«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 27 luglio 2017

.

Per questioni di tempo non più disponibile come vorrei, questa pagina web va a fermarsi. Dopo circa tredici anni, per i primi tre come sito internet e successivamente con il più pratico blog, devo arrendermi al fatto che purtroppo, volente o nolente, basta così. Ringrazio voi appassionate e appassionati di ciclismo, con la speranza che in questi anni abbiate trovato cose di vostro interesse. Questo spazio web non chiuderà di netto, ma andrà lentamente a scremarsi nei contenuti, in una “cernita” di articoli che resteranno per farne una specie di raccolta di scritti che hanno pedalato a cavallo di tre decenni. In qualche momento mi mancherete. Buona lettura con quel che resterà di Ciclismo PST.

martedì 18 luglio 2017

L'azzurro del Giro Rosa

Un Giro in chiaro-scuro per la pattuglia tricolore. Elisa Longo Borghini si conferma la nostra numero uno, e per il resto un segnare il passo con Marta Bastianelli che ci fa sorridere verso la fine della corsa.
Dodici mesi addietro le cronache rosa (nel senso di Giro-Rosa) raccontavano di un Italia ciclistica che portava a casa due vittorie di tappa con Giorgia Bronzini a Gaiarine e Legnano, e chiudendo con una italiana nelle prime dieci (Guderzo: 6^). Si veniva dall’edizione 2015 che al tempo registrò un bel “riaccendersi” delle italiane (allora alcune vittorie e diverse presenze sul podio di giornata). Ricordiamo ma giusto per la cronaca il “digiuno” che andò dalla Fossacesia – Cerro al Volturno del Giro 2009 (Noemi Cantele) fino a Giorgia Bronzini nella frazione sul circuito di Montecagnano Faiano del Giro 2013. In questa edizione 2017 Elisa Longo Borghini chiude ad alto livello la sua stagione in terra di casa, grazie ai due titoli tricolori (linea e crono) ed il bel 2° posto della generale, confermandosi la nostra numero uno; “Stai a vedere che, con me, Emma Johansson ha trovato la sua erede, lei che arrivava sempre seconda. Scherzi a parte, sono molto contenta del mio Giro. Devo tantissimo alla mia squadra che in questa stagione ha lavorato tanto per me, e se sono arrivata seconda è anche merito della cronometro a squadre che abbiamo fatto e che mi ha messo in un’ottima posizione. Un pensiero lo mando a Claudia Cretti, che sta combattendo per vivere, ed è strano. Noi siamo qui che ci contendiamo una classifica generale, magari ci arrabbiamo per una giornata finita male, mentre lei è in ospedale per stare bene, per poter vivere. A volte è proprio strana la vita.”
Giorgia Bronzini ha raccolto due terzi posti di giornata, così come Elisa Longo Borghini, ma chi si porta a casa un bel sorriso di soddisfazione è l’ex iridata Marta Bastianelli, che nella Palinuro-Polla (9^ frazione) ha avuto la meglio in volata su Lotta Lepisto e Giorgia Bronzini. A livello di classifica generale, detto del 2° posto della Longo Borghini, non troviamo molta Italia. Elena Cecchini chiude 18^, Sofia Bertizzolo 26^, Alice Maria Arzuffi 31^, Anna Maria Coloni 33^ Tatiana Guderzo 35^. Una nelle prime dieci, due nelle prime venti, tre nelle prime trenta, otto nelle prime cinquanta. Con la lenta ma normale chiusura “naturale” del ciclo storico che in questi ultimi dieci anni ha portato quattro Mondiali (più uno dalla pista) e svariate medaglie tra Mondiali e Olimpiadi, con alcune atlete che fino a poche stagioni addietro erano delle ottime promesse ma che faticano ad emergere definitivamente (Valentina Scandolara e Francecsa Cauz hanno chiuso oltre l’ottantesima posizione a oltre un’ora dalla prima), per il momento a sventolar bandiera azzurra sono il trio Rossella Ratto, Elisa Longo Borghini ed Elena Cecchini.

