«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

domenica 25 gennaio 2015

L'ultimo balzo del canguro

Saluta il carrozzone uno dei pochi nomi vincenti che negli ultimi anni non ha dovuto convivere con squalifiche, processi, e sospetti di doping più o meno velati. E che quando era ormai etichettato come un perdente di successo, iniziò a vincere.
Con la disputa del Tour Down Under si chiude la carriera ciclistica dell’australiano Cadel Evans. Persona che raramente alza la voce o che perde la pazienza, non ha mai avuto una grande simpatia per la categoria giornalistica, vista dal ‘canguro’ della BMC come molto veloce nel giubilare e molto più veloce nel crocifiggere. Durante il Giro del Trentino del 2013 gli venne fatto notare che lui era considerato un outsider per il Giro d’Italia (vinto poi da Nibali); “Mi fa piacere – rispose Cadel – che dopo dodici stagioni e qualche vittoria mi consideriate finalmente un outsider”. Nato nel febbraio del 1977 ha vissuto una prima parte della carriera piena di appuntamenti scappati per un niente. Un giro di Spagna (2009) vicino un colpo di pedale scappato via per una foratura, ma soprattutto per un’infinita e interminabile sostituzione della ruota posteriore, per mano di un’addetto al cambio ruote dell’organizzazione gara, che ci mise un tempo da calendario per fare l’operazione. Una scena che fece il giro dei notiziari sportivi per raccontare una momento che aveva dell’inverosimile. Due secondi posti al Tour del France (2007 e 2008), ed il già citato podio alla Vuelta furono perfetti per etichettarlo come un ciclista forte però mai vincente, uno bravo ma che non avrebbe mai vinto un’appuntamento importante. Tant’è che proprio in quel periodo della sua carriera Evans vince il Campionato del Mondo di Mendrisio in Svizzera (2009), su uno dei percorsi considerati da tutti come uno tra i più duri di ogni edizione. L’anno dopo vince la Freccia-Vallone con la maglia iridata e si classifica 5° al Giro d’Italia. Nel 2011 vince la Tirreno-Adriatico e successivamente il Tour de France. Verrà ricordato (ciclisticamente parlando, sia chiaro!) come uno che non se la tirava, che per farlo sbuffare dovevi proprio rompergli le balle senza respiro, ma se qualcuno ha un pelo di pazienza si prenda 10 minuti di tempo e troverà nel web – magari sull’ormai nota pagina Wikipedia – che il suo nome è uno dei pochi (tra i recenti vincitori delle corse importanti) a non avere vicino al nome segnalazioni, se non squalifiche o vittorie cancellate, per questioni di doping. Non è poco, visto che molti dei più grandi protagonisti del ciclismo attuale hanno dovuto anche convivere con sospetti e voci al riguardo, vedi il britannico Froome e l’italiano Nibali.

martedì 20 gennaio 2015

Entusiasmo? Passione? Bravi, e Babbo Natale no?

