«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

domenica 25 marzo 2012

"Superlativa, imprendibile, superiore"

SONO LE PAROLE DI TATIANA GUDERZO A DESCRIVERE LA CORSA FORMIDABILE DI MARIANNE VOS, VINCITRICE DEL TROFEO BINDA A CITTIGLIO.

L’appuntamento più importante per il fine settimana ciclistico è rosa e si corre in Italia. Si possono vedere tante stelle in una giornata di sole? Puoi farlo se le stelle sono tutte le migliori a mondo, venute a formare il gruppo per la 2^ prova di Coppa del Mondo a Cittiglio.
Una straordinaria Marianne Vos vince il Trofeo Alfredo Binda e scrive il suo nome nell’albo d’oro per la 3^ volta (2009 e 2010 le altre). La corsa è stata abbastanza legata per buona parte della sua durata. La differenza l’ha fatta la superiorità della Vos nell’ultima tornata, quando ha prima staccato tutte le migliori, ed è poi è transitata in solitudine al GPM di Orino. Di lì la strada era in discesa, in tutti i sensi. Nessuna delle inseguitrici, dalla Cantele, alla Pooley, Worrack, Guderzo, Arndt, Johansonn, Armstrong è riuscita a rivedere l’olandese volante, che ha ribadito la sua posizione da numero 1 al mondo.
La Vos è giunta all’arrivo con 34” sull’italiana Guderzo finalmente ritrovata ai vertici, ed autrice di un finale in cui è riuscita a ”fregare” tutte le compagne d’inseguimento anticipandole verso gli ultimi 500 metri. Trixi Worack, al 3° posto di un paio di secondi dietro a lei, ha chiuso il podio. Tatiana Guderzo non ha avuto giri di parole nel dopo corsa, parlando di se e di Marianne;
Ha corso in maniera superlativa, imprendibile. Il talento di Marianne è superiore. Per quanto mi riguarda ho dato tutto, per i miei dirigenti e le mie compagne di squadra. Per com’ero partita, non ci credo ancora”.
Ora il ciclismo rosa tornerà in Italia tra un po’ di tempo, per quanto riguarda le corse di valore internazionale. con il Giro del Trentino. Intanto ritorna nel suo triste e pluriannoso anonimato.

mercoledì 21 marzo 2012

Chi brinda al Binda?


“Alfredo Binda 2011”; la britannica Emma Pooley stravince la prova italiana, dopo aver staccato con il calendario il resto del plotone.

IL TROFEO BINDA RITORNA E TUTTE LE MIGLIORI CI SARANNO. RIUSCIRA’ LA FORMICA ATOMICA EMMA POOLEY A DIFENDERE L’AFFERMAZIONE 2011? APPUNTAMENTO IMPORTANTE QUINDI, MA NON SOLO DAL LATO MERAMENTE AGONISTICO.

Dopo aver suonato tutte nella prova dell’anno scorso, Emma Pooley difende il numero “1” attaccato alla maglia. Torna in scena la Coppa del Mondo, che con Cittiglio (2^ prova) offre una delle corse più importanti del calendario internazionale.
Nonostante chi scrive coltivi ardita speranza che una certa ciclista italiana (di cui notoriamente non ricordo il nome) regali una sorpresa, va detto che si conferma la tradizione di una lista partenti al meglio del panorama mondiale. Certamente l’effetto dell’internazionale di Camin ha fatto da spaventoso traino, ma comunque è intuibile che Emma Pooley avrà una lista di avversarie che difficilmente ripeteranno il piatto finale di corsa dell’anno scorso. In vista della gara, importante per tutte, ci sarà anche un motivo più .….burocratico a rendere interessante l’arrivo della corsa di Cittiglio.
Diversi giorni addietro a Casalzuigno (Varese) si è tenuta la quarta edizione di Bici&Mimosa con la partecipazione di profondi conoscitori del movimento ciclistico italiano. Si è parlato anche guardando alla riunione varesina delle cicliste italiane, per decidere quali saranno le loro rappresentanti ai tavoli che contano, sull’argomento riguardante il lato economico dell’essere una ciclista. Momento messo in agenda per il 24 marzo proprio a Cittiglio per decidere, come ha detto Noemi Cantele; “…cosa vogliamo essere, se professioniste o no”. Questi alcuni estratti copiati di sana pianta dal sito del Trofeo Binda. Non è per niente elegante, ma pensando a chi lo fa d’abitudine e non lo dice, fate voi.

