«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

mercoledì 27 aprile 2011

Mumble, mumble, mumble,....

SUPER GILBERT DA UNA PARTE, E LE SECONDE LINEE (STRANIERE) CHE VINCONO LE GRANDI CLASSICHE.... L’ITALIA CICLISTICA ARRIVA AL GIRO CON UN MESE DI APRILE DA 4 IN PAGELLA.
ORMAI DA DUE ANNI E MEZZO NON CENTRIAMO PIU’ LE GRANDI CORSE DI UN GIORNO; PERCHE’?

Ricordate il nostro marzo ciclistico? Eravamo in balìa degli australiani. Matthew Goss vinceva la Sanremo e pochi giorni prima Cadel Evans portava a casa la Tirreno-Adriatico. Gilbert vinceva la Strade Bianche, tanto per iniziare ad abituarsi al gradino alto. Si sperava molto in Michele Scarponi che usciva in bella forma dalla Corsa dei 2 Mari e faceva un’azione esaltante alla classica di primavera. Si vedeva un Cunego mai così in palla così presto, ed alla Sanremo ecco Nibali e Ballan belli tosti sul Poggio. Insomma c’erano ottime speranze, se non di vittoria, certamente di essere protagonisti. Poi ecco le classiche, e nel computo totale il niente o quasi.
Aspettavamo Cunego alle Ardenne ma il veronese non ha mai avuto la gamba (togliamo la Freccia Vallone per una caduta), e non ha mai cercato almeno un’azione per scuotere la corsa. L’ultima grande corsa di un giorno vinta per noi italiani (escludendo i Mondiali femminili) è stata proprio la sua terza vittoria al Lombardia; 2 anni e mezzo… Meglio Michele Scarponi, vincitore del Giro del Trentino, che è sempre una corsa abbastanza difficile e di ottima qualità come partenti. Anche se con le classiche del nord c’entra come Bruno Vespa a Top of the Pop.
Speravamo in Vincenzo Nibali ma al “Trentino” non è mai stato protagonista, ed alla Liegi ha fatto poco e solo nel finale. Domanda, ma arrivare all’albergo in Belgio a mezzanotte di venerdì – e Dio sa a che ora metti la testa sul cuscino – dopo una corsa a tappe di 4 giorni non è come farne 5 di tappe? Perché Nibali non va in Olanda fin dall’Amstel? Ballan ha fatto quel che poteva, ed ha fatto buone corse tra Sanremo, Fiandre e Roubaix. Certo, le rogne Lampre/doping non erano la cosa ideale da avere in testa. Quando ci sono di mezzo le procure, mai una persona è tranquilla come va a dire davanti le telecamere.
Gli altri italiani non si sono visti se non a sprazzi. Quinziato ha fatto una buona Roubaix ma niente di più. Pozzato è una specie di Cunego delle corse sulle pietre. Lo aspettiamo al nord da tre stagioni. I bonus del vicentino sono finiti.
Di Luca non ha avuto lo spunto per fare, o provare a fare, la differenza. Pretattica verso il Giro, oppure limiti veri che prima erano falsi? Daniel Oss non ha ricavato niente ma lui ora vive la situazione di Pozzato 4 stagioni addietro. Se abbiamo aspettato il biondo ricciolone della Katiusha, aspetteremo anche il biondo ricciolone della Liquigas.
Attenti al compagno di team Peter Sagan; un ragazzo che nella testa non ha paura di nessuno. Brava Liquigas che, prima con Nibali e Kreuziger ed ora con Oss e Sagan, sta facendo le ossa senza fretta a ciclisti di gran talento. In ambito Liquigas, chiudiamo con Basso che al nord non era atteso a chissà cosa, e la sua rinuncia al Giro non è una sorpresa.
Gira e rigira, le classiche di aprile per noi italiani sono state una delusione. Siamo “vecchi”, e quindi prevedibili, nel modo di correre? Certo è difficile vedere Cunego o Pozzato fare selezione a 40 chilometri dalla fine. Questione di coraggio, o si tratta semplicemente di maggiore qualità degli avversari? Sono le squadre straniere ad avere ciclisti migliori anche tra i gregari, e quindi riescono a fare loro la corsa?
Lasciate due righe se avete un’idea, un parere al riguardo.

