«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

domenica 5 luglio 2015

Giro-Donne 2015; prologo e prime giornate di corsa.

L’acuto italiano della Guareschi “Pensavo al Giro da due mesi e volevo vincere!” è la firma italiana nei primi giorni della corsa. La Guarnier guida la corsa dopo la 2^ frazione con l’arrivo a San Fior Di Sotto, e il circo è tornato in città. Primi giorni di corsa per il Giro-Donne che, come da tradizione, non è stato pubblicizzato dalla RAI, mentre dalla Francia sapremo anche quando Nibali andrà in bagno e quanti cucchiaini di zucchero metterà nel caffé. Già in palla Gigi Sgarbozza, che fin dalla prima giornata di corsa ha saputo far capire di essere un commentatore con due palle così. In quel di Lubiana, nel mini-crono-prologo di due chilometri – pura vetrina su percorso ridicolo – la spalla tecnica di Piergiorgio Severini si esprime sulla pedalata dell’olandese Knetemann; “Questa atleta sta spingendo un rapporto un po’ troppo duro. Fossi in lei userei un dente in meno” per chi capisce un pelo di ciclismo, facile capire a che punto siamo con l’uomo che trasforma la vincitrice del prologo – Van Vleuten, anche lei olandese – in una tal; “Van Vlottenen”. Insomma, il circo è tornato in città. Giuseppe Rivolta, patron della gara, si esprime molto positivamente su quello che è stato il lavoro per sistemare la ‘sua’ creatura; “Credo che noi, come organizzatori, stiamo dando alle atlete il massimo per impegno e organizzazione, per gestire al meglio tutto quello che siamo capaci di fare. Molte ragazze sono contente, mi hanno fatto i complimenti anche per come si è lavorato sul discorso riguardante l’immagine e la preparazione di Lubiana.” Il prologo è dominato dall’Olanda con il trio Van Vleuten (o Van Vlottenen per un certo tizio) seguita dalla Brandt e dalla Knetemann. Nel post-prologo spazio al settimo posto di una soddisfatta Valentina Scandolara (Orica); “Chiudere il prologo a solo 3 secondi dalla vincitrice mi da morale e anche convinzione sul fatto che la mia condizione è già molto buona”. La 1^ tappa vera, Kamnic – Lubiana di 102 km. ci regala il bell’acuto di Barbara Guareschi, 24 anni, bergamasca, alla sua 1^ vittoria al Giro; “Ad essere sincera – affermerà nel dopo gara l’italiana – pensavo al Giro da due mesi, volevo vincere, volevo partir bene. Ho cercato la vittoria tutto l’anno e forse non ero riuscita a centrarla perché l’ho cercata troppo. Oggi la mia squadra è stata grande, ed è da gennaio che lo è. La gioia mia era anche per i sacrifici che fanno le mie compagne.” Nella terza giornata di gara (però 2^ frazione) si arriva in Veneto. L’Analfabeta fin dal giorno prima aveva parlato con convinzione di una frazione per velociste, tant’è che durante la notte sono spuntate due salite nel finale con pendenze che superano il 10%. Succede quando per l’ennesima volta leggi la tappa sbagliata nei fogli che ti mettono sotto al naso. La Gaiarine – San Fior Di Sotto è animata nel finale da un gruppetto di atlete di rango, con alcune favorite alla vittoria assoluta. Chi ha la meglio è Megan Guarnier che conquista tappa e maglia rosa in una giornata molto pesante per il caldo. Tra le componenti del gruppo delle prime atlete giunte al traguardo anche la nostra Longo Borghini che però fa pensieri da gregaria; “Sono contenta della mia prestazione (4^ di giornata) e nei prossimi giorni cercherò di aiutare Mara (Abbott) per centrare l’obiettivo principale che è quello di vincere la corsa”. Chiudo con una frase che l’Analfabeta ha regalato ai telespettatori durante la 1^ tappa per capire che nel ciclismo non t’inventi niente; “Bisogna sempre stare davanti per evitare le salite!” Ecco, per ora fermiamoci qua ch’è meglio.