Angelo Zomegnan; “Mario Minervino da una corsa ha creato un evento – ha esordito – bisogna imparare. Il ciclismo femminile deve guardarsi dentro e trovare la via per l’emancipazione. Io colgo il messaggio che in questi anni le donne hanno vinto più degli uomini e per questo chiedono più spazio. Però le donne cicliste devono essere più professioniste. Non c’è segmento sportivo in trend positivo di marketing quanto quello femminile; questo deve essere il cavallo di battaglia. Ma loro devono imparare ad essere più professioniste”

Il Pro Tour nacque anche con questo intento, quello di sostenere il ciclismo femminile. Però poi il progetto è abortito. Quale Ente organizzatore la Gazzetta propose la Primavera Rosa. Però, secondo me. le donne non devono associarsi con gli uomini ma devono proporsi per le proprie prerogative”
Valentina Carretta; Per noi giovani non è positivo questo momento così difficile; noi non abbiamo alcuna garanzia sul nostro futuro”.
Noemi Cantele; “Da gennaio ci siamo associati all’ACCPI. Stiamo cercando di fare lobby con gli uomini e questo è stato il primo passettino. Per noi donne chiedere il minimo contrattuale vorrebbe dire far smettere molte atlete di correre. Ma è la strada da seguire anche se dobbiamo capire bene come fare questo passo avanti. Il mio obiettivo è quello di creare squadre femminili nell’ambito delle squadre maschili più importanti al mondo. Il prossimo 24 marzo a Cittiglio avremo un incontro con le mie colleghe perchè siamo alla svolta: dobbiamo decidere cosa vogliamo essere, se professioniste o no”.

VERSO LA GARA, TENIAMOLE D’OCCHIO;


Nicole Cooke – 29 anni – Gran Bretagna; non vince una corsa veramente importante da tre anni e mezzo. Nel ciclismo sono un’eternità. Legge dei grandi numeri, vorrai mica saltar fuori adesso?


Marianne Vos – 25 anni – Olanda; è la Numero 1, la prima ciclista da battere se vuoi vincere una cosa che vale. A 24 anni aveva vinto già tutto dappertutto, ma non parlatele di Mondiali su strada e italiane.


Monia Baccaille – 28 anni; compagna di team di un’impareggiabile ciclista vicentina, in caso di volata (difficile si verifichi) cercate una maglietta giallo-vivo. Potrebbe scapparci la sorpresa. Tanto bellina, ma se piglia la ruota giusta….


Giorgia Bonzini – 29 anni; come la Cooke pensa fortissimamente a Londra da gennaio. Di vincer Mondiali s’è stufata (!) e ora vuole l’oro inglese. Quando vede salite che superano i tre o quattro chilometri si mette l’animo in pace e amen, ma se non la staccano prima del traguardo sono guai per tutte, Vos in primis (chissà perché…).


Emma Pooley – 30 anni – Gran Bretagna; cerca il tris. L’anno scorso la formica atomica tirò legnate a tutte, e se c’è da cercar qualcuna che voglia far corsa battagliata è capace di alzare la mano urlando; “Prima io, prima io!!”. In inglese, ovviamente.

sabato 17 marzo 2012

"Non posso crederci!!"



SIMON GERRANS SUCCEDE A MATTHEW GOSS, MA LA BANDIERA NON CAMBIA. L’AUSTRALIA REGNA ANCORA SOVRANA SULLA COSTA LIGURE.
E GLI ALTRI FAVORITI? DICIAMO CHE, PER CERTI VERSI, E’ STATA LA CADUTA DI ALCUNI DEI.

