«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

martedì 20 aprile 2010

CT Italia; volenti o nolenti, bisogna ripartire.


CLASSICHE DEL NORD AGLI ULTIMI FUOCHI, E IL GIRO IN PROCINTO DI SALIRE IN PEDANA DI PARTENZA. QUESTI GLI AVVENIMENTI CHE CI APPRESTIAMO A VIVERE.
MA PER CHI DI DOVERE E’ ANCHE ORA DI PRENDERE UNA CERTA DECISIONE.

Anche se in questo periodo si seguono le avventure di Casa-Italia al nord Europa, e le ammiraglie della Gazzetta staranno facendo il tagliando prima del super-lavoro che le attende, sarebbe il momento che la Federazione iniziasse la stagione della Nazionale, cominciando dall’ufficialità del nuovo CT per sostituire lo sfortunato Franco.
Non molti giorni addietro, sui giornali era finito il nome di Paolo Bettini, come in prossimità di una decisione al riguardo da parte dell’ex iridato. Bettini o non Bettini che sia, ormai siamo a poco tempo dal via della grande avventura rosa, e un Mondiale non lo si può pensare, costruire, preparare, finalizzare in due mesi. Ogni CT aveva il suo modo per costruire la sua nazionale ideale. Ballerini lavorava fin dal Giro per iniziare a scambiare due parole con i vari ragazzi, e capire chi aveva l’intenzione – se l’occasione ci fosse stata – di lavorare sodo fino all’autunno per guadagnarsi una magli azzurra. Di lì, il CT iniziava a stilare una prima lista di uomini da prendere in considerazione.
Decine le corse seguite, centinaia le telefonate a questo o quel ciclista, ragionamenti, anche discussioni, con atleti che davano la loro disponibilità se potevano avere le chance di vittoria, altrimenti si doveva “cercare” da altre parti. Un’eventuale Paolo Bettini come CT, vuol dire avere un neo-Commissario Tecnico che non può avere fin da subito la sapienza per portare in azzurro quella tonnellata di diplomazia che, specie con il livello degli atleti italiani, è spesso fondamentale per cementare un gruppo che Ballerini ha negli anni unito come pochi. Franco era stato un maestro in questo. Era anche riuscito a fare un’altra cosa importante. Avere due o tre ciclisti di riferimento, senza far sentire gli altri solamente dei compagni occasionali.
Con l’arrivo del Giro, sarebbe importante che il nuovo CT possa già cominciare l’avvicinamento iridato per l’Australia. Un Mondiale che sarà molto meno difficile di quello vinto da Evans, e che sarà aperto a più protagonisti, visto il finale da finisseurs con qualità da velocisti di giornata. Indipendentemente dal fatto che in ammiraglia ci siano un Bettini, uno Sgarbozza o chi scrive, sarebbe il momento di dare il via all’avventura azzurra per il 2010.

domenica 18 aprile 2010

VOILA',...GILBERT!!


Prima o poi doveva arrivare; eccolo!

CLASSE PURA; TRADOTTO; PHILIPPE GILBERT. LA CORSA D’ORO DEL FIUME AMSTEL SI CONCLUDE ALLA MANIERA DELLA FRECCIA-VALLONE, NELL’ULTIMO CHILOMETRO.
IN VISTA UN CUNEGO TENACE MA SENZA LO SPUNTO DECISIVO; STA ARRIVANDO?