PS: Ultime dal gruppo; il veneto Davide Rebellin torna a correre dal 28 aprile, mentre nel già trascorso 25 l’iridata Giorgia Bronzini ha vinto il Liberazione.

domenica 24 aprile 2011

L'UOMO DI PASQUA!




NESSUNA SPERANZA, NESSUNO AL SUO LIVELLO. PHILIPPE GILBERT VINCE SENZA DISCUSSIONI ANCHE LA LIEGI BASTOGNE LIEGI.
UN FINALE CON LA FAMIGLIA SCHLECK ALL’ATTACCO, MA QUANDO A RUOTA HAI IL BELGA… GENEROSO GASPAROTTO, MA NEL COMPLESSO ANCORA MALE L’ITALIA.

Stavolta ci ha provato un’intera famiglia, ma l’uovo di Pasqua regala la Liegi a Philippe Gilbert. Quando mancano 70 chilometri alla fine i GS dei favoriti iniziano a movimentare la corsa per indurirla. L’obiettivo è sfiancare i gregari di Gilbert. Sulla sempre molto attesa salita della Redoute nessuno scatto dei migliori e Gilbert ringrazia. Bravi, complimenti. In testa intanto una dozzina di “eroi” di giornata, che saranno ripresi sul finale..
A 21 chilometri dalla fine allunga la famiglia Schleck. Alla loro ruota proprio Gilbert. Vinokurov rompe la bici e si stacca proprio in quei momenti. Ottimo il suo gregario Gasparotto per generosità. Con i tre in fuga, ecco Van Avermaet della BMC che succhia ruota in attesa di vedere dove sarà staccato. Non aspetterà molto.
Tra il gruppo dei big c’è poca convinzione e davanti non chiedono altro. Sulla salita di Saint Nicolas, la salita degli italiani, pochi tricolori si fanno vedere e quei pochi sono neri, rossi e gialli (!).
Van Aermaet si stacca al primo allungo di Gilbert. Che poi forza ancora e fa tribolare “baby” Schleck. Frank tiene botta. All’ultimo chilometro Gilbert deve solo decidere quando andare a vincere, davanti a Frank Schleck, “baby” Schleck al terzo posto. Arrivano poi Kreuziger, Uran e Sorensen.
Vincenzo Nibali miglior italiano all’8° posto finale. Nel complesso l’Italia esce con le ossa rotte dalle classiche di aprile. Cunego e Di Luca mai visti anche oggi.
Chiudo con una frase detta da Davide Cassani durante la telecronaca. “Chi non rischia, non rosica”.
Buona Pasqua.

mercoledì 20 aprile 2011

Vedi sotto....

PRENDETE L'ARTICOLO SOTTOSTANTE E CAMBIATE IL NOME AMSTEL CON FRECCIA-VALLONE.
PIUTTOSTO, SEMBRA IN CRISI NERA IL CICLISMO DI CASA NOSTRA, CHE TRA TIRRENO E FRECCIA, NON HA PORTATO A CASA NIENTE. E DOMENICA ULTIMO APPELLO...

domenica 17 aprile 2011

E chi lo ferma?



Foto; fuoridibici.wordpress.com

ATTESA, VOLUTA, ARRIVATA!
PHILIPPE GILBERT SI “BEVE” GLI AVVERSARI NELLA CORSA DELLA BIRRA AMSTEL. GARA CHE SI DECIDE VERSO IL FINALE.

Nella Freccia del Brabante di metà settimana, Gilbert aveva giocato nel vincerla. Si vedeva che aveva una grande condizione. Per questo motivo oggi era l’uomo sorvegliato speciale.
A 50 chilometri dalla fine il belga mette i suoi davanti per controllare la corsa. i primi tentativi alla ricerca della fuga per la vittoria arrivano a 35 chilometri dalla fine, ma è ai – 23 dall’arrivo che una caduta “elimina” Frank Schleck e Fabian Cancellara in un colpo solo.
A 20 chilometri dalla fine, l’azione di Kolobnev si rivela decisiva per lasciare molti di favoriti in un gruppo di circa 20 atleti. Due chilometri dopo, Joachim Rodriguez scatta per fare selezione. Non riuscirà a combinare molto. Poco dopo ci pensa Andy Schleck ad allungare, e con un’azione molto bella riesce a fare il vuoto, restando in testa e ingaggiando una corsa contro Gilbert e compagnia pedalante.
Ma le energie iniziano a mancare al forte lussemburghese proprio nel finale di corsa. Gilbert non aspettava altro. La salita che porta al traguardo si trasforma in ideale tappeto rosso per il forte finisseurs belga, che si impone davanti a Rodriguez, Gerrans e Schleck.
Poca Italia nel finale, con Cunego e Di Luca con i migliori ma che non avevano più benzina negli ultimi chilometri.

