«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

domenica 29 dicembre 2013

O adesso o mai più?

SOTTO L’ALBERO DELLA FEDERCICLISMO TROVIAMO LE DIMISSIONI DI PAOLO BETTINI. LA COSA CHE PIU’ TRASPARE? POCHE LACRIME DA ENTRAMBE LE PARTI.
Una storiella ciclistica che in estate aveva assunto i connotati di una telenovela sudamericana di secondo piano, si chiude senza troppi fazzoletti da stendere ad asciugare. La prossima avventura di Paolo Bettini vedrà riflessi giallo-rossi, ma non parliamo certo di pallone capitolino. Bettini lascia l’ammiraglia azzurra dopo stagioni precarie sul versante fiducia e mediocri nel bilancio complessivo dei risultati. Ripartirà dal progetto che vede il pilota Ferrari Fernando Alonso come artefice di primo piano, in un programma ciclistico che dovrebbe perdurare un lustro. Al posto del bi-Campione del Mondo toscano, Sciandri viene riportato in pole position, e per la milionesima volta viene rimesso in lista pretendenti Davide Cassani. Quest’ultimo rinuncerà al microfono RAI per guadagnare meno e venir criticato di più? Non è detto sia così. A parte Rasmussen, Cassani si è fatto molti amici nell’ambiente. Molto competente dal punto di vista ciclistico, il suo mai criticare – e quando lo ha fatto mai pesantemente – lo metterebbe in condizione di essere un CT paciere molto buono per i rapporti tra FCI e stampa. Amico di 1000 giornalisti, ha trovato un posto fisso nella tivù di Stato un quarto d’ora dopo essere uscito dalla Mercatone Uno di Gimondi e Pezzi verso la fine degli anni ‘90. Se quelli dell’FCI andassero a chiedere un parere a Martini – cosa fatta in maniera silenziosamente ‘ufficiosa’ per Ballerini prima e Bettini poi – avrebbe già in mano le chiavi della Skoda color argento. Insomma, basta che dica “Ok!” e la Nazionale è sua.

venerdì 27 dicembre 2013

Ma dove vai bellezza in bicicletta?

ANCHE LE BICICLETTE ROSA HANNO RIEMPITO LE BORRACCE E GONFIATO LE RUOTE. IN GENERALE QUALCHE BUONA NOTIZIA SI FA VEDERE, MA SENZA ENTUSIASMI.
In attesa di vedere il calendario FCI per la nuova stagione – non dovrebbe mancar poi tanto all’apparizione sul sito dell’Ente – ci sono notizie positive riguardanti alcune corse. Il Giro del Trentino tornerà ad avere una terza giornata di gara e pare che il Giro potrebbe ritrovare le dieci giornate di corsa. Speriamo invece che ci siano i soldi per farlo prima di annunciare aspettative così rosee. Comunque già una gara di otto tappe, vedi l’ultima edizione – con una cronometro magari allungata di altri 4 o 5 chilometri (16 l’ultima), e mettendo una decina di chilometri in più ad ogni frazione – non sarebbe poi male. In compenso abbiamo un’altra cancellazione della Classica meno Classica di tutte le Classiche: Camin. Gara che – essendo appunto una Classica – negli ultimi anni si corre ad annate alterne. Un po’ come la partita a scacchi di Marostica, forse la considerano già un’appuntamento storico e allora di qui la scelta. L’organizzazione ne ha dato notizia rimarcando subito che stanno lavorando all’edizione 2015 con un possibile cambiamento del percorso. Che il ponte poco prima dell’arrivo – con pendenze che sfiorano l’1e mezzo % – sia stato ritenuto troppo arduo come gara d’inizio stagione? O forse hanno ritenuto che una corsa classificata come ‘internazionale’ potrebbe avere un’arrivo in un posto meno di periferia? Intanto però ecco un’altra gara saltata. In teoria dovrebbe saltare anche il Giro di Toscana, visto che Fanini si è sentito tradito dalle cicliste ‘scioperanti’ quest’anno per via delle strade poco sicure, dichiarando la fine della classica settembrina. Ma in molti ritengono che sia tutto un teatrino tipo Paperone quando perde mezzo dollaro; “Oh, povero me, me derelitto, sono rovinato” e cose di questo tipo.
Pedalando si ripartirà con l’olandese Vos in cima ai pronostici. Speranza delle atlete che hanno a che fare con lei, che sia talmente ‘gonfia’ di vittorie per cui una stagione la viva in maniera meno cattiva e affamata. L’Italia dovrebbe appoggiarsi a Longo Borghini, Ratto e Scandolara come forze fresche, con le ‘vecchie’ Bronzini, Guderzo e non si sa bene se Cantele o meno, visto che la capitana della BePink si è ritirata per poi tirar fuori un; “Forse, magari, vediamo,…” e cose così. Non è da escludere che questo desiderio di ritirarsi senza farlo veramente, sia dipeso dal fatto che all’ultimo Giro d’Italia ha dovuto in extremis rinunciare al parteciparvi. Dovrebbe tornare in gruppo Monia Baccaille, che al momento dell’uscita dal plotone era la seconda velocista italiana dopo la Bronzini, e dopo una stagione di stop causa pappe, pannolini e biberon. A livello estero, oltre alla Vos, ritroveremo in gruppo la britannica Pooley – una stagione di secondo livello ciclistico pare causa studi – e sino a fine novembre si vociferava sulla Brandly, per lei tre Giri d’Italia vinti, in procinto di tornare. Altri motivi d’interesse possono essere: 1) Mara Abbott centrerà il tris al Giro? 2) Claudia Hausler si sta riprendendo dopo due stagioni zoppicanti e grigie? 3) Evelyn Stevens riuscirà a fare il salto in alto? 4) Una ciclista italiana riuscirà a vincere una tappa del Giro, senza che lo faccia perché la Vos piglia un tombino balordo a poche decine di metri dal traguardo rischiando l’osso del collo? 5) La visibilità del movimento d’informazione, l’ACCPI e le questioni assicurative di cui non si sa un’accidenti di niente, la sicurezza dei percorsi nelle gare rosa, queste cosucce avranno avuto giovamento? Intanto vediamo se per quanto concerne le corse ci sarà carne al fuoco, attendendo notizie FCI, perché puoi menarla fin che ti pare con la voglia di fare bello questo e quest’altro, ma se le gare non ci sono meglio tirar fuori le carte che ci facciamo una briscola e chi perde paga un bicchiere!

martedì 24 dicembre 2013

La stoffa ce l'hanno, ma come sarti quanto valgono?

DOPO LE ‘PROVE GENERALI’ DELLE ULTIME STAGIONI, ECCO PER ULISSI E MOSER L’ANNATA IN CUI CERCARE IL COLPO IMPORTANTE PER SALIRE DI UNO SCALINO.
Di ciclisti italiani dal talento vero ne abbiamo pochini. Di ciclisti italiani dal talento vero in squadre importanti ancora meno. Tra questi ‘meno’ Diego Ulissi e Moreno Moser sembrano pronti a correre prendendo la mira con più garanzie, che non le ultime stagioni. Il portacolori della Lampre ha fatto vedere un finale di stagione di alto livello, facendo capire che le fiammate delle tre stagioni precedenti forse sono arrivate a quel dunque ciclistico chiamato continuità. Il trentino della Cannondale è invece ‘scoppiato’ proprio nel finale di stagione, a dimostrazione che la forza dei nervi non può sostituire una maturità fisica che deve ancora temprarsi in maniera completa. Il Tour non perdona, l’Alpe d’Huez ancora meno specie se negli ultimi giorni di gara. A Diego (foto; http://it.wikipedia.org/wiki/Diego_Ulissi) non mancherà la concorrenza, anche dentro la sua stessa squadra. Andato via Michele Scarponi, i vari Pozzato, Rui Costa e Cunego reclameranno le loro occasioni. Il primo lo farà tra marzo e aprile, anche se tradizionalmente delude spesso, il secondo sarà capitano ma probabile che il suo obiettivo principale sia il Tour, il terzo facilmente reclamerà i gradi alle Ardenne ed al Giro, ma sappiamo che quando si parla di Damiano e tutto un aspetta e spera. Ulissi si trova nel mezzo, anzi nella mischia. L’anno scorso aveva esternato qualche mugugno sul fatto che altri ciclisti sono più seguiti di lui (Moser?), dal punto di vista della considerazione tra gli addetti ai lavori, giornalisti compresi. In una Lampre che un leader vero, carismatico, di riferimento, non sembra per ora averlo – Rui Costa lo sarà certamente come immagine grazie all’iride, ma vedremo adesso come correrà con gli ‘obblighi’ legati al titolo – Ulissi potrebbe trovare la via di fuga per uscire dal gruppo delle talentuose promesse. Un po’ perché ne ha le possibilità, un po’ per il vecchio e sempre chiaro; “Sarebbe anche ora!”.
Moser (foto; http://www.datasport.it/ciclismo/2013/ciclismo-gp-francoforte-spilak-beffa-moreno-moser-greipel.htm) ha esordito nei pro’ l’anno scorso con il botto (Trofeo Laigueglia, GP Francoforte, Giro di Polonia, convocazione a Valkenburg). Subito preso sotto l’ala semi-divinatrice di alcuni giornalisti perché “nipote di….” ha iniziato bene l’ultima stagione vincendo la Strade Bianche, cercando e mancando malamente l’appuntamento ‘casalingo’ tricolore al Melinda per poi, arrivata la piena estate, andare a farsi le ossa in Francia. Quest’anno pare dovrebbe svuotar borracce al Giro. Con Viviani e Sagan porta avanti la linea dei talenti che in casa Cannondale – già dal periodo Liquigas – è sempre stata fioriera di forti pedalatori, soprattutto fatti crescere senza troppa fretta. Ciclista che sembra godere di un fisico abbastanza lesto nel trovare la forma, ha nella Sanremo e nella Liegi le sue preferenze ciclistiche primaverili. La Cannondale ‘gira’ su 4 nomi in particolare: Viviani e Sagan per le volate, con il secondo sempre diretto al Nord, Basso (per quanto possa averne ancora) nei grandi giri. E Moser che vuol fare da grande? Se correrà, come parrebbe, il Giro, già da marzo dovrebbe mettere fuori il naso. Le due stagioni di apprendistato se l’è fatte. Adesso arriva il momento in cui aggiustare la mira.

sabato 21 dicembre 2013

Basso: le speranze (quante?), i punti interrogativi (tanti).

