«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

domenica 25 maggio 2014

Nessun padrone: decide il Grappa?

E così il Giro senza padrone sembra diretto in tal senso fino alla fine. In tanti parlano della crono-scalata sul Monte Sacro alla Patria come del giorno del giudizio. E gli altri 100 e oltre chilometri di salita tra 1^ e 2^ categoria? Nel giorno in cui (Montecampione) Pozzovivo era tenuto d’occhio un po’ da tutti eccolo perdere secondi, e riemerge il talento di Aru che nella terza settimana potrà correre senza niente da perdere perché con la bella vittoria di domenica il suo bilancio al Giro è già positivo. Mentre Rigoberto Uran (Uran), Quintana ed Evans, prima si portano via secondi l’un l’altro e poi se li riattaccano. Quasi che la maglia rosa scotti talmente tanto che tutti vogliono provare a prenderla, ma senza troppa voglia d’indossarla prima del Grappa. Intanto – senza contare la crono-Grappa – restano ancora più di 100 chilometri di salita vera, molti di questi faticosi, diversi di questi da mal di gambe. Doveva essere il Giro che dava il via al ricambio generazionale e così sembra sarà. A parte le vittorie di Aru, Ulissi, Battaglin, Bouhanni, si vedono le prime crepe sui ‘vecchi’ del gruppo. Basso ha perso ogni cambio di ritmo ed alla minima accelerazione in salita inizia quasi subito a perder colpi. Se risulta vero che c’è una squadra interessata a lui, quest’ultima guardando il Giro avrà visto che attualmente molti altri atleti valgono tanto quando il varesino, ma gli costerebbero meno. Cunego sembra un trentasettenne dalla pedalata a tempo: ad un tratto si spegne e di botto cala la notte. Moser non è per niente vecchio, ma se il suo Giro si deve limitare all’essere entrato in una fuga, non ci siamo. Visto che Basso non ha velleità di classifica adesso il trentino deve provare un colpo buono. Se ‘salti’ pazienza, ma per quanto fatto fin’ora tanto vale provarci. Intanto facciamo due conti da qui alla fine: 14 le salite da affrontare, otto di queste saranno di 1^ categoria, due saranno di 2^. Sicuri che il Grappa sarà giudice?

sabato 24 maggio 2014

Il 'Trentino' rosa durerà meno di tre ore. Robe da matti!

Dopo l’addio al Liberazione, le edizioni a singhiozzo di Camin, continua la traballante situazione del calendario nazionale. Stavolta a fare i salti mortali è il Giro del Trentino.
La notizia non è di primo pelo visto ch’è roba di metà settimana. Nel sito di ciclonews – ma probabilmente anche in altri specializzati nelle bici rosa – trovate notizie dettagliate. Nella sostanza il Giro femminile del Trentino si ritrova meno che dimezzato. Doveva essere il ritorno della ‘vecchia‘ due-giorni di gare (tre frazioni), con percorsi già organizzati e decisi. Invece l’edizione deve fare due passi indietro, e disputare una corsa internazionale raffazzonata e in una versione di circa due ore e mezza, robe da corse juniores! Gli organizzatori sono certamente i primi a non essere entusiasti di questo forzato ridimensionamento dell’evento, tant’è che Juri Tiengo (Presidente della Polisportiva Faedo) ora nota che: “Ci siamo comunque impegnati a fondo per portare avanti una delle corse femminili più prestigiose a livello italiano e anche internazionale, con l’obiettivo di tornare al consueto format l’anno prossimo. Siamo fiduciosi in chiave futura e proprio per questo andiamo avanti, anche se la situazione non è facile e ci fa capire che le donne nel mondo del ciclismo sono bistrattate” Caro Presidente, bistrattate è dire poco, visto che in mezzo a duemila discorsi che ogni inizio stagione riempiono di belle parole i comunicati stampa di questo o quest’altro Comitato Organizzatore in vista dell’imminente stagione di turno, non ci sono manco due parole per la mediocre situazione generale del ciclismo femminile, mondo strapieno di slogan da cartone animati buttati lì da gente che sembra uscire dai medesimi, e che nonostante si vanti di bazzicarne il ‘movimento’ da anni e di conoscere ogni benedetta anima, non si azzarda a toccare tasti che potrebbero compromettere la concessione dei relativi Pass per gli eventi. E quando queste corse che saltano, altre che si cancellano del tutto o alcune – come la vostra – si salvano per un pelo, dire che questa cosa vi fa capire che le donne cicliste sono bistrattate, domanda: dove stavate negli ultimi 15 anni? Gli organizzatori non hanno mai delle responsabilità? Comunque, il ‘Mini-Giro’ del Trentino Femminile è previsto per sabato 21 giugno, con ritrovo alle 12.30 e partenza da corso Mazzini a Mezzolombardo alle 14.30, sede anche dell'arrivo programmato poco prima delle 17:00.

