«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

domenica 29 marzo 2009

GIORGIA BRONZINI IRIDATA!!



BELLISSIMA SODDISFAZIONE DAI MONDIALI SU PISTA, DOVE L’INNO DI MAMELI HA RISUONATO TRA LE DONNE NELLA GARA A PUNTI!

Il Corpo Forestale dello Stato e gli appassionati di ciclismo femminile, festeggiano il titolo del mondo di Giorgia Bronzini.
Una corsa attenta e grintosa è valsa la medaglia d’oro per l’italiana. L’atleta stessa ha detto – nel dopo gara – che voleva rispondere con i fatti ad un periodo per lei antipatico. Non c’era modo migliore, visto che la nostra velocista-pistard ha corso benissimo, e dopo la vittoria in Coppa del Mondo della specialità ecco arrivare l’iride. Il dopo Vera Carrara è iniziato nel modo migliore possibile; BRAVA GIORGIA!!

martedì 10 marzo 2009

20 ANNI DI GIRO...ROSA!!

CANINS, BONANOMI, MARSAL, LENKA, FANINI, LUPERINI, SOMARRIBA, BRANDLI, BOUBNENKOVA, COOKE, PUCINSKAITE. NON E’ UNA SQUADRA DI CALCIO FEMMINILE, MA NEL LORO PICCOLO SONO 11 REGINE. REGINE DI COSA?
COME PROMESSO QUALCHE TEMPO FA, ECCO UN POST TUTTO PARTICOLARE. IL GIRO-DONNE RAGGIUNGE LE 20 EDIZIONI (MA QUALCUNO SE N’E’ ACCORTO?).
AUGURI!!!

La storia del Giro d’Italia femminile iniziò alla fine degli anni ’80, quando un nome mitico del nostro sport – Maria Canins – venne scritto in cima alla classifica finale del 1° Giro d’Italia Femminile. Era il 1988, e la Canins vinse il Giro femminile a 39 anni. La Germania era divisa in due. Non esistevano atlete ucraine, russe, kazake o chissà da dove, ma si parlava di URSS. Il grande Enzo Ferrari sarebbe morto di lì a poco, Derrick risolveva delitti ogni giorno all’ora di cena, l’Olanda vinceva i Campionati Europei di Calcio, e un ragazzo mai sentito prima di nome Andrew Hampsten era arrivato dagli Stati Uniti per diventare il 1° statunitense a vincere il Giro d’Italia.
In Italia erano gli anni dei paninari, dei Ciao elaborati con la sella lunga, delle leggendarie Ragazze Cin-Cin (…”diventeremo amici”…”assaggia e poi mi dici”…), Mino Reitano cantava “Italia” e Paolo Valenti ci raccontava la domenica di campionato.
In questa Italia, iniziò la storia del Giro d’Italia Femminile. I primi anni era una manifestazione considerata quasi di cornice. Il ciclismo era una lista che parlava di Argentin, Saronni, Lemond, Fignon, Roche, Kelly, Fondriest. Il Giro-Donne sembrava puro intrattenimento più che un’evento sportivo.





Maria Canins. La prima regina del Giro-Donne. Era il 1988.

