«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

mercoledì 25 marzo 2015

Con la primavera sboccia il Giro-donne 2015

Un percorso impegnativo, non tremendo, con partenza dall’estero e con (finalmente) una vera cronometro. Un’unica certezza, Marianne Vos non parteciperà e quindi corsa un po’ più aperta.
Giro-Donne 2014, chilometri a cronometro: 0. Giro-Donne 2013, chilometri a cronometro: 16. Giro-Donne 2012, chilometri a cronometro: 6,5. Totale; 22,5 km. in tre edizioni. Giro-Donne 2015, 8^ frazione: Pisano – Nebbiuno km. 21, cronometro individuale. Spulciando nelle vecchie edizioni della corsa, questa è la notizia più evidente del prossimo Giro d’Italia rosa che si correrà dal 3 al 12 luglio prossimi. La partenza sarà estera con un crono-prologo di due chilometri (pura vetrina) che si terrà a Lubiana, in Slovenia, e le frazioni saranno nove. Diverse le occasioni per le ruote veloci: 1^ frazione; Kamnik – Lubiana 103 km., 3^ Curtadone – Mantova 130 km. e 4^ Pioltello – Pozzo d’Adda di 95 chilometri. Le tappe che dovrebbero dare una smossa alla generale sono la 2^ (Gaiarine – San Fior di 121 km.) con 4 salite, e la Tresivio – Morbegno di 102 km. che sarà la 6^ tappa, con un percorso tutto “mangia e bevi” e che arrivando dopo quasi una settimana di corsa potrebbe pesare più del previsto. Vi sarebbe anche l’arrivo dell’Aprica (partendo da Trezzo d’Adda) nella 5^ frazione, ma la salita viene affrontata dal versante più amichevole. Con la 7^ tappa Arenzano – Loano 90 km. (due salite: Naso di Gatto e Melogno) e la cronometro già citata ulteriore ‘sistemazione’ della generale in vista dell’ultimo giorno con la Verbania – San Domenicao di Varzo, che viene toccata dalla corsa per il 3° anno consecutivo. L’arrivo sarà in salita (l’unico) e si decreterà l’atleta vincitrice. I chilometri totali previsti saranno 890, due i giorni ‘esteri’ (prologo serale e 1^ tappa). DIVISO IN DUE? L’impressione sembra questa. Nelle prime cinque giornate di corsa troviamo soltanto una tappa che dovrebbe pesare (la 2^), anche se le gambe saranno ancora toniche e piene. Tre frazioni veloci (prologo escluso) nei primi quattro giorni sono l’occasione da non perdere per le velociste. L’Aprica, nella 5^, non dovrebbe dare botte forti, a meno di tempo cattivo. Solamente dalla 6^ frazione (arrivo a Morbegno) dovrebbe schiarirsi in maniera definitiva la rosa delle pretendenti e quindi iniziare il Giro ‘vero’ quello dove non puoi più lasciare secondi a spasso. E a proposito di secondi, come scritto in precedenza finalmente si mette sul piatto degli impegni di giornata una cronometro senza distanze tipo juniores (Roma 2012, che occasione giocata malamente!), con l’occasione di avere delle cicliste che potranno forse contare su questa prova anche in ‘visione’ classifica generale.

lunedì 23 marzo 2015

Affascinante perché imprevedibile? Bene, allora cambiamo Sanremo, grazie.

