«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

sabato 29 ottobre 2011

Lamezia Terme; 5 dicembre 2010.

WWW.LAMEZIATERME.IT PER LEGGERE DELLA CONDANNA CHIESTA PER IL PLURIOMICIDA.

venerdì 21 ottobre 2011

Lente d'ingrandimento.


I VERTICI COME NAZIONALE DAL 2007, IL CICLISMO ROSA IN CASA NOSTRA NON RIESCE AD USCIRE DA UN LIMBO DI ZOPPICANTE NOTORIETA’. COSA MANCA?
UNA PICCOLA INCHESTA DIVISA IN TANTE PARTI; DAL SITO INTERNET, ALL’ATLETA STESSA, DALL’ORGANIZZATORE AI CALENDARI, ECC...
CON L’AIUTO DI ANTONELLA INCRISTI E DAVIDE RONCONI NE PARLIAMO.


Perché Davide Ronconi; svizzero, segue il ciclismo rosa spesso e volentieri, ed è quindi “voce” ideale per cercare di portare un’opinione sul momento attuale per la bici rosa. Nella foto è con la forte britannica Emma Pooley, dominatrice del Trofeo Binda 2011. Probabile che Davide le abbia concesso un momento per farci una foto insieme.


Perché Antonella Incristi; friulana, corre – e ci vince pure – nel mondo Mountain Bike. L’ho conosciuta (per quanto si possa tramite un PC) grazie a una sua signora lettera, spedita a Sport-Pro. Gareggia da quasi due decenni. Per questo è persona che poteva essere giusta testimone per un minimo confronto tra strada e fuori-strada, tra una specialità storica e una abbastanza giovane.

Per conoscere l’atleta in poche righe; “Allora… la medaglia a cui tengo di più è il bronzo ai mondiali UCI specialità XCO Master fatto a Praloup (F) nel 2009.
Antidoping, protocollo UCI, serietà professionalità, e ragazze da tutto il mondo fortissime, quindi grande concorrenza e grande soddisfazione!!
Un bronzo ai Campionato Italiano Marathon 2006.
1° Campionato Italiano della Montagna Master su strada 2011
2° campionato europeo Marathon (GRAZ) UEC 2011.... qua mi rode un pò perchè ho fatto la gara davanti fino a metà con un mal di schiena terrrrrribbile e anche se ero ancora prima volevo ritirarmi........dopo 45 km ho abdicato e ho finito piangendo dal male, volevano ricoverarmi a Graz non avevo sensibilità alla gamba dx., ho avuto male per 20 gg....quello era mio......ma Graz mi porta sempre male, l'anno prima 2010 ho tagliato il copertone a 12 km dalla fine quando avevo ancora 55 min. di vantaggio!!!!!!!!
Vittorie più di un centinaio ma mai contate seriamente......preferisco un terzo posto con avversarie toste che andare a vincere facile.”

Diversi circuiti vinti in mtb;
IMA Scapin 2011
Rampitour d'Italia 2007
Trofeo Tacconi 2004
Trentino mtb 2009
Diversi Friuli Challenge
Molti trofei invernali – autunnali – primaverili.
Diversi Campionati Europei Udace salita.
Boh... .poi forse mi perdo qualche cosa per strada...(magari le avversarie, dico io)
Corro in mtb (e qualche cosa su strada), dal 1992/1993”

E QUESTO TANTO PER GRADIRE. ORA POSSIAMO INIZIARE.
Come stavamo messi prima dell’inizio del ciclo vincente di Salvoldi ai Mondiali del 2007, con la doppia medaglia delle atlete Bastianelli (oro) e Bronzini (bronzo)? Visibilità televisiva e di stampa misera, corse annunciate a febbraio/marzo che saltavano dal calendario di punto in bianco.
Oggi che passi avanti si sono fatti? Trasmissioni (registrate) RAI per il Giro ed il Trofeo Alfredo Binda, ma si parla in totale di circa 12 ore all’anno, che di ore ne ha 8.760. Il calendario delle corse era traballante, le cicliste non avevano certezze sul proseguo della carriera. Questo ieri. Oggi la situazione non è certo migliore.

