«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

lunedì 29 luglio 2013

Tear down the wall!

“SILENZIO, NON FACCIAMO RUMORE, CHE FORSE, COSI’ FACENDO, TUTTI DIMENTICANO PER L’ENNESIMA VOLTA.” SARA’ QUESTA LA SPERANZA PER CUI IL CICLISMO ITALIANO STA COSTRUENDO L’ENNESIMO WALL OF SILENCE?
Sono passati diversi giorni da quando sono arrivate le notizie sui ciclisti che imbrogliarono ai Tour di fine anni ’90. Senza distinzioni di bandiere, di squadre, tanti nomi sono saltati fuori. Poche le sorprese e questa la dice lunga. Tra gli atleti stranieri diverse le ammissioni, alcuni hanno preferito rinchiudersi nel silenzio. Olano era dentro all’organizzazione della Vuelta, mentre adesso dovrà veramente cercarsi un lavoro. Zabel ha ri-confessato di aver imbrogliato – lo aveva fatto alcuni anni fa – e vedremo se continueranno a tenerselo tra i piedi. Di Riis, Ullrich, Armstrong già si è scritto ovunque in qualunque lingua. Jalabert si è auto-licenziato, e altri ciclisti hanno ammesso. Alcuni l’hanno fatto senza aspettare queste notizie, vedi Sorensen. Alla RAI lo chiameranno ancora a fare due chiacchiere in cabina con Cassani, per ricordare i bei tempi?
In Italia abbiamo avuto Gianni Bugno – Presidente dell’Associazione dei corridori – che ha detto la sua. Bugno, mio idolo ciclistico, ha cercato di arrampicarsi su specchi sporchi di grasso e olio. Ha tentato una simil-difesa dell’indifendibile mettendoci la faccia, ma rischiando anche di perderla. Non solo perché – dettaglio – era seguito da tal Conconi quando correva, come la crema del nostro ciclismo in quel periodo. È sbottata – per la milionesima volta – la mamma di Pantani, che continuando di questo passo denuncerà anche chi del figlio parlerà bene. Di Cipollini e Tafi si aspettavano due parole. ma la loro situazione non è semplice. Il primo, che quando gareggiava era un’assoluta star del nostro ciclismo anche perché gli piaceva molto farlo, sappiamo tutto da febbraio. Se non siete informati andate nell’Archivio Gazzetta del web e leggete i pezzi della prima metà di quel mese. Doveste trovarlo. E difatti da quella volta è sparito, se non per rapide apparizioni al Giro, con legale al seguito. Penoso. Tafi non era certo una star come Re Imbroglione, ma anche da lui niente da dire. Difficile che questo ‘Wall of Silence’ venga toccato. La figura che il nostro ciclismo sta facendo per ora è omertosamente perfetta. Ma non è da escludere che in futuro queste persone tornino a rifarsi vedere. I Mondiali si corrono in Toscana. Diverranno i Mondiali del butta tutto sotto al tappeto, che se si forma la gobba ci piantiamo il cartello GPM? E poi ci sarà lavoro anche per gli organizzatori di alcune granfondo, che dovranno scegliersi un’altro testimonial, o per alcune formazioni giovanili che hanno (avevano?) in ammiraglia alcuni tra loro. Però se il ‘Wall of Silence’ funzionerà ancora, forse ce la si fa un’altra volta a fare tutti fessi, che magari verranno ancora a chiederci una foto.

sabato 27 luglio 2013

Tra un gelato e una nuotata, Gallopin vince alla grande.

CON UNA GRANDE AZIONE NEL FINALE, IL TRANSALPINO TONY GALLOPIN DEL TEAM RADIOSHACK VINCE A SAN SEBASTIAN. TRA GLI ITALIANI SI VEDE MOSER, POI IL DESERTO.
Una bella vittoria quella del francese Gallopin, classe 1988, sorta nel finale della Classica di San Sebastian. Da un gruppetto in fuga, tra cui l’italiano Moser, Gallopin riesce a costruire l’azione più convinta nel finale, con strada bagnata dalla pioggia che in discesa non entusiasma mai nessuno, ma anche la migliore come tattica. Avendo anche Valverde tra i suoi inseguitori, figurati se tutti tirano per portarsi proprio quest’ultimo a riprendere Gallopin, che poi Alejandro quasi certo che frega tutti in volata. Così il francese (foto; Facebook) vince per abbondante distacco la classica spagnola, mentre Valverde vince la volata per il secondo posto, davanti a Kreuziger (3°), Nieve (4°) e Roche. A parte un buon Moreno Moser, per il resto questa gara si potrebbe usare come ispirazione per scrivere il seguito del “Deserto dei Tartari” di Dino Buzzati, dedicandolo agli altri azzurri. Pozzato, dato in forma e Cunego, sembra siano stati protagonisti fino al momento del foglio firma. Poi forse hanno sofferto i ventagli provocati dallo spostamento d’aria all’abbassarsi della bandierina del via.

giovedì 25 luglio 2013

Tocchera' mica comprare un tappeto più grande?