Le feste natalizie non hanno portato buone notizie. Anzi, quest’ultime sono pessime, scoraggianti, pesanti. Le gare italiane saltano senza freno, e allora scopri che a certi livelli con le sviolinate zucchero e miele ci fai la birra.
La morìa silenziosa continua, come pesci boccheggianti dentro un mare senza ossigeno. Proprio nell’anno in cui il ‘progetto Cassani’ cerca di prendere forma per rilanciare il nostro ciclismo, quelli che dominano l’orizzonte sono tuoni e fulmini che scaricano grandinate assassine, su piantagioni ciclistiche esposte alla pesante crisi economica che attanaglia tutto. Due anni fa RCS metteva il vestito buono e offriva agli appassionati un nuovo ‘trittico’ ciclistico al calendario italiano, con corse in ambito nazionale di ottima tradizione e fascino. Il GP di Camaiore, il vecchio Giro del Lazio (Roma Maxima) e la giovane ma già bella Strade Bianche. In meno di due stagioni questo progetto è andato in pezzi. Camaiore andato – in teoria sarebbe accorpato alla Tirreno-Adriatico, con una specie d’inserimento corsa-nella-corsa, per un’idea che definire stramba è poco – e Roma Maxima andata. Resta la Strade Bianche ma due su tre sono saltati, e a breve termine c’è solo la speranza, tiepida, di un ritorno della Roma Maxima il prossimo anno. Ma non ci si ferma qui. La morìa continua con il Melinda, che da due stagioni assegnava il titolo nazionale. Niente da fare. Il prossimo Giro del Trentino pare cercherà di salvarne la faccia, aggiungendo il nome “Melinda” alla propria corsa, ma siamo al simbolico tentativo estremo di rianimare il paziente con l’elettro-shock.
Anche se non siete appassionati viscerali, di quelli che non perdono una corsa, avrete sentito almeno parlare del Giro Ciclistico dell’Appennino. Quest’ultimo si corre da un bel pezzo (1934) ed anche per questo evento tira aria molto pesante. Gara che ha portato allori a Coppi, Dancelli, Gimondi, Motta, Moser, Baronchelli (6 vittorie consecutive dal ’77 all’82) Bugno, Argentin, Tonkov, Cunego, Nibali. Nel frattempo RCS fa la ruota del pavone per il neo Abu Dabi Tour, dopo il Dubai Tour partito l’anno scorso. E mentre il calendario italiano sta andando in pezzi ben poco se n’è parlato. Qualche articolo su alcuni quotidiani e nel web, ma in televisione poco spazio riguardo a questa crisi sempre più bastarda, se non per delle interviste ad atleti e futuri campioni spesso scontate nei contenuti, e spesso mandate in onda con diversi giorni di ritardo (vedi la classica intervista a casa del campione di turno, e sul giornale del giorno dopo leggi che il ragazzo è in ritiro da dieci giorni con la squadra). Ma per i problemi pesanti del ciclismo – senza gare non esiste ciclismo, altro che le parole leggenda, mito, grande famiglia e altri vari bla, bla, bla, per trattare la gente come bambini dell’asilo – certe notizie vengono affrontate soltanto nel ‘poi’ quando tutto è accaduto e, magia!, tutti gli addetti ai lavori dell’ambiente sanno quali sono state le cause e hanno le soluzioni, ormai però tardive, per risolvere le magagne. Inutile menarla con la parola ‘passione’ e le favole dai pulpiti tivù in stile Suor Chi Sapete Voi e riverita Ecclesia. Nel ciclismo di alto livello no-soldi no-ciclismo, per quasi parafrasare una vecchia celebre pubblicità, ma di questo terremoto silenzioso non si parla. E da un mese all’altro l’appassionato si ritrova senza corse, anche di tradizione, senza nemmeno sapere il perché. Grazie.

mercoledì 14 gennaio 2015

Niccolò Bonifazio, ovvero un barlume di speranza?