giovedì 14 aprile 2011

La tenaglia inizia a stringersi?



Inchiesta di Mantova; dopo un’anno d’indagine sarà questo il risultato?

LA FORTE DISCUSSIONE TRA PETRUCCI E DI ROCCO NELLA SEDE DEL CONI, CI PORTA LA NOTIZIA CHE QUEST’ULTIMO ENTE CHIEDE AZIONI FORTI, ECLATANTI, SEVERE.
SOPRA UN’INTERO GS (LAMPRE) TIRA ARIA DI TEMPORALE. DOPO 13 ANNI “AFFAIRE FESTINA” ALL’ITALIANA?

Le richieste del Presidente del CONI Petrucci verso Renato Di Rocco sono quelle che gli appassionati – quelli onesti e veri perché tra falsi ci si accetta – vogliono da tanto. Ottima, perché semplice, la domanda del giornalista Luca Gialanella, sulla Gazzetta del 13 aprile, sul perché Collinelli (quest’ultimo premiato, a suo tempo, con 4 anni di “vacanza”) sia un tecnico della Federazione Ciclismo. Da emerito scaricabarile la risposta del presidente Di Rocco, dicendo che il CONI sapeva tutto. Giro-giro-tondo, casca il mondo…
Certo è che l’inchiesta che stringe il laccio intorno al GS Lampre (riguardante, in particolare, le stagioni 2008 e 2009) sembra in procinto di regalarci amare novità. Soprattutto per la richiesta diretta del CONI alla Federciclo di dare un giro di vite molto più forte del solito. Sarà mica che Petrucci – visto il ruolo che ricopre – avrà ricevuto qualche notizia sicura in anteprima? Renato Di Rocco continua con la linea che l’FCI ha fatto molto in questi anni, ma Petrucci non ha fatto altro che “trasportare” il pensiero della maggior parte degli appassionati. Sono tanti i ciclisti in gruppo che sono indagati, e sono troppi, veramente ed insopportabilmente troppi, gli atleti che si appoggiano al discorso che “Ci deve essere uno sbaglio” e cose di questo tipo. Possibile che da anni, stando alle dichiarazioni degli interessati, le analisi siano quasi tutte sballate ed inaffidabili?
Da qualche anno, nelle telecronache, la litania del ciclismo che oggi è molto più pulito di un tempo mi fa crescere una domanda in testa; se oggi il ciclismo è veramente più pulito, e non lo si dice tanto per parlare, allora il ciclismo di 15 anni addietro cos’era? Una fogna con due borracce attaccate? Perché, se c’è tutta questa sicurezza al riguardo, tanto da ripetere che il ciclismo attualmente è molto più pulito, mi domando quante tonnellate d’omertà ci sono state propinate in questi ultimi anni.
Penso a Gigi Sgarbozza che durante i mondiali su pista commentava che la squalifica a Pellizotti è ingiusta, che la squalifica della Cucinotta è stata ingiusta, che punire Contador sarebbe ingiusto. Tutto ingiusto!
Emergono dai giornali notizie sul fatto che ciclisti della Lampre erano “consigliati” ad appoggiarsi a studi medici esterni al Team di Saronni, per farsi assistere nella preparazione. A pensarci, è un buon sistema per evitare che, se un ragazzo viene pescato dopato, il GS può appoggiarsi al fatto che lo studio medico ed i professionisti (professionisti?) che vi lavorano, non c’entrano niente con il Gruppo Sportivo. La situazione sembra bella pesante, ma è meglio che scoppi adesso che non tra 20 giorni con l’inizio del Giro. Sarebbe un simil-caso Festina ’98 o Telekom di pochi anni addietro. Che da un lato sarebbe benedetto se scoperchiato, ma svuoterebbe le strade di tanta gente.