venerdì 23 maggio 2014

Evans: gol mancato, gol subìto?

La cronometro di Barolo doveva essere per Cadel l’occasione per mettere fieno in cascina, e invece adesso ha il fianco scoperto. Da domani in avanti non si può più regalare niente. E questo per tutti. Gli scalatori avevano messo un’asterisco sulla cronometro ‘enologica’ con arrivo a Barolo. Parola d’ordine ‘limitare i danni’ da Evans e da chi con le lancette poteva andare a festa. Invece la pioggia ha cambiato le carte in tavola ed è spuntato Uran (Uran) che è tutto fuorché una sorpresa. Passo indietro al Giro 2013: Wiggins è l’atleta che deve giocarsi il Giro con Nibali. Uran (Uran) è gregario del britannico per il Team Sky. Capita che per tutta la prima settimana Wiggins non va, ed Uran deve correre sempre con l’auricolare accesa per capire cosa fare. Quando Wiggins molla il Giro, per Nibali è l’occasione da non perdere e difatti l’isolano non la perde. Uran finisce secondo ma sarebbe stato interessante vedere il Team Sky tutto per Uran fin dall’inizio del Giro. Difficilmente Nibali sarebbe stato battuto, di certo il divario finale avrebbe registrato meno distacco. Evans ha perso una palla-set importante, Pozzovivo non è mai stato così vivo, Ulissi sarebbe medaglia mondiale sicura se la gara iridata si corresse tra una settimana. Adesso Evans dovrà attaccare, e di certo la situazione non è l’ideale per lui. Quintana non si è fatto vedere mai, e se questo fine settimana non si riprendesse e subisse ancora, il suo Giro potrebbe affondare del tutto. Di certo le giornate di pioggia quasi giornaliera non lo stanno aiutando per i suoi affanni respiratori. Una cosa preoccupa sul suo conto. Si parla dell’ennesima forma di allergia. Sappiamo quanto le allergie siano esplose per quantità nel ciclismo degli ultimi 20 anni. Chiudo con Basso e Cunego. Se il primo pensa di risolvere qualcosa correndo così stiamo freschi, il secondo fin’ora è il solito ectoplasma ciclistico. Tenendo conto che a inizio corsa parlava di buttare l’occhio alla classifica generale, stiamo freschi anche qua. A meno che entrambi non cerchino di scalare la classifica, confidando in cadute giornaliere a getto continuo che – hai visto mai – magari potrebbero decimare il gruppo a forza di schianti a destra e manca. Ultima nota, far correre molti atleti con bici da ‘asciutto’ sul bagnato. Come pretendere che una Formula 1 assettata per l’asciutto (gioco ammortizzatori largo e altezza da terra minima) sia guidabile sul bagnato.

domenica 18 maggio 2014

Il Giro delle cadute, e quello delle prese in giro.

