«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 29 luglio 2010

OMERTA' - SPORT 1 a 0?


Alessandro Petacchi ha appena vinto la maglia verde al Tour de France.

L’OMERTA’ DA PARTE DEGLI ATLETI E’ SEMPRE STATA LA TERRA PIU’ FERTILE PER IL DOPING. ORA, ECCO CHE CI PENSANO I CONSIGLI DEI LEGALI A DAR MANFORTE AL SOSPETTO.

Alessandro Petacchi e Lorenzo Bernucci si presentano ai NAS di Firenze dove, su consiglio dei legali, fanno scena muta di fronte alle domande dei rappresentanti della beneamata. Star zitti perché? Perché una “strategia difensiva efficace” (come direbbero nei telefilm di Law & Order), doveva ancora essere preparata? Se i due atleti volevano darsi la zappa sui piedi, bel lavoro cari avvocati!
Che non rispondere sia un diritto – anzi, avvalersi della facoltà di non rispondere – è cosa ormai nota. Ma se un atleta vuole chiarir tutto appena torna a casa, e poi davanti ai Carabinieri preferisce non dire niente, non resta che segnare sul taccuino il risultato alla fine del primo tempo; Omertà 1 – Sport 0. Vedremo se i rispettivi allenatori faranno nell’intervallo dei cambiamenti nella formazione, per cercare di riequilibrare il risultato.



lunedì 26 luglio 2010

CENTRO!!



Alberto Contador Velasco (Madrid 6 dicembre 1982); 2007/2009/2010 Tour de France – 2008 Giro d’Italia/Vuelta a Espagna. Il trono è ancora suo.

7 MINUTI E 56 SECONDI PER VINCERE 5 GRANDI GIRI. ALBERTO “MATADOR” RE DI FRANCIA PER LA 3^ VOLTA.
DIETRO AL NUMERO UNO, UN ANDY SCHLECK CHE SI CONFERMA AI VERTICI, UN PETACCHI CHE SALVA L’ITALIA, UN CAVENDISH STREPITOSO E TANTE DELUSIONI.

Considerazione; se Alberto Contador non correrà il prossimo Giro d’Italia, sarà per colpa di Dino Zandegù. La speranza è che la Farnesina lavori perché le immagini dell’ex ciclista canterino non arrivino a Madrid.
Alberto “Matador” vince ancora. Questo il responso transalpino dopo 3.600 chilometri abbastanza grigi per emozioni (deragliatori a parte), e una corsa che sembrava molto equilibrata. Sembrava, visto che siamo di fronte all’ennesimo trionfo del calcolo sul secondo, o quasi, per un fuoriclasse che si accontenta di vincere senza il bisogno di stravincere. Nel 1999 Lance Armstrong vinse il Tour con 7 minuti e 37 secondi su Alex Zulle. Alberto a vinto 5 grandi giri con un distacco cumulativo appena superiore. Passati gli anni del formidabile texano, ci si chiedeva se sarebbe arrivato un campione che lo poteva almeno avvicinare. Tre volte a Parigi, una volta a Milano, una volta a Madrid; 5 grandi Giri in 3 stagioni. Eccolo il ciclista perfetto per raccogliere l’eredità dell’ex fuoriclasse americano. Contador entra tra i grandi del Tour, ed a cavallo del decennio si affianca ai più grandi anche come ciclista di riferimento del panorama internazionale.



Dai ragazzo, via quel muso lungo, hai fatto comunque un gran Tour! A proposito a che pensi? A quella cambiata in stile trattore anni ’60 sui Pirenei, o invece sarà mica che rifletti a 40 e rotti secondi persi nel prologo?

Andy Schleck si è confermato ai vertici. Ha conquistato 3 secondi posti (due in Francia, uno al Giro che lo lanciò ai vertici), nonostante la giovane età. La sua squadra però non aveva uomini giusti per le salite. La presenza del fratello Frank non poteva sopperire a mezza squadra che alla seconda salita era già in pezzi. Riis ha impostato male la selezione degli uomini per il biondo lussemburghese. Se invece i gregari erano stati scelti dalla maglia bianca, ha sbagliato il ragazzo.
È stato un Tour con tante delusioni. Armstrong non è riuscito a combinare niente, Basso ha pedalato sui Pirenei senza salute, ma già sulle Alpi non aveva smalto, Sastre non si è visto che poco o niente, Cunego corre in modo assurdo, rinunciando alla possibilità della maglia a pois per tentare la vittoria di tappa, dove Armstrong quasi fa meglio di lui con 11 anni di differenza. Cunego cambi squadra o cambi testa. Evans ha grande cuore ed ha onorato la maglia iridata. Ma se non ha vinto un grande Giro negli anni scorsi, probabilmente questa possibilità è andata del tutto. Ballan si è visto poco. Dopo il Mondiale, un Giro di Polonia è troppo poco. Il problema non è che il veneto non vince le corse, ma che non riesce più ad arrivarci vicino.
Alessandro Petacchi ha corso un Tour splendido, conquistando la maglia verde della classifica a punti. È stata un’affermazione che forse è chiusura ideale per una carriera che, se non è alla fine, molto non dovrebbe durare. Petacchi ha tenuto alto il tricolore a Parigi, correndo una delle sue migliori corse a tappe della carriera. Insieme a lui Denis Menchov, per aver conquistato il podio con una regolarità che ha ricordato il Giro vinto l’anno passato, e Samuel Sanchez che ha fatto il massimo che potesse pretendere. Ultime righe per Marc Cavendish, autore di un Tour strepitoso con 5 affermazioni di giornata, e 2 biciclette di vantaggio sui Campi Elisi. La sua posizione sulla bicicletta quando parte in volata riesce ad essere forza ed eleganza assieme; spalle basse (aerodinamica), agilità sui fianchi (cadenza di pedalata). Un fuoriclasse.