ITALIANA? MACCHE’!, IRLANDESE, ANZI, SVIZZERA!
I ciclisti ed i dirigenti Lampre, o anche ex della squadra italiana, che saranno convocati nei prossimi giorni avranno la facoltà di non rispondere. In quel caso la situazione assumerebbe toni ancor più deludenti. Se dall’inchiesta di Mantova arriveranno prove concrete, la Lampre rischia di saltare il Giro d’Italia. Ma qui svetta il (casuale?) discorso legale.
La Lampre è una squadra irlandese, con uno statuto che la classifica come una realtà di “statuto elvetico”. Che vuol dire? Che la giustizia di casa nostra ha le mani ben legate. Chiaro adesso? A chi scrive proprio per niente ma certamente si ai dirigenti Lampre. Comunque, se qualcuno di voi ne capisce di questioni legali lasci due righe, senza paroloni possibilmente.



Foto; campionenews.com
FORSE POTRA’ SEMBRARE UNA PAROLA GROSSA, MA RICCO’ SA COSA VUOL DIRE DECENZA?

Finiamo con le ennesime, ultime, dichiarazioni di Riccò ai giornalisti, che vanno oltre l’incazzatura da appassionato. Prepariamoci ad un Riccò che tra qualche tempo sparerà l’idea del complotto architettato da misteriose ed oscure entità paraciclistiche.
Riccò ringrazi il Cielo e magari anche i dottori che l’hanno preso per i capelli, invece di mettere in discussione le dichiarazioni fatte dai medici che gli hanno salvato la pelle.
L’ex professionista italiano vuole trovare una squadra e tornare a correre, dopo che poco tempo fa aveva detto di non volerne più sapere. Chi può prenderselo? Una squadra di alto livello, con la probabilità che non venga considerata dagli organizzatori di corse importanti (te lo vedi Riccò che guarda al Giro del Veneto come l’obiettivo principe della stagione?). L’atleta rischia la radiazione, ma potrebbe avere ripercussioni anche per aver tirato in ballo una presunta falsità da parte dei dottori, nell’informare la stampa nei giorni del suo ricovero sulle cose che aveva detto loro.

lunedì 11 aprile 2011

Giro-Donne 2011; il menù.



Un Giro-Donne 2011 senza “tappe tagliatella” guardando alle precedenti edizioni.

ANDANDO A SPULCIARE LE FRAZIONI DEL GIRO FEMMINILE, VEDIAMO COSA TROVERANNO LE GIRINE NEL LORO LAVORAR DI GAMBE.
CHIARO CHE LE VALUTAZIONI SONO PERSONALI.

(*) facile – (**) media difficoltà – (***) difficile – (****) dura – (*****) molto difficile.

1^ Roma – Velletri 86 km. (**);
a metà percorso c’è il GPM di Castelgandolfo ma le gambe sono belle fresche. Il finale (4 giri) è ideale per tentare il colpo gobbo. Per finisseurs.

2^ Pescocostanzo 91 km. (**);
è un partenza/arrivo a Pescocostanzo. Un “anello” di 90 chilometri, con il GPM a Madonna Regina a trequarti tappa. Salita ce n’è, e pure tanta, ma ci sono gambe ancora piene d’energia.

3^ Potenza Picena – Fermo 104 km. (****);
Ehilà!, già 4 stelle alla 3^ tappa? Mettiamola così; 10 salite in 100 chilometri sono snervanti. Non sono salite lunghe. Ma è una tappa senza pianura, probabilmente difficile da controllare. Probabile che alcune capitane saranno da sole negli ultimi 15 o 20 chilometri. Alla sera le gambe saranno un po’ frullate se qualcuna avrà provato a fare corsa dura. L’arrivo è in salita. Sarà la frazione rompiscatole che non t’aspetti? Don Lorenzo potrebbe fare le prove generali per le salite decisive.

4^ Forlimpopoli – Forlì 101 km. (*);
primo giorno di ferie per quasi tutte. Primo giorno di lavoro invece per le ruote veloci. Poche le tappe ideali per loro, e probabile lotta feroce per aggiudicarsele.