E COSI’ UN GIORNO SCOPRIMMO CHE IL CICLISMO ERA FALSATO. MA ORA GLI APPASSIONATI FARANNO DUE CONTI OPPURE; “CHI SE NE FREGA, VOGLIO LO SPETTACOLO!”? IL CAMBIARE MENTALITA’ PARTE DA QUI.
Una cosa emerge dall’inchiesta doping post Tour ’98: Ullrich era più dopato di Pantani, ma Olano in questo pare non lo battesse nessuno. Ci sono ciclisti che hanno pagato pesante. Chi con il palmarès come Armstrong, chi con il sistema nervoso prima e la pelle poi come Pantani, chi se l’è goduta per anni e anni come Riis (ma dall’aria che tira forse durerà poco) solo perché se apre bocca se ne tira dietro a decine tra dirigenti, ciclisti, team manager…. C’è chi è stato preso per il sedere come gli appassionati, chi continua a prenderci per il sedere come Gimondi, perché ritiene cosa migliore che le provette vengano buttate dopo le controanalisi, della serie; vengo a rubare a casa tua, ma se non mi beccano subito posso tenermi quel che t’ho rubato perché sono i poliziotti che dovevano essere più bravi a fare i poliziotti. Giusto che non c’è senso nel cambiare adesso gli ordini d’arrivo, perché se lo fai dev’essere per tutti. Però non possiamo cercare di far ammucchiare la sporcizia sotto il tappeto. Ullrich, Armstrong, Tafi, Riis, Jalabert, Zulle, Virenque, Brochard, Pantani, Cipollini, Zabel, per dire i nomi maggiormente altisonanti di quel periodo, sono stati protagonisti consapevoli di una disciplina sportiva falsata, che non può essere presa ad esempio. Non si possono trattare come dei miti dello sport solo perché tutti correvano ‘comunque’ alla pari. Allora si ridanno i Tour a Lance, a Landis, a Contador, una Vuelta a Heras. Vieni a rubare a casa mia, quindi posso farlo nella tua? Allora dovemmo trattare come dei miti i velocisti e velociste che nell’atletica hanno assunto tutto e il contrario di tutto. Se a Pantani andava bene ‘adeguarsi’ agli altri ha sbagliato. E questo si deve dire. Inutile parlare di svolte culturali se continuiamo a mitizzare quel periodo ciclistico perché ci ha dato tante corse combattute. Allora si abbiano i coglioni di dire; “Affari loro. Il sangue era il loro. Sapevano quel che facevano. Non gliel’ho mica chiesto io di prendere quelle robe.” E così almeno possiamo continuare a girarci dall’altra parte guardando alle granfondo dove la situazione è da sudori freddi, che nei dilettanti i controlli sono un’optional ma chi se ne frega perché non è mio figlio quello che ci corre, che negli juniores adesso uno può scegliere il medico che gli pare e parliamo di ragazzi ancora minorenni. Poi continuiamo a trattare come campioni esemplari vecchi ciclisti, e li sentiamo in vecchie interviste – perché ormai morti – dire che il loro doping a confronto di quello di oggi era all’acqua di rose perché usavano la simpamina, derivata da?... Andate a curiosare. Come cambi mentalità se trattiamo come idoli persone che hanno accettato di falsare quello che facevano, e ne stimiamo altre che cercano di difenderne l’operato lavorando di omertà?

lunedì 22 luglio 2013

Triangolo rosso?

