«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 19 luglio 2012

PIEDE A TERRA.

IL SITO SI FERMA. LE COSE NON VANNO BENE E L'ANIMO DEV'ESSERE SGOMBRO PER PARLARE DI CICLISMO A MODO MIO. NON SO QUANDO CI RIVEDREMO: UN GIORNO, UN MESE, BOH. PER EVENTUALI CONTATTI (SE MAI CI FOSSE QUALCHE MOTIVO PER METTERLI IN ATTO) C'E' LINDIRIZZO E-MAIL. - MANUEL.

mercoledì 18 luglio 2012

I 4 ASSI DEL CT DEI RECORD.

Il CT dei record si affida totalmente all’esperienza. Con le convocazioni azzurre in vista della prova femminile di Londra nessuno spazio ad atlete che possono rappresentare un futuro, ma la ricerca di una medaglia appoggiandosi a nomi che hanno già conosciuto la ribalta ai livelli più alti. Erano convocazioni anche prevedibili quelle che Salvoldi ha reso note e le atlete azzurre prescelte non hanno bisogno di tante presentazioni per almeno il 4,6% degli appassionati di ciclismo. NOEMI CANTELE (31 anni Varese); campionessa d’Italia 2011 a cronometro ed in linea, medaglia d’argento nella cronometro iridata 2009, medaglia di bronzo nella prova in linea 2009. Da anni è considerata l’atleta giusta per le prove di un giorno, ma non ha mai reso tanto quanto promettevano le belle parole spese sul suo conto. Nel 2007 sembrava incontenibile, ma il vento fermò le sue speranze scaraventando addosso a lei, e ad altre in gruppetto assieme, una transenna spostata da una forte folata al loro passaggio. Ne guadagnò Marta Bastianelli che aprì il mitico ciclo Salvoldi. GIORGIA BRONZINI (29 anni Piacenza); 2 titoli Mondiali in linea (2010/2011), un Mondiale su pista (2009), medaglia di bronzo ai Mondiali in linea 2007. Da gennaio pedala con Londra in testa, da gennaio 2011 pedalava con Copenaghen in testa, da gennaio 2010 pedalava con Melboune in testa. Al Giro ha combinato molto poco, nonostante un percorso pieno di occasioni per le ruote veloci – TATIANA GUDERZO (28 anni Marostica); ce ne sarebbe a carriole di roba da voler metter giù, ma chi scrive è tifoso della Tati quindi non mi va di propinarvi giudizi certamente strapieni di pura e fastidiosa faziosità sportiva che andrebbero a falsare l’obiettività che ormai è finita nel cesso da troppe parti. Ci limitiamo al titolo Mondiale 2009 su strada in linea, numerosi titoli italiani a cronometro tra pista e strada, medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Pechino 2008. Correrà anche la prova a cronometro, di cui ha vinto il titolo italiano poche settimane fa. Ogni altra considerazione la lasceremo da parte se…. MONIA BACCAILLE (28 anni Perugina); 2 volte campionessa d’Italia su strada in linea (2009/2010) svariati titoli nazionali su pista, velocista seconda in Italia alla Bronzini, ma con rendimenti “passistici” e di resistenza ottimi, vedi la strepitosa vittoria tricolore del 2009 e la fuga nel gruppetto che arrivò all’arrivo, sempre nella prova tricolore, di Riese Pio X regolato in volata. A queste atlete affidiamo una speranza che si chiama medaglia. Oro? Argento? Bronzo? Con cinque anni consecutivi di medaglie tra ori (4), argenti (1) e bronzi (3) se ne arriverà una qualsiasi di queste sarà festa, sperando certamente che riescano a vincere.

lunedì 16 luglio 2012

E ADESSO CHI NE HA, DIA!