mercoledì 1 luglio 2015

Luglio; l'editoriale

La disfida ciclistica dell’imminente Tour non è solo un duello sportivo contro l’atleta che ha vinto l’ultimo Giro d’Italia, ma di un ciclista che sfida il ciclismo programmato.
“Christopher Froome pedala da mesi solo per il Tour, Vincenzo Nibali pedala da mesi solo per il Tour, Nairo Quintana pedala da mesi solo per il Tour. Ecco perché se da un lato c’è il fascino della doppia ricerca di vittoria Giro/Tour che Contador non ha mai nascosto, dall’altra ci saranno tre atleti di altissimo livello che non avranno appigli se l’iberico dovesse riuscire nel colpo grosso. Da diversi mesi il trio Quintana-Nibali-Froome si allena, pensa, pedala e programma ogni settimana di ogni mese cercando la vittoria francese. Dall’altra Contador che non ha niente da perdere dallo sfidare questi tre atleti che arrivano in Francia certamente meno logori, e che di certo non avranno paure su un eventuale calo nella terza settimana, quella che potrebbe essere eventualmente letale per lo spagnolo dal punto di vista delle energie. Sembra di assistere al vecchio ciclismo che cera di contrastare il nuovo ciclismo. Il ciclismo dell’atleta che corre buona parte del calendario e quello che sei mesi prima decide che la sua corsa è quella e non questa e che per questa ci sarà tempo, forse, l’anno prossimo. Per questo vien quasi da fare il tifo per Contador. Se l’iberico dovesse farcela contro tre atleti che si preparano da diversi mesi guardando solo al Tour, sai che smacco per il ciclismo programmato a tavolino?”

venerdì 26 giugno 2015

Dal tutto al niente, con poco in mezzo.

Dopo l’assegnazione del titolo nazionale a cronometro andato di recente ad Adriano Malori, riemerge un dato che tra le righe continua a deludere.
Le gare che assegnano i titoli nazionali a cronometro, o quelle organizzate dalle società che precedono di poco il giorno dell’assegnazione, sono da sempre un’ottima cartina di tornasole per valutare la ‘salute’ di questa specifica specialità ciclistica. Come da tradizione anche stavolta pare tirare aria pesante nelle corse contro il tempo. Dalla corsa juniores – bacino (in teoria) per il domani – fino alla corsa che assegna il titolo tricolore per gli elite uomini. Se nella prima occasione, inserita nel calendario nazionale, troviamo nientemeno che l’esorbitante numero di una quindicina di ragazzi partecipanti (per rassicurarci sul fatto che il futuro è nostro forse), nella seconda troviamo l’ennesimo titolo per il bravo Adriano Malori, che si è imposto davanti ad una schiera di cronomen di chiara fama; Moreno Moser e Daniele Bennati! Il primo che da due stagioni piene è scomparso dalle classifiche che contano, il secondo che da sempre ha una carriera ch’è improntata come velocista. Pazzesco che di fronte ad una disparità di valori così netta, la RAI abbia esaltato la vittoria di Malori senza dire due parole sul baratro che da anni e anni e anni continuiamo a coltivare nella specialità del cronometro. Togliendo il forte Malori (che nemmeno per sogno merita di vedere svilita anche minimamente la sua applicazione e la sua dedizione alla specialità), quanti atleti possiamo vantare come abili a cronometro negli ultimi vent’anni? A meno che non si voglia contare l’argento di Noemi Cantele nel 2009 ai Mondiali di Mendrisio. Quali atleti possiamo considerare come cronomen nel nostro passato, senza scomodare Coppi con il suo Record dell’Ora negli anni ‘40, o anche Moser che tre decenni addietro stabilì lo stesso primato, lasciando da parte il dettaglio dell’avere un tal Conconi ed un allora giovane tal Ferrari appresso. Malori emerge da una mediocrità che ha delle basi cultural/ciclistiche che difficilmente cambieranno. Perché se chiedi ad un giornalista affermato o ad un ragazzino di 15 anni quali sono i nostri ciclisti più noti degli ultimi decenni, sentirai parlare di Bartoli, Basso, Pantani, Nibali, Bugno, Fondriest, Cunego, Argentin, Cipollini, Chiappucci, magari Simoni, forse anche un Di Luca o un Rebellin. Quasi tutti questi atleti (a parte Bugno e Basso che si difendevano) non hanno mai avuto niente a che fare con il cronometro. Il famoso ragazzino di cui si scriveva un momento fa probabilmente ha già dimenticato Marco Pinotti, e forse tra dieci anni solo gli appassionati veri ricorderanno Adriano Malori.

sabato 6 giugno 2015

Le borracce si stanno svuotando?

