«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

martedì 26 giugno 2012

MADAME ET MONSIEURS, VOILA' LE TOUR 2012.

Vincenzo Nibali è pronto a vincere il Giro di Francia? Quando vale un Tour senza Alberto Contador ed Andy Schleck? Bradley Wiggins è un campione anche nelle corse di tre settimane? Domande che avranno 3.500 chilometri di tempo per dare tutte queste risposte, mentre altre ne nasceranno dalla strada. Il Tour 2012 viene considerato un’edizione di transizione, in attesa della già molto attesa 100^ edizione che il prossimo anno si mostrerà al mondo sportivo. Ma quando pedali per tre settimane sotto il sole di luglio, affronti 25 colli e tra questi trovi Tourmalet, Aubisque, Aspin, Peyresourde c’è poco da chiamarlo di transizione. L’Italia ciclistica va in Francia con Ivan Basso, Michele Scarponi e Vincenzo Nibali che faranno classifica. Sono questi i nostri principali portabandiera, che dovranno vedersela con i due maggiori favoriti della corsa, Bradley Wiggins – vincitore quest’anno di Parigi-Nizza, Giro del Delfinato, Giro di Romandia – e l’australiano Cadel Evans che in questo 2012 non ha lasciato fin’ora nessun segno, ma che grazie alla cronometro del penultimo giorno di ben 52 chilometri potrà giocarsela fino alla fine. Vincenzo Nibali avrà un gregario di lusso in Ivan Basso, o almeno questa era l’idea di partenza fino al Giro d’Italia. Basso non ha mai fatto mistero che non si da per vinto sulla possibilità di vincere la gara francese, certamente il sapiente uso della diplomazia dovrà essere la base per i capi del GS Liquigas. C’è una cosa di cui entrambi possono essere sicuri; se vogliono vincere la corsa transalpina uno di loro dovrà arrivare alla crono di Chartres già vestito di giallo e con un bel vantaggio. Michele Scarponi va in Francia dopo aver mancato ancora la conquista del Giro italiano. Sulla carta la sua è una formazione che risulta più debole di Sky, Liquigas e BMC, e la sopraccitata cronometro di oltre cinquanta chilometri è un’ostacolo molto duro che lo penalizzerà. Per questo dovrà giocarsi le sue speranze senza aspettare l’ultimo colpo di pedale. Bradley Wiggins arriva da una stagione entusiasmante nelle corse di dieci giorni. Ma quando le settimane diventano tre le cose cambiano e anche tanto. Il trentunenne di Gand potrà contare su una squadra, il Team Sky, votata per lui nella classifica generale e per Cavendish in vista delle volate. Nei grandi giri non ha una grande tradizione con un quarto posto al Tour 2009 ed un terzo alla Vuelta dell’anno scorso. Arriva dalla pista con tre titoli olimpici nell’inseguimento, ma da due anni a questa parte vede nel Tour il suo appuntamento principale. L’australiano Cadel Evans avrà il ruolo di favorito principe vista la vittoria dello scorso anno. La sua gara è certamente meno difficile – dice che sarà facile è troppo – dal punto di vista del numero di contendenti, visto che le assenze di Andy Schleck e Alberto Contador gli tolgono dalla lista “avversari” due atleti che sarebbero stati certamente forti pretendenti alla vittoria assoluta, lo spagnolo in primis. Senza il lussemburghese in squadra, la Radioshak-Nissan si appoggerà su Frank Schleck, che così potrà contare sulla formazione più forte che abbia mai ha avuto in carriera per una corsa a tappe. Scherzi del destino, ma potrebbe essere anche il famoso treno che passa una sola volta. Su questi nomi, principalmente, girerà la storia del Tour de France edizione numero novantanove. Non mancheranno certamente atleti che entreranno nella cerchia dei migliori, facendo barcollare le previsioni degli esperti, se non sconvolgendole del tutto. Sono pochi i grandi giri che non hanno regalato inaspettate delusioni oppure grosse sorprese, vedi l’ultimo vincitore del Giro d’Italia. Ma per quanto ci riguarda quest’edizione del Tour è quella che lancia Vincenzo Nibali a cercare non solamente la vittoria importante, quelle ci sono già nella sua personale bacheca con la Vuelta 2010 e la Tirreno-Adriatico di quest’anno, ma l’affermazione che può assurgere a simbolo di un’intera carriera e che noi italiani aspettiamo ripetersi dal 1998 e che speravamo arrivasse già nel 2006, a quel tempo con Ivan Basso. Adesso tutti a Liegi.