Con la disputa della Samatan – Pau il Tour de France è arrivato all’ultima giornata di riposo in vista della volata conclusiva. Alla partenza belga della corsa transalpina (Liegi) i favori del pronostico vedevano nel britannico Bradley “basettone” Wiggins ed in Cadel Evans i due contendenti principali, con l’italiano Nibali e Denis Menchov dati come partenti in seconda fila per la vittoria in quel di Parigi. Un percorso certamente amico di chi è forte a cronometro, ha permesso fin’ora a Wiggins di vestire in giallo grazie alla superba cronometro Arc et Senans - Besançon di 41,5 chilometri e la sua regolarità sulle Alpi (vedi gli arrivi di Bellegarde Sur Valserine e a La Toussuire/Les Sibelles), hanno dato al cronoman Sky l’occasione di tenere il simbolo del primato, nonostante il suo tribolare verso la fine della seconda di queste ultime frazioni nominate. Aiutato da un sempre forte Christopher Froom e da un Team Sky molto unito, l’inglese ha fin’ora respinto i pochi attacchi dei suoi rivali più accreditati. Chi ha cercato con convinzione di metterlo in difficoltà è stato il solo Nibali nell’arrivo a La Toussuire, mentre l’australiano Evans non ha mai portato avanti un qualsivoglia affondo atto a mettere in crisi vera la maglia gialla. Anzi, quando ha forzato il ritmo – sempre nell’appena citata 11^ frazione – ha poi perso terreno e posti nella generale. Fin’ora l’australiano è stato deludente, senza nulla togliere alla bravura di Wiggins e dei suoi gregrari di tenere unita la corsa, e sarà meglio che per provare a vincere non attenda la cronometro, dove quasi certamente perderà almeno un secondo a chilometro dal britannico, l’australiano sfrutti le frazioni pirenaiche non soltanto per prendere la maglia gialla. Il giorno della Pau – Bagneres de Luchon (197 chilometri con Aubisque, Tourmalet, Aspin, Peyresourde) diventa fondamentale per tentare l’aggancio alla vetta, e la giornata successiva con la disputa della Bagneres de Luchon – Peyragudes (144 chilometri con Port de Balès, Peyresoude dal versante opposto al giorno prima e l’arrivo in quota sul Peyragudes) deve diventare l’occasione per guadagnare secondi, non pochi, in maniera che la cronometro del penultimo giorno (Bonneval – Chartres di 54 chilometri), lo veda già vestito di giallo. Tutte queste considerazioni potrebbero essere valide anche guardando a Vincenzo Nibali, che però nella prova individuale contro il tempo lo si può inquadrare molto lontano da Wiggins e un bel po’ da Evans. Per avere la speranza di vincere il Giro di Francia il siciliano dovrà partire da Bonneval vestendo di giallo, con almeno tre minuti su Wiggins e due su Evans. Due righe per il russo Denis Menchov che si è perso sulle Alpi – nel senso di ritardo all’arrivo, sia chiaro – uscendo così di classifica, senza peraltro mai entrarne veramente. Una delusione che forse rappresenta l’antipasto verso l’inizio del declino di carriera per il due volte vincitore del Giro spagnolo e di quello italiano tre stagioni addietro. Su Christopher Foome mettiamo un’ideale asterisco vicino, per segnalarlo come uomo da non sottovalutare se Wiggins dovesse avere una giornata storta, magari dando via libera proprio al suo gregario che l’anno scorso avrebbe potuto vincere la Vuelta a Espana, se gli allora ordini di squadra non lo avessero obbligato a tenere uno sguardo su Wiggins, lasciando per strada quei 13 miseri secondi che gli avrebbero dato la vittoria in un grande giro. Certamente si fa fatica a vedere la prossima stagione Froome e Wiggins partire alla pari nella stessa squadra per vincere il Tour, ma intanto pensiamo a questo.

martedì 10 luglio 2012

E CHI LA PRENDE!?

