«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

lunedì 23 febbraio 2009

20 ANNI DI GIRO-DONNE.

CANINS, BONANOMI, MARSAL, LENKA, FANINI, LUPERINI, SOMARRIBA, BRANDLI, BOUBNENKOVA, COOKE, PUCINSKAITE. NON E’ UNA SQUADRA DI CALCIO FEMMINILE, MA NEL LORO PICCOLO SONO 11 REGINE. REGINE DI COSA?
COME PROMESSO QUALCHE TEMPO FA, ECCO UN POST TUTTO PARTICOLARE. IL GIRO-DONNE RAGGIUNGE LE 20 EDIZIONI (MA QUALCUNO SE N’E’ ACCORTO?).
AUGURI!!!


La storia del Giro d’Italia femminile iniziò alla fine degli anni ’80, quando un nome mitico del nostro sport – Maria Canins – venne scritto in cima alla classifica finale del 1° Giro d’Italia Femminile. Era il 1988, e la Canins vinse il Giro femminile a 39 anni. La Germania era divisa in due. Non esistevano atlete ucraine, russe, kazake o chissà da dove, ma si parlava di URSS. Il grande Enzo Ferrari sarebbe morto di lì a poco, Derrick risolveva delitti ogni giorno all’ora di cena, l’Olanda vinceva i Campionati Europei di Calcio, e un ragazzo mai sentito prima di nome Andrew Hampsten era arrivato dagli Stati Uniti per diventare il 1° statunitense a vincere il Giro d’Italia.
In Italia erano gli anni dei paninari, dei Ciao elaborati con la sella lunga, delle leggendarie Ragazze Cin-Cin (…”diventeremo amici”…”assaggia e poi mi dici”…), Mino Reitano cantava “Italia” e Paolo Valenti ci raccontava la domenica di campionato.
In questa Italia, iniziò la storia del Giro d’Italia Femminile. I primi anni era una manifestazione considerata quasi di cornice. Il ciclismo era una lista che parlava di Argentin, Saronni, Lemond, Fignon, Roche, Kelly, Fondriest. Il Giro-Donne sembrava puro intrattenimento più che un’evento sportivo.




Maria Canins. La prima regina del Giro-Donne. Era il 1988.

Con l’inizio del decennio successivo, la gara a tappe femminile sembrava destinata a confermare questa impressione. Le edizioni del 1992 e 1993 non vennero infatti nemmeno disputate, e la competizione in rosa assomigliava a una parentesi arrivata e passata in poco tempo.
Arrivammo alla prima metà degli anni ’90; l’austriaco Roland Ratzenberger e il brasiliano Ayrton Senna morivano al GP di San Marino di Formula 1 dopo due schianti terrificanti. La stella del vicentino Roberto Baggio illuminava Torino e l’Italia calcistica. Un giovane ciclista romagnolo di nome Pantani esaltava le strade del Giro d’Italia e Craxi era scappato da poco dall’Italia.
Con la ripresa del Giro-Donne, a metà degli anni ’90 arrivò un’atleta destinata a diventare la numero 1 per il ciclismo di casa nostra. Nata a Pontedera, in provincia di Pisa, il 14 Gennaio del 1974, Fabiana Luperini ha vinto (fin’ora) 6 Giri del Trentino, 4 titoli italiani su strada, 3 Tour de France per citare le gare più note al pubblico. Ma parlando di Giro-Donne, la campionessa toscana ha messo il suo nome in cima alla classifica finale 5 volte. Il suo dominio inizia nel 1995 per proseguire negli anni ’96, ’97, ’98 e poi ecco che nel 2008 arriva il suo 5° sigillo a 10 anni di distanza. Altre cicliste hanno fatto in tempo ad arrivare, diventare campionesse, ritirarsi, e la Luperini è ancora vincente.



Fabiana Luperini: 5 Giri d’Italia (con 3 Tour de France e una Vuelta). Il mito del ciclismo femminile italiano.