La prima settimana di Giro si chiude con una classifica caduta-dipendente, più delle stesse salite fin’ora incontrate. Tra ritirati eccellenti (Rodriguez), incerottati (Scarponi), ammaccati e fratturati vari, diversi i protagonisti che hanno dato lavoro ai rispettivi medici. Non ci sono mai stati veri fuochi d’artificio tra i favoriti. Bene Ulissi, che in questa stagione si gioca tanto, trovando una condizione eccellente al momento giusto. Fin’ora è il migliore dei nostri. Adesso sarebbe da vedere qualche numero buono da Moser, a meno che lui non debba fare da luogotenente a Basso nell’ultima settimana. Chi pare avere una condizione altrettanto buona – dopo Ulissi – è Domenico Pozzovivo, ma le prime salite non sono state certamente così dure e faticose. Evans avanza senza troppo dannarsi l’anima, aspettando la cronometro di questa settimana, Quintana se ne sta buono in attesa del prossimo fine settimana, cercando di non perdere troppo proprio nella cronometro. Dopo il Giro delle cadute, c’è il Giro delle prese in giro. Vedere Cipollini fare da ‘giudice’ quando sarebbe lui da portare da un giudice fa rivoltare lo stomaco. Se poi tutto questo teatrino prende vita grazie alla suora reggente del CSO, che ha ormai trasformato il processo alla tappa nella sua personale trasmissione, stiamo freschi. Cipollini viene quindi santificato alla velocità che manco Giovanni Paolo 2°. Tanto adesso comanda la madre superiora e i chierichetti obbediscono diligenti. Quest’anno c’è la novità (indovinate di chi l’idea) di far sedere le persone ospitate, che però poi devono alzarsi a seconda della loro opinione e cambiar di posto. Sono cose da giochi senza frontiere, da giochini dell’asilo infantile. Manca solo il fischietto per Beppe Conti e ci siamo in pieno. Oggi il ruolo di giudice toccava a Moser (Francesco, quello che ai tempi del record dell’ora posava per tante simpatiche foto con tali Ferrari e Conconi) ma si sa che probabilmente, da parte di questi personaggi, la considerazione che hanno dell’appassionato che li guarda in televisione è quella dell’ignorante che non legge i giornali perché analfabeta. Martinello oggi si è staccato dal pensiero omertoso che vige in Rai sul tema doping, dicendo che se ci sono controlli alle 6:15 del mattino (Ulissi) è per colpa della sua generazione ciclistica. Stasera Martinello andrà a letto senza cena. Indovinate chi lo deciderà.

domenica 11 maggio 2014

Kittel-Giant padroni. E poi?

Ciao generosa Irlanda. Causa trasferimento il primo ‘sesto’ di Giro è andato. Che si è visto oltre la battaglia pioggia-sole? Un tedescone uno scalino sopra tutti. I traguardi del Giro che in queste prime giornate guardavano alle ruote veloci, non hanno deluso le aspettative di chi si aspettava Marcel Kittel sugli scudi. Il tedescone della Giant-Shimano ha centrato due vittorie su due arrivi ideali per i velocisti. Netta la superiorità dimostrata, contro avversari volenterosi ma senza la sparata che fa la differenza. L’impressione è che Kittel potrebbe già ritrovarsi con quattro o cinque vittorie, giusto prima dell’ultima settimana, e salutare il Giro con un bottino a cinque stelle. Queste prime volate hanno forse messo in evidenza che le potenzialità del velocista italiano Viviani (Cannondale) sono quelle di un ciclista forte, ma che le stigmate del campione non sembrano esserci. Si è poi parlato tanto – anzi, per tre giorni in Rai non hanno fatto altro – dell’atmosfera festosa e amichevole che l’Irlanda ha riversato sul Giro. Dall’Irlanda hanno riversato anche qualcosa di colorato e frusciante, stavolta sul conto di RCS, ma va dato pieno merito che Belfast è stata una perfetta casa per il carrozzone rosa. Nei primi giorni del Giro il proCESSO alla tappa non è andato in onda. Tutti pronti al ritorno in tivù degli esperti RAI, con la novità Garzelli causa la promozione di Cassani come CT e Savoldelli che pare soffra si improvvise amnesie legate alla sua carriera sportiva. La Procura Antidoping del CONI può dare notizie in merito. Già alla Tirreno-Adriatico si era poi dato il via alla silenziosa (e non troppo evidente) risantificazione televisiva di Cipollini. Si cercherà di rimpolpare la dose durante la corsa rosa, contando sul fatto che tutti gli appassionati soffrano contemporaneamente di amnesia, riguardante la pagina principale della ‘rosea’ targata 9 febbraio dell’anno scorso?

giovedì 8 maggio 2014

Voilà, si parte. Il più interessato? Forse questo signore quiì.