Marc Cavendish; 5 vittorie su sette arrivi per velocisti.

venerdì 23 luglio 2010

DUE EPOCHE, DUE SOGNI, E POI?




“Sono contento che sia finita, troppo vento, è stata dura. E sono contento che sia finita così: Marco ha attaccato tante volte, era giusto che vincesse lui, anzi aveva il diritto di vincere, per come ha corso e per quello che rappresenta”.

“La vittoria di tappa non era la più importante. Io pensavo alla classifica. Andy ha retto il peso di tutta la salita, ed era giusto che finisse così.”

IL COL DU TOURMALET HA RECITATO LA PARTE DEL PALCOSCENICO PRINCIPALE, PER LA VERA CONCLUSIONE DEL TOUR 2010? VEDREMO DOMANI SE SARA’ QUESTO IL FINALE.
S’APRONO RIVERBERI DI UN CICLISMO PASSATO, QUANDO ALTRI DUE GIGANTI SI AFFRONTARONO SU UN ALTRO LEGGENDARIO COLLE DI FRANCIA.

Il 13 luglio 2000 un formidabile scalatore italiano aveva da pochi giorni coniato la sintesi dialettica che avrebbe costruito, intorno ad un ciclista americano, il soprannome di Space Cow-Boy; “Quello lì è di un altro pianeta!” furono le parole dell’italiano sceso di sella dopo il traguardo di Hautacam. Quel giorno, sul Mont Ventoux, andò in maniera diversa. Faceva caldo, l’italiano tribolò non poco per restare a ruota di quell’americano. Poi si rifece sotto, prese fiato, forse coraggio, si alzò sui pedali e cercò di scappar via come tante volte aveva fatto in passato.
A pochi chilometri dalla fine la maglia gialla gli si fece sotto. Si perché, dando l’anima come mai prima, lo scalatore italiano aveva fatto il buco dietro a sé. Un tedescone con un motore superpotente, ma senza rispesa, saliva regolare. Un francese che in quegli anni vinse quasi ogni anno la maglia pois non ne aveva più. Uno spagnolo che aveva vinto un Mondiale colombiano, forando a meno di un chilometro dalla fine, era scoppiato da un pezzo. L’americano lo affiancò, l’italiano, e gli disse “Come on, Marco!”. “Dannato texano, ma non lo vedi che ‘sto al gancio?” avrà pensato l’italiano in quei secondi.
Sul Tourmalet c’è uno spilungone biondo, un ragazzo in gamba, che sta simpatico a tanti, deve scappare, staccare e guadagnar secondi a pacchi su un formidabile scalatore iberico, vestito di giallo dal casco alle scarpe. Ci prova il ragazzone venuto dalla terra di Gaul. Ma quello lì, lo spagnolo, mica si stacca. Anzi, quando mancano tre chilometri alla fine proprio questi gli pianta uno scatto di 200 metri che vale più di un bel discorso. Il Tour è finito? È durato quei 200 metri? Ma non erano 3.600 chilometri? Vincerà ancora il moro, o sarà il biondo di bianco vestito a fargli uno scherzo da prete? Sperava, il conterraneo di Gaul, di lanciare l’esca giusta. Gli piace la pesca al ragazzo. L’altro invece preferisce cuocere gli avversari pian piano. Non li ha mai maltrattati. Non ha mai voluto stravincere, si è sempre accontentato di vincere. gli basta quello.
Resta una pacca sulla spalla sulla linea del traguardo; chi la fa all’altro? Il Tour è finito? Ancora no; per ora si è accontentato di farci vedere chi è il più forte. Ancora una volta. Poi chi vincerà, quello, lo vedremo domenica sera. Cosa te ne fai di 8 secondi?
Chidetelo a Fignon.

giovedì 22 luglio 2010

Due conti in.....Giro.