18 APRILE; MANCANO 19 GIORNI ALL’INIZIO DEL GIRO D’ITALIA.

E brava Federica, mi vien da scrivere!
Comunque, giornata primaverile (almeno lassù, porca paletta!) A 50 chilometri dalla fine, il gruppo inizia a mangiar secondi a 6 eroi di giornata. Mentre Cassani racconta della sua classe da ex come succhia-ruote, i fuggitivi hanno 1 minuto di vantaggio a 40 dal traguardo.
La Saxo-Bank – come da previsione – tiene la testa della corsa. poi eccoti la Rabobank per Freire. Un ottimo Cunego “lima” per tenersi nelle posizioni migliori. Andy Schleck controlla. Un’edizione straordinari del TG3 ci toglie un pezzo di corsa, e le immagini ritornano che i ragazzi sono a 18 km. dalla fine.
Ritroviamo Schleck, Cunego, Nibali, Gilbert, Kreuziger – tra i più noti – a formare un gruppetto di corridori che sono usciti dal plotone. Cunego cerca di allungare, con Frank Schleck e Kolobnev. Ecco Cadel Evans che cerca di ricucire e ci riesce perché l’allarme rientra; gruppo compatto per 200 metri. Parte Ivanov, Gilbert lo piglia ed Evans rientra su di loro. Ivanov cerca di ripartire solo, Gilbert lo bracca, Evans molla, Cunego – bravo – tiene.
Gilbert scatta, Frank e il “bocia” della Lampre non mollano, insieme al duo Katiusca; Kolobniev e Ivanov. Kolobniev parte a 9 km. dalla fine a fa il vuoto. Si aspetta il Kaubergh, per vedere se ci sarà un ricongiungimento tra il leader e 4 inseguitori. Questi ultimi vengono raggiunti a 4 dal traguardo; allunga Nibali per rifare una selezione, mentre Kolobniev tiene duro, ma viene ripreso a 700 metri.
Gilbert scatta a 350 metri dalla fine, e nel giro di 200 metri fa il buco necessario per girarsi e tagliare il traguardo con una certa tranquillità. Hisedal (se si scrive così, sennò come al solito va bene lo stesso) e Gasparotto completano il podio dietro al campione della Lotto.

Mercoledì niente Freccia-Vallone per il sottoscritto. Ma non perché potrò andare a vedere il Giro del Trentino, ma per lavoro che mi terrà in Giro fino all’ora di cena o quasi. Un saluto a tutti i fans, con un Cunego e un Nibali che fanno ben sperare in vista delle ultime due classiche del nord.

PS; Federica, che me lo fai un pronostico sulla Guderzo vincente al Giro? Così, tanto per...
PPS;Ah, poi per il prossimo GP di Spagna, per tempo bello venerdì a Pampeago e il 22 Maggio sul Grappa.

giovedì 15 aprile 2010

Ardenne; si comincia.


DOPO I GIGANTI DELLE PIETRE GRIGIE, TORNA IL RAGAZZO D’ORO DEL LUSSEMBURGO.
PER BRAVURA, FORZA DI SQUADRA E TALENTO, SARA’ PROBABILMENTE LUI L’UOMO DI RIFERIMENTO PER GLI AVVERSARI, CHE PROPRIO NON MANCANO.

