«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

martedì 24 febbraio 2009

Storie del Giro; il 1999.



IL GIRO D’ITALIA DEL 1999 FESTEGGIA IL SUO 90° ANNO DI VITA. L’ITALIA CICLISTICA HA IN MARCO PANTANI IL SUO ASSOLUTO PROTAGONISTA PER LE GARE A TAPPE. IL ‘PIRATA’ ARRIVA DA UN BELLISSIMO 1998.

Il Giro Ciclistico d’Italia del 1999 viene vinto dall’italiano Ivan Gotti. Per lo scalatore bergamasco, che veste i colori del GS Team Polti, è la seconda vittoria della Corsa in Rosa dopo quella del 1997. Ma il Giro del 1999 verrà ricordato principalmente come il bivio – negativo – per la carriera di Marco Pantani.
La corsa prende il via da Agrigento nella leggendaria Valle dei Templi. Dopo i primi giorni in cui Mario Cipollini si prende il lusso di superare Merckx come vittorie di tappa (“A uno come Merckx, io posso fare soltanto il cameriere” dirà al riguardo il velocista toscano), Pantani inizia a fare sentire la sua musica andando a vincere sul traguardo in salita del Gran Sasso. In quei giorni il francese Lorent Jalabert si concede il bel lusso di vestire per 8 giorni la maglia rosa. Ma ormai la battaglia tra i big è iniziata e Pantani forse non aspettava altro.
Con una tappa sul traguardo di Oropa, lo scalatore italiano da sfoggio delle sue fenomenali qualità. La catena salta all’inizio dell’erta che porta al traguardo, facendolo distaccare dal gruppo dei migliori. Il pirata riparte e lascia tutti di sasso, quando va a riprendere e staccare uno ad uno 49 ciclisti davanti a lui. All’arrivo non si contano gli applausi per il romagnolo. Per Pantani non finiscono le soddisfazioni, e l’ennesimo arrivo vincente – stavolta sull’Alpe di Pampeago – si trasforma in un palcoscenico ideale a consacrarlo come il padrone del Giro ’99. Ormai Pantani attende il penultimo giorno di gara, dove il ‘gigante’ Gavia e il durissimo Mortirolo sembrano messi lì apposta per incoronarlo definitivamente Re del Giro.
“Come si fa a non vincere quando si sta così bene, che tutto diventa facile?” Così dice del suo Giro il Pantani padrone delle montagne, che porta a casa un’altra vittoria con l’arrivo a Madonna di Campiglio. La Gazzetta dello Sport lo definisce come l’“Insaziabile” con uno dei suoi titoli sulla rosea, “Oggi il suo popolo lo attende sul Gavia e sul Mortirolo” si lesse sulla Gazzetta.
Tra il mezzogiorno e le 13 del 5 giugno 1999, la notizia che riempie tutti i TG è una vera bomba; la maglia rosa è stata esclusa dal Giro d’Italia perché il valore d’ematocrito nel suo sangue è stato riscontrato oltre i valori consentiti. Pantani subisce uno stop immediato di 15 giorni, per pura cautela nei confronti dell’atleta, e come da regolamento per il CONI a quel tempo. Marco Pantani viene così escluso dal Giro, quando tutti si attendevano solo di sapere con quanti minuti di vantaggio sarebbe arrivato staccato dal secondo in classifica, sul traguardo finale di Milano. L’Italia sportiva, e ciclistica, è senza parole. Il team di Pantani, il GS Mercatone Uno, ritira tutta la squadra per lo shock della notizia. I tifosi di Pantani, avuta conferma dell’accaduto, creano problemi di ordine pubblico lungo la salita del Mortirolo minacciando di intralciare la gara. Per fortuna tutto viene sopito dal buon senso, ma la ‘bomba’ sportiva appena esplosa scrive; “…una delle giornate più tristi nella storia del ciclismo.” Queste le parole di Adriano De Zan, all’apertura del collegamento pomeridiano della RAI. Ivan Gotti si vede messa in mano la 2^ vittoria al Giro con 3 minuti e 35 secondi sull’allora giovane Paolo Savoldelli e con Gilberto Simoni, 3° in classifica, a un solo secondo dalla piazza d’onore.

“Si potrebbero dire tante cose, ma sarebbero soltanto parole in più. Sono caduto e mi sono rialzato tante volte. Questa volta, non credo di potercela fare”
Marco Pantani, parlando ai giornalisti, fuori dall’Hotel Touring di Madonna di Campiglio il giorno della sua esclusione dal Giro d’Italia del 1999.

lunedì 23 febbraio 2009

20 ANNI DI GIRO-DONNE.

CANINS, BONANOMI, MARSAL, LENKA, FANINI, LUPERINI, SOMARRIBA, BRANDLI, BOUBNENKOVA, COOKE, PUCINSKAITE. NON E’ UNA SQUADRA DI CALCIO FEMMINILE, MA NEL LORO PICCOLO SONO 11 REGINE. REGINE DI COSA?
COME PROMESSO QUALCHE TEMPO FA, ECCO UN POST TUTTO PARTICOLARE. IL GIRO-DONNE RAGGIUNGE LE 20 EDIZIONI (MA QUALCUNO SE N’E’ ACCORTO?).
AUGURI!!!


