«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

lunedì 31 agosto 2009

Alla Baccaille la corsa dei record (*)!

(*) Di cosa non si sà...


Comincio dalla fine; brava Monia!


Organizzatori pronti; che l'evento inizi.


Chi sarà la cenerentola?


Monia che fa la calza? Bella roba essere Campionessa d'Italia!


Il GS MIchela Fanini non scherza; il podio per un pelo non ha spazio per tutte.



Anche l'Australia risponde;"presente!"



Via sempre a testa bassa!



Scatti e controscatti; che grande corsa per la Tamanini!



In una gara che si decide facilmente in volata, una cosa così non puoi mettermela 10 metri dopo l'arrivo!


ANCORA NON LO SA’, MA MONIA BACCAILLE HA VINTO LA CORSA DEI RECORD (?). ECCO IL RESOCONTO EXTRA-CICLISTICO DI UNA GARA LEGGENDARIA PER LO SPORT ITALIANO; LA 2^ CLASSICA CITTA’ DI PADOVA, DONNE ELITE.

La partenza del treno che mi porta a Padova è in perfetto orario. La temperatura interna del vagone sfiora gli 80 gradi, ma mi adeguo. Alla stazione di Padova, Alessandro mi aspetta armato di tutto punto con orari e biglietti pronti per l’autobus; organizzazione perfetta.
Pigliato l’autobus, dopo 15 minuti scarsi di viaggio arriviamo a Camin di Padova, ma non troviamo un’accidente. Il caldo, quello c’è, anche se la pioggia è attesa in giornata. Dopo aver girovagato – e aver beccato la strada per il cimitero – torniamo indietro e chiediamo a delle persone del posto. Avevamo trovato il quartiere giusto, anche se la zona del ritrovo era 400 metri più su.
Arrivati alla partenza le squadre iniziano a prepararsi. Salutiamo due amici di Alessandro e iniziamo a vagare tra le atlete e le ammiraglie. Pausa pranzo che prende vita sul podio (!), e poi ancora foto di qua e di là. La Baccaille deve far la calza con la sua maglia; bella roba essere Campionessa d’Italia! Arriva la Guderzo e la pressione mi sale a 180 di minima, mentre pian piano il cielo si annuvola. Poco prima di un gelato Alessandro fa la conoscenza della classica signora veneta, che se ne frega che tu sia Berlusconi o il primo che passa, e praticamente ci ordina di fare un sacco di foto.
Arriva il momento della firma sul foglio di partenza, ed ecco uno scroscio di pioggia che getta nel panico le ragazze; firma sul foglio partenti e presentazione delle squadre avvengono a tempo record (d’altronde siamo alla gara dei record…). Arriva il momento del via, con il pallone gonfiabile di uno sponsor che perde pressione proprio in quei momenti. Per un pelo non va ad afflosciarsi sopra le teste delle ragazze pronte a partire.
Pronti via e si va a cercare un angolo a 500/600 metri dalla fine per trovare un buon posto per seguire un paio dei 9 giri in programma. Un amico di Alessandro inganna l’attesa tra un passaggio e l’altro del gruppo, provando a suicidarsi ma non soddisfatto per le foto fatte dal fotografo al momento cruciale, decide di rinunciare dopo vari tentativi. Torna la pioggia e le ragazze al secondo giro hanno filo da torcere. Una concorrente cade proprio davanti a noi, su una curva verso destra, regalando ai presenti una bella bestemmia in Dolby Surround, ed i suoi genitori baruffano tra loro come due ragazzini. Bah!...
Torniamo all’arrivo/partenza. Alessandro aveva perso il suo ombrellino. Ombrellino che però gli passa davanti, ma in mano ad una persona. Decide di lasciar perdere e ripongo il fucile a pallettoni. Ormai la tensione è viva. Camin di Padova è la cittadina dei record. Il Guiness dei Primati annovera il nome di questa zona padovana tra le sue dementi pagine. Il motivo non lo sappiamo. Ma di boiate ce ne sono un sacco tra quelle righe. Quando le tensione è alle stelle e si avvicina il passaggio dell’ultimo giro, ecco che capiamo senz’ombra di dubbio che siamo di fronte ad un’organizzazione sicuramente unica. Come può una corsa, alla seconda edizione, definirsi “classica”?
Può farlo quando nel giro di pochi minuti un’organizzazione seconda soltanto ad un concerto dei Pink Floyd si scatena dando il meglio; tra la commozione del pubblico appare la campana dell’ultimo giro, e viene esposta la lista delle atlete che dovranno fare l’anti-doping nel dopo gara. Le atlete passano per l’ultima tornata, ma lo spettacolo non è finito. Gli organizzatori – che sicuramente avevano fatto apposta per giocare con l’emozione data dall’evento – calano l’asso di denari, e la linea d’arrivo viene rifatta ex-nono nel tempo di un pit-stop da Formula 1, appare l’apparecchiatura del foto-finish e si inizia a smontare le transenne (!) che la gara deve ancora finire.
Monia Baccaille vince la gara dei record con una bella volata, e via tutti sotto il podio per le foto. Premiazioni chilometriche che durano 15 buoni minuti, con la Baccaille che porta a casa; fiori, una cesta con berrettino e fiocco rosa con sicuro qualche prodotto tipico buttato dentro alla carlona, una brocca enorme di porcellana che vai a sapere dove se la metterà in casa, ma soprattutto un vassoio di tagliatelle (!). Premi record, con la povera Monia che non ne può più e che non vede l’ora di andarsene.
Camin ha colpito ancora! Unica nota stonata, una fesseria rappresentata da in tombino con l’asfalto completamente rovinato, dieci metri dopo la linea d’arrivo. Con un circuito che favoriva la conclusione in volata, gli organizzatori potevano risparmiarsi questo rischio inutile che per fortuna non ha provocato danno. Di cose ne potrei scrivere ancora ma per stavolta mi fermo quà.
Grazie ad Alessandro per l’invito e W la Guderzo, che ha corso sempre nascosta nel guppo, almeno nella gara dei Record.