Ma che bello il tracciato classico della Sanremo, se non fosse che nelle ultime due ore le emozioni sono state date per disperse. Se i momenti topici del ciclismo sono quando vedi dei corridori schiantarsi contro un muretto, no grazie cari esperti di ciclismo. Il teatrino di Suor Peppa De Stefano è ormai pallosamente noto. La regola è semplice: vagonate di retorica, scriversela, cantarsela e suonarsela. Così, mentre al telespettatore si raccontava dei fiacchi piazzamenti in carriera di Martinello nella classica lombardo/ligure, e mentre non avendo niente da far vedere Pancani e la suora andavano in estasi totale per la ‘novità’ tecnologica in HD applicata alle immagini rallentate, la Milano-Sanremo andava verso il traguardo aspettando il benedetto Poggio. Le uniche emozioni che quest’ultimo ha regalato – anzi che gli ultimi 70 chilometri della Sanremo hanno regalato al telespettatore – sono state le cadute di Gilbert, Ciolek (il vincitore con la neve di due anni fa) Stybar e dell’iridato Kwiatkowsky nell’ultima picchiata. E prima una brutta caduta di altri ciclisti scendendo dalla Cipressa. Com’era prevedibile – e come un tal Cancellara Fabian aveva detto due giorni prima – anche stavolta era da vedere come sarebbe stato il tempo. Nel senso che una Sanremo sotto al sole, sul tracciato classico – quello che eccita da matti Beppe Conti che ogni anno può tirar fuori l’ennesimo racconto sulla vittoria di Saronni nell’83 – diventa una corsa che difficilmente può uscire da un andamento monocorde, prevedibile, quasi scontato, suor alessandresco. Cosa puoi chiedere a 3.710 metri di salita da 30 km/h di media com’è il Poggio, dove il tratto più duro (duro?) viene fatto a 20 orari (100 metri)? Che razza di emozioni trovi in una salita in cui gli atleti devono tirare il freno per affrontare certi tornanti? Inutile menarcela sempre con il fatto che la Sanremo è affascinante perché imprevedibile. Se dopo 293 chilometri di gara sono ancora tutti assieme, dove sono le difficoltà che fanno vedere veramente chi ne ha di più, o ha le palle più grosse degli altri? Allora evviva la Strade Bianche dannazione!

martedì 17 marzo 2015

Abbiamo trovato uno con le p***e?

Ok, adesso uno potrebbe pensare che qui si mette ancora in discussione un atleta che ha vinto un Giro l’anno scorso a 24 anni e alla prima partecipazione, ch’è stato maglia bianca al Tour 2013 arrivando 2° nella generale a 23 anni e s’è appena portato a casa una Tirreno-Adriatico dopo il 2° posto del 2014. Tutt’altro. Stai a vedere che stavolta un colombiano con le palle è saltato fuori davvero. Si, perché la storia ciclistica è stata piena di sudamericani volanti in salita, che in discesa erano una bestemmia del Signore, e che quando erano ad un passo dal famoso salto di qualità saltavano per aria, oppure di lì non si smuovevano, iniziando a cambiare squadre come calzini, finché non sparivano e per ritrovarli dovevi tornare dalle loro parti e scoprirli come corridori pagati a cottimo in squadre di secondo piano a livello nemmeno internazionale. Storie simili abbracciarono Leonardo Sierra negli anni ’90, o Josè Rujano nel decennio scorso. Quando erano ad un passo dal diventare atleti top, si trasformarono in ciclisti flop. Adesso la musica pare cambiata grazie a questo sudamericano che la vede semplice; “Se sei un leader devi avere la testa forte in ogni clima”. Atleta che nell’arco di tempo che gli ex ciclisti sudamericani impiegavano per diventar famosi, e per vincere qualche tappa, lui ha già vinto più di tutti loro. Fatto sta che in cinque chilometri impegnativi ma non tremendi per pendenze Quintana ha dato un minuto a Contador, e altrettanto ad Uran Uran e Rodriguez. D’accordo che dietro si guardavano un po’ tutti e nessuno voleva portarsi appresso l’altro, ma Quintana è stato l’unico ad accettare di prendersi il rischio di perdere la tappa per provare a vincere la corsa. Perché Quintana pare avere una cosa diversa dai suoi connazionali: la testa di chi vuol vincere e non solo scappare dalla miseria.

domenica 8 marzo 2015

Pensiamo alla Tirreno numero 50, ch'è meglio!....

