«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

venerdì 26 aprile 2013

Pronti al Giro. Sarà una questione privata?

Napoli sta lucidando gli ultimi bottoni del suo vestito a festa colorato di rosa. Nel contempo iniziano a farsi largo le tante ‘letture’ sulla corsa da parte di critici, giornalisti, appassionati, sedicenti esperti del web (come chi scrive) e stessi protagonisti. Il borsino ciclistico vede, per il momento, due nomi su tutti con i presupposti tali da poter essere posizionati in prima fila per il GP della fatica: il britannico Bradley Wiggins e il siciliano Vincenzo Nibali. Il primo cerca il colpo doppio, la duplice vittoria prima nel Giro e poi al Tour. Può contare su una squadra, Sky, che fa da riferimento per tutte come organizzazione votata al leader di turno. Sfavorito dal conoscere poco le salite italiane, anche se nel 2008 un tal Contador Alberto vinse un Giro andando a guardarsele in macchina per la prima volta la mattina stessa delle tappe, Wiggins si gioca molto già nella lunga cronometro che i ciclisti affronteranno dopo nemmeno dieci giorni di gara. Quella frazione (Gabicce – Saltara di 55 chilometri) farà da tappa-spartiacque per sapere due cose in primis; come si metterà il Giro del britannico nell’ultima settimana, e poi che Giro sarà quello che dovranno correre oppure inventarsi gli avversari. Il primo a dover perdere meno possibile nella prova contro il tempo sarà Nibali, che dovrebbe giocarsi molte delle sue possibilità nei primi 10 giorni di corsa con un’equazione anche semplice: meno perderà dall’inizio del Giro fino alla cronometro, più alta sarà la percentuale di possibile successo che il siculo potrà avere dalla sua nell’ultima settimana. Arriva come bel vincitore della Tirreno-Adriatico e come bel vincitore del Giro del Trentino. Se dovessimo basarci sul come le ha vinte, al Giro dovrebbe vantare la sua miglior condizione possibile. Sperando per lui che quest’ultima non maturi troppo presto, eventualità che potrebbe fregarlo nell’ultima settimana, Nibali parte come il ciclista favorito del prossimo Giro. Questo è uscito dalle corse viste fin’ora. Gli altri pretendenti alla vittoria finale, o perlomeno quelli accreditati di tale ruolo, per il momento non hanno mostrato chissà che cosa (queste righe vengono scritte con il Giro di Romandia ancora in corso), nemmeno Wiggins. Per questo il britannico e l’isolano dell’Astana partono con le stimmate degli atleti di riferimento. Si sono visti bei segnali da parte di Rider Hesjedal nel finale della Liegi-Bastogne-Liegi. Sorpresa (vincente) nell’ultima edizione della corsa rosa, il canadese quest’anno avrà davanti una corsa ben più complicata, perché l’anno scorso tutti hanno iniziato a considerarlo pericoloso per la classifica finale solamente nell’ultima settimana, quando ormai la frittata era fatta. Quest’anno alla prima salita un po’ impegnativa, come per l’arrivo della 4^ frazione (Policastro – Marina di Ascea di 212 chilometri), tutti guarderanno come sarà il suo colpo di pedale. Il capitano della Garmin non potrà più godere del fattore sorpresa come suo alleato, ma vive l’impressione che l’abbia già capito di suo, visto che può già vantare un fisico abbastanza asciutto. In più, nella lunga cronometro individuale sarà uno di quelli che potranno difendersi meglio. Quest’anno vivrà il Giro con una pressione che non ha mai avuto prima in carriera, e come ‘testa’ è un ciclista da scoprire proprio da questo punto di vista. Su Basso ed Evans – che la pressione la conoscono – il discorso è vissuto nell’articolo sottostante, mentre questo Giro rappresenterà l’ennesimo tentativo di Michele Scarponi. Arrivato da un’inverno abbastanza tribolato le impressione ‘post Liegi’ sembrano buone, ma per lui – e per Samuel Sanchez – l’attesa della lunga cronometro rappresenterà un’impegno facilmente decisivo per capire come dovranno cercare di correre il resto del Giro. Visto che Scarponi dall’inizio della stagione non ha mai dato ancora nessun segno eclatante dal punto di vista delle azioni ciclistiche, l’unica speranza è che il periodo del Giro venga vissuto come quei periodi in cui la forma fisica è in continuo crescendo. Sarebbe il colmo che il colpo di pedale migliore iniziasse a farsi largo a corsa ormai scappata via. Chi potrebbe recitare la parte ciclistica di ‘color che son sospesi’ è Roman Kreuziger della Saxo. Il gregario di lusso di Alberto Contador vive con il Giro l’appuntamento dell’anno. Gran vincitore dell’Amstel Gold Race, con un’azione nel finale veramente degna del finisseur di grande classe, Kreiziger non è riuscito nell’Astana a fare il salto di qualità definitivo. Il gesto ciclistico che gli ha fatto vincere una classica importante come quella olandese, è un segnale da non pigliare sottogamba per annusare una condizione fisica in miglioramento. Su che Saxo potrà contare? Solitamente Roman ha un buon ‘fondo’ per quanto riguarda la distanza, che si traduce in gambe per la benedetta o maledetta terza settimana. Poi certamente, guadando alla classifica generale, salterà fuori la sorpresa dell’edizione (vedi Hesjedal l’anno scorso), l’uomo che non t’aspetti (vedi sempre Raider), quello che fa saltare il banco delle previsioni perché tutti credevano che ‘scoppiasse’ prima (idem con patate), l’alleato imprevisto per qualche favorito, tra quelli attesi a recitare un ruolo di primo piano. Ma per sapere chi potrebbe essere tocca star qui ed aspettare la ‘solita’ risposta che giungerà dalla strada.