venerdì 21 agosto 2009

Il ciclismo del bastian contrario.


IL CICLISMO VIVE DI RACCONTI, ED E’ SPORT CHE PIU’ DI ALTRI RIESCE A DARE RISALTO ANCHE A CHI LE GARE NON LE VINCE O NEMMENO LE CORRE. E ALLORA ECCO IL DIETRO LE QUINTE DELLA CORSA FOTOGRAFATA APPENA SOTTO.
CI VORREBBE UN BOTTIGLIONE DI QUELLO BUONO, MA CO ‘STO CALDO…

PARTENZA; Seren ha già avuto i suoi momenti di ciclismo la mattina. Li hanno già fatti faticare, i ragazzi, con l’arrivo su al ‘Pian de la Cesa’ (Piano della Chiesa) dentro la valle stessa. Strana valle quella di Seren del Grappa. Ti presenta nuvole scure e minacciose, e poi il temporale nemmeno ti guarda. Poi ti sposti di un chilometro e pigli acqua a secchiate. Ma ai ragazzi è andata bene, tranne che per il conclusivo chilometro e mezzo tra l’8 ed il 12 % per salire all’arrivo. Gente lassù? Tanta, a sentire i racconti del pomeriggio. Chi scrive non c’era al mattino. Aspetta la corsa clou delle 15:00.
Manca una mezz’ora alla partenza. Alle due e mezza di domenica pomeriggio Seren del Grappa è ancora assopita e silente. Sarà l’aria del Ferragosto od il pranzo festivo abbondante? Ragazzi che pedalano avanti e indietro, per scaldarsi la gamba, ce ne sono un sacco. Se non stai attento ti arrotano. Spuntano da dietro ogni angolo. Si, perché il paese è piccolo. Ogni angolo serve per metterci un’ammiraglia, un furgone. Le riunioni pre-gara tra DS e rispettivi ragazzi si fanno su una panchina, sugli scalini del Municipio, sul prato davanti la chiesa cercando due metri d’ombra.
Mancano 5 minuti. Genitori dei ragazzi si assiepano verso il via. Gli organizzatori dicono ai motociclisti di indossare il casco ed ai DS di dare le ultime veloci direttive ai ragazzi. Qualche appassionato dal capello bello bianco esce con l’amico dall’ombra dell’osteria, dove avevano un bicchier di vino da godersi. Prendono i posti migliori. La linea di partenza è a pochi metri.
PANE, SOPRESSA E… ACQUA; Dopo la partenza mi sposto verso le colline. Siamo quattro gatti ad aspettare ad un incrocio il primo dei 3 giri da percorrere per i girini. Passa una vettura dell’organizzazione. Lascia un panino e un mezzo litro d’acqua alla persona che deve controllare e fermare il traffico quando sarà il momento. Il primi giro me lo guardo lì, sotto il sole che scalda in compagnia dell’afa, sorella odiosa. Passano i ragazzi; 50 minuti dalla partenza. Transitati, via a spostarmi in altro posto per seguire meglio la gara. Sarebbe più comodo se rimanessi vicino al traguardo. Panchine per sedermi, magari un gelato da gustarmi. Ma le foto per il sito? Allora via a sedermi su un muretto a bordo strada per il transito del 2° giro. Posto diverso, foto diverse. Anche qui arriva l’organizzazione con panino e acqua per due controllori del percorso. Avranno 150 anni in due; beata gioventù! Ecco il passaggio dei ragazzi. La strada in discesa me li fa vedere veloci ed eleganti nell’impostare le curve a scendere. Passan veloci e allora via di nuovo, stavolta verso la zona d’arrivo dove aspetterò il 3° passaggio.
CAGNARA: è bella la folla quando trasuda passione. È una cagnara di simpatia. Qualche genitore apre il bagagliaio. Iniziano i primi ritiri e i ragazzi devono cambiarsi. Ora che la gara termini ci vuole ancora un’oretta. Il sole inizia a scendere. Sono le cinque e un quarto. Qualcuno un panino se lo mangia. Ciclista o meno che sia. Pian piano arriva il momento del penultimo passaggio. L’ultimo invece sarà più breve. Circa la metà, come chilometri.
Eccoli i ciclisti, anzi, il ciclista; tutto solo che cerca l’impresa. Spunta da una rampa breve e cattiva. Pendenze tra il 12 e 14%, in 100 metri scarsi. Applausi tanti. Le mamme, sempre contenute nei loro modi di fare, per 20 secondi sembran matte di passione da come gridano. Poi torna la calma e tutti a chiudere le auto, metter via le sedie pieghevoli, e su verso l’arrivo; è iniziato l’ultimo giro.
TIRATE D’ORECCHI; tutti cercano il posto buono. Dai meno 300 alla fine, allo striscione d’arrivo, è solo gente in fila a bordo strada. Arrivano i fiori per il vincitore. Le miss si danno una spazzolata veloce ai capelli. Anche il sindaco si fa vedere. A due passi da me, un DS tira le orecchie ad uno dei suoi ragazzi, ritiratosi; “Che gara hai fatto oggi? Sempre tra gli ultimi. Cosa avevo detto venerdì pomeriggio? Abbiamo più di 2 ore di strada, non fate tardi. E tu ieri mi vai a dormire all’una perché la gara è alle 3:00 del pomeriggio? Alle undici di mattina ancora sbadigliavi. La prossima volta ti lascio a casa.” Il ciclismo è serietà. Nel comportarsi, prima di tutto.
Uno spettatore mi rompe le scatole proprio davanti di un passo. Un passo a destra, uno a sinistra, poi un altro a destra e poi ancora a sinistra. Una signora con telecamera ed io con la macchina fotografica non ne possiamo più. “Senta,… può trovare un posto una volta e restarci lì fermo?” e risolvo la situazione. Ormai il sole inizia a salutare. Si abbassa. È il tardo pomeriggio e il vincitore arriva. Ma questa è la storia raccontata nel post più sotto. Ciao Seren.

