«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

domenica 28 agosto 2011

Dal palo alla frasca; e chissenefrega.



PER FAR CREDERE CHE QUESTO SITO ABBIA UN CERTO LIVELLO CULTURALE, DEDICHIAMOCI A RIFLESSIONI CICLISTICO/ECOLOGISTE. SALTIAMO DA PALO IN FRASCA, E VEDIAMO CHE MINESTRONE SALTA FUORI.

Un’immagine che ogni anno ritorna e che possiamo rivedere e rivivere, almeno finché non arriveremo a tagliare il nostro traguardo, è quella legata al silenzioso tramutarsi del creato verso il colore autunnale. Un cambio di vestito che alcuni non riescono a sentire come altri, perché magari circondati da palazzi, incroci stradali, enormi cartelloni pubblicitari variopinti, e gente che rischia la pelle per andare a comprare il giornale all’edicola dall’altra parte della strada. Progresso.
Da 50 anni a questa parte, noi uomini abbiamo inventato una parola; ecologia. Una volta infatti l’ecologia non esisteva. Era semplicemente vita di tutti i giorni.

“Vorrei che tutti potessero ascoltare il canto delle coturnici al sorgere del sole, vedere i caprioli sui pascoli in primavera, i larici arrossati dall’autunno sui cigli delle rocce…” (Mario Rigoni Stern)

La bicicletta riesce a portarti in cento angoli del mondo. Anche se forse la bicicletta è solamente la “macchina” che può darti la possibilità di arrivarci. Il tutto grazie alle nostre gambe, che iniziano a spingere dopo un’ordine partito dal cervello, sospinto a sua volta da un desiderio che nasce nell’animo. Ma questi sono discorsi da sport psico-non-so-cosa, discorsi cervellotici che possiamo mettere da parte.
Quello che la bicicletta ti da è salute. A volte ti porta amicizie, spesso non viene usata quando ci vorrebbe. Avete mai fatto ritorno a casa col nervoso nell’animo? Non hai voglia di far niente. Ti senti stanco anche se non lo sei poi tanto. Fatevi mezz’ora di corsa a piedi, pedalate due ore su una bici. Uscirete da casa portando con voi malumori vari. Tornerete portando a casa soltanto stanchezza. Il nervosismo lo avrete scaricato in qualche angolo del mondo a prender polvere.

“L’essenziale è invisibile agli occhi, lo si vede solo col cuore” (A. De Saint-Exupery)

Dove abito io l’autunno ti manda i suoi avvertimenti nelle mattine di fine agosto. Non abbiamo bisogno dei colonnelli dei telegiornali per sapere che la stagione cambia. Le siepi, le foglie degli alberi, sono manifesti che ti scrivono, ti parlano, ti mettono sull’avviso.
La bicicletta mantiene buone le gambe ed il cuore. Non devi pagare l’RCA, non devi pagare il bollo di circolazione, non devi pagare benzine varie, non devi pagare revisioni, non ci sono bollini blu (da pagare!), non devi pagare parcheggi, non inquini, non fai casino.
Fai fatica. Questo si. Ma se abbiamo paura della fatica, povero mondo.



venerdì 12 agosto 2011

EUREKA!!


EVVIVA! CHE EMOZIONE! PRIMA O POI SAREBBE ARRIVATO!
ADESSO ANCHE CICLISTI E CICLISTE DELLA DOMENICA POTRANNO DIVENTARE MOTO-CICLISTI DELLA DOMENICA. I CICLISTI ONESTI RINGRAZIANO.

Si, è arrivato. Sospettato, indagato, perfezionato, ora commercializzato su vasta scala. Costa caro, ma l’orgoglio non ha prezzo. Il motorino che può venire montato e nascosto nel tubo piantone delle specialissime, adesso può fare la felicità del ciclista della domenica.
Non scriverò il nome dell’azienda, ed il prezzo dell’oggetto. Costa molto caro, ma state certi che la soddisfazione di vincere il salame nella corsa di paese è sempre ben vivo. Figurarsi ben figurare in qualche granfondo.
Viene ficcato dentro al vostro telaio in modo che venga visto solo da voi e dal vostro meccanico. Funziona con una batteria che viene messa sotto la sella. Stai a vedere che arriveranno in commercio borsellini diversi da un tempo?
Ma c’è una brutta notizia (per il momento). È adatto a telai in alluminio oppure acciaio. Vuoi vedere che tra qualche anno l’acciaio verrà riscoperto? Il peso è di poco inferiore al chilo.
Dopo il cambio che si adatta alle pedalate al minuto, e cambia automaticamente quando supera un certo numero di colpi di pedale, ecco arrivare la spinta sempre pronta. Prepariamoci alle borracce a ricarica automatica, alle ruote auto-gonfiabili in movimento appena si bucano e a corse della domenica sempre meno vere.
Visto che il doping sugli uomini è difficilmente migliorabile mancava la bicicletta. Ci siamo. Saremo tutti campioni: wow!!

lunedì 1 agosto 2011

Agosto; l'editoriale



UN FENOMENO CHE ORMAI FA POCA NOTIZIA, RAPPRESENTA PER MOLTI CICLISTI DELLA DOMENICA UN BEL DISASTRO.
I FURTI DI BICICLETTE ALLE CORSE SONO ORMAI UNA DISGRAZIA CHE SAI CAPITERA’, E ALMENO SPERI CHE NON TOCCHI A TE. GLI ALBERGHI IN PRIMIS DEVONO LAVORARE SU QUESTO.