martedì 11 luglio 2017

La migliore

Dopo la vittoria del 2015 Anna Van Der Breggen bissa il successo nella 28^ edizione del Giro femminile. Una vittoria senza discussione, nata già dal secondo giorno. Giro maschile e Giro femminile all’Olanda.
Dominio pressoché totale quello della Boels Dolmans che ha tenuto la “rosa” fin dal crono-prologo di Grado. Anna Van Der Breggen ha vestito la maglia rosa dalla seconda frazione – dopo averla tolta alla compagna di team Karol Ann Canuel – e trovando un’alleata nella bella condizione fisica che ha portato al Giro e che le ha permesso di non mancare mai quando le azioni delle più vicine rivali in classifica la chiamavano all’appello. “Questa stagione è stata davvero perfetta con la mia nuova squadra, e mi sto gustando ogni momento. La differenza dalla mia prima vittoria al Giro è che due stagioni fa mi ero dedicata totalmente a preparare questa corsa, questa volta no. Credo sia proprio grazie a una squadra così forte intorno a me che sono riuscita a vincere.” Una vittoria di tappa – la crono-squadre d’apertura – e due secondi posti (in entrambi i casi dietro alla Van Vleuten e davanti alla Longo Borghini) le hanno permesso di non rischiare mai la leadership della classifica generale.
“Vincere il Giro è molto faticoso e stressante, però è una grande esperienza. Sono giorni duri perché non ci sono giorni di riposo ed ha fatto molto caldo. Sono davvero molto contenta di avere vinto il secondo Giro”. L’Olanda vince tutti e due i Giri italiani. E soprattutto lo fa con due atleti che paiono avere le qualità per essere protagonisti vincenti per diverse stagioni ancora. Quello femminile quest’anno non era un Giro pesante, duro, forse per la mancanza di salite lunghe, impegnative quindi anche nella durata stessa delle scalate. Ha esordito la cronometro a squadre (che differenze tra alcune squadre per la capacità di “muoversi” nel rispettivo treno!), che probabilmente verrà ripetuta. È migliorato in parte il servizio della RAI con un telecronista, Stefano Rizzato, che parla un buon inglese e automaticamente le interviste prima e dopo le tappe sono aumentate. Però le sintesi sono ormai ridotte al quarto d’ora o un pelo di più, e fare “salti” dal primo chilometro ai meno 30, e in cinque minuti ai meno 5, sminuisce troppo la corsa più importante del calendario femminile. L’Italia si è vista poco e solo nel finale di Giro ha rialzato la testa, ma questo è un discorso che arriverà più avanti.

sabato 1 luglio 2017

Luglio; l'editoriale

Nel Tour apparentemente più aperto degli ultimi 10 anni, Contador dovrebbe vivere la sua ultima recita transalpina. Sette grandi giri vinti (per lui nove), e l’ultimo disperato tentativo dell’iberico di vincere la corsa che lo rese grande. Specialmente nel 2009.
“Dieci anni fa, proprio in Francia, Contador accese la sua stella. Due anni dopo rivinse una edizione tremenda per pressione e rivalità feroce, facendo a testate con un texano dagli occhi di ghiaccio suo compagno di squadra. Nel 2004, al Giro della Asturie, Alberto Contador finì a terra in preda a convulsioni. Venne salvato da soccorsi rapidi e da un’operazione al cervello per combattere una cosa chiamata ”cavernoma”, che provocò una improvvisa emorragia celebrale. Tornò in gruppo con la nomea di miracolato, come capitò all’allora suo idolo Armstrong sette anni prima. Scherzi del destino. Si perché il rivale con cui ha portato avanti e vinto, nel 2009, la sua battaglia ciclistica più pesante, fu proprio Lance. Era il Tour di fine decennio e Contador si ritrovò il peggior compagno di squadra che chiunque potesse avere. Contador che fino a due stagioni prima era pupillo di Lance, Lance che fino al tardo autunno del 2008 era l’idolo di Contador. Vincendo quel Tour 2009, con Amrstrong potentissimo co-capitano, dimostrò di avere due palle pesanti. Armstrong era figlio di una cultura pronta a far diventare marketing anche un colpo di tosse, e forse è stato l’unico capace di questo. Spietato, calcolatore, intelligente nell’uso dei media, persona di parola con tutti, bastava che l’ultima fosse la sua. Ma se dall’altra parte trovi un ragazzo che vince il suo secondo Tour a ventisette anni – Indurain, per fare un esempio, a quell’età non aveva iniziato ancora a vincere i suoi cinque Tour consecutivi – significa che non ci sono solamente gambe buone. Contador subì situazioni al limite dell’assurdo, per usare un eufemismo, come il doversi comprare di tasca sua delle ruote ultima evoluzione in un negozio di bici, prima di una cronometro, perché l’unico paio di ruote disponibili fatte arrivare alla squadra era a disposizione di Lance. Contador ha vinto molto di più di quei due Tour, anche un Giro 2011 (poi toltogli) tra i più duri degli ultimi decenni, ma quel Tour 2009 sarà sempre la sua vittoria più difficile, forse la più difficile tra quelle sette (per lui nove) che oggi può vantare nei Grandi Giri”.