PUNTO 1; “CI SIAMO ANCHE NOI!”
Dalla rivista “Ciclismo” del novembre 2009;
Per farci crescere devono abbinare le nostre corse a quelle degli uomini per darci visibilità. Se me lo chiedete, io non ho ancora capito perché una Varazze-Sanremo è stata tolta dal calendario” (Tatiana Guderzo)
A
l tempo fresca di Mondiale svizzero, sua poesia Tatiana Guderzo si espresse in poche parole. A tutt’oggi la situazione è la medesima. Gare messe in lista a febbraio, spariscono in primavera. Poi magari ecco momenti della stagione in cui ci sono corse ravvicinate, per poi avere periodi senza gare. Personalmente non vorrei chiedere alla Tati perché la Varazze-Sanremo sia saltata, ma domanderei se lei o qualche altra collega non hanno mai pensato di domandarlo a Di Rocco. Se non lo fanno loro, chi lo fa? Gigi Sgarbozza?
Nell’intervista fatta ad Antonella chiedo;
Antonella, quando si parla di ciclismo femminile su strada la situazione della promozione è misera. Atlete che piangono da anni di scarsa considerazione rispetto agli uomini, ma intanto le cose non cambiano. Nell’ambiente delle ruote grasse, di storia più giovane, com’è il discorso?
Per quanto riguarda il settore femminile mtb, la situazione forse è migliore perchè correndo insieme ai maschi si parla di entrambi anche se con maggiore enfasi per quanto riguarda i maschietti. La stessa cosa vale per le riviste di settore.”
Nel ciclismo rosa su strada i calendari “saltano” con facilità. La situazione per voi mountain-bikers com’è?
Fino ad ora non ho visto gare saltare!!! Forse perchè i C.O. per fare una gara ci mettono tempo e anima a profusione ma le nostre gare sono miste, quindi salterebbe l'intero evento.”
Curiosità; su strada, il settore ciclistico femminile ha segnato un aumento di praticanti tra le giovani, proprio in questi anni in cui la Nazionale è ai vertici. Quindi l’effetto “trascinamento” costruito sulle medaglie internazionali riesce a cavare il famoso ragno (per quanto piccolo) dal buco. Però se le gare mi saltano, difficile che una ragazza di vent’anni tenga duro per dedicarsi al ciclismo, e non preferisca invece andarsene a lavorare in tutti i sensi.

PUNTO 2; TIENITI LO SLOGAN E PORTAMI EURO!
L’aumento di cicliste in giovane età è un buon segno certamente, ma se fosse così anche per gli sponsor sarebbe molto meglio. Cosa che era stata messa in evidenza dal Commissario Tecnico delle Nazionali femminili. Sempre da “Ciclismo” del novembre 2009;
Nel nostro paese viviamo un periodo di crisi economica che ci ha fatto retrocedere sul piano organizzativo, fino a 5 – 6 anni fa eravamo meglio strutturati” (Edoardo Salvoldi).
Sulla stessa lunghezza d’onda Noemi Cantele, che però toccava un tasto legato anche al lato professionale delle protagoniste. Stessa rivista, stesso numero.
Col rischio di apparire idealista e utopista, confido negli imprenditori lungimiranti che si appassionino alla nostra causa. Ora sta a noi fare capire che siamo atlete mature e meritevoli, in modo che il nostro settore sia preso in considerazione con continuità”
Ecco un pensiero che richiama proprio le cicliste. Il discorso dell’attuale campionessa tricolore, a parte il desiderio dell’atleta stessa di ricevere attenzione da eventuali sponsor, andava quindi a toccare un’aspetto legato anche alla parte che potevano fare le stesse ragazze. Da questo lato anche Salvoldi accennava; “Se riusciamo a creare un’organico di atlete competitive, possiamo pensare a maggior visibilità e all’ingresso di sponsor che costituiscono risorse aggiuntive che al momento non ci sono”
Cantele a Salvoldi quindi richiamano al discorso; qualità delle cicliste = visibilità; è questo il tassello mancante per fare breccia nei portafogli degli sponsor? Ancora Giorgia Bronzini da “Cycling Pro” sempre di questo mese.
Spero che questa vittoria stavolta significhi un po’ di soldi. Spero che questa vittoria stavolta apra gli occhi a qualcuno che cominci a investire su di noi.”