Con l’inizio del decennio successivo, la gara a tappe femminile sembrava destinata a confermare questa impressione. Le edizioni del 1992 e 1993 non vennero infatti nemmeno disputate, e la competizione in rosa assomigliava a una parentesi arrivata e passata in poco tempo.
Arrivammo alla prima metà degli anni ’90; l’austriaco Roland Ratzenberger e il brasiliano Ayrton Senna morivano al GP di San Marino di Formula 1 dopo due schianti terrificanti. La stella del vicentino Roberto Baggio illuminava Torino e l’Italia calcistica. Un giovane ciclista romagnolo di nome Pantani esaltava le strade del Giro d’Italia e Craxi era scappato da poco dall’Italia.
Con la ripresa del Giro-Donne, a metà degli anni ’90 arrivò un’atleta destinata a diventare la numero 1 per il ciclismo di casa nostra. Nata a Pontedera, in provincia di Pisa, il 14 Gennaio del 1974, Fabiana Luperini ha vinto (fin’ora) 6 Giri del Trentino, 4 titoli italiani su strada, 3 Tour de France per citare le gare più note al pubblico. Ma parlando di Giro-Donne, la campionessa toscana ha messo il suo nome in cima alla classifica finale 5 volte. Il suo dominio inizia nel 1995 per proseguire negli anni ’96, ’97, ’98 e poi ecco che nel 2008 arriva il suo 5° sigillo a 10 anni di distanza. Altre cicliste hanno fatto in tempo ad arrivare, diventare campionesse, ritirarsi, e la Luperini è ancora vincente.





Fabiana Luperini: 5 Giri d’Italia (con 3 Tour de France e una Vuelta). Il mito del ciclismo femminile italiano.

Si arriva alla fine degli anni ’90. Nel ciclismo maschile sono anni tremendi. Il doping è passato quasi ovunque, e l’immagine del movimento maschile è inquinata come mai prima. Dall’altra parte, ormai il Giro-Donne si afferma tra le gare di punta del calendario internazionale. Le atlete più forti al mondo incrociano le loro spade sulle terre dello stivale, e nei primi anni del nuovo millennio è il nome di Edita Pucinskaite a farsi largo a livello internazionale. Ma nella prima metà di questo decennio, arriva dalla Svizzera – terra di orologi, banche, cioccolato e aria buona – un’atleta che, con 3 vittorie (2001 – 2003 – 2005), merita menzione in seno alla gara italiana.
Nicole Brandli è nata il 18 Giugno 1979 e all’età di 21 anni vince il Giro-Donne. Si ripeterà altre 2 volte nel giro di pochi anni. La continuità da lei dimostrata nelle stagioni successive (2° posto nel 2006 e 2° posto anche nel 2007), le fanno guadagnare la citazione come ultima grande protagonista di una corsa che in questo 2009 raggiunge il 20° anno di vita.





Nicole Brandli: bella, bionda e… vincente! (3 Giri d’Italia con 2 secondi posti).

Ed ecco l’anno del Giro-Donne numero 20; è il decennio in cui un ciclista americano vince 7 Tour de France uno dietro all’altro, il Papa è tedesco, e il mondo ha smesso di parlarsi di persona perché ora usa uno strumento inventato (a quanto sembra) dalle forze armate americane negli anni ’60, che tramite un semplice filo del telefono collega tutti a tutto il mondo.
Oggi il Giro d’Italia femminile arriva alla 20^ edizione. Rispetto al 1988 gode di maggior attenzione, ma che è sempre un decimo rispetto a quello che è il fenomeno del ciclismo maschile. Ne è prova l’edizione 2007, dove non si sapeva ancora – a pochi mesi dall’inizio – se la corsa ci sarebbe stata. In quell’occasione infatti le tappe furono per buona parte delle frazioni in circuiti, vista la difficoltà di organizzare frazioni in linea senza qualche mese di anticipo. La corsa si svolse, ma fu nel 2008 che la manifestazione tornò ad essere più itinerante, come una gara a tappe dev’essere.
Ci sono persone che seguono le ruote rosa, ne parlano, magari ne scrivono da qualche parte. Ma esiste ancora una mentalità scema in cui la fatica delle donne non riceve l’attenzione che meriterebbe. Dalla Canins alla Luperini tanti sforzi sono stati fatti per aumentarne la visibilità, ma i risultati sono stati modesti. Se provate a raggiungere le mitiche pagine di Wikipedia dentro il Web, troverete poche righe nei confronti del Giro-Donne.
E sia. Teniamoci strette queste poche cose, con la speranza che la voglia di fare ogni anno qualcosa – anche soltanto poco di più, ma bene – sia sempre presente.
Intanto, caro Giro-Donne buon compleanno per queste 20 candeline. E che il vento della passione soffi forte su di loro!