COPIANDO (PER DIRLA IN MODO ELEGANTE) DA BICISPORT DI LUGLIO, RIPORTIAMO UN PO’ DI NUMERI SUL PORTAFOGLIO SPORTIVO DEL TEAM LIQUIGAS, DOPO LA CORSA ROSA.

Quanto piglia un ciclista che vince un Giro? E per altri piazzamenti? E per premi vittoria? E i gregari di un ciclista vincente? E l’autista del pullman? I meccanici? Curiosiamo un poco….

€ 450.000,00; montepremi totale GS Liquigas
€ 288.540,00; premio maglia rosa
€ 47.760,00; premio terzo posto
€ 6.000,00; premio maglia rosa per 6 giorni (3 per Nibali, 3 per Basso)
€ 1.500,00; premio 3 giorni in maglia bianca Agnolli
€ 19.000,00; totale dell’ammontare dei premi per le classifiche fair-play, punti e tempi
€ 11.000,00; premio vittorie di tappa (2 Nibali e 2 Basso)

Ci sono poi i premi dati dai proprietari della squadra (€ 450.000,00). Visto che Nibali e Basso hanno rinunciato alla loro “fetta” di quest’ultimo premio in denaro (cosa che è capitata spesso in passato in altre corse per altri capitani o vincitori che fossero).
Ricapitolando e facendo tutto un’insieme di tutti questi spiccioli, il montepremi totale ha disposizione è stato di circa € 850.000,00 di cui;

15% (per contratto) al personale del Gruppo Sportivo Liquigas Doimo e circa € 100.000,00 a testa per i gregari dei due capitani.

giovedì 15 luglio 2010

Giro-Donne 2010; lente d'ingrandimento.


Mara Abbot (USA Nazional Team) con Emma Pooley a ruota (Cervelo Test Team) verso Livigno (8^ frazione).

UN SORRISO GRANDE COSI’ E IL GIRO VESTE I COLORI STARS & STRIPES. CON LA FIRMA DI MARA ABBOTT CALA IL SIPARIO SU UNA GRAN CORSA, CON I SUOI COLORI (MA POCO AZZURRO), I SUOI UMORI E QUALCHE CREPA.
CON UN ARTICOLO DI DIMENSIONI MOSTRUOSE, ANDIAMO DUNQUE; “A RECUPERAR CONCETTI” (Lorenzo Roata, 9^ tappa Livigno – P.so Stelvio)

LIFE IN THE FAST LINE!; La osservi e ti chiedi se pesa di più lei o la sua bicicletta. Poi ti dici; “Beh, se riempio le due borracce, forse stiamo a pari!”, ma quando la strada sale vedi coi fatti cosa voglia dire avere chili in meno da portar con sé. Non che sia un esempio di robustezza fisica che le nostre ragazze debbano prendere come riferimento, anzi. Fatto sta che Mara Abbott ha sfruttato appieno proprio queste qualità, quando la Forcola, prim’ancora il Bernina e il giorno dopo lo Stelvio, le hanno dato la possibilità di portare a casa la corsa più importante del calendario. Due giorni, 162 chilometri in totale per prendersi la classifica, strapazzare quasi tutte le migliori, suonare la carica e vestire in rosa per la vittoria del 21° Giro femminile. La vittoria della Abbott vale un sacco, in virtù della lista partenti che Muggia dava al pubblico all’inizio di luglio. Le migliori c’erano tutte, regine “vecchie” e regine nuove, altre in odor di principessa ma tempo dovranno aspettar ancora, per cavalcare verso il castello delle vittorie. Nel complesso è stata una gran corsa, visto che nei momenti importanti delle giornate di gara, la capitane o le gregarie di lusso erano presenti. Quindi dal punto di vista della qualità in corsa, centro pieno. E allora fermiamoci un momento, riempiamo l’ideale borraccia del ricordo e sediamoci; “A recuperar concetti.”, come Don Lorenzo ci consigliò nella cronaca della 9^ frazione. Mentre un’americana, con un sorriso grande così, vestiva di rosa.
WONDER WOMAN; Ina Yoko Teutemberg è stata la prima regina di questo Giro. Quando si mettono in fila consecutivamente Trieste, Riese Pio X, Biadene (crono individuale!) e Lendinara, ma dove vuoi andarmi ancora figlia d’un papà innamorato di John Lennon? E, più che altro, perché non chiedi in giro dove vorrebbe mandarti Giorgia Bronzini, che per due volte ti è arrivata vicina, ma non abbastanza per levare il grido della gioia suprema? Clima di gran battaglia al Giro (e che caldo, ragazze mie!) tanto che il secondo giorno mi finite per terra con un botto da paura, nel dì della brava Grete Treiler di “patron” Brunello, che s’agita come un ragazzino al suonar della campanella dell’ultima tornata. Ma niente, tu regina della ruote veloci non accetti spettacoli oltre al tuo. E Don Lorenzo non può esimersi dal chiamarti; ”…nostra ideale Wonder Woman!” dopo la vittoria di Lendinara.
L’OLANDESE VOLANTE; sapendo di chi si va a parlare, sbagliato non sarebbe scrivere che Elena Berlato ha vinto la maglia ciclamino (la ventiduenne della Top Girls ha chiuso la generale al 10° posto). Ma la verità racconta che Marianne Vos ha corso un Giro da protagonista, anche se nel finale la sua classifica è andata letteralmente in pezzi, chiudendo al 7° posto conclusivo. La fuoriclasse olandese porta a casa le classifiche di miglior giovane e quella a punti, contornate da due vittorie di giornata sui traguardi di Pettenasco e Gallarate, portando la maglia rosa in due tappe. Era nelle previsioni un calo per lei nelle grandi salite, certo è che pigliare quasi 10 minuti in 2 giorni è stato un vero disastro.


