«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

venerdì 5 giugno 2009

Pagelliamo




PAGELLINE DEL GIRO 2009. UN PO’ DIVERSE DAL SOLITO, PER DIRE 2 PAROLE SU MOMENTI O PERSONAGGI CHE RENDONO (QUASI) SEMPRE BELLA LA CAROVANA ROSA.

VOTO 10 all’Italia del Giro;
tanta gente ogni giorno, ed in migliaia anche su salite brevi. Lo spettacolo più bello, vario, colorato, emozionante, che ti lascia dentro ricordi che non hanno bisogno di fotografie per farteli tornare in mente.

VOTO 9 a Mario Beccia e al libro ufficiale della Gazzetta sul Giro;
nel Giro dei 100 anni non potevano mancare persone o cose che solo in una manifestazione di popolo come la corsa rosa, tornano come un patrimonio di tutti. Grazie perciò a Mario Beccia che anche in questa edizione ci ha regalato l’immagine del suo parrucchino che almeno quest’anno – rispetto al 2008 – non era messo mezzo di traverso come l’anno passato. Voto 9 anche al suo coraggio per andarsene in giro con quella… roba sulla testa.
Stesso voto per il libro sui 100 anni del Giro; bello. Tante foto inedite uscite dall’archivio Gazzetta: Vale i soldi che chiedono e forse di più.

VOTO 8 alla sigla RAI e ad Ilaria Pranzini;
finalmente una sigla TV all’altezza dell’evento. Riguardo alla tifosa numero 1 in Italia di Baby Sleck, è stata presente a Venezia, Firenze, Milano e forse Roma. Serve dire altro?

VOTO 7 ad Alessandra De Stefano;
alta poco più di una bicicletta, alle partenze e agli arrivi corre come una pazza a destra e a manca. Perché? Perché Andrea Fusco, dal palco del Processo a fine tappa, vuole intervistare 5 ciclisti al colpo. Lei ti fa le interviste in inglese, in spagnolo ed in francese; Wonder Woman.

VOTO 6 al percorso;
il Giro dei 100 anni non sarà ricordato molto per le difficoltà del percorso. Tanti chilometri in discesa, e solo 2 tappe che facevano tremare le gambe ai protagonisti. Le Dolomiti dopo 4 giorni sono come il tiramisù per antipasto.

VOTO 5 alla carovana pubblicitaria;
non so se quella che ho visto a S.Martino di Castrozza era la carovana al completo, ma – senza fare paragoni con la cosa enorme del Tour – era poca roba. Era il giro dei 100 anni o no?

VOTO 4 a Marino Bartoletti;
le brevi poesie in rima preparate per la trasmissione Si Gira, meriterebbero una valutazione vicina a quella appena sotto. Forse non siamo a quei livelli, ma siamo sulla buona strada.

VOTO 3 ai controlli anti-doping;
anche quest’anno è continuata la vergognosa rinuncia a non fare i controlli anti-doping a Luigi Sgarbozza. Capiamo tutti che i risultati degli esami darebbero responsi terrificanti sulle sostanze usate dall’ex ciclista, sentendo certi suoi interventi al Processo alla Tappa. Ma questo doping, usato probabilmente a dosi da cavallo, deve essere fermato.

VOTO 2 ai ciclisti nella tappa di Milano;
una presa per il naso a migliaia di persone che avevano fatto ore di traffico per vedere una corsa di… 30 chilometri? E lasciamo perdere Armstong, che se gli altri non hanno palle per dirgli di no peggio per loro. Cosa sono, signorine?

VOTO 1 agli appassionati esagerati;
l’acqua non si getta in faccia ai ciclisti. Si corre a un metro da loro, e gli si porge una bottiglietta d’acqua. Se l’atleta ha sete, allungherà una mano e se la prenderà da solo. E sempre i ciclisti non si affiancano a 40 cm. gridandogli nelle orecchie come dei deficienti.

VOTO 0 al pubblico della tribuna sul Blockhaus;
Garzelli fischiato durante la vestizione della maglia verde, e poi preso a male parole mentre scendeva verso il suo pullman. Non scrivo altro.

lunedì 1 giugno 2009

Giugno; l'editoriale.



