«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

domenica 7 febbraio 2016

I 15 anni e non sentirli del tecnico dei record

Tre lustri fa il padovano, allora 30enne, Edoardo Salvoldi (foto Bettini per Gazzetta)diventa tecnico per il settore pista femminile nella nostra Federciclo. Nessuno immagina che quello sarà l’incipit di un’epoca che vedrà medaglie a pioggia dalla pista alla strada (che Salvoldi seguirà dal 2005) tra elite e juniores, sia in linea che a cronometro, con titoli continentali e medaglie olimpiche e iridate. Il settore femminile non ha mai avuto ne sfiorato la ricchezza economica di quello maschile. Il tutto unito ad una mentalità maschilista in maniera pesante, in una Nazione (l’Italia) dove per andare a vedere il Giro maschile vi è gente che piglia il giorno di ferie tre mesi prima, mentre quello femminile è considerato una rottura di scatole perché chiudono la strada 20 minuti. Di contro, forse proprio per questo, per le cicliste che vestono la divisa della nazionale la maglia azzurra è più sentita di quanto non lo sia nel settore uomini. Nel settore femminile non è facile lavorare. A volte vi sono anche momenti di competitività forse più esasperata (e sotterranea) tra le atlete, e sul piano umano questo lato può sfociare in forti sentimenti di antipatia, che rendono il rapporto un po’ complicato. Proprio sul gruppo Salvoldi ha basato il suo lavoro in maniera decisa. Fin dalla categoria juniores le atlete dovevano e devono tenere sempre presente la forte volontà del tecnico veneto di basarsi sul concetto della comunione d’intenti. Altra questione cara per il CT rosa è quella che nessuna deve sentirsi e vedersi sopra le altre. Stagione 2009, l’Italia vince l’iride a Mendrisio con la veneta Guderzo. L’inverno successivo Salvoldi porta la ragazza in pista, sapendo bene che costei con può essere vincente nell’anello veloce. Motivo? Voleva che le sue cicliste più giovani vedessero che una ciclista iridata su strada e medaglia olimpica (2008) si cimentava nella loro specialità. Lei poteva imparare e migliorare, loro avrebbero capito che la pista era una disciplina che non doveva considerarsi una sorella minore del settore ciclistico, e quindi si sarebbero impegnate ancor di più. Cosa che non dispiace, Salvoldi possiede quella “prerogativa tecnica” che si chiama titolo ISEF, un foglio di carta certificato dallo Stato che fa tirare su il naso a molti tecnici di casa nostra, perché provenienti dalla vecchia scuola dell’uomo solo al comando di tutto. A tal proposito una veloce parentesi; ad Aigle, sede UCI, le liste dei corsi per diventare tecnici d’ammiraglia di alto livello sono piene di ex dopati che nel giro di poco tempo forse guideranno le ammiraglie per dire ai ciclisti come si deve fare la professione. Torniamo al colore rosa. Anche sul lato economico le differenze sono molto alte tra CT maschile e femminile. Quello che Salvoldi guadagna in un anno di lavoro il CT del settore uomini lo mette in tasca in pochi mesi, nonostante i risultati portati a casa siano spaventosamente diversi. E se un giorno Salvoldi dovesse stufarsi, sinceramente, dove vai a dargli torto? Intanto il quintetto per il quartetto femminile dell’inseguimento su pista (Cecchini, Frapporti, Bartelloni, Pattaro, Balsamo) ha centrato il mese scorso la prima qualificazione olimpica della sua storia.