Per Miss Gruppo un Giro in cui si sperava qualcosa di più.

AZZURRO SBIADITO; “Cerco Tatiana tutto l’anno, e all’improvviso eccola qua”. Per metterla sulla canzonetta. Certo è che, a parte poche nostre ragazze, Casa-Italia è stata una melodia con alcune stecche. Partiamo dalle note positive. L’iridata di Marostica ha corso un Giro in prima fila, attaccando quando aveva il terreno per farlo, ed è arrivata a un passo da quella vittoria di tappa che sembra destino non voler farsi mai acchiappare, chiudendo il Giro al 3° posto. Una gran brava Guderzo, che ha chiuso a 3 minuti dalla Abbott, che forse ha un po’ deluso le attese nella fornace a cronometro di Riese, ma che si è fatta valere nelle tappe dove le strade salivano. Nota negativa, quelle che le arrivano davanti cambiano, e la Tati è sempre lì “tra color che son sospese” come direbbe il sommo. Brava la Berlato, a cui si è accennato prima, anche se lei la attendiamo lassù, con le più forti, tra un paio d’anni.
Le altre italiane sono state come mangiare pollo freddo e riso in bianco su di un piatto di plastica. Brava la Giorgia Bronzini, che non ha vinto tappe, ma almeno può vantare due secondi posti dietro alla Wonder Woman teutonica della Columbia. Ci si attendeva di più dalla Baccaille; miss gruppo non è mai arrivata tra le prime tre, nonostante fresca di secondo titolo tricolore in linea. Sarà mica che col maturar di carriera, mi diventa più atleta da corse di un giorno, tenendo conto che le sue firme più importanti le ha messe sull’albo d’oro del Liberazione di quest’anno, e negli ultimi due Campionati Italiani? Ancor meno vista la Cantele, se non nelle immagini che aprivano le sintesi televisive. Nel complesso continua la crisi di risultati del ciclismo italiano nella corsa di casa. Nel 2009 una sola vittoria di tappa (Cantele), 4 piazzamenti a podio e nessuna italiana nelle prime 5 della generale (l’angelo azzurro si classificò al 7° posto). In questo Giro solamente 4 i piazzamenti nei podi di giornata, nessuna vittoria, almeno la Guderzo tiene a galla la barca con il 3° posto finale. Ma se guardiamo le classifiche dei due ultimi Giri femminili, sembra una corsa estera.
LEGIONE STRANIERA; in dieci giorni di corsa, per un’avulsa Claudia Hausler nessun piazzamento con le prime. Guardando la generale sembra autrice di una bella corsa, visto il 4° posto conclusivo. Ma se vediamo la corsa dello scorso anno, l’impressione è che la Hausler quest’anno abbia sofferto la presenza della Pooley in formato “Trentino”, gara dove lo scricciolo inglese era uscito vincitore. La Pooley è andata in “tilt” nella 5^ frazione dove ha faticato a tenere le ruote migliori. È rinata due giorni dopo con l’arrivo a Livigno e si è confermata nella piazza d’onore per l’arrampicata sullo Stelvio. L’impressione è che la ragazza sia arrivata al pieno della forma, due settimane troppo presto. Chi ha fatto un grande Giro è stata la tedesca Judith Arndt, che vanta 2 secondi posti, 4 terzi posti ed il 2° posto finale della classifica. Per continuità è stata forse la migliore, tenendo conto che è stata presente anche in azioni d’attacco. Se una ciclista meritava una vittoria, la trentacinquenne della Columbia era la prima della lista.
Una menzione per Evelin Stevens, americana ventitreenne che corre con l’HTC Columbia è che ha vinto in maniera splendida la Como – Albese con Cassano, per Grete Treier (Michela Fanini) che ha provato il colpo gobbo nell’arrivo da solleone di Riese, e un saluto per Martine Bras, olandese della Gauss RDZ, che nella 6^ tappa è uscita di strada in discesa schiantandosi contro una casa, ma per fortuna niente di serio.
GOD SAVE THE QUEENS; dopo il ritiro delle tre vecchie (vecchie?) regine del gruppo – Luperini, Ziliute e Brandli – lo scorso anno, questo potrebbe essere stato l’ultimo Giro per Edita Pucinskaite. Se così fosse, tanto di cappello all’unica ciclista che attualmente è riuscita a vincere Tour (quando era il Tour), Giro e Mondiale. Comunque, già da due anni a questa parte, ci si accorgeva che era iniziato un normale ricambio generazionale. Speriamo che la Pucinskaite resti nell’ambiente, visto che è una delle poche donne che hanno dimostrato interesse verso la realtà delle bici in rosa, anche con uno sguardo ai problemi e le mancanze che gli girano intorno.
RAI TV E ALTRO…; il caldo africano è stato devastante per la carestia di pubblico a bordo strada. Anche nelle tappe venete, la presenza di pubblico ha patito molto il termometro che puntava in alto. A Biadene di Montebelluna si è corsa la cronometro individuale, e le temperature erano insopportabili. Ragazze stracotte all’arrivo, e nessuno spazio per loro nel dopo tappa. Peccato che 200 metri dopo l’arrivo, un’edificio con parcheggio largo e vuoto poteva essere messo a disposizione delle squadre. Tenendo conto che lo sponsor principale del Giro, aveva il suo nome scritto in bell’evidenza all’esterno di questa struttura, forse bastava poco per evitare che tante ragazze si siano dovute svestire sopra un marciapiedi o, peggio, sedere per terra sul bordo di una stradina laterale. Questa è la corsa numero uno del calendario, ma continua ad esserlo per la qualità delle cicliste che la corrono. Il resto rimane ancora indietro.
La tivù di stato ha fatto un buon lavoro. Avendo Roata al microfono, c’è l’assicurazione che la classe non manca quando il suo microfono è acceso. La voce, ormai storica, del Giro-Donne ha poi sfoggiato – almeno nella due giorni trevigiana – dei sandali alla francescana da urlo. Le sintesi televisive erano essenziali, forse delle interviste fatte alla partenza prima del via ci sarebbero state bene (fino a due stagioni fa le facevano), anche se solitamente ne sono state mostrate sempre alla fine. Una proposta; via Martinello e, se si ritira, un microfono per Edita!