Tre parole semplici semplici, che possono essere capite anche da chi non mastica bene l’inglese; “Non posso crederci!”. Per il secondo anno consecutivo l’Australia si porta a casa la classica di primavera, stavolta con Simon Gerrans. Il GS GeenEdge si gode una vittoria certamente prevista da pochi prima del via. Ma è stata anche l’edizione in cui abbiamo visto una specie di caduta degli Dei.
Cavendish che si arrende per via di una forma che lo tradisce ancor prima che si arrivi al finale, Petacchi che vive forse l’inizio di un silenzioso tramonto agonistico, Gilbert che cade alla fine della salita sulla Cipressa. Eppure alcuni protagonisti non sono mancati.
Mark Cavendish indietro e staccato è la notizia del giorno. E la Sanremo sembra destinata a vivere il suo clou solo quando arriverà il Poggio. Vediamo Cunego in gruppo, che una settimana fa non doveva nemmeno esserci. Effettivamente non si mai visto in corsa. con l’arrivo della Cipressa BMC e Liquigas sono in testa; le squadre di Gilbert e Nibali. Quando si ci prepara alla discesa dopo lo scollinamento, ecco Gilbert ruote all’aria. Sanremo finita per il campione del Belgio, che tenterà un rientro, vano, in solitaria sul gruppo.
Prima del Poggio quasi tutti i capitani iniziano a metter fuori il naso. Come l’ultima erta della Sanremo arriva, la Liquigas si gioca le proprie carte. Valerio Agnolli parte a testa bassa per allungare il gruppo. Dopo qualche scaramuccia di poco conto verso la fine del Poggio, Nibali scatta ed alla sua ruota si piazza l’uomo che non potrà crederci. Visto Gerrans alle ruote dell’italiano ecco Cancellara aprire il gas.
Al GPM del Poggio abbiamo Cancellara, Gerrans e Nibali. Sceso il Poggio e tornati sulla Statale Aurelia che porta dentro Sanremo, Cancellara chiede cambi ai colleghi di fuga, ma figurarsi se Gerrans aiuta lo svizzero che può essere per lui il miglior gregario sulla faccia della terra in quel momento. Nibali sa che se deve fare la volata, meglio stare dietro e sperare che Sagan riesca a rientrare. L’attesa sarà vana.
Gerani si fa portare fino ai 150 metri da Cancellara, e nella volata ha la meglio proprio l’australiano. Cancellara conquista un altro 2° posto, Nibali al terzo gradino del podio. Sagan? Medaglia di legno per il grande talento della squadra italiana. Tom Boonen è vittima di un brutto volo sul finale. speriamo che non abbia riportato problemi per le sue avventure al nord, ormai prossime ad arrivare.

Alla fine Gerrans sa dire soltanto “I can’t believe it!” ripetendolo due o tre volte di seguito ai microfoni RAI. L’australiano ha vinto il Down Under, che unito a questa vittoria italiana per lui vuol già dire un 2012 positivo.
Valerio Agnolli invece, che aveva acceso la corsa dei big sul Poggio, afferma che lui ed i compagni sono stati; “…protagonisti fino alla fine. Non abbiamo niente da rimproverarci”. Il suo capitano Nibali ribadisce; “Tattica giusta. Gerrans mi ha “marcato” fin dal mio scatto. Non abbiamo dato il cambio a Cancellara perché lui non rallentava nemmeno da quanto andava forte”.
Mentre Gilbert afferma di non aver sentito una buona gamba, aldilà della caduta, Cancellara è già più preciso; “Ho rischiato, volevo fare qualcosa sul Poggio e così ho fatto. Ho fatto il mio massimo, ed ho sicurezza che sto bene per il Nord”.
Cancellara in forma strepitosa, la voglia di rivincita di Boonen, Gilbert e Huschovd, Sagan che ora potrà giocare le sue carte visto che facilmente fino alle Ardenne Nibali non sarà presente. L’Italia si affida, verso Fiandre e Roubaix, a pochi possibili protagonisti come Oss e Pozzato, forse Visconti. Poi per le Ardenne c’è ancora tempo. Poca roba, ma una volta tanto perché non sperare che presto ci sia un italiano esprimere un sentito; “I can’t believe it!”

sabato 10 marzo 2012

Pedalando nella burocrazia.


IL CICLISTA DELLA DOMENICA, IL CICLISMO DELLA DOMENICA. UN TEMPO, E NEMMENO TANTO POI, ERA UNA DOMENICA DIVERSA, PER TANTI SPECIALE.
OGGI UN GIOCATTOLO SEMPRE PIU’ COSTRETTO A CONVIVERE CON REGOLE VITTIME DEL PROPRIO SUCCESSO, E DEL PROPRIO BUSINESS.