Sarà un Giro anche per Evans e Basso?

Messi assieme contano – dividendoseli quasi equamente – 71 anni d’età. Gira e rigira (i pedali) Cadel Evans e Ivan Basso reciteranno la parte dei vecchietti tra i ciclisti che cercano la vittoria nel Giro. Dovranno facilmente giocarsela d’esperienza, nella terza settimana che regala le fatiche maggiori. Non è che i due capitani di BMC e Cannondale manchino di affermazioni ciclistiche importanti (due Giri per l’italiano, un Tour ed un’iride per l’australiano), quindi dal lato delle soddisfazioni fino a qui conseguite possono essere contenti. Certo è che i due non potranno venire a correre la corsa italiana con la speranza di fare “una buona classifica” e basta. Evans aveva giocato la scorsa stagione principalmente sul Tour del France, Basso sul Giro. Entrambi non hanno brillato, con risultati inferiori guardando alle aspettative che nutrivano da parte degli addetti ai lavori, com’anche da quelle che erano le stesse loro aspettative. L’australiano non lo dice, a meno che non lo faccia questa settimana tramite stampa, ma per lui centrare un Giro d’Italia sarebbe davvero una grande cosa. Ormai la sua carriera è avviata verso la conclusione, come per Basso che cerca il 3° Giro vinto, e le occasioni di vincere si vanno diradando. L’italiano dalla sua è conscio che i suoi tempi migliori se ne sono andati (con due stagioni piene mandate in malora per doping) ed entrambi dovranno fare affidamento più sull’esperienza che su ciclistiche prove di forza. Evans ha buone possibilità di fare molto bene nella cronometro (55 km.) guardando alla generale, Basso facilmente si giocherà la carte migliori sulle fatiche della terza settimana. Il varesino non ha mai dato nessun minimo segnale sulla sua forma fisica. In nessuna corsa è stato protagonista di azioni impegnative, e nessuno saprebbe dire con certezza se sia per una mancanza di gamba vera e propria, oppure se si tratta di un pensato, calcolato, paziente teatrino della finzione, per non dare nessun indizio agli avversari. Visto che solitamente i ‘vecchietti’ spuntano nella terza settimana, sarà dalla 15^ frazione che ci sarà da divertirsi per alcuni e da piangere per altri. Evans e Basso dovranno vedersela con le gambe giovani degli altri favoriti (non che Wiggins sia un ragazzino s’è per questo!) sul Col du Galibier dopo 150 chilometri, nella 18^ tappa con la crono-scalata Mori – Polsa (19,5 km.), nella 19^ (Ponte di Legno – Val Martello di 138 km.) e la terrificante penultima frazione da Silandro alle 3 Cime di Lavaredo con i Passi Costalunga, San Pellegrino, Giau, Tre Croci prima delle 3 Cime come arrivo. Come squadre possono contare entrambi su formazioni forti, che sono anche abituate a giocarsi le vittorie importanti. Forse da questo punto di vista la Cannondale di Basso da qualche garanzia in più, visto che per la formazione vede chiaro il Giro è l’appuntamento principale della stagione.

domenica 21 aprile 2013

A Liegi la Garmin fa festa con Daniel Martin! (e un Hesjedal niente male...)

