«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 23 ottobre 2014

Arriva il Tour e il Giro ringrazia

In attesa di sapere se la questione Astana-UCI sarà un fuoco di paglia o la ghigliottina per qualcuno (magari biondo, kazako, ex dopato, inchiodato da E-Mail trovate dalla Procura di Padova su una Liegi comprata, giusto per fare un immaginario e casuale identikit) il Tour del prossimo anno strizza l’occhio agli scalatori e ai passisti scalatori. Christopher Froome (che in salita fermo non è) l’ha capito al volo ed ha fatto intendere che il Giro d’Italia dovrebbe diventare il suo momento principe della stagione. La tanta salita nell’ultima settimana transalpina – per la felicità di Quintana e Contador, con Nibali per niente dispiaciuto – e la super-crono individuale della corsa rosa, hanno fatto si che il vincitore del Tour 2013 dirottasse le sue attenzioni all’Italia. Così, grazie ad un Tour difficile per le ascese e nemico del cronometro (solamente 14 i chilometri individuali e nemmeno 30 per la prova a squadre), il Giro acquista grandi possibilità di avere al via dalla Liguria un nome tra i più importanti al mondo, che va ad unirsi al mezzo si di Contador e alla quasi certezza di Aru, atteso all’esame di maturità dopo due stagioni piene di complimenti da ogni dove. Come detto da Nibali al microfono di Peppa Pig, se il siciliano dell’Astana viene al Giro non lo farebbe certo per fare il gregario ma bensì per vincerlo e quindi Aru per giocarsi una corsa dovrebbe virare verso la Vuelta, visto che il Tour aspetta Nibali in primis. Ma siccome Gesù Cristo Vinokurov ha ribadito che Aru è uomo Astana guardando al Giro, la corsa rosa potrebbe ritrovarsi con tre nomi di sicuro e forte interesse per la vittoria assoluta nella gara italiana. Notizie ottime per la banda rosa di RCS, visto che fino a un mese fa pareva che il Tour si sarebbe inghiottito – tanto per cambiare – quasi tutti i nomi più importanti. Certi che Quintana, Froome e Nibali guardavano alla corsa transalpina, che Contador era un po’ di qua e un po’ di la, RCS non aveva molti nomi ‘alti’ per lanciare il Giro dal punto di vista dell’attenzione mediatica perché Aru è un gran talento, ma non è ancora un big. Ora che il Tour ha fatto ‘scappare’ Froome, un Giro con il britannico e Contador, con Aru come terzo incomodo potrebbe far fare alla gara italiana un salto in avanti per quel che riguarda l’attenzione degli appassionati.

giovedì 16 ottobre 2014

"Vorrei ma...." ovvero, la storia dello squalo sdentato

Mentre vinceva il Giro 2013 raccontava della libertà che aveva acquistato andando all’Astana, rispetto all’allora Liquigas da dove proveniva perché lì; “Mi dicevano cosa mangiare e quanto, come allenarmi e quanto”. Una situazione drammatica, lo possiamo capire. Tant’è che Vincenzo Nibali ha fatto di tutto per portarsi appresso dalla Liquigas proprio il preparatore Slongo. L’uomo che in primis gli diceva quanto e cosa mangiare, quanto e come allenarsi. Oggi Nibali è talmente libero che – dopo aver vinto un Giro 2013, un Tour 2014, una Tirreno-Adriatico 2013 e un campionato italiano 2014 in maglia Astana, e con una Vuelta 2010 e una Tirreno-Adriatico 2012 già vinte prima – ancora non può aprir bocca sui programmi ciclistici che vorrebbe intraprendere. Il ciclista che nelle ultime tre stagioni è stato globalmente il migliore tra piazzamenti e vittorie nei grandi giri, deve rispondere sull’attenti a Sua Santità Vinokurov. Quello che forse i giornalisti dovrebbero smettere di far finta di non sapere è che risulta quasi del tutto inutile andare da Nibali a chiedere che calendario farà. Quando nella tua agenda hai appuntamenti con Primi Ministri italiani, Primi Ministri kazaki, con il Presidente della Repubblica Italiana (robetta insomma), quando il ‘capo’ ti fa rinunciare al Giro di Lombardia (una delle cinque classiche monumento) per una corsa in kazakistan inutile avere speranze che l’atleta possa contar qualcosa. Tornano in mente le parole che lo scomparso Giovanni Agnelli disse di tal Schumacher; “Certo, non lo abbiamo pagato un tozzo di pane”. Forse in Astana la vedono così ma in senso diverso; “Non ti paghiamo un tozzo di pane. Sull’attenti ragazzo!”. Nell’ultima settimana di novembre l’Astana dovrebbe decidere i calendari per l’anno prossimo, gli obiettivi stagionali e soprattutto con chi cercare di acchiapparli. Ecco, speriamo che il ragazzo – anche se a 30 anni il ragazzo è passato da un pezzo – si stufi presto e venga tacciato d’insubordinazione ciclistica. Se poi gli scappasse un bel vaff*****o, meglio ancora.