SU FROOME ED IL SUO TOUR STRAVINTO CALA IL SIPAIRO. MA IL PEGGIOR SIPARIO POTREBBE ARRIVARE A DICEMBRE PER LA LAMPRE. LA SQUADRA PRO’ ATTUALMENTE PIU’ LONGEVA NEL NOSTRO CICLISMO.
Per leggere di Froome, del Tour, di Contador che per la prima volta stecca una stagione, di Quintana prossima stella delle cime, c’è tanto in giro. Buona lettura. Ma è dall’Italia che arrivano notizie che finalmente – perché era da un pezzo che si aspettavano novità – fanno luce sulla questione delle pratiche doping guardando alla formazione Lampre. Roba pesante, a meno che le notizie diffuse alcuni giorni fa dalle pagine della Gazzetta non siano bufale colossali. Ma siccome dell’inchiesta Lampre se ne parlava (molto poco) da un pezzo, c’è poco da sperare in fesserie tirate fuori di sana pianta. Una storia aperta pochi anni fa, andata avanti alla velocità della lumaca zoppa, ma prima o poi qualcuno doveva finire col sedersi nell’ufficio di qualche Procura. Saranno tanti, altro che solo qualcuno, a dover rispondere a domande anche imbarazzanti. Non mettiamo i nomi dei convocati, quelli li trovate cercando sul web, e senza tanta fatica, ma sono comunque noti. I più noti ci sono. Ciclisti, attuali e di pochi anni fa, massaggiatori, manager, dirigenti, diesse, medici. Credevamo che il doping di squadra fosse solo una questione francese (Festina)? Americana (US Postal/Discovery Channel)? Tedesca (Telekom)? Kazaka (Astana)? Olandese (Rabobank)?
Quel che fa rabbia, è che ciclisticamente la Lampre rappresenta un tesoretto. Ha fatto correre coi suoi colori il miglior Cunego – quello che non vediamo da tanto –, nel 2009 aveva piazzato due suoi ciclisti (Ballan e Cunego) al 1° e al 2° posto ai Mondali di Varese. Sempre con Ballan e i colori Lampre, l’Italia ha vinto l’ultimo Giro delle Fiandre. Hanno in rosa Ulissi, considerato talento puro, Malori, stessa considerazione per la cronometro, nel 2011 e 2012 hanno avuto in Scarponi il miglior italiano assoluto al Giro, e quest’anno solo un tal Nibali Vincenzo ha fatto – come italiano in classifica – meglio di Scarponi nella stessa gara. Tutto questo potrebbe sfaldarsi, liquefarsi, anche tra la dirigenza. Da Saronni – nome storico del nostro ciclismo anni ’80 – fino alla rosa di atleti. Lampre che fino a un’anno addietro si appoggiava al Centro di Medicina Mapei, uno dei migliori in assoluto, per andarsene verso un’altro centro medico, e poi lo strano progetto di lavoro con l’ex Michele Bartoli che si è messo a curare la preparazione di alcuni atleti blu-fucsia. Può essere che ci siamo persi la grande notizia perché nella vita si hanno diverse cose da fare, ma da quando Bartoli è un preparatore? E le altre cose già scritte nell’articolo precedente, per cercare di rendere un’idea di quel porto di mare che sembra diventata questa formazione ciclistica. Altro che sentire che la squadra si appoggiava presso una tal farmacia, perché venivano praticati forti sconti. Forti sconti? Una squadra World Tour che va dietro ai forti sconti? Miseria vigliacca, ma quanta roba ti compravi? A dicembre s’inizierà, e non dovrebbe volerci troppo per capire se sarà l’inizio della fine.

martedì 16 luglio 2013

Fosse solo la punta dell'iceberg?

QUANDO VEDI UN CICLISTA COME DAMIANO CORRERE IN MODO TALMENTE STRAMPALATO, VIENE DA CHIEDERTI SE IN LAMPRE CI SIA QUALCUNO CHE PARLI, ASCOLTI, ABBIA UNA MEZZA IDEA DA QUALCHE PARTE.
E per fortuna ci pensò Matteo Trentin, che vincendo a Lione non solo riportò all’Italia una vittoria di tappa dopo tempi infiniti (come al Giro-Donne), ma che tolse l’attenzione sull’azione ciclistica di Cunego, nella Saint Pourcain sur Sioule – Lyon. Però se uno ha un minimo di cognizione di causa, un’azione come quella intrapresa dal veronese nella frazione del Tour è poco capibile, a meno che non sia stata questione di puro orgoglio. Ma Damiano forse riesce a interpretare meglio di tutti l’immagine ciclistico/casinistica che la Lampre da un’anno e passa ad oggi ha regalato ogni tanto. Si cominciò nell’inverno 2011/2012 con l’inseguimento contrattuale al DS Damiani, che arrivò in ammiraglia blu-fucsia a stagione iniziata da un bel pezzo, dopo tribolanti procedure burocratico/contrattuali con la Lotto. Arrivò il Giro d’Italia con Scarponi capitano, e Cunego che dieci giorni prima viene messo in squadra per la corsa rosa, quando sembrava deciso che il veneto avrebbe corso il Tour dopo le classiche, per la gioia di Scarponi e le discussioni che questa scelta portò, con Damiani che cercò di smussare alla meglio durante il Giro. Poi lo stesso Damiani che finita la stagione saluta tutti, dopo aver trovato una situazione difficile, se non impossibile, per quella ch’era la sua idea di programma di lavoro, di fronte ad alcuni ciclisti che non volevano saperne di provare ad allenarsi e impostare la stagione agonistica con programmi diversi dal solito. Durante l’inverno la questione Scarponi, assente nella riunione di carattere fotografico (quella per gli scatti a favore degli sponsor) dedicata agli atleti italiani della squadra, e con risposte vaghe da parte del ciclista stesso e della società sul come mai, con l’assenza dell’atleta di Filottrano, mancasse appunto uno dei capitani. Poi l’arrivo in Lampre di Filippo Pozzato, che dopo aver deluso nuovamente nell’ennesima campagna del Nord, viene a lamentarsi di non avere mai avuto una buona condizione, se non anche di averla peggiore degli altri anni. Petacchi che lascia il ciclismo, e subito dopo accetta di correre come gregario di Cavendish, ma non può farlo per questioni riguardanti le modalità dei contratti professionistici. Petacchi che si sta allenando ancora, perché appena possibile tornerà in gara con Cavendish. Quindi la voglia di faticare c’era ancora. Forse qualcuno gliel’aveva fatta passare? Infine ecco Damiano che al Tour non va avanti – almeno fino al momento in cui vengono scritte queste righe – dopo aver saltato il Giro apposta ed aver fatto quasi solo presenza al Campionato Italiano, e che nelle interviste pare il primo ad essere poco convinto delle cose che dice. Uno di quegli ambienti in cui sembra ci sia solo la voglia di veder finire la stagione il prima possibile. Sulla Lampre è sempre aperta la questione sul caso doping aperto pochi anni fa. È quello il fulcro si cui sta girando quasi a vuoto la squadra blu-fucsia?

sabato 13 luglio 2013

La Faren pasticcia e Fabiana ci rimette.