La storia del Giro d’Italia femminile iniziò alla fine degli anni ’80, quando un nome mitico del nostro sport – Maria Canins – venne scritto in cima alla classifica finale del 1° Giro d’Italia Femminile. Era il 1988, e la Canins vinse il Giro femminile a 39 anni. La Germania era divisa in due. Non esistevano atlete ucraine, russe, kazake o chissà da dove, ma si parlava di URSS. Il grande Enzo Ferrari sarebbe morto di lì a poco, Derrick risolveva delitti ogni giorno all’ora di cena, l’Olanda vinceva i Campionati Europei di Calcio, e un ragazzo mai sentito prima di nome Andrew Hampsten era arrivato dagli Stati Uniti per diventare il 1° statunitense a vincere il Giro d’Italia.
In Italia erano gli anni dei paninari, dei Ciao elaborati con la sella lunga, delle leggendarie Ragazze Cin-Cin (…”diventeremo amici”…”assaggia e poi mi dici”…), Mino Reitano cantava “Italia” e Paolo Valenti ci raccontava la domenica di campionato.
In questa Italia, iniziò la storia del Giro d’Italia Femminile. I primi anni era una manifestazione considerata quasi di cornice. Il ciclismo era una lista che parlava di Argentin, Saronni, Lemond, Fignon, Roche, Kelly, Fondriest. Il Giro-Donne sembrava puro intrattenimento più che un’evento sportivo.




Maria Canins. La prima regina del Giro-Donne. Era il 1988.

Con l’inizio del decennio successivo, la gara a tappe femminile sembrava destinata a confermare questa impressione. Le edizioni del 1992 e 1993 non vennero infatti nemmeno disputate, e la competizione in rosa assomigliava a una parentesi arrivata e passata in poco tempo.
Arrivammo alla prima metà degli anni ’90; l’austriaco Roland Ratzenberger e il brasiliano Ayrton Senna morivano al GP di San Marino di Formula 1 dopo due schianti terrificanti. La stella del vicentino Roberto Baggio illuminava Torino e l’Italia calcistica. Un giovane ciclista romagnolo di nome Pantani esaltava le strade del Giro d’Italia e Craxi era scappato da poco dall’Italia.
Con la ripresa del Giro-Donne, a metà degli anni ’90 arrivò un’atleta destinata a diventare la numero 1 per il ciclismo di casa nostra. Nata a Pontedera, in provincia di Pisa, il 14 Gennaio del 1974, Fabiana Luperini ha vinto (fin’ora) 6 Giri del Trentino, 4 titoli italiani su strada, 3 Tour de France per citare le gare più note al pubblico. Ma parlando di Giro-Donne, la campionessa toscana ha messo il suo nome in cima alla classifica finale 5 volte. Il suo dominio inizia nel 1995 per proseguire negli anni ’96, ’97, ’98 e poi ecco che nel 2008 arriva il suo 5° sigillo a 10 anni di distanza. Altre cicliste hanno fatto in tempo ad arrivare, diventare campionesse, ritirarsi, e la Luperini è ancora vincente.



Fabiana Luperini: 5 Giri d’Italia (con 3 Tour de France e una Vuelta). Il mito del ciclismo femminile italiano.


Si arriva alla fine degli anni ’90. Nel ciclismo maschile sono anni tremendi. Il doping è passato quasi ovunque, e l’immagine del movimento maschile è inquinata come mai prima. Dall’altra parte, ormai il Giro-Donne si afferma tra le gare di punta del calendario internazionale. Le atlete più forti al mondo incrociano le loro spade sulle terre dello stivale, e nei primi anni del nuovo millennio è il nome di Edita Pucinskaite a farsi largo a livello internazionale. Ma nella prima metà di questo decennio, arriva dalla Svizzera – terra di orologi, banche, cioccolato e aria buona – un’atleta che con 3 vittorie (2001 – 2003 – 2005), merita menzione in seno alla gara italiana.
Nicole Brandli è nata il 18 Giugno 1979 e all’età di 21 anni vince il Giro-Donne. Si ripeterà altre 2 volte nel giro di pochi anni. La continuità da lei dimostrata nelle stagioni successive (2° posto nel 2006 e 2° posto anche nel 2007), le fanno guadagnare la citazione come ultima grande protagonista di una corsa che in questo 2009 raggiunge il 20° anno di vita.




Nicole Brandli: bella, bionda e… vincente! (3 Giri d’Italia con 2 secondi posti).

Ed ecco l’anno del Giro-Donne numero 20; è il decennio in cui un ciclista americano vince 7 Tour de France uno dietro all’altro, il Papa è tedesco, e il mondo ha smesso di parlarsi di persona perché ora usa uno strumento inventato (a quanto sembra) dalle forze armate americane negli anni ’60, che tramite un semplice filo del telefono collega tutti a tutto il mondo.
Oggi il Giro d’Italia femminile arriva alla 20^ edizione. Rispetto al 1988 gode di maggior attenzione, ma che è sempre un decimo rispetto a quello che è il fenomeno del ciclismo maschile. Ne è prova l’edizione 2007, dove non si sapeva ancora – a pochi mesi dall’inizio – se la corsa ci sarebbe stata. In quell’occasione infatti le tappe furono per buona parte delle frazioni in circuiti, vista la difficoltà di organizzare frazioni in linea senza qualche mese di anticipo. La corsa si svolse, ma fu nel 2008 che la manifestazione tornò ad essere più itinerante, come una gara a tappe dev’essere.
Ci sono persone che seguono le ruote rosa, ne parlano, magari ne scrivono da qualche parte. Ma esiste ancora una mentalità scema in cui la fatica delle donne non riceve l’attenzione che meriterebbe. Dalla Canins alla Luperini tanti sforzi sono stati fatti per aumentarne la visibilità, ma i risultati sono stati modesti. Se provate a raggiungere le mitiche pagine di Wikipedia dentro il Web, troverete poche righe nei confronti del Giro-Donne.
E sia. Teniamoci strette queste poche cose, con la speranza che la voglia di fare ogni anno qualcosa – anche soltanto poco di più, ma bene – sia sempre presente.
Intanto, caro Giro-Donne buon compleanno per queste 20 candeline. E che il vento della passione soffi forte su di te!

venerdì 20 febbraio 2009

Ahi, ahi, 'compagnero'!...






