«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

venerdì 24 maggio 2013

ANCORA POSITIVO!

Facciamo una bella cosa? Scrivete voi quel che vi sentite di scrivere, che io preferisco lasciar perdere.

domenica 19 maggio 2013

Ammiraglia azzurra. Sarebbe anche il caso di darsi una mossa.

Quando sapremo con un minimo di certezza chi sarà, o è già, il Commissario Tecnico della Nazionale? Bettini gironzola – non tanto in verità – per gli arrivi di tappa e viene chiamato CT, ma se non siamo rincitrulliti del tutto alcuni mesi fa Maximilian Sciandri venne dato dalla nostra Federciclo come imminente boss dell’ammiraglia italiana. Male non farebbe se qualcuno poi spiegasse che accidenti di lavoro puoi mettere in piedi, quando ficchi Sciandri nell’ammiraglia a tempo super determinato (praticamente quello del premondiale e poi dell’evento stesso), senza certezze sul dopo. Un CT part-time? Ma la nostra Federazione non voleva mettere in piedi un progetto di rinnovamento? E chi siamo, San Marino (con tutto il rispetto, sia chiaro)? In più avere un CT che lavora come diesse per la BMC, che non ha mai avuto richieste ufficiali da parte della nostra FCI, nonostante la stessa formazione svizzera abbia fatto sapere alla stessa che sarebbe il caso che questa benedetta richiesta venisse fatta. Questione di soldi? Stiamo freschi allora! Luca Scinto, Direttore Sportivo della Vini Fantini, lo farebbe anche gratis in caso di un incarico da Commissario Tecnico a servizio temporale limitato. Bettini ha invece sempre mugugnato per il magro stipendio. Farà il Direttore Tecnico Generale. Che roba sia non si sa, e cosa faccia un ‘DTG’ ancora meno. E cosa voglia Paolo, che negli ultimi 4/5 anni di carriera era un ciclista di vertice, non si capisce. Di certo le sue mensilità da ciclista non erano roba da gregario nelle ultime vittoriose stagioni. Se poi si è mangiato il conto in banca affari suoi. Se dovessimo buttarla sul discorso merito-crazia, oppure sulla competenza del mestiere, il CT rosa Salvoldi dovrebbero legarlo al sedile. Ma come disse tempo addietro Giorgia Bronzini a CYCLINGpro; “Salvoldi è un tecnico speciale. Si fosse dedicato agli uomini forse l’avrebbero fatto fuori subito: in quel settore la competenza non è un requisito richiesto, anzi a volte è un’ostacolo”. Uno dei ciclisti più intelligenti che il nostro ciclismo ha avuto negli ultimi 40 anni è stato Moreno Argentin. Ma il veneto da troppo tempo segue in maniera solo superficiale le due ruote. In più il carattere di Moreno garantirebbe sicuro spettacolo nelle riunioni con i dirigenti, ma proprio per questo durerebbe poco. Maurizio Fondriest sarebbe perfetto per serietà del lavoro, ma lo sport a quei livelli è anche politica. Non sappiamo quanto la sopporterebbe. Se Argentin è uno che farebbe sbattere la porta nell’andarsene, Maurizio starebbe zitto ma se ne andrebbe anche prima. Saronni ormai è stato nominato tante di quelle volte negli anni passati, che se non è mai diventato CT un buon motivo ci sarà. Purtroppo di Ballerini ce ne sono pochi. La sua disponibilità era unica. Girava l’Italia per essere presente a serate, talvolta veniva pagato con una cena e due grazie, presenziava alle corse dei ragazzini, alle granfondo, alle corse importanti e meno, scuole. Se Sciandri sarà il nuovo CT deve iniziare a lavorare adesso. Siamo nell’anno dei Mondiali casalinghi. I pretendenti alla maglia della Nazionale saranno più del solito, e se questo è vantaggioso per la lista delle possibilità, questo rende più difficile lo scegliere la rosa degli atleti (con Nibali e Moser che saranno i due riferimenti su cui la squadra verrà costruita). Se invece Sciandri verrà fatto CT all’ultimo momento, tanto vale mettere lì uno Scinto qualunque, che magari costava anche meno (per poi ritrovarci però punto e a capo).

lunedì 13 maggio 2013

Quando omertà e silenzi infiniti profumano di presa per il c**o (nostra).