DOPO UNA STAGIONE DELUDENTE, MINATA DA MAGAGNE FISICHE INASPETTATE, IVAN BASSO CERCA NEL PROSSIMO GIRO D’ITALIA L’OBIETTIVO DI RIVALSA SPORTIVA. PUO’ FARCELA?
La foto mostra un volto che, accompagnato da un sorriso decisamente ottimista, sembra uscire dall’ombra come a sgusciar fuori da un’annata nera, certamente zoppicante, ben al di sotto delle aspettative. Cannondale riparte con due obiettivi che per il momento godono dei favori di scelta all’interno dello staff ormai americano; le classiche del Nord che avranno Sagan (correrà anche la Roubaix) come punto di riferimento, e l’impegno del Giro il quale verrà affrontato con una formazione imperniata sul varesino Basso. Se il discorso riguardante Sagan era prevedibile, al Giro italiano la Cannondale punterà sul trentaseienne varesino come uomo da classifica. Ma che classifica? Basso a cosa può puntare? Al momento attuale proprio il Giro dovrebbe essere la corsa con il palmares più magro tra i 3 principali, guardando ai nomi importanti che hanno in testa di partecipare alla corsa di maggio. Al di là delle frasi di circostanza, che spesso vengono pompate ad arte dai quotidiani che appartengono ad una o l’altra Nazione – se non organizzatori veri e propri (vedi ‘rosea’) – Contador, Froome e Nibali hanno già prenotato il biglietto per il rispettivo posto sul TGV, Rodriguez e Wiggins non hanno ancora garantito niente di certo, dovrebbe farsi vedere Nairo Quintana, grande talento Movistar, che al Giro potrebbe costruire la sua conferma e passare da talentuosa speranza a ciclistica certezza. Ma la sua squadra è disposta a rinunciare a lui in Francia? Evans sembra ormai fuori da un’elite ciclistica di cui faceva giustamente parte fino a due stagioni addietro, Andy Schleck ha fatto del Tour la sua corsa principale e pare che del Giro non sappia cosa farsene, dimenticando in maniera ingiusta che fu proprio la nostra corsa (2° nel 2007) a lanciarlo ai vertici. Con chi dovrebbe vedersela Basso? E per cosa? Per il podio? Per il colpo grosso?
Dopo aver rinunciato forzatamente al Giro a pochi giorni dal via, dopo essersi ritirato alla Vuelta per un colpo di freddo devastante che lo ha costretto al ritiro, la stagione di Basso si è chiusa con il segno meno scritto in rosso riguardo al 2013. Adesso il Giro diventa obiettivo principe, forse rinvigorito dalla vittoria del 42enne Horner al Giro spagnolo – a cui credono in pochi sul discorso onestà – con la speranza di centrare un successo che sarebbe anche questo da ricordare negli annali. I suoi avversari rischiano di essere i ‘soliti’ Rodriguez, Hesjedal, Scarponi, De Gendt che non sono il massimo dell’appeal per lanciare al pubblico un’evento come il Giro. Fosse questa la rosa dei pretendenti – toh, mettiamoci un Pozzovivo giusto per amor patrio – Basso potrebbe anche spuntarla. Il percorso è abbastanza duro ma non tremendo. I giorni di riposo aumentati da due a tre – causa trasvolata Irlanda-Italia – possono rivelarsi amici di un over 35, così come le molte tappe per velocisti che diventano (se ben giocate) giorno di mezzo riposo. La cronometro di Barolo è perfetta per gli specialisti e per gli uomini di classifica che se la cavano (Basso appunto o anche un Evans) la crono-scalata del Grappa potrebbe rivelarsi alleata del varesino, così come lo Zoncolan che gli diede il Giro del 2010. Sul discorso squadra sarà da vedere. La Cannondale non dà le garanzie che esternava fino ad un paio di anni addietro, anche se Moser potrebbe/dovrebbe essere della partita. Tra i possibili avversari Michele Scarponi sarà facilmente capitano per il Giro. Quindi dovrebbe avere dall’Astana ottimo appoggio. Ma in seno alla banda Martinelli (e più ancora i loro capi), tra il Giro con Scarponi ed il Tour con Nibali, cosa preferirebbero? E Scarponi è stato preso per vincere il Giro, o invece per aiutare Nibali in Francia? Non è difficile trarne risposta. La Lampre? Riproverà con Cunego leader? Ma che garanzie dà un ciclista che nelle ultime due stagioni era parente lontano di se stesso? Basso quindi ha reali speranze di poter tornare ai vertici, se non giocarselo fino in fondo, ed approfittare di un Giro che, al momento, non ha un vero favorito?

mercoledì 18 dicembre 2013

"Oh bello,....Vecchio a chi!?"

SE AVETE 38/40 ANNI E STATE PENSANDO CHE SIETE NELL’ETA’ GIUSTA PER INIZIARE A CORRERE NELLE GRANFONDO, ASPETTATE ANCORA UN MOMENTO. NON SI SA MAI.
La stagione appena morta – e intanto quella nuova è già nata – ci ha dato un ciclista di 42 anni come vincitore di un Grande Giro. Se lo statunitense Horner pensava di passare alla storia come vincitore più stagionato è meglio che stia bene attento, perché da alcuni anni a questa parte i ‘vecchietti’ del gruppo si sono moltiplicati decisamente. È notizia fresca che il ciclista 39enne Matteo Mauro Tosatto (foto: http://www.iamspecialized.com/members/matteotosatto/) continuerà la sua opera d’italico gregariato a favore di Alberto Contador per altre due stagioni. Ricordiamo l’anno, era l’autunno del 2008, in cui la notizia di Lance Armstrong (allora 37enne) che voleva tornare a correre suscitò enorme scalpore. Poi arrivò Rebellin, che a 38 compiuti anni tornò comunque in sella dopo la squalifica, Jens Voigt che (classe 1971) fino all’estate scorsa andava a cercare fughe impossibili al Tour. Se atleti come Cadel Evans, Ivan Basso, Alessandro Petacchi, avessero corso 15 anni addietro sarebbero già in pantofole. Nella storia ciclistica ci sono stati ‘vecchi’ ciclisti e anche ‘vecchi’ vincitori. Nel ciclismo delle strade bianche non mancavano atleti che, più che ciclisti, si potevano quasi definire degli avventurieri della bicicletta. Ormai l’età media riguardante il ciclismo si sta alzando anche al più alto livello. Il periodo considerato migliore dal punto di vista fisico per un ciclista era quello che si faceva vivo dai 26 ai 31 anni. Nel frattempo sono talvolta arrivati nel gruppo dei talenti precoci che già vincevano molto giovani (Coppi, Merckx, Saronni, Armstrong, Cunego, Sagan), ma hanno rappresentato e rappresentano pochi casi. Ora invece c’è un allungamento dell’età ‘utile alla causa’ che non è più una sorpresa. Stefano Garzelli ha salutato il Giro d’Italia a 40 anni, Luca Paolini (classe ’77) nelle ultime due stagioni era tra i migliori degli italiani sulle sempre vigliacche strade delle Classiche del Nord. Non male per uno sport considerato tra i più usuranti.

domenica 15 dicembre 2013

Super muscolati e canoisti al top dell'imbroglio, ma fate largo alla Pallamano!

COME TRADIZIONE DEL PERIODO ARRIVANO I DATI DEL MINISTERO DELLA SALUTE (PRIMO SEMESTRE 2013), SUL DISCORSO SPORT E DOPING IN ITALIA. I CICLISTI I PIU’ CONTROLLATI, DA BRIVIDI IPER-PALESTRATI E CANOISTI.
Nel sito del nostro Ministero della Salute i dati sono disponibili per tutti, riguardo ai controlli fatti dalla Commissione per la Vigilanza ed il controllo sul Doping (CVD). Il ciclismo sta (lentamente) migliorando a livello professionistico, mentre a livello di ciclisti e cicliste della domenica il marciume è ancora ben diffuso. Il ciclismo è la disciplina sportiva più controllata (un controllo su 4), ma a livello di percentuale ‘positiva’ le discipline sportive con più ladri e imbecilli sono il Body Bulding (16,7%), al secondo posto il trittico Rugby/Canottaggio/Kick Boxing che si dividono a pari demerito la seconda posizione con il 12,5%. Al 5° posto gli sport su ghiaccio (6,3%) mentre il ciclismo si piazza al 6° posto con il dato che segna un netto 6%. Dopo il ciclismo lo sport più falso è (siete pronti?) la Pallamano con un ‘onorevole’ 4,4%, tenendo conto che non si tratta certo di una disciplina che ha dato allo sport italiano chissà quanti idoli sportivi. Dopo il ciclismo (182 le manifestazioni controllate in totale dalla CVD) è il calcio (96) lo sport più controllato, seguito dall’atletica (73) e dall’Handball – così la chiamano – con controlli in 68 eventi. Gli Sport di Orientamento (11 eventi controllati) sono più seguiti della Boxe (4), mentre i meno controllati sono Canoa, Pesca Sportiva, Squash, Bowling e Tiro con l’Arco che fanno compagnia al pugilato con il dato appena citato. ULTIMO DECENNIO: ci sono anche i dati, a livello Nazionale, che seguono l’andamento ‘positivo’ di alcune discipline sportive: Rugby, Ciclismo, Tiro con l’Arco, Sport su Ghiaccio e poi LEI, ebbene si gente, la Pallamano! Il ciclismo ha avuto un forte incremento, quasi continuo, nel periodo 2006/2008 con una forte accelerazione nel 2007. Il rugby dal 2008 sta crescendo in maniera ‘positiva’ mentre la pallamano nel 2007 aveva incredibilmente raggiunto il ciclismo, per poi sprofondare l’anno successivo. Il tiro con l’arco ha strani e forti cali in concomitanza degli anni olimpici, nonostante sia una specialità che a livello medaglie ci dia sempre soddisfazioni. La Federciclismo ha emesso un comunicato riguardante il resoconto del Ministero, evidenziando di come l’attività ciclistica sia rimasta inalterata come numeri ‘positivi’ però rimarca come ci sia: “Da notare, come è ben evidenziato nello stesso report, che degli 11 atleti positivi trovati nel primo semestre del 2013 relativi al ciclismo, 3 sono stati rilevati in gare organizzate dalla Federazione e ben 8 in manifestazioni degli Enti. Una sperequazione che pone il problema su come è strutturata l'attività degli Enti”. Poche righe – riportate testualmente dal comunicato FCI – che la dicono in maniera mooolto indiretta di come gli allievi del giorno di festa ormai abbiano superato i maestri.

martedì 10 dicembre 2013

Corsa contro il tempo.

LA LORO SPERANZA E’ LEGATA ALLA SEMPRE ROBUSTA, INFINITA, SFIANCANTE, QUASI IMPENETRABILE, LABIRINTISTICA BUROCRAZIA GIUDIZIARIA ITALIANA. CI RIUSCIRANNO?
In questi giorni ha preso il via il (quasi certamente lungo) procedimento giudiziario riguardante il Team Lampre. Come capita spesso quando sai che non hai troppe speranze di cavartela prendendo il toro per le corna, l’allungamento dei tempi giudiziari diventa il tuo primo obiettivo. Il materiale per riuscire in questo non manca ai legali della difesa, grazie ad una lista impressionante di testimonianze (la Gazzetta parla di 250 persone!) che saranno ascoltate. I nomi che però reciteranno la malaparte dei primi attori saranno quasi 30 e tra questi alcuni nomi non hanno bisogno di troppe presentazioni: Saronni, Piovani e Bontempi tra i dirigenti; Ballan, Mori, Cunego, Pietropolli, Santambrogio tra i ciclisti in attività più noti della lista; Bruseghin, Piccoli, Rasmussen tra quelli non più ‘attivi’. Ma poi avranno la loro parte medici (2), massaggiatori (1), preparatori atletici (1) ed altri tra intermediari e altri atleti attuali ed ex. Sarà una corsa contro il tempo, una cronometro ciclistico/burocratica che avrà in 3 anni la scadenza entro la quale l’accusa dovrà vincere la partita. Alessandro Donati avrà parte in causa come collaboratore a sostegno della Procura di Mantova, e quando si cita il suo nome è noto di chi si parla.
Se dal punto di vista giudiziario la Lampre potrebbe riuscire a cavarsela, sia in teoria che in pratica, dal punto di vista dell’immagine solamente agli appassionati che accettano uno sport falsato basta che dia spettacolo (ce ne sono, state certi) possono passarci sopra parlando d’altro. La Lampre è pur sempre una formazione di prima fascia UCI da molto tempo, ha dato l’ultimo iridato italiano (Ballan, di cui si potrebbero avere notizie sportivamente meste già in gennaio), l’ultimo vincitore italiano del Fiandre (sempre Ballan), l’ultimo vincitore italiano del Lombardia (Cunego), ha tra le fila l’ultimo vincitore italiano della Sanremo (Pozzato), ha tesserato l’ultimo iridato (Rui Costa). “Beati gli ultimi” diceva un tizio un bel po’ di tempo fa. Saranno i primi… a cavarsela?

venerdì 6 dicembre 2013

Bentornato ciclismo!