Qualcosa ci dice che non sarà mai l’ospite preferito del Suor Peppa’s Fables Show & The Great Family of Friends, ma rappresenta quel seme culturale che tutti i giovani dovrebbero sventolare e gridare ai quattro venti.
Nato il Liguria nel 1993, oggi professionista nella Lampre, Bonifazio è stato il 21enne che in assoluto ha vinto più corse (cinque) nel 2014, nonostante un’altro ciclista – il danese Cort Nielsen – ne abbia vinte di più, ma includendo anche gare con mezza stagione disputata ancora come Under 23. In un’articolo di Ciro Scognamiglio sulla Gazzetta, vengono riportate le parole con cui il ragazzo al tempo si presentò tra i prò, speranzoso di diventare “un bravo ciclista”. Fino a qui siamo al pensiero che accomuna tutti i ciclisti più giovani. C’è altro che dovrebbe far piacere alla maggior parte degli appassionati. Maggior parte, perché ce ne sono anche molti che se ne fregano totalmente se uno si ficca in vena chissà cosa, basta che questo ‘uno’ dia spettacolo anche dopo 200 chilometri riuscendo a sparare 50 scatti in 2 chilometri lungo una salita. Nell’intervista sopraccitata riguardante Niccolò Bonifazio, vi sono altre poche parole dello stesso che aprono uno spiraglio di luce riguardo alla testa dei ‘ragazzini’ del gruppo; “…non ho idoli. Quelli che avevo si sono rivelati tutti falsi”. Ecco, non è dato sapere come andrà la carriera di Bonifazio e quindi quali saranno i suoi risultati sportivi. Quello che è augurabile è che vi siano in arrivo, o vi siano già, altri Bonifazio in giro e dentro il plotone. Per far capire a quelle persone che vengono presentate come appartenenti alla “grande famiglia del ciclismo” (che avendo un cuore grande tutti ama e quindi tutti protegge, anche troppo), che le favole potevi raccontarle quando c’era un solo canale televisivo, l’Italia era mezza analfabeta e un giorno a settimana la gente andava al bar per guardare Lascia o Raddoppia. «Quando hai mangiato tutta la merda che abbiamo mangiato noi corridori negli anni Novanta, fai di tutto per non farla mangiare ai tuoi ragazzi» disse tempo addietro Luca Scinto, oggi DS auto-dimessosi, esausto di magagne continue, per colpe anche sue, che spuntavano dalle sue ultime squadre. Con buona pace di Princess Alexandra in the Fabulous Wonderland e i suoi tentativi di raccontarla come conviene per difendere il movimento della “grande famiglia”.

venerdì 9 gennaio 2015

La mia prima bicicicletta era....

A volte, raramente, ho proposto di far scrivere a chi passava di qua – con dei suoi commenti – l’articolo vero e proprio che il quel momento pensavo interessante proporre. Eccomi nuovamente a fare questa proposta e vediamo se troverà attenzione al riguardo. La vostra prima bicicletta com’era? La ricordate nel colore, nella marca, magari quanto era costata se ve l’avevano comprata? Era nuova, usata, oppure era stata la bicicletta di un parente, un’amico, un vicino di casa, o di chi altri? Ricordate qualcosa di particolare verso di lei? Un episodio, un qualcosa ch’era tutto suo, avete voglia di raccontare? eE se non era la prima bici, della prima che ricordate cosa vi torna in mente?

lunedì 5 gennaio 2015

Cerchi un lavoro sicuro? Opinionista ciclistico in tivù: fatti avanti!

Sono il tramite catodico e giornalistico tra noi comuni mortali seduti in poltrona, e i protagonisti dell’evento sportivo. Integerrimi professionisti del microfono o della penna, che fanno dell’imparzialità professionale il loro inno.
Mentre fior di opinionisti continuano a menarla con il fatto che l’UCI deve difendere le corse storiche dall’invasione in calendario di corse più giovani che rendono la stagione senza fine solo per soldi, RCS (leggi Gazzetta) lancia un nuovo evento ciclistico che si terrà alla fine della stagione, con una mini corsa a tappe ad Abu Dhabi (4 tappe), nel cuore di quella che oggi è la terra più ricca sfondata del mondo. I ciclisti non si annoieranno nei giorni precedenti l’evento; 4 ottobre 2015 Giro di Lombardia, 5 ottobre presentazione Giro 2016, la sera stessa si parte per Abu Dabhi e vi si arriva la mattina dopo. Il giorno dopo presentazione delle squadre e quindi la gara da giovedì a domenica. Settimana piena insomma. Il Giro di Lombardia non sarà più la corsa considerata come la chiusura della stagione (anche se già quello dell’Emilia lo corrono dopo). Ci aspettiamo quindi che la Gazzetta (mamma di Tirreno, Sanremo, Giro, Lombardia) venga un po’ messa in croce. Quando il Tour era l’unico grande giro ad avere la cronosquadre, i giornalisti italiani criticavano i francesi e continuavano a menarla con il discorso che la prova a squadre falsava la classifica. Quando una decina di anni addietro anche il Giro (per avere l’allora CSC di Riis e Basso) introdusse la cronosquadre, la squadriglia ‘menante’ del fior di opinionisti si ridusse misteriosamente. Quando negli anni ’90 il Tour faceva spesso delle partenze dall’estero quasi una tradizione, i giornalisti italiani esaltavano il Giro tutto nazionale. Adesso che il Giro sta imitando da anni la gara francese, la stessa epidemia ha colpito ancora e da tempo i nostri leggendari opinionisti, che ora esaltano il pubblico estero e le accoglienze che all’estero ricevono. Quando l’UCI introdusse, pochi anni fa, il divieto per gli atleti di usare medicinali o prodotti di recupero tramite iniezioni, per evitare che qualcuno invece dei sali sbagliasse casualmente la sacca – quasi trasparente nel contenuto – e si ficcasse in vena quelle dove il contenuto era color vino rosso di aspetto leggermente denso (quindi facilmente confondibili), un’allora noto opinionista RAI, vincitore di 2 Giri, ex ciclista di Telekom (Ullrich), Discovery (Armstrong), Astana (Vinokurov) ed LPR (Di Luca), e protagonista di episodi di pesante amnesia ciclistica – causati dal feroce virus denominato “Convocazione presso la Procura Antidoping del Coni” – disse che era una decisione assurda, venne confortato in quel pensiero da una nota giornalista televisiva, nota per l’ampio respiro professional/umanitario, soprattutto nel dare risalto alle figure di ex ciclisti italiani che hanno chiuso le loro carriere con patteggiamenti per magagne doping. Insomma, ci aspetta in poltrona un’altra stagione entusiasmante!