È stato il finale che ogni squadra vorrebbe. Uno dei tuoi che scatta davanti e costringe gli altri a rincorrere, per poi avere un’altra carta da giocare che alla fine infilza tutti e te la godi da matti. Daniel Martin è felice come mai prima (vedi interviste sotto), aiutato da un’azione di Raider Hesjedal che negli ultimi 15 chilometri costringe gli avversari a rincorrere. Il canadese tira fuori un bel ‘numero’ che ottiene il risultato di lasciare Martin a sfruttare il lavoro degli altri. La gara era iniziata veramente soltanto sulla Redoute. Alcuno sprazzi di battaglia con Cunego tra i protagonisti, ma sono schermaglie che non portano niente di veramente pericoloso. C’è infatti anche Gilbert che con la sua BMC cerca di tenere cucita la corsa. Finché non capita che prima Contador e poi Hesjedal confezionano la mossa risolutiva. In particolare il secondo tra i due che per 10 chilometri ‘solitari’ tiene a distanza il gruppo, finché lo sforzo lo fa scoppiare sul San Nicolas. Iniziano gli scatti con Daniel Martin, Scarponi, Valverde tra i protagonisti. Dietro invece Nibali ha finito le energie (il Giro del Trentino si fa sentire) e negli ultimi 3 chilometri si trasforma in gregario per riportare Gasparotto con i migliori. L’azione sarà vana. A un chilometro dalla fine ci sono altre schermaglie di un’ormai ristretto gruppo di pretendenti al successo. Scatta Rodriguez, Daniel Martin però rientra sul capitano della Katusha e riesce ad avere la meglio sullo spagnolo. L’irlandese vince quindi davanti al sempre forte ‘Purito’, Valverde terzo, Betancour chiude 4°, Scarponi, Gasparotto, Gilbert, Hesjedal seguono nell’ordine.

Scarponi vede il bicchiere (del Giro) mezzo pieno.

La ciliegina sulla torta di un finale perfetto. Questo ha rappresentato la vittoria di Daniel Martin, che proprio sul finale suo e del compagno Hesjedal spende le maggiori valutazioni. “Non ho mai fatto una corsa così prima d’ora. La mia squadra è stata praticamente perfetta, con Raider nel finale ha costringere gli altri a lavorare. Sono così contento, è incredibile! Quando ho visto Rodriguez attaccare ho pensato che dovevo andare. Ho seguito lui per lo sprint, non ho voluto rischiare, e poi sono riuscito a staccarlo” Con un pensiero invece al Giro d’Italia, ormai vicino, l’analisi di Michele Scarponi, il migliore dei nostri; “Volevo vedere se oggi riuscivo ad essere competitivo in una gara così importante come la Liegi. Sul San Nicolas ho promosso io l’azione, poi al traguardo sono giunto quinto. Però penso di aver fatto una buona corsa. Sia io che i miei compagni ci siamo mossi bene quindi di meglio non potevo fare. Era un bel test in vista del Giro e sono contento di essere andato bene”. Enrico Gasparotto (foto) nel finale si è ritrovato ad avere Nibali come gregario; “Alla fine quelli davanti erano quelli più forti. Ci siamo guardati molto, è stata una gara più tattica perché solitamente le salite facevano la differenza tra chi aveva gambe e chi no (la Liegi ha subito delle variazioni sul percorso N.d.A.). Purtroppo io e Vincenzo non siamo riusciti a restare agganciati ai primi dopo il San Nicolas, poi Vincenzo è stato molto onesto aiutandomi senza nemmeno glielo chiedessi. Alla fine non posso che esser soddisfatto di questa mia Liegi, dopo gli incidenti che ho patito nelle gare della settimana scorsa. Ora pensiamo al Giro di Romandia che inizia domani.” Nibali; “Una Liegi certamente diversa, perché averne cambiato un tratto del percorso ha fatto ‘prendere’ altre salite a velocità più forte rispetto a quello a cui eravamo abituati. Io stavo bene, però in queste classiche bisogna essere molto ‘esplosivi’ e non avevo quest’ultima qualità nelle gambe. Stavo bene, ma non sono riuscito a seguire i migliori. Quando ho capito che Gasparotto stava molto bene ho tentato di fare di tutto per chiudere davanti e cercare di portarlo lì, perché in volata è molto più veloce. Abbiamo corso per fare un’ottimo risultato. Ma le classiche non sono facili da vincere. Abbiamo corso bene, eravamo sempre nelle fughe. Credo che per andare forte qui bisogna passare per Amstel, Freccia e via dicendo”

mercoledì 17 aprile 2013

Consigliato! (se lo trovate...)