La strategia è sempre la medesima. Se il Giro ha campioni di primo piano al via – esempio: Nibali, Evans e Wiggins l’anno scorso – sarà presentato come una corsa spettacolare, perché i grandi corridori rendono le corse sempre incerte fino all’ultimo. Se invece al Giro ci sono corridori che sono forti ma non sono i migliori (o non lo sono più: Basso e ancora Evans per esempio) allora sarà presentato come una corsa spettacolare, perché un Giro senza padrone rende la gara sempre incerta fino all’ultimo. Un pensiero che ricorda po’ quando in Italia ci sono le elezioni, dove c’è sempre chi vince ma non c’è mai chi perde. Mentre la Gazzetta si metterà quindi d’accordo su questo doppio concetto, di certo c’è che questo Giro sarà facilmente un’edizione di cambiamento ciclistico/generazionale, visto che i nomi nuovi non mancano. Inutile stare a fare pronostici. Piuttosto affidiamoci a qualche riga di ricordo, cosa che nel ciclismo trova sempre spazio. Dieci anni addietro il Giro scoprì il talento ed il rosa di Damiano Cunego. Per molti il nuovo Saronni, che nel 2004 vinse anche il Giro di Lombardia (gara che vincerà poi altre due volte). Sempre in quel periodo Ivan Basso continuava a studiare all’università del Tour, avvicinandosi sempre più a quella maglia gialla, che poi buttò idealmente alle ortiche, con i suoi anni migliori, con la squalifica di due anni per le sacche di Birillo, il suo cane. Come l’attuale CT Cassani ha portato via il Tour a Rasmussen, il cane di Basso ha forse fatto la stessa cosa con il suo padrone. E se la sacca fosse stata veramente per il cane Birillo? Avremo mai una risposta? In Italia si stava cercando l’erede di Pantani, allora scomparso da pochi mesi – e ricordato dall’edizione di quest’anno – e sembrava che con la coppia Basso/Cunego non ce ne fosse per nessuno per un bel pezzo. Basso riuscirà poi a vincere due Giri, Cunego a vincere altre tre classiche (arriverà anche un’Amstel diversi anni fa). Era, il Giro di 10 anni fa, l’edizione meno difficile di quel decennio. Petacchi vinceva le tappe con una gamba sola, la Fassa Bortolo regolava tutti nei tanti arrivi veloci, la Saeco-Cannondale la generale. Era l’edizione del “Siamo in ritardo, vai a prendere l’idrante!” di Simoni verso Cunego che, si dice, fosse invece un; “Sei un bastardo ed anche un’ignorante!”. Certamente la prima versione è la più veritiera, vi pare? Sarà un Giro che avrà in Cassani la persona facilmente più interessata, visto che sarà questo il primo appuntamento per iniziare l’impostazione della nazionale in vista del prossimo Mondiale spagnolo.

lunedì 5 maggio 2014

Quando il ciclismo di Mario e Maria non è proprio pane e salame...