giovedì 1 giugno 2017

Promossi, bocciati e rimandati della corsa rosa.

E tornò il giorno delle particolari pagelle sul 100° Giro. Come sempre qualcuno o qualcosa resta sempre escluso. Ma con tutte le pagelle che saltano fuori da ogni dove a ogni Giro fatto….
VOTO 181 a Tom Dumoulin; prendete le singole cifre che compongono il suo numero di gara e avrete il suo voto. Ha controllato la gara come un veterano, e se per chiudere i conti ha dovuto aspettare la cronometro di Milano, lo si deve ai fuochi d’artificio scoppiatigli in pancia il giorno del doppio Stelvio. Ha perso solo due minuti perché non è andato nel panico dimostrando di essere uno che ha cervello. La cosa preoccupante per i suoi avversari?: che sa usarlo. Se gli rinforzeranno la squadra (ne ha bisogno) questo Giro sarà stato solo l’inizio di altri trofei ai Gran Tour francesi, spagnoli o italiani che siano.
VOTO 9 al Giro 100; Vegni e compagnia non potevano pretendere di più. Quattro corridori dentro il minuto a 30 chilometri dalla fine. In più non solo l’incertezza su chi avrebbe vinto, ma nemmeno la più pallida idea sulla composizione del podio. Inoltre, dove arrivava il Giro ecco il bel tempo. Bello il percorso, ma una edizione storica che evita Roma, Napoli, Torino, Venezia,...mmm…… Fernando Gaviria (colombiano come Quintana) ha corso il suo primo Giro con quattro vittorie cristalline. Compirà 23 anni ad agosto e ha fatto vedere ‘numeri’di altissimo livello velocistico (e forse l’inizio della fase calante di Greipel).
VOTO 8; Vincenzo Nibali ha fatto tutto quel che poteva. Se l’Italia esce dal Giro senza lo “0” alla casella vittorie di tappa lo deve al più completo e forte ciclista italiano da corse a tappe degli ultimi 15-barra-20 anni, che quando corre per la classifica difficile manchi almeno un podio. Solo per il Giro; 19° (2007), 11° (2008), 3° (2010), 2° (2011), Giro 2013, Giro 2016, 3° (2017). Davide Formolo cercava la ‘bianca’ ma non l’ha presa. Ha chiuso al 10° posto della generale, che dopo il 9° dell’ultima Vuelta non è per niente male per uno che ha 24 anni. Se ha testa (pare ne abbia) aspettiamolo tra un paio di stagioni. Mikel Landa è stato il migliore della terza settimana e la maglia azzurra finale. Senza quel disastro nella caduta che ha incerottato mezza Sky, dove ha lasciato minuti per le botte prese, il podio avrebbe avuto un contendente in più. VOTO 7 a Nairo Quintana; non era quello che si sperava di vedere, nonostante la squadra migliore. È stato lui per la prima parte (vedi Blokhaus). Ha pagato poi un paio di tappe corse con qualche linea di febbre. Chiude al secondo posto dopo la vittoria del 2014. Il Giro fa per lui, speriamo se ne ricordi più spesso. Thibaut Pinot; subito simpatico a noi veneti per il cognome di stampo eno-ciclistico, lo si aspettava protagonista sulle montagne nella terza settimana e non ha mancato. Ottimo il suo Giro, ma per il primo gradino manca qualcosa. Una squadra con qualche cosa in più?
VOTO 6 a Domenico Pozzovivo; chiude da secondo degli italiani, ma l’impressione è che tra qualche anno ci ricorderemo di lui come di un bravissimo scalatore, volenteroso, generoso, simpatico, disponibile, paziente, cordiale, sereno, esperto di meteo, lucano,….. VOTO 5 alla RAI; eh la miseria!! Che sarà mai per un voto così alto rispetto al passato? Non sembra nemmeno la stessa TV che trasmette da cani il Giro-Donne, dove l’anno scorso si sono toccati dei vertici di mediocrità forse irraggiungibili. I fattori scatenanti di un voto così premiante sono riconducibili al fatto che gli inutilissimi Bartoletti e Pasqualin sono finalmente spariti, che Sgarbozza non s’è visto e nessuno se n’è accorto, ma restano purtroppo una trasmissione post-gara che continua ad essere riservata ai soliti commentatori che si scambiano di posto a seconda della trasmissione, con tizio oggi ospite e domani conduttore, e con i giornalisti Gazzetta spariti da anni così come i direttori sportivi. Domanda; chi ha fatto la raccomandazione di mettere Massimiliano Rosolino per una trasmissione pre-tappa? Bene il lavoro di Marco Saligari su “Moto-2”, bene gli inviati RAI per le interviste dal villaggio di partenza e per il primo dopo-gara.
VOTO 4; Casa-Italia; dopo corridori di altissimo livello come Aru e Nibali troviamo un bel salto. Una sola vittoria italiana nel 100° Giro è un bilancio fortemente negativo. Mancavano certamente corridori come De Marchi, Viviani, Ulissi, Trentin, ma una sola affermazione è ben poca cosa. Pare che diversi anni addietro, a livello Juniores, avessimo dei veri fenomeni. A distanza di alcune stagioni si sono rivelati corridori modesti, che in diversi casi sono durati due stagioni. VOTO 3 a Greipel; il tedescone ha beccato una “rosa”, una tappa e poi ciao senza rimpianti. Stessa musica già suonata al Giro in passato da lui e altri colleghi veloci. VOTO 2 a Filippo Pozzato; ha ancora voglia di correre, o era lì solamente per poter dire che al 100° Giro lui c’era? VOTO 1 a Stefano Garzelli; guardando alle cronache del Giro d’Italia di 15 anni addietro (2002), e sentirlo commentare con fare severo verso le due teste di c***o della Bardiani buttati fuori alla partenza di questo, è un prendere in giro gli appassionati. VOTO 0; alle due teste di c***o della Bardiani: Pirazzi e Ruffoni.