L’edizione numero 23 del Giro femminile si è chiusa con le bastonate ciclistiche di Marianne Vos al resto della banda. L’olandese ha suonato tutte, concedendo il bis dopo l’affermazione dello scorso anno, non solo come risultato finale ma anche come supremazia durante la corsa. Un Giro che nel concreto è durato solamente quattro giorni visto che il percorso sembrava disegnato apposta per decidere la classifica nella prima metà, allungando il brodo nella seconda parte. Non così difficile nel suo complesso, era per questo aperto a più atlete che per la maggior parte sono rimaste però a vedere cosa faceva l’olandese, e quindi decidere di conseguenza come impostare il rispettivo modo di correre. La strada più corta per arrivare seconde. Anche in questa edizione nessuna italiana ha vinto una tappa. Come risultato è disastroso, visto che parliamo di 34 (si, trentaquattro) frazioni consecutive. Se cerchiamo un’italiana vestita di rosa, anche per un solo giorno, dobbiamo andare all’edizione vinta da Fabiana Luperini nel 2008. Era un Giro che sorrideva alle velociste, con almeno quattro frazioni per loro, e che ha ospitato una cronometro ridicola pensando a delle cicliste elite. Infatti i già otto chilometri della presentazione sono diventati 6,5, rendendo il tutto una specie di cronometro da juniores travestita da crono-elite. Dietro alla Vos c’è stata la conferma della britannica Pooley, a cui manca sempre una salita per l’arrivo e una carabina per la Vos. Terza la statunitense Evelin Stevens, che si è imposta nella 3^ frazione (Vernio – Castiglione dei Pepoli), e che con la Pooley è stata una delle poche a non stare sempre a guardare se la Vos aveva voglia o no di far qualcosa. Si scriveva della Luperini, ultima “rosa” del Giro per l’Italia, e ci ritroviamo con lei come miglior italiana della classifica. Non sai se dirle brava o vederla grigia pensando alle altre nostre ragazze. Optiamo per la prima delle due, cercando di non pensare che dobbiamo ad una 38enne la soddisfazione di vedere italiano in classifica entro le prime cinque posizioni. Ha fatto vedere buona volontà la neo-tricolore Giada Borgato, arrivata di botto tra le atlete di rilievo dopo la vittoria tricolore a Pergine Valsugana. Molto brava Elisa Longo Borghini (maglia bianca) sulla quale buttiamo gli occhi per il domani con una certa attenzione, assieme alla Ratto, e citiamo in bene la voglia di fare di Valentina Bastianelli che ormai non aspetta altro di vedere abbassata la bandiera del via per partire in fuga, ne azzeccassi una benedetta ragazza! Tra le straniere – che di altre italiane parliamo tra poco – ottima la corsa del Gruppo Sportivo Fantasmi grazie a Nicole Cooke e Claudia Hausler sugli scudi, con quest’ultima che nel giro di due stagioni si è persa, pensando ha come aveva vinto il suo Giro. Ina Yoko Teutemberg e Judith Andt non sono più cicliste che fanno la differenza, a meno che non “imbrocchino” la giornata buona, mentre è stata brava Emma Johansson che non è una fuoriclasse ma “è sempre lì” a render dura la vita a tutte, Vos compresa. Svetlana Bubnenkova non si sa cosa faccia ancora in gruppo vedendone il rendimento (era nella lista partenti, quindi almeno li la si trovava), e una menzione ci sta per la ventiquattrenne australiana Tiffany Cromwell che ha vinto con un distacco forse record la Polesella-Molinella, aiutata dal comportamento rinunciatario delle principali velociste che han buttato nel cesso un’occasione d’oro. Penalizzata da un caldo vigliacco durante la sua azione, quest’ultimo non le ha impedito di tener duro e farsi oltre 100 chilometri di fuga arrivando con 8’33” di distacco sul gruppo! E adesso iniziamo a buttare qualche badilata di sale sulle ferite. La Berlato non si è vista agli onori delle cronache, vai a sapere se a Napoli è partita. Valentina Scandolara si è vista poco – un secondo posto nella quinta frazione – ma a 22 anni possiamo aspettare ancora un pochetto, che sennò a ‘ste ragazze passa giustamente la voglia e tanti saluti bicicletta. Tra quelle che ormai non hanno scuse Monia Baccaille, Giorgia Bronzini e Marta Bastianelli sono rimandate a settembre (scusate il gioco di parole, giusto Salvoldi?), ma certo dalla Baccaille ci si aspetta di più. Marta Bastianelli ha perso il fisico minuto di qualche anno addietro, e adesso patisce le strade che salgono. Non va forte a cronometro, ma tanto al Giro la specialità contro il tempo sta diventando simpatico ricordo. L’abbiamo vista durante la Modena – Salsomaggiore dentro un gruppetto di fuggitive e in un’intevista