La notizia riguardante le ormai famose tabelle di Eufemiano Fuentes – il dottor doping del decennio scorso, degno erede di Conconi (in ‘faro’ degli anni ’80) e di Ferrari (quello degli anni ’90) – che hanno fatto finire sulla prima pagina della Gazzetta l’ex Re Leone Mario Cipollini ad inizio febbraio, ha fatto si che da quei giorni Re Imbroglione sia totalmente scomparso, eclissato dalla scena. Ogni anno, dopo essersi ritirato, non mancava di fare qualche comparsata durante il Giro, specie quando le frazioni toccavano la Toscana. Da mesi nessuna notizia, nessuna dichiarazione, se non quelle del suo legale al tempo della notizia. Purtroppo poco spazio è stato dato – se non quello misurato al minimo dovere di cronaca – anche a Boogerd o Schumacher al riguardo delle loro confessioni legate al doping. Dopo il doping assunto “come mettere l’acqua nella borracia” di Armstrong, sembra che il doping assunto “come mangiare un piatto di pasta” di Schumacher sia da mettere sotto al tappeto e sia cosa di secondo piano. Su Cipollini è sceso un velo di silenzio totale, blindato. D’altronde quando sei amico di tutti quelli che oggi stanno in tivù a raccontare il ciclismo, per quest’ultimi resta ben poco da poter inventare. Meglio stare zitti, evitare l’argomento, nemmeno sfiorarlo, che tanto l’appassionato cretino ha la memoria corta e quindi tiriamo avanti il carretto dell’omertà facendogli credere che il doping sia solo americano. Di certo la Gazzetta dello Sport, che aveva proprio in Cipollini un suo collaboratore al Giro, non ha pubblicato quelle tabelle senza garanzie. Se fossero cose campate in aria le denunce dell’atleta sarebbero già partite da un pezzo, e la Gazzetta non va a mettere in prima pagina una bomba come quella giusto per vendere. Cipollini sarebbe stato anche uno dei testimonial migliori per i Mondiali toscani, e l’imbarazzo provocato dev’essere stato bello grosso. Mario pensi alle sue biciclette vendute a peso d’oro e lasci perdere il farsi rivedere in giro. Tra le pagine della rivista CyclingPro – dove il leccapiedismo non è di casa come su altre testate e perciò di Cipollini si parla – emerge che un altro ciclista italiano, specialista di classiche, sarebbe stato una decina di anni addietro nell’elenco clienti di Fuentes. Però nessuna notizia su questo. Per Armstrong che va a pisciare c’è sempre spazio per due righe.

giovedì 9 maggio 2013

UCCPI e cicliste; la partita è aperta, ma le carte da giocare non sono molte.

Torniamo indietro fino a marzo scorso. A un’anno di distanza le cicliste italiane erano tornate ad incontrare il Presidente dell’FCI Di Rocco per l’annosa – possiamo proprio dirlo visto che per fare un passo avanti ci vogliono 12 mesi! – questione di un minimo di parità dal punto di vista della considerazione riguardante la sempre forte differenza tecnico/assistenziale tra ciclisti e cicliste elite in Italia. Dai primi giorni di marzo Elisa Longo Borghini ha preso il posto di Noemi Candele come portavoce delle atlete sui tavoli Federali. I punti messi sul tavolo delle richieste erano cinque e riguardavano; 1) Visibilità del settore; 2) Sicurezza in corsa; 3) Stipendio minimo; 4) Premi di gara; 5) Più considerazione da parte dell’FCI. PUNTO 1; le ragazze premono per un’accoppiamento ciclistico tra alcune gare maschili e femminili. Ricordate la considerazione (originaria del 2009) di Tatiana Guderzo, e riportata nel dossier fatto proprio qui un paio d’anni fa sul perché la Varazze-Sanremo fosse stata cancellata? La musica è quella. Le cicliste chiedono d’incentivare gli organizzatori a lavorare in tal senso. Chiedessero però prima il perché questo non succede e poi lavorassero di conseguenza. PUNTO 2; La sicurezza in gara dovrebbe trovare automatico miglioramento proprio in caso di ‘accoppiamento’. Per il resto c’è da lavorare. Soprattutto perché non è sulle corse importanti in cui bisogna sorvegliare, ma su quelle in cui non c’è di mezzo il logo dell’UCI (anche se certe scene dal Giro-Donne sono state da mettersi le mani nei capelli). PUNTO 3, lo stipendio minimo dipende da quanto hai nel portafogli. Da questo lato stiamo freschi, specialmente in questi anni. PUNTO 4; se viene fatta richiesta di “Dare ufficialmente incarico all'Assocorridori della gestione dei premi delle corse femminili, come già accade per i colleghi uomini” fa pensare che in questi anni ci sia stato un bel magna-magna di dirigenti e direttori sportivi sulla testa delle cicliste, e che le stesse si siano bellamente stufate di venir prese per il sedere. Viene in mente la britannica Cooke che per farsi pagare gli stipendi ha dovuto più di una volta far lavorare gli avvocati. Poi uno mi dirà perché una ciclista non dovrebbe pigliare a andare a lavorare, invece che star lì a faticare per poco oppure niente. PUNTO 5; favorire un dialogo con un’incontro annuale tra FCI e cicliste è troppo poco. Questi incontri dovrebbero essere fatti almeno 3 volte l’anno per un paio d’anni. Quando le magagne o parte di esse saranno state risolte, o almeno migliorate, potrebbe bastare una specie di convegno annuale. Andando a concludere – e in questo iniziando dal riferimento sulla tempistica d’inizio articolo – se per avere un incontro con l’FCI tocca star lì fermi un’anno, le ragazze che correranno dal periodo 2020 in poi forse potranno godere di qualche miglioria. Quello che poi servirebbe alle ragazze è una rappresentante a tempo pieno o quasi. E sarebbe certamente meglio una ciclista ‘vecchia’ abbastanza da sapere su come impostare le richieste, e che conosca bene chi le siede davanti.