PUNTO 3; PROMOZIONE DELL’EVENTO;
Quanto vengono seguite le corse da bordo strada? Lungo il percorso, vero metro di misura per sapere se l’evento sportivo interessa o meno, ci sono i signori Mario e Maria?
Una mattina d’inizio Luglio 2010. Riese Pio X (TV). Seconda tappa del Giro-Donne. A meno di due chilometri dall’arrivo, delle persone si sistemano agli incroci pronte a fermare l’afflusso di macchine nel momento del passaggio. Le ragazze sono segnalate a 15 minuti dall’entrare in paese. Un uomo del posto esce dal proprio giardino e si avvicina a chi scrive (me stavo andando verso la zona d’arrivo); “Giovanotto, che corse fanno?” La corsa più importante del calendario internazionale? E meno male!
L’anno scorso la presentazione a Caerano San Marco (TV) del Giro femminile venne fatta ad inviti e per gli addetti ai lavori. Parlo, perché al tempo mi ero messo in contatto con gli organizzatori. Ma così facendo come andava a finire? Che tutti gli amici s’invitano tra loro, mentre invece si dovrebbero aprire le porte al pubblico se vuoi veramente farti notare dal mondo.
Sul discorso promozione e attenzione degli eventi, ho chiesto ad Antonella;
“Il ciclismo rosa su strada trova luce principalmente sul web, poca roba quasi niente per il resto. Voi avete un seguito nella carta stampata? Nel web come va?”
Nel web va molto meglio nella carta stampata ZERO!!!
per far scrivere di una vittoria o ancor di più di un campionato italiano vinto, (2 righette stiminzite) bisogna fare i salti mortali.... telefonando direttamente ai vari giornalisti sperando in un posticino da due righe sulla cronaca sportiva.”

Davide esprime la sua idea, con un’esempio;
L'evento meglio organizzato che io conosca è il Trofeo Binda di Cittiglio, gara di coppa del mondo. In questo caso posso dire che l'impegno profuso dallo staff organizzativo è decisamente lodevole. Oltre all'organizzazione della gara, durante l'anno vengono tenuti diversi eventi collaterali con lo scopo di promuovere sia la corsa che il ciclismo femminile. Oltre a sponsor ed istituzioni come è normale che sia, vengono coinvolte ad esempio le atlete, i cittadini e le scuole: gli sforzi promozionali avvengono quindi su più livelli. Servono però idee, esperienza, gente capace, soldi e non è sempre facile scovare tutte queste risorse umane e materiali.
Il Giro d'Italia Femminile pian piano sta crescendo anche dal punto di vista della promozione, e mi auguro che cresca ancora, perché da una gara di questa importanza ci si aspetta il meglio. Sono ottimista perché il trend è positivo e spero si continui su questa strada, anche se da fare ce n'è ancora.
Per il resto alcuni organizzatori promuvono l'evento benino, altri un po' meno bene. Capita pure (anche se raro) che sia difficile reperire informazioni riguardo luoghi precisi ed orari di una corsa, e non ci vorrebbe molto ad essere dotati perlomeno di un sito web che fornisca le informazioni più rilevanti.”

PUNTO 4; LE ATLETE;
Ancora ripreso da “Ciclismo” del novembre 2009 (devo averlo consumato quel numero), un’estratto d’articolo di Edita Pucinskaite.
Con riferimento alle allora fresche di medaglie iridate Guderzo e Cantele “Se avranno la capacità e l’intelligenza di sfruttare al meglio questa temporanea visibilità, indirizzandola verso la promozione del movimento, bene: avranno da guadagnarci loro stesse.
Se invece si concentreranno sul loro orticello (io personaggio, io e gli ingaggi) allora non accadrà niente. continueremo il nostro lento declino domandandoci perché il sole che s’intravede da anni non riesce a filtrare, nonostante l’illusione che si tratti solo di avere tempo e pazienza”
Oltre al pensiero dedicato alla speranza che le cicliste che hanno più visibilità di altre si facciano sentire, qui si torna al discorso accennato in precedenza dalla Cantele e da Salvoldi sul fatto che la prima forma di credibilità come atlete, sia costruita e rafforzata dalle stesse.