pre-corsa l’ultimo giorno. La Bronzini aveva un Giro ottimo per le occasioni che vi si presentavano (leggi; volate) ma non ha combinato che poco, e dispiace della ridicola rinuncia ad inseguire la Cromwell nella 5^ tappa, grazie al pensiero del mal comune mezzo gaudio. Conoscendo la Ziliute immaginiamo una “calda” serata nel dopocena in quel di Molinella. La Cantele poteva in questo Giro fare trio con la Cooke e la Hausler. Da quattro stagioni viene sempre considerata una delle nostre migliori ragazze, ma a livello Giro possiamo ricordarla solo come l’ultima vincitrice italiana di una frazione (2009). Una certa ciclista italiana di cui ricordo il nome, Guderzo Tatiana, ha corso come l’anno passato sperando che la gatta scendesse dal tetto. La storia finisce con la gatta che muore di stenti sulle tegole, quindi non sarebbe male se qualcuno glielo dicesse. La bionda marosticana aveva pedalato bene nella ridicola cronometro capitolina, e non era una sorpresa vista la bella vittoria nella prova tricolore a cronometro, ma il suo Giro è finito nella Vernio – Castiglione dei Pepoli, che vuol dire al 3° giorno di gara. Ha portato avanti una reazione il giorno successivo nella Montecatini – Montecatini Alto arrivando terza, ma siamo sempre lì ad aspettare cosa fan le altre. Se ti butti all’attacco quando stai sotto di due gol, non pretenderai mica di sentiti dir bravo per caso? Perché se è così stiamo freschi. W la Tati, ma da esser tifoso a leccapiedi ce ne passa, ed il suo Giro è stato al di sotto delle attese perché le qualità ci sono.
Due righe per la corsa più importante del calendario internazionale. Lo “stile sagra” non è mancato nemmeno quest’anno tra l’entusiasmo generale. A furor di popolo abbiamo rivisto “l’uomo cartello” con il noto cartoncino 50x35 a segnalare i chilometri mancanti. Sempre bella poi l’idea di fare scritte nere su sfondo ciclamino scuro, in modo da azzerare la visibilità su quello che è scritto. Per non dimenticare l’entusiasmante segnalazione (di cosa non si sa perché non si leggeva un’accidente) nella 3’ tappa, con un cartello piantato a bordo strada in mezzo all’erba alta più del cartello. Ma d’altronde siamo alla cosa più importante del calendario, quindi è giusto che le ragazze se la sudino. Miseria ladra!, cosa ti costa spendere 30 euro una volta per fare cartelli visibili e grandi come Dio comanda, che a meno non li usi per le infiltrazioni sulla cuccia del cane ti durano anni? Nella prima frazione (Napoli – Terracina) siamo agli ultimi chilometri della tappa con il gruppo intorno ai 50 all’ora. Le ragazze devono sfiorare di un pelo delle vetture accostate a bordo strada alla Spera in Dio. La moto addetta alla sicurezza non si è messa prima della vettura per segnalarla per tempo, ma stava sull’altro lato a far cosa non si sa. Bene. La cronometro di Roma era di una tristezza da maglia rosa per la lunghezza, questione già toccata, e per l’assenza di pubblico lungo il percorso. Quella volta che riesci ad ottenere l’autorizzazione per portare la carovana rosa in una città come Roma devi sfruttarla di più. Sembrava il Giro del Sahara, ma almeno lì forse ci trovavi un paio di beduini sbronzi che magari tiravano qualche schioppettata in aria per vivacizzare il tutto. Dopo tante cose che non vanno – eh si, sono proprio cattivo – torniamo a sorridere grazie a loro. Si, lo so che li aspettavate, ebbene sono tornati. La RAI ci ha propinato ancora Piergiorgio Severini, detto anche; “L’alcool non è compatibile con la nostra telecronaca” (Sarnico – Bergamo). Infatti per la dinamica coppia Severini-Martinello la camomilla era certamente la bevanda più consumata. Mamma RAI ha ormai concesso un ottimo spazio all’evento con 45 minuti all’ora di cena. Mica poco. Ma se mi fai sintesi che mi fanno vedere 12 cicliste in fuga, che nell’arco di mezzo secondo si dissolvono come fantasmi e diventano un gruppetto di tutt’altre cicliste a poco dalla fine, buonanotte al piffero. Esemplare la 3^ frazione con la sintesi saltata avanti tutta d’un botto di decine di chilometri. A cornice di tutto, gli ormai consueti suoni di sottofondo per creare l’atmosfera, con transenne che vengono trascinate sull’asfalto e colpi di martellate ad impreziosire il confezionarsi della telecronaca (una sera invece c’erano i grilli in sottofondo, ma questo capitò anche l’anno passato). Dal prossimo anno attendiamo rutti e bestemmie da parte dei lavoranti. Sul sito del Giro-donne si scrive di emozioni uniche, con Marianne che parla di un pubblico che non ha eguali per calore. Okay.