sabato 23 giugno 2012

DALLA POLVERE ALL'ALTARE!!

Una vittoria doppia quella che si porta a casa Franco Pellizotti, neo Campione d’Italia in linea sul traguardo trentino di Borgo Valsugana. Una giornata che da allo scalatore dell’Androni Giocattoli – arrivato da solo al traguardo – una forte rivalsa, dopo i due anni di stop forzato per la sospensione dovuta alle strane irregolarità trovate nel suo passaporto biologico, che avevano provocato il ritiro dall’attività dell’ex maglia a pois del Tour 2009. Dietro Pellizotti, che ha fatto la differenza sulla salita di Telve, si sono classificati Danilo Di Luca che ha battuto allo sprint Moreno Moser. Michele Scarponi e Vincenzo Nibali erano attesi tra i protagonisti e si sono fatti vedere fino agli ultimi chilometri, mentre è affondato quasi subito Damiano Cunego che si è ritirato, dopo essersi staccato alle prime schermaglie importanti. Per Franco Pellizotti la stagione 2012 diventa non solamente quella del ritorno in gruppo, ma anche quella che gli porta la vittoria più importante in carriera.

venerdì 22 giugno 2012

E DAI CHE FINALMENTE....

LA CAROVANA FEMMINILE STA PARTENDO PER L’EDIZIONE DEL GIRO 2012. COSA TROVANO SUL PIATTO DELLE FATICHE LE NOSTRE RAGAZZE? PROVIAMO A CAPIRLO, VISTE LE POCHE NOTIZIE RESE DISPONIBILI. L’edizione 2012 del Giro femminile non è tremenda. Meno difficile delle ultime edizioni e vietata alle cronogirls, vista la distanza da juniores della cronometro individuale romana. I 970 chilometri complessivi prendono vita da Napoli con una frazione per le ruote veloci di 140 chilometri, atti al raggiungimento di Terracina. Unica rottura di scatole uno strappo a Sperlonga, quando mancano 23 chilometri alla fine. Detto della mini-cronometro – che occasione sprecata usare il contesto unico di Roma per così poca strada! – c’è la Montecatini-Montecatini Alto, che riserva due salite; Goraiolo (765 metri), perfetta per scappare con la discesa che chiama le brave discesiste e l’arrivo a Montecatini Alto (248 metri). Giornata per scalatrici, anche se le passiste scalatrici avranno le gambe piene d’energia. Siamo solamente al terzo giorno. Forse ci sarà meno selezione di quel che l’altimetria potrebbe far pensare. Comunque sarà facilmente giornata per vedere chi è arrivata al Giro per vincerlo. Le schermaglie per la generale non mancheranno il giorno seguente nella 4^ frazione che porta le ragazze da Vernio a Castiglione dei Pepoli: 124 chilometri che dovrebbero regalare la frazione migliore con l’ascesa al Passo della Futa nei suoi 940 metri, seguiti dalle due brevi salite successive, la prima per Baragazza (3 km.) e quella che porta al traguardo di Castiglione dei Pepoli. Le scalatici dovranno costruire in questa frazione buona parte del loro bottino. Da Modena a Salsomaggiore terme (6^ frazione) c’è la salita di Tabiano verso la fine, ma