Andy Schleck è nato in Lussemburgo nel 1985. Il Sampei della bassa è un bel giovanotto di oltre 180 centimetri, fratello minore di Frank suo compagno di team, ed ha fatto il suo esordio come professionista nel 2005 all’allora GS CSC, oggi Saxo Bank. Cresciuto sotto l’occhio attento di Bijarne Riis, Schleck rappresenta per il suo DS quel sogno color giallo, che il danese non era riuscito a rendere concreto con Ivan Basso.
La carriera del giovane e talentuoso ciclista-pescatore prese il volo sulle strade di casa nostra, con un bel 2° posto al Giro d’Italia del 2007, dietro all’allora vincitore Danilo Di Luca. Con quel piazzamento nella corsa rosa, Schleck vinse la maglia bianca come miglior giovane. Anche al Tour ha vinto per due volte la maglia bianca, ma quella nostra è più bella.
L’anno scorso, Andy ha vinto da campione la Liegi-Bastogne-Liegi, partendo da solo a diversi chilometri dalla fine, ed arrivando in vincente solitudine al traguardo. Il suo periodo d’oro è continuato in estate, quando si è classificato al 2° posto nella classifica finale del Tour de France, in mezzo a tali Contador Alberto e Armstrong Lance. Ragazzo molto forte di testa, sarà l’uomo che sulle strade delle Ardenne riceverà le attenzioni di tutti i pretendenti alle vittoria, soprattutto per la Liegi-Bastogne-Liegi.
Gli avversari non saranno pochi; da Valverde a Evans, da Kruzigher a Cunego, da Nibali a Pellizotti, da Armstrong a Gilbert, solo per citarne alcuni. Di Valverde ormai non ne possiamo più. Ma forse, più che di lui, siamo stufi agri della situazione da circo da mezze calzette che gli è stata costruita intorno. Per Cadel Evans arrivano i primi veri obiettivi della stagione. Soprattutto in questo periodo, una sua affermazione in una delle 3 rimanenti classiche sarebbe acqua benedetta per il Team BMC, dopo la botta che ha coinvolto Ballan per l’inchiesta italiana sul doping.
L’allegra brigata del Team Liquigas si dividerà prima tra Giro del Trentino e classiche, fino alla Liegi dove i fantastici 4 (Pellizotti, Kreuziger, Nibali, Basso), saranno riuniti tutti assieme per la solita storia del “Chi comanda oggi? Dai che tiriamo la moneta! Che se poi noi 4 siamo pochi ci mettiamo anche Bennati e il Battaglione San Marco; allegria!”
Philippe Gilbert ha tanta di quella classe che potrebbe essere il più forte avversario del ragazzo d’oro di Liegi. Forse perde punti per la qualità della squadra, al momento imparagonabile con la Saxo Bank di Sampei. Nei confronti di Damiano Cunego i punti di domanda sono diversi; 1°) correrà? Mica per niente, ma con questa rogna che coinvolge la Lampre in toto, meglio non scherzarci troppo. 2°) che Cunego avremo al nord? Lui vuole la Liegi. Il problema è che lui è da 4 anni che la vuole. Forse dovrebbe dire che vuole il Lombardia, e allora stai a vedere che gli riesce il colpo grosso. Eterno punto di domanda sul ciclismo di casa nostra, il “bocia” di Cerro Veronese sarà il nome di riferimento insieme a Nibali per Casa Italia. Forse, grazie allo straordinario Cancellara del Fiandre e della Roubaix, e del gran casino arrivato dall’inchiesta mantovana, di Damiano si è parlato tutto sommato poco. Quello che solitamente preferisce lui, per rendere al meglio.
Amstel, Freccia & Liegi; signori in carrozza che fa rima con Sgarbozza. È tempo di Ardenne, e poi sarà conto alla rovescia verso la grande festa di noi appassionati italiani, inchieste sul doping permettendo.

domenica 11 aprile 2010

Alabarda spazialee!!!


Si trasforma in un razzo missile...ecc, ecc...

UFO ROBOT DISTRUGGE LE FORZE DEL MALE E CONQUISTA IL PIANETA ROUBAIX PER LA SECONDA VOLTA. ATTRAVERSATA LA GALASSIA DI AREMBERG, IL GIGANTE SVIZZERO SCENDE NELL’INFERNO DELLE PIETRE GRIGIE, SI ACCENDE UN CERINO SUL SEDERE DEL DIAVOLO E VI RISALE SENZA UNA SCOTTATURA.

132 chilometri seguiti in TV, per 3 ore e 45 minuti di diretta consecutivi e senza interruzioni o sonnellini; dopo Cancellara, il più stanco sono io!
Tutti i favoriti in testa ad Aremberg. Devolder prima cade, poi fora. In tre parole; un giorno tribolato. A 60 dalla fine si forma il gruppo dei migliori. Boonen allunga per fare una prima selezione. Pozzato se ne sta a guardare, limitandosi a non perder ruota.
A 51 chilometri dalla fine, la moglie di Cancellara telefona al marito; “Guarda che alle sei e mezza abbiamo l’aereo, che c’è mamma che ci aspetta per cena. Non fare tardi come domenica!” Boonen intanto si disseta e in quel mentre Cancellara è costretto a partire per non fare girare le scatole alla suocera. Dietro si mandano a quel paese l’un l’altro e Ufo Robot ringrazia; ciao-ciao!
Cassani tira fuori – siamo ormai nel finale – la nonna di Flecia e il papà di Cancellara per parlare d’Italia; penoso. Cancellara vince con due ore di vantaggio sulla coppia Huschovd (2°) e Flecia a chiudere il podio.
Un ultimo regalo ci arriva da Moser – chiamato in cabina di commento – che per ridersela di Boonen che non arriva nemmeno 4°, si lascia scappare una genuina bestemmia soffocata per un pelo.

venerdì 9 aprile 2010

I was made for loving you baby, You was made for loving me!,



Quattro volte nella storia, per diventare uno dei Giganti tra i grandi Re del Nord; ci riuscirai ragazzo, o sarà ancora cioccolato (svizzero) amaro?