IL CICLISMO RIPARTE. RICCO DI NOTIZUOLE QUESTO PERIODO DI AVVICINAMENTO ALLE FESTE. DAL DOPING (MA DAI!) AL GIRO, DAI MEMBRI (NON DEL PARLAMENTO) A CUNEGO, FINO AL CONI. BENTORNATO APPASSIONATO!
Un bel minestrone (foto; http://paradiserecipe.com/2010/02/minestra-di-riso/) di notizie in questo periodo. Ricordate quel corridore di atletica che non molto tempo addietro venne fermato perché aveva usato un pene finto per gabbare il controllo antidoping, oggetto acquistato dalla sua fidanzata sul Web? Tre anni di squalifica per lui, tre e mezzo (in questo caso interdizione) per lei, causa complicità. Ricordate “Mister Pipì d’Angelo” Di Luca? Quello che aveva confessato il suo doping al Giro 2009 facendolo “per i ragazzi”, per doparsi nuovamente? Ha ricevuto la squalifica a vita e ovviamente ha dichiarato che sapeva che sarebbe andata così, perché doveva esserci qualcuno a pagare per tutti. Poi ha fatto riferimenti velati – ma mica tanto se si seguono le gare – a un tizio che “vinceva e vince le cronometro a 60 chilometri orari”. Viene in mente la cronometro iridata toscana dove il teutonico Martin vinse a 53 di media. Sarà questo il riferimento? All’omertà l’ardua risposta. Rispunta Damiano Cunego che ha raccontato come l’ultimo periodo della sua vita non sia stato il colmo della felicità, di come il trasloco in Svizzera non sia servito a una mazza, se non ha irrobustire la nostalgia del suo Veneto. E di come tutto questo abbia avuto riflessi sul suo zoppicante rendimento ciclistico. Damiano è tornato ad abitare nel veronese. Adesso lo attende un periodo delicato e rognoso, con l’inchiesta che inizierà il suo iter burocratico/giudiziario per il caso Lampre. La prima udienza (chiamata per modo di dire udienza filtro), inizierà martedì. La Lampre è a un bivio. Chi troverà il cartello “Strada chiusa”? Salta poi fuori il Gran Capo Malagò (CONI) che dichiara di esser stufo di veder “sputtanare” il ciclismo per questioni riguardanti il doping. La Lampre ringrazia. Malagò poi rilancia che bisogna iniziare a dare una ripulita al ciclismo amatoriale (e di certo non per questioni di calzini troppo corti). Se i tempi saranno rapidi quanto quello professionistico i ciclisti ladri della domenica possono imbrogliare ancora per un bel pezzo. Chi invece adesso non vuole più perdere tempo ed è tornato a farsi vivo è Michele Acquarone, l’ex boss del Giro, che dichiarandosi danneggiato riguardo alla sua immagine – appiedato da un giorno all’altro dall’Rcs causa sospetti per soldi spartiti non si sa dove – pare voglia dar lavoro ai suoi legali. Una notizia che tra le pagine Gazzetta non ha trovato molto spazio (chissà come mai!), ma sarebbe da sapere il motivo per cui tutto il gruppo di lavoro di Acquarone venne appiedato come il loro stesso capo. Eh si, la stagione sta proprio ripartendo.

mercoledì 4 dicembre 2013

Il ciclismo davanti al caminetto (5^ p.)

LA BICI STA DIVENTANDO PIU’ PRESENTE NEL NOSTRO QUOTIDIANO? EVVIVA! MA CHE NON DIVENGA UNA SORTA DI ‘FIGHETTI PRODUCTIONS CITY ENTERTAINMENT’.
Seguendo, lavorando, collaborando (ed a volte sacramentando) per questioni ciclistico/ambientali con altre realtà associative – per menzionare quelle più note FIAB e WWF – la bicicletta prende spesso il ruolo di protagonista, quando le nostre rispettive agende di lavoro (chiamiamole così per darci più importanza di quel che è) s’incrociano per questo o quel progetto. Tutta roba che, come i pedali e le ruote, gira e rigira intorno al veicolo bicicletta. Che si siano vendute più biciclette in questi due anni è cosa buona, basta che non si usi questa notizia in maniera meramente propagandistica, come troppo spesso è capitato in quest’ultimo anno. Con la crisi paurosa del settore automobilistico – tradotto; soldi che mancano nelle tasche – e con il prezzo ulteriormente maturato dal carburante in questi ultimi cinque anni, questo ‘sorpasso’ non era un traguardo così impossibile da raggiungere. Fatto sta che la bici ha guadagnato punti anche a livello urbanistico, ma purtroppo questa situazione sta sviluppando in questi ultimi anni un mercato che in molti casi è dell’inutile acquisto. Sono tornate di moda (brutta parola) le biciclette ‘nude’ con il vecchio freno a pedale. Ridotte all’essenziale – e che è meglio usare dopo un pelo di pratica per la funzione frenante – costano come un ciclo munito di ogni accessorio, alcune anche di più grazie a pubblicità mirate ad una clientela ‘under 30’ sfoggiando magari marchi che storicamente con la bicicletta hanno condiviso ben poco.
Se questa visione della bicicletta inizierà ad irrobustirsi dal punto di vista dell’immagine (scorrazzare pedalando in un mondo ovunque strapieno di macchine ti fa certamente notare), c’è il rischio che tra quattro o cinque anni garage e cantine inizino a riempirsi di questi veicoli oggi alla moda. Con il risultato che però nello scantinato non trovino poi spazio, perché già occupato da una vecchia parente. Difatti è impressionante il numero di vecchie biciclette che – con 30 o meno euro di spesa – potrebbero tornare efficienti com’erano un tempo. Il Corsera del novembre 2008 riportava che in quel periodo tra Mountain Bike – tantissime quelle comprate nuove e poi nel concreto usate davvero poco, per la felicità dei portafogli che un bel giorno sono stati aperti più per moda che non per vera necessità – bici della mamma, bici del papà e vecchie e gloriose Graziella, il numero di biciclette dormienti ed impolverate in cantine o garage italiani sfiorava la trentina di milioni di esemplari. A pensarci un momento è un numero spaventoso, anche se di queste un 30% fossero inutilizzabili. Questo perché siamo una Nazione di ciclisti della domenica. La faticata in bici è lo svago del giorno di festa o del giorno di vacanza in cui vogliamo sentirci diversi dal solito (forse più giovani?). Tra il 2000 ed il 2008 la benzina è quasi raddoppiata, ma solamente adesso stiamo pensando a riusare le gambe. Perché stiamo coltivando un pensiero ecologista? Diciamo più che altro che stiamo vicini alla canna del gas.
Volere la bicicletta ‘del momento’ da poter sfoggiare tra le gambe – non il massimo dell’eleganza nel dirlo, ma se ci pensate è proprio così – può dare soddisfazione. Ma ragioniamo se (senza ricorrere a mezzi del 15’/18’) possiamo ritrovare e rinvigorire la vecchia bici che abbiamo sotto un lenzuolo appoggiata al muro del garage, che sfioriamo ogni giorno quando mettiamo la macchina nel box, e che da due anni notiamo grazie ad un pezzo di ruota sgonfia con le ragnatele tra i raggi, che spunta da quel lenzuolo troppo corto per coprirla interamente. Chi scrive a volte si sposta ‘urbanamente’ con una vecchia bicicletta anni ’80 (nella foto), la cui sella – cambiata due anni fa perché quella vecchia faceva schifo a guardarla da com’era ormai ridotta – vale tutto il resto della bici stessa. Ruota posteriore rigorosamente scentrata, com’era regola ‘non scritta’ per quel tipo di bicicletta in quegli anni. La ruggine non manca, il cambio (un glorioso 4 marce) meglio usarlo solo quando veramente necessario, il tutto accompagnato da un vecchio portapacchi con molla appena dietro la sella, mentre i freni sono auto-urlanti. Questo veicolo credo stia insieme per volere dello Spirito Santo e di certo non mi fa figo da come sta ridotta. L’importante è che questa riscoperta del velocipede non sia strettamente legata al mezzo ‘in’, altrimenti rischiamo di ritrovarci con una mentalità a tempo determinato, e gli unici che alla lunga ne avranno tratto un concreto vantaggio saranno stati i negozianti.

domenica 1 dicembre 2013

Dicembre; l'editoriale.

RIMASTA L’UNICA FORMAZIONE ITALIANA DI PRIMA FASCIA (LA CANNONDALE E’ ORMAI ROBA D’OLTREOCEANO), LA LAMPRE SI PREPARA ALLA SALITA PIU’ DIFFICILE. MA NON E’ SOLO UN DISCORSO BLU-FUXIA.
“La strada è stata aperta da Ballan, che ha già vissuto a novembre la sua parte di guai. Ma se in questo caso parliamo del singolo atleta (un’ex della banda Saronni), difficile sapere cosa resterà della situazione attuale guardando il Team Lampre nel complesso. Non manca molto ai giorni in cui mezza squadra e buona parte del settore tecnico e dirigenziale – e altri ex oltre al sopraccitato ciclista veneto – dovranno rispondere di sospetti e accuse riguardanti la questione doping. La storia si trascina da qualche anno e come da tradizione viene conosciuta a fasi alterne, tra titoli di giornali e silenzi prolungati. Era l’aprile del 2011 quando la Lampre finì nell’occhio del ciclone. Gli inquirenti che presero in mano tutta l’indagine scoprirono che attorno alla squadra esisteva una specie di struttura medica parallela che lavorava giocando pericolosamente con le regole. Lo spettro era quello che ricordava nomi pesanti: Festina, Telekom, Discovery, LPR, Astana, Saunier Duval,… Molte cose si sono già scritte, inane ritornarci. La situazione Lampre ricopia, più in grande, cento altre situazioni che vanno avanti in altre formazioni, ma poco note data la minore fama del soggetto. Preparatori che spuntano da dove questo non si sa, ex ciclisti che ne fanno le veci in attesa di patentino (?!), cambi di gestione sulla preparazione dei corridori affidandosi a studi medici semi-sconosciuti, dopo aver abbandonato centri di primo piano (vedi il centro medico Mapei, da anni uno dei più avanzati e soprattutto trasparenti). Non è solo questo, non è solo Lampre. Ma il fatto che ogni tentativo di cambiare trovi continue resistenze. E rispunta poi la questione – questa però a livello più in generale – tra i DS e i preparatori atletici. I primi, solitamente della vecchia guardia, appartenenti ad un’EPOca ciclistica ormai ben nota e delineata, che non ci stanno a essere messi da parte. Che difendono il loro (vecchio) modo di fare ciclismo, che vogliono seguire tutto su tutto, se non fosse per il fatto che 30 anni fa le squadre dove loro correvano avevano 15 ciclisti in totale con dieci persone al seguito, quando oggi parliamo di liste paragonabili ad una squadra di calcio di livello internazionale, e altre 20 persone sparpagliate per tutte le altre mansioni. E poi ci sono i preparatori atletici – sopportati, ma visti in qualche caso come emeriti rompiballe – che escono da studi atti all’attività sportiva (la parola ISEF è termine ancora semi-sconosciuto ai curriculum dei più che guidano le ammiraglie) e che tentano con fatica enorme di far capire che tra un medico (ancora troppo spesso amico di…) ed un preparatore ce ne corre. C’è un sacco di roba che ancora è da sistemare se non cambiare del tutto. Non solo Blu-Fuxia.”

sabato 23 novembre 2013

Il ciclismo davanti al caminetto (4^ p.)