A pensare come stiamo messi in Italia dal punto di vista dei calendari, la storia della Strade Bianche sembra uscita da un’altra Nazione. Anche questa volta il ‘roster’ dei partecipanti annoverava nomi di primo piano, nonostante la corsa stessa possa rivelarsi pericolosa in vista di un appuntamento importante come la Tirreno-Adriatico. Le strade bianche sono ben sistemate prima della gara, ma passarci affrontando alcune curve a 40 chilometri orari è sempre una cosa da fare con le antenne ben dritte. Una caduta può sempre mandarti in malora un appuntamento di prestigo a cui stai pensando da tempo. È stata quindi un “robusto antipasto” (Don Lorenzo docet) per un’edizione della Corsa dei Due Mari di altissimo livello, pronta nell’esibirsi in un’edizione numero 50 che guardandola per i nomi che porta in corsa è già cosa da applausi. Continuano le magagne dell’Astana con Nibali che adesso inizia a guardare la questione come un caso di politica. Probabile che la direzione sia questa, peccato che lui, Aru e agli altri (tanti) italiani non abbiano cambiato aria da un pezzo, lasciando un gruppo ciclistico ‘Vino-dipendente’ che da sempre fa storcere il naso. Comunque la situazione potrebbe diventare un rinforzo morale della squadra kazaka cosa che nello sport capita spesso. Ad agosto tornerà in sella Alessandro Ballan, ultimo italiano vincitore del Mondiale, ultimo dei nostri a vincere un Fiandre. Il timore era che dovesse aspettare fino a gennaio, ma vista la lunga inattività nelle corse, non è da escludere che prima di rivederlo a buon livello non sia comunque da aspettare lo stesso il prossimo anno. Il veneto paga due anni per ‘grave negligenza dell’atleta’ e speriamo che adesso si sia capito che non basta auto-sospendersi per giocare con il proprio sangue, visto che la ozono terapia la fai togliendoti, ‘ozonandoti’ e rimettendoti il sangue in vena. Se tutti adesso iniziassero ad auto-sospendersi secondo le proprie comodità hai voglia!

domenica 1 marzo 2015

Marzo; l'editoriale

”Eccoci nel periodo in cui si corrono le prime corse importanti. In Italia ci arriviamo con la Strade Bianche, la Tirreno-Adriatico e la Sanremo. Lasciando da parte l’ultima di queste, la Strade Bianche è la più affascinante tra le classiche nate recentemente, piaciuta fin dall’inizio, complice la decina di tratti sterrati che solitamente ne compongono il percorso. Cosa importante, è piaciuta un sacco agli stessi protagonisti, che fossero vincitori o meno. Un robusto antipasto ciclistico per lanciare una successiva Corsa dei Due Mari che (anche) quest’anno presenta una lista partenti tecnicamente ai massimi livelli. Froome, Nibali e Contador occuparono il podio due stagioni fa, poi lo spagnolo della Tinkoff e il colombiano Quintana si classificarono al 1° e 2° posto l’anno scorso. Senza dimenticare le affermazioni di Evans nel 2011 e la ‘prima’ di Nibali nell’edizione 2012. Un’evento 2015 che certamente avrà una lista partenti migliore del Giro stesso, e forse anche del Tour. Sono passati gli anni in cui la si correva guardando alla Sanremo. Oggi i protagonisti dei grandi giri vogliono essere protagonisti di questa corsa ch’e ormai diventata l’appuntamento più sentito del periodo d’apertura stagionale. Il succo del discorso è: godiamocele, sperando nel bel tempo. Perché ci sono altre corse italiane che si sta cercando di salvare per il rotto della cuffia, e non è detto che ci si riesca. Mancano soldi, gli sponsor non ne hanno più da spendere, e se li hanno li mettono da parte per avere visibilità nelle corse più importanti. Il resto è un boccheggiare continuo di organizzatori che stanno facendo i salti mortali, attorniati da una Federciclo fantasma. Ma su quest’ultima cosa badiamo bene di non stupirci. Vorrebbe dire aver vissuto sulla Luna negli ultimi anni.”

venerdì 20 febbraio 2015

Quando la TV ci diceva; "Sonni caldi, sogni belli, filtrofiore bonomelli..."