DOPO LA BATOSTA DEL FIANDRE, TOM ARRIVA SULLE SUE STRADE PREFERITE. IN CERCA DI UN RECORD DA EGUAGLIARE, INTERCITY SVIZZERO PERMETTENDO.
MA L’ARGOMENTO DEL DOPOCENA NEGLI ALBERGHI E’ ANCHE UN’ALTRO.

Rock’n’roll a parte (e che rock'n'roll, ragazzi!), conoscendo Ufo Robot non sarei sorpreso di vederne uno scatto – pardon, alla Roubaix ci sono gli allunghi – a qualche decina di chilometri dall’arrivo come al Fiandre. Oppure sarebbe tutta da ridere ritrovarsi con il gigante dal sorriso gentile che stacca tutti, per poi ritrovarsi un tipetto simpatico attaccato alla sua ruota, con la maglia di Campione di Svizzera.
Torri Gemelle a parte, senz’altro per Tom Boonen la Roubaix è la gara dell’anno. La possibilità di raggiungere il connazionale Roger De Vlaeminck (1972 – 1974 – 1975 e 1977), sarà certamente l’idea principale per i fans del gigante della Quick Step. Gli avversari non mancano (dall’”amico” Devolder al già più amico Pozzato), anche se Cancellara sarà per Boonen il suo pensiero peggiore.
Con l’inferno della Roubaix, va a chiudersi la prima metà delle classiche del nord. Dalla prossima settimana sarà Andy Schleck l’uomo da battere in virtù del talento che lo contraddistingue, della forza e l’organizzazione del suo GS, e perché se non ne parlo bene del biondo, l’Ilaria ha già pronto il pupazzetto con le mie sembianze uso puntaspilli.
Campagna del nord che si chiude in maniera disastrosa per Alessandro Ballan. L’ex iridato aveva espresso durante l’inverno tre desideri; vincere una tra il Fiandre o la Roubaix. Poi vestire almeno per un giorno la maglia rosa al Giro. Al Fiandre avevamo saputo che era partito, per poi perdere le sue tracce con l’avanzar dei chilometri. A causa dell’inchiesta scoppiata in Italia, il suo GS gli ha “consigliato” di non partecipare alla Roubaix, anche per fare cosa gradita agli organizzatori, che si sa non fare complimenti in certe situazioni. Probabile a questo punto il rischio per Ballan di dover ripensare una sua partecipazione al Giro, se la grana non vedrà spiragli chiarificatori in breve.
L’impressione è che da qui alla fine della campagna del Nord, altri ciclisti saranno “consigliati” di prendere in considerazione l’ipotesi di non correre le gare loro in programma. E la speranza è sempre quella che se ci sono persone che hanno imbrogliato non vengano fuori quando sarà ora di finire sotto l’ombrellone.

mercoledì 7 aprile 2010


A UN MESE DALLA CORSA ROSA, IL DOPING RIENTRA NELLE CRONACHE CICLISTICHE DALLA PORTA PRINCIPALE. TANTA LA CARNE AL FUOCO STANDO ALLE ULTIME NOTIZIE.
ANCHE PER LA CICLISTA VANIA ROSSI QUALCHE CURIOSITA’.

Il nome di Alessandro Ballan è quello più noto, ma sono tante le persone indagate nell’inchiesta che in questi giorni ha dato alle cronache anche il nome della Lampre e altre persone fra tecnici e dirigenti in ambito ciclistico. Il fatto che vede un farmacista coinvolto, speriamo sia il segnale di sveglia, per far capire che non serve andare sulla Luna per rifornirsi di porcherie.
La speranza è che se ci sono ciclisti che hanno imbrogliato, dirigenti o tecnici sporchi, questo non venga fuori fra 3 mesi. Che ci siano persone indagate di per sé non è un reato, perché nell’indagine si tiene conto che il tutto è fatto anche nello stesso interesse della persona coinvolta. Certo è che se nel giro di pochi giorni non vengono fatti nomi e cognomi con precisione, c’è il rischio di fare tutto un minestrone che coinvolga anche gente che non c’entra.
Per Vania Rossi, sembra che le analisi non potessero essere comunque indicative di una positività. La questione gira intorno al discorso che la donna aveva dei valori fisiologici – tra allattamento per il bimbo nel periodo post-gravidanza, ma al contempo anche per la ripresa degli allenamenti agonistici – che non avevano la possibilità di essere comparati con altre situazioni del passato. Quindi, sembrerebbe che Vania Rossi sia una specie di primo caso in campo, chiaramente, femminile.

domenica 4 aprile 2010

(Ciuff, ciuff...) FANTASTICO!!