Grazie alla voglia di pedalare su biciclette sempre più simili a quelle dei professionisti, quasi tutti i ciclisti e cicliste della domenica hanno sventrato il proprio conto in banca. Ormai una bicicletta con dello squallido alluminio al telaio (come quella di chi scrive), del misero acciaio alla forcella (come quella di chi scrive), e un cambio da poveracci con “solamente” 9 velocità (come quello di chi scrive), rappresenta un’oggetto sportivo da 4^ categoria.
Questa mentalità del; “Non sono un campione/campionessa, ma almeno voglio sentirmi tale” ha fatto la fortuna delle aziende di bicicletta e dei ladri. Non è che poi ci sia molta differenza tra le due categorie vedendo i prezzi richiesti, ma se le vendono vuol dire che i falsi poveri stanno superando i veri poveri.
Ormai a qualunque granfondo la minaccia del furto è presente. Solitamente, insieme al danno relativo alla bicicletta vera e propria, si aggiunge il danno per una portiera dell’auto scassata, o per un lunotto mandato in frantumi. I ladri di biciclette ormai sono dei veri e propri gruppi organizzati che si danno appuntamento alle corse, osservano, valutano, programmano. Quindi usare l’insopportabile termine del; “Che sfiga!” vuol dire vivere nei cartoni animati. I furti di bici alle corse sono operazioni preparate in tutto e per tutto, e la sfortuna non c’entra. I ladri non rischiano per bici da 1.000 euro. Sono persone che conoscono quello che stanno tenendo d’occhio, e difficilmente le biciclette rubate sono velocipedi vecchi.
Non ci sono più differenze per il tipo di bicicletta o per il tipo di corsa; mountain bike o specialissime vengono rubate senza tentennamenti, anche all’interno degli alberghi dove sono rinchiuse. Alla Transalp, corsa per mountain bikers, ladri sono entrati in due alberghi di Alleghe, hanno smontato una piccola finestra per aprirsi la strada al furto, e si sono portati via quasi 50.000 euro di biciclette. Automobili che vengono lasciate nei parcheggi, anche in pieno giorno, ricevono la visita dei delinquenti di turno. Altre rubate un momento dopo che sono state appoggiate ad una balaustra, tanto chi fa caso ad uno che pedala sopra una bici da corsa, quando intorno vi sono in quel momento centinaia di ciclisti che fanno avanti è indietro? L’unica cosa che si può fare è beccare i ladri nel momento stesso del furto, altrimenti la cosa è da archiviare come una giornata da ricordare per tanti anni, ma in senso negativo.
Per questo è ormai obbligatorio per tutti i ciclisti, informarsi e chiedere che negli alberghi che ci ospitano vi sia un controllo continuo delle biciclette. Anche giornaliero. Il chiudere tutto a chiave dentro un garage non basta più. Gli stessi alberghi devono mettere a disposizione degli ospiti un’ambiente vicino al via vai del personale che lavora nella struttura alberghiera.
Una copertura assicurativa che tuteli l’albergo ed il cliente è necessaria. E visto che ci sono persone che lasciano “in deposito” biciclette da diversi milioni, crediamo che per loro non crei disperazione versare una cifra per questo servizio che l’albergatore offre. Sia chiara però una cosa; che la cifra richiesta dovrà essere onesta, e non si comincino a chiedere 10 o 15 euro al giorno per ogni bicicletta. Avere dei ladri che bazzicano intorno agli alberghi è un conto, averceli già dentro sarebbe decisamente antipatico.
Ormai le biciclette sono diventate dei costosissimi giocattoli. Se non ti metti sotto il sedere almeno 2.500 euro anche solo per pedalare 3.000 chilometri all’anno, sembra non ti possa nemmeno far chiamare ciclista. Una visione del ciclismo amatoriale che ha fatto la fortuna di chi le bici le costruisce, di chi le vende, e di chi le ruba. Di queste categorie, l’unica a rimetterci è quella che la bici l’ha comprata.

Se qualcuno di voi ha avuto sgradevoli esperienze, lasci qualche riga per raccontare o per dare qualche consiglio al riguardo.