E siamo arrivati al Codice Etico nelle granfondo. Ultimo baluardo di speranza, l’autocertificazione dell’atleta (della domenica) di essere persona onesta e che non ha questioni ‘pendenti’ ancora da chiudere. Stiamo messi così? Si.
Il Giro d’Italia sarà l’argomento principe dell’Italia ciclistica sino alla fine mese. Visto che si è appena concluso quello per amatori, facciamo una pedalata verso le novità normative che da quest’anno entrano a far parte delle gare dedite al ciclismo della domenica. Fino alla seconda metà degli anni ’80, la parola granfondo era termine semi-sconosciuto anche ai praticanti della domenica. Dalle mie parti era un’evento conosciuto come “Raduni de ciclisti, ma na fraca!, dove i te sera le strade e i te fa far salite de quele longhe, su pai Pass, e te fa anca dosento chilometri!” (Raduni di ciclisti, ma tanti!, dove ti chiudono le strade, e ti fanno fare salite lunghe, su per i Passi, e ti fai anche duecento chilometri!). In Italia c’è n’erano che le contavi sulle dita delle due mani. Poi, tra la prima metà degli anni ’90 e per il decennio successivo il famoso ‘boom’ con gare che spuntarono in ogni dove, facendo si che nascessero dei veri e propri calendari di eventi che, a seconda delle zone climatiche, iniziavano a febbraio fino a tutto il mese di ottobre. Una similitudine del professionismo, che nell’arco di 20 anni ha emulato quest’ultimo per tipo di percorsi, tipo di biciclette, da un bel pezzo anche tipo di doping. Fino alla fine degli anni ’90 le granfondo erano viste come una specie di festa per il ciclista della domenica. Sapevi che avresti avuto a disposizione incroci controllati al tuo passaggio, alcuni tratti stradali chiusi quasi totalmente al traffico, rifornimenti per riempire il serbatoio, se rompevi la bici avevi aree attrezzate con un meccanico pronto alle riparazioni ordinarie, o un furgone ‘scopa’ che ti avrebbe raccolto e portato fino al traguardo. Diventando poi evento che piaceva da pazzi le GF diventarono business enorme, facendo le fortune dei costruttori di biciclette, perché Mario e Maria non si accontentavano di una bici da corsa e, al tempo, ecco che le 700.000 £ spese nelle intenzoni di partenza diventavano 250 o 300 in più. Oggi se non spendi almeno 2.000 € rischi che gli altri ciclisti ti ridano in faccia. Fatto sta che oggi, nella mentalità ciclistica di Mario e Maria, non basta che arrivi ma bensì come arrivi, inteso come posizione in classifica. Insomma, la vecchia festa ciclistica della domenica è diventata da molti anni la corsa della domenica. Come ogni gara che si rispetti, c’è chi – senza distinzioni di sesso ed età – vuole vincere, ‘deve’ vincere. Per male che vada, bisogna almeno vincere la corsa interna con compagni o compagne di società. Alcune società si auto-premiano tra loro a fine stagione. Una spinta agonistica che gli organizzatori sfruttano al massimo disponendo 100 classifiche diverse, in maniera che se sei vecchio (o vecchia) lo sei per una classifica, ma non per quella in cui potrai venire considerato/a dall’anno prossimo. Non è buon cuore, ma semplice ragionato business-salva-clienti-per-il-futuro. Cosa che piace, visto che tanti ciclisti o cicliste mai mancano. Ma la voglia di vincere anche solo la cassetta con tre bottiglie di vino ha portato all’imbroglio in ogni categoria, in maniera assolutamente democratica. Tant’è che oggi gli stessi organizzatori si sono resi conto che molti ex professionisti o dilettanti falliti hanno coltivato la loro gloria e i loro guadagni (chiaramente in nero) nelle granfondo. Finché queste magagne non saltavano fuori, sorrisi a 50 denti erano sempre pronti. Poi vedendo che, come nel professionismo, sempre più spesso anche le GF si ritrovavano con classifiche da riscrivere, si è deciso che si doveva dare un giro di vite, prima che Mario e Maria si stancassero di venir presi per il sedere. “Se stiamo zitti questi ci ammazzano gli eventi”. Forse è stato questo il pensiero degli organizzatori. Se rivolto all’introito economico o alla mera pratica sportiva questo lo sanno solamente loro. Sta di fatto che da quest’anno è arrivato il Codice Etico. Chiunque abbia staccato un cartellino di cicloamatore per la stagione 2014 ha dovuto consegnare al proprio presidente di società un modulo firmato in cui attestava di NON trovarsi in nessuna delle sette condizioni che, in base al nuovo regolamento, impediscono il rilascio del cartellino stesso. Una vera autocertificazione con valore legale. Ogni presidente di società, poi, ha dovuto inviare alla federazione di appartenenza un modulo in cui certificava di aver chiesto e ricevuto da tutti i suoi tesserati questo modulo. Ultimo baluardo per difendere il ciclismo pane e salame di Mario e Maria, o per gli organizzatori? Speriamo sia veramente l’ultimo stratagemma necessario, anche se un’autocertificazione fa troppo rima con disperazione.