PER 180 GRAMMI DI PESO MANCANTI SULLA BICICLETTA, LA LUPERINI VIENE SQUALIFICATA DAL GIRO. LA SUA SQUADRA MANDA GIU’ MA CON AMAREZZA PRECISA CHE….
Prendete in mano una mela neanche troppo grossa. Probabilmente ci siamo. Cioè, avrete facilmente sul vostro palmo un peso vicino a quello che a Fabiana Luperini è costato l’esclusione, la squalifica, l’estromissione dal Giro, per il peso irregolare della sua bicicletta. Raggiunta la seconda posizione della generale, dopo la 6^ tappa, ecco la notizia che la bici della scalatrice italiana è trovata sotto il peso minimo richiesto dal regolamento, e si decide per l’esclusione dell’atleta. La decisione viene accettata dalla dirigenza del GS Faren-Kuota, che però non condivide il tipo di punizione applicata e altro. Il sito Ciclonews riporta un comunicato della società ciclistica che spiega; “Regolamento a parte (che tutti noi della Faren-Kuota rispettiamo senza condividerlo), riteniamo che l'espulsione della Luperini (per soli 180 grammi) sia una eccessiva punizione, una squalifica troppo severa. Sarebbe bastato un poco di buon senso, in rispetto di una atleta che per il ciclismo femminile italiano ha dato veramente molto. Ci aspettavamo una sanzione sotto diversa forma (magari in termini di tempo o pecuniari), invece di essere allontanata dalla corsa. Anche in considerazione del fatto che la Luperini, per sue caratteristiche morfologiche, utilizza una bicicletta dalle dimensioni ridottissime. Maurizio Canzi della Cicli Kuota, spiega; “Molto peggio ha fatto la notizia giuntaci nella giornata di domenica 7 luglio quando abbiamo appreso che i Giudici incaricati di garantire la regolarità dello svolgimento del Giro Rosa avevano applicato il regolamento a loro discrezione facendo partire squadre equipaggiate con biciclette sprovviste di omologazione Uci. Vedersi squalificata la 2° in classifica ed apprendere che altre situazioni ben più gravi passino con l’avvallo del collegio di Giuria farebbero fare dietro front anche alla mente più aperta ma così non è stato…”. Forse è vero che l’esclusione dalla corsa è punizione troppo severa. Un’aggiunta di alcuni minuti alla classifica dell’atleta sarebbe stata magari punizione adeguata. Però visto che ormai per le biciclette si conta anche il peso della polvere attaccata ai copertoni, la squadra in primis doveva controllare che le loro biciclette fossero in regola. Il peso di ogni componente è omai ridotto ai minimi termini possibili e immaginabili in ogni parte, ed il peso è sempre presente nei calcoli dei meccanici, specie per la bicicletta di una scalatrice. Mentre sul discorso omologazione UCI, sarebbe il caso che la stessa Faren-Kuota chiedesse delucidazioni in merito, visto che parlano di situazioni ben più gravi (sicurezza del mezzo stesso magari?). Dispiace per la Luperini che stava chiudendo il Giro nelle prime posizioni – anche se nella cronometro finale il difendersi sarebbe stata questione molto difficile per lei – e che a quasi 40 anni stava riuscendo a tenere testa ad atlete che dal punto di vista ciclistico appartengono a due generazioni di differenza.

venerdì 12 luglio 2013

Il Giro-Donne va in archivio con un'edizione apparentemente buona.