Ok Lorenzo, fatta anche questa!

lunedì 12 luglio 2010

Giro-Donne 2010; le classifiche.


Marianne Vos, Mara Abbott, Tatiana Guderzo, Emma Pooley.

COME TRADIZIONE DA QUALCHE ANNO, ECCO LA PRIMA PARTE DEL RENDICONTO SUL DOPO GIRO FEMMINILE; NUMERI E CLASSIFICHE DELLE TAPPE. IN ATTESA DEL SOLITO APPROFONDIMENTO.

21° GIRO D’ITALIA FEMMINILE
2 – 11 LUGLIO 2010

1^ TAPPA; MUGGIA – TRIESTE KM. 59
1^ Ina Ioko Teutemberg;
2^ Giorgia Bronzini s.t.
3^ Kristen Wild s.t.
Maglia rosa; Ina Yoko Teutemberg

2^ TAPPA; SACILE – RIESE PIO X KM. 130
1^ Ina Yoko Teutemberg
2^ Giorgia Bronzini s.t.
3^ Marianne Vos s.t.
Maglia rosa; Ina Yoko Teutemberg

3^ TAPPA; CAERANO S.MARCO – BIADENE KM. 17
(cronometro individuale)
1^ Ina Yoko Teutemberg
2^ Judith Arndt
3^ Kristen Wild
Maglia rosa; Ina Yoko Teutemberg

4^ TAPPA; FICAROLO – LENDINARA KM. 90
1^ Ina Yoko Teutemberg
2^ Kristen Wild s.t.
3^ Shelley Evans s.t.
Maglia rosa; Ina Yoko Teutemberg

5^ TAPPA; ORTA S.GIULIO – PETTENASCO KM. 122
1^ Marianne Vos
2^ Tatiana Guderzo 1”
3^ Judith Arndt 8”
Maglia rosa; Marianne Vos

6^ TAPPA; GALLARATE – ARCISATE KM. 116
1^ Marianne Vos
2^ Judith Arndt
3^ Olga Zabelinskaya
Maglia rosa; Marianne Vos

7^ TAPPA; COMO – ALBESE CON CASSANO KM. 110
1^ Evelyn Stevens
2^ Marianne Vos 42”
3^ Judith Arndt s.t.
Maglia rosa; Marianne Vos

8^ TAPPA; CHIAVENNA LIVIGNO KM. 93
1^ Mara Abbott
2^ Emma Pooley 1’ 27”
3^ Judith Arndt 1’ 40”
Maglia rosa; Mara Abbott