Fiuuu!... che lavoraccio. Vabbé, ora preparatevi ad un post dedicato al doping per sapere la vostra su alcune cose. W il ciclismo donne, buon lavoro ad Ale che ha dato il via al nuovo sito, e via così.

giovedì 5 marzo 2009

Dilettante, ma quanto mi costi?


RIPORTO DA BICISPORT DI FEBBRAIO 2 TABELLE. SONO I COSTI DI UN GS UNDER 23 (DILETTANTI), PER UNA STAGIONE. IN QUESTO CASO SI TRATTA DI UN GS DI VERTICE. PER QUESTIONI DI SPAZIO NON RIPORTO TUTTE LE VOCI.

Totale spese: 460.500 euro. Dentro questa cifra ci sono alcune voci che dicono;

Medico 10.000
Esami atleti 5.000
Foto 5.000
Noleggio auto (2 ammiraglie) 15.000
Officina meccanica 6.000
Gasolio 20.000
Spesa alimentari 10.000
Telefono 5.000
Ritiri atleti 20.000
Alberghi/trasferimenti 7.000
Stipendi atleti (24) 135.000
Stipendi personale 118.000

ORA LE SPESE RICHIESTE DA GIORNALI O EMITTENTI TV, PER FAR APPARIRE ATLETI O SPONSOR DELLE SQUADRE. SEMPRE DA BS DI FEBBRAIO.

Anche qui riporto solo alcune voci.

Presentazione squadra con pranzo 15.000
Foto ufficiale GS 3.000
Servizio foto, 10 pagine, più invio foto su Mondo del Ciclismo, copertura foto per 12 mesi, servizi TV 15.000
Presenza su TV locale 2.500
Addetto stampa 12 mesi 10.000 (circa)

Non mi dispiacerebbe se Ale, che correva – mi corregga se sbaglio – da dilettante prima di metter su un blog sul ciclismo donne e girasse lo stivale in Cagiva, mi lasciasse una sua opinione/impressione su queste cifre “dilettantistiche”.
Ale, qual’era lo “spiegamento di forze” che faceva parte del tuo ambiente quando correvi? Com’era il tuo ciclismo da dilettante?

Nel prossimo post, doping e... le vostre opinioni su alcune cosette al riguardo.

domenica 1 marzo 2009

Marzo; l'editoriale.



LASCIO STARE (VOLUTAMENTE) LE BEGHE SPAGNA-C.O.N.I. & TORRI-VALVERDE.
ARRIVANO “EROICA”, PARIGI-NIZZA, TIRRENO-ADRIATICO; OBIETTIVO MILANO-SANREMO. CI ERAVAMO SCORDATI DI CANCELLARA, CHE DELLA SCORSA PRIMAVERA FU MATTATORE D’INIZIO STAGIONE? MA ALTRI ATLETI HANNO ANCORA IL DENTE AVVELENATO.
GIUSTO, POZZATO?

1° MARZO; MANCANO 67 GIORNI ALL’INIZIO DEL GIRO D’ITALIA.