lunedì 13 ottobre 2014

Il bivio (per l'isola che non c'è?)

Dopo due stagioni fiacche, deludenti, zoppicanti, inconsistenti, grigie, l’ex “bocia” di Cerro Veronese cambia bandiera. Fuga dall’universo Lampre o scatto d’orgoglio?
Il nome dovrebbe essere Team Nippo-Vini Fantini e potrebbe rappresentare la rinascita o l’inizio del tramonto ciclistico di Damiano Cunego. Con l’inizio della stagione 2015 il veronese toccherà i 34 anni d’età, dopo diverse stagioni in cui ci è parso impossibile che in tante troppe corse, avessimo davanti un’atleta che dieci anni addietro era considerato uno dei più forti (e al tempo giovani) talenti ciclistici a livello mondiale. Damiano è l’ultimo vincitore italiano del Giro di Lombardia (2004, 2007 e 2008) e di lui si sono scritte tonnellate di roba, anche su questa pagina web, e nelle ultime stagioni spesso in maniera fortemente negativa. A meno che Cunego non si riveli un’atleta dalla longevità ciclistica molto spiccata (Voigt, Basso, Horner, Rebellin) questo cambio di casacca non è certo improntato a chissà quale seconda parte di carriera. A livello di risultati Cunego è da due stagioni sotto ogni aspettativa. Questo porta inevitabilmente al fatto che anche dal punto di vista dell’immagine, della caratura dell’atleta, l’italiano sia ormai un nome di secondaria importanza nelle corse più importanti. Come il lussemburghese Andy Schleck, gli alti (pochi) e bassi (troppi) dell’ex Lampre sono stati una costante delle sue ultime stagioni.
Condannato – ciclisticamente parlando – dalla vittoria al Giro 2004 (foto in alto) esce dalla Lampre in un periodo in cui il GS italiano è implicato nella silenziosa burrasca burocratica per l’inchiesta doping di Mantova. Tra i nomi Lampre che dovrebbero rispondere alle domande degli inquirenti c’è anche quello di Cunego – oltre alla maggior parte degli atleti, big e gregari, che vi hanno corso nella seconda metà del decennio scorso – e tenendo conto della velocità della burocrazia giudiziaria italiana, non è da escludere che tra il 2020 ed il 2075 dovremmo saperne di più. A parte il fatto che da parte Lampre vive l’italica speranza chiamata archiviazione per decorrenza dei termini, dal punto di vista sportivo la scelta di Cunego è chiaramente improntata all’uscire dal ciclismo più importante. La formazione Nippo-Fantini non può certo sperare di gareggiare in classiche del nord, o grandi giri esteri. E per Cunego scegliere una squadra di secondo piano era forse l’ultima possibilità di tornare ad essere un uomo di riferimento, dentro un gruppo (Fantini) che probabilmente concentrerà la sua stagione verso corse come la Tirreno-Adriatico, il Giro d’Italia, con la speranza di strappare una possibilità per la Sanremo o qualche altra classica estera di seconda fascia. Viene in mente Basso, che ha scelto di chiudere come gregario ben pagato in una squadra di vertice, mentre Damiano come uomo di punta (pagato certamente molto meno) in una formazione di seconda fascia, forse per capire se la sua personale l’isola che non c’è sia solamente una canzone o un qualcosa che gli riporti concretamente il sorriso.

