIA.

Praticamente 300 croci; l’Italia del Giro 2009 inizia da qui. Tanti decenni fa, quando la guerra sbriciolò la nostra penisola, il ciclismo era in bianco e nero. Chi aveva qualche centesimo (di lira) in tasca, poteva acquistare il settimanale La Domenica del Corriere, dove i volti dei campioni dello sport erano disegnati da maestri della matita. La gente si riuniva sulle strade, bianche e polverose, per regalarsi un momento di gioia. Non erano automobilisti in coda, ma contadini che lasciavano il campo di grano o di patate per un paio d’ore. Ecco ad un tratto il passare dei campioni che molti conoscevano per sentito dire. Era il Giro dei racconti di chi, fortunato, aveva assistito al passaggio della corsa. Era il Giro delle radiocronache che ci raccontavano di; “…un uomo solo al comando. La sua maglia è bianco-celeste… il suo nome è Fausto Coppi!”, che tanto hanno fatto scrivere. Era il Giro dei ciclisti che nelle tasche avevano il panino con il pezzo di formaggio, dell’acqua che arrivava dalla fontana, delle banane quasi rubate da un carretto, con la promessa – mai mantenuta – che sarebbero state pagate.
L’Italia di oggi è lontana da quegli stenti, miserie, patimenti. Ma saranno tappe velate di dolore quelle che arriveranno vicine alle terre d’Abruzzo colpite dal terremoto, in una Pasqua passata da un pezzo che mai è stata così triste da tanti anni. Forse saranno benedette come non mai, le 3 settimane che da qui a pochi giorni racconteranno l’Italia della passione e della fatica. Far dimenticare per 2 ore al giorno quello che una notte della Settimana Santa ha portato.
Ma quando parte un giro d’Italia è anche il nostro momento. E si, perché siamo noi lo spettacolo vero, genuino e vario di quello che ormai non è più una manifestazione sportiva. Ormai è tempo di parlare del Giro come di una pagina che abbraccia anche la nostra cultura. Ed è tempo di rivedere il ragazzino che, saltata la scuola grazie alla passione di papà, adesso saluta felice la strombazzante carovana colorata, com’anche di tornare a bere un bicchier di vino con chi magari nemmeno conosci e rivedrai mai, o magari di fare la foto ricordo davanti ad un tavolo imbandito, perché il pranzo è fatto sul prato di una montagna a quasi duemila metri dove passano centinaia di appassionati ciclisti in 6 o 7 ore di attesa. L’Italia del Giro mette il vestito a festa, e non serve che siano le campane della chiesa al mattino, a dirci che è veramente un giorno di festa. È tempo di Giro d’Italia e per 3 settimane ogni giorno è domenica, come disse Indro Montanelli.
Ci sono i campioni, le salite, le volate, gli scatti, le ammiraglie, le gambe che fan male dei ciclisti, le gambe da guardare delle miss, la maglia rosa, le montagne, Stanlio & Ollio in cabina di commento e spero rivedremo il parrucchino di Mario Beccia. E ritroveremo anche i racconti di chi, più avanti con gli anni, ci racconterà di quella volta in cui Saronni…, di quando Fignon…, di quella volta che Pantani…, di quando Bugno, Indurain, Simoni, Cipollini e tanti altri. Lasciatemi dire che la scelta di saltare quasi tutte le Dolomiti è stata casualmente azzeccata. Con il tempo che abbiamo avuto ad Aprile, sarebbe stato necessario far anticipare la carovana della corsa non dalla carovana pubblicitaria, ma dai mezzi spargisale dell’ANAS.
Quattro generazioni di sogni. È il Giro d’Italia dei 100 anni e manchiamo solo noi. Che aspettiamo gente? È un po’ la festa di noi appassionati (e appassionate). Gonfiamo le nostre ruote, perché finalmente si parte.

AGGIUNTA; ho volutamente tagliato una parte che era riferita ai protagonisti attesi al Giro. Ho sempre pensato che una qualunque persona adulta abbia una possibilità bellissima ed importante; rinunciare all’egoismo e saper essere un’esempio per chi è più giovane. Quando trovo l’amico Shaka che mi lascia un suo commento – giustamente molto amareggiato – sulla vicenda Rebellin, vedo tra quelle poche righe un’altra occasione che il ciclismo ha buttata nel cesso. Usiamo allora la rabbia che sentiamo per diffondere l’idea più bella del ciclismo che piace a noi.
Si ricordino tutti quei ciclisti che seguiamo tra giornali, TV o sui cigli delle strade, che tradendoci con la falsità quelle le stesse strade inizieranno a svuotarsi, e che saranno stati loro stessi gli artefici dell’uccisione della loro stessa passione. Se è questo che vogliono facciano pure, ma sappiano che il male che fanno a noi appassionati veri, senza troppi “prima o poi” lo riceveranno indietro, trovandosi a pedalare senza incitamenti attorno a loro. A Shaka mi vien da dire; “Portiamolo noi l’esempio e non svuotiamo le nostre borracce.”
Altra cosa; da fonte certa avevo saputo da settimane della positività accertata della Cucinotta. Ora questa notizia arriva sui giornali (Gazzettino), proprio nel momento dedicato alla rogna di Rebellin. Cos’è, che adesso escono uno dietro all’altro?
Se vi interessa, consiglio di prendere in edicola (con la Gazzetta a 16 euro) il libro ufficiale del Giro del Centenario; è abbastanza caro, ma trovano posto foto molto belle e rare dei più amati campioni dall’archivio Gazzetta, con articoli che raccontano tantissimi momenti storici ed epici. Oppure lo trovate in libreria. È fatto proprio bene e racconta 100 anni d’Italia. Scusate la lunghezza ma questo mese è andata così.
Con un bacio all’Abruzzo.