Da “Cycling Pro” di questo mese, Giorgia Bronzini; “Vorrei avere palcoscenici, passerelle, schermi, vorrei avere giornali, riviste, TV, e non per narcisismo, ma per riconoscenza, non per me stessa, ma come testimone di tutte. E perché il ciclismo italiano abbia più peso, più eco, più merito”
Potrebbe essere che il ciclismo rosa non “tira” perché considerato insufficiente sul lato agonistico o dell’immagine, per attirare l’attenzione di qualche portafogli gonfio? Eppure è dal 2007 che ogni anno sono arrivate medaglie iridate od olimpiche. Non è perciò una questione di risultati di rilievo. Penosa mentalità maschilista?
Come commento ad un mio articolo l’anno scorso, un visitatore anonimo (probabilmente per involontaria dimenticanza), mi lascia scritto un; “…dovrebbe esserci maggiore professionalità da parte di organizzatori, squadre, atlete.”
Chiedo a Davide, proprio riguardo al discorso delle protagoniste; “Credi che le atlete possano fare di più per il loro stesso ambiente? Se pensi di si, che cosa?”
Io parto dal presupposto che si può sempre fare di più, quindi sicuramente sì, anche se loro sono in primo luogo cicliste e quindi dovrebbero per prima cosa svolgere la loro attività in maniera il più professionale possibile. Il discorso non è però così semplice: da un lato, sebbene qualitativamente il livello sia ottimo (atlete come Marianne Vos sono campionesse straordinarie), quantitativamente non lo è ancora. Vi è ancora molta differenza tra la atlete più forti, poche, le atlete mediamente forti, piuttosto tante, e le atlete meno forti, senza voler essere cattivo, ancora troppe. Ma non voglio nemmeno dare la colpa a queste atlete che si trovano a correre tra le elite senza avere qualità fisiche e mentali, e magari preferiscono divertirsi, socializzare anziché "sputare sangue": inoltre si sa che si guadagna davvero poco, a parte poche eccezioni, e le motivazioni non sono sempre elevatissime. Se il ciclismo fosse più popolare e attrattivo anche tra le donne, automaticamente più talenti verrebbero scovati ed il livello delle corse aumenterebbe. Ma qui bisognerebbe aprire un nuovo capitolo: come promuovere il ciclismo tra le donne? Forse il compito spetterebbe alle varie federazioni ciclistiche.
Tornando alle cicliste, alcune grazie non solo al loro valore atletico, ma anche al loro carisma e alla loro personalità hanno contribuito ad aiutare un po' l'ambiente: il primo nome che mi viene in mente è Edita Pucinskaite, ormai ex-atleta ma sempre molto impegnata su più fronti per cercare di migliorare qualcosa in questo ambiente.
Penso che per migliorare le cose con più efficacia si dovrebbe essere più uniti, e non attendere qualche lamento isolato. Se si vogliono avere più diritti, condizioni migliori, ricevere maggior rispetto, bisogna darsi da fare tutte assieme. Certo, se poi si vuole essere trattate come professioniste, bisognerà anche comportarsi di conseguenza, e allo stato attuale non è sempre così, purtroppo.”

PUNTO 5; L’ESPERIENZA SUL CAMPO. LE EX PROTAGONISTE.
Sono poche le ex cicliste rimaste nell’ambiente, per lavorare proprio alle mancanze con cui loro hanno dovuto avere a che fare per anni. Edita Pucinskaite è per ora l’unica che cerca di far capire (vedi estratto poco sopra), come le stesse protagoniste dovrebbero farsi avanti.
Ma le ex (anche note) non hanno più interesse ora perché non sono più in gruppo a lavorar di gambe? Allora Edita ha ragione quando scrive di “orticello”. O magari sanno che, avendo convissuto nell’ambiente per anni, e avendolo ben conosciuto, non troverebbero volontà profonda da parte di nessuno a voler cercare di migliorare il discorso? Se niente è stato fatto a oggi, un motivo ci sarà. Quale, sarebbe bello saperlo, visto che se il motivo è l’attuale crisi economica, nel settore ciclistico rosa sembra essere arrivata 15 anni addietro!