l’altimetria cambia di 130 metri in 25 chilometri. Poca roba, a meno che una non abbia le gambe sfiancate dal caldo del periodo o da una preparazione insufficiente in senso generale e quindi inizi a sentire stanchezza. Tappe per ruote veloci le numero otto e anche quella che arriverà da Sarnico e che raggiungerà Bergamo dopo 106 chilometri per il finale, a meno che una gara dura non consenta di spaccare la corsa nel tratto compreso fra Ranzanico e Colle dei Pasta prima del facile finale, che chiamerà le velociste se avranno tenuto di gamba. In base alle poche notizie pervenute in queste settimane le valutazioni sono monche di descrizioni riferite ad alcune frazioni. Sulla carta è una corsa off limit per le cronogirls che nei miseri 8 chilometri di Roma faranno passerella, e quelle atlete che a cronometro non se la cavano male non avranno chilometri a sufficienza per guadagnare sulle rivali. In base a quello che si sa, la corsa rischia di decidersi già nella prima metà. A meno che la mancanza d’informazioni su alcune frazioni, non sia dovuta a variazioni di percorso dell’ultimo momento e ancora in cantiere. La gara dovrebbe essere aperta a più atlete rispetto agli ultimi anni, cronogirls a parte che nel Giro di casa nostra sembrano destinate a non trovar possibilità di gloria, se non di giornata. Sta di fatto che la corsa più importante del calendario non può essere offerta a pezzettini agli appassionati. Nel sito del Giro-Donne almeno non mancano i ringraziamenti agli sponsor che cacciano i soldi perché la passione col cavolo che ti basta, inutile menarla tanto con l’entusiasmo se non trovi chi ti stacca l’assegno. Non si hanno mai notizie se sono stati fatti investimenti, cioè speso soldi, per migliorare la sicurezza dei percorsi dove corrono queste benedette ragazze. E speranza sia che non ci siano più robe inguardabili come al Giro che due anni fa arrivò a Biadene per la crono, con le atlete che si cambiavano sui marciapiedi, perché se continuiamo a scrivere del fatto che le atlete sono le più brave e le squadre le migliori per poi vedere cose come quelle, stiamo alla presa per il sedere bella e buona. Continua in seno al Giro-Donne l’importante progetto che riguarda l’ex ciclista Marina Romoli e le altre persone che devono lottare contro lunghe e complicate riabilitazioni contro le lesioni spinali. Potete trovare delle ulteriori notizie a questo riguardo cercando nel sito internet http://www.marinaromolionlus.org/sito/. Probabile la copertura RAI per tutta la corsa, ma altresì probabili telecronache di stampo pisolino-ciclistiche.

mercoledì 20 giugno 2012

LA GIADA PIU' PREZIOSA HA TRE COLORI!

IN QUESTE POCHE MA SIGNIFICATIVE IMMAGINI L'INCORONAZIONE TRICOLORE PER GIADA BORGATO DELLA DIADORA-PASTA ZARA, NUUOVA REGINA TRICOLORE SU STRADA IN LINEA.

venerdì 15 giugno 2012

RAGAZZO, CI SI PROVA E STOP!