5^ Altedo – Verona 129 km. (**);
l’arrivo è in salita, ma quest’ultima sale regolare. Le velociste con una buona gamba potrebbero tener botta e giocarsela. I 130 chilometri di giornata serviranno a far sentire la prima stanchezza di questo Giro.

6^ Fontanellato – Piacenza 128 km. (**);
per velociste. Una salita c’è, ma quando mancano 30 chilometri alla fine. Poi è tutta discesa fino alla fine. Ideale per un gruppetto di eroine di giornata, se riescono a “scollinare” con un minuto. Altri 130 chilometri. Le gambe inizieranno ad aver bisogno di 10 minuti in più dal massaggiatore. Dal giorno dopo si comincia a giocarsela sul serio. A letto presto signorine!

7^ Rovato Grosotto 122 km. (****);
c’è il Mortirolo dopo i primi 90 chilometri pedalati in salita leggera. Se qui non si decide il Giro, facilmente vedremo chi non potrà vincerlo. Però l’arrivo non è in salita Colei ch’è brava discesista potrebbe recuperare una salita tribolata. Per le scalatrici mediocri discesiste, tutto potrebbe andar perso. Tutta da vedere. Roata dovrebbe dare il meglio.

8^ Teglio – Valdidentro 70 km. (*****);
un consiglio? Una bella colazione fatta come Dio comanda! Si arriva alle Torri di Fraele. Può sembrare strano dare una stella in più a questa frazione, rispetto a quella del giorno precedente (il nome del Mortirolo ha certamente fascino). Ma è da questa frazione che le energie inizieranno a farsi limitate. L’arrivo a 2.000 metri dovrebbe dirci chi sarà la regina? Diciamo che resteranno pochi nomi. Don Lorenzo potrebbe sparare oggi quello che ha risparmiato la giornata prima.

9^ Agliè – Ceresola Reale 115 km. (***);
l’ascesa per Ceresola Reale non è dura. Si sale di 1.000 metri in 30 chilometri. L’arrivo è da gruppo molto ristretto in volata. 3 stelle perché la spia della “benzina” ormai segnalerà luce rossa fissa.

10^ San Francesco al Campo 16 km. Cronometro Ind.; (***)
Le gambe saranno sgonfie per tutte. Le differenze tra specialiste e scalatrici si assottigliano in questi casi. Non sarebbe un percorso duro, ma essendo il 10° giorno di corsa consecutivo, ci mettiamo anche qui una stella in più.

domenica 10 aprile 2011

"E chi sono io....Babbo Natale?"



Tutti attaccati alla locomotiva rosso-crociata, e la corsa scappa via.

UN’ALTRO VINCITORE INATTESO. JOHANN VAN SUMMEREN SCRIVE IL SUO NOME NELL’ALBO DELLA ROUBAIX. UNA CORSA CON DIVERSE CADUTE E CON CANCELLARA MARCATO A UOMO, TANTO DA INGESSARE LA CORSA DEL GRUPPO. AREMBERG AMARA PER BOONEN.

La Roubaix è soprattutto foresta di Aremberg. Dove vedi, quasi sempre, chi può ancora giocarsi la gara e chi deve alzare bandiera bianca. Proprio a metà del pavè di Aremberg, Tom Boonen rompe qualcosa sulla bici. Perderà un’eternità.
Tenta il recupero, stringe i denti, e quando ormai è in prossimità del rientro cade e la corsa va in malora del tutto. Siamo a 70 dalla fine. In fuga 17 uomini, dietro poca convinzione. Tante le cadute, ed anche Filippo Pozzato a 58 dalla fine saluta le speranze di vittoria. Intanto il distacco dai primi arriva a 1 minuto e 10 secondi. Cancellara capisce che deve fare qualcosa e parte. Fa gruppetto con Flecha, Ballan e Huschovd.
Sul tratto di pavè due le notizie concrete; finisce il mio panino con la coppa, e poi Cancellara che non guadagna poi molto. Si prepara a fare qualcosa da solo? Riscatta a 38 km. dal traguardo. Con lui il Campione del Mondo e un tenace Ballan. Recuperano sui primi per un po’, anzi è Cancellara a farlo, tanto che ad un tratto il gigante svizzero fa capire che lui non ha voglia di fare da cameriere agli altri. la rimonta si ferma.
I 15 in testa riguadagnato tutto. Ai meno 20 dalla fine sono 45 i secondi di vantaggio. A 16 dal termine Huschovd forza l’andatura, Cancellara tenta di partire in contropiede ma viene “stoppato” da una moto rompi-balle troppo vicina. Nel frattempo, Van Summeren è scattato in testa ed è solo. Succederà poco fino alla fine.
Cancellara riuscirà a fare un finale splendido, recuperando tanti secondi, ma ormai la frittata era fatta.
Johann Van Summeren vince la Roubaix, grazie ad una corsa molto intelligente della Garmin e Cancellara chiude secondo vincendo una mini-volata davanti a Tsallinghi (chi è?), Rast (chi è?), Bak (chi è?) e Alessandro Ballan.