E COSI’ LA 24^ MAGLIA ROSA FEMMINILE E’ VOLATA OLTREOCEANO. DUE GIORNI SU OTTO AD ALTO LIVELLO E DA PARTE DELLA STATUNITENSE ABBOTT TANTI SALUTI. IL PODIO? UNA FOTOCOPIA DEL 2010. UN’ARTICOLO CHILOMETRICO, COME DA TRADIZIONE NEL POST GIRO-DONNE.
Mara Abbott corse in Italia un paio d’anni addietro con la Diadora-Pasta Zara. Patendo alcune magagne fisiche, ma nondimeno distanza e ambiente rinnovato, l’americana riprese presto in mano le sue valigie e se ne tornò in Patria (senza troppi pianti da parte dei trevigiani). Meglio hamburger e Coca-Cola che radicchio rosso e Prosecco. Ma quando si tratta di Giro d’Italia la ragazza non ha fatto mancare i risultati, visto che la sua carriera è marcata in maniera determinante dalla nostra corsa. Nel 2010 (come quest’anno) vinse la corsa imponendosi in due tappe consecutive, con gli allora traguardi a Livigno e sul Passo dello Stelvio. Nel 2010 (come quest’anno) non si fece mai vedere se non nelle frazioni più importanti e temute, nel 2010 (come quest’anno) tolse la maglia a Marianne Vos e non la mollò più, nel 2010 (come quest’anno) si mise dietro una certa ciclista italiana di cui non ricordo il nome e Claudia Hausler. Seconda nel 2010 fu la tedesca Arndt, oggi un’ex del gruppo, quindi i valori sono praticamente gli stessi a tre edizioni di distanza. Nel 2009 l’americana giunse seconda nella generale, a soli 30” da Claudia Hausler e s’impose nella Calcinaia – Monte Serra davanti alla miglior Hausler (che per l’appunto vinse quel Giro) e alla britannica Pooley. Erano gli anni in cui la Cervelo e la Columbia High Road comandavano quasi come gli pareva. Fatto sta che l’atleta statunitense quando ha corso il Giro un segno lo ha sempre lasciato. Anche storico, essendo la prima e fin’ora unica atleta a stelle e strisce ad aver vinto il Giro italiano. Una ciclista da massimo risultato con il minimo sforzo, che ‘lima’ il più possibile, resta sempre coperta dalle compagne di squadra, e che solitamente quando esce dal gruppo lo fa per arrivare davanti per i fatti suoi. La Abbott ha beneficiato in diverse occasioni proprio delle compagne di squadra, che le hanno permesso di arrivare all’inizio delle salite senza spremersi troppo. Cosa che solitamente fa anche la Vos, che però essendo un po’ impaziente ama pensar lei in prima persona a sfiancare le avversarie. Tenendo conto che l’americana è al momento migliore della carriera (ha 28 anni), non è da escludere che per due o tre anni ancora sarà protagonista. Giorgia Bronzini avrà pensato; “Ecco che la Toitemberg non è più un pensiero, e mi ritrovo questa qui tra i piedi anche per le volate!” pensando alla Vos? Probabile. Intanto l’ex iridata – aiutata da un’imprevisto per l’olandese – ha vinto una tappa, e questa è già una notizia, visto che da quattro anni uscivamo dalla gara con le tasche vuote per le vittorie di giornata. La Vos ha preso due scoppole pesanti nella Varazze – Monte Belga e nella Terme di Premia – San Domenico. Tra l’una e l’altra di queste due frazioni, vinte proprio dalla Abbott, l’olandese si è trovata sul groppone 7 minuti. Scena inusuale, forse non casuale, l’arrivo della 4^ frazione, Monte San Vito – Castelfidardo, quando l’olandese era seduta sull’asfalto e stremata come poche volte la si è vista. Comunque, maglia ciclamino, tre vittorie, due secondi posti sono bottino da protagonista. Tra le altre straniere la statunitense Evelyn Stevens, fresca di ‘Trentino’ vinto, ha disputato una corsa senza infamia e senza lode. Il 5° posto conclusivo nella generale premia un’andamento da brava formichina. Peggiora un po’ rispetto al 3° dell’anno scorso. Formichina ritrovata è stata la tedesca Claudia Hausler, che con due secondi posti di giornata è riuscita nel costruirsi un 3° posto finale che le fa risentire l’aria del vertice. La tedesca ha un ottimo bilancio ‘rosa’, con la vittoria nel 2009 e altri piazzamenti tra le migliori già nel 2008 e nei successivi a quello dell’edizione vinta. Forse patisce il fatto che spesso è ciclista molto (troppo?) attendista nonostante le gambe buone. Ricorda una certa ciclista veneta….
Marta Bastianelli è una ciclista sopravvalutata? Domanda cattiva, ma riguardo al Giro di lei si sono quasi perse le tracce. Per questo c’è ben poco da scrivere. Chi invece ha fatto un bel Giro è stata Francesca Cauz, che per la Top Girls Fassa Bortolo porta via la maglia bianca come miglior giovane, e due piazzamenti tra le prime 3 nelle due frazioni vinte dalla Abbott – un caso? – mettendosi dietro tali Luperini e Guderzo. Mai saputo niente sul rifornimento ‘paterno’ nella 4^ frazione, quando il genitore le ha passato borraccia e lattina di Coca-Cola da bere. La cosa, notata anche dal telecronista – è lui che ha detto che si trattava del padre della ciclista, quindi si può ipotizzare che si fosse informato prima di fare il commento della sintesi tivù – è permessa a pochi chilometri dalla fine o c’è stata manica larga? Alla fresca tricolore Dalia Muccioli, appena ventenne, giusto era non chiedere se non presenza in prima fila nelle partenze, per sfoggiare il bel simbolo del tricolore ciclistico. Valentina Scandolara? Bene. Fino a quando a potuto la maglia verde era sua, cercando di raccogliere punti su ogni minimo avvallamento esistente sul percorso delle tappe. Presente in diverse fughe fino alla 6^ frazione, ha lavorato