Dopo ‘solamente’ 5 mesi d’attesa mi è finalmente arrivato, tramite libreria, il libro di Alessandro Donati “Lo sport del doping”. Un libro a quanto pare quasi introvabile, cosa confermatami anche da quello che mi hanno raccontato altre persone che lo cercavano, e questo non è un caso visto che un vecchio libro dello stesso autore, “Campioni senza valore” del 1989, sparì dagli scaffali dopo la prima edizione. “Lo sport del doping” è un lavoro splendidamente triste, anche se questa può sembrare una definizione stramba e poco logica. Donati racconta diversi momenti della sua carriera professionale (chiedete a chi è amante ed esperto di atletica di chi si parla) passata tra personaggi marci, disonesti, mercenari, ritrovandosi a convivere professionalmente con leccapiedisti pronti a fare come le bandiere: dove tirava il vento si orientavano di conseguenza. Con questa ‘etichetta’ qualcuno di voi penserà che si tratta di un libro di politica, ma stavolta si parla principalmente di sport – dove il mondo dell’atletica occupa molte pagine, e dove la puzza di politica comunque non manca – e dove si scopre quanto lo stesso mondo sportivo italiano è stato falsato, quanto sono stati falsi alcuni nostri protagonisti importanti, acclamati, applauditi in diversi sport, e quanto altri grandi eventi sportivi al mondo convivano con sospetti non troppo velati. Si parla di doping senza la necessità di scomodare i soliti moralismi, vista la semplicità e la chiarezza con cui vengono descritte e raccontate certe situazioni, incorniciate di una tristezza che fa veramente capire quanto dirigenti, atleti stessi, alcuni giornalisti, siano stati artefici di anni di pura e voluta omertà, per difendere una situazione indifendibile o, più meramente, per salvarsi sedia e sedere. Donati racconta anche delle persone che come lui non hanno voluto accettare uno sport falsato, che hanno cercato di sostenerlo anche rimettendoci, e di chi ci è finito in mezzo in buona fede. Per chi vuol bene allo sport è un testo consigliato, perché si può capire come si può voler male allo sport. Per gli sportivi (e chiamiamoli così) che invece se ne fregano finché non sarà un loro figlio ad andarci di mezzo, saranno 16 euro ch’è meglio mettere da parte e da spendere su internet per battere gli amici del GS “Tal dei Tali” nella partita, nella corsa di bicicletta, nella nuotata, nella sciata, nella mezza maratona del giorno di festa, nella gara di quel che vi pare ma basta sia una gara. Un testo che sarebbe da far leggere ai genitori ‘veri’, non per far evitare il mondo dello sport al proprio figlio, ma invece proprio per difendere meglio figlio e sport. Trovate nomi, cognomi, luoghi, date, circostanze, tutto. La casa editrice è la Edizioni Gruppo Abele. Se dovete ordinarlo tramite libreria, rileggete le prime righe di questo articolo per regolarvi.

Daniel Moreno coglie l'attimo giusto!

Giornata ricca d’incroci corsaioli quella odierna, e che ci porta codeste rapide informazioni. 1) Daniel Moreno (spagnolo del GS Katusha) vince una Freccia Vallone che – come ormai da tradizione – si gioca tutta negli ultimi 3 chilometri. 205 i chilometri di gara con 12 ‘cotes’ (2 in più rispetto al passato). Nessuna azione eclatante, con il gruppo che ha controllato la corsa fino al termine. Noiosa. Male Andy Schleck, che quando il gruppo ha iniziato ad accelerare nel finale, si è limitato a fare due chiacchiere con gli atleti che con lui si accontentavano di arrivare alla fine. 2) Dalla gara femminile altra vittoria di Marianne Vos, e altra bella conferma per Elisa Longo Borghini al 2° posto finale. 3) In Italia – Giro del Trentino – buone notizie sulla forma di Wiggins e Nibali arrivati tra i primi e che apparentemente si stanno avvicinando al Giro senza ritardi, nella loro rispettiva tabella ideale. Ancora ingolfati Scarponi e Basso.

domenica 14 aprile 2013

Eh, però, bel colpo Roman!