martedì 5 aprile 2011

Giro-Donne 2011; voilà!



A chi può piacere questo Giro, con salite e una cronometro finale? Ci vorrebbe un’atleta forte in salita e poi bravina contro il tempo. Vai a sapere se ce n’è una in giro….

ECCOLA CHE FINALMENTE E’ ARRIVATA. LA 22^ CORSA IN ROSA E’ NATA A MONZA E STRIZZA L’OCCHIO ALLE SCALATRICI. SI PARTE DA ROMA, SI ARRIVA A TORINO.
UN’EDIZIONE CATTIVELLA PER LE VELOCISTE, CHE SI CHIUDERA’ CON UNA PROVA CONTRO IL TEMPO. 7 LE REGIONI ATTRAVERSATE.

Sarà il 1° giorno di luglio a dare il via al Giro d’Italia femminile. Una frazione che da Roma porterà le ragazze a Velletri con circuito finale da ripetersi 4 volte. La conclusione sarà contro il tempo con un’impegno di 16 chilometri. In mezzo una dozzina di salite ( parlando di quelle più impegnative) che saranno terreno ideale per le scalatrici.
È un Giro per rapporti agili quello targato 2011, e tra gli impegni da superare svetta il Passo del Mortirolo, nella tappa numero 7 (Rovato – Grosotto di 122 km.). Già nella seconda giornata l’Appennino accoglierà molte borracce svuotate, con la frazione che partirà ed arriverà a Pescocostanzo con una novantina di chilometri e due salite impegnative.
Per le velociste saranno due le giornate buone; le frazioni numero 4 e 6 con gli arrivi a Forli (dopo 100 chilometri) e l’arrivo a Piacenza per dare un giusto e casalingo tributo all’iridata Gorgia Bronzini. La conclusione sarà a San Francesco al Campo per una distanza totale del Giro superiore ai 950 chilometri. La distanza media giornaliera sarà di 96 chilometri. Dove passerà la corsa?; Lazio, Abruzzo, Marche, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Piemonte. È stato deciso che Marina Romoli sarà la madrina dell’edizione 2011.
Un Giro che sembra chiamare a raccolta in prima persona le scalatrici (la britannica Emma Pooley in pole position), ma visto che tante salite chiamano tante discese, una ciclista in gamba quando il contachilometri supera i 60 all’ora può dire la sua. La cronometro finale lascia diverse speranze per le specialiste, anche se la stanchezza accumulata solitamente livella molto i valori (mentre chi scrive vivrà per una certa ciclista di cui, come sempre, non ricordo il nome).
Buon Roata a tutti? Stavolta niente punto esclamativo, ma speriamo che l’assenza al Trofeo Binda sia stata una scelta obbligata limitata a quel giorno. Lo chiedono con voce altisonante tutti gli appassionati ed appassionate (se aprite la finestra ed ascoltate bene, sentite ancora l’eco perdersi in qualche valle sconfinata).

22° GIRO D’ITALIA FEMMINILE
1 – 10 LUGLIO 2011-04-03

1^ Roma – Velletri km. 86
2^ Pescocostanzo (circuito) km. 91
3^ Potenza Picena – Fermo km. 104
4^ Forlinpopoli – Forli km. 101
5^ Altedo – Verona km. 129
6^ Fontanellato – Piacenza km. 128
7^ Rovato – Grosotto km. 122
8^ Teglio – Torri di Fraele km. 70
9^ Agliè – Ceresola Reale km- 115
10^ San Francesco al Campo (Cronometro ind. Km. 16)

CHILOMETRI TOTALI: 962

Prossimamente le tappe un po’ più nel dettaglio.

domenica 3 aprile 2011

RAGAZZI, CHE CORSA!