QUASI INUTILE L’INCONTRO TRA VALVERDE ED ETTORE TORRI A ROMA. PER LO SPAGNOLO, IN ARRIVO UNA SQUALIFICA “ITALIANA”.

Alejandro Valverde ha fatto – a quanto pare – scena muta dal procuratore Torri. Ma da quelli che sono i documenti in possesso dalla Procura italiana, sembra che il campione spagnolo abbia già un piede nella fossa (ciclisticamente parlando).
La situazione è simile a quella a cui si trovò di fronte Basso e per ora, sembra che nei riguardi di Alejandro sia in procinto d’arrivare una squalifica di 2 anni per le corse nella nostra nazione.
Ora si tratterà di vedere come andrà con l’UCI – e lì ce ne possiamo aspettare di tutti i colori, in negativo o in positivo – visto che la strada sembra la stessa che Basso ha dovuto percorrere. A Valverde sono imputate irregolarità per la stagione 2006, lo spagnolo corse solo due gare da noi, che riguardano le famose sacche di sangue.

Una nota mia; se veramente la sacca di sangue dello spagnolo venne identificata con la sigla “VALV.“ seguita dal nome del suo cane, chi ha pensato di usare questo ‘mascheramento’ è furbo come una volpe scema.

PS: Freire si è rotto 2 costole per una caduta in corsa. Guarderà la Sanremo in TV.
Sto preparando un post sul doping dove vorrei una vostra ampia opinione su alcune cose. (sto preparando roppe cose. mi dovrò dare una calmata. Ah!... dannata passione!)

giovedì 19 febbraio 2009

Spagna-Italia; botto in vista?



LA BOMBA STA PER SCOPPIARE? STIAMO ARRIVANDO AL CUORE DELL’OPERATION PUERTO? SEMBREREBBE COSI’, VISTO CHE ORA INIZIANO LE DISCUSSIONI SPAGNA-ITALIA.
VALVERDE AL CENTRO DI TUTTO, OGGI IN ITALIA PER QUESTA ROGNA.

Qui non c’è spazio per interpretazioni. In Spagna c’è qualcuno che non vuole scoperchiare il pentolone dell’Operation Puerto per salvarsi il sedere. Oggi Alejandro Valverde è atteso in Italia – per chi leggesse dopo, alle 17 in Procura al CONI – per rispondere della vecchia storia sulle sacche di sangue.
Ma quello che viene fuori è ora uno scontro tra Spagna che non vuole riconoscere validità alla procedura del CONI, ritenendolo organo amministrativo e non giudiziario. La Spagna poteva fare tabula rasa di tutte le ombre che si è costruita anche con le proprie mani, invece ha scritto 6 pagine di argomentazioni per cui secondo loro questo marciume non deve venir fuori. Il CONI tiri fuori le palle!
Mi sa tanto che se Valverde ha imbrogliato, c’è gente che ne ha fatte anche di peggio.
Ne sapremo di più – Spagna permettendo! – nei prossimi giorni.

Ciclo-donne; 4 chiacchiere... in casa nostra.



Tatiana Guderzo (24 anni, GS Gauss RDZ). Diventerà la reginetta del ciclismo di casa nostra?

ANCHE L’ALTRA META’ DEL… SELLINO HA COMINCIATO A SVUOTAR BORRACCE. ALLORA, ECCO 4 CHIACCHIERE SUI PEDALI ROSA ITALIANI. TRA ATTESE PROTAGONISTE E RITORNI “ESTIVI” TARGATI 2009 (E UN POST UN PO’ SPECIALE IN CANTIERE).