giovedì 9 ottobre 2014

Andy dice "basta" e scende di sella.

Un ginocchio vigliacco che non vuole più saperne di guarire, ed il più giovane dei fratelli Schleck alza bandiera bianca.
A causa di continui problemi fisici relativi ad un ginocchio, che da diversi mesi lo facevano tribolare casua una caduta, il lussemburghese Andy Schleck ha deciso di ritirarsi dall’attività. Nelle ultime stagioni le sue prestazioni erano apparse sempre più deludenti, e spesso inspiegabili. Nonostante Andy non fosse mai stato un ciclista da 4 stagioni, e abbia sempre programmato con attenzione i sui sforzi con obiettivo Tour de France, questo malanno fisico si è rivelato la sua salita più dura. Un’erta che però il ragazzo ha capito essere insuperabile e di qui la decisione di lasciare il gruppo. Con il ritiro del più giovane degli Schleck si chiude la carriera di un talento che, seppur giovane, al tempo del Giro 2007 si fece conoscere impressionando gli addetti ai lavori. Chiuse al secondo posto l’unica partecipazione alla gara italiana dietro al super-dopato Di Luca, e gli venne assegnato il Tour 2010 per la squalifica retroattiva di Contador. Vinse l’edizione 2009 della Liegi con un’azione esemplare nel finale, che si rivelò incontenibile per gli avversari. Avrebbe voluto vincere un Tour in maniera totalmente diversa, senza sentenze, ricorsi, avvocati, squalifiche, confessioni o altro che uscisse da un’aula udienze di un tribunale. Ci furono anche altri problemi negli ultimi anni, ma siccome adesso siamo davanti ad un ex ciclista inutile, forse ingiusto, darne ulteriore evidenza. Ora lo aspetta il lavoro di papà a tempo pieno.

martedì 7 ottobre 2014

A letto, e senza cena, così impariamo!!

In alto i cuori! L’EPOca d’oro del ciclismo (che ci prende pure per il culo) non è ancora tramontata.
Una ridicola proposta di auto-sospensione di 8 (otto) giorni!, che però il gran capo UCI Cookson non ha intenzione di accettare come una sottospecie di dono di scambio, per via di due dopati Astana che ora forse rischia qualche testa importante. La notizia ormai è roba vecchia. La stampa ne aveva dato spazio nella due giorni Giro di Lombardia/presentazione Giro d’Italia. I due fratelli Iglinskiy, Maxim e Valentin, spariranno dal ciclismo a causa di uso d’EPO. Maxim – beccato alla vigilia della Classica di San Sebastian – ha detto di lasciar perdere le controanalisi, rinunciando a fare la figura di quello che per giocare a nascondino sceglie di nascondersi dietro il palo di un cartello stradale. Il fratello era già nei guai da tempo e ora avranno tutto il tempo che vogliono per pedalare assieme. Se va loro bene prenderanno 2 anni, forse 4, quindi tanti saluti e grazie per modo di dire. L’impressione è che Iglinskiy non abbia voglia di controbattere, perché in caso di scontro legale avrebbe la peggio ed il rischio di dover poi rispondere con nomi e cognomi è troppo grande. Meglio accettare la squalifica come dopato prima, l’aggravante di reticenza poi, e quindi uscire dal ciclismo senza il rischio di dover tirare in ballo qualcun altro. Chi può essere questo qualcun altro? Vai a saperlo. A nessuno viene in mente nessuno? D'altronde in Astana trovano spazio solo persone che non hanno mai avuto grane con il doping. D’accordo, ci scappa che ci sia un tizio che comanda e che si è fatto due anni per doping ematico, che sia poi sospettato di essersi comprato una Liegi, che abbia ingaggiato atleti che hanno fatto lo stesso tipo di vacanza, che sia stato ottimo cliente per molto tempo di tal dottor Ferrari, ma queste son cavolate, dai. E poi si sa che ormai doparsi è roba da ragazzini e quindi rispunterebbe il famoso discorso del; “Ho fatto tutto da solo, perché chi fa da se fa per tre, olé!” Ma di cosa ci preoccupiamo, vi pare? Applaudiamoli ancora come un Cipollini qualunque, così Suor Peppa Pig avrà altre favole da raccontarci, trattandoci come i soliti, cari, fedeli, meravigliosi, incredibili imbecilli coglioni.