LO VIVO A META’ STRADA TRA L’INSOPPORTABILITA’ E LA NON COMPRENSIONE. TRA LA VOGLIA DI MANDARE UNA MALAPAROLA E QUELLA DI CHIEDERE “COME MAI?”. DI CHE PARLO? DEI PRATICANTI SPORT MP3-DIPENDENTI.
Quando pedalo entro in una specie di catalessi ciclistica chiamata “Il mio ciclismo”. È una sconfinata galassia in cui ogni mio senso si decuplica, dove supero le porte della percezione, ed è fatta di tutte quelle cose che rompono le balle alla stragrande maggioranza dei ciclisti e cicliste della domenica. Qualche esempio: 1) usare le piste ciclabili (specifico: quelle che sono pensate con la testa e non con il sedere) 2) usare il casco anche in salita e quando fa freddo 3) stare fermo con il semaforo rosso per lavori sulla sede stradale finché non arriva il verde, anche se lo stesso semaforo è su una strada su cui transita un’automobile ogni tre giorni 4) quando ho finito un qualche Passo me ne frega un c***o di quanto ci ho messo 5) rallentare lungo una salita per attendere ciclisti sconosciuti e scambiarci due parole. Tutte cose inaccettabili perché non inseguono l’ormai obbligatoria strada dell’emulazione, soprattutto nei punti 1 e 5 perché abbassano la media sul contachilometri e questa è una bestemmia. Questi pochi punti sono sufficienti a garantirmi il fatto di pedalare sempre da solo, cosa che certamente non mi piace. Spesso incrocio e magari supero (ebbene si, succede anche questo!) persone che pedalano, corrono, camminano con le loro microcuffie ficcate nelle orecchie. Siccome la musica è la mia prima passione da un lato li comprendo. Mi è già capitato di parlare con qualcuno mentre pedalavo, per poi vedere che la persona, per rispondermi, deve togliersi una delle due cuffiette e chiedermi di ripetere. La soddisfazione di capire che in quel momento non hanno capito una frasca quel che hai detto è sempre bella. A volte avevo con me la mazza da baseball e ho risolto all’antica. Ma poi – mentre magari ripulisco l’asfalto per non lasciare tracce – mi domando come mai l’ascolto del proprio corpo diventi meno importante della chitarra di Tizio e della voce di Caio dei “Sempronio Boys”.
Che la musica possa essere rilassante è come scrivere dell’acqua calda. Che poi esista il lato riguardante la sicurezza stradale questo si sa ch’è relativo alla singola persona, perché siamo pieni di gente che pedala e corre sicura del fatto che sono gli altri ad essere disattenti, noi non lo siamo mai, e quindi non ci capiterà mai niente. C’è questa sensazione di voler dire la mondo “Non rompermi le balle!” e di cercare una solitudine non solo fisica (la strada che passa per il paesino senza un’anima, il sentiero che s’inoltra nella profondità del bosco), ma anche una solitudine d’animo. Certamente viviamo in un periodo sempre più pieno di gente che preferisce parlare tramite il PC con persone che conosce più ‘informaticamente’ che non di persona. Che vive rinchiusa in casa davanti alla tivù o davanti al PC, e quando esce ‘deve’ evitare il fatto di restare più di 15 minuti senza cellulare in mano per contattare gli altri essere informatici bipedi viventi che ha nelle liste degli amici (vedi Facebook). Quindi si può ipotizzare che queste persone MP3-dipendenti cerchino la totale solitudine per non rischiare di dover avere a che fare con il mondo delle persone umane. Probabilmente non hanno mai conosciuto la solitudine vera ma solo quella a comando ON/OFF. Oppure quella solitudine gli piace e cercano di ritrovarla. Emanano tristezza, ma se amano vivere lo sport in questo modo giusto continuino.

lunedì 18 novembre 2013

Il ciclismo davanti al caminetto (3^ p.)

“GODITI LA PEDALATA, ANZI ASPETTA, ORMAI CHE CI SEI FAI LE RIPETUTE, ANZI NO, GUARDA CHE PANORAMI TUTTO INTORNO E ORMAI PREPARIAMOCI ALL’INVERNO ATTIVO PER ESSER PRONTI A FEBBRAIO” …E CHE C***O!!!
Eccoci a novembre, mese che si porta via gli ultimi colori. Periodo in cui si torna (scrivendo a titolo personale) a riaprire vecchie riviste ciclistico/amatoriali, mentre è iniziato il conto alla rovescia per le ultime uscite gira-gambe. Trovi l’articolo che parla ed esalta il praticare ciclismo prendendosi il proprio tempo, che elogia il ciclista che vive la fatica con passione, con spazio a consigli per rendere – nel limite delle possibilità – il più confortevole possibile la propria bicicletta, in maniera che le ore di fatica non siano solamente quest’ultima cosa. E io penso ch’era ora finalmente il ciclismo sia veramente per tutti. Giri pagina è trovi scritto che se sei poco allenato non devi allenarti meglio avendo un po’ di pazienza finché ti sentirai pronto, ma; “….se adotterai un’accorta strategia di corsa e la seguirai riuscirai ad ottenere un buon risultato.” Ma non dovevi goderti i panorami?!
Avanti con le pagine e si legge delle uscite invernali che devono essere vissute in maniera più rilassata, per cui: “…due o tre uscite settimanali che non superino le tre ore possono bastare” , Domanda: dall’inizio di marzo quale sarà il programma del ciclista rilassato? Otto uscite in tre giorni, di cui due notturne? Il divertimento continua con i consigli per non stressare la mente nel periodo di “riposo attivo”. Infatti, ecco che se il tempo tende al brutto la bici può attendere (e meno male….) che tanto; “…un paio di sedute a settimana in palestra, che non superino l’ora e mezza, se ben organizzate….” E a lavorare, al posto nostro ci mandiamo il vicino di casa, che noi non c’abbiamo mica tempo, visto che dobbiamo perfezionare e approfondire quel fottuto stramaledetto discorso del: “...carico massimale e frequenza cardiaca”. Finché si arriva al pedalare in gruppo. Qui si riparte col discorso che il pedalare in gruppo a velocità moderata (scommettiamo che per ‘moderata’ intendono una media intorno ai 25?) è occasione per; “…scambiare impressioni sulla stagione appena passata – ma non dovevamo staccare la spina? – e poter valutare con altri le personali metodologie di allenamento, ed altri aspetti legati all’attività” oppure, per non farsi mancare niente, ecco che con la chiusura della stagione si possono fare delle conclusioni sull’annata ciclistica appena conclusa in maniera che così si possa “…inquadrare meglio, a mente fredda, la prossima e capire dov’è possibile migliorare o se valutare il cambio di alcuni obiettivi”.
Ok, ci siamo capiti: 1) se avete un lavoro valutate (magari proprio con questi famosi altri) se licenziarvi per non rischiare di essere stanchi quando la sera andrete in palestra; 2) se avete famiglia valutate pure se divorziare per non saltare gli appuntamenti importanti del calendario nel fine settimana; 3) ricordate che alcune GF vi costringeranno a partire il sabato pomeriggio a causa della distanza da casa, quindi non scordate l’eventuale ipotesi di poter vendere anche i figli per togliervi ogni pensiero, oppure scambiateli con il vostro meccanico di fiducia per una coppia di ruote leggere per i percorsi che in alcune granfondo mettono davanti molta salita; 4) prima di una corsa ragionate (anche in piena notte, ogni minuto perso può costarvi posizioni) sulla strategia di gara e seguitela con attenzione, in maniera che il ciclismo sia vissuto senza esasperazioni e in maniera naturale; 5) ricordate che adesso, con l’inverno, dovrete staccare la spina. Per questo motivo niente di meglio che nelle vostre pedalate invernali parliate ancor più di questioni tecniche – meglio ancora se approfondite con precise nozioni di Scienze Motorie – con il vostro gruppo d’allenamento. Tutte queste cose vi permetteranno di vivere l’attività ciclistica in maniera spensierata, schietta, a misura di persona, e potrete fare a meno di dar retta a qualche stronzo di passaggio che nel suo blog scrive di ciclismo pane & salame.

mercoledì 13 novembre 2013

Bravo merlo, così son capace anch'io!

ARMSTRONG RISPUNTA DAL SUO SILENZIO D’OLTREOCEANO CON UN’INTERVISTA RILASCIATA A CYCLINGNEWS. PER DIRE COSA? QUASI NIENTE. A PROPOSITO: HAI VISTO MAI CHE FORSE IN ITALIA IL DOPING NON ERA MAI ESISTITO?
Afferma che se l’intervista fosse stata per la Wada o l’Usada, e non per in sito on line, risponderebbe con migliore dovizia di particolari alle domande. Puro pentimento o semplice calcolo? Facilmente il secondo. Ripete cose risapute sul fatto che tutti sapevano tutto, e che il ciclismo ad un tratto iniziò a girare “ad alto regime di ottani” (testuale). Sul discorso del tutti sapevano tutto mette anche i media, e da questo punto di vista non esce niente di nuovo sul fatto che l’omertà permettesse e permette tutt’ora al singolo/a professionista – come all’ex ciclista di turno ora magari opinionista per tivù o stampa – di non distruggere il baraccone che gli da lavoro e magari notorietà, perché il conclamato (spesso fin troppo) amore per questo sport può diventare inaspettata dimenticanza davanti al contratto ben remunerato. Accenna poi che il momento decisivo arrivò tra il 1993 ed il 1994, perché quello che veniva usato fino a quel momento diventò superato. Qui vien da dire che l’americano non dice chiaramente quello che invece disse nella sua chilometrica intervista televisiva, cioè che i test per trovare l’EPO non c’erano ancora e, se c’erano, erano ad uno stato di affidabilità talmente embrionale che era quasi impossibile accorgersi del sangue falsato. Dice che FINA (Nuoto) UCI (Ciclismo) e IAFF (Atletica) a quel tempo non potevano scoprire niente proprio per questo motivo. Questo il Lance Armstrong versione Cyclingnews. C’è poi un’altra versione più recente che, tramite la Bbc, si dice disponibile a fare due chiacchiere con chi di dovere. Un’occasione da non perdere, vien da dire, ma nel contempo anche troppo bella per essere così facile da vedere realizzata. Cosa metterà nel piatto l’ex ciclista?
A livello UCI esiste una commissione denominata di “verità e riconciliazione” e a sentire un nome del genere ti domandi se stiamo in Vaticano o nel massimo organismo ciclistico mondiale. Il fatto è che Mister Seven Tour può rilasciare tutte le interviste che vuole a chi gli pare (domani lo chiamo), ma se non mette il suo bel culone texano su una delle sedie degli uffici Wada o Usada e non tira fuori nomi e cognomi siamo all’aria fritta. Intanto l’UCI – che adesso l’aria l’ha cambiata non poco con l’arrivo di Cookson – sta portando avanti il processo d’indagine verso il texano. Che vuol dire? Che se “Il Texano dagli occhi di ghiaccio’ (non vi ricorda qualcuno?) vuole uno sconto di pena, meglio che apra bocca di suo e che lo faccia in fretta. Per gennaio potrebbe essere anche tardi. Intanto continuano ad uscire confessioni o mezze tali da altri ciclisti stranieri. Chi perché deve fare propaganda al libro di turno, chi perché è meglio ammettere prima che non attendere che si sappia con la lettura del testo. Esempio: se Hesjedal – che ha di recente ammesso di averlo detto all’Usada un’anno fa – non fosse nominato in un libro in uscita in questo periodo, avrebbe aperto bocca sull’uso dell’EPO dieci anni addietro? Ma siccome il reato è considerato tale per otto anni, chi se ne frega ti pare? Intanto fra americani, danesi, francesi, tedeschi, ecc. possiamo rilevare la piacevole sorpresa che nessun italiano degli ultimi 20 anni ha fatto uso di doping, visto che siamo una delle poche Nazioni che sono state ai vertici per 15 anni, ma nessun ex ha mai aperto bocca. Tutti puliti, meno male. Rischiavamo il dover iniziare a preoccuparci sul serio che ci siano un sacco di ex che ci prendono per il culo raccontandoci la storia che non ne sapevano niente di nessuno ieri come oggi.

sabato 9 novembre 2013

Il ciclismo davanti al caminetto (2^ p.)