Si arriva alla fine degli anni ’90. Nel ciclismo maschile sono anni tremendi. Il doping è passato quasi ovunque, e l’immagine del movimento maschile è inquinata come mai prima. Dall’altra parte, ormai il Giro-Donne si afferma tra le gare di punta del calendario internazionale. Le atlete più forti al mondo incrociano le loro spade sulle terre dello stivale, e nei primi anni del nuovo millennio è il nome di Edita Pucinskaite a farsi largo a livello internazionale. Ma nella prima metà di questo decennio, arriva dalla Svizzera – terra di orologi, banche, cioccolato e aria buona – un’atleta che con 3 vittorie (2001 – 2003 – 2005), merita menzione in seno alla gara italiana.
Nicole Brandli è nata il 18 Giugno 1979 e all’età di 21 anni vince il Giro-Donne. Si ripeterà altre 2 volte nel giro di pochi anni. La continuità da lei dimostrata nelle stagioni successive (2° posto nel 2006 e 2° posto anche nel 2007), le fanno guadagnare la citazione come ultima grande protagonista di una corsa che in questo 2009 raggiunge il 20° anno di vita.




Nicole Brandli: bella, bionda e… vincente! (3 Giri d’Italia con 2 secondi posti).

Ed ecco l’anno del Giro-Donne numero 20; è il decennio in cui un ciclista americano vince 7 Tour de France uno dietro all’altro, il Papa è tedesco, e il mondo ha smesso di parlarsi di persona perché ora usa uno strumento inventato (a quanto sembra) dalle forze armate americane negli anni ’60, che tramite un semplice filo del telefono collega tutti a tutto il mondo.
Oggi il Giro d’Italia femminile arriva alla 20^ edizione. Rispetto al 1988 gode di maggior attenzione, ma che è sempre un decimo rispetto a quello che è il fenomeno del ciclismo maschile. Ne è prova l’edizione 2007, dove non si sapeva ancora – a pochi mesi dall’inizio – se la corsa ci sarebbe stata. In quell’occasione infatti le tappe furono per buona parte delle frazioni in circuiti, vista la difficoltà di organizzare frazioni in linea senza qualche mese di anticipo. La corsa si svolse, ma fu nel 2008 che la manifestazione tornò ad essere più itinerante, come una gara a tappe dev’essere.
Ci sono persone che seguono le ruote rosa, ne parlano, magari ne scrivono da qualche parte. Ma esiste ancora una mentalità scema in cui la fatica delle donne non riceve l’attenzione che meriterebbe. Dalla Canins alla Luperini tanti sforzi sono stati fatti per aumentarne la visibilità, ma i risultati sono stati modesti. Se provate a raggiungere le mitiche pagine di Wikipedia dentro il Web, troverete poche righe nei confronti del Giro-Donne.
E sia. Teniamoci strette queste poche cose, con la speranza che la voglia di fare ogni anno qualcosa – anche soltanto poco di più, ma bene – sia sempre presente.
Intanto, caro Giro-Donne buon compleanno per queste 20 candeline. E che il vento della passione soffi forte su di te!

lunedì 9 febbraio 2009

Lettera ad un'appassionata di ciclismo...



NB; le righe qua sotto sono indirizzate alle appassionate di ciclismo. È una lettera che spero sia uno sprone in senso positivo, per le appassionate che ancora non seguono il ciclismo femminile, o non lo considerano bello per quanto sa invece essere. Se ci sono cicliste che leggeranno e si sentiranno messe sotto accusa in modo un po’ ingiusto, sappiano che queste righe non sono dirette a loro, ma ad altre appassionate più distratte.
Manuel.

TU! PROPRIO TU, APPASSIONATA DI CICLISMO. LO SAI CHE IL CICLISMO NON E’ SOLTANTO VALVERDE, BASSO, REBELLIN, BOONEN O PETACCHI? ALLORA, FORZA!
IL CICLISMO FEMMINILE ASPETTA ANCHE TE A BORDO STRADA!!