CHIAMALI SEGNI DEL DESTINO O BOTTE DI C*** MOLTO TEMPESTIVE, FATTO STA CHE QUESTA EDIZIONE DEL TOUR REGALA UN’OCCASIONE DA NON MANCARE PER UN CERTO ITALIANO (foto; bicimessina.myblog.it) La notizia riguardante il forfait di Andy Schleck in vista del Giro di Francia, causa la sua caduta all’ultimo Criterium del Delfinato, apre una casella di speranza per diversi protagonisti che il Tour non l’hanno mai vinto, e ne chiude un’altra insita di preoccupazioni per chi il Tour deve difenderlo (Evans) da un’avversario adesso di meno. Già l’assenza di Alberto “Matador” era sentita come occasione da incorniciare per chi (tutti) avrebbero tribolato da matti con il fuoriclasse iberico in gara. La rinuncia forzata del biondo lussemburghese del GS RadioSchak-Nissan-Trek, diventa in negativo notizia rilevante. Se dovessimo basarci su quello visto quest’anno, la rinuncia di Andy non toglie un’accidente ai motivi agonistici del Tour vista l’inesistenza ciclistica del lussemburghese in questa primavera. Fatto sta che la corsa perde chi, con Wiggins, rappresentava la prima insidia per Evans in vista della generale. Con una lista partenti che, tra doping e fratture, ha lasciato per strada – nel tempo – due favoriti del calibro di Contador e Schleck, ecco che per Vincenzo Nibali l’occasione del Tour diventa ancor più da non mancare. Se, come pare, l’isolano potrà contare anche sull’apporto di Basso, che provenendo dalla scuola Tour conosce come pochi la corsa francese, viene veramente da chiedersi quando capiterà per Nibali un Tour così “allettatamene scalognato” dal punto di vista dei possibili vincitori, leggi avversari. È certamente, quello attuale, un contesto meno difficile di quel che sembrava fino a quest’inverno. Che potrebbe però tramutarsi in sintomo di una maggiore pressione proprio verso Nibali, con il siculo ai nastri di partenza consapevole che senza il moro ed il biondo l’occasione difficilmente si ripeterà in futuro ed è quindi da sfruttare ad ogni costo. Comunque, visto che stiamo parlando di un doppio “podista” al Giro, vincitore di una Vuelta, di una Tirreno-Adriatico, e probabile firmatario di un signor contratto a breve per le prossime due stagioni (forse tre), pensiamo che la pressione sia motivo a cui non attaccarsi. L’occasione Tour di quest’anno è grossa e Nibali lo sa. Sul forfait di baby Schleck c’è poco da dire. Il ciclismo è sport pericoloso e di questi episodi ce ne sono sempre stati. Frank Schleck avrà al Tour la squadra messa in piedi per suo fratello, quindi non potrà lamentarsi della qualità dei gregari che andranno a prendergli la borraccia in ammiraglia. Stai a vedere che l’occasione della carriera ce l’ha lui?

domenica 10 giugno 2012

Giro-Donne 2012; sarà un po' italiano?

Stacco; la 5^ frazione del Giro d’Italia 2009 si corre partendo da Fossacesia, per raggiungere Cerro al Volturno. I chilometri da percorrere sono 110 e la formica atomica Emma Pooley veste di rosa. L’Italiana Noemi Cantele vince (e anche bene) la tappa, davanti alle velociste Giorgia Bronzini e Ina Yoko Teutemberg. È il 7 luglio di 3 anni addietro, ed è l’ultima vittoria italiana in una tappa del Giro. Stacco; la classifica generale conclusiva del Giro d’Italia rosa 2008 vede Fabiana Luperini davanti ad Amber Nieben (2^) e la tedesca Claudia Hausler a chiudere il podio. Quella fu l’ultima volta di una maglia rosa vestita da un’italiana. Sono passati quattro anni. Che Italia sembrerebbe presentarsi quest’anno? Con il pallino Olimpiade sulla testa delle azzurre (dopo diversi Mondiali, certamente l’FCI vuole l’oro olimpico), troveremo facilmente Giorgia Bronzini concentrata alla ricerca della massima condizione. Ma siccome il Giro è corsa da classifica come staranno lì le cose? Basandoci sulle ultime annate mettiamo Tatiana Guderzo come atleta di punta, ma l’italiana più di quanto abbia reso in questi ultimi anni non sembra poter andare (cosa tocca scrivere proprio a me!), quindi dovremo vedere quale sarà il livello di forma delle avversarie, straniere in primis. Un tempo la Guderzo poteva appoggiasi nelle prove a cronometro, ma con una ridicola distanza di otto chilometri cosa vuoi inventarti? Se totalizziamo i chilometri a cronometro delle ultime 4 edizioni, quindi considerando anche quella che si dovrà correre, troviamo queste cifre; 2009; 13 chilometri – 2010; 17 chilometri – 2011; 16 chilometri – 2012; 8 chilometri; totale: 54 chilometri in quatto edizioni per una media di solamente 13 chilometri annui. Pochi, troppo pochi. Siccome, ciclisticamente parlando. Guderzo, Bronzini, Baccaille, Cantele appartengono ad una generazione “vecchia” (!), vediamo se quest’anno non potremo aspettarci la Scandolara come sorpresa della generale in casa nostra. Classe ’90 per lei, guida idealmente la generazione che in questo decennio dovrà iniziare, tra pochi anni, a prendere il posto del fenomenale ciclo delle atlete nominate poche righe più su. Notizie antipatiche per la clavicola della Berlato (classe ’88) che è caduta nella prima settimana di questo mese. Vedremo quanto sarà gave l’infortunio. La Patuzzo (1989) e la Carretta (1989) avevano iniziato a farsi vedere in alcune frazioni delle ultime edizioni, ma si vedeva che mancavano ancora di qualcosa. Sulle cicliste straniere lasciamo perdere, mica per cattiveria ma perché il Giro in questi anni ha vissuto una supremazia “estera” devastante: edizione 2009; 9 tappe, 8 vittorie straniere – edizione 2010; 10 tappe, 10 vittorie straniere – edizione 2011; 10 tappe, 10 vittorie straniere.