IL PIU’ BEL FIANDRE DEGLI ULTIMI ANNI CONSEGNA IL BELGA NICK NUYENS ALL’ALBO D’ORO DELLA GARA. QUANDO SEMBRAVA CHE CANCELLARA ANDASSE VERSO IL BIS….
BELLA CORSA DI ALESSANDRO BALLAN.

Se Fabian Cancellara avesse vinto la corsa, avrebbe dovuto ringraziare Tom Boonen che ha fatto un’asinata senza senso, quando il suo compagno Chavanel era in fuga solitario, e l’ex iridato di Madrid ha “lanciato” la controffensiva di Cancellara.
Il Fiandre inizia veramente a 80 chilometri dal traguardo, con l’arrivo dei muri più attesi. Una vera tristezza quando la TV belga fa vedere i DS lavorare di radio, per dire ai ciclisti ….come fare i ciclisti! Sul Coppenbergh, Gilbert inzia ala prima selezione.
A 60 dalla fine i migliori sono davanti, e tutti a guardare Cancellara manco fosse Miss Svizzera. Sul Molembergh, a 50 dalla fine, i migliori sgomitano intesta, ma avanzano controllandosi. Davanti a tutti, ora solitario, Chavanel ringrazia.
Poco dopo lo stesso Chavanel facilmente avrà smesso di ringraziare per iniziare a sparare qualche bestemmia ciclistica. Boonen infatti “lancia” la controffensiva e Cancellara non aspettava altro. Si fa vedere Pozzato ma è un fuoco di paglia (molto secca ed asciutta!). Cancellara stacca il belga e l’italiano e senza diventar matto va a prendere Chavanel.
Ad un tratto, mentre Cancellara sembra avviato a finire da vincitore, e chi scrive a finire un panino, Alessandro Ballan mette davanti la sua BMC. Per l’ex iridato di Varese 2008, sarà comunque un bel Fiandre.
Arrivati sul Coppenbergh patapam!! Cancellara perde 30 secondi in 500 metri e chi scrive finisce il panino troppo presto. Urge una banana. Lo svizzero viene raggiunto. Cancellara riparte, ma le energie non sono quelle di 20 minuti prima. Sull’ultimo muro, Gilbert scatta in faccia a tutti. Da l’anima, e più di lui Ballan che non lo molla, facendo da riferimento per il rientro di Cancellara e Chavanel. Zitti e mosca, ecco rientrare anche Boonen e gli altri.
Ballan cerca di scremare il gruppo, ma non ha esito. Ci prova subito dopo Cancellara, che crea un buco insieme a Nuyens e Chavanel. Sembra che lo svizzero vada a vincere, ma nella volata – mentre Boonen fa una volata inutile ma volenterosa per rientrare a 600 metri dalla linea bianca – parte la volata per il podio. Cancellara molla a 50 dalla fine e ringrazia Nick Nuyens che intanto aveva superato Chavanel. Per Binarne Riis pare impossibile avere uno dei suoi ragazzi che vincono davanti a Cancellara. Boonen arriva al 4° posto finale, e la banana me la pappo prima di mettermi davanti al PC.

venerdì 1 aprile 2011

Aprile; l'editoriale.


IL GIRO INIZIA AD AVVICINARSI. INTANTO LE CLASSICHE DEL NORD, IN PIENO SVOLGIMENTO, DA SEMPRE SI PORTANO APPRESSO I SAPORI DEL VECCHIO CICLISMO.
A QUESTO PROPOSITO, CHIUDIAMO “RADIO-DS” E RIDATECI IL CICLISTA TESTA E GAMBE.

1° APRILE; MANCANO 36 GIORNI ALL’INIZIO DEL GIRO D’ITALIA (e se Dio vuole 92 per quello femminile).