9^ TAPPA; LIVIGNO – PASSO DELLO STELVIO KM. 69
1^ Mara Abbott
2^ Emma Pooley 27”
3^ Judith Arndt 1’ 43”
Maglia rosa; Mara Abbott

10^ TAPPA; MONZA – MONZA KM. 115
1^ Shelley Evans
2^ Kristen Wild s.t.
3^ Giorgia Bronzini s.t.
Maglia rosa; Mara Abbott


CLASSIFICHE;

GENERALE;
1^ Abbott Mara (Nazionale USA) in 25h 15’ 54”

2^ Arndt Juduth (HTC Columbia) 2’ 05”
3^ Guderzo Tatiana (GS Valdarno) 3’ 05”
4^ Hausler Claudia (Cervelo Test Team) 5’ 26”
5^Pooley Emma (Cervelo Test Team) 7’ 59”

MAGLIA CICLAMINO (PUNTI);
Vos Marianne (Nazionale Olanda)

MAGLIA BIANCA (GIOVANI);
Vos Marianne (Nazionale Olanda)

MAGLIA VERDE (GPM);
Pooley Emma (Cervelo Test Team)


lunedì 5 luglio 2010

Giro-Donne 2010; servizio speciale 2^e 3^ tappa


Ma andate a vedere che cos'è una ciclista, in un mondo ancora schifosamente maschilista!

IL SOLE CALDO, UNA FATICA DANNATA, LE BELLE CICLISTE, I ROSSI DISCRETI, LA MAGLIA ROSA, I “MI AVETE CHIUSO LA STRADA?... MI FA PASSARE?”, LA TATIANA STRACOTTA DAL CALDO, I SANDALI DI DON LORENZO…;
2^ e 3^ TAPPA DEL GIRO-DONNE 2010, A MODO MIO.

(SCUSATE LA LUNGHEZZA, SE VI STUFATE LO CAPISCO)

Che vuol dire esser una ciclista oggi? Come vorrei chiederlo a ragazze che si danno al ciclismo. Ma non ad una ciclista della domenica. Ma ad una che lo fa per lavoro (perché questo è il ciclismo). Quante storie potremmo tirar fuori dal racconto con una di loro? Mi piacerebbe poter avere una ciclista 30 minuti tutta per me (e non pensate male, almeno stavolta)
SACILE – RIESE PIO X, SABATO 3 LUGLIO;
Riese Pio X mi riaccoglie dopo poco più d’una settimana. Stesso parcheggio, stesso posto per l’arrivo della corsa. Stesso caldo?; macchè! Peggio ancora; un forno a cielo aperto! È la tarda mattina quando faccio un primo giretto per curiosare. Gran lavoro degli uomini di fatica, qualche foto e via a cercare un posto per il pranzo. Ad un incrocio mi fermo perché un signore mi chiede informazioni sul dove può trovare le tappe della corsa. Gli dico dove sta l’arrivo, gli spiego che faranno 3 giri prima della volata, e l’orario previsto per l’arrivo della carovana. Vuoi perché la gente ha fretta o chissà cosa, una signora anziana mi ferma tre passi dopo e mi domanda che corse sono, a che ora passano e se la strada è chiusa. Rispondo per quello che posso e tanti saluti. Giusto? Sbagliato!
Mentre saluto la vecch…l’anziana signora, un’altra donna mi da un leggero e breve colpo di clacson, si ferma vicina con l’auto e chiede (a me!): “Senta, mi fate passare? Avete già chiuso tutto laggiù in fondo?” avevo due possibilità; gli racconto una balla e le dico “vada pure che se passa piano non ci son problemi, casomai chieda ai colleghi (colleghi?) che credo la faranno passare!” o le spiego che non sono dell’organizzazione. Scelgo la prima e W il ciclismo!
Dopo aver chiesto consiglio a due abitanti di Riese, trovo anche il posto per pranzare; senza infamia e senza lode, anche come prezzo, il pranzo va via bene, com’anche il quarto di rosso. Ora mi trovo al dopo pranzo e il sole t’ammazza. Riaccendo il cellulare all’uscita della trattoria, e trovo due messaggi dell’amico Alessandro; è al mare e lì le sgnacchere non mancano. Io sto a Riese, fa un caldo boia e non c’è un’anima. C’è un gatto; è all’ombra di un albero che mi guarda pacifico. Mah!....
Ecco l’approssimarsi della carovana; sono quasi le due e s’alza un lieve brusio d’emozione tra i pochi astanti; mi pare strano visto che la Guderzo non è ancora passata. Resta una sola persona che può in questo; Lorenzo Roata, dall’altra parte della strada appoggiato ad una transenna, parla con due colleghi sudato da far spavento, tracanna in dieci secondi netti una bottiglietta da mezzo litro. Ai piedi eleganti sandali in stile frate francescano. Don Lorenzo sparisce per apparire 20 minuti dopo per le interviste, rimesso a nuovo, cambiato di camicia, aria da boss, occhiali da sole, e con un sigaro toscano che fa più fumo di un motore che scoppia alla seconda di Lesmo. Praticamente non vedi lui, vedi il fumo.
Con il primo passaggio della corsa ci sono più cicliste che spettatori, con il secondo stavamo quasi in pari, con il terzo a pari non ci siamo arrivati e il sole ti spacca. Al primo passaggio Miss Gruppo (Monia Baccaille) ci regala un’istante di poesia con la cerniera abbassata due dita in più delle colleghe.
Al secondo passaggio suona la campana e Brunello Fanini in piena linea d’arrivo s’agita sbracciandosi al passaggio di una sua ragazza in testa; Uè Brunello, guarda che manca ancora un giro! Al terzo con la volata, arriva la Toitemberg che non può alzare le mani sulla linea d’arrivo, tanto è tenace la Bronzini seconda. Proprio la Giorgia, ormai siamo alle premiazioni, vince la sua tappa, regalando i suoi fiori a una persona anziana in carrozzina con cui fa anche una fotografia; maglia rosa!
Passo indietro; ma dove stavano le altre, che dopo il gruppetto delle prime non arrivavano più? Arriva la notizia; caduta rovinosa dopo il triangolo rosso. Arrivano tutte a gruppetti. Se non ci fosse stato l’annullamento automatico dei tempi a tre chilometri dalla fine, la Guderzo avrebbe pigliato quasi un minuto dalla Toitemberg!
Arriva Miss Gruppo che pedala con una gamba sola, l’altra è dolorante. Poi si sente il nome della Gilmore (te pareva?!), e tante altre con ginocchia sanguinanti. Alla sera si vedranno le immagini in tivù; un botto pazzesco, con una decina di ragazze per terra, ed il gruppo spaccato in due. Ultime foto, e l’attesa per il giorno dopo, che viene dato ancora più caldo.