Rompersi il sedere su di un sellino con le ultime luci del pomeriggio, dopo aver lavorato per 8 o 9 ore. È il ciclista della domenica. Le strade ne sono strapiene ogni benedetta mattina di festa. Di lì è partito, da tanti anni, una nuova epoca ciclistica, quella delle granfondo. Un tempo occasioni speciali, perché potevi pedalare su strade chiuse totalmente o quasi al traffico.
Oggi le granfondo sono corse aperte a tanti. Ci sono classifiche a iosa. Perché si sa che se si pedalasse solo per passione, quanti partirebbero alle 8 di mattina per farsi due o tre o quattro montagne di fila? Nemmeno il 50% di quelli che ritrovi al via. Che sono, non dimentichiamolo, dai 30 ai 50 euro a cranio, a seconda dell’importanza delle corse.
Con il passare degli anni, in particolare il decennio ’90, le granfondo sono diventate sempre più un’evento sportivo. Tanta gente, tanto successo. Talmente tanto che anche le Federazioni hanno iniziato a vedere se le cose erano organizzate come Dio comanda. Tanta gente, che paga non poco, tanti soldi che girano. Ma ecco che gli organizzatori hanno dovuto iniziare a seguire certe regole che, un giorno han cominciato ad arrivare anche in queste corse.
Oggi le questioni riguardano l’appartenenza come tesserati ai vari Enti (UDACE, FCI, ACSI) e discorsi relativi alle coperture assicurative. Senza star qui a spiegare tutto per filo e per segno, ci sono organizzatori che si ritrovano a dover forse rinunciare a ciclisti già iscritti, perché questi non sarebbero coperti dal punto di vista assicurativo. E anche nel mondo granfondistico ci sono le corse che si pensa trattate meglio di altre. Invidie, malumori, giramenti di… ruote, provocati da situazioni in cui si ritiene che ci siano figli e figliastri.
Burocrazia, norme, vincoli, pastoie burocratiche e legali. Oggi le GF sono diventate quasi più difficili da sistemare dal punto di vista dell’iter burocratico, che non dall’organizzare il rifornimento sul Passo tal dei tali. Anche le GF diventeranno vittime del proprio successo?
Il ciclista della domenica continua sempre a rompersi quel sedere su quel sellino e con quelle ultime luci del pomeriggio. È l’unica cosa che forse non è cambiata.

domenica 4 marzo 2012

Dalla polvere agli altari.



Il primo segnale importante dai protagonisti, è stato quello di Fabian “ciuf-ciuf” Cancellara con una convincente vittoria in quel di Toscana (foto; Sienanews,it). Alla Tirreno chi risponderà per le rime?

PARIGI-NIZZA, TIRRENO-ADRIATICO, TROFEO BINDA, SANREMO, CAMIN (?)….DOPO LA “WHITE STREETS” IN QUEL DI TOSCANA, LA STAGIONE REGALA I PRIMI TRAGUARDI IMPORTANTI.

Una cosa che mi da fastidio è l’abitudine di guardare in casa degli altri per valorizzare se stessi. Perché bisogna sempre leggere e sentir dire che la Strade Bianche è la nostra piccola Roubaix? Possibile che per camminare avanti dobbiamo sempre attaccarci alla storia degli altri, e non ci rendiamo conto che la corsa toscana ha delle proprie caratteristiche che non necessitano tutte le volte di tirare in ballo la classica dell’Inferno? Perché sempre questo bisogno di andare in cerca di un paragone con qualcos’altro o qualcun’altro? Se sei sicuro di quel che fai, cosa devi andare a cercare un’aggancio con l’altrui realtà?
Questa settimana il ciclismo offre Tirreno-Adriatico e Parigi-Nizza, mentre a Camin di Padova arriva una lista partenti di primo piano, per l’internazionale che lancerà le ragazze verso Cittiglio in vista del Trofeo Binda. Anche il Costa Etrusca servirà allo scopo il giorno dopo. Verso Cittiglio penso ci sarà prossimamente un’articolo un po’ più sullo specifico.
Mentre Cancellara ha fatto capire di avere già una bella gamba con la convincente vittoria in quel di Siena, la Tirreno e la Parigi-Nizza dovrebbero sistemare tutti gli altri, dal punto di vista della prestazione. Anche quest’anno, ed è ormai una simpatica ripetizione, la Corsa dei due Mari conferma una lista partenti di livello mondiale. Certamente il fatto che la corsa italiana, in calendario dal 1966, abbia nell’albo d’oro il 4° posto di Gigi Sgarbozza nel 1969 alimenta l’alone leggendario della corsa.
Oltr’alpe Ivan Basso e Damiano Cunego correranno la Parigi-Nizza. Se il varesino sarà ingolfato da un periodo influenzale appena passato, vedremo come va Cunego. L’ex “bocia” di Cerro Veronese quest’anno dovrebbe puntare ad una stagione divisa in due. Niente Tirreno come invece l’anno scorso; per caso c’è poca voglia di un “possibile gregariato” pro-Scarponi? Mentre dovremmo rivederlo in gran spolvero ad Aprile e poi lo aspettiamo al Tour. Facilmente sembra intenzionato a ripetere la stagione scorsa, Tirreno esclusa.
Due righe veloci riguardo alla presentazione della Diadora/Zara in quel di Treviso. La sala era frequentata come sempre dagli amici degli amici. Ma almeno l’invito, e quindi l’accesso, era aperto a tutti. Quella dev’essere la mentalità da portare avanti. Forse solamente io non ero tra i presenti un’addetto ai lavori, ma da qualche parte prima o poi si deve almeno iniziare.

giovedì 1 marzo 2012

Marzo; l'editoriale.