lunedì 1 febbraio 2016

Febbraio, l'editoriale

“Ti fa bene, stati a contatto con la natura, ti diverti…..” e chi più ne ha più ne metta. Ma che in bicicletta puoi farti male si può anche dire, senza paura di rovinare l’immagine di uno sport.
“Il mese di gennaio ha registrato situazioni ciclistiche che hanno scritto e descritto di ciclisti finiti all’ospedale, ossa rotte, terapie intensive e cose di questo tipo. Questo perché lo sport ciclistico può essere uno sport molto pericoloso. I caschi spezzati (e meno male solo i caschi) non sono però un esclusivo appannaggio delle corse professionistiche. E non bisogna nascondere la pericolosità di una disciplina cercando di girare intorno alle cose, per paura di penalizzare una specialità sportiva impaurendo ragazzi e genitori che così ‘virano’ per altri lidi sportivi. La bicicletta, come altre discipline non per forza motoristiche, può rivelarsi uno sport pericoloso. Il casco si usa, il pneumatico usurato lo si cambia, gli occhi devono essere sempre svegli lungo le strade. Consigli che sono roba dozzinale, niente di chissà quanto nuovi, anzi. Cose che si dovrebbero applicare su cento momenti che viviamo nel quotidiano. Con il ciclismo ti puoi ammazzare, come con l’automobilismo, con una caduta da cavallo, con il motociclismo, con lo sci di velocità o scivolando mentre esci dalla doccia. Un praticante consapevole di quello che fa ha più probabilità di rimetterci solo un casco e una maglietta che forse non la testa. Se invece vogliamo raccontare solo le storie del Mulino Bianco buonanotte”.

lunedì 25 gennaio 2016

Ossa rotte, cerotti e musi lunghi. Ovvero, quando cominciamo male.

Un inizio stagione più balordo e antipatico non poteva starci. Sei atleti della Giant; Warren Barguil, Fredrik Ludvigsson, John Degenkolb (mister Sanremo e Roubaix 2015), Chad Haga, Ramon Sinkeldam e Max Walsheid che vengono travolti da un’auto contromano in allenamento con Haga e Degenkolb feriti in maniera seria. Haga operato al collo e al mento è in attesa di una terza operazione per una frattura oculare. Degenkolb operato per un taglio profondo a una gamba, poi per una frattura all’avambraccio sinistro e in attesa di una terza operazione per non perdere un dito a una mano. Per gli altri compagni di team la situazione è meno seria ma non leggera. Tra tutti assieme vi sono costole incrinate, una probabile operazione per la frattura di uno scafoide, tagli a ginocchia e al viso e fratture varie agli arti. Praticamente quasi mezza squadra che per almeno un mese e mezzo non dovrebbe nemmeno poter vedere la bicicletta, anche se per alcuni di questi feriti il ritorno dovrebbe allungarsi ulteriormente, forse fino all’estate. La stagione era iniziata male anche per il nostro Malori, finito all’ospedale causa caduta al Giro di San Luigi (Tour of San Luis) che è ancora in terapia intensiva, anche se la sua ‘evoluzione clinica’ (in medicina si dice così) va sempre in lento miglioramento. Per lui è in previsione il trasferimento in una clinica specializzata a Buenos Aires e ovviamente il ragazzo ne avrà per alcuni mesi, anche la notizia che conta – come per i corridori della Giant – è l’aver salvato la pelle. Parlando di ciclismo senza cerotti Simon Gerrans ha vinto il suo 4° Down Under, Dayer Quintana (fratello del ben più celebre Nairo) ha vinto il San Luigi e purtroppo l’italiano Viviani è stato protagonista di un momento di sconforto tramutato in gesto antipatico. Essendosi piazzato secondo dietro al compagno Mareczko Viviani non l’ha mandata giù. Pare che la volata che doveva essere impostata per Elia sia ‘saltata’ per una incomprensione e Mareckzo abbia deciso di non tentennare e fare la sua volata, che ha vinto. I due, per questa occasione, vestivano e rappresentavano la maglia azzurra. Viviani ha rifiutato di presenziare sul podio e questo è un gesto che non ci voleva, francamente dispiace e altrettanto francamente sorprende da parte di un Viviani che non aveva mai assunto comportamenti di questo tipo. Ricordiamo quando a Varese nel 2008 il compianto Ballerini prese da parte Cunego per dirgli che non si sarebbe dovuto ripetere il presentarsi sul podio con il muso lungo per essere arrivato secondo dietro all’allora compagno di squadra Ballan.