Iniziata la stagione 2009 anche per i pedali rosa, gli appuntamenti più sentiti – in Italia – sono ancora lontani. A fine marzo arriverà l’importante appuntamento di Coppa del Mondo, anche se le gare più seguite arriveranno più avanti con Trentino, Settimana Tricolore, Giro-Donne, ecc.
Doveva essere una stagione senza Fabiana Luperini ed invece la ‘Lupa’ regalerà ai suoi tifosi un’altro anno di presenza in gruppo. A quanto pare, la sua formazione ha perso la vecchia denominazione Menikini-Selle Italia per diventare più semplicemente Selle Italia. Per l’atleta toscana una stagione dove tutto quello che di buono salterà fuori, sarà tanto di guadagnato, dopo un 2008 bellissimo (Trentino, titolo italiano e 5° Giro). Ho la mezza idea che il percorso iridato di Mendrisio, che si vocifera il più duro degli ultimi 25-30 anni, sia stata una piccola molla per restare in sella un’altro anno.
A meno di sconti di pena – sembra di parlare di una galeotta – Marta Bastianelli tornerà in agosto, pronta a saltare in sella con la divisa della Selle Italia. Probabile che tra lei e la Luperini ci sia una specie di passaggio di consegne vista la carta d’identità delle due (13 gli anni di differenza!), e potrebbe essere l’inizio di un ciclo nuovo per il GS dell’atleta pisana. Di sicuro la Bastianelli si è intruppata in un casino che poteva risparmiarsi – come avevo riportato in una vecchia intervista che con 2 minuti di pazienza potete rintracciare nel sito – e la voglia di tornare al vertice sarà forte. Rientrare in Agosto non è l’ideale, ma potrebbe essere comunque in tempo per riconquistare la maglia azzurra. Anche se – in caso dovesse indossare di nuovo i colori nazionali – difficilmente potrà pretendere un ruolo di primo piano, visto che altre atlete sono cresciute di risultati e considerazione. La cosa più importante è che se si ritrova con un chilo di troppo, mangi meno Nutella e pedali 5 chilometri di più, porca paletta!!
Parlando di atlete che godono di maggior considerazione in seno al gruppo azzurro-rosa ecco la Marosticense Tatiana Guderzo (Alè!! N.d.A.). In crescita costante da 3 stagioni a questa parte, penso che quest’anno debba provare il colpo grosso al Giro. È giovane ma nel 2006 e 2007 è stata maglia bianca, 5^ nella generale del 2007 e 4^ l’anno passato, poteva nel 2008 arrivare alla piazza d’onore con un po’ d’attenzione in più. Anche se fa pensare alle stramberie del ciclismo, quando il 5^ posto della vicentina nel 2007 aveva 1 minuto dalla maglia rosa, mentre nel 2008 il 4^ posto le diede quasi 3 minuti di distacco dalla Luperini. Potenza della ‘Lupa’ o forse un Giro più cattivo rispetto a quello precedente. Tenendo conto che la Guderzo, a cronometro, è al top tra le italiane e in salita fu tra le migliori al Giro 2008, la vedo con le carte in regola per tentare quello che ho sopraccitato come il colpo grosso al Giro.
Con la speranza che la RAI aprà una piccola finestra – anche solo ogni tanto e per sbaglio, che sarebbe già qualcosa – sui pedali rosa, E CHE LE APPASSIONATE SI FACCIAN VEDERE A BORDO STRADA ANCHE PER LE RAGAZZE!!!, prepariamoci alle “…tappe tagliatella” com’anche a “…color che son sospese” secondo il Roata docet che ormai è commovente marchio di fabbrica televisivo del Giro-Donne, al cui proposito sto scrivacchiando qualcosina.

PS: al riguardo del Giro-Donne, intendo. Non di Roata
PPS: anche se capisco che un professionista di quel calibro meriterebbe…

lunedì 16 febbraio 2009

Visconti/Pozzato; 2 scommesse...vincenti?




DUE ATLETI DI GRANDE TALENTO, PER DUE ESPERIENZE DIVERSE RISPETTO AL LORO 2008. O POSSIAMO CHIAMARLE SCOMMESSE?

Giovanni Visconti ha deciso di fare un passo indietro per guardare avanti. Lasciata la corazzata belga Quik Step decide di lavorare sotto l’ala di Luca Scinto, ex nazionale, che ora lo guida dall’ammiraglia. Dalla sicurezza di correre quasi tutte le classiche più importanti, e la sicurezza di poter correre il Giro, all’inizio dell’esperienza con la ISD, GS che vive di finanze che arrivano in gran parte dall’Est Europa, grazie alla produzione di acciai in Ucraina.
Ora, a 26 anni, Visconti ha la grossa possibilità di essere capitano. Certo suona strano, per un ex Campione d’Italia nel momento migliore della carriera, affrontare questa avventura. L’avesse soltanto voluto, il ragazzo avrebbe potuto fare un’altro anno con la Quik Step che è pur sempre un GS a livello mondiale.
Ma per Visconti la possibilità di lavorare con Scinto è stata motivo d’entusiasmo per ricominciare con la formazione che ha la sua base in Toscana. Intorno a Scinto non sono mai mancate voci di discordia sul suo modo di far lavorare i dilettanti in maniera abbastanza esasperata, ma Visconti ha invece trovato dei giovamenti dal lavorare sotto i consigli del suo neo-DS. Anche Mario cipollini parteciperà con un ruolo tecnico e d’immagine per la squadra.

Da un’altra parte troviamo Filippo Pozzato. Lasciata la Liquigas – pensate se il veneto fosse rimasto, che squadrone di italiani avrebbero avuto con Filippo, Basso, Nibali e Pellizotti – approda alla multimilionaria Katusha, che prende vita grazie all’interessamento di un signore di nome Vladimir Putin, che ha messo una buona parola con diversi sponsor, e con la disponibilità di uno sponsor fenomenale; avete mai sentito parlare di Gazprom? Sono quei signori che ci danno l’acqua calda in casa e che riscaldano mezza Europa. Sissignori, proprio loro!
Per Pozzato una possibilità importante, ma anche il momento di diventare vincente con continuità. Sono ormai 2 anni che arriva vicino a cento traguardi ma gli scappano sempre, a volte in maniere che ci hanno fatto girar le balle davanti alla TV. La Katusha avrà ben 5 Direttori Sportivi, ma avrà addosso anche gli occhi dell’ambiente politico russo, che punta molto a costruire un’immagine positiva a livello internazionale. Non per niente sulle maglie della formazione, spiccano i profili dei palazzi della Piazza Rossa.
Con Pozzato troveremo anche Danilo Napoletano, Mazzanti, Karpets, Steegmans, ma è soprattutto Pozzato ad avere un’altra possibilità importante dopo gli anni in Liquigas. Potrebbe essere l’ultima grande occasione per il vicentino, che nella Sanremo può trovare la prima grande occasione della stagione.

sabato 14 febbraio 2009



“MARCO, PERCHE’ VAI COSI’ FORTE IN SALITA?”