Ecco il Giro (quasi) d'Italia 2015

Diverse le regioni lasciate fuori dalla nuova corsa rosa. Niente Dolomiti, niente sud Italia (se non poca cosa in Campania), super-crono nel trevigiano, un’arrivo in Svizzera e uno all’autodromo Enzo e Dino Ferrari).
Ci hanno provato, ma nonostante i lodevoli sforzi fatti dalla RAI, la presentazione il Giro 2015 ha ricevuto una buona visibilità sulla stampa e quindi attenzione dal pubblico. E così anche quest’anno una corsetta da sagra paesana, a quanto sembra denominata Giro Ciclistico d’Italia 2015 (si dice sia fatta da persone che usano macchine di metallo chiamate biciclette…), è stata presentata nei TG sportivi RAI con un’imponente spiegamento di mezzi e uomini, che al massimo della loro potenza sono valsi un commovente servizio televisivo di quasi 90 secondi. Questa competizione ciclistico-sportiva che pare, sembra, si vocifera, goda di una certa notorietà pubblica, da due anni è questione RAI solo per la messa in onda primaverile. Per il resto la tivù di Stato ha riproposto una visibilità pari quasi allo zero di quello che un tempo era un momento molto gradito e molto sentito dagli appassionati, cioè la presentazione dell’evento. Ma siccome adesso la RAI non può più sbandierare il Giro come fosse figlio suo (lo ha fatto per buoni 15 anni), allora ecco che i servizi al riguardo meglio vadano verso una specie di minimo sindacale, in maniera che questo modo di lavorare non possa comunque essere bollato di menefreghismo. LA CORSA: saranno 7 gli arrivi in salita, con i traguardi sull’Abetone (5^ tappa), Campitello Matese (8^), Monte Berico (12^), Madonna di Campiglio (15^), Aprica (16^), Cervinia (19^) e Sestriere/Colle delle Finestre (20^). L’inizio è una vero è proprio Giro della Liguria, con 4 giorni filati nei pressi del Mar Ligure, poi giù lungo le coste del Mar Tirreno fino in Campania, lungo trasferimento per risalire e ripartire da metà Stivale (costa adriatica), dove si risale verso il Veneto che darà vita ad una super-cronometro individuale di 60 chilometri (si sfioreranno forse gli 80 minuti di corsa), che potrebbe dar vita a distacchi molto pesanti. Poi le Alpi del nord-ovest italiano a mettere il timbro nell’ultima settimana. La partenza avverrà in Liguria a San Lorenzo a Mare sabato 9 maggio, la conclusione è prevista a Milano domenica 29 maggio, 21 tappe, 2 i giorni di riposo (lunedì 18 e lunedì 25), i trasferimenti sono stati finalmente ulteriormente limati.
PROTAGONISTI: quasi certo Contador, sicuro Aru, quasi certo Uran (da due anni 2°), tutti gli altri da Nibali a Kwiatkowsky (o come diavolo si scrive!), da Quintana a Froome sono ancora un punto di domanda, più verso il no che verso il si. PARTICOLARITA’: la prima tappa del Giro sarà una crono-squadre di 17 chilometri e mezzo, percorsa interamente su percorso ciclabile. È la prima volta che succede. Ci sarà uno sconfinamento in svizzera (arrivo a Lugano mercoledì 27), e la frazione numero 11 partirà da Forlì per concludersi all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari. Si diceva delle Dolomiti lasciate da parte, così come Friuli Venezia Giulia, Sicilia, Sardegna, Puglia, Basilicata, Abruzzo, Umbria. E chissà che continuando in questa maniera, il prossimo anno la presentazione del Giro d’Italia 2016 non avvenga il giorno dopo quello appena finito il Giro 2015. Ci sarebbero poi un paio di problemucci doping all’Astana, ma di quello si può scrivere anche tra un po’.