“Cara appassionata di ciclismo…
Tu che magari pedali perché hai la tua passione per la bicicletta, e sai tutto di Cunego, Boonen, Sgarbozza, Bennati, e altri idoli del ciclismo mondiale, perché ogni tanto non segui con attenzione anche il ciclismo dell’altra metà del sellino? La Tua metà.
Lo sai che le Tue colleghe cicliste, come noi colleghi maschietti, faticano con passione, sacrificio, impegno, nonostante le loro vicende sportive siano seguite nemmeno la metà? Hai mai avuto la possibilità di assistere ad una gara femminile? Perché non provi a farlo lungo una salita impegnativa, dove potrai apprezzare – se un’appassionata lo sei veramente – tante cose che pensi di vedere solo tra gli uomini? Cosa credi, cara ciclista, che siano soltanto i Simoni o i Basso a sbuffare di fatica lungo una salita dura? Invece non è così. Vedere una ciclista che si stacca dalle più brave, perché non è forte come le altre, e osservarla mentre a testa bassa cerca di fare un’altro giro di pedale, poi un’altro, e un’altro ancora. Poi eccola che si alza sui pedali per cercare di rilanciare la bici, ma subito dopo torna a sedersi perché la fatica fa bruciar le gambe. Gli allenamenti sotto la pioggia di Febbraio o Marzo (e quella si che è fredda!), pensi che siano cose che fanno solo Pozzato, Armstrong. La fatica è anche donna.
Cara appassionata, tu che per un autografo allunghi penna e notes, o anche il berrettino, a Pozzato, Petacchi, Cassani (le disperate sono ovunque!...capirei Roata…), hai mai potuto andare a vedere una gara femminile? Magari al Giro d’Italia, la gara a tappe forse più importante al mondo nelle gare femminili. Dove puoi avvicinarti alle ragazze, camminare in mezzo a loro, magari parlarci senza 100 persone e 100 transenne a fare da muro tra te e la tua passione; la bicicletta. Chieder loro una fotografia e ricevere anche un bel sorriso quando le saluti, quasi fossero loro a ringraziarti per l’attenzione?
Lo sai che a queste ragazze farebbe tanto piacere vedere anche Te a batter loro le mani? Cosa aspetti, se del ciclismo hai veramente passione, ad apprezzare senza distinzione alcuna la Pucinskaite come di Luca, la Cooke come Bennati, la Bronzini come Sleck o chi vuoi Tu. Il ciclismo femminile può crescere ancora, ma per costruire una casa non bastano i mattoni (le cicliste) ma serve anche il cemento (la tua passione) per tenerli uniti l’uno all’altro.
Cara appassionata, lo sai che molti siti internet dove si scrive di ciclismo femminile, sono creati, gestiti e seguiti da ragazzi? Che il 99% delle persone che scrivono commenti su questi siti sono di ragazzi? Ma tu dove sei cara appassionata? Possibile che quando ti siedi davanti al PC, perdi minuti – forse ore – solo per Facebook e compagnia bella? Possibile che se parli di ciclismo lo fai solo per Cunego, Basso, Bulbarelli… Ma le tue colleghe di pedale? Possibile che Ballan, Cunego, Bennati abbiano tante tesserate nei loro Fans Club, a cui però se fai il nome della Cucinotta pensano all’attrice?
Lo sai che esiste un pazzo scatenato* che si alza all’alba per seguire le Tue colleghe cicliste, ha un sito dedicato a loro, prende treni diretti di qua e di là, dilapidando euro a manetta con treni che partono ma vai a sapere – visto come stiamo messi oggi – se arrivano? Mentre tu fai tanto la fighetta perché hai visto Cunego al Giro dopo che ti sei fatta 2 ore di macchina, e magari nemmeno sai che il Giro-Donne è passato a 20 minuti di strada da casa tua, lo sai che l’italiana Fabiana Luperini ha vinto, da sola, più corse a tappe di Simoni, Savoldelli, Basso e Cunego messi insieme?
Cara ciclista, segui, apprezza e fai crescere con la tua passione anche il ciclismo dell’altra metà del sellino. Un ciclismo che sa essere bello come quello di noi maschietti. Forse ti sembrerà esagerato, ma il ciclismo femminile ha bisogno anche di te.”

(*) non sono io

giovedì 5 febbraio 2009

Nibali; sarà l'anno degli esami?



Vincenzo Nibali (foto) è nato a Messina il 14 Novembre del 1984. Per lui è la 4^ stagione da professionista. Nel 2008 ha vinto il Giro del Trentino. Tra le classiche è arrivato 10° alla Liegi ‘08.

UN’ANNO SENZA SELLA, DUE SENZA RICCO’, ASPETTANDO DI SAPERE SE POI TORNERANNO N GRUPPO. PER IL FUTURO AZZURRO NEI GRANDI GIRI CI RESTA SOLO QUESTO RAGAZZO?
IL TALENTO C’E’, ED E’ ANCHE TANTO…