PUNTO 6; SBAGLIATO IL MODO DI RACCONTARLO?
Oggi l’unica fonte di notizie sul ciclismo femminile è praticamente rappresentata dal web. Ma se invece di riempirlo di foto e filmanti a vagoni, che per qualità non sempre corrispondono alla quantità, fosse un ciclismo anche scritto per raccontarlo e non solo per mostrarlo? I filmati vanno bene, ma sta sparendo la voglia di raccontarlo con le proprie parole. Se invece di affidarsi a comunicati stampa dei vari GS – che a volte lo rifanno 10 volte per essere sicuri che si scrivano le cose come va bene a loro – lo si descrivesse mettendoci qualcosa di proprio?
L’intervista all’atleta anche per conoscerne la persona, oppure la vita che fanno certe ragazze che pigliano 300 euro al mese (finché questi ci sono), e non solo quelle poche che hanno un minimo di contratto certo, spesso perché sostenute da GS statali (Forestale, Fiamme Azzurre, ecc…). Forse la gente apprezzerebbe di più delle atlete che non sono certo ricche sfondate, ma si fanno comunque il famoso “mazzo così” e le seguirebbe più volentieri.
Ho chiesto a Davide; “Avessi quattro soldi da investire per la promozione, dove li spenderesti?”
Non sono un esperto in promozione: dovrei forse studiarmi meglio l'argomento.
Comunque, laddove manca, svilupperei un sito decente che riporti le informazioni più importanti: un sito permette di raggiungere tutto il mondo senza eccessivo sforzo. Eventualmente, se volessi investire qualcosina in più, farei girare un piccolo video promozionale: penso che delle immagini filmate suggestive possano suscitare molte più emozioni (e quindi attrarre di più) rispetto ad un semplice testo con un po' di immagini.
Infine, per promuovere un evento non opterei per la classica presentazione in municipio, sala comunale, o comunque in una sala chiusa, manifestazione spesso ristretta agli addetti ai lavori, stampa e pochi appassionati. Cercherei di coinvolgere di più la popolazione locale organizzando la presentazione in una qualche piazza, offrendo magari una spaghettata ai presenti: insomma, per promuovere bisogna anche spendere qualcosina, nel limite del ragionevole e della portata dell'evento.”


CONCLUSIONI
Penso sia giusto lasciare un’aventuale conclusione ancora ad Antonella e Davide. Per questo ho chiesto loro se volevano fare delle considerazioni a ruota libera. Per il resto, chiunque leggesse questo articolo e volesse lasciare una sua idea è benvenuto/a. Se poi ci sono opinioni diverse sono benvenute anche quelle, perché il cantarsela e suonarsela è come l’acqua stagnante. Grazie ancora per il tempo dedicatomi da Antonella Incristi e Davide Ronconi, e a chi s’è preso la pazienza di legger tutto.
W la Guderzo e alla prossima (che col ciclismo femminile potrebbe ormai essere per il prossimo anno, penso).
Antonella; “Io spero sempre in un ciclismo pulito con controlli seri e continuativi e non spreco di denaro "nostro" per fittizzi controlli ai cicloamatori come avvenuto un paio di mesi fa qua in regione ad una cicloturistica "forse" per alzare la percentuale di NON dopati (non mi spiegherei altro)......al limite potevano trovare i trigliceridi alti oppure il diabete melito!!!
Per ciclismo pulito non intendo solo antidoping ma anche correttezza, serietà, professionalità e soprattutto rispetto delle regole dai vari comitati regionali.