Per quanto nessuno si aspettasse più chissà cosa, due vecchi protagonisti del nostro ciclismo hanno corso un Giro al di sotto delle attese.
Quando a fine inverno arrivò la notizia che Cunego avrebbe corso il Giro d’Italia con la Nippo, due domande arrivarono quasi automatiche. La prima era se Cunego ne avesse ancora (di birra e di voglia), la seconda era come fosse possibile che una formazione modesta, volenterosa ma modesta, come la Nippo avesse avuto carta che canta per un invito ad una corsa importante come il Giro. Da quello che abbiamo visto Cunego sembra avere più voglia che gambe. La sua caduta al Giro dispiace, ma fino a quel momento Damiano era sempre rimasto nell’ombra. C’è anche da dire che il livello medio/basso – almeno a livello internazionale – della sua formazione non dovrebbe permetterci di vederla protagonista su gare extra-confine. Ed in più ecco la caduta del veronese al Giro, che dovrebbe tenerlo lontano da una forma decente fino a tutto giugno. Finito male il Giro, per lui anche il Campionato Italiano scappa via, e ci auguriamo che prima della fine della stagione o della carriera – Damiano dovrebbe aver firmato con la Nippo un biennale – ci sia un’occasione per rivedere scampoli di quello che dieci anni fa era considerato uno dei migliori talenti del mondo, sia nelle corse a tappe, sia in linea, visto che con Cunego parliamo dell’ultimo vincitore italiano del Giro di Lombardia, corsa che il veneto ha vinto tre volte.
Tesserato da patron Tinkoff per diventare gregario di lusso di Contador, Basso ha fatto parte di quella metà squadra che spesso spariva quando le tappe entravano nella loro fase decisiva. Un atleta del suo livello – due Giri vinti e due podi al Tour – te lo aspetti presente nelle giornate più importanti, invece Contador ha dovuto contare molto su se stesso mentre la sua Saxo lo lasciava spesso solitario con alcuni uomini Astana invece ben presenti. Un Basso e una Tinkoff del livello visti al Giro rischiano di non essere sufficienti per l’iberico al Tour, dove Nibali e Quintana arriveranno con le rispettive squadre a totale disposizione, com’anche più ‘freschi’ dal punto di vista fisico. E tenendo conto che Basso sapeva da mesi che al Giro avrebbe dovuto presentarsi in una forma migliore, se un atleta della sua esperienza si presenterà in Francia allo stesso livello del Giro, allora non sarà più questione di un corridore che (in tal caso per la seconda volta) ha sbagliato l’avvicinamento, ma forse di un ciclista che non ha più niente da esprimere ad alto livello.

martedì 2 giugno 2015

E adesso spagelliamoci.