Giugno; l'editoriale

Chiuso il Giro con un bilancio deludente, ricordiamoci che arrivavamo da un mese di classiche non entusiasmante, e prima ancora da una Tirreno-Adriatico simil-Giro. Ciclismo italiano cercasi.
“Non v’è trippa per gatti se non poca roba. Facendo due conti sul primo semestre ciclistico di casa nostra abbiamo ben poco da esibire. Ci attacchiamo alla speranza che Aru, forse Nibali ma questo si vedrà, Ulissi, De Marchi, Moscon, Viviani, insomma i nostri rappresentanti, corrano il prossimo Tour con la voglia di battere un bel colpo al tavolo transalpino. Non abbiamo molte frecce al nostro arco ma dobbiamo sperare che siano ben acuminate. Il desiderio di rivalsa di Fabio Aru per aver dovuto rinunciare al Giro per infortunio. Quello di Ulissi nato, speriamo sia così, dalla voglia del ragazzo di diventare un corridore importante anche fuori dai confini di casa. Quello di Viviani per una scelta tecnica della sua formazione a pochi giorni dalla corsa rosa, che moralmente sarà stata una mazzata pesante. Al Tour la concorrenza sarà di altissimo livello, sia per uomini di classifica, sia per vittorie di giornata, sia per le volate. Una concorrenza che oggi non è più ristretta al ciclismo che viveva fino a 15 anni addietro, dove le vittorie erano ancora questione per sei o sette Nazioni europee, e qualche esponente americano ogni tanto. Ma pensare di uscire da un Tour con un altro bilancio magro, dopo quello alla nostra più importante corsa a tappe, e quello nella sua sorella minore di marzo, ecco, sarebbe meglio di no”.

giovedì 11 maggio 2017

Presentato il Giro femminile 2017; lo sapevate?

