«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

lunedì 27 ottobre 2014

L'altro lato (ben nascosto) del ciclismo della domenica.

Richieste di squalifica mai viste prima, verso un mondo che si sta saturando di casi doping, con roba pesante che gira in gruppo e in vena.
ETICA: dal dizionario si evince come;“Parte della filosofia che ha per oggetto la determinazione della condotta umana e la ricerca dei mezzi atti a concretizzarla”, per poi mandare il lettore alla parola MORALITA’ su cui si edotta che trattasi di pensiero; “Conforme ai principi di ciò che è buono e giusto”. Questo troviamo nei testi riguardanti la nostra identità letteraria. Ora scendiamo un bel po’ di livello, soprattutto dal punto di vista linguistico, e vediamola dal punto di vista sportivo/ciclistico. Il fenomeno doping nel settore amatoriale continua ad essere in piena salute. La procura Antidoping del CONI ha emesso 18 richieste di rinvio a giudizio. Siamo orgogliosamente a livelli del ciclismo professionistico periodo anni ’80 e ’90, quello degli anni in ci il ciclismo italiano quasi dominava nel mondo e Conconi e Ferrari lavoravano senza sosta. Una situazione, quella amatoriale, esistente grazie a gente che vive di pura omertà a qualunque livello. A partire da dirigenti/organizzatori specializzati nel pianto greco quando nella loro corsa viene pescato l’ennesimo dopato, per poi esser pronti alla fotografia con l’ex dopato di turno, che siccome trattasi di uomo importante all’interno dell’ambiente ciclismo nascondiamo tutto con uno smagliante sorriso per la stampa, che tanto gli appassionati che possono fare?
Un secolo in totale la richiesta di squalifica da parte della Procura Antidoping del CONI (il nome del morbo che ha causato un’amnesia ciclistica permanente a Savoldelli) per 5 persone in particolare; 18 anni per Alfonso Falzarano, 20 per il fratello Raffaele (ex meccanico Farnese), 20 per Armando Marzano, 20 per Michele Sgambato, 25 per Carmine Galletta. Avete una calcolatrice sottomano? Altro che tagli del governo, qui servirebbe una potente, impietosa e cattiva tabula rasa totale sulle classifiche delle GF, cancellandole per almeno due o tre anni, in maniera che questi eventi la smettano di essere calamite per dopati e dopatori che rubano risultati, che portano palate di merda su GF organizzate invece molto bene, e tornino ad essere manifestazioni amatoriali e non corse camuffate da rimpatriate per ciclisti della domenica, che vengono continuamente presi in giro dopo aver speso fior di soldi tra iscrizioni e altro (che credete, che le GF partano sempre a 5 minuti di strada da casa?) ed essersi fatti un culo così, per prendere il via con gente che aspetta il terzo grado di giudizio. Via i vari premi di categoria e via le classifiche totalmente per due o tre anni. Se nell’animo hai passione vera i numeri non ti servono, sennò teniamoci il ciclismo amatoriale della situazione attuale di cui quasi nessuno parla, scrive, racconta (tivù in primis), per non rovinare un giocattolo sforna-business che ‘non’ si deve scalfire.

mercoledì 1 ottobre 2014

Ottobre; l'editoriale

Se Tizio avesse…., se Caio magari….., se lo scatto di Sempronio…., un’Italia spenta proprio nel momento decisivo, ma (oilalà!) pare non sia stato così.
“Un motivo per tirare le orecchie al CT Cassani? Potrebbe essere quella di aver detto a fine gara iridata che, dopo avere mesi addietro visionato il percorso, con Ulissi avrebbe avuto, fatto, impostato un finale diverso. Cosa mi vieni a tirar fuori discorsi che si sapeva da settimane erano impossibili? Andiamo su! Per il resto non possiamo pretendere che l’Italia fosse chissà cosa. In questo momento il nostro ciclismo è buono, ma oltre il buono c’è solo Nibali (che si è visto soltanto quando è stato inquadrato dalla tivù spagnola mentre si rialzava dalla caduta nel 4° giro). Il migliore dei nostri è stato De Marchi, che aveva funzioni da gregario per gli ultimi 60/80 chilometri e invece si è ritrovato a fare quello che doveva fare Visconti. La notizia potrebbe essere allora che le elite donne non hanno beccato medaglia. Era dai Mondiali varesini, 2008, che non capitava, ma intanto ancora le donne hanno ri-salvato il sedere alla Federciclo, con l’argento delle juniores. Chiuso il periodo dei Pozzato, Paolini, Cunego, Basso, Scarponi, Quinziato siamo adesso in quelli di Nibali, uno scalino più basso Ulissi e Visconti e di Moser vai a sapere dove metterlo. Colbrelli, primo dei nostri, parlava del fatto che l’importante era; “…essere stati protagonisti”. Caro Sonny, protagonisti quando? A 60 chilometri dall’arrivo? Evviva, tutti a casa contenti perché i nostri hanno svegliato una corsa soporifera. L’impressione è che il ‘materiale umano’ attualmente a disposizione di Cassani sarà questo per alcuni anni. Tra gli Under 23 viviamo di 100 speranze che crescono in un mezzo deserto di progetti e idee. Con gli elite arrivavamo da un Mondiale fiorentino con un’età media di 30 anni. Abbiamo una schiera di velocisti (Modolo e Ferrari per dirne due, ma si potrebbe fare i cattivi anche con un’altro paio) che vincono a febbraio in corse che i campioni usano per trovare la gamba, ma tanto basta per esaltare giornalisti più superficiali che a volte necessitano di un titolo. Scrivendo di stampa specializzata, una cosa si è capita in maniera abbastanza chiara. L’unica possibilità esistente che Cassani venga criticato dai giornalisti RAI sarà (forse) quando il CT sfascerà una sedia sulla schiena di Suor Peppa Pig o Conti. Per il resto, avesse convocato anche Saronni o Giovan Battista Baronchelli, avrebbero detto che voleva giustamente atleti d’esperienza. Con la speranza che quindi una sedia vada prossimamente in frantumi in diretta tivù, questa è la situazione (anche giornalistica) attuale, e da questa per ora non ne usciamo.“