Puntuali come la solita dichiarazione dei redditi (il periodo è quello), tornano le pagelle ‘fuori giri’ dedicate al Giro. Qualcosa resta sempre fuori, portate pazienza.
VOTO 36 a Piergiorgio Severini; manca poco alla partenza della tappa del 24 maggio. Severini viene mandato a strappare un’intervista a Contador a pochi minuti dal via. Ma GazzettaTV è arrivata prima tesoro mio. Nessuno ha però avvisato l’amico che il suo microfono è ben aperto è il telespettatore può riceverlo forte e chiaro; “E che vuoi che ti dica….quelli della Gazzetta fanno come cazzo gli pare!....” Sul volto di Mecarozzi, conduttore di Giro-Mattina, spuntano in veloce rassegna le tinte di tutte le maglie delle varie classifiche. VOTO 9 all’Astana (quattro vittorie, 2 atleti sul podio) e a Contador che ha vinto il Giro quasi da solo (Saxo-Tinkoff 4). VOTO 8 a Gilbert che ha piazzato due belle vittorie, ad Aru che ha piazzato due belle vittorie, a Landa che ha piazzato due belle vittorie, a Modolo che ha piazzato due belle vittorie. Curioso notare come nelle prime 14 tappe avevano vinto 14 nomi diversi. Poi è stato tutto un bis. VOTO 7 al serale della 19:30 di Gazzetta TV; chiariamo, non entusiasma troppo, ma è la prima edizione e le domande fatte ai protagonisti dai giornalisti Gazzetta sono meno scontate di quelle (spesso noiose) che escono da una certa trasmissione RAI del dopo-tappa. VOTO 6 a un bel Giro per il fatto che abbiamo visto come usando solo l’Italia puoi fare tappe tecnicamente molto belle, senza trasferimenti a raffica. Ma il sud Italia è stato messo all’angolo. Il prossimo anno pare si riparta dall’Olanda. Puoi menarmela con la passione, ma pare che un assegno firmato valga pure di più. VOTO 5 a chi (Conti Giuseppe) rompe le balle per via della crono (una!) molto lunga. Il percorso era ottimo per far tirare fuori le palle agli atleti al via. Che smetta lui di romperle. Se il ciclismo di oggi ha sempre qualcosa che non va lo molli e sparisca. VOTO 4 a Gigi Sgarbozza; Dà un tocco di vivace simpatia alla trasmissione della mattina, ma qui continuiamo a sfiorare l’analfabetismo puro. La domanda non è retorica; avrà fatto le suole medie? VOTO 3 a Baffetto e facciamo il bis con l’amico “W Balmamion!”; Perché (essendo gente in pensione) non togliersi dalle sacrosante palle per lasciare spazio a gente che ha 30 anni di meno e probabilmente più bisogno di lavorare? Hanno una pensione troppo misera per tirar sera? VOTO 2 ai capelli tinti di rosa di patron Tinkoff; c’avrà pure i miliardi, ma faceva veramente schifo! VOTO 1 a Tom Boonen; se deve venire al Giro per fare presenza poteva starsene in Belgio ad aspettare la prossima Roubaix. VOTO 0 per il solito piattume del dopo tappa; sempre gli stessi a cantarsela tra loro, Cipollini trattato come Dio fatto ciclista perché il telespettatore meno sa e meglio è (per loro), il tutto condito da decine di considerazioni da parte della conduttrice del calibro tipo; “Beppe, quando piove è meglio avere l’ombrello che non averlo”. Poi ti domandi perché un giorno ti stufi di Bicisport e compri CyclingPro.