“PER ABBREVIARE LA MIA AGONIA.”
(Tour de France 1998)

Marco Pantani
Cesena 13/01/1970 – Rimini 14/02/2004.

Se volete ripercorrere alcuni fra i momenti più importanti nella carriera del ‘Pirata’, sul blog Pensieri Ciclismo (link a fianco), trovate diversi post ben raccontati con foto.

lunedì 9 febbraio 2009

Lettera ad un'appassionata di ciclismo...



NB; le righe qua sotto sono indirizzate alle appassionate di ciclismo. È una lettera che spero sia uno sprone in senso positivo, per le appassionate che ancora non seguono il ciclismo femminile, o non lo considerano bello per quanto sa invece essere. Se ci sono cicliste che leggeranno e si sentiranno messe sotto accusa in modo un po’ ingiusto, sappiano che queste righe non sono dirette a loro, ma ad altre appassionate più distratte.
Manuel.

TU! PROPRIO TU, APPASSIONATA DI CICLISMO. LO SAI CHE IL CICLISMO NON E’ SOLTANTO VALVERDE, BASSO, REBELLIN, BOONEN O PETACCHI? ALLORA, FORZA!
IL CICLISMO FEMMINILE ASPETTA ANCHE TE A BORDO STRADA!!

“Cara appassionata di ciclismo…
Tu che magari pedali perché hai la tua passione per la bicicletta, e sai tutto di Cunego, Boonen, Sgarbozza, Bennati, e altri idoli del ciclismo mondiale, perché ogni tanto non segui con attenzione anche il ciclismo dell’altra metà del sellino? La Tua metà.
Lo sai che le Tue colleghe cicliste, come noi colleghi maschietti, faticano con passione, sacrificio, impegno, nonostante le loro vicende sportive siano seguite nemmeno la metà? Hai mai avuto la possibilità di assistere ad una gara femminile? Perché non provi a farlo lungo una salita impegnativa, dove potrai apprezzare – se un’appassionata lo sei veramente – tante cose che pensi di vedere solo tra gli uomini? Cosa credi, cara ciclista, che siano soltanto i Simoni o i Basso a sbuffare di fatica lungo una salita dura? Invece non è così. Vedere una ciclista che si stacca dalle più brave, perché non è forte come le altre, e osservarla mentre a testa bassa cerca di fare un’altro giro di pedale, poi un’altro, e un’altro ancora. Poi eccola che si alza sui pedali per cercare di rilanciare la bici, ma subito dopo torna a sedersi perché la fatica fa bruciar le gambe. Gli allenamenti sotto la pioggia di Febbraio o Marzo (e quella si che è fredda!), pensi che siano cose che fanno solo Pozzato, Armstrong. La fatica è anche donna.
Cara appassionata, tu che per un autografo allunghi penna e notes, o anche il berrettino, a Pozzato, Petacchi, Cassani (le disperate sono ovunque!...capirei Roata…), hai mai potuto andare a vedere una gara femminile? Magari al Giro d’Italia, la gara a tappe forse più importante al mondo nelle gare femminili. Dove puoi avvicinarti alle ragazze, camminare in mezzo a loro, magari parlarci senza 100 persone e 100 transenne a fare da muro tra te e la tua passione; la bicicletta. Chieder loro una fotografia e ricevere anche un bel sorriso quando le saluti, quasi fossero loro a ringraziarti per l’attenzione?
Lo sai che a queste ragazze farebbe tanto piacere vedere anche Te a batter loro le mani? Cosa aspetti, se del ciclismo hai veramente passione, ad apprezzare senza distinzione alcuna la Pucinskaite come di Luca, la Cooke come Bennati, la Bronzini come Sleck o chi vuoi Tu. Il ciclismo femminile può crescere ancora, ma per costruire una casa non bastano i mattoni (le cicliste) ma serve anche il cemento (la tua passione) per tenerli uniti l’uno all’altro.
Cara appassionata, lo sai che molti siti internet dove si scrive di ciclismo femminile, sono creati, gestiti e seguiti da ragazzi? Che il 99% delle persone che scrivono commenti su questi siti sono di ragazzi? Ma tu dove sei cara appassionata? Possibile che quando ti siedi davanti al PC, perdi minuti – forse ore – solo per Facebook e compagnia bella? Possibile che se parli di ciclismo lo fai solo per Cunego, Basso, Bulbarelli… Ma le tue colleghe di pedale? Possibile che Ballan, Cunego, Bennati abbiano tante tesserate nei loro Fans Club, a cui però se fai il nome della Cucinotta pensano all’attrice?
Lo sai che esiste un pazzo scatenato* che si alza all’alba per seguire le Tue colleghe cicliste, ha un sito dedicato a loro, prende treni diretti di qua e di là, dilapidando euro a manetta con treni che partono ma vai a sapere – visto come stiamo messi oggi – se arrivano? Mentre tu fai tanto la fighetta perché hai visto Cunego al Giro dopo che ti sei fatta 2 ore di macchina, e magari nemmeno sai che il Giro-Donne è passato a 20 minuti di strada da casa tua, lo sai che l’italiana Fabiana Luperini ha vinto, da sola, più corse a tappe di Simoni, Savoldelli, Basso e Cunego messi insieme?
Cara ciclista, segui, apprezza e fai crescere con la tua passione anche il ciclismo dell’altra metà del sellino. Un ciclismo che sa essere bello come quello di noi maschietti. Forse ti sembrerà esagerato, ma il ciclismo femminile ha bisogno anche di te.”