Dopo il deludente Giro d’Italia 2008, Franco Cribiori aveva detto a Vincenzo Nibali – dalle pagine di BS – che era meglio se il ragazzo se ne fosse stato a casa a raccogliere pomodori. Il Fans Club del siciliano ha colto (è proprio il caso di dirlo) l’occasione per produrre barattoli di “Pomodori Cribiori”, come risposta alla dichiarazione del tecnico italiano.
Pomodori a parte, ora che Riccò e Sella sono stati squalificati, l’Italia ciclistica ha nel solo Vincenzo Nibali l’uomo del futuro per i grandi giri. Fino a due anni addietro Visconti, Sella, Nibali e Riccò rappresentavano gli atleti del domani per il ciclismo nostrano. Questi sono gli anni dei Di Luca, Basso, Cunego che sono arrivati dopo i Simoni, Garzelli, Savoldelli.
Sella e Riccò sappiamo le fesserie che hanno combinato. Visconti sembra uomo da gare di un giorno, anche se all’ultimo Giro ha tenuto la maglia rosa per una settimana, quando tutti pensavano che la potesse tenere 3 o 4 giorni al massimo. In alcune occasioni, in questi ultimi 2 giri, abbiamo visto farsi spazio proprio Nibali. Purtroppo, per lui, senza alla fine portare a casa risultati concreti. Azioni sbagliate secondo alcuni, azioni giuste da fare secondo altri, perché un giovane dagli errori può solo imparare.
Nibali quest’anno non correrà il Giro. A meno di ripensamenti dell’ultimo momento, il Tour sarà il suo appuntamento principe. L’obiettivo sembra quello mancato in passato; la maglia bianca. Se avesse corso il Giro difficilmente avrebbe trovato spazio visto che Pellizotti e Basso saranno i due (?) capitani della Liquigas. Oppure perde un’occasione d’oro per imparare ancora qualcosa da Basso o Pellizotti?
Di questo ragazzo si parla da anni come di un grande talento che rispetto ad altri – Visconti, Riccò – ha una cosa in più a suo favore; la testa e le idee chiare dentro essa. Lui vuole correre per vincere i grandi giri. In salita tiene abbastanza bene, mentre a cronometro cresce pian piano. Da questo punto di vista ricorda tantissimo Basso, che per 4 anni ha imparato all’Università del Tour cosa sia un grande evento di 3 settimane. E c’è da dire che Nibali rispetto ad altri – Riccò è un nome purtroppo facile da fare – non ha nessuna fretta d’imparare. E grazie al cielo, visto che la fretta ha più volte consigliato scorciatoie disoneste per avere tutto e subito. In questa stagione Nibali si troverà legato dalle presenze di Basso e Pellizotti. Forse non avrà molte opportunità di avere la squadra per lui. Ma è anche vero che un ciclista del suo talento deve iniziare a farsi vedere lì davanti con continuità. Non dovrà spaccare il mondo, ma dovrà dimostrare di poterlo fare. Senza guardare troppo Contador, visto che uno come lo spagnolo ne arriva uno ogni 10 anni. Per Sleck invece potrebbe giocarsela alla pari. Il prossimo decennio sembra tutto per loro.
Cosa ne pensate voi? Qual è la vostra opinione, parere, idea su Nibali in vista di questo 2009?

domenica 1 febbraio 2009

Febbraio; l'editoriale.



DANILO, NICOLE, IVAN, LANCE, STEFANO, MASSIMO, DAMIANO, TOM, ALBERTO, SAMUEL, GILBERTO, RENATO, CADEL, FABIANA, ALESSANDRO, TATIANA, MARZIO, MARIANNE, FRANCO, CARLOS, ALE, DAVIDE, FABIAN, SHAKA, ALEJANDRO, GIANPIETRO, VINCENZO...
GRANDI RITORNI, GRANDI NOMI, MA ANCHE 3 ASSENZE IMPORTANTI; SELLA, RICCO’ E BETTINI. ECCO LA STAGIONE 2009.
SIGNORI, IN SELLA!

1° FEBBRAIO; MANCANO 97 GIORNI ALL’INIZIO DEL GIRO D’ITALIA.