Da qualche settimana la stagione è ben avviata. Le prime gare servono per preparare i motori al meglio in vista delle prime corse importanti del mese; Parigi-Nizza e Tirreno che, a loro volta, fanno da trampolino di lancio per la Sanremo. Personalmente mi ricordo le vecchie Sanremo – anche degli anni Ottanta per intenderci – dove lungo la salita del Poggio sapevi subito che inverno era stato da quelle parti, vedendo il livello raggiunto dalle tante cisterne d’acqua che le immagini dall’elicottero catturavano. Un’altra cosa ho notato. Oggi ci sono un sacco di serre, che 20 e passa anni addietro si contavano sulle dita di una mano. Che c’entra questo con la Sanremo? Una mazza!, perciò vado avanti che è meglio.
Ma senza andare ai tempi di Argentin o Fondriest, 12 mesi fa molti di noi seguirono in TV l’Eroica e ne rimasero affascinati. Lampi di ciclismo in bianco e nero, che diventava improvvisamente colorato. Da quelle strade sterrate e polverose, emersero due nomi pesanti come Cancellara e Ballan. Il primo avrebbe gioito – grazie alla Corsa dei Due Mari – fino alla Sanremo e per un niente avrebbe conquistato la sua 2^ Roubaix. Per Ballan, sempre a Roubaix, ci fu la lotta con lo svizzero e con l’altro gigante belga Boonen, e sul traguardo dell’inferno del Nord, il veneto nulla avrebbe potuto oltre un bel 3° posto. Il destino lo avrebbe premiato 6 mesi più tardi con un finale che anche noi ricorderemo per tanti anni. Anche il campione del mondo ha in testa la classica di primavera. Ma ci sono molti altri nomi che dovrebbero arrivare a Milano per partire da favoriti. Uno, forse più di altri, ha tanta voglia di Sanremo
Filippo Pozzato vinse la Sanremo quando era gregario di Boonen e Bettini. Si attaccò alle ruote dei fuggitivi per controllarli e approfittò da campione dell’opportunità che a mezzo chilometro dalla fine lo mise davanti a tutti. Vinse con un sorriso grande così, forse pensando al fatto che una possibilità come quella, mai l’avrebbe avuta se avesse corso da leader. Lo scorso anno ci furono altre recriminazione per lui. Quel Cancellara lasciato scappar via, poteva essere il suo trampolino per un 2° successo a Sanremo. Per molti ciclisti, un successo importante può rappresentare una piccola dannazione. Pensando proprio alla Sanremo, vi ricordate di Gabriele Colombo nel 1996, che vinse a 24 anni e di lì tutti ad aspettarsi un acuto di egual livello mai riproposto?
Qualche anno fa Pozzato se ne andò dalla Quick Step per trovare una squadra che lo facesse uomo di punta nelle corse di un giorno (con Boonen e Bettini capitani, come dargli torto?). Trovò la Liquigas che gliene diede le possibilità. Ma numerose sono le corse che, vai a sapere se per troppa sicurezza o paura di osare, andò a lasciare ad altri. Ora ha una squadra nuovissima dove le attese saranno abbastanza alte nei suoi confronti. Forse non potrà esserne la stella di prima grandezza, ma di certo le stagioni passano e un talento come quello del vicentino è ora che esca fuori a suon di risultati. La Sanremo è lì che aspetta anche lui.
Tom Boonen cerca da anni la classica di primavera. Per lui esiste la possibilità in volata, ma non sarà il solo; Bennati, Petacchi, Cavendish (se arriva in volata saranno rogne per tutti), sono lì per lo stesso motivo. Ostacolo per questi ultimi due il nuovo finale della gara. Un finale per gente come Ballan, Rebellin, forse Bennati o – hai visto mai? – Cunego. Altri nomi pesanti non mancano. Ci sarebbe anche Armstrong che ha Sanremo non ha mai combinato un’accidente anche se forse tornerà a correre più per respirare l’aria della costa ligure che non tentare il colpo gobbo. Da uno come lui ci si può aspettar di tutto. Non ci sarà Oscar Freire Gomez a causa di 2 costole rotte 10 giorni fa. Per lui solo una Sanremo in TV, dal salotto di casa.
Insomma, ecco Eroica, Parigi-Nizza, Tirreno, Sanremo e poi inizieremo i primi “processi” verso chi poteva e non ha fatto, vedremo se salterà fuori un nuovo campioncino, oppure se sarà la volta buona per un Rebellin che forse quest’anno è veramente all’ultimo atto. L’importante è che la stagione sia entrata nel vivo e che si parli di ciclismo pedalato (magari anche femminile). A buon intenditor ecc. ecc.