LA POSSIBILITA’ DI UN COLPO DI SPUGNA SPORTIVO PER RICEVERE, DALL’ATLETA DISONESTO, UNA PIU’ FACILE COLLABORAZIONE NELLE INDAGINI. IN SOLDONI UNA FORTE PRESA PER IL SEDERE NEI CONFRONTI DELL’APPASSIONATO. DI QUALUNQUE SPORT SI TRATTI.

“Quello che sta uscendo, moooolto faticosamente, è soltanto quello che nessuno, all’interno del calcio italiano, ha il coraggio di dire perché non può permettersi spiegare. Che il marcio schifoso delle partite falsate, e di riflesso delle classifiche, è talmente espanso e puzzolente che il castello dorato del Dio pallone ha tutto quel che serve per finire come la prima repubblica di 20 anni fa. Soprattutto perché se qualcuno lo dicesse procurerebbe un danno enorme a tutti quelli che di calcio ci vivono. Al tifoso del pallone o della bicicletta, o sia di che sport si voglia ma che porta fatturato, soldi, milioni, devi dare soprattutto sogni, non la realtà. Si rischia di rovinare il business, sennò.
Bene fa Petrucci a dire che non se ne parla proprio di concedere questa possibilità. Sarebbe come prendere in giro due volte chi continua a pagare i (salati) prezzi dei biglietti per le partite di calcio. Il calcio deve uscirne malconcio, pieno di lividi, incerottato, zoppicante, ma con le sue gambe. Niente “barelle legali” a disposizione di chi magari da qualche anno si vendeva, rendendo false classifiche osannanti ed applaudite per alcuni, e criticate per altri.
Gli sconti di pena già esistono. Se una persona collabora, questo viene tenuto da conto. Adesso salta fuori il timore che la fetida e puzzolente pozzanghera calcistica di casa nostra sia più profonda di quel che si credeva. Un’amnistia sportiva è anche il segno che non tutto ci è stato raccontato fino in fondo. La paura di dover provocare una paralisi del calcio nostrano sta a significare che il marcio è da un pezzo che ha raggiunto anche i livelli più alti. Quante volte si è discusso se era meglio fermare il ciclismo per il cancro del doping. Ci sono state squalifiche eccellenti. Atleti anche di primo piano squalificati per 2 anni. Le squalifiche a Vinokourov, Basso, Di Luca, Contador, Ullrich sono arrivate quando questi atleti erano ai vertici, e non quando erano in fase decadente.
Il calcio applichi lo stesso coraggio. Non ci sia timore per mandare in malora carriere calcistiche, dirigenti, società. Vorrebbe dire essere disposti ad un compromesso perché non si ha fiducia in quello che si sta facendo. L’appassionato o appassionata di qualunque sport non merita di essere preso in giro due volte. Si sono spesi soldi e giornate intere per seguire questo o quell’avvenimento sportivo. Magari lo si fa da anni. Oggi, anzi da diversi mesi, si viene a sapere che da un pezzo si compravano i favori dei calciatori, che alcuni di questi poi andavano in cerca di colleghi da convincere a vendersi a loro volta. E le partite diventavano teatrini del falso, e così le classifiche di riflesso.
Gli sport demonizzati come case del doping (atletica e ciclismo in primis) stanno pagando caro i loro atleti e dirigenti falsi e disonesti. E per un pezzo ancora si andrà avanti così. Ma se al Dio calcio ora viene messa lì una proposta di un’amnistia, oltre alle già esistenti possibilità di alleggerimento penale in caso di collaborazione, siamo alla presa per sedere per chi segue lo sport con passione. Da troppo siamo una Nazione che se ne frega di ospedali fatti e finiti e mai usati, mentre per lo sport si è pronti alla mobilitazione, allo sdegno, alle proteste. Diamo il valore alle cose, e ricordiamo che qui c’è gente, dal ciclista dopato al calciatore comprato, che ci hanno presi in giro, dopo essersi presi i nostri applausi e magari le nostre richieste di una foto assieme.”