poi come gregaria per la Guderzo. Nei finali non riesce ancora a ‘tener botta’ cioè ad essere lì con le migliori, ma questa è la terza come elite per la veronese. Non sono tutte Vos, Guderzo, Hausler, Pooley. Dal prossimo anno magari si potrà iniziare a chiederle qualcosa di più. Due parole tiriamole fuori per Valentina Bastianelli. Da anni ormai questa benedetta ragazza parte a testa bassa non appena il Direttore di Corsa abbassa la bandierina. O la pagano per farlo – e sapendo degli stipendi delle cicliste potrebbe essere – o qualcuno le dica che queste fatiche assurde potrebbe tentarle dopo i 50 chilometri, invece che mettendo in atto 40 tentativi per tappa nei primi 10 chilometri di strada. Se facessero la maglia della combattività per i primi chilometri, vincerebbe per manifesta superiorità. Prima di andare a toccare il momento più atteso dai voi lettori, e cioè il pezzetto dedicato all’allegra brigata della Radio e Televisione Italiana, due parole su COLEI che non ricordo chi sia, ma comunque il secondo posto conclusivo Le da la miglior prestazione della carriera nella corsa rosa. Piazzamento che rappresenta anche il miglior risultato di un’italiana, dalla vittoria 2008 della Luperini. Però, ecco un’altra occasione in cui la vittoria era nei paraggi ma è scappata via. Come scritto l’anno passato, LEI più di così non và. Ma se non si attacca, sperando solo in una selezione naturale causa fatica, si combina poca roba. Chi metteva in difficoltà la Vos in questi anni? La Pooley e la Abbott. Due che quando hanno avuto la possibilità partivano rischiando di saltare. Nessuna sorpresa nel Suo recupero sulla maglia rosa nella cronometro – non sarà mica sempre un caso se una vince diverse volte il tricolore contro il tempo – ma c’è sempre questo modo di correre troppo attendistico, molto Cunego, che spesso porta più risultati per rimediare alla meno peggio, quando invece le qualità per far impazzire le avversarie ci sarebbero. A meno che essere la migliore delle italiane sia già quello che basta. Davanti a Lei l’anno scorso si piazzò la Luperini, quest’anno squalificata verso la fine, perché la sua bicicletta è stata trovata troppo leggera ai controlli. Pochi grammi, ma quel che bastava per buttare un Giro. Giro-Donne che saluta Alessandra D’ettorre, ‘senatrice’ delle nostre ragazze da tempo. Mai stata campionessa, ma sempre vista con rispetto. Tante le maglie azzurre portate, tante le capitane “riportate sotto”. Due righe ci stavano. In teoria la stessa cosa si potrebbe scrivere per Noemi Cantele, che ha dovuto rinunciare all’ultimo momento a quello che – pare – doveva essere il suo ultimo Giro. Già due anni fa parlava di ritiro. Poi forse il fatto di correre un Mondiale in Italia le ha fatto allungare la strada. Ipotesi: vince il Mondiale. Si ritira?
E ora, senza necessità di effetti speciali, arriviamo ai nostri eroi. All’inizio del Giro una bella notizia. Tania Belveredesi che fa da ‘spalla’ all’amico Severini al posto di Silvio “assolutamente” Martinello. Purtroppo si rivelerà un falso allarme. Già dal giorno dopo “assolutamente” riprende il microfono. Anche se quest’anno non ci sono assoli da parte dei protagonisti, il gioco di squadra non manca. Bulbarelli, che a parte la Suora comanda tutti nella redazione ciclistica, la facesse finita con il far dire a Cip & Ciop com’è finita la tappa del Giro, quando di lì a due ore me la mandi in onda. Fossi in Giuseppe Rivolta, patron del Giro – a proposito, bel lavoro, visto che alla buon’ora i ridicoli uomini-cartello-stile-gare-da-sagra-paesana erano spariti e sono arrivati i cartelli con i confiabili per segnalate i chilometri finali – farei due parole con Auro e gli direi; “Caro Bulbarelli Auro, capisco che siccome i fagioli di Malacarne tu sei ancora qui che li aspetti da anni (tant’é che quando puoi lo dici anche in tivù per fare un’indiretta pressione psicologica al diretto interessato), la testa non sia pienamente concentrata nel tuo lavoro. Ma già ste benedette ragazze le seguono poco, se poi tu gli fai dire a quei due come finiscono le tappe due ore prima che le mostrate,….. che cazzo mi combini, uomo!!” Si scriveva del gioco di squadra RAI, che si è espresso a buoni livelli quando la 4^ tappa è stata mandata in onda al contrario. Nel dettaglio: 1) inizio trasmissione con subito le immagini della volata finale e interviste del dopo corsa 2) Stop improvviso alle immagini 3) riavvolgimento veloce con ‘nero’ sullo schermo 4) ripartenza video con stavolta le immagini esatte ma ovviamente ormai totalmente inutili. Bene invece sull’incremento di cicliste intervistate prima e dopo le tappe. Come ai bei tempi di Don Lorenzo. Due parole di corsa sul fatto che sembrerebbe si sia verificato un (lieve) aumento di pubblico. Di certo non per merito RAI, visto che quando mancavano 10 giorni al Tour le pubblicità al riguardo non mancavano, mentre sul Giro zero notizie. Come penoso lo spazio riservato dalla Gazzetta non durante, ma nel numero di lunedì 8 luglio. Minimi i rumori di sottofondo. Due anni fa il trionfo dei grilli – facile che il tavolino fosse quindi posizionato in piena campagna – l’anno passato il continuo trascinare di transenne, con qualche martellata ogni tanto. Quindi, possiamo azzardarci nel dire che quest’anno c’è stato, tutto sommato, un miglioramento del servizio.