Per Cancellara (foto) una Pasqua da ricordare. Anche per Boonen, ma in senso inverso.

FABIAN CANCELLARA VINCE CON UN FINALE ENTUSIASMANTE IL GIRO DELLE FIANDRE. TOM BOONEN ESCE A PEZZI DALLA CLASSICA DEI BELGI E PER LUI SOLO CIOCCOLATO AMARO PER L’UOVO DI PASQUA.

Ufo Robot vince la battaglia contro Gig Robot d’Acciaio. Un Giro delle Fiandre che si accende a 44 chilometri dalla fine, grazie al gigante della Saxo Bank che inizia a divertirsi facendo a pezzi il gruppo dei migliori. Boonen gli si attacca alla ruota.
Philippe Gilbert (3° alla fine) cerca di ricucire ma si deve attaccare al tram. Ci riproverà dopo, quando raggiunge Millar che aveva tentato la stessa azione di ricongiungimento. A 30 dalla fine, le Twin Towers hanno 45 secondi di vantaggio, che diventano 53” a 20 dal traguardo.
Prima del penultimo “muro” – non inquadrato dalle telecamere – Cancellara riceve una telefonata; “Puoi arrivare un po’ prima, che così partiamo senza il traffico delle sei?” gli chiede Binarne Riis dall’ammiraglia. Il finale diventa così una cronometro solitaria rosso-crociata, condita dai fischi dei belgi sul rettilineo d’arrivo e Cancellara che pacifico trionfa in maniera splendida.
Tra gli italiani Oss si fa vedere fino a 50 chilometri dalla fine, per il resto l’Italia sembra la Lotus; invisibile, tranne che nei doppiaggi.

sabato 3 aprile 2010

Vania Rossi-CERA: negativa la contro-analisi.


Per Vania Rossi, una Pasqua più tranquilla.

PER EQUILIBRIO INFORMATIVO NEI VOSTRI CONFRONTI, VADO A COPIARE IN TOTO UN ARTICOLO DE LA REPUBBLICA.
QUELLO CHE LEGGETE, NON E' FARINA DEL MIO SACCO.

Doping
Vania Rossi scagionata
dalle controanalisi
I nuovi esami sul campione che aveva causato la sospensione cautelativa della ciclista, compagna di Riccardo Riccò, danno esito di non positività: mancano i criteri minimi di Cera secondi i criteri della Wada. Troppo tempo tra i due test. Ma la ciclista rischia lo stesso il deferimento per tentato doping

di EUGENIO CAPODACQUA
Vania Rossi scagionata dalle controanalisi

ROMA - Il test di controanalisi dei campioni di Vania Rossi, la compagna di Riccardo Riccò risultata positiva al cera agli ultimi campionati italiani di ciclocross (10 gennaio), non ha confermato la positività del primo campione. Un fatto insolito e, in un certo senso allarmante, perché rischia di mettere in dubbio l'intera credibilità del sistema antidoping mondiale e soprattutto la validità delle regole stabilite dalla Wada. La spiegazione tecnica viene dal direttore del laboratorio di Roma, Francesco Botrè: "Nel primo test la quantità di Cera era significativa al punto da non consentire dubbi; nel secondo, evidentemente per effetto di un degrado nelle urine avvenuto nel tempo, la quantità non è tale da rispondere alle norme stabilite dalla Wada". Di qui la dichiarazione di "non positività". Insomma fra analisi e controanalisi sarebbe passato troppo tempo, circa due mesi e mezzo.