domenica 1 luglio 2012

Luglio; l'editoriale.

L’ORMAI ENORME BUSINESS CICLISTICO NASCOSTO DIETRO ALLE GRANFONDO DEVE VEDERSELA CON PENOSI IMBROGLIONI, SPIONI, MINACCE DI QUERELE, INDI AVVOCATI, INDI PROPOSTE CHE INIZIANO A FARE UN PASSO INDIETRO VERSO IL “VECCHIO” SPIRITO GRANFONDISTICO.
“A Feltre viene corsa il 17 giugno la GF Sportful, la vecchia Campagnolo tanto per capirci. Tra le partecipanti figura l’ex olimpionica Dorina Vaccaroni che si classifica al secondo posto del suo percorso. All’ora di cena l’organizzatore (Pedale Feltrino) da notizia che la Vaccaroni è squalificata perché è stata vista attaccarsi ad uno scooter in salita. La denuncia (verbale, non scritta) è stata raccolta senza essere controllata troppo dall’organizzazione, perché la persona che l’ha fatta era persona che godeva di fiducia assoluta. Si parla di un ex atleta olimpico. Martedì 19 arrivano sui giornali le dichiarazioni di rabbia e sorpresa dell’atleta, squalificata prima e riammessa poi. Per bocca del suo Presidente il Pedale Feltrino si scusa con l’atleta, non nascondendo la figuraccia per aver accettato una denuncia d’imbroglio sulla parola, indi aver squalificato la concorrente che non andava penalizzata. Dorina Vaccaroni non ha voluto sentire scuse, ha dato mandato al proprio legale per una denuncia di risarcimento all’organizzazione, che a sua volta dovrebbe rivalersi con una denuncia verso la persona, bugiarda, di cui si erano fidati in principio. Pochi giorni dopo il vice-presidente provinciale UDACE per la Provincia di Belluno, riflette se se non sia ora di togliere la classifiche dalle granfondo, in maniera da togliere ogni possibile discussione. Ma la GF di Feltre aveva regalato momenti di penoso ciclismo fin da prima del via, con ciclisti disonesti che domenica mattina avevamo cercato di infilarsi nelle griglie di merito per facilitarsi la corsa. Scoperti dal personale dell’organizzazione sono stati fatti partire da dove dovevano. Inutile dire che sono stati giustamente svergognati dai fischi degli altri ciclisti presenti. Queste storie, questi momenti amari, nascono dal fatto che le granfondo sono diventate da una dozzina d’anni l’orto di possibile gloria per i ciclisti della domenica. Gli episodi non mancano. Il doping, ben presente senza distinzioni di età, gli imbroglioni delle griglie, gli spioni che forse più per vecchie gelosie e rancori cercano di sporcare la fatica delle altre persone. Ma la questione di fondo, anzi di gran fondo, è che ormai queste manifestazioni ciclistiche sono diventate delle gare vere e proprie. Se tornassero invece ad uno svolgimento senza classifiche sarebbe una manna per i partecipanti, visto che il costo del servizio cronometraggio non avrebbe più ragione d’esistere. Senza classifiche da stilare, se non chi parte e chi arriva, i ciclisti e cicliste disonesti non avrebbero motivo di correrle visto che arrivando con due giorni di vantaggio sui secondi non gli cambierebbe niente. Però questo vorrebbe dire abbassare certamente gli iscritti di nomea, quelli che puoi dare ai giornali per farti bello come organizzatore; “Avremo Tizio, Caio ed il grande Sempronio alla partenza e dovremmo avere anche il grande Tal dei Tali!….”. Sparirebbe il confronto con gli altri o con il te stesso dell’anno prima. Le persone tornerebbero ad essere “solamente” persone e non più numeri. Cos’avresti da raccontare ai colleghi il lunedì mattina, se non hai più un foglio di carta a certificare per la storia (!) che sei arrivato, od arrivata, in posizione numero tot, migliorando di 12 secondi netti la posizione numero….? E come andrebbe alle fabbriche che costruiscono bici da corsa, se il ciclista della domenica non potendo più emulare Contador, Amstrong, Basso, Vos, Luperini e compagnia pedalante, spendesse solamente la miseria 1500/2000 euro per una bici invece che 3500? Che scaldalo! No, lasciateci le classifiche, i numeri, i record, non vogliamo essere soltanto ciclisti, non vogliamo essere soltanto persone! Non fateci diventare come un ciclista della PST! ODDIO!!!”