MANCHEREBBERO SOLO DEI TIZI CON LE ORECCHIE A PUNTA O UN ALTRO CHE DICE; “SIGNOR SGARBOZZA, QUATTRO DA FAR RISALIRE”, POI CI SAREMMO ANCHE. SE NON FOSSE CHE OGGI VIGE UN CICLISMO SEMPRE PIU’ IMPOSSIBILE.
Avete mai visto quelle scene, solitamente rappresentate in qualche film di fantascienza, dove dentro spaziosi saloni poco illuminati da tenui luci verdognole ci sono esseri umani rinchiusi magari da tempo dentro grandi campane trasparenti che li conservano negli anni? E c’è lo scienziato lucidamente pazzo che spiega cosa sono quelle cose che altri visitatori stanno guardando? Mica serve andare in un set cinematografico per queste cose, e nemmeno aspettare il futuro con tutto il suo progresso. Torniamo sulla Terra e immaginate dei ciclisti apparentemente dormienti stesi su dei lettini con una scatola di plastica trasparente che rinchiude perfettamente il capo, e che respirano ed inspirano grazie ad un tubo flessibile in plastica del diametro di circa 3 centimetri. Questo flessibile inizia dalla scatola-contieni-cranio e finisce dentro una sofisticata apparecchiatura elettronica, a sua volta collegata ad un PC che registra in tempo reale i dati che vengono raccolti respiro dopo respiro. Questo poco prima di una corsa, mica nel periodo invernale quando sugli atleti si susseguono test e prove fisiche d’ogni tipo. La macchina in questione si chiama Metabolimetro ed è uno degli ‘attrezzi di lavoro’ dei medici che oggi lavorano del ciclismo di alto livello. Un metodo medico/tecnologico/scientifico che serve a capire il grado di affaticamento raggiunto dall’atleta, e quale debba essere la dieta migliore per quest’ultimo nei giorni di corsa che ancora seguiranno. E così – mentre con il tele-trasporto il signor Sgarbozza fa puntualmente incazzare il Comandante Picard perché continua a far riapparire i componenti dell’Enterprise nei cessi della nave invece che nella sala preposta – si può capire come la fatica del ciclista non sia più calcolata solamente mentre pedala. Tutto questo perché oggi il ciclista non ha praticamente pause.
Durante il Giro d’Italia del 2011, la squadra ciclistica Radio Shack ha fatto duemilacinquecento chilometri per trasferimenti vari (alberghi, zone di partenza). Aggiunti agli allora 3.500 pedalati la cifra complessiva è impressionante quando coperta in sole 3 settimane. Non è un dato secondario che oggi il ciclista trovi nei trasferimenti una fonte di stanchezza molto forte. Del resto gli organizzatori dei Grandi Giri devono rispettare tempi stabiliti da contratti meramente commerciali (leggi: televisione). Le frazioni non devono mai arrivare prima delle 17:00 pena una probabile carenza di spettatori davanti la tivù. Per questo le tappe oggi partono raramente prima delle 11:00 del mattino. Si può (forse) partire prima solo in caso di tappe che prevedono almeno 200 chilometri, con 3 o 4 montagne lungo il percorso. I lussuosi autobus che oggi hanno in dotazione tutte le squadre di alto livello danno un buon comfort grazie a una o due docce a disposizione, possibilità di bere qualcosa di caldo nelle giornate fredde, sedili molto comodi, un minimo di angolo cucina per dare qualcosa da mettere sullo stomaco ai ragazzi (riso e patate lesse sono presenti a carriole nel primo dopo-tappa di alcune squadre). Ma quando ti devi fare un’ora di bus tra strade trafficate e di montagna non è poca cosa in un’economia di sforzo globale lunga 22 giorni. Fino a venti anni addietro i ciclisti riuscivano ad arrivare negli alberghi nel tardo pomeriggio, mentre oggi arrivarci alle 19:00 è già una vittoria. Ormai è la prassi vedere i capitani e gli uomini comunque considerati di punta, che godono del privilegio di poter fare prima i massaggi, e finire la cena quando altri compagni di squadra si sono appena accomodati a tavola. Insomma, se siete al rientro dopo una giornata appresso il Giro sul Passo del Cassani, e quando arrivati a casa vi sedete in poltrona giusto in tempo per guardarvi TGiro, forse chi vedete pedalare nelle immagini tivù non si è seduto in poltrona così tanto tempo prima di voi. Con buona pace del signor Sgarbozza e delle bestemmie del Comandante Picard in dialetto Klingon.

martedì 5 novembre 2013

Il ciclismo davanti al caminetto (1^ p.)

E RIECCO IL PERIODO DEDICATO ALLA BICICLETTA LONTANA DALLA STRETTA ATTUALITA’. STAVOLTA PER PARLARE DI CHI DAL CICLISMO E’ SCAPPATO, O DI CHI CERCA (IN OGNI IL MODO) DI FARE IL CONTRARIO.
Partiamo da diversi anni addietro e andiamo a ricordare un ex talento del nostro ciclismo, uno di quelli che come si dice erano predestinati, che prima o poi doveva fare il botto nel senso buono del termine. Nel 2007 Giuliano Fugueras aveva 31 anni, ed era quindi nel periodo considerato migliore per la carriera ciclistica. Un’intervista del tempo, a firma di Luigi Perna della Gazzetta, ce lo raccontava ingrassato di 10 chili in 5 mesi: due chili al mese, media perfetta. Aveva deciso di mollare tutto, questo si di botto. “Ero solo stanco. Logoro. Stufo di alzarmi ogni mattina per fare 6-7 ore in bici. È molto semplice: mi sono "scocciato" di fare il corridore e ho deciso di smettere. Quello che dovevo dare al ciclismo l’ho dato" disse al giornalista della rosea. “Mi era venuta la nausea. È stato difficile accettare il distacco, perché sono una persona molto sensibile. Ho anche chiesto l’aiuto di uno psicologo. Ma questa depressione non è stata la causa dell’addio, semmai la conseguenza". Sul discorso doping precisò che: "Non è stata la necessità del compromesso a farmi smettere. Quello è qualcosa che esiste e che da corridore accetti. È brutto dirlo, ma è la realtà. Spetta a chi comanda il ciclismo eliminare la possibilità di scorciatoie. Ma io resto innamorato di questo sport e so che un giorno lo rimpiangerò" Chiuse con le idee chiare sul fatto che: “Nel ciclismo lavorerei solo con i giovani. Tra i pro' ci sono facce che non voglio più vedere" Questo fu il commiato di Figueras dal plotone. E risalta il fatto di quelle “facce che non voglio più vedere” che forse furono il vero motivo del non avere voglia di continuare a faticare insieme. Questo il pianeta da cui decise di andarsene il ciclista italiano. Pianeta che invece un’altro italiano, Davide Rebellin, non vuole abbandonare. E da questo lato con le idee ben chiare al riguardo. Il veneto non era un ciclista da poco. Quando correva i Mondiali era spesso la penultima carta da giocare nel finale per lanciare Bettini. A lui resta un tris di vittorie da leggenda nelle Ardenne, a cui aggiungere altre due Freccia Vallone, se non le avesse sporcato tutto con un record che speriamo rimanga imbattuto, quello del primo e fin’ora unico medagliato olimpico italiano ad aver subito poi una squalifica per doping (un’altro atleta, marciatore trentino, che mangiava decine di barrette Kinder ogni giorno e latte a secchiate, il titolo del 2008 ce l’ha ancora). Rebellin – 42 anni compiuti – durante il Giro del trentino scambiò due parole con Marco Bonarrigo di CyclingPro: “Non mi va più di parlare di quella storia. È stata troppo dolorosa.” In questi giorni è iniziata nei suoi confronti l’indagine per doping e per evasione fiscale – quando risiedeva a Montecarlo mentre la famiglia faceva la spesa quotidiana e si faceva mandare la posta in quel di Galliera Veneta – e sulle corse è convinto che nonostante i suoi 42 anni: “…sono integro, ho anni davanti. Vorrei essere un modello per i giovani, magari nel ruolo di allenatore”.
Chi parla assunse, nel dettaglio, ‘Eritropoietina, specialità Mircera di Roche classe ormoni’ e al contrario di Figueras, che stufo decise di dir basta, cerca invece di rimanere attaccato al mondo dello sport ed è anche imbarazzante che ad evidenziare ed esprimere una passione così forte per lo sport, sia una persona che allo sport ha solo fatto del male con la via dell’imbroglio. Non è l’unico atleta che smessa l’attività sportiva, e quindi la vita da sportivo, ha cercato di riciclarsi in altri ruoli ma sempre nel medesimo ambiente. Cipollini tornò anche a correre per un periodo di pochi mesi poi mollò nuovamente, successivamente si mise a fare il presunto preparatore atletico per il team femminile della MCipollini, tant’è che fu l’unica occasione in cui il TG sportivo RAI fece un servizio su di una squadra ciclistica di donne (da notare: non per parlare delle ragazze, ma perché Re Imbroglione – pieno fino alle orecchie come da Gazzetta di febbraio – si era messo a dir loro come ci si prepara fisicamente). Non contento, Cipollini meditò ancora un’altro ritorno per correre due settimane del Giro del 2012, che siccome fino a Cervinia (14^ frazione) non era poi così tremendo, s’era messo in testa di tornare con la Farnese di Scinto, sfruttando il fatto che quest’ultima usava le sue biciclette. Per fortuna Scinto gli fece capire che era meglio non parlarne proprio. Altri casi sono più recenti: Bartoli si era messo – e probabilmente lo fa ancora – a seguire la preparazione atletica di alcuni ciclisti Lampre, o Di Luca che poche settimane addietro ha fatto scena muta davanti al PM, perché tanto che ti cambia se comunque sai che ti squalificano a vita? Meglio non fare la figura del traditore, così i ciclisti e gli altri personaggi marci sapranno indirettamente che di me possono ancora fidarsi e dall’ambiente sportivo riuscirò a non uscirne mai. Non vorrai mica che mi tocchi d’andare a lavorare?

venerdì 1 novembre 2013

Novembre; l'editoriale.