domenica 7 luglio 2013

Il Giro-Donne è ancora staniero, con la vittoria di Mara Abbott.

IL GIRO-DONNE RIMANE LEGIONE STRANIERA, CON LA STATUNITENSE ABBOTT CHE BISSA LA VITTORIA DEL 2010. L’ITALIA VINCE UNA TAPPA (DOPO 4 ANNI!). LA GUDERZO SI CONFERMA LA NOSTRA NUMERO UNO.
La statunitense Mara Abbott vince il 24° Giro femminile vestendo i colori della Nazionale USA, davanti alla Guderzo e alla tedesca Hausler staccate rispettivamente di 1’33” e 2’18”. La ventottenne del Colorado ha costruito in salita la sua vittoria, vincendo difatti anche la maglia verde per i GPM, grazie a due vittorie di tappa nelle frazioni che arrivavano sul Monte Belgua (5^ tappa) e a San Domenico (6^). Nell’ultima tappa di Cremona, una cronometro individuale di 16 chilometri, la Guderzo è riuscita a ‘mangiare’ circa un minuto alla maglia rosa, confermandosi la migliore delle nostre sia per la classifica, sia nella lotta contro il tempo. Il Giro era iniziato sotto l’egemonia di Marianne Vos, scoppiata poi nelle due frazioni che hanno dato alla Abbott il vertice della classifica. L’olandese ha comunque concluso al 6° posto, cogliendo tre vittorie di tappa e due secondi posti che le valgono la maglia ciclamino. Per l’Italia una vittoria di tappa, con Giorgia Bronzini sul traguardo di Montecagnano Faiano, aiutata dal quasi-volo della Vos che a poche pedalate dal traguardo ha smesso di pedalare a causa di un avvallamento della strada, che ne ha scomposto l’azione in piena volata, costringendola ad equilibrismi da circo per non schiantarsi malamente sull’asfalto. La maglia bianca è per la nostra Francesca Cauz (Top Girls Fassa Bortolo), molto tenace nel tenere le ruote delle migliori nelle frazioni più impegnative. 20 le formazioni al via di questa edizione, per un totale di 151 cicliste. Alla fine sono state 129 le atlete che hanno concluso questa edizione. È stato l’ultimo Giro – facilmente anche ultima stagione – per Alessandra D’ettorre. Prossimamente si entrerà nel dettaglio (foto:bicibg.it).

mercoledì 3 luglio 2013

Avete impegni per giovedi 18 luglio?

DUE DOMANDE: 1) CHI SI RICORDA DI OSCAR PEREIRO? 2) SARA’ IL 18 LUGLIO IL GIORNO PIU’ IMPORTANTE DEI TOUR E DEL CICLISMO DEGLI ULTIMI 15 ANNI?
Prima o poi dovevamo arrivarci. Dal 1998 a oggi, in mezzo trionfano le quattro, cinque o sei volte in cui il ciclismo era ripartito. E meno male! Dalla Festina, la prima squadra con un’organizzazione interna di doping che ha fatto scuola per altre formazioni. Quanto è stato falsato il ciclismo negli ultimi 3 lustri? A questa domanda hanno risposto in maniera soddisfacente Bertagnolli e Armstrong nei mesi precedenti. Quanti poster verranno idealmente staccati dalle pareti? Oggi che gli sport di resistenza vivono di tende ipossiche – le ipobariche sono altra roba – o di doping genetico (molto più pericoloso), parlare di EPO è robetta. Oggi l’EPO viene comprato da sempre più sportivi e sportive della domenica, vedi ciclisti che in Sicilia hanno tagliato la corda in una GF (più del 30% degli iscritti), quando hanno ricevuto le telefonate di avviso dagli amici (falsi quanto loro), perché erano arrivati i medici per l’anti-doping. Sarà una giornata antipatica anche per i giornalisti di stampa e tivù che per anni hanno cercato di far pensare al solo atleta statunitense Armstrong come del doping fatto persona uno unico e solo, dimenticando la superficiale specifica che il dottor Ferrari – suo stretto ‘collaboratore’ – non è giapponese, australiano, islandese, indiano,….. Di quelli che di Bertagnolli, Rasmussen, Sorensen, Ullrich si sono dimenticati sul riferire delle loro ammissioni durante l’inverno passato, che di Cipollini è vietato parlare. Eh si, sarà una giornata antipatica anche per queste persone, perché di specchi su cui arrampicarsi ce ne sono sempre meno. Fatti nomi e cognomi, poi cosa cambia? Hai poco da fare. Togli le vittorie ai ciclisti che hanno vinto imbrogliando? Ok, allora devi farlo per tutti. Le lasci? Bene così. Continueremo a idolatrare campioni di cartone. Oppure dividiamo il ciclismo nell’EPOca del ciclismo da laboratorio? In questo caso l’Italia ha due carte da poter fieramente giocare, e che pochi possono vantare: Conconi e l’allievo Ferrari. Due perle, due medaglie, che se dessero la lista delle persone che si sono appoggiate ai loro consigli e trattamenti in questi vent’anni, dovrebbero fare un volume a fascicoli settimanali in stile Fratelli Fabbri Editore per farci stare dentro nomi e discipline sportive. Tutto arriverà il 18 luglio, un giovedì. Oscar Pereriro avrà degli eredi?