(*) non sono io

Storie del Giro; il 1989.



NEL 1989 UN ITALIANO – FLAVIO GIUPPONI – SI ARRESE AD UN FRANCESE CHE 5 ANNI PRIMA DISSE CHE NON AVREBBE MAI PIU’ CORSO LA CORSA ROSA; LAURENT FIGNON.

Lurent Fignon è stato il 2° classificato più famoso nella storia del Tour, quando nella corsa francese del 1989 arrivò a 8 secondi dalla sua terza vittoria nella gara a tappe francese. Fu Greg Lemond a vincere con quel distacco così risicato, un Tour che si concluse in maniera leggendaria. Ma Fignon arrivava da una vittoria importante conquistata in casa nostra, poche settimane prima.
Al Giro d’Italia dell’89 Fignon parte in sordina. La scena viene presa da altri protagonisti; Breukink, Da Silva, i giovani Maurizio Fondriest, Mario Cipollini o Claudio Chiappucci. Francesco Moser è ormai in pensione e Giuseppe Saronni ha perso la gamba degli anni migliori. Tutti hanno ancora negli occhi la sorprendente vittoria dell’anno precedente, da parte dello statunitense Andrew Hampsten; il primo – e fin’ora unico – vincitore americano del Giro d’Italia.
Il Giro vero, per Fignon, inizia oltre la metà della corsa rosa. Siamo alla frazione numero 13 e si pedala sulle pendenze tremende delle 3 Cime di Lavaredo. Fignon riesce a concludere dietro al ciclista colombiano Herrera, vincitore di tappa, nel giorno in cui Breukink indossa la maglia rosa. Il giorno dopo, l’italiano Flavio Gipponi vince la tappa e Fignon riesce ad indossare la maglia rosa. Da 5 anni non la indossava. Allora fu Moser a strappargliela.
La corsa rosa prosegue fino a raggiungere la Liguria tramite le strade alpine. Passando per la riviera, la corsa rosa finirà a Firenze la sua storia di 3 settimane. Fignon capisce che poter vincere il Giro d’Italia è un’occasione da non perdere ancora e, con questo pensiero nella testa, riesce a tramutare le forze nella vittoria di tappa sul traguardo della frazione che parte da La Spezia e termina a Voghera. Dietro a lui si piazzano Maurizio Fondriest e Anderson. La tappa del giorno dopo è vinta dall’italiano Gianni Bugno, ma tutti sono in attesa dell’ultima frazione che si correrà contro il tempo.
L’ultima tappa del Giro d’Italia 1989 è una cronometro di ben 54 chilometri, che porta i ciclisti da Prato a Firenze. Fignon deve difendersi da Flavio Gipponi. L’italiano da tutto quello che può e riesce a piazzarsi bel 3° alla fine della tappa – davanti a lui Piasecki 1° e Lemond alla piazza d’onore – ma non è sufficiente. Fignon arriva a Firenze con il titolo di nuovo Re del Giro, e riesce in quello che non fu la vittoria nella corsa rosa del 1984, quando fu Moser ad imporsi davanti al francese. Di lì a poco più di un mese, Laurent Fignon conoscerà il podio più brutto della sua carriera sui Campi Elisi di Parigi.

giovedì 5 febbraio 2009

Nibali; sarà l'anno degli esami?



Vincenzo Nibali (foto) è nato a Messina il 14 Novembre del 1984. Per lui è la 4^ stagione da professionista. Nel 2008 ha vinto il Giro del Trentino. Tra le classiche è arrivato 10° alla Liegi ‘08.

UN’ANNO SENZA SELLA, DUE SENZA RICCO’, ASPETTANDO DI SAPERE SE POI TORNERANNO N GRUPPO. PER IL FUTURO AZZURRO NEI GRANDI GIRI CI RESTA SOLO QUESTO RAGAZZO?
IL TALENTO C’E’, ED E’ ANCHE TANTO…