LE BORRACCE SI SONO SVUOTATE. SE LA NOTTE PORTA CONSIGLIO, CHISSA’ CHE L’INVERNO NON NE PORTI QUALCHE TONNELLATA SU TANTE TESTE DEL CICLISMO NOSTRO E ALTRUI.
“Da dove si potrebbe iniziare per dire cosa ci ha portato il 2013? Da una grande stagione sportiva per Nibali? Dalla Nazionale che manca il podio un’altra volta, per quanto tutti abbiano corso bene? Dalle cinque classiche monumento che non hanno avuto nessun italiano nei primi tre? Dalle donne che portano un’altra medaglia e ad inizio stagione una classica la centrano (Cittiglio)? Da una Federciclo che non ha nessuna certezza su chi sarà il suo Commissario Tecnico? Dalle categorie Juniores che – senza colpe loro – hanno contribuito ad un bilancio complessivo Mondiale che sfiora il deserto? Dal Comitato Organizzatore toscano che per mettere in piedi i Mondiali voleva decine di milioni in più, ed invece hanno fatto un buon lavoro lo stesso? Di Nibali che avrà Scarponi e Pellizotti come gregari, e che dopo Vinokurov come capo, adesso gli manca solo che chiamino il dottor Ferrari come medico di squadra? Dalla situazione indegna del settore non-professionistico italiano, e juniores in particolare, che in base alle nuove regole potrebbe far seguire un ciclista anche da un medico callista, basta che quest’ultimo sia laureato? Dal Giro d’Italia che senza nessuna spiegazione ha visto Rcs dare di botto un colpo di spugna a Michele Acquarone ed al suo staff? Di Mario Cipollini che ha il coraggio di farsi vedere ancora in giro alle gare o della gente che, o non sa leggere, o se ne frega se uno era pieno fino alle orecchie, e quindi qualcuno ci spiegherà perché dovremmo dire ad un ragazzino di fare ciclismo? Dei ciclisti amatoriali che iniziano le granfondo, ma poi vengono avvertiti che nella zona d’arrivo sono arrivati i medici dell’antidoping e allora preferiscono squagliarsela senza finire la corsa? Della Lampre che tessera Rui Costa, ma che a dicembre finirà davanti ad un giudice con molti suoi rappresentanti, e vai a sapere se ne usciranno con le ossa rotte? Di Santaromita e Di Luca che troveranno ancora qualcuno che gli darà l’occasione di bazzicare il ciclismo, dopo che la loro ex squadra – Vini Fantini – forse pagherà con l’esclusione dal prossimo Giro? Del ciclismo italiano che tolti Ulissi e Moser non pare avere niente nel dopo Nibali? Di Nibali e Tiralongo che, dopo il ritiro causa caduta nel Giro di Lombardia, sono andati al pronto soccorso di Lecco per farsi medicare, e dopo un’ora d’attesa sono dovuti andare da un’altra parte? Del dottor Ferrari che adesso si è ‘riciclato’ e segue ciclisti amatori che non fanno di certo gli operai, visto che pagano bene e non ti trascinano sotto le luci della ribalta? Del settore ciclistico dei più giovani (Juniores ed Allievi) che solo in Veneto ha perso 30 corse in un anno e sarebbe bello sapere come se la passano dalle altre parti? Di Chris Horner che a 42 anni ha vinto la Vuelta e non ha nessun contratto per il 2014, ma se fossimo in lui spariremmo senza pensarci due volte perché forse gli è andata più che bene? Del libro di Millar che ormai da anni ha venduto i diritti per l’edizione italiana, ma negli scaffali nostrani non se ne vede una copia, e non sarà mica perché tra i nomi e le circostanze che sono presenti in maniera dettagliata ci sono ciclisti nostri, gente che andava per la maggiore un decennio fa? C’è ne sarebbe di roba mentre si sgranocchiano castagne nei colorati e umidi pomeriggi autunnali (anche se qui costano Euro di Dio perché ce ne son poche). Queste sono alcune cose che ci ha lasciate il 2013.”

mercoledì 30 ottobre 2013

Toh!, ma tu pensa!.....

IL CICLO-ROSA? QUI’ SALTA FUORI CHE PER INTERESSARE INTERESSA. E FACENDO I PIGNOLI ANCHE PIU’ DI ALTRO.
Da un’anno a questa parte questo blog ha subito un forte calo di lettori/visitatori. Cose che capitano se scrivi roba che ha stufato, se scrivi cose che non sono condivise, se segui lati ciclistici che non interessano. La gente piglia e dice: “Va bene, sono sempre le stesse cose, stammi bene”. Senza star qui a buttarla troppo sul lato tecnico, quando metti nel sito un’articolo nuovo, tra le diverse cose da sistemare ti appare anche una lista contenente tutti gli articoli che hai ‘postato’ negli ultimi mesi. Uno volendo potrebbe andare indietro anche di anni, ma già rivedendo i dati degli ultimi mesi ti fai un’idea decente. C’è il titolo dell’articolo, le parole chiave per facilitare la ricerca di un’argomento in particolare, e trovi anche quanti commenti sono stati lasciati, se zero o quelli che sono. Poi risulta quante volte è stato letto quell’articolo e trovi che quelli accompagnati dalla specifica “ciclismo femminile” godono decisamente della maggiore attenzione. Se poi il dato si riferisse invece alle 'fonti informtiche diverse' (ma quì non ho certezza) meglio ancora. Negli ultimi mesi le ‘sigle’ che hanno calamitato più visitatori sono state quelle del ciclismo rosa, il nome di Damiano Cunego (che ‘tira’ sempre abbastanza, nonostante due stagioni di carestia), poi sul Giro d’Italia e anche sul ciclismo amatoriale non stiamo messi male, anche se quest’ultimo solitamente trova molto poco spazio qui dentro. Fa certamente piacere che un mondo come quello ciclistico rosa sia seguito, anche se chiaramente commenti zero. Mai mettere lì la tua idea. Se poi fossi mai una ciclista del gruppo,….. che siamo matti? Peccato. (nella foto l’edizione 2009 a Camin di Padova, quando ne capitarono di ogni tipo)

domenica 27 ottobre 2013

Ultime sorsate dalla borraccia.

EH BEH!, VOLENTI O NOLENTI CON NOVEMBRE SULLA SOGLIA DI CASA SI ENTRA NELL’ULTIMO PEZZETTO DI STAGIONE PER NOI CICLISTI NORDISTI DELLA DOMENICA. E ANCHE IN GRUPPO POCHE COSE.
Il quadro è sempre lo stesso. Una tela raffigurante diversi soggetti, che prendono vita quando quest’ultima sembra iniziare ad andarsene. La catasta della legna per ora integra nelle sue dimensioni, il fogliame ingiallito e quasi dorato, il vino nuovo, il pettirosso che torna, le castagne che se fossero d’oro puro costerebbero meno, le sudate ciclistiche più abbondanti visto l’abbigliamento più corposo. Cala la sera, e con il cambio d’orario cala pure prima. C’è il ciclista già entrato in letargo, c’è quello che per sentirsi ciclista deve emulare i professionisti e quindi sotto con le prime serate in palestra, c’è Stribili (chi?) che pedala a settimane alterne (una di bici, 18 di riposo), e via così. Com’è ormai tradizione ci sono le prime sparizioni di caschi dalle teste. D’altronde appare inutile avere anche il casco se hai già un berrettino di lana sulla zucca. Chissà com’è l’autunno ciclistico di chi abita in riviera, di chi vede il mare invece delle vigne. Che sensazioni sente? Tra i professionisti le voci riguardano il ciclo-mercato. Si parla dell’Astana che potrebbe ormai farsi la licenza italiana. A parte il DS Martinelli e Nibali con alcuni atleti italiani, sono in dirittura d’arrivo Pellizotti e Scarponi. Atleti che hanno facilmente trovato l’occasione economica di finire la carriera con un abbondante bonifico bancario, e con la speranza (Scarponi?) di giocarsi l’ennesima carta Giro. Purtroppo all’Astana manca solo l’arrivo del dottor Ferrari – vecchio ‘consulente sportivo’ – del boss Vinokurov, viste le squalifiche in carriera prese dai due neo compagni di Nibali. Scarponi due volte, anche se la seconda era di quelle programmate, come fu per Pozzato. Sapendo che la squalifica sarebbe arrivata gli atleti richiesero – in quel caso ne ebbero il diritto – di spostare le udienze a fine estate, sapendo che avrebbero preso tre mesi di sospensione, che però arrivando negli ultimi mesi gli avrebbero fatto perdere solamente la parte finale della stagione, potendo correre senza problemi la successiva. Poco fa si scriveva a mo’ di battuta dell’Astana che poteva ‘farsi’ italiana. intanto nel 2014 come squadra italiana World Tour avremo solo la Lampre. E che Lampre sarà dovremo aspettare un mesetto e qualcosa, dopo le udienze che riguarderanno mezza squadra, tecnici compresi. A proposito, rispunta il nome di Cassani come CT. Credo sia la 50^ volta che capita. Se mai è stato ci sarà un motivo e probabilmente sarebbe da chiederlo al Davide.

sabato 19 ottobre 2013

A parte la Bora, che aria tira sul Giro 2014?