E i campioni si sarebbero degradati. Un fatto che, però, non fermerà la macchina della giustizia sportiva. Infatti, sia pure in quantità insufficiente per i regolamenti attuali, l'identificazione porta ad una molecola di tipo esogeno, dunque l'atleta dovrà spiegarne la presenza nei propri campioni. Per questo motivo l'accusa non viene comunque a cadere. Alla Rossi verrà contestata la violazione dell'articolo 2.2 del regolamento Wada (tentato doping) invece che dell'articolo 2.1 (positività acclarata). Con relativa richiesta di deferimento. Ma ci sarà battaglia. L'avvocato dell'atleta, Floriano Alessi, coadiuvato dal professor Santo Davide Ferrara, ex membro della CVD, la commissione di vigilanza sula legge antidoping e oggi consulente di parte dei casi più clamorosi (da Di Luca a Rebellin), annuncia una conferenza stampa sulla vicenda per la metà della prossima settimana.

Il problema nasce dalle norme Wada, che sono improntate al massimo garantismo. Con alcuni test c'è la certezza matematica, con altri la prova è indiretta. Con la spettrometria di massa - ad esempio - si identifica senza ombra di dubbio la molecola doping incriminata, perché ci sono parametri diretti come il peso molecolare che non consentono incertezze. E, se si tratta di una sostanza (come il Cera) che il fisico umano non produce, la positività può essere dichiarata anche con la presenza di una sola molecola. "Ma in questo caso di tratta di un rilevamento indiretto - spiega Dario D'Ottavio, grande esperto di antidoping ed ex membro della Commissione di controllo per la legge 376/2000 - l'identificazione avviene attraverso l'immunoelettroforesi, un procedimento per il quale la molecola viene identificata attraverso la sua specifica mobilità elettroforetica e le bande ricavate dal processo hanno una tipologia caratteristica per ogni tipo di molecola. Per quella e quella sola. In altri termini non è possibile in presenza di questo processo che si tratti di una molecola diversa dal Cera, se ha le bande caratteristiche del Cera".

I controlli sono stati accurati per il caso in questione, la cui delicatezza era emersa fin da principio. L'immagine negativa della positività della Rossi era ricaduta sulle spalle di Riccò e peggio ancora della sua squadra, la Flaminia, esclusa dagli appuntamenti più importanti ("Sanremo" e Giro) dalla consueta ipocrisia degli organizzatori di corse. Il corridore emiliano, pur di uscire dal "cul de sac" era arrivato perfino a separarsi dalla compagna, nonostante la presenza di un figlio di soli nove mesi. Ma recentemente c'era stato un riavvicinamento.

Le analisi sono state dunque molto approfondite. D'intesa con la difesa dell'atleta, è stato fatto anche un ulteriore test, "Ma nel relativo gel si è evidenziato un segnale seppur debole nella zona del Cera - spiega ancora Botrè - Tutto questo indica un processo di degradazione del Cera in urina che, essendo risultato più rapido rispetto ad altri campioni positivi per la stessa sostanza, riduce l'intensità del segnale".

Un problema per il futuro, che ha spinto il direttore del laboratorio romano ad allertare immediatamente la Wada: "Che mi ha ringraziato, la vicenda verrà inserita nella casistica internazionale perché episodi di questo genere non si ripetano". Insomma, c'è da rivedere la tempistica fra primo (analisi) e secondo test (controanalisi), dal momento che il tempo può invalidare i risultati. Ma se questo argomento potrà essere affrontato senza troppe remore nell'ambito sportivo, diverso sarà il discorso per quanto riguarda la legge penale (376/2000). Con i sacrosanti termini a difesa (inalienabili) il rischio che fra analisi e controanalisi intercorra troppo tempo è concreto. E le già larghe maglie dell'antidoping si allarghino ancora di più. (02 aprile 2010)

giovedì 1 aprile 2010

Aprile; l'editoriale.


ANCHE QUEST’ANNO TANTI DILETTANTI PASSATI PROFESSIONISTI; E’ GIUSTO ASSECONDARNE IL TALENTO COSI’ FACILMENTE?
POI IL CICLISMO ROSA, CHE – PRIMA DELLA BELLA VETRINA DI CITTIGLIO – HA LASCIATO PER STRADA UN’OCCASIONE D’ORO PER AVVICINARE DI PIU’ GLI APPASSIONATI.

1° APRILE; MANCANO 38 GIORNI ALL’INIZIO DEL GIRO D’ITALIA
(E 92 PER QUELLO FEMMINILE).