Mettiamola così: se a vincere l’Amstel Gold Race con un’azione simile fossero stati Nibali o Moser, la RAI adesso sarebbe ancora in collegamento per far rivedere a nastro fino allo sfinimento fisico dei telespettatori gli ultimi chilometri di corsa. Invece dell’Italia non si è visto molto. Italiano come maturazione ciclistica è invece Roman Kreuziger vincitore, con una bella fuga in solitaria, quando mancavano 7 chilometri all’arrivo ed uscito da un gruppetto di testa per tentare il poi ben riuscito assolo. Il gruppo è rientrato – dopo una corsa movimentata da diversi atleti: Van Summeren, Astarloza, Marcato, Cunego, Caruso, lo stesso Kreiziger – solamente nel finale, con la dirittura d’arrivo che non è più sul Kauberg, ma è stata spostata un chilometro e mezzo più avanti, quindi l’arrivo non è più una volata in salita com’eravamo abituati. Philippe Gilbert ha cercato di rimediare con un forte sforzo negli ultimi due chilometri, dimostrando una gamba in crescita, ma ormai il coraggio di rischiare di perdere di Kreuziger stava già dando i suoi risultati. Nel finale si sono visti un bel Valverde (2° alla fine) e una buona forma si è intravista in Gerrans (3° all’arrivo), mentre per Casa-Italia un Cunego né carne né pesce, bravi Marcato e Caruso finché ne avevano, e tiriamo una riga su Visconti, che se nella prossima settimana non combina qualcosa, non si può sapere cosa cerchi ancora in questa stagione. A metà settimana la Freccia Vallone, con il Giro del Trentino in Italia, da martedì. Per la corsa italiana 3 nomi sugli altri: Evans, Nibali e tal Wiggins Bradley.

martedì 9 aprile 2013

All'orizzonte spuntano le Ardenne. Per cercare risposte, per trovare conferme.

Con la disputa della Parigi-Roubaix si è chiusa la prima metà del periodo dedicato al ‘lato Nord’ della stagione ciclistica. Dal punto di vista dei risultati, partiamo per le Ardenne continuare a cercar di (ri)vincere una delle cosiddette 5 Grandi Classiche. Se Sanremo, Fiandre, Roubaix sono già passate, restano Liegi e Lombardia. Guardando al mero punto di vista dei numeri, nelle classiche di un giorno, per quest’anno abbiamo già sistemato il conto grazie alla Longo Borghini. Speriamo invece di rafforzarlo anche nella non lontana Liegi, quarta classica storica dell’anno, la ‘decana’. Adesso si cambia registro, si cambiano molti dei protagonisti, si cambia modo di correre, si cambiano le attese. Entrano in ballo gli spagnoli con i vari Valverde, Rodiguez, Samuel Sanchez, Contador. Un tempo, mica tanto tempo, era il periodo per trovare ai vertici i fratelli Schleck – almeno il più giovane Andy –, vedremo Gilbert fin’ora appannato e ancora un po’ rotondetto. Parrebbe che la pattuglia italiana possa godere di forti possibilità di ben figurare grazie in primis a Moser, Nibali, Ulissi, Scarponi, Gasparotto che pensa da tempo al bis nell’Amstel Gold Race – vinta l’anno scorso –, e ci sarebbe la voglia di metterci anche Cunego, conoscendolo bene come nostrano ciclistico punto di domanda da diversi anni. Altro punto interrogativo, e che fin’ora non ha raccolto niente di quanto sperato, è il bilancio il tre volte Campione d’Italia Giovanni Visconti. Lasciata l’Italia due stagioni addietro per diventare gregario di lusso per Valverde, il siciliano non ha mai fatto il salto di qualità. Forse quest’ultimo l’ha fatto come versamento a fine mese. Ha corso la Roubaix non si sa per quale motivo, guardando alle sue caratteristiche di corridore che dovrebbe cavarsela meglio come finisseur, che non come passista su terreni pesanti. Fatto sta che a livello internazionale non ha mai avuto lo spunto che in Patria gli ha dato ben tre maglie tricolori. Questione di testa? Attualmente la situazione ci propone Moreno Moser atteso, con Diego Ulissi, a confermare le forti speranze nei loro confronti. Durante le prime corse dell’anno proprio Ulissi non ha nascosto di come lui si senta poco considerato dall’ambiente ciclistico italiano. È però possibile dire che se tutti guardano a Moser – diventato l’erede di Nibali come seguito giornalistico di casa nostra –, Diego debba considerare che un’attenzione molto alta porta con sé una responsabilità decisamente pesante. Non è detto che Ulissi debba trovare da lamentarsi. Curiosando oltre confine tornano le corse per il kazako Iglinsky, per ‘faccia di gomma’ Voeckler, per Sagan (che dovrebbe correre l’Amstel), come altri protagonisti che tra Amstel, Freccia e Liegi avranno tutto il terreno che vogliono per giocarsi una buona fetta di stagione. Tra gli stranieri, il punto di domanda che da non da segnali di risposta è rappresentato da Andy Schleck. La situazione riguardante i suoi scarsi risultati agonistici si sta prolungando da molto tempo – praticamente un’anno e mezzo ciclisticamente parlando – tanto che da alcune settimane iniziano a farsi largo voci di un calo di rendimento causato da questioni extra-ciclistiche. La RadioShack ha visto salvata la sua stagione grazie a un fantastico Cancellara che porta nel palmares 2013 due tra le corse più importanti in assoluto, ma è probabile che nelle prossime due settimane Andy Schleck si giochi molto più degli altri protagonisti che si contenderanno le Classiche delle Ardenne. Si giochi soprattutto per la sua immagine di capitano in seno alla formazione bianco-rosso-nera, che venne messa in piedi quasi esclusivamente su di lui e Cancellara alcune stagioni addietro con il nome Leopard. Per domenica dovemmo avere molti protagonisti presenti, poi diversi tra loro convergeranno in Italia per il Giro del Trentino, in vista del primo affinamento verso il Giro d’Italia. E anche a quello non manca più molto.