giovedì 7 giugno 2012

GIRO-DONNE 2012; BELLO!, SI, NO, FORSE, BOH,....

ATTRAVERSERA’ CIRCA MEZZA PENISOLA PARTENDO DA NAPOLI E SI CHIUDERA’ NELLA CITTA’ DI BERGAMO DOPO 970 CHILOMETRI. TUTTE LE MIGLIORI CI SARANNO. E POI VAI A SAPERE. SI PERCHE’ ALTRO QUI’ NON SI SA’. Per un po’, qualche giorno, aspetti e pensi; “Beh, per la miseria, butteranno fuori qualche notizia in più…sennò che cavolo capisci?” Che il Giro-Donne voglia farsi desiderare, quando si presenta senza nessuna notizia tecnica sul percorso, se non le distanze? Certamente impostando il lavoro in questa maniera, hai voglia che qualcuno vada ad interessarsi dell’evento! Comunque, vediamo che cosa possiamo dire sul Giro-Donne 2012; ecco, appunto, e che vuoi dire? A meno che l’appassionato non si prenda delle cartine stradali e si metta ad ipotizzare che strade verranno percorse, tenendo conto dei luoghi di partenza ed arrivo con il computo dei chilometri di giornata. Capirai che informazione! Mentre la corsa più importante del calendario – stando agli organizzatori – si presenta a pezzettini al pubblico, emerge una considerazione, l’unica possibile, vedendo che la seconda tappa è una cronometro individuale di 8 (otto) chilometri. Non sapevamo che corressero anche le juniores quest’anno! E poi stop!, tocca aspettare, che vai a sapere se non ci sono ancora incertezze sul percorso stesso. Intanto stiamo a meno di un mese e non si sa che poco e niente. Chi ben comincia è a metà dell’opera. Qui la metà di ‘sta benedetta opera è ancora un’immagine che dal lontano orizzonte spuntar non vuole. Tra calendari striminziti e Giri annunciati a gocce per volta tira aria strana. Domanda; ma ci stanno i soldi per farlo? Così, giusto per porre una questione che magari di questi tempi è pure importante! Nella speranza di avere notizie più dettagliate, ecco le frazioni che le girine affronteranno, sperando che almeno a loro abbiano detto che strade pigliare. 29 Giugno: Napoli - Terracina (LT) 139 km ----- 30 Giugno: Roma - Roma cronometro individuale di 8 km ---- 1 Luglio: Montecatini (PT) - Montecatini (PT) 99 km ---- 2 Luglio: Vernio (PO) - Castiglione dei Pepoli (BO) 126 km ---- 3 Luglio: Polesella (RO) - Molinella (BO) 126 km ---- 4 Luglio: Modena - Salsomaggiore (PR) 124 km ---- 5 Luglio: Salice Terme (PV) - Castagnole delle Lanze (AT) 120 km ---- 6 Luglio: Crugnola di Mornago (VA) - Lonate Pozzolo (VA) 117 km ---- 7 Luglio: Sarnico (BG) - Bergamo 108 km. A presto con altre considerazioni, e chissà mai che si possa parlare anche del percorso stesso, giusto perché è la prima cosuccia che tutti chiedono di vedere.