Davide; ”Non si può negare che il ciclismo femminile debba fare ancora tantissimi passi in avanti. Non so se potrà mai decollare realmente ed essere comparabile alla controparte maschile: sono sincero, non è facile essere ottimisti in questo senso, ma allo stesso tempo non bisogna mai mollare ma darsi da fare per migliorare le cose: a livello di UCI, federazioni, squadre e atlete bisogna rendersi più attraenti nei confronti di sponsor, media e pubblico per cercare di aumentare la popolarità di questo settore del ciclismo. L'unica cosa che mi viene da dire al riguardo è che bisognerebbe essere più uniti anziché farsi la guerra...capita che magari lo staff di una squadra abbia rapporti difficili con lo staff di un'altra, e si facciano i dispetti a vicenda, capita che alcuni organizzatori abbiano rapporti difficile con altri organizzatori o magari con l'UCI. Tutte queste dispute e lotte interne al ciclismo femminile non fanno altro che indebolire l'ambiente quando sarebbe meglio collaborare affinché le cose migliorassero per tutti.”

lunedì 17 ottobre 2011

UN GIRO PER TANTI.


Vabbè che sarà un Giro aperto a tanti, ma non esageriamo! (foto; archivio storico PST)

VI SONO MANCATO? VOI UN PO’ SI.
UN GIRO “MORBIDO” NELLE PRIME DUE SETTIMANE, CHE CI PORTA INDIETRO DI DIVERSI ANNI. FORSE A QUELLO VINTO DA CUNEGO NEL 2004. TRE GIORNI D’APERTURA IN DANIMARCA, TANTE POSSIBILITA’ PER CAVENDISH E COMPAGNIA VELOCE, MENO TRASFERIMENTI (finalmente!) E MONTAGNE “CATTIVE” SOLO NELL’ULTIMA SETTIMANA.

Ricorda tanto i giri di Carmine Castellano: i velocisti in auge nella prima settimana, qualche salita non tremenda dopo qualche giorno, giusto perché la maglia rosa venga presa da qualche outsider. Poi le montagne pesanti nell’ultima settimana, dove il portatore della “rosa” attende la giornata in cui dovrà salutare il simbolo del primato, per fare spazio ai veri favoriti.
Dopo il Giro spacca-gambe dell’anno scorso, era prevedibile che quello nuovo fosse alla portata di molti. Sarà un Giro amico del 54/11, un Giro che pedalerà su alcune vette storiche (Stelvio in primis) su vette amate e tremende (Mortirolo, Giau, Manghen e Pampeago 2 volte), ma che sembra pensato apposta per lasciare in sospeso tutto e tutti fino all’ultimo. Dispiace che per far contenta la cassa della Gazzetta, la Danimarca abbia contribuito a lasciar da parte un bel pezzo di stivale.
Viene descritto come un Giro per i giovani. Probabilmente sarà una corsa dove una squadra ben preparata (nel senso di allenata, si spera), potrebbe scortare il proprio capitano anche per due settimane e, proprio per questo, si valuterà magari di lasciare sfogare le gambe giovani, senza da loro troppa corda.
Gli arrivi in salita non mancano; (Rocca di Cambio, Cervinia, Lecco Pian dei Resinelli, Falzes, Pampeago, Stelvio). Nonostante si guardi molto alla tappa dolomitica numero 17 (Falzes – Cortina d’Ampezzo), dovrebbe risultare devastante la frazione numero 19; Treviso – Alpe di Pampeago. Con il Manghen prima e due volte Pampeago.
Non metto una lista dettagliata delle frazioni più importanti, perché comunque tra giornali, TV e riviste, non mancheranno dettagli a iosa sulla corsa rosa 2012. Unica nota; Feltre sembrerebbe destinata ad essere attraversata 2 volte.