Dopo il deludente Giro d’Italia 2008, Franco Cribiori aveva detto a Vincenzo Nibali – dalle pagine di BS – che era meglio se il ragazzo se ne fosse stato a casa a raccogliere pomodori. Il Fans Club del siciliano ha colto (è proprio il caso di dirlo) l’occasione per produrre barattoli di “Pomodori Cribiori”, come risposta alla dichiarazione del tecnico italiano.
Pomodori a parte, ora che Riccò e Sella sono stati squalificati, l’Italia ciclistica ha nel solo Vincenzo Nibali l’uomo del futuro per i grandi giri. Fino a due anni addietro Visconti, Sella, Nibali e Riccò rappresentavano gli atleti del domani per il ciclismo nostrano. Questi sono gli anni dei Di Luca, Basso, Cunego che sono arrivati dopo i Simoni, Garzelli, Savoldelli.
Sella e Riccò sappiamo le fesserie che hanno combinato. Visconti sembra uomo da gare di un giorno, anche se all’ultimo Giro ha tenuto la maglia rosa per una settimana, quando tutti pensavano che la potesse tenere 3 o 4 giorni al massimo. In alcune occasioni, in questi ultimi 2 giri, abbiamo visto farsi spazio proprio Nibali. Purtroppo, per lui, senza alla fine portare a casa risultati concreti. Azioni sbagliate secondo alcuni, azioni giuste da fare secondo altri, perché un giovane dagli errori può solo imparare.
Nibali quest’anno non correrà il Giro. A meno di ripensamenti dell’ultimo momento, il Tour sarà il suo appuntamento principe. L’obiettivo sembra quello mancato in passato; la maglia bianca. Se avesse corso il Giro difficilmente avrebbe trovato spazio visto che Pellizotti e Basso saranno i due (?) capitani della Liquigas. Oppure perde un’occasione d’oro per imparare ancora qualcosa da Basso o Pellizotti?
Di questo ragazzo si parla da anni come di un grande talento che rispetto ad altri – Visconti, Riccò – ha una cosa in più a suo favore; la testa e le idee chiare dentro essa. Lui vuole correre per vincere i grandi giri. In salita tiene abbastanza bene, mentre a cronometro cresce pian piano. Da questo punto di vista ricorda tantissimo Basso, che per 4 anni ha imparato all’Università del Tour cosa sia un grande evento di 3 settimane. E c’è da dire che Nibali rispetto ad altri – Riccò è un nome purtroppo facile da fare – non ha nessuna fretta d’imparare. E grazie al cielo, visto che la fretta ha più volte consigliato scorciatoie disoneste per avere tutto e subito. In questa stagione Nibali si troverà legato dalle presenze di Basso e Pellizotti. Forse non avrà molte opportunità di avere la squadra per lui. Ma è anche vero che un ciclista del suo talento deve iniziare a farsi vedere lì davanti con continuità. Non dovrà spaccare il mondo, ma dovrà dimostrare di poterlo fare. Senza guardare troppo Contador, visto che uno come lo spagnolo ne arriva uno ogni 10 anni. Per Sleck invece potrebbe giocarsela alla pari. Il prossimo decennio sembra tutto per loro.
Cosa ne pensate voi? Qual è la vostra opinione, parere, idea su Nibali in vista di questo 2009?

domenica 1 febbraio 2009

Febbraio; l'editoriale.



DANILO, NICOLE, IVAN, LANCE, STEFANO, MASSIMO, DAMIANO, TOM, ALBERTO, SAMUEL, GILBERTO, RENATO, CADEL, FABIANA, ALESSANDRO, TATIANA, MARZIO, MARIANNE, FRANCO, CARLOS, ALE, DAVIDE, FABIAN, SHAKA, ALEJANDRO, GIANPIETRO, VINCENZO...
GRANDI RITORNI, GRANDI NOMI, MA ANCHE 3 ASSENZE IMPORTANTI; SELLA, RICCO’ E BETTINI. ECCO LA STAGIONE 2009.
SIGNORI, IN SELLA!

1° FEBBRAIO; MANCANO 97 GIORNI ALL’INIZIO DEL GIRO D’ITALIA.

Se nelle persone ci fosse sempre il buon senso a disposizione, staremmo parlando di Riccardo Riccò come la mina vagante del Giro dei 100 anni. All’incirca un’anno addietro il giovane scalatore italiano prometteva battaglia a destra e a manca, facendo crescere l’attesa per chi vedeva in lui una piccola reincarnazione di Marco Pantani; arrivava la salita e partiva. Con la triste storia del suo Tour, il ciclismo di casa nostra ha visto perdersi – se per sempre non si sa, ma non credo. Gli affaristi sono sempre in attesa – un talento come pochi al mondo. Riccò ha ceduto alla voglia di essere l’eroe del momento, voleva essere il protagonista, il numero uno. C’è chi ha fatto 30 e vuole ormai fare 31. Lui voleva fare 32, 33, 34… Nemmeno compiuti 25 anni, ed ecco che la carriera viene buttata nel cesso. Il cobra si è morso la coda. Contro di lui si è fatta sentire una sua maniera troppo sfacciata nel proporsi all’ambiente. Se tornerà a correre pagherà pesante questo modo di fare. La giovane età non è una scusante. Com’era pronto a voler pretendere una squadra tutta per lui, ora si prenda la responsabilità di aver avuto così tanta voglia di vincere.
Discorso un po’ diverso per Emanuele Sella. Se da una parte avevamo un atleta – Riccò – che aveva sempre avuto un comportamento sfacciato nei confronti di alcuni colleghi, con parole a volte abbastanza irrispettose nei confronti di questi ultimi, per il veneto della Navigare la sorpresa è stata più bruciante. Mai sopra le righe nelle dichiarazioni, ragazzo che si faceva sentire soltanto quando era veramente convinto di avere subito un torto e non oltre, la sorpresa avuta nella funesta estate dello scorso anno con la notizia della sua positività, fu una frustata in faccia per chi lo vedeva atleta serio. Pochi giorni prima piangeva di rabbia perché una foratura gli aveva portato via la possibilità di giocarsi una vittoria di tappa. Lacrime, stavolta di gioia, per le vittorie sulle montagne più attese del Giro, furono ideale cornice di grandi elogi per lui. Anche con Sella ci saranno grandi rimpianti. Ma il suo silenzio senza scuse, e senza frasi polemiche, forse gli permetterà di tornare in gruppo in modo meno pesante sotto gli occhi dei colleghi. Non mancheranno antipatie nei suoi confronti da parte del gruppo. Queste ultime ci sono anche per Basso che ha fatto 2 anni senza – giustamente – campar troppe storie.
Ci saluterà da una motocicletta il fortissimo Paolo Bettini. Il suo saluto mondiale è stato il fulmine a ciel sereno dell’autunno 2008. La speranza è che una persona come lui rimanga nell’ambiente, per portare avanti un esempio d’onestà che le nuove generazioni hanno bisogno di ritrovare. Sella e Riccò potevano esserlo, ed invece hanno tradito il pedalare onesto di tanti altri. Basso, per esempio, avrà sempre nubi di sospetto a girargli intorno. Questo è un lato del mondo del doping. Non serve praticarlo; basta arrivargli vicino. Tornando a Bettini, inutile tornare sui risultati sportivi che il bi-iridato ha conseguito nell’ultimo decennio. Più che su una motocicletta, la speranza è che ci sia presto per lui una sedia dove un atleta della sua esperienza possa aiutare a decidere. E che il suo spirito battagliero si possa trasferire nell’animo dei ciclisti, che è ora inizino ad organizzarsi per essere più forti nel farsi sentire, quando vengono prese decisioni che li riguardano.
Ed ora prepariamoci alle prime gare della stagione europea – visto che Australia ed Africa hanno già aperto le danze – con tanti nomi grandi ed importanti. Andiamo ad iniziare una stagione che forse a Maggio sui tornanti del Rolle, del Vesuvio, del Blokhaus – o come cavolo si scrive – ogni tanto ci farà pensare a Emanuele Sella e Riccardo Ricco. Due giovani talenti che hanno reso amara la scorsa estate di gare, e che avrebbero potuto essere protagonisti dell’attesissimo Giro del centenario. Le borracce sono riempite e l’appassionato è pronto. La Tirreno e la Parigi-Nizza non sono più molto distanti. Auro e Davide sono in procinto di risalutarci con un buon pomeriggio dalla “Corsa dei 2 Mari”. Il sole inizia a farsi tiepido e la brina del mattino si scioglie sempre prima. Gonfiamo le ruote signori, e si dia inizio alle danze!