UN GIRO (FORSE) SENZA STELLE, UN GIRO (DI SICURO) SENZA LE ALPI E CON LE DOLOMITI APPENA TOCCATE. E UN GIRO IMPROVVISAMENTE SENZA I SUOI VERTICI. CHE GIRO CI ASPETTA?
IL CARROZZONE: “….va avanti da sé, con le Regine i suoi Fanti e i suoi Re….” canta Renato Zero in una delle sue più celebri canzoni. Intanto però, quello del Giro i suoi Fanti non li ha più, e tanto meno il Re. La notizia non ha ricevuto molto spazio. Almeno niente di clamoroso. Però quando vieni a sapere che i vertici dell’organizzazione Rcs del Giro (Acquarone in testa) sono stati sospesi dal loro ruolo per motivi che non sono mai stati declamati con chiarezza, pensi che non è robetta. A pochi giorni poi dalla presentazione della corsa, tradizionalmente evento dell’anno per la Gazzetta, qualcosa che puzza c’è. Che cosa, non è – fin’ora – mai stato reso noto. Si parla di soldi, capitali che sarebbero diventati uccel di bosco, ma niente è stato detto in forma ufficiale. Acquarone venne messo a dirigere il carrozzone perché in questi anni di soldi ce ne sono pochi e per qualche anno ancora sempre pochi ce ne saranno. Serviva una persona che sapesse sfruttare il marketing fino all’ultima goccia, e se possibile crearne di altro. Zomegnan era fenomenale nell’ideare la corsa, ma la direzione doveva stringere la cinghia e Michele Acquarone era perfetto nel ruolo. Nella seconda metà del decennio scorso aveva risistemato un bel po’ le casse Rcs per la Gazzetta, e si cercava lo stesso risultato per il Giro. Diciamo che Acquarone i soldi li ha cercati e anche trovati. Le partenze ‘estere’ della nostra gara in questi anni non sono votate solamente ad un’integrazione sportivo/culturale tra l’Italia e la Nazione a turno ospitante. Dal punto di vista dell’immagine – visto che l’immagine è la base per lo show-business – la presentazione televisiva della gara non c’è stata. I servizi RAI sui telegiornali sportivi sono stati minimi, quasi imbarazzanti pensando che stiamo parlando dell’evento sportivo che in primavera è secondo soltanto al Campionato di calcio. Che la RAI si fosse abituata a fare del Giro quel che le pareva non è un segreto. La ridicola trasmissione di Bartoletti poco dopo mezzogiorno ne era la prova, tanto che la stessa Rcs dopo un paio d’anni ha mugugnato sull’inutilità di certi personaggi amici di baffetto-chierichetto. Tipo il dottor Pasqualin, che di certo non faceva tre settimane di avanti e indietro per l’Italia a spese sue, e che ormai superava Sgarbozza in quanto a inutili fesserie speudo-ciclistiche. La RAI, già dall’anno scorso, non poteva spendere i soldi che Acquarone chiedeva per dargli il Giro. Di certo la presentazione ‘rinchiusa’ nel web non poteva avere la stessa audience tivù. E non è da escludere che dei servizi televisivi ridotti ai minimi termini non siano un modo ‘silenzioso’ di far capire ad Rcs che la tivù (cioè l’accordo che accettava l’offerta RAI) poteva essere tutta un’altra cosa per la visibilità dell’evento. Chi sarà il nuovo capo, il nuovo boss del carrozzone rosa? Vegni è apprezzato, ed è stato l’uomo che si occupava da anni più di strade da sistemare e ciclisti da ospitare che non di marketing e sponsor da accontentare. Uomo “di strada” quindi, di “gruppo” certo più di Acquarone che è stato “messo lì”. Ma dentro Rcs è da diversi mesi che le agitazioni sono ben vive. E non solo riguardo al Giro. D’altronde oggi quanti comprano un giornale? Rispetto al passato sempre meno.
LA GARA: c’è anche quella. Si salirà in sella di venerdì e se le Alpi non saranno troppo affollate, le Dolomiti molto meno del solito. Sarà una gara che finché non entrerà nel vivo, probabilmente vivrà di discorsi sulla figura ciclistica di Pantani, persona a cui l’edizione prossima guarda per i 10 anni dalla morte. I treni speciali carichi di tonnellate di retorica sono pronti a partire dal 1° binario. E sarà entusiasmante sentire discorsi pieni di zucchero e miele da gente che, quando lo scomparso scalatore italiano aveva i primi problemi di droga, ne prendeva le distanze per poi piangerlo una volta morto. Uno schifo che si ripete anche nella vita di ogni giorno per tanti di noi, che si chiamino Marco o meno. Sarà un Giro che toccherà località note per il 1° conflitto Mondiale ‘14/’18 con Vittorio Veneto, Bassano del Grappa ed il Monte Grappa (Monte sacro alla Patria), e i 70 anni dell’evento bellico di Montecassino. Ma dei 100 anni della 1^ Guerra non si è parlato. Pantani fa storia, la guerra non abbastanza. I giorni di riposo saranno 3 invece dei soliti 2: su richiesta del Giro, accolta dall’UCI, causa trasferimento dall’Irlanda. La prima giornata per testare il polso ai favoriti sarà la 6^ frazione con l’arrivo in salita di Montecassino, ma non aspettiamoci chissà che cosa. La tappa dedicata allo scomparso Pantani è la numero 8 (Foligno – Montecopiolo) con 3 salite faticose che daranno la prima sistemata alla classifica. Anche il giorno dopo (9^ frazione: Lugo – Sestola) ha un’arrivo in quota, ma gli ultimi chilometri non sono terreno per distacchi. Tocca muoversi prima. Diversi giorni dopo verrà riproposta l’erta di Oropa – ma non a cronometro – con due salite a precederla. Dovrebbe essere il giorno per vedere chi non potrà più vincere la corsa. Due giorni dopo – per la 16^ frazione – l’arrivo in Val Martello (con Gavia e Stelvio prima) è attesa come la tappa Regina, ma potrebbe diventarlo invece la numero 18 che parte da Belluno per il Rifugio Panarotta, con 16 chilometri di salita all’8% di pendenza media, quando le gambe – visto che mancherà poco alla fine della corsa – iniziano a lampeggiare per tutti. E se tutti saranno lì ad attendere lo Zoncolan nella penultima giornata, con Passo Pura e Sella Razzo, forse il Giro si deciderà il giorno prima con la crono-scalata Bassano del Grappa – Cima Grappa: 27 i chilometri che negli ultimi 9 chilometri potrebbero far saltare il banco. A parte la cronosquadre d’apertura – pura passerella pubblicitaria – e la scalata al Grappa, la cronometro è rappresentata in maniera tradizionale con la Barbaresco – Barolo di 47 chilometri. Una prova degna di un’adunata Alpini viste le terre attraversate, con l’arrivo in leggera salita che propone un percorso da specialisti.
RUOTE VELOCI AVANTI TUTTA, E BIG CERCASI: saranno otto le frazioni che strizzeranno l’occhio ai velocisti. Tanta roba. Ma se per le ruote veloci i nomi non dovrebbero mancare, per la generale non ci sono al momento nomi di primo piano che, a parte le solite frasi di circostanza, abbiano dato garanzie di presenza. Tutti guardano al Tour e i ‘boss’ francesi gongolano. Nibali cerca il Tour con l’idea “dell’ora o mai più”, Froome non vuole far pensare ad una vittoria fortunosa e sa che una seconda vittoria farebbe tacere tanti, mentre Contador vuole far vedere che se i suoi anni migliori stanno passando (Alberto è ai vertici da circa 7 anni), un colpo grosso può ancora spararlo. In pratica il Giro potrebbe ritrovarsi con Basso e Scarponi come big italiani, ed Evans e Rodriguez per gli stranieri. Si vocifera di Quintana. Sarebbe un bel nome, ma certo al momento si spererebbe in qualcosa di più. I trasferimenti hanno subito un giro di vite, a parte quello europeo per i primi tre giorni di corsa. Era veramente ora. Negli ultimi anni gli atleti arrivavano in albergo stremati e stufi, più per il quotidiano stramaledetto albergo da raggiungere nelle ore più trafficate, che non per altro. A parte l’Astana che, quando possibile, per facilitare i rientri tardo-pomeridiani di Nibali, lo scarrozzava con l’elicottero. Idea buona per chi può; in 15 minuti di volo ti fai l’equivalente di un’ora di macchina. E proprio parlando di destinazioni, chiudiamo parlando del finale. Il sipario verrà calato in Friuli Venezia Giulia. Trieste aveva più soldi di altri, ma è una città che ha le possibilità di regalare un bel salotto conclusivo. Potrebbe essere la sorpresa piacevole del 97° Giro Ciclistico d’Italia.

martedì 15 ottobre 2013

"Questo è per te tesoro. Lo sai che ti amo tanto!"

DALLE PENE PER IL DOPING, AL PENE PER L’ANTI-ANTI-DOPING, FINO A DI LUCA IN PERFETTO STILE CHARLIE CHAPLIN.
In questo giorni fa curiosità il pene finto anti-doping – regalo della premurosa fidanzata – che un rappresentante dell’Aeronautica, Devis Licciardi, ha cercato di usare durante il controllo urine. Tesi difensiva: pare che l’atleta volesse dimostrare che i controlli anti-doping possono essere aggirati. Dunque il tentativo è stato fatto per il bene dello sport. Se cliccate nel motore di ricerca qualcosa tipo “Pene finto anti-doping” penso possiate trovare qualcosa con facilità, visto ch’è roba recente. Ah, l’Aeronautica non ha perso tempo nel presentare richiesta di dimissioni immediate del fiero rappresentante. Che ingrati!
Questionando di organi riproduttivi maschili, non si esce dal seminato parlando di un coglione. Di Luca, autore a quanto pare di una scena muta davanti al Giudice di turno, dovrebbe ricevere una radiazione a vita. Cosa gli cambierà questo nessuno lo sa, visto che la sua carriera era già agli sgoccioli. Restano le emozioni e la gratitudine dei dirigenti scolastici che in passato lo avevano invitato a parlare ai ragazzi in alcune scuole, per dire loro che il doping è uno sbaglio. Buon erede dell’abruzzese, irrompe sul palco Santambrogio che aveva ricevuto la richiesta da parte della Procura Anti-doping di fare nomi e cognomi. Ma preferendo seguire le orme del suo maestro, l’ex ciclista della Fantini ha tenuto un’onorevole livello d’omertà. Chiaro che avendo ancora la possibilità di correre, Santambrogio vuole tornare in gruppo con il timbro dell’uomo che non tradisce. Casomai gli andasse male, potrebbe sempre chiedere un lavoro a Di Luca nel negozio di biciclette dell’abruzzese. Già possiamo immaginare le belle future biciclette Di Luca, modello EPO 2007, oppure quella speciale modello EPO/2-2013 fare bella presenza in gruppo.

martedì 8 ottobre 2013

Il Toscana di oggi e gli altri Toscana sparsi quà e la.

OGNI TANTO – COME IN QUESTA OCCASIONE – CAPITA CHE FACCIA IL LAVATIVO, SFRUTTANDO GLI ALTRI PER FARE UN PEZZO. STAVOLTA TORNO INDIETRO DI POCO TEMPO. AL TOSCANA FEMMINILE.
A seguito del post dedicato al discusso ‘Toscana’ femminile – roba di poco tempo fa, in settembre – “The Preacher” lascia un commento basato sull’esperienza diretta fatta sul campo al seguito delle corse in rosa, e racconta che; “…12 anni fa sul defunto forum dell'agonizzante ciclismodonne.com denunciavo la pericolosità di certi percorsi, di certi arrivi e puntualmente arrivava un certo Reynal (si faceva chiamare così...Non l'ho scordato) a dirmi che "va più che bene così, che le ragazze non possono pretendere nulla, che se vogliono è così altrimenti possono andare a fare la calza..." ecc ecc. Era inevitabile che prima o poi sarebbe saltato il tappo, in pochi anni di frequentazione ho visto di tutto: rettilinei d'arrivo lastricati in pavè che c'è da aver paura a farli a piedi e strettoie da imboccare a tutta velocità (Cento-FE, e mi domando se la caduta di tale Rodolfo Massi a un Giro d'Italia di tanti anni fa non abbia insegnato nulla, commissione tecnica, dove cazzo sei?), rettilinei d'arrivo IN CURVA come quello di Villadose (RO) dove ho visto coi miei occhi una caduta terrificante ad una gara junior/under 20, i tombini di Camin (PD) mezzo metro dopo la linea del traguardo, i rattoppi sull'asfalto un metro si e l'altro pure sul rettifilo d'arrivo a Sala Baganza (2006 credo) e potrei continuare. Non parliamo poi della gestione del traffico, troppe volte mi è capitato di vedere automobilisti infischiarsene bellamente delle indicazioni di scorta tecnica, protezione civile, vigili urbani ecc. Le ragazze non hanno chiesto la luna, SOLO condizioni di sicurezza proprie di corse che si fregiano del titolo di categoria elitè, si sono rese conto che non sussistevano e hanno tirato i freni, spiace che ci sia andato di mezzo Brunello che una delle poche persone che continuano a PERDERE soldi nel ciclismo femminile solo per passione, ma se non si può correre, non si può, punto”. (……) “…..Spero (e concludo) che si inizi ad AGIRE e non solo a PARLARE di un minimo salariale per le atlete anche se ai tanti "Reynal" di cui sopra (quelli del "questo costa troppo, non si può fare, le ragazze si arrangino con quello che c'è altrimenti A CASA, io avevo un progetto* ma la federazione me lo ha cestinato) la cosa darebbe un po' fastidio. Postilla: leggo che secondo i "detentori del verbo" NON si parla di ciclismo femminile, il ciclismo femminile "si vive"; il ciclismo femminile si vive aggiungo io, se hai tempo e soldi da buttare in trasferte, hotel ecc . (*caro Reynal, caso mai ti capitasse di passare di qui: il tuo progetto è stato cestinato perché probabilmente aveva delle lacune, un modo gentile e carino per dire che faceva schifo.) Perché dare spazio nuovamente a questo argomento? Perché riguardo a quanto capitato (il rifiuto di molte atlete a non correre la fine della corsa toscana per le condizioni di sicurezza) si è passati alle richieste di danni da parte degli organizzatori, alle carte bollate, e quindi alle risposte per le medesime vie burocratiche da parte delle cicliste. Cosa triste, ma per niente sorprendente, è constatare che lo ‘sciopero ciclistico’ messo in atto è stata una delle poche occasioni in cui sulla stampa si è scritto con discreta (ma non troppo esagerata) evidenza, di ciclismo femminile. A parte quando ai vari Mondiali le medaglie targate Salvoldi continuano a portar ossigeno al paziente di nome FCI. In questo caso la testimonianza è stata quella di una sola persona, ma è sufficiente a render l’idea di situazioni che in campo maschile avrebbero fatto saltar gare.

venerdì 4 ottobre 2013

"Gentili signore e signori, buongiorno!"