Se con le favole fai dormire i bambini, anche con i grandi si può far qualcosa con ottimi risultati. Magari mandando in onda certi ‘speciali’ d’inizio stagione.
“Allora Beppe, sono le diciassette e trenta. Questo vuol dire che tra cinque minuti saranno le diciassette e trentacinque e saranno passati cinque minuti?” Risposta; “Infatti credo anch’io che tra le diciassette e trenta e le diciassette e trentacinque ci sono cinque minuti di differenza.” “E tu Francesco, sei d’accordo con quello che ha detto Beppe. Pensi anche tu che tra cinque minuti, ormai quattro, saranno le diciassette e trentacinque?”
Ecco, questo è stato il livello medio di contenuti dello ‘speciale Radio-corsa’ che la RAI ha mandato in onda con Suor Peppa che faceva da padrona di casa per presentare la stagione. E così abbiamo visto che anche per quest’anno i noti esperti saranno ancora, nuovamente, eternamente, per l’ennesimo anno gli stessi. C’è stato il tentativo di Suor Alessandra di aprire il noto angolo del cuore. Dedicato stavolta ad Alessandro Ballan, raccontato e descritto come vittima e basta. Poi mandano in onda uno stralcio d’intervista dove il veneto racconta di aver visto che l’ambiente ciclistico (organizzatori, dirigenti) ha preso le distanze nei suoi confronti, sapute le magagne per i trattamenti non autorizzati al sangue. La “grande famiglia”, che la stessa suora benedice da anni appena può, sta mica perdendo i pezzi? Fa certamente dispiacere vedere Ballan sconfortato per questa squalifica che, se non verrà accorciata, durerà fino al prossimo anno. Ma certi toni da libro Cuore sono più stancanti di un Passo dolomitico, e sinceramente non sembrano l’ideale nemmeno per l’immagine dello stesso atleta che viene raccontato triste e solo durante gli allenamenti. Per il resto le cose più interessanti non venivano dalle risposte degli esperti in studio – prevedibili, grigie, scontate, forse figlie di domande preparate – ma dai brevi momenti di servizi filmati (alcuni vecchi di settimane, alè!) che venivano mandati in onda, tra un mezzo sbadiglio e l’altro. Se quello ‘speciale’ fosse durato mezz’ora in meno, e avesse avuto meno chiacchiere da studio, forse sarebbe stato un ben più interessante tardo pomeriggio ciclistico da passare in poltrona. Invece sono stato novanta minuti con quattro persone che se la sono scritta, suonata e cantata per i fatti loro.

lunedì 9 febbraio 2015

Dubai Tour, cioè; "...Cameriere, un litro di caffè, grazie!"

Annunciato da una sigla che ne parla come se fossimo di fronte a dei cyborg arrivati dallo spazio, la faraonica corsa del deserto ha regalato emozioni paragonabili al segnale orario delle 15:00.
Il Dubai Tour che si è corso da pochi giorni ci ha fatto vedere un ciclismo che dal punto di vista tecnico rasentava il Trofeo Ciclistico Santa Pazienza. Frazioni che partivano con un solo punto interrogativo, riguardante il nome che avrebbe vinto la volata. Un’arrivo in salita, grazie ad una rampa di nemmeno 200 metri, esistente grazie ad un bacino artificiale che rappresentava la Cima Coppi di questa corsa multimiliardaria. Con in telecronisti impegnati ad inventarsi qualunque cosa possibile per non far dormire la gente in poltrona; “Hai visto com’è pulito dappertutto?” “Molto bella la metropolitana che hanno qui” “Si, ma guarda ch’è uguale alle nostre” “Si, ma a prender le nostre mi piace meno…” e contenuti tecnico/ciclistici che come emozioni hanno regalato; “Ma secondo te, il gruppo, questo qui lo lasciano vincere?” “Beh, sai, un ciclista tunisino che vince una tappa di una corsa World Tour farebbe notizia….” Abbiamo potuto ammirare palazzi splendidi e splendenti; “Qui i lavavetri devono essere miliardari….” E apprezzato le varie attrattive del luogo “Se noi abbiamo gli ippodromi, qui ci saranno i cammellodromi….” Queste grandi emozioni sportive ci faranno capire e forse patire di più la scomparsa di alcune corse nostrane ‘rinviate’ ad….. anno da destinarsi, se non ormai appartenenti alla sola memoria. Mark Cavendish ha vinto il Dubai Tour. La notizia era questa. A proposito, avete notato che ormai le magliette da ciclismo non esistono più? Siamo in un’epoca dove gli atleti ormai vestono delle simil-calzamaglie super aderenti, e la maglia di campione d’Italia di Nibali fa lo stesso schifo dell’anno scorso. E poi l’impressione di un ben ‘tirato’ Gilbert, che pare aver perso un po’ delle le cosce ben robuste delle ultime due stagioni per una linea muscolare più leggerina. Meno bistecche o (speriamo di no) meno qualcos’altro?