domenica 3 giugno 2012

CICLO-PAGELLE GIRO 2012

LE SOLITE PAGELLINE A MODO MIO SUL GIRO DA POCO CONCLUSO. INUTILE RICORDARE CHE RAI-TV OCCUPA SOSTANZIOSA PRESENZA….
VOTO 10; a Matteo Rabottini per la vittoria del 20 maggio ai Piani dei Resinelli, e a Thomas De Gendt per lo Stelvio. VOTO 9; a Francesco Pancani. Nove a Pancani? Eh, Miseria! E che ha fatto? Ha detto la marca di tintura per capelli che (in maniera abbondante) usa Cassani? Niente di tutto questo, ma è stato l’unico che ha avuto il coraggio di definire in diretta TV; “Un calcio alla storia” il cambiamento dalla maglia verde a quella azzurra per i GPM. Cassani, che di solito di Pancani commenta anche gli starnuti, se n’è sempre stato zitto. VOTO 8; a chi non si è addormentato davanti la tivù nella prima settimana di corsa. VOTO 7; a Paolo Savoldelli, ma solo per aver inventato il motociclista lavagna, con fogli di carta e lavagnetta penzolante dal collo che appoggia sulla schiena, comoda per leggere gli appunti. VOTO 6; voto intermedio senza un bersaglio preciso, “tra color che son sospesi” (Don Lorenzo docet). VOTO 5; al percorso del Giro. VOTO 4; alla giuria del Giro. Ferrari dovevano rispedirlo a casa. VOTO 3; al percorso della prima decade di Giro, e alla sigla usata per il Giro stesso. Non ce ne abbia la buonanima di Dalla, ma quella canzone è proprio brutta. VOTO 2; alla trasmissione “Si Gira”. Dal prossimo anno consigliamo come sigla il sonoro dello scarico del water. Più realistico. VOTO 1; ad Auro Bulbarelli. Ormai la squadra RAI per il ciclismo è formata sempre, costantemente, continuamente, indissolubilmente, noiosamente dalle solite medesime persone che si scambiano le sedie negli studi televisivi. Le domande di Suor Alessandra sono “zero” totale e rispecchiano uno stile del tipo; “Beppe Conti, oggi piove. C’è la possibilità che le strade siano bagnate” Risposta; “Effettivamente se l’acqua tocca la strada, le strade possono anche bagnarsi” W Stella Bruno, casinara da Pole Position, ma che almeno Radio Paddock segnala come una che sa fare una carbonara da Gran Premio. VOTO 0; al proCESSO alla tappa. La De Stefano torni a fare la giornalista all’arrivo e non pensi che aprendo le puntate con un “buonasera” alle due del pomeriggio possa assomigliare a Sergio Zavoli.

venerdì 1 giugno 2012

Giugno; l'editoriale.