mercoledì 20 gennaio 2016

Ciclo-rosa 2016; ecco le prove elite (e World Tour) in Italia

Nel pieno dell’inverno prende forma il calendario elite femminile sul suolo italiano. Si superano (con il Giro) i venti giorni di corsa, tre gli eventi etichettati “World Tour”.
Nel sito della Federciclo (finalmente rinnovato) ecco spuntare il calendario elite rosa, per quanto riguarda la stagione 2016. Si parte il primo fine settimana di marzo (sabato 5) con la Strade Bianche (Organizzatore RCS Sport) e la penultima domenica con l’edizione numero 17 del Trofeo Binda. Entrambe queste prove vivranno sotto la nuova ‘insegna’ UCI Women’s World Tour. Il 25 aprile (lunedì) sarà la volta del Trofeo Lazzaretti. Buco di quasi due mesi e si arriva nei giorni 18 e 19 giugno per il Trentino donne. Prova decisamente interessante perché arriva una settimana prima del Campionato Italiano, che si terrà nell’ultimo fine settimana di giugno. Un’altra settimana di pazienza (anzi meno) e da venerdì primo a domenica 10 luglio ecco l’edizione numero 27 del Giro-Donne. È la terza gara targata UWWT che trova posto nel nostro calendario. Sabato 23 luglio arriva la prova tricolore a cronometro e con essa si chiude il periodo più intenso del calendario. Quaranta giorni circa di buco e arriva il tradizionale Trofeo Michela Fanini che si correrà tra venerdì 9 e domenica 11 settembre, per un mese di settembre che regalerà altri due giorni di gare con il Giro dell’Emilia (sabato 24) e il GP Beghelli il giorno dopo, 25 settembre. Rispetto a non molti anni addietro mancano appuntamenti come il GP legato al Carnevale di Cento, al Liberazione comunque sostituito dal Lazzaretti, il Giro di Toscana è ormai costruito su tre giornate e vai a sapere se tornerà ad essere quel mini-giro (quasi una settimana) di non così remota memoria. Il Giro da alle atlete dieci giorni di gara già dallo scorso anno, e rappresenta la consueta benedetta boccata di ossigeno per avere un calendario che in Italia cerca di tenere duro per quanto riguarda le giornate di corsa. Benvenute a settembre le prove dell’Emilia e il GP Beghelli, che chiudono la stagione per quanto riguarda il calendario italiano elite. Scomparsa la Classica Città di Padova, che a chiacchiere sembrava destinata ad un radioso futuro, ma che quando ha cercato di allungare il passo, divenendo prova internazionale, proprio quel passo lo ha segnato. Peccato.

martedì 5 gennaio 2016

Stagione 2016; la Lampre festeggia prima di tutti

Un sospiro di sollievo lungo un chilometro. Questo probabilmente il sentimento della squadra Lampre dopo la decisione arrivata dalla Procura di Mantova di assolvere quasi tutti gli imputati dalle accuse di doping di squadra, accuse emerse alcuni anni fa, e che avevano coinvolto quasi tutti gli atleti Lampre di fine decennio scorso, compresi diversi tra dirigenti e tecnici. La fine di un periodo che aveva messo sulla graticola nomi importanti come Bontempi e Saronni, Ballan e Cunego. La giustizia sportiva aveva dato due anni di squalifica a Ballan (pesante negligenza), assolto adesso dalla giustizia penale per la questione del sangue “ozonato” per riprendersi da un virus, anni che ormai sono andati persi per l’ex iridato di Varese 2008. Amarezza molto forte è stata espressa da parte di Fabrizio Bontempi per la carriera finita anzitempo di alcuni ciclisti del gruppo Lampre. Le uniche e per di più lievi condanne riguardano il farmacista Nigrelli (otto mesi con interdizione dalla professione, ma pena sospesa) e il cicloamatore Sebastian Gilmozzi (cinque mesi). Per la serie “oltre al danno, mi toccherà mica sorbirmi anche la beffa?”, dei 29 indagati iniziali l’unico ad aver pagato con una condanna di 12 mesi è l’ex ciclista toscano Emanuele Bindi, che decise di patteggiare la pena. Va così a chiudersi, con tempi biblici, una questione che pesava non poco sul ciclismo di casa Italia, visto che la Lampre è l’unica nostra formazione facente parte del World Tour UCI, ed i sospetti di un doping di squadra sono stati discussi alcuni anni, dopo aver ascoltato un numero enorme di persone interessate.