Presentato qualche tempo addietro il Giro-Donne numero 28. Si correrà da giovedì 29 giugno a domenica 9 luglio. Si parte dal Nord-Est per arrivare al Sud. Due cronometro, una in apertura a squadre.
Le cronache web, che restano le poche fonti per far sapere al mondo che su questo pianeta esiste anche il ciclismo femminile, riportano di una presentazione fatta in quel di Meda davanti a diverse centinaia di persone. Roba di alto livello insomma. Peccato che tra le valutazioni riguardanti il percorso si trovino opinioni più da parte di ex professionisti uomini, e poche da parte di chi, le cicliste, queste strade le affronteranno. Uno spazio che vive ben poco – com’era comunque anche per il vecchio sito web del Giro-Donne – è sempre l’attuale (e chiamarla “attuale” è una bella libertà) pagina web ufficiale “Giro-Rosa” che riporta ancora un articolo vecchio di dieci mesi, dove si legge della vincitrice 2016, Megan Guarnier, e che alla presentazione di questa edizione non dedica l’approfondimento che uno si aspetterebbe: altimetrie, più foto (se vi era così tanta gente perché non riportarlo concretamente con qualche scatto in più?) e soprattutto opinioni delle atlete e dei tecnici delle formazioni che dovranno correrla questa benedetta corsa! Cosa me ne frega di quello che pensano Berzin o Chiappucci!
I chilometri totali saranno 1.009 e la partenza sarà da Aquileia giovedì 29 giugno per raggiungere Torre del Greco domenica 9 luglio. Stavolta niente prologo (spesso brevissimo, povero tecnicamente e fatto per pura vetrina), ma una inedita crono-squadre di 12 chilometri da Aquileia per raggiungere Grado. La seconda giornata vedrà il disputarsi della Zoppola – Montereale Valcellina di 122 chilometri, per chiudere la “due giorni” friulana. Nei due giorni successivi sarà invece il Veneto protagonista con la terza frazione di 100 chilometri secchi, da San Fior a San Vendemmiano. Ci si sposta in provincia di Rovigo il giorno successivo, e vi saranno i 118 chilometri con Occhiobello partenza e arrivo. Qui si arriva alla prima giornata “spartiacque” con una cronometro individuale abbastanza impegnativa, non lunga visti i 13 chilometri totali, ma caratterizzata da due salite brevi ma cattive. Saranno le Marche ad ospitarla, ed in particolare Porto Sant’Elpidio sede di partenza e arrivo.
Il giorno dopo le velociste ritroveranno il loro pane, grazie alla 6^ frazione che vedrà Roseto degli Abruzzi sede di partenza e arrivo insieme a 116 chilometri di fatiche. Tra Isernia e Baronissi (7^ tappa) vi saranno 142 chilometri e così sarà per la frazione seguente, l’ottava, da Baronissi a Palinuro. Tra salite non distanti dal traguardo e soprattutto 280 chilometri in due giorni, si dovrebbe capire chi NON potrà più aspirare alla vittoria del Giro. Chi avrà poco “fondo” rischia…..l’affondo! La 9^ frazione da Palinuro a Polla registrerà 122 chilometri, e preparerà l’ultimo atto della corsa 2017 con Torre del Greco sede di partenza e arrivo, e avrà nelle terre che guardano il Vesuvio il teatro dei conclusivi 124 chilometri.
Dal punto di vista televisivo sarà Stefano Rizzato a raccontare per Rai Due il Giro-Donne, ma si vedrà quali saranno gli orari di messa in onda. Se vi sarà la “staffetta” dello scorso anno vi saranno in agguato sintesi striminzite trasmesse alla viva il parroco, per via di spazi ristretti dovuti alla concomitanza con il Tour de France? Ma siccome il Tour inizierà di sabato, vedremo se i primi due giorni verranno trasmessi con uno spazio su misura o arrangiato alla meno peggio. Lo scorso anno la RAI fece un servizio pessimo per gli spazi concessi nel tardo pomeriggio, che ogni giorno cambiavano nella loro durata, influenzati dall’orario di arrivo del Tour, con alcune tappe che nell’arco di una manciata di minuti passavano dal foglio firma ai saluti di chiusura dei telecronisti. Per non parlare della degna conclusione, quando a gara finita non venne mandata in onda nemmeno un’intervista alla vincitrice del Giro. Un trattamento abbastanza indecente, visto che si va blaterando da anni che il Giro-Donne è per importanza del calendario UCI World Tour l’equivalente del Tour dei maschietti.