Giugno; l'editoriale

Un bel Giro, con un vincitore che ha meritato, con buone notizie ‘azzurre’ e con situazioni televisive che all’appassionato informato – e non disposto come ancora troppi a turarsi il naso pur di avere lo spettacolo – forse non sono troppo gradite.
“Tre settimane addietro la speranza – della Gazzetta in particolare – era di vedere un ragazzo sardo che attaccava e sconfiggeva il gigante iberico. Non è andata esattamente così ma Fabio Aru ha comunque chiuso da campione il Giro d’Italia, riuscendo a vincere due tappe in cui era chiamato all’appello. Alberto Contador era troppo per lui. Lo spagnolo – che ha vinto il Giro quasi da solo vista la pochezza della sua Saxo in molti momenti della corsa – ha patito (caduta a parte) una sola giornata dura, la penultima, l’ultima veramente faticosa con il Colle delle Finestre che lanciava il gruppo verso Sestriere. Aru ha fatto tutto quel che poteva, l’Astana ha fatto lo stesso, la differenza è stata data dal fatto che Contador non ha vinto sette-barra-nove Grandi Giri per Grazia ricevuta. È riuscito ad amministrare nel finale una vittoria costruita con la pazienza nei primi dieci giorni, con una botta pesante agli avversari nella maxi-crono di Valdobbiadene, e con la testa nei tre chilometri finali del Colle delle Finestre dove ha patito stanchezza. È stato un Giro dove sono mancati diversi protagonisti, anche se attesi a ruoli diversi. Uran non è mai stato in corsa e il ‘Ciccio’ tanto simpatico a Peppa Pig sarebbe ora ridesse di meno e ‘menasse’ di più. Richie Porte è riuscito a cadere senza spiccare mai il volo, forse capendo che quando non ne hai più, non ti cambia dormire da solo in un Motor-Home simil sala operatoria. Cunego ha fatto parlare di se per essersi sfasciato una clavicola, Basso per farsi vedere in difficoltà ad ogni salita o quasi. Però ci sono state buone notizie per il CT Cassani; Aru non parrebbe un fuoco di paglia, se Dio vuole Viviani e Modolo potrebbero essere usciti dal novero dei vincitori di febbraio e Ulissi non ha dimenticato come si vince. Siamo all’incirca nella stessa situazione di un anno fa, ma quest’anno la situazione sembra intavolata in maniera migliore. Note stonate arrivano dalla RAI, dove Cipollini continua ad essere trattato come se alcune tabelle spagnole non fossero mai esistite, e sarebbe gradito che Re Imbroglione prima di andare a fare il chiacchierone in tivù, lo facesse anche in altri ambiti dove avrebbe ben altre risposte da dare nei confronti di quattro pagine Gazzetta tutte per lui uscite due anni fa. Un’altra nota che riguarda sempre la RAI. Due anni addietro Savoldelli (noto smemorato colpito l’anno scorso dal virus denominato “Procura Anti-Doping del CONI”) definì assurdo che l’UCI avesse vietato l’assunzione di sostanze di recupero tramite iniezioni. In questo fu allora idealmente abbracciato da Suor Alessandra nota smemorata su questioni doping. A distanza di tempo non pare che vietare flebi di sostanze di recupero da ficcare in vena abbia provocato morti e feriti. Mentre di morti se ne contano con il doping, e con l’omertà per proteggere lo spettacolo.”

sabato 23 maggio 2015

Fuori giri; quando Icaro venne al Giro convinto di volare.

Il ciclismo totale, calcolato, ascetico di Sky e quello costruito in maniera meno perfetta e più concreta che poi ti frega facendo la differenza. Nei primi giorni del Giro, la cosa della corsa che (fuori corsa) interessava di più era il ritiro del tasmaniano Richie Porte del Team Sky. Un alloggio esclusivo e lussuoso dentro un Motor-Home. Ogni comodità possibile, con l’obbligo categorico per i (pochi) giornalisti ammessi a sbirciare – senza esagerare – a lavarsi e disinfettarsi le mani prima di accedervi. “Anche negli ospedali osservano queste regole” la risposta dei tecnici in nero-blu. Ma questo è solo un aspetto del ciclismo totale che il Team Sky ha portato nel ciclismo. Giro d’Italia che a Sky trovano sempre indigesto. Ricordiamo il Giro naufragato di Wiggins due anni fa. Un Giro finito ancor prima d’iniziare veramente. E oggi quello di Porte, che in questa corsa rosa non ha mai preso davvero quota ricordando il caro Icaro, che cercò di volare con ali di cera avvicinandosi però troppo al sole. Giovanni Trapattoni disse; “Anche Icaro volava, ma era un pirla!” Ecco, Porte non va reputato un pirla, ma vi è un’immagine che ha raccontato l’ennesima pagina discutibile del ciclismo totale di Sky. Nella caduta che a tre chilometri dall’arrivo ha tolto la maglia rosa a Contador facendola cadere sulle spalle di Fabio Aru – l’arrivo è quello di Jesolo – mezza Sky a guardarsi l’un l’altro in attesa non sanno manco loro di cosa. In quel momento di eclissi ciclistica britannica, Tosatto (Tinkoff) scende di bici senza esitare un istante, dribbla ciclisti e biciclette sparse sulla strada, fa un fischio al suo capitano che in capo a poco tempo sale in sella e riguadagna la strada. Gira voce che Tosatto avesse la mezza idea di ritirarsi alla fine della scorsa stagione, ma che un ciclista iberico noto dall’autunno 2011 come “er bistecca” gli abbia detto che lo voleva ancora in squadra, convincendolo a ripensarci. Si, forse è stato un ignaro Alberto Contador ad aiutare se stesso a districarsi in pochi secondi da quel groviglio di carbonio bagnato dalla pioggia. Con buona pace dei disinfettanti.