venerdì 1 gennaio 2016

Gennaio; l'editoriale

“Parliamo di una cosa di cui frega a quasi nessun appassionato di ciclismo: il ciclismo rosa. Con l’inizio della stagione 2016 il ciclismo femminile dovrebbe fare un grosso salto in avanti. Almeno questo sarebbe il progetto targato UCI che pare inizierà proprio con l’avvio di questa stagione. A casa nostra spariranno alcune (più di alcune) magagne del passato? In queste ultime tre stagioni abbiamo avuto corse che sono scomparse, altre stanno in piedi per il rotto della cuffia, altre sono state ridimensionate pur di farle a ogni costo. Questo ha fatto si che alcune gare siano state ‘promosse’ forse più per necessità di mettere in piedi un calendario decente in maniera da offrire alle nostre cicliste un minimo di giorni di gara. Nonostante i bei discorsi che ogni tanto saltano fuori, mondiale a parte non vi è nessuna corsa che in Italia venga mandata in onda con la diretta. A livello continentale le cose potrebbero forse cambiare in meglio, ma se partiamo da casa nostra la situazione vede tutte le nostre migliori atlete correre con squadre estere. La speranza è che questo rilancio, questa riorganizzazione del ciclismo femminile a livello mondiale, non crei un divario ancora più grosso”.

giovedì 17 dicembre 2015

Si riparte, col profumo d'Olimpia nell'aria

Con alcuni nomi importanti su cui aleggia il vento dell’uscita dal gruppo, e altri che hanno iniziato a splendere di luce propria, l’anno olimpico prende il via.
I campioni sono tornati sulla bicicletta, aiutati nelle prime pedalate da lidi ben tiepidi e assolati. Una stagione, quella che ripartirà tra non molto, contrassegnata da un appuntamento principe. La disputa delle Olimpiadi fa si che la prova ciclistica brasiliana diventi un forte obiettivo stagionale. Diversi big del gruppo – vedi Nibali, per non andare lontano da casa nostra – hanno cerchiato in rosso questo appuntamento. Percorso selettivo, aperto a chi ha doti da finisseur, quindi buono per molti protagonisti. Ma in generale si va verso l’inizio di un ricambio generazionale che tra questa stagione e la prossima dovrebbe perdere alcuni pezzi da novanta. Contador ha mezza annunciata la sua probabile ultima stagione già al Giro scorso, chiacchiere hanno preso vita intorno a Boonen e Cancellara, mentre Gilbert e Valverde sembrano instradati verso quel pensiero. Ci sono però anche stelle ben più giovani che hanno nei nomi di Quintana, Sagan o Aru atleti che nella seconda metà di questo decennio paiono destinati ad essere protagonisti assoluti. Sagan iridato è un qualcosa che ‘doveva’ diventare cosa concreta per molti. Leggerezze tattiche, nei finali di alcune classiche, sono costate al ciclista Tinkoff vittorie importanti, pesanti, prestigiose. Collezionista di maglie verdi francesi (quattro di fila fino a questo momento!), con la vittoria di Richmond lo slovacco entra nel club degli atleti che, conosciuta l’affermazione importante, in caso di secondo posto è meglio abbiano un buon motivo per raccontarlo. Così Aru, che grazie ad una programmazione stagionale divisa da quella di Nibali (il primo al Tour, l’altro al Giro), dovrebbe potersi concentrare al meglio per l’università ciclistica del Tour. Dovrà essere protagonista, perché due podi al Giro e la vittoria nella Vuelta sono una discreta ‘fregatura’ in caso di Tour al di sotto delle attese. Anche Nairo Quintana ha perso da un pezzo il suo paracadute, causa due podi al Tour e la vittoria nel Giro 2014. Così mentre Sagan dovrà vedersela con le ultime stagioni di due giganti come Cancellara e Boonen, e intanto avrà in Degenkolb (Sanremo e Roubaix nel 2015: l’avevate già dimenticato per caso?), Kristoff e Terpstra due altri grandi avversari, Quintana e Aru paiono destinati a essere i più forti protagonisti del prossimo lustro ciclistico dedito ai Passi di Alpi e Pirenei. Di motivi per avere una stagione appassionante ce ne sono un sacco, intanto si parte.