Le radioline vanno tolte. Le questioni sulla sicurezza devono essere affrontate dagli organizzatori delle corse, senza appoggiarsi ai Direttori Sportivi che avvisino i ragazzi durante la corsa se c’è bisogno. Anche in questo caso si vede chi sa veramente lavorar bene, nell’organizzazione delle corse ciclistiche.
I ciclisti devono pensare al triangolo rosso, ai cinque chilometri da pedalare ancora perché arrivi un rifornimento, a dire al gregario di star davanti pronto a ficcarsi dentro nell’eventuale gruppetto che magari tenterà una fuga, per evitare di dover far tirare i compagni col rischio di sfinirli. A correre, insomma, anche con la testa. Quando mancano 40 o 50 chilometri alla fine della corsa, il gregario con le misure di bicicletta più vicine a quella del suo capitano gli si affiancherà e gli pedalerà vicino. Testa e gambe.
Pensiamo ad uno dei momenti più importanti per un DS ed i ciclisti. Quando questi ultimi sono qualcosa di più che non; “i miei ciclisti” ma sono; “i miei ragazzi”. La riunione la sera prima nel dopo cena, le spiegazione sul percorso, il dire “dal chilometro tal dei tali in poi, su con le antenne! Il percorso diventa così e così e così… Vi voglio vedere svegli!” controllare le carte delle altimetrie 10 volte per memorizzarle mentre vengono discusse, approfondite, analizzate. Testa e gambe.
Pedalare durante la corsa e saper spiegare un concetto con quattro parole, sia dalla sella che dal sedile della macchina. Essere capitani e fare i capitani; decidere in mezzo minuto, ed in prima persona, se e come reagire ad uno scatto. Stare sempre nelle prime 20 o 30 posizioni del gruppo nei grandi giri, quando arrivi a 70/80 chilometri dalla fine, perché non hai “Radio-DS” che trasmette in esclusiva per te. Un ciclismo che faceva capire quali fossero i ciclisti più attenti, intelligenti e preziosi in corsa, per esperienza e fiducia da riporre. Testa e gambe.
Le ultime due generazioni ciclistiche sono nate con le radio. Un ciclista scatta e dall’ammiraglia gli dicono come reagisce il gruppo. Come se non bastasse, anche la televisione viene usata per lo scopo. Le motociclette, l’elicottero, sono occhi per far diventare dei geni del ciclismo, anche Direttori Sportivi che non hanno più bisogno di fare i DS per 4 o 5 anni con i ragazzi giovani. Non hanno bisogno di “farsi le ossa” per imparare a leggere le corse da dentro un’automobile. Oggi possono andare direttamente nell’ammiraglia dei “grandi”, perché ci penserà la telecamera dal cielo a dire loro cosa succede e quindi suggerirgli cosa gli conviene fare.
Ridateci i ciclisti furbi, scaltri, che capiscano e di conseguenza imparino come bisogna alimentarsi nella giornata molto calda, come guidare la bicicletta con la pioggia iniziata da poco, quando mettere la squadra in doppia fila per il vento. Chi scrive ricorda una cronometro al Giro femminile, dove da alcune ammiraglie si sentiva sbraitare dall’altoparlante su quando la ciclista doveva smettere di pedalare e sterzare il manubrio per “buttarsi” nell’affrontar la curva curva. Ma cosa sono; robottini radio-comandati? Sembra proprio così.
Nell’ultima edizione della “Popolarissima” (corsa veneta molto sentita tra i dilettanti), 4 ciclisti sono partiti in fuga a più di 70 chilometri dalla fine. Tre erano della stessa squadra. Sono arrivati al traguardo. Il gruppo non aveva pensato che quando tre ciclisti della stessa squadra (su quattro!) vanno in fuga, non lo fanno soltanto per 10 chilometri e buonanotte? Quando si sono svegliati era tardi. Ecco cosa comporta “Radio-DS”. Ciclisti che non sanno cosa fare.
Ridateci il ciclismo dove le lavagne tornano importanti, dove metti qualche uomo nei punti importanti di un finale di corsa perché non si sa mai, e allora lì si capisce quali squadre hanno gente che di ciclismo ne capisce veramente più degli altri. Ridateci il ciclismo dove il ciclista deve “faticare” anche con la testa.
Testa e gambe.