PRESENTAZIONE RAI; qualcuno mi sa dire il motivo concreto per cui il Giro mi viene presentato così presto? Cos’è? Facciamo a gara coi francesi anche per questo adesso? Un tempo la presentazione del Giro era come un momento in cui sentivi profumo di primavera, anche in un freddo pomeriggio di novembre. Quando ti sedevi in poltrona, dopo aver sgranocchiato castagne arrostite e bevuto un bicchier di vino (io foooorse anche due, lo ammetto).
Ormai il Giro è come il festival di Sanremo. La chiamano Corsa Gazzetta, ma lo sta diventando sempre meno. Studi televisivi Rai per risparmiare, medesimi giornalisti delle telecronache, medesimi “esperti” a commentare, ricordate i bei tempi in cui un certo ciclista italiano iniziò a diventare più famoso di quando correva, perché raccontava con bei filmati anche divertenti le tappe che di lì a sei o sette mesi sarebbero state pedalate dai ragazzi? Di quando si fermava sulla piazza del paesino a parlare coi vecchi del luogo per chiedergli che strada doveva prendere per raggiungere tal Passo? Di quando si fermava a Faller di Sovramonte perché aveva bucato nel salire un versante del Croce c’Aune? Bene, scordatevelo. Oggi quel ciclista non solo non ha più le gambe (in senso ciclistico, naturalmente), ma ha lasciato l’eredità ad un altro ex ciclista che fa le ricognizioni in motocicletta.
Quali erano i momenti più attesi della presentazione di un Giro? Quando veniva svelato il percorso e quando iniziavamo le mitiche (allora si) ricognizioni di Davide Cassani. Oggi abbiamo Savoldelli in moto per un’unico filmato frettoloso, senz’anima, senza fatica. Ah, i bei tempi andati, ah, le belle presentazioni andate!
Unica nota d’eccellenza? I circa dieci secondi d’inquadratura (totali, divisi in due sequenze) per una suprema ciclista italiana presente in sala, di cui come sempre non ricordo il nome.

A breve il congedo 2011 con il ciclismo dell’alta metà del sellino, con un’articolo abbastanza approfondito su un mondo che ha un po’ la perso voglia di confronto, dibattito, scambio d’opinione. Nel piccolo vediamo se si può far ripartire almeno questo, anche grazie ad un paio di ospiti cercati per l’occasione.

sabato 1 ottobre 2011

A presto gente!


Nella foto, me stesso durante le vivaci corse dei Mondiali.

COME DA TRADIZIONE D’INIZIO AUTUNNO IL SITO VA IN VACANZA. CI RITROVEREMO PROABILMENTE DOPO IL LOMBARDIA DI META’ OTTOBRE, A MENO DI NOTIZIE CONSIDERATE PARTICOLARMENTE RILEVANTI.

Scriverò, se il materiale raccolto sarà sufficiente a non scrivere tanto per scrivere, di ciclismo rosa cercando di mettere in piedi un momento di riflessione decente per il lato “dietro le quinte” della realtà riguardante l’altra metà del sellino. Come? Non lo so. Evviva.
Un ringraziamento ai “vecchi” lettori di Ciclismo PST, che hanno permesso di tenere la media visitatori fissi, quella a cui tengo di più, a livelli 2010. Un saluto speciale al lato “rosa” dei visitatori (quindi alle visitatrici) che dovrebbe avere rilevato un leggero incremento.
Ciclismo PST si ferma, mentre il blog dell’Associazione andrà avanti, anche perché potrebbe esserci “movimento”.
Usate il casco nei vostri allenamenti, a presto.

Ottobre; l'editoriale.



SPAGNA, USA, ITALIA, FRANCIA, SVIZZERA. L’AUTUNNO CICLISTICO PORTERA’ CON SE IL LOMBARDIA, IL GIRO 2012, MA ANCHE L’AVVICINARSI ALLA CONCLUSIONE DELL’ENORME INCHIESTA ANTI-DOPING (NON SOLO CICLISTICO) INIZIATA NELL’ESTATE DELLO SCORSO ANNO.
UN LAVORO COLOSSALE PER DIMENSIONI ED IMPORTANZA DEI NOMI INDAGATI. L’EPICENTRO? ITALIANISSIMO; LA PROCURA DI PADOVA.