BIADENE DI MONTEBELLUNA, DOMENICA 4 LUGLIO;
Giornata stracalda; arrivati a 4 chilometri da Biadene, per poter parcheggiare nel posto migliore possibile, mi accodo alla Columbia delle varie Cantele, Teutemberg, Arndt che, incrociate ad un bivio, stanno provando squadra al completo il percorso. Metto le 4 frecce, e approfittiamo dell’occasione potendo così fare manovre strappa patente agli incroci, dove ci fan passare fermando il traffico per loro (e per noi attaccati pacifici dietro). Le seguo fino oltre al traguardo, così passiamo dove non si potrebbe e parcheggio con comodità a 200 metri dopo l’arrivo.
Tante, troppe ragazze, non usano il casco nel riscaldamento (Guderzo compresa); il caldo non giustifica la stupidità. Dopo aver passeggiato un po’ per il paese, arriva mezzogiorno e una pizza ci fa compagnia. Intanto la corsa è già iniziata. Aiutate dall’arrivo in leggera pendenza, le ragazze filano come missili. Verso l’una e mezza andiamo ad appostarci dopo l’arrivo per poter fotografare i momenti del riprender fiato per le atlete. Don Lorenzo si fa vedere con gli stessi sandali del giorno prima, la Pucinskaite è una chiacchierona che non la finisce più, altre cicliste stracotte dal caldo cercano l’ombra degli alberi e lì si incontrano in tante perché gli alberi sono pochi. Arrivano le ultime, e poi via verso il podio.
La Guderzo passa il tempo facendo due chiacchiere con uno spettatore, che le aveva detto di passar loro la bottiglia dello spumante dopo la premiazione; “No, no, me la tegno e me la bevo pian, pian…” ditemi se non è stupenda ‘sta ragazza!! Poi tutti a sacramentare perché si devono fare le presentazioni, ma, come il girono prima, la Vos non c’è. Arriva al limite della multa (io gliela farei!), e tutte le migliori delle classifiche sotto il tendone a raccontarsela. La Guderzo è cotta più delle altre, e parla più con il pubblico che con le varie Vos, Teutember, Wild, Arndt (l’inglese serve, Tatiana!) e finalmente foto una dietro l’altra. Ma ormai è tempo di andare.
Prima di tornare verso l’auto ci fermiamo ad un bar. Iniziano ad arrivare i tifosi e i famigliari dell’angelo azzurro, anche loro in cerca di refrigerio. Fuori c’è Marianne Vos sola soletta che aspetta l’ammiraglia nel marciapiede all’esterno. Meno male che arrivano in fretta sennò la raccoglievano con la cannuccia. Tempo due minuti, noi intanto siamo seduti pacifici e roventi ad uno dei tavoli, e chi ti spunta? Ma chi se non LEI col suo bel borsone gigante che entra nel locale. Spiacente Tatiana ma sono troppo cotto per fare due parole. Una foto volante con un ragazzino, e se ne scappa nei servizi per cambiarsi. Quando esce risponde alla richiesta se vuol fermarsi e bere qualcosa di fresco con un chiaro; ”No, par carità…” Dal viso è in fase di scioglimento totale e non vede l’ora di farsi una doccia (o farsene un’altra…).
Quando saliamo in macchina Biadene è rovente e deserta. Prima di immettermi nella strada, incrocio i famigliari dell’iridata e parlo un minuto per chiedere della classifica e della forma della “tosa” marosticense. Ciao Biadene, ciao marca trevigiana, ciao Giro. Ci vedremo nel 2011? Forse no, visto che gli organizzatori vogliono alternare sud e nord, un’anno a me l’altro a te. Ma anche stavolta è stato bello, anche se chi organizza poteva con poco far di più. Ma questa è una vecchia storia, su cui magari si tornerà.