Se nelle persone ci fosse sempre il buon senso a disposizione, staremmo parlando di Riccardo Riccò come la mina vagante del Giro dei 100 anni. All’incirca un’anno addietro il giovane scalatore italiano prometteva battaglia a destra e a manca, facendo crescere l’attesa per chi vedeva in lui una piccola reincarnazione di Marco Pantani; arrivava la salita e partiva. Con la triste storia del suo Tour, il ciclismo di casa nostra ha visto perdersi – se per sempre non si sa, ma non credo. Gli affaristi sono sempre in attesa – un talento come pochi al mondo. Riccò ha ceduto alla voglia di essere l’eroe del momento, voleva essere il protagonista, il numero uno. C’è chi ha fatto 30 e vuole ormai fare 31. Lui voleva fare 32, 33, 34… Nemmeno compiuti 25 anni, ed ecco che la carriera viene buttata nel cesso. Il cobra si è morso la coda. Contro di lui si è fatta sentire una sua maniera troppo sfacciata nel proporsi all’ambiente. Se tornerà a correre pagherà pesante questo modo di fare. La giovane età non è una scusante. Com’era pronto a voler pretendere una squadra tutta per lui, ora si prenda la responsabilità di aver avuto così tanta voglia di vincere.
Discorso un po’ diverso per Emanuele Sella. Se da una parte avevamo un atleta – Riccò – che aveva sempre avuto un comportamento sfacciato nei confronti di alcuni colleghi, con parole a volte abbastanza irrispettose nei confronti di questi ultimi, per il veneto della Navigare la sorpresa è stata più bruciante. Mai sopra le righe nelle dichiarazioni, ragazzo che si faceva sentire soltanto quando era veramente convinto di avere subito un torto e non oltre, la sorpresa avuta nella funesta estate dello scorso anno con la notizia della sua positività, fu una frustata in faccia per chi lo vedeva atleta serio. Pochi giorni prima piangeva di rabbia perché una foratura gli aveva portato via la possibilità di giocarsi una vittoria di tappa. Lacrime, stavolta di gioia, per le vittorie sulle montagne più attese del Giro, furono ideale cornice di grandi elogi per lui. Anche con Sella ci saranno grandi rimpianti. Ma il suo silenzio senza scuse, e senza frasi polemiche, forse gli permetterà di tornare in gruppo in modo meno pesante sotto gli occhi dei colleghi. Non mancheranno antipatie nei suoi confronti da parte del gruppo. Queste ultime ci sono anche per Basso che ha fatto 2 anni senza – giustamente – campar troppe storie.
Ci saluterà da una motocicletta il fortissimo Paolo Bettini. Il suo saluto mondiale è stato il fulmine a ciel sereno dell’autunno 2008. La speranza è che una persona come lui rimanga nell’ambiente, per portare avanti un esempio d’onestà che le nuove generazioni hanno bisogno di ritrovare. Sella e Riccò potevano esserlo, ed invece hanno tradito il pedalare onesto di tanti altri. Basso, per esempio, avrà sempre nubi di sospetto a girargli intorno. Questo è un lato del mondo del doping. Non serve praticarlo; basta arrivargli vicino. Tornando a Bettini, inutile tornare sui risultati sportivi che il bi-iridato ha conseguito nell’ultimo decennio. Più che su una motocicletta, la speranza è che ci sia presto per lui una sedia dove un atleta della sua esperienza possa aiutare a decidere. E che il suo spirito battagliero si possa trasferire nell’animo dei ciclisti, che è ora inizino ad organizzarsi per essere più forti nel farsi sentire, quando vengono prese decisioni che li riguardano.
Ed ora prepariamoci alle prime gare della stagione europea – visto che Australia ed Africa hanno già aperto le danze – con tanti nomi grandi ed importanti. Andiamo ad iniziare una stagione che forse a Maggio sui tornanti del Rolle, del Vesuvio, del Blokhaus – o come cavolo si scrive – ogni tanto ci farà pensare a Emanuele Sella e Riccardo Ricco. Due giovani talenti che hanno reso amara la scorsa estate di gare, e che avrebbero potuto essere protagonisti dell’attesissimo Giro del centenario. Le borracce sono riempite e l’appassionato è pronto. La Tirreno e la Parigi-Nizza non sono più molto distanti. Auro e Davide sono in procinto di risalutarci con un buon pomeriggio dalla “Corsa dei 2 Mari”. Il sole inizia a farsi tiepido e la brina del mattino si scioglie sempre prima. Gonfiamo le ruote signori, e si dia inizio alle danze!

Il Giro raccontato.



SE DEL GIRO D’ITALIA VI PIACE L’ITALIA DEL GIRO, ECCO IL LAVORO DI GIAN LUCA FAVETTO; “ITALIA, PROVINCIA DEL GIRO”.

Ho sempre pensato che la cosa più bella del Giro d’Italia, sia l’Italia del Giro.
Il Giro d’Italia del 2005, da Reggio Calabria a Milano, vive nel libro; “Italia, provincia del Giro – Storie di eroi, strade e inutili fughe”. Edito dalla Mondatori al costo di 15 euro, per 260 pagine colorate di rosa-Italia. Tre settimane di racconti sul quel Giro che non vediamo mai.
Se l’avete già comprato e avete la vostra opinione su questo libro lasciatemela.