venerdì 2 maggio 2014

Ecco il Giro-Donne 2014

Ecco la venticinquesima edizione del Giro Ciclistico d’Italia femminile. Si parte da Caserta (prologo) venerdì 4 luglio, si chiude alla Madonna del Ghisallo domenica 13.
Una cosa buona c’è già. L’evitare il darne notizia durante il Giro dei maschietti, andando così a soffocare la portata dell’evento. Venerdì 4 luglio; Prologo Caserta; 1^ tappa: S. Maria a Vico – S. Maria a Vico; 2^ tappa: Frattamaggiore – Frattamaggiore; 3^ tappa: Caserta – San Donato Val di Comino; 4^ tappa: Alba Adriatica – Jesi; 5^ tappa: Jesi – Cesenatico; 6^ tappa: Gaiarine – S. Fior; 7^ tappa: Aprica – Chiavenna; 8^ tappa: Verbania – San Domenico di Varzo; 9^ tappa: Trezzo sull'Adda – Madonna del Ghisallo. Anche l’edizione rosa farà tappa a Cesenatico, probabilmente non un caso dopo che il Giro di maggio avrà fatto la stessa cosa in ricordo dello scomparso Pantani.

giovedì 1 maggio 2014

Maggio; l'editoriale

Spazzacamini, locomotive umane, aironi, pirati, postini, terzi uomini, cannibali, sceriffi, diavoli rossi, toscanacci, eterni secondi, trombettieri. Bentornato Giro.
“Noi siamo dell’Italia i bersaglier, siamo ciclisti, i falchi della guerra” (Canto del corpo dei bersaglieri ciclisti, nella prima guerra mondiale) – Molte donne si erano inginocchiate per terra, avendo a lato i loro figlioli. La strada è un nereggiare di folla che la percorre gridando “ITALIA! ITALIA!” (Bruno Roghi sulla tappa di Trieste del 1946) – “Io vado avanti anche da solo. C’è Trieste che aspetta” (Giordano Cottur) –“Moser può essere preso come l’emblema del ciclista professionista attuale, in cui convivono l’atleta, l’uomo spettacolo ed il businessman” (Francesco Conconi) – “Coppi è il mito perfetto” (Gianni Mura) – “Vai Girardengo, vai grande campione, nessuno t’insegue su quello stradone,” (Francesco De Gregori) – “Mi brucia il culo!” (Luigi Ganna al patron Cougnet, dopo aver appena vinto il 1° Giro d’Italia del 1909) – “Il tempo è sacro. Ho vinto tre Giri d’Italia per 2 minuti e 4 secondi. Neppure un secondo va sprecato” (Fiorenzo Magni) – “Il solo motivo per seguire Nencini in discesa è se si ha un desiderio di morte” (Raphael Géminiani) – “Un ciclismo pulito è pura illusione” (Francesco Moser, dall’Equipe del 1999) – “Una bicicletta può ben valere una biblioteca” (Alfredo Oriani) – “Ma andate a vedere cos’è un ciclista e quanti uomini vanno in mezzo alla torrida tristezza, per cercare di tornare con quei sogni” (Marco Pantani) – “Che fa Bottecchia, piange?” “Si, perché penso che a casa non sentiranno più la fame” (Ottavio Bottechia, quando firmò un contratto per correre in Francia) – “Chi non ha conosciuto tutto questo, chi non ha conosciuto il Giro, è come chi non ha conosciuto suo nonno, oppure De Amicis e la piccola vedetta lombarda. Nessuno è più orfano di lui” (Indro Montanelli, 1947) – “Non si può correre il Tour solo ad acqua minerale” (Jacques Anquetil) – “Salute a voi, superstiti,…Voi avete meritato dalla Patria: l’Italia non dei retori che odiano la sincera eloquenza, o degli zoppi che detestano gli agili, o dei vigliacchi che credono la forza brutale…Una vera, nuova, indipendente, alacre Italia, un’Italia fervidamente pagana, che sa la virtù latina, cioè il coraggio, che sa la gioia della lotta e del convito, e vi si è adunata intorno.” (Innocenzo Cappa, 27 maggio 1909, La Gazzetta dello Sport).