sabato 4 maggio 2013

Giro-Donne 2013 (perché esistono anche loro).

Non c'è un solo Giro anche se, in mezzo a duemila irritanti discorsi di circostanza, in Italia l'idea è questa. Comunque, tornato ad affidarsi alla guida ‘storica’ di Giuseppe Rivolta, il Giro d’Italia femminile presenta le frazioni che le cicliste si contenderanno dal 30 giugno al 7 luglio: 5 le maglie assegnate (rosa, bianca, verde, ciclamino, azzurra) 7 le regioni attraversate (Puglia, Campania, Molise, Marche, Liguria, Piemonte, Lombardia), 8 le frazioni previste, 8 le cicliste per ogni squadra, 19 le squadre partecipanti. 800 i chilometri totali. Meno giorni di gara rispetto al passato, ma è già tanto che la corsa esista. LE TAPPE PREVISTE: 1^ Giovinazzo (BA) – Margherita di Savoia (BAT) Km 124 – 2^ tappa Pontecagnano Faiano (SA) – Pontecagnano Faiano (SA) Km 100 – 3^ tappa Cerro al Volturno (IS) – Cerro al Volturno (IS) Km 111 – 4^ tappa Monte San Vito (AN) – Castelfidardo (AN) Km 137 – 5^ tappa Varazze (SV) – Monte Beigua (SV) Km 74 – 6^ tappa Terme Di Premia (VCO) – San Domenico (VCO) Km 121 – 7^ tappa Corbetta (MI) – Corbetta (MI) Km 120 – 8^ tappa Cremona (CR) cronometro individuale Km 16. Per ora nessuna informazione più dettagliata (come l’anno passato). Il sito del Giro-Donne è inattivo da mesi. Peccato per queste notizie date con il contagocce, peccato che la presentazione venga fatta – come l’anno scorso – nel periodo del Giro maschile, quando tutta l’attenzione dei media è concentrata su quest’ultimo. La corsa si chiude con una cronometro individuale, che per fortuna non ricalca la ridicolaggine dell’anno scorso, anche se una distanza di 16 chilometri sono sempre pochini parlando di categoria elite.

venerdì 26 aprile 2013

Pronti al Giro. Sarà una questione privata?