domenica 7 aprile 2013

Il signore del Nord è ancora lui (ma che Vanmarcke!).

Stavolta ha dovuto sudarsela più del previsto, fino a giocarsela in volata, ma Cancellara non ha perso un altro appuntamento con la storia della Roubaix. Una corsa che fino a 38 chilometri dalla fine non ha dato vita ad azioni eclatanti, per poi aprirsi a una dozzina di uomini rimasti davanti grazie ad una specie di ‘selezione naturale’ data da cadute e pavè. C’è stato un momento, quando Cancellara era appena rientrato sul gruppetto di testa, mancavano 31 chilometri, in cui chi aveva gambe poteva dagli il colpo inaspettato e risolutore. Ma era questione di gambe, appunto. Fatto sta che un Cancellara così guardingo poche volte lo avevamo visto, calcolatore, paziente, controllore della ‘sua’ corsa, visto che Boonen è fuori servizio. Comunque il Cancellaa sfinito del dopo vittoria in volata è cosa rara da vedere. Ma lo svizzero aveva già capito che staccarsi di ruota il belga Vanmarcke con Stybar (gli unici a tenergli testa verso il finale) non era cosa facile. L’accelerazione che lo svizzero a dato a 15 chilometri dalla fine avrebbe ammazzato chiunque, non i due anche se Stybar si è staccato quando ha rischiato un gran volo dopo ave sbandato sul pavè, perdendo fatalmente contatto. Da quel punto è stata tutta una questione di vedere se Fabian riusciva a staccare Vanmarcke, ma quando lo svizzero tentava di forzare l’altro rispondeva. La volata è stata vinta forse dal meno stanco, vista la rinuncia agli ultimi colpi di pedale del giovane belga quando mancavano 30 metri alla linea bianca. Fatto sta che con il bis tra Fiandre prima e Roubaix adesso, la stagione ciclistica 2013 di Fabian Cancellara si potrebbe già chiudere in maniera positiva. Dietro a Cancellara e Vanmarcke, troviamo Terpstra terzo, Van Avermaet quarto e Gaudin quinto. Malaccio gli italiani, anche se Paolini è stato – tanto per cambiare – il miglior combattente tra i nostri. Su Pozzato lasciamo perdere. Anzi no. Mai inquadrato se non per essere rimasto coinvolto in una caduta, lamentava nel primo dopo corsa di avere una condizione peggiore anche delle ultime stagioni. In vista del Fiandre è tornato in Italia per prepararsi come preferiva, aveva aperto la stagione vincendo e, dai suoi discorsi, anche convincendo. Ormai non è più un ragazzino e non è possibile sentirlo tirare fuori certi discorsi. Possibile che non si conosca? Dalla prossima settimana si cambia registro, e forse l’Italia potrebbe avere diverse frecce nella faretra delle speranze.

lunedì 1 aprile 2013

Aprile; l'editoriale.