L’ indagine è forse la più importante mai messa in piedi negli ultimi decenni. L’obiettivo principe è il dottor Michele Ferrari e tutti i suoi assistiti passati e presunti attuali. Il nome “italiano” che tiene le redini di quest’inchiesta è quello del P.M. Benedetto Roberti, magistrato che da tre anni conduce le indagini più pesanti del doping in Italia. Riccò, Petacchi, Sella, Di Luca ed altri si sono seduti davanti a lui negli ultimi anni, e di cose ne hanno raccontate. Roberti è anche la persona che coordina il gruppo di lavoro che, a livello internazionale, sta cercando in ogni dove per trovare, se esistenti, le prove dell’eventuale doping del fuoriclasse americano Amstrong e di altri atleti, non solo ciclisti, che avrebbero in passato o starebbero oggi approfittando dell’operato del dottor Ferrari. Michele Ferrari è inibito dal CONI. Nessun tesserato può averci a che fare, altrimenti squalifica fino a 6 mesi. I nomi interessati dall’indagine riguardano un centinaio di persone tra medici, atleti e società. Non sono mancate nei mesi scorsi perquisizioni ad alcuni gruppi sportivi.
Le indagini non vivono soltanto di intercettazioni o pedinamenti, ma anche di controlli su conti bancari di mezzo mondo. Anche la Svizzera, solitamente cassaforte prediletta, ha dato piena collaborazione in questo, facendo emergere curiose combinazioni di nomi (prestanome) che indirettamente portano ancora a Ferrari.
Tutto è iniziato a luglio 2010 con un’unione d’intenti della polizia di Francia, l’Interpol, la Food and Drug degli Stati Uniti (ricordate Marion Jones finita in galera?), l’Italia con la Finanza di Padova e i NAS di Firenze, la Guardia Civil di Spagna e la polizia Svizzera per monitorare gli spostamenti degli atleti ma più ancora gli spostamenti di capitali.
A Benedetto Roberti è stato consegnato il premio Bardelli. Riconoscimento assegnato a chi dedica il suo impegno nella lotta conto il doping, e per la diffusione dello sport etico. Devastante il suo intervento alla consegna del premio, dove ha raccontato di giovani sportivi a cui venivano somministrati EPO, GH, sostanze coprenti, anche scadute. Raccontando anche di un famoso ciclista che aveva esaltato il pubblico a bordo strada, e dopo due ore di domande piangeva perché aveva capito che lui avrebbe pagato le sue colpe, mentre chi lo aveva aiutato nell’imbroglio forse no.
Cosa potrebbe cambiare rispetto al passato? Che l’inchiesta ha fin dall’inizio lavorato con una ragnatela larghissima per proporzioni, restringendosi sempre più proprio per non concentrarsi solo ed esclusivamente sugli atleti. È stato scoperto il probabile iter burocratico che serviva a mascherare finanziamenti illegali, aggirando eventuali investigazioni con il sistema che “ufficialmente” riguardava contrattazioni per i diritti d’immagine degli atleti. Inutile dire che quando si parla di diritti d’immagine, non è certamente questione di atleti di secondo piano.
Considerazione personale; dal Giro d’Italia è stato vietato l’uso di siringhe per le pratiche mediche nel ciclismo. Scelta criticata durante i giorni del Giro da Suor Alessandra e anche dall’ex ciclista Savoldelli (ex di Telekom, Discovery Channel, Astana ed LPR; vi dicono niente?) nelle loro valutazioni al processo alla tappa di maggio, considerandola una decisone esagerata. Cosa dispiace a questi professionisti del microfono? Che la gente possa così capire che i ciclisti fino a ieri non si affidavano soltanto a 20 minuti di buon massaggio e a una bella bistecca per cena, quando tornavano in albergo? Spiacenti cari e, se volete tenervi il vostro ciclismo, candidatevi per far parte dell’UCI invece di criticare sempre McQuaid quando questi non è lì a sentirvi, per poi star zitti quando ce l’avete a tiro. Oppure dite le stesse cose ad Adorni o Di Rocco che da un pezzo dell’UCI fan parte.
Questo mese Giro di Lombardia e presentazione del Giro a metà mese. E ora un po’ di vacanza.