Quest’inverno sono stati una trentina i “ragazzini” che in Italia sono diventati professionisti. Ormai vedere un dilettante farsi i suoi tre anni per maturare senza fretta, sta diventando sempre più una rarità. Ciclisti di grande talento trovano e mettono in atto scappatoie – legali, va detto – che permettono loro di salire sul treno della massima categoria ciclistica, senz’altro aiutati da qualcuno dell’ambiente (procuratori?), che capisca di leggi, leggine, leggette. Mi pare che un dilettante debba farsi almeno due anni nella categoria inferiore. Ma a volte avere talento è già il lasciapassare sufficiente, per trovare una furba strada in discesa verso la grande avventura nel gruppo dei grandi.
Chi si ritrova spesso in braghe di tela, per via di queste possibilità d’accesso al grande sogno per il ragazzo dilettante, è il Direttore Sportivo. Esso si vede arrivare in squadra uno juniores che ha un grande talento, ma non riesce a farlo maturare con la giusta pazienza, che già glielo portan via dopo che magari lo ha fatto lavorare e migliorare. Così, quando è momento di raccogliere dall’orto, la verdura è finita sul tavolo di altri. Che la possibilità di guadagnar soldi sia la molla più forte per il giovane, è comprensibile. Ma maturare non vuol dire solo saper quando scattare, e quando succhiar ruota. Maturare è anche ragionare con la testa. Poi non lamentiamoci se tra i professionisti si intravedono giovani talenti che hanno fretta di vincere ed imporsi ai vertici. E sentire come capiti che, se qualcuno fa loro una mezza critica, rispondano per le rime come se non avessero niente da imparare. Non che all’Italia manchi un settore dilettantistico con la qualità; di quella ne abbiamo da regalarne. Ma sarebbe interessante sapere quanti dei dilettanti passati professionisti negli ultimi 3 o 4 anni, sono ancora in gruppo.
Nell’altra metà del sellino invece, le cose vanno avanti con regolarità. Ma l’idea che si abbia timore o poca voglia di lavorare con scrupolo per accrescere la notorietà del ciclismo rosa, ogni tanto ritorna. Occasione da non perdere, ma che persa forse lo è stata, la presentazione del Giro-Donne 2010 in provincia di Treviso (Caerano San Marco). L’appuntamento però era aperto solamente agli addetti ai lavori. Così si combina poco.
Avere la presentazione della gara più importante al mondo del calendario femminile, nella provincia più ciclistica d’Italia, in una regione tra le più ciclistiche in assoluto, poteva essere l’occasione per mettere in piedi un momento calamitante per tutti gli appassionati. Avvicinare la gente al movimento rosa, vuol dire avvicinare il pubblico a bordo strada. Di riflesso anche gli sponsor aumenterebbero le loro attenzioni (leggi; soldi), e tutto l’ambiente ne avrebbe dei vantaggi. Invece niente.
Un conto è la manifestazione che non ha necessità di crescere – come il Giro dei maschietti – ma quello femminile dovrebbe approfittare di occasioni come quella avuta a fine febbraio nel trevigiano. Un progetto che viene condiviso con il pubblico, attira la simpatia di quest’ultimo. Altrimenti la gente, come mi ha scritto una persona che su queste cose parla con competenza; “si rompe”. Non credo che il ciclismo femminile possa crescere più di tanto. Non riempirà mai le strade, in una società dove la donna viene considerata un giorno all’anno a mazzi di mimosa. Ma come vogliamo interessare il pubblico? In TV il ciclismo femminile è una specialità di serie C, e nella carta stampata poco di più. C’è internet, che è ottimo perché quasi gratis, ma servirebbe un po’ il coraggio di “uscire” dal web.
A Sanremo (in occasione della gara maschile), c’è stato un’appuntamento pubblico per promuovere il ciclismo femminile. Organizzato dal gruppo di “Ciclismo in Rosa”, è stata una buona idea. Ma queste cose dovrebbero essere fatte dai dirigenti del movimento. Per questo, la presentazione del Giro-Donne era un’occasione da sfruttare per farsi sentire e vedere direttamente dal pubblico, (che risponde se motivato e soprattutto informato; vedi il Trofeo Binda a Varese) e non solo da addetti ai lavori e sponsor vari. Inutile chiedere al pubblico di seguire anche le fatiche in sella delle nostre ragazze, per poi non approfittare di occasioni come quella, persa, a Caerano San Marco.