“La politica sta sulle scatole a tutte le persone, ma tocca averci a che fare se si vuole uno sport ad alto livello che abbia una propria continuità d’esistenza. La politica che, a tonnellate, sta uscendo dal terzo mandato Di Rocco ha tutto quel che serve per far stufare la gente fino in fondo, come se il ciclismo non stesse già pagando caro questi anni. La cosa buona, per l’Ente stesso, è che da un lato c’è la maggior parte degli appassionati se ne frega bellamente di queste cose, preferendo pensare ai ciclisti che corrono. Cosa gradita a chi nel ciclismo ci mangia. Diamo al gregge di pecore la sua erba così starà buono e contento. Dall’altra ci pensa lo stesso movimento ciclistico italiano a portare avanti tutto quanto, cercando di far sapere il meno possibile al di fuori degli uffici. Si parlava di politica. Cercando notizie tra web e riviste (sui quotidiani figurarsi!), le poltrone che potranno metter becco nelle questioni dell’FCI, e magari decidere sulle stesse, sono aumentate. Si potrebbe usare la parola democrazia per spiegarlo, ma più che altro pare una questione di favori post-elezioni da restituire. Attualmente il ‘governo’ della Federazione Ciclistica Italiana è composto da circa 80 (ottanta!) persone, disseminate tra i vari livelli e gerarchie. Questo vuol dire che quando ci saranno riunioni su Dio-sa-cosa, ci sarà per ogni botta diversa gente a cui pagare un conto d’albergo, un biglietto del treno, gli isolani quello d’aereo. Coi soldi del Presidente Di Rocco? Pare difficile. Negli amatori, categoria semplicemente disintegrata dal doping – solo le GF più importanti, una decina, forse si salvano – è rimasta in piedi fin’ora per il fatto che lì i giornalisti guardano ancora troppo poco. Per il mondo dei ‘ciclisti della domenica’ le ‘teste pensanti’ sono aumentate. Le società chiedevano una situazione più semplice, cioè meno scalda-poltrone, e invece sono state incrementate. Nel complesso poi, poche anche le ‘quote rosa’. Altri guai sembrano arrivare dal caro, vecchio, ma sempre arzillo fronte medico. Ci sarebbero dottori che non forniscono tutti i dati ematico/biologici riguardanti i rispettivi corridori seguiti, creando ‘buchi’ e mancanze negli schedari dell’FCI concernenti i parametri fisiologici che permettono all’FCI stessa (tramite il lavoro della Commissione Federale per la Tutela della Salute) di poter capire se un’atleta da motivo di pensiero (doping) oppure no. Roba grossa, potenzialmente molto grave, tanto che la Procura Federale ha fatto convocazioni a Bologna e Roma, con il sospetto di violazione nel codice di comportamento. In più girano sospetti che alcuni tra essi, i medici, siano riusciti ad ‘entrare’ nei file contenenti i dati di altri atleti per dare una sbirciatina. Siamo veramente alla guerra totale, tanto da ritrovarci con medici 007 dal punto di vista informatico? Alcune decine di medici sono stati sentiti nel mese appena finito e vedremo se con l’inizio di questo si avranno notizie. Per Di Rocco la questione non è per niente simpatica, tenendo conto che poco prima delle elezioni per il rinnovo dell’FCI, ci fu il ‘regalo’ della Federazione stessa sul discorso dei ciclisti che già tra gli juniores possono andare a cercarsi, se lo vogliono, un proprio medico sportivo tra quelli iscritti nell’elenco e approvati dall’FCI. I medici sono prima persone e poi camici bianchi. Quindi anche tra loro possono esserci dei mezzi delinquenti che sarebbe meglio perdere che trovare. Ma se esistono le possibilità che alcuni tra loro siano riusciti – il come sarebbe bello saperlo – a ‘entrare’ e scaricarsi documenti riguardanti altri atleti, viene veramente da dire ai genitori che arrivati ai quattordici /quindici anni d’età dei loro figli, meglio sarebbe che inizio a drizzare per bene le antenne e a interessarsi con i dirigenti delle società a cui gli hanno iscritti se chi parla con loro sono sempre altri genitori o chissà chi.”