ASPETTAVAMO IL NOME DEL NUOVO RE DEL GIRO, ED ECCO LO ZAR VESTITO DI ROSA. IN UNO DEGLI SCENARI PIU’ IMPORTANTI AL MONDO, CALA IL SIPARIO E SALUTIAMO IL GIRO DEI 100 ANNI. HA VINTO DENIS MENCHOV E CON LUI ANCHE NOI.

Da Dicembre l’attesa girava intorno al nome di Ivan Basso con il fascino del ritorno del cow-boy venuto dal Texas a riempire riviste, blog e fantasie degli appassionati. Erano loro i 2 protagonisti delle chiacchiere di noi tutti. Di Luca, Pellizotti, Cunego, Sastre erano in seconda fila nelle idee della gente.
Il sipario rosa è calato nella terra dei gladiatori. Questi ultimi – Di Luca come loro miglior rappresentante – si sono tolti l’elmo e hanno porto l’onore delle armi a Zar Denis Menchov. Plaudiamo questo silenzioso pedalatore che dall’Est colora di internazionalità un Giro che poche volte ha avuto tante nazioni a contendersi la coppa color oro che sale a spirale verso il cielo. Italia (Basso, Di Luca, Pellizotti), Spagna (Sastre), USA (Leipeimer), Russia (Menchov).
Non voglio scendere nel dettaglio verso i protagonisti. Preferisco scrivere del più bello spettacolo del Giro; noi appassionati. Colorati, tanti, anzi tantissimi ovunque, con applausi per tutti. Io stesso vi posso portare mia testimonianza, com’anche di altre persone, di come Lance Armstrong fosse sempre seguito con interesse enorme da parte di tutti. Il Pullman del suo GS accerchiato di persone dopo ogni fine tappa e – cosa che non dispiace – vi posso portare in queste righe la testimonianza di un’appassionata che ha potuto incontrarlo e salutarlo con una stretta di mano semplice e cordiale da parte dello Space cow-boy. Ma sto entrando nel particolare e invece volevo scrivere di noi.
Il momento più brutto è stato il girono in cui Stefano Garzelli è stato fischiato nella vestizione della maglia verde. In quel momento il ciclismo assomigliava troppo al pubblico del calcio. Mentre il pubblico del ciclismo è stata la cosa più bella di queste 3 settimane. Noi stessi appassionati siamo il vero tesoro che i ciclisti in primis devono conservare con cautela, correndo senza falsità e rispetto nei nostri confronti.
Il Giro 2009 non è stato un Giro come lo avrebbero voluto molti di noi. La secolare storia che veniva festeggiata con questa edizione, è stata la mano che ha disegnato un percorso che dava una carezza alla nostra storia, ma che ha fatto mancare qualcosa. L’unica cosa che non è mai mancata è stata la passione di noi appassionati. Anche noi possiamo salire sul podio e, senza paura d’essere invadenti, trovarvi posto. Un’Italia del Giro che non porta solo i nomi dei campioni, ma anche quelli più semplici di persone che sono parte del tesoro del ciclimo; la sua gente.
Ed ecco che Marco, oppure Ilaria, come anche Monica, o il vecchio leone Renato solo per citarne alcuni con cui ho condiviso sensazioni ed emozioni, diventano nomi in rappresentanza di uno spettacolo che per 3 settimane ha riunito l’Italia.
Scusate se non ho scritto dei ciclisti. Ma una volta tanto anche noi appassionati ci meritiamo un plauso, e le strade piene di fantastica gente ogni giorno, sono state ancora una volta il più grande spettacolo del Giro Ciclistico d’Italia. Prossimamente arriveranno le mie personali pagelle sul mio Giro, e per questo mese vi saluto. Ma non dimenticate che tra poche settimane torneranno le nostre signore del pedale con il Giro del Trentino e che Giugno è anche il mese dei Campionati Nazionali. Non mettiamo le mani in tasca. Tra poco avremo di che applaudire ancora i campioni e le campionesse, ma l’editoriale di questo mese volevo farlo un po’ nostro.
Alla prossima.