mercoledì 1 ottobre 2014

Ottobre; l'editoriale

Se Tizio avesse…., se Caio magari….., se lo scatto di Sempronio…., un’Italia spenta proprio nel momento decisivo, ma (oilalà!) pare non sia stato così.
“Un motivo per tirare le orecchie al CT Cassani? Potrebbe essere quella di aver detto a fine gara iridata che, dopo avere mesi addietro visionato il percorso, con Ulissi avrebbe avuto, fatto, impostato un finale diverso. Cosa mi vieni a tirar fuori discorsi che si sapeva da settimane erano impossibili? Andiamo su! Per il resto non possiamo pretendere che l’Italia fosse chissà cosa. In questo momento il nostro ciclismo è buono, ma oltre il buono c’è solo Nibali (che si è visto soltanto quando è stato inquadrato dalla tivù spagnola mentre si rialzava dalla caduta nel 4° giro). Il migliore dei nostri è stato De Marchi, che aveva funzioni da gregario per gli ultimi 60/80 chilometri e invece si è ritrovato a fare quello che doveva fare Visconti. La notizia potrebbe essere allora che le elite donne non hanno beccato medaglia. Era dai Mondiali varesini, 2008, che non capitava, ma intanto ancora le donne hanno ri-salvato il sedere alla Federciclo, con l’argento delle juniores. Chiuso il periodo dei Pozzato, Paolini, Cunego, Basso, Scarponi, Quinziato siamo adesso in quelli di Nibali, uno scalino più basso Ulissi e Visconti e di Moser vai a sapere dove metterlo. Colbrelli, primo dei nostri, parlava del fatto che l’importante era; “…essere stati protagonisti”. Caro Sonny, protagonisti quando? A 60 chilometri dall’arrivo? Evviva, tutti a casa contenti perché i nostri hanno svegliato una corsa soporifera. L’impressione è che il ‘materiale umano’ attualmente a disposizione di Cassani sarà questo per alcuni anni. Tra gli Under 23 viviamo di 100 speranze che crescono in un mezzo deserto di progetti e idee. Con gli elite arrivavamo da un Mondiale fiorentino con un’età media di 30 anni. Abbiamo una schiera di velocisti (Modolo e Ferrari per dirne due, ma si potrebbe fare i cattivi anche con un’altro paio) che vincono a febbraio in corse che i campioni usano per trovare la gamba, ma tanto basta per esaltare giornalisti più superficiali che a volte necessitano di un titolo. Scrivendo di stampa specializzata, una cosa si è capita in maniera abbastanza chiara. L’unica possibilità esistente che Cassani venga criticato dai giornalisti RAI sarà (forse) quando il CT sfascerà una sedia sulla schiena di Suor Peppa Pig o Conti. Per il resto, avesse convocato anche Saronni o Giovan Battista Baronchelli, avrebbero detto che voleva giustamente atleti d’esperienza. Con la speranza che quindi una sedia vada prossimamente in frantumi in diretta tivù, questa è la situazione (anche giornalistica) attuale, e da questa per ora non ne usciamo.“