IL GIRO DI OGGI, QUELLO (NON TROPPO) DI IERI, E LE PICCOLE GIOIE CHE DAVA QUEL GIORNO DI PIENO AUTUNNO.
Quest’anno toccherà il 7 ottobre – quindi lunedì – e a meno di notizie dell’ultima ora, dovrebbe ricalcare l’invisibile presentazione (tivù) dell’anno scorso. Dal punto di vista televisivo, il Giro d’Italia fece un bel salto in avanti alla fine del secolo scorso. La corsa iniziò ad avere un suo spazio televisivo ben preciso, che grazie alla diretta televisiva integrale portava in presa diretta le piccole emozioni all’appassionato che un’ora di televisione poteva dare. La squadra giornalistico/ciclistica RAI non era numerosa come oggi, e forse per questo ti annoiavi meno, e non vedendo l’ora – come nella seconda metà del decennio scorso – che mandassero i filmati delle frazioni. Oggi la presentazione viene fatta il prima possibile. Aldilà che, potessero farlo, il Giro 2015 forse lo presenterebbero il giorno in cui finirà quello 2014, voglio mettere giù le piccole soddisfazioni che per diversi anni ti dava il ‘vecchio’ calendario del Giro. Intanto quello che era ed è il Giro: una avvenimento sportivo di primaria importanza prettamente primaverile (anche se nell’ultima edizione manicotti, bestemmie, tè caldo, mantelline e a volte guanti sono stati bei protagonisti in gruppo), che trasporta quel sentore primaverile sempre simpatico e amico. Per questo motivo il ‘vecchio’ Giro – presentato solitamente nella seconda metà di novembre – ti dava 90 minuti di primavera nell’animo, specie quando guardando fuori dalla finestra vedevi il sole andare a nanna, ed erano solamente le 4 del pomeriggio. Sullo schermo vedevi Cassani con i capelli ancora non tinti (a proposito: ultimamente ha schiarito un po’ il nero e comunque anche Martinello pare andargli dietro) pedalare in maniche corte nel sud Italia, e nel contempo ficcavi un pezzo di legno nella stufa. Lo vedevi fiancheggiare il lungomare che al massimo metteva i manicotti, e tu mettevi il pile perché dovevi uscire 2 secondi per un cesto di legna. Chiaro che questa visione ciclistico/romantico/stagionale non fa nessun effetto a chi abita lontano da vallate alpine o dolomitiche. Quando abiti in zone in cui l’inverno vero dura un mese e mezzo al massimo, difficile raccontare gli umori che respiravi dalla tivù, in quello ch’era solitamente un sabato pomeriggio. Era come se il Giro avesse già corso la sua prima tappa. Se poi vedevi la tua città scritta a caratteri evidenti sullo schermo, ti sentivi come se una tappa l’avessi vinta. Con il passare degli anni la presentazione è cambiata. Suor Alessandra è diventata presentatrice, gli esperti sono sempre quelli da anni, ed i filmati – ch’erano la mezz’oretta che gli appassionati attendevano – diventarono sempre più rari, fino a due anni fa quando Savoldelli li fece in motocicletta e lì si capì che il Falco di far fatica aveva proprio perso la voglia. Resta sempre impareggiabile, anche per la lunghezza che superò la mezz’ora, la presentazione filmata delle frazioni del Giro 2000 – fatta nel 1999 – con Sandro Fioravanti al commento e Cassani alla bici che bucava salendo verso il Croce d’Aune o che, astemio, si beveva il vino ‘primitivo’ prima di ripartire. “La, dove il salmastro sarà nelle nari di chi, respirando forte, si preparerà all’arrivo”, diceva Fioravanti. “Anquetil andava a Champagne, io vado a vino primitivo” diceva Cassani.

martedì 1 ottobre 2013

Ottobre; l'editoriale

BRIAN COOKSON DIVENTA IL NUOVO BOSS DELL’UCI. SI CHIUDE UN’ERA DURATA DUE DECENNI. E L’ITALIA? FORSE PERDERA’ PESO E FORSE CE LO MERITIAMO.
“I vecchi dirigenti ci avevano provato fino all’ultimo momento a complicare l’iter burocratico/elettivo per l’elezione del nuovo Presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale. Sei ore di seduta e la vittoria con 24 voti a favore su 42 per Cookson. Adesso si apre un periodo che porterà aria nuova e non più una semplice rinfrescata alle pareti. Patrick McQuaid leva le tende dalla poltrona più importante, dopo essere stato ‘delfino’ di Verbruggen per un decennio. Praticamente, tra il primo ed il secondo, un’era dirigenziale che abbraccia il periodo che, partito dalla prima metà degli anni ’90, era durato fino a pochi giorno addietro. Inutile elencare tutte le cose fatte, rifatte, cambiate, ricambiate, decise, ritirate dall’UCI negli ultimi 20 anni. Limitiamoci al discorso riguardante i Mondiali Juniores. Alcuni anni fa l’UCI decide che i Mondiali Juniores meritano la stessa considerazione della categorie maggiori. Pensiero giusto e nobile. Quindi si decreta che la Nazione eventualmente ospitante la rassegna iridata, s’impegni ad allungare i giorni di gara facendoli diventare una settimana piena, con l’inserimento delle gare Juniores. Poi ecco il risultato: le gare Juniores non vengono trasmesse in tivù. Quando pochi anni addietro le gare iridate vennero fatte in Danimarca ci volle la (vivace) insistenza dei capi della televisione danese per irradiare il segnale (i Mondiali ‘televisivi’ sono prodotti dall’UCI stessa, un po’ come la Formula 1). Una diretta che la sera prima non era prevista, la mattina dopo venne mandata in onda. Prima mi imponi di spendere soldi per inglobare gli Juniores, e quando posso irradiare in tutta Europa le immagini (il ciclismo è sport imbattibile per la promozione turistica), mi dici che le gare Junior non sono previste nelle dirette? A parte il fatto che se lo fecero i danesi, vai a capire perché la RAI non ha fatto lo stesso quest’anno, il neo Presidente Cookson dovrà ripartire con dei contratti che dovrà onorare fino in fondo, anche se non entusiasmanti per la sua idea di ciclismo. Ma tant’è, queste ‘eredità’ sono spesso presenti in successioni di questo genere. Piuttosto dell’Italia che cosa resterà? Il nostro Di Rocco, ex Vice-Presidente UCI sempre vicino a Mc Quaid, che considerazione avrà? Cookson vede l’Italia – nel senso di Federazione Ciclistica – come una Nazione che, mettendo sul tavolo un passato certamente glorioso, non vuole però saperne di cambiare. Nella nostra tradizione noi italiani sappiamo sempre come trovare un modo per salire sul carro del vincitore. Ma vedendo come stiamo messi in Italia dal punto di vista dell’organizzazione ciclismo, la voglia di lasciare la nostra Nazione fuori dalle poltrone che contano è forte. Quel ch’è peggio è che forse sarebbe anche meritato.”

lunedì 30 settembre 2013

133 motivi per parlare di medaglie.

SPESSO E’ DAI DETTAGLI CHE SPUNTANO LE SPIEGAZIONI PER CAPIRE DA DOVE NASCONO LE GRANDI DIFFERENZE. LE DIFFERENZE CHE TI PORTANO UNA MEDAGLIA OGNI ANNO. DAL 2007 A OGGI.
Mentre in Spagna si prepareranno a grandi accoglienze per l’intelligenza ciclistica dimostrata da Valverde, che da vero campione ha buttato un titolo Mondiale nel cesso, noi guardiamo all’altra sponda con una scena nata il tardo pomeriggio del giorno precedente intorno ad una domanda. La domanda che sulla zona d’arrivo viene rivolta a una ciclista è del giornalista RAI Francesco Pancani. Sono passati pochi minuti dalla fine della gara elite donne in linea, con l’italiana Rossella Ratto terza: “Ma quanto è andata forte la Ratto?”. La ciclista intervistata è una delle capitane della squadra italiana, che dopo aver ripetuto in toto la domanda testé rivoltagli dal giornalista, si ferma un secondo, si guarda intorno, sospira, sembra cercare qualcosa con gli occhi, carica il colpo in canna, sembra voler dire qualcosa e poi, con scocciata diplomazia, prende la mira e risponde; “Ma quanto è andata forte la Nazionale Italiana?” Il giornalista osserva; “Hai ragione”. Lì, in quell’esitazione prima di rispondere, in quel guardarsi attorno prima di aprir bocca per riflettere prima di farlo, c’è tutto il colossale lavoro di squadra del CT Salvoldi. L’uomo che ha costruito il più forte ciclo ciclistico mai visto nelle squadre nazionali femminili, e che sta silenziosamente effettuando un lento, costante, continuo ricambio generazionale, che da sette anni consecutivi porta almeno una medaglia ogni anno (e contiamo solo la squadra elite).
Salvoldi ha costruito la medaglia numero 133 gettando nel contempo le basi ciclistiche per l’Italia femminile dei prossimi anni. Longo Borghini, Scandolara, Ratto, rappresentano quell’ossatura che tra pochi anni sostituirà quella macchina vinci-medaglie guidata dalla Bronzini, da una certa fenomenale ciclista italiana e dalla Cantele. Donne che sono le capitane, le cicliste di riferimento, ma non le stelle, le prime attrici sempre e comunque. Quando lungo l’ascesa di Fiesole una certa atleta, di cui come da tradizione non ricordo il nome, ha sentito la gamba cedere verso il finale di corsa ad un principio di crampi, è stato deciso con poche parole che la vicentina avrebbe invertito i ruoli programmati trasformandosi in gregaria per la Ratto. Detto fatto (e la rima non centra): la veneta richiama le compagne in fuga con lei in quel momento di gara, e spiega la nuova impostazione tattica. Fu lo stesso anche l’anno scorso. Elisa Longo Borghini era la ragazza che meglio pedalava, e nonostante fosse la più giovane, quella che godeva di minore esperienza, fu lei la pedina principe per la squadra italiana. Anche in quell’occasione scaturì una medaglia di bronzo, e come questa volta non ci furono tentennamenti nel deciderlo in gara. Una nazionale dallo spirito camaleontico che da sempre lavora in questa maniera, perché costruita intorno ad una persona, Salvoldi, che da sempre gode di una stima colossale, totale, da parte delle atlete che porta in azzurro di volta in volta. La partigianeria di chi scrive è ormai nota, e quando poi si tratta di ciclismo femminile di origine marosticense siamo a livelli da ricovero. Ma sapere che, una volta tanto, chi occupa il ruolo di CT è persona che ha nozioni di base sull’attività sportiva che porta avanti (quella cosa che si chiama competenza), e quindi non solo perché amico plurisponsorizzato da nomi importanti della Federazione, è motivo per attirare la mia simpatia nei suoi confronti. In un momento di ennesima soddisfazione come questo, dispiace che in ottica nazionale italiana si sia forse persa la presenza di Marta Bastianelli, che dopo l’iride vinta nel 2007 non è mai tornata ai vertici se non in occasioni molto sporadiche. Ma è giusto ricordare che fu proprio lei, sette edizioni addietro, ad aprire quel ciclo vincente e plurimedagliato che oggi possiamo goderci appieno. Comunque, conoscendo Salvoldi, aspettiamo ancora un momento prima di scrivere davvero la parola ‘Fine’ su valutazioni agonistico/personali di questo tipo. W la Guderzo. (la foto in alto è concessa da Ilaria Pranzini)