giovedì 1 gennaio 2015

Gennaio; l'editoriale

“Cosa possiamo/dobbiamo aspettarci dalla nuova stagione che – al caldo – è già iniziata con le prime pedalate dei protagonisti nei loro allenamenti? Proviamo a parlare solo di ciclismo pedalato e vediamo quali potrebbero essere le domande a cui sarà possibile trovare una risposta; Peter Sagan è arrivato al bivio che ogni giovane ciclista sogna di raggiungere. Da questa stagione smetterà di essere soltanto un talento eccezzionale, e alle classiche non potrà più accontentarsi di arrivare a un passo dalla vittoria. Sarà capace in questo? La Vuelta è stata l’ultima grande corsa che Alberto Contador ha potuto vincere? La sua seconda parte della carriera, divisa dalla squalifica che gli ha cancellato due stagioni, quant’ancora sarà lunga? Moreno Moser è sportivamente sparito da un’anno e mezzo. È un talento vero oppure un-ciclista-forte-ma-niente-di-più super pubblicizzato dal celebre zio? Cris Froome è già scoppiato grazie all’esasperante filosofia ciclistica di Sky, o riuscirà a bastonare di nuovo tutti, magari al Giro? Tenendo conto di come saranno i percorsi iridati delle prossime due edizioni, siamo sicuri che Giorgia Bronzini chiuderà la carriera con ‘soltanto’ due Mondiali vinti? Cunego e Basso vinceranno le loro personali scommesse, il primo per ritrovarsi cercando di capire se c’è ancora qualcosa da ritrovare, e l’altro per godersi uno stipendio da gregario che molti capitani probabilmente si sognano? Ci sarà dato sapere con certezza ufficiale, e senza aspettare l’ultima settimana, se la Sanremo verrà finalmente rinnovata o meno? Per vedere Nibali correre in Italia quest’anno dovremo accontentarci di Tirreno-Adriatico e Campionato Italiano? Quintana è il ‘solito’ colombiano che dura due stagioni spaccando il mondo o un campione vero? Sir Bradley Wiggins (di quanto) batterà il record dell’ora?” Tom Boonen e Fabian Cancellara inizieranno quest’anno la fase calante della loro carriera? La Wiggle-Honda Pro Cycling sarà la formazione protagonista che in tanti si aspettano? Il pandoro avanzato intinto nel latte caffèlatte per colazione, è ancora il massimo della goduria che l’umana percezione può vivere?”