Il Giro raccontato.



SE DEL GIRO D’ITALIA VI PIACE L’ITALIA DEL GIRO, ECCO IL LAVORO DI GIAN LUCA FAVETTO; “ITALIA, PROVINCIA DEL GIRO”.

Ho sempre pensato che la cosa più bella del Giro d’Italia, sia l’Italia del Giro.
Il Giro d’Italia del 2005, da Reggio Calabria a Milano, vive nel libro; “Italia, provincia del Giro – Storie di eroi, strade e inutili fughe”. Edito dalla Mondatori al costo di 15 euro, per 260 pagine colorate di rosa-Italia. Tre settimane di racconti sul quel Giro che non vediamo mai.
Se l’avete già comprato e avete la vostra opinione su questo libro lasciatemela.

Storie del Giro; il 1979.



NEL 1979 IL GIRO D’ITALIA SANCISCE L’INIZIO DELL’ULTIMO GRANDE DUALISMO SPORTIVO, CHE DIVISE IN DUE L’ITALIA CICLISTICA; FRANCESCO MOSER DA UNA PARTE, GIUSEPPE SARONNI DALL’ALTRA.

Il 17 maggio 1979 va ad iniziare un Giro d’Italia che ha nel campione trentino Francesco Moser uno dei favoriti principali. Moser s’impone nella prima e nella terza frazione con arrivo a Napoli, dopo una prova a cronometro. Per i critici del tempo, Moser avrà nelle frazioni a cronometro le alleate migliori per scavare il divario tra sé e gli altri aspiranti vincitori.
Capita però che a Vieste – dopo 220 chilometri di gara – è proprio il giovane talento Giuseppe Saronni ad imporsi, in una volata dove Moser risulta secondo nell’ordine d’arrivo. E quando, tre giorni più tardi, nella cronometro che parte da Rimini e porta a San Marino – di 28 chilometri – Giuseppe Saronni batte Moser sul terreno preferito dal trentino, cioè a cronometro. Capita anche che Saronni acchiappa la maglia rosa. È il 25 maggio. Tra i due non c’è simpatia e sui giornali dell’epoca non mancano le testimonianze scritte a confermarlo. A questo punto, tutti attendono il verdetto più atteso a ogni Giro; quello delle salite sulle Dolomiti.
Nella frazione di montagna che si svolge tra le province di Belluno e di Trento (Pieve di Cadore – Trento), Saronni riesce a difendere la maglia dagli arrembaggi di Moser che danno al trentino una bellissima vittoria di giornata, ma non quello scossone che voleva proprio Moser per ribaltare la classifica a suo favore. Mancano due giorni alla fine del Giro d’Italia ed ormai tutti aspettano la festa della consacrazione per Giuseppe Saronni; un momento che non si fa attendere. Saronni vincerà la cronometro con arrivo a Milano, dove Moser si piazzerà al 3° posto di tappa. In classifica generale il novarese vince il Giro con 2 minuti su Moser e 5 minuti sullo svedese Bernt.
Da tanti anni l’Italia ciclistica non si divideva così per due ciclisti. I due non si risparmiarono mai battute al veleno sui giornali e in televisione, complicando il lavoro degli addetti ai lavori che cercavano di smussarne gli attriti, mentre i mass-media – TV e stampa – erano solo felici di avere da scriverne al riguardo. Una rivalità che porterà i due a perdere delle corse, piuttosto che fare azioni di gara che potessero favorire in qualche modo l’azione del rivale. Una rivalità che si accese completamente in quel giro d’Italia del 1979.