Napoli sta lucidando gli ultimi bottoni del suo vestito a festa colorato di rosa. Nel contempo iniziano a farsi largo le tante ‘letture’ sulla corsa da parte di critici, giornalisti, appassionati, sedicenti esperti del web (come chi scrive) e stessi protagonisti. Il borsino ciclistico vede, per il momento, due nomi su tutti con i presupposti tali da poter essere posizionati in prima fila per il GP della fatica: il britannico Bradley Wiggins e il siciliano Vincenzo Nibali. Il primo cerca il colpo doppio, la duplice vittoria prima nel Giro e poi al Tour. Può contare su una squadra, Sky, che fa da riferimento per tutte come organizzazione votata al leader di turno. Sfavorito dal conoscere poco le salite italiane, anche se nel 2008 un tal Contador Alberto vinse un Giro andando a guardarsele in macchina per la prima volta la mattina stessa delle tappe, Wiggins si gioca molto già nella lunga cronometro che i ciclisti affronteranno dopo nemmeno dieci giorni di gara. Quella frazione (Gabicce – Saltara di 55 chilometri) farà da tappa-spartiacque per sapere due cose in primis; come si metterà il Giro del britannico nell’ultima settimana, e poi che Giro sarà quello che dovranno correre oppure inventarsi gli avversari. Il primo a dover perdere meno possibile nella prova contro il tempo sarà Nibali, che dovrebbe giocarsi molte delle sue possibilità nei primi 10 giorni di corsa con un’equazione anche semplice: meno perderà dall’inizio del Giro fino alla cronometro, più alta sarà la percentuale di possibile successo che il siculo potrà avere dalla sua nell’ultima settimana. Arriva come bel vincitore della Tirreno-Adriatico e come bel vincitore del Giro del Trentino. Se dovessimo basarci sul come le ha vinte, al Giro dovrebbe vantare la sua miglior condizione possibile. Sperando per lui che quest’ultima non maturi troppo presto, eventualità che potrebbe fregarlo nell’ultima settimana, Nibali parte come il ciclista favorito del prossimo Giro. Questo è uscito dalle corse viste fin’ora. Gli altri pretendenti alla vittoria finale, o perlomeno quelli accreditati di tale ruolo, per il momento non hanno mostrato chissà che cosa (queste righe vengono scritte con il Giro di Romandia ancora in corso), nemmeno Wiggins. Per questo il britannico e l’isolano dell’Astana partono con le stimmate degli atleti di riferimento. Si sono visti bei segnali da parte di Rider Hesjedal nel finale della Liegi-Bastogne-Liegi. Sorpresa (vincente) nell’ultima edizione della corsa rosa, il canadese quest’anno avrà davanti una corsa ben più complicata, perché l’anno scorso tutti hanno iniziato a considerarlo pericoloso per la classifica finale solamente nell’ultima settimana, quando ormai la frittata era fatta. Quest’anno alla prima salita un po’ impegnativa, come per l’arrivo della 4^ frazione (Policastro – Marina di Ascea di 212 chilometri), tutti guarderanno come sarà il suo colpo di pedale. Il capitano della Garmin non potrà più godere del fattore sorpresa come suo alleato, ma vive l’impressione che l’abbia già capito di suo, visto che può già vantare un fisico abbastanza asciutto. In più, nella lunga cronometro individuale sarà uno di quelli che potranno difendersi meglio. Quest’anno vivrà il Giro con una pressione che non ha mai avuto prima in carriera, e come ‘testa’ è un ciclista da scoprire proprio da questo punto di vista. Su Basso ed Evans – che la pressione la conoscono – il discorso è vissuto nell’articolo sottostante, mentre questo Giro rappresenterà l’ennesimo tentativo di Michele Scarponi. Arrivato da un’inverno abbastanza tribolato le impressione ‘post Liegi’ sembrano buone, ma per lui – e per Samuel Sanchez – l’attesa della lunga cronometro rappresenterà un’impegno facilmente decisivo per capire come dovranno cercare di correre il resto del Giro. Visto che Scarponi dall’inizio della stagione non ha mai dato ancora nessun segno eclatante dal punto di vista delle azioni ciclistiche, l’unica speranza è che il periodo del Giro venga vissuto come quei periodi in cui la forma fisica è in continuo crescendo. Sarebbe il colmo che il colpo di pedale migliore iniziasse a farsi largo a corsa ormai scappata via. Chi potrebbe recitare la parte ciclistica di ‘color che son sospesi’ è Roman Kreuziger della Saxo. Il gregario di lusso di Alberto Contador vive con il Giro l’appuntamento dell’anno. Gran vincitore dell’Amstel Gold Race, con un’azione nel finale veramente degna del finisseur di grande classe, Kreiziger non è riuscito nell’Astana a fare il salto di qualità definitivo. Il gesto ciclistico che gli ha fatto vincere una classica importante come quella olandese, è un segnale da non pigliare sottogamba per annusare una condizione fisica in miglioramento. Su che Saxo potrà contare? Solitamente Roman ha un buon ‘fondo’ per quanto riguarda la distanza, che si traduce in gambe per la benedetta o maledetta terza settimana. Poi certamente, guadando alla classifica generale, salterà fuori la sorpresa dell’edizione (vedi Hesjedal l’anno scorso), l’uomo che non t’aspetti (vedi sempre Raider), quello che fa saltare il banco delle previsioni perché tutti credevano che ‘scoppiasse’ prima (idem con patate), l’alleato imprevisto per qualche favorito, tra quelli attesi a recitare un ruolo di primo piano. Ma per sapere chi potrebbe essere tocca star qui ed aspettare la ‘solita’ risposta che giungerà dalla strada.