sabato 1 agosto 2009

Agosto; l'editoriale.



SENZA TROPPO ASPETTARE – FORSE IN SETTIMANA – DOVREBBE ARRIVARE L’ESITO DELLE CONTRO-ANALISI PER DI LUCA. IN UN CICLISMO DOVE, A PARTIRE DAL GIRO, SI E’ TORNATI AD ANDARE FORTE.
TROPPO.

Se in questo inizio di Agosto dovesse arrivare la conferma, sarà un’altra vittoriosa sconfitta; questa potrebbe essere la definizione più giusta, per riassumere la vicenda che ha coinvolto il ciclista abruzzese Danilo Di Luca, trovato positivo per doping al C.E.R.A. in due controlli fatti al Giro d’Italia. Una sconfitta per tutte le persone che da tanto seguono con passione le vicende sportive del vincitore del Giro 2007, ma in generale una sconfitta per i giovani, per cui questi atleti potrebbero rappresentare – se solo lo volessero – un esempio di cui tenere conto in una disciplina sportiva, il ciclismo, che è fatto di fatica, perseveranza, pazienza, costanza.
Sapere che uno sportivo molto stimato, seguito, rispettato nel suo essere atleta, è invece sospettato di avere imbrogliato nella sua specialità sportiva – con esami di laboratorio che comprovano questa cosa – provoca sentimenti di rabbia e sfiducia nell’animo degli appassionati. Da diversi mesi a questa parte, questo sentimento d’amore tradito per lo sport del ciclismo ha regalato diverse pagine tristi. Ecco perché questa grossa delusione morale, la possiamo considerare come un’altra ed ennesima sconfitta. Ma cosa può esserci di vittorioso in questa vicenda? Dov’è che allora si fa vedere quella simbolica immagine della bottiglia mezza piena?
Con il passare del tempo aumentano le persone sorprese a imbrogliare in ambito sportivo, usando il mezzo del doping. Il sapere che sempre di più i disonesti vengono presi con le mani nella marmellata, dev’essere messo in rilievo per far andare avanti con fiducia gli sportivi onesti. Chi imbroglia paga, e sempre più spesso. Questo è il lato che rappresenta una vittoria per gli sportivi onesti e rispettosi delle regole. Ecco che quindi emerge una vittoria, in queste vicende che di primo impatto sono una sconfitta per lo sport.
Rispetto delle regole, cioè rispetto per gli altri e per se stessi. Questa deve diventare la base per parlare ai più giovani praticanti di una qualunque disciplina sportiva. Spiegare ad un ragazzo che un atleta che imbroglia è una persona che non può ricevere la fiducia degli altri fino in fondo. Dire loro che una persona – che viene sempre prima dell’atleta – non si giudica dal minuto in meno nell’arrivare in cima a una salita, ma da tanti comportamenti diversi, in diverse situazioni.
Noi adulti siamo una lavagna infinita per i nostri giovani. E non rincretiniamoci ad aspettare d’avere 40 anni per dare loro un giusto esempio. Essi sono lì ad osservarci, ascoltarci e a volte copiarci nei gesti, nelle parole, nei comportamenti. Ricordiamolo sempre, e ricordiamo che 100 campioni non valgono uno di loro.
Buone ferie a chi le fa, perché le mie saranno da sogno nel vero senso della parola.