giovedì 1 luglio 2010

Luglio; l'editoriale.


Il Re sta tornando. E adesso ci divertiamo...

DALLA VOS A CONTADOR, DALLA GUDERZO A SCHLECK, DALLA HAUSLER AD ARMSTRONG, DALLA CANTELE A BASSO. TOUR DE FRANCE NUMERO 97 E GIRO-DONNE NUMERO 21; VIA ALLE CORSE REGINE.

1° LUGLIO; DOMANI INIZIA IL 21° GIRO D’ITALIA FEMMINILE.

Tempo di giornate sotto l’ombrellone, tempo di Tour de France e Giro Femminile. Dal giallo al rosa, dallo Stelvio al Tourmalet, non mancano i motivi d’interesse per gli appassionati, se avranno la possibilità di passare un paio d’ore davanti la tivù, nei caldi pomeriggi di luglio. Dopo mesi di attesa si accendono i riflettori sul Tour de France con i nomi più importanti a contendersi la corsa a tappe transalpina; Alberto Contador, Andy Schleck, Ivan Basso, Lance Armstrong. Insieme a loro altri concorrenti di primo piano; Cadel Evans, Fabian Cancellara, Denis Menchov, Marc Cavendish… Un Tour che pedalerà verso le sue grandi salite, che regalerà il pavè della Roubaix nella 4^ frazione, e che per questo sarà motivo d’interesse fin dalla prima settimana di corsa.
La rivalità fra Alberto Contador e Lance Armstrong sarà l’ago della bilancia della corsa. In questo gioco costruito da mesi con piccole punzecchiature tramite stampa, da una parte e dall’altra, si inseriscono Ivan Basso ed Andy Schleck. Il primo arriverà in Francia come il vincitore del Giro d’Italia più duro degli ultimi anni, il secondo come il giovane talento che ormai è arrivato al momento di provare a vincere senza se e senza ma. Potrà contare sul fratello Frank, vincitore del Giro di Svizzera, che porterà con sé una probabile bella condizione di forma. Sarà un Tour che probabilmente sarà stuzzicante anche da leggere sui quotidiani, visto che l’interesse che graviterà attorno a questi quattro principali protagonisti sarà molto alto. Noi italiani sogniamo una doppietta per Basso, ma sapendo che in questa scacchiera rovente per il sole di luglio, le varianti potrebbero essere molte. Varianti che si chiamano Cadel Evans se avrà recuperato la forma del Giro (in calando nella terza settimana italiana), e avrà una squadra decente. Varianti come Denis Menchov, che ha saltato il Giro per tentare l’assalto al Tour. Ci sono tutti gli ingredienti per un Tour straordinario.
Ma luglio è mese di festa anche per il ciclismo di casa nostra, con l’avventura numero 21 del Giro-Donne. L’Italia si affida ad un nome tra le grandi, Tatiana Guderzo, per affrontare e controbattere i nomi pesanti di Claudia Hausler, vincitrice 2009, e della fuoriclasse olandese Marianne Vos. La prima può appoggiarsi alla sua Cervelo Test Team, forse la miglior squadra in assoluto, la seconda ad un tasso di classe e completezza che nessun’altra atleta raggiunge. La nostra Guderzo non ha una formazione (GS Valdarno) all’altezza delle altre formazioni. L’unica speranza è che la veneta arrivi al Giro nel miglior momento di forma e così anche le sue compagne di squadra. Dal Giro del Trentino è arrivato il nome di Emma Pooley. Lo scricciolo inglese è uscito dalla breve corsa a tappe italiana, con una gamba in grande spolvero. Potrebbe essere lei l’atleta che fa saltare gli equilibri della generale, quando le strade saliranno, anche se avere la Hausler come capitana sarà cosa non facile per avere “via libera” nei momenti importanti della corsa. Ai 2.725 metri del Passo dello Stelvio, il penultimo giorno di gara, l’ultima parola.