LA DELUSIONE ITALICA AL GIRO D’ITALIA E’ STATA CREATA DALLA SCUOLA CICLISTICA DI CASA NOSTRA, DISGRAZIATAMENTE FIORITA NEGLI ULTIMI TEMPI: “ASPETTA E VEDIAMO COSA CAPITA…” CHE COSI’ VINCONO GLI ALTRI.
“La cosa che non stupisce è vedere come Ivan Basso fosse diventato nell’arco di un pomeriggio da padrone del Giro a ciclista ridotto all’ormai prossima fine carriera. Almeno stando alle facce e alle dichiarazioni dei giornalisti ospiti del proCESSO alla tappa pomeridiano. Una cosa del tipo: “Va avanti perché vede gli altri andare avanti”. Insomma, un mezzo relitto alla deriva ciclistica ormai ai titoli di coda, con le mosche che gli ronzano intorno e diversi avvoltoi su di un ramo alto e pronti al volo, all’esalazione dell’ultimo respiro vitale da parte del povero ciclista italiano. Tipico del giornalista che ha sempre una voglia matta di sparare la cosa più ad affetto davanti alla telecamera. Per Scarponi l’andazzo è quello, quindi meglio che appena vince qualcosa si ritiri per non rischiare l’abbattimento a fucilate. Le vittorie che più hanno esaltato sono state quelle di Matteo Rabottini a Pian dei Resinelli e del belga Thomas De Gendt sullo Stelvio, Azioni coraggiose, facilitate – la prima – da una posizione in classifica molto lontana, mentre per la seconda c’è stata una sottovalutazione dell’avversario. Però due azioni coraggiose. De Gendt ha fatto una mezza rivoluzione sulla Cima Coppi 2012, dando il massimo per tentare di far saltare la classifica. C’è mancato poco che non facesse centro, con una fuga costruita già nella montagna precedente. Tra gli italiani da classifica è andata a finire che il più bravo è stato Damiano Cunego, anche se nella generale conclusiva si è piazzato dietro a Scarponi e Basso. Inutile menarla adesso con la nenia del; “Se c’era Nibali…” Se Vincenzo era presente Phinney avrebbe dovuto lavarsi le mutande pe conto suo, perché Suora Alessandra sarebbe stata impegnata a riassettare la camera del siciliano, leggendogli alla sera la favola del ciclista che pedala a pane e salame correndo 3 settimane tutti i giorni, montagne comprese, a 40 di media. Basso e Scarponi hanno dato sfoggio dell’ormai cara scuola ciclistica di casa nostra, dove è vietato osare lo scatto pena vai a saper cosa. I tentativi del povero Pantani – troppa gente (adesso) si mette il suo nome in bocca davanti alle telecamere – sono ricordi degli anni ’90, i tentativi di Bettini nel decennio scorso sembrano lontani 30 anni. Adesso ti ritrovi con Basso e Scaponi che dopo l’arrivo stanno bene, hanno la condizione in crescita e bla, bla, bla,,,che intanto scattano gli altri, e loro a guardarsi; “..aspetta che Ivan si è grattato il naso, me lo gratto anche io che non sai mai…”. Oggi gli anni sono questi; Basso e Scarponi a guardarsi e due ciclisti che alla vigilia non rientravano nei pronostici nemmeno da “primi cinque” li sbattono giù dal podio, Cunego che ogni anno alle Ardenne guarda sempre cosa fanno gli altri finché questi benedetti altri partono e vincono la classica di turno, Pozzato e Ballan che quando scatta Boonen stanno a guardare chi dei due va a prenderlo, così il gigante dal sorriso gentile va a vincere e tutte manfrine così. Siamo d’altronde in piena Radio-Generation, strapieni di ciclisti che arrivano da una carriera radio-comandata fin dalla categoria dilettanti, e adesso non sanno manco quando possono bere dalla borraccia. Un paio di notazioni conclusive su due ciclisti di casa nostra; il suddetto Scarponi ha mostrato dei limiti. Più di questo non può andare, specie a cronometro, quindi per vincere un Giro sarà dura. Idem per Pozzovivo, che ha vinto una tappa con una grande azione, ma da quella volta la pressione lo ha frenato. A meno che l’ultima settimana non gli sia stata indigesta per la forma “Trentino” che è andata in calando dopo metà Giro. Adesso Basso sarà gregario di NIbali in Francia. Per Vincenzo l’occasione migliore, che deve partire fin dall’inizio con l’idea di provare a vincere la corsa. A costo di sembrare arrogante, meglio così che sempre pauroso di crollare. In chiusura un certo discorso; nel vedere come salivano la seconda volta l’Alpe di Pampeago (dopo Sella di Roa, Manghen, Pampeago-uno, Lavazè) il sottoscritto è tornato a preoccuparsi seriamente.”