lunedì 1 luglio 2013

E dai ch'era ora, benedette ragazze!

Dopo 34 frazioni consecutive - dall'edizione 2009 fino a quella di quest'anno - una ciclista italiana vince al Giro. Giorgia Bronzini, aiutata da un quasi-volo della Vos a dieci metri dalla linea bianca, vince la seconda tappa del Giro-Donne che si è corsa sul circuito di Montecagnano Faiano. Da notare che domani (2 luglio) il Giro toccherà Cerro al Volturno, località in cui ci fu l'ultima vittoria italiana nel 2009.

Luglio; l'editoriale.

STA ARRIVANDO, MOLTO SOTTO SILENZIO, UNA NUOVA IMPOSIZIONE CHE RIGUARDA LE GARE CICLISTICHE. LE CORSE IMPORTANTI NON PIANGERANNO, PER LE ALTRE TROVA SPAZIO UN GROSSO PUNTO DI DOMANDA.
“Se i tempi verranno rispettati, tra non molto gli organizzatori di gare ciclistiche locali, o comunque le cosiddette gare della domenica, rischiano di trovarsi davanti un provvedimento che diventa problema. Si vuole che durante le corse ciclistiche le persone che guidano i mezzi al seguito della gara siano provviste di una particolare patente, che permette loro di stare al volante durante le competizioni. Questo non cambierebbe molto la situazione delle gare più importanti a livello internazionale. In molti di quei casi ci sono gruppi specializzati nel fare da seguito alle gare ciclistiche, vedi per esempio i servizi radio. Ma il ciclismo non è solamente quello. Le gare dei ragazzi rischiano di ritrovarsi senza persone – solitamente volontarie – che possono aiutare l’organizzatore nello svolgimento dell’evento. Questo potrebbe obbligare gli organizzatori di una corsa a dover ingaggiare persone che arriveranno appositamente, e che difficilmente si accontenteranno di venir pagate con un piatto di pasta, o una pizza di ringraziamento la settimana dopo la corsa. Pare non basti che questo benedetto patentino o simil-tale venga richiesto. Fosse questo il problema sarebbe poca roba. Si vocifera che chi lo vuole dovrà frequentare un corso – a quanto sembra di poche ore – che dovrà pagarsi, per poi pagarsi anche il patentito stesso. In più si vocifera l’obbligo di ‘maturare’ delle presenze (come passeggero!) ad un tot numero di gare di un certo livello, per poter poi essere al volante in gare di quel livello. La questione è arrivata in queste settimane ai dirigenti di squadre e organizzatori – solitamente le medesime persone, una volta l’uno una volta l’altro – e la speranza di questi è che da qui alla prossima stagione si dia una migliore registrata a tutto il discorso prima di renderlo obbligatorio. Pensiamo solamente al discorso riguardante la copertura assicurativa. La notizia non ha per niente entusiasmato l’ambiente. Alcuni organizzatori, anche di gare dilettantistiche importanti, hanno già detto che questa disposizione li costringerebbe a tagliare il numero di vetture in corsa, altri hanno già detto che a rischiare saranno le stesse corse. Va detto che un’organizzatore che si affida a gente del mestiere, durante la gara ha certamente meno pensieri sul dover controllare cento volte quello che fanno tutti ogni cinque minuti. Però gratis non lo fanno di certo. Dall’altra chi organizza una corsa ha da sempre nel volontariato una risorsa che spesso ha permesso lo svolgimento stesso della gara. Se questa disposizione diverrà cosa concreta il panorama potrebbe ritrovarsi con diverse gare che verrebbero a mancare. Anche se molti non piangeranno. Spesso ci sono degli appassionati di ciclismo, o almeno che tali si definiscono che però, gira e rigira, seguono solo le gare più importanti perché sono l’evento. La gara Juniores non vale la pena. Quando il ciclismo è rappresentato anche dalle gare ritenute minori. Quelle che ora rischiano di più.”