«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

mercoledì 25 gennaio 2012

Allora, ricominciamo?....



L’INVERNO CICLISTICO VA VERSO LA FINE E TI PREPARI A PEDALARE. INVECCHIATO, MA CON L’ANIMO DA RAGAZZINO CHE TI RIPORTA SEMPRE INDIETRO A QUELLA VOLTA CHE…
ECCO CHE ARRIVA LA PRIMA SALITELLA STUPIDA, RILANCI LA BICI ALZANDOTI SUI PEDALI E RICOMINCI.

“Dannati panettoni, dannate cene con gli amici,…” ti fai coraggio anche così, quando torni a pedalare dopo l’inverno, anche per cercar di dimenticare che sei un’altro anno più vecchio (o anche più vecchia, prego!).
La maggior parte di noi ricorda la prima bicicletta con cui ci siamo mossi senza ruote, e senza papà o fratello maggiore a tenerci con la mano sotto al sellino. Pochi metri, cinque forse dieci e voilà, un bel volo quasi da fermi nel frenare. Eppure non è stata lei la nostra prima conquista. Non sono state quelle dieci pedalate contate, senza più ruotine.
La prima conquista è stata quella in cui senza rendercene conto ci siamo alzati in piedi da soli perché il giocattolo era lontano. Il primo metro di strada fatto da soli per raggiungerlo e poi giù di botto col sedere, che tanto c’è il pannolino air-bag. E mamma tutta fuori di testa che chiama papà a guadarti. Tu li osservi e ti domandi che c’avranno da guardarti con due occhi così, perché non ti rendi conto, non hai realizzato e vissuto l’emozione. Sorridi perché loro sorridono. Va così.
Ma la bici, vuoi mettere? Quella solitamente la ricordi; di solito rossa (ma son tutte rosse ‘ste bici da ragazzini?). La mia no; un blu/violetto. Esiste un colore così? Mah! Fatto sta che la prima pedalata indipendente spesso la rivivi. Con chi eri (io da solo, e figurarsi), dove l’hai fatta, se ti sei schiantato addosso a qualche macchina parcheggiata. Strana bestia il ciclista.
Le chiacchiere tra ciclisti. Specifichiamo; con i pochi amici con cui di solito pedalo ce la raccontiamo. Ma solo perché noi facciamo medie ciclistiche che fanno ridere gli altri ciclisti campioni. Dicevo delle chiacchierate (le “ciacolade”) tra noi. Gocce di memoria che riaffiorano dall’animo, e ti spingono quando la salita diventa carogna.
Per far credere ch’io sia persona di cultura, riporto una citazione di Hogo von Hofmannsthal, riportata a sua volta da Mauro Corona in uno dei suoi libri a me più cari “Gocce di resina”; “Amo immensamente questa terra, e più passano gli anni, più essa mi sembra ricca. Quando sarò vecchio, dai suoi torrenti, dai suoi laghi e dai suoi boschi mi verranno incontro i ricordi dell’infanzia, e il cerchio si chiuderà”
Quando pedalo lo faccio su strade ormai a me conosciute metro per metro. Vedo quindicenni che giocano a pallone nel prato fianco a casa, e ricordo il biondino che ora fa il portiere quando era alto 50 centimetri. Passo davanti una casa chiusa da qualche anno, e ricordo un vecchio che era spesso seduto nel poco di giardino che confina con la strada, a fare provvista di nostalgia.
Quella che faccio anch’io. Seduto su una panca alla fine di una salita per ascoltare il bosco di fine febbraio che inizia a svegliarsi, o come negli stessi giorni può fare il vecchio pescatore che si siede sul prato che fa riva nel Piave veneziano (giusto sarebbe “la Piave”) prima che questi, dopo aver tagliato la piana in due come una spada, muoia serenamente nel silenzio del mare.
Allora, ricominciamo?

sabato 14 gennaio 2012

Resto di stucco..... è un Barbatrucco??


Nella foto, il vincitore del Giro 2030?

IL DOPING GENETICO; L’ULTIMA FRONTIERA FORSE GIA’ RAGGIUNTA. E POI L’OMERTA’ CHE PER DECENNI HA DESCRITTO LA SIMPAMINA COME FOSSE ROBA DA BAMBINI.

Il doping genetico; esseri mostruosi in stile Frankestein che pedalano sui tornanti del Pordoi, inseguiti da un’ammiraglia nera del Gruppo Sportivo Adams, o magari che affrontano i 400 metri ostacoli saltando direttamente dal bordo di un’ostacolo all’altro grazie ai loro tentacoli, mentre l’Uomo Ragno li insegue bestemmiando perché non riesce a catturarli con la sua ragnatela. Oppure ancora una nuotatrice che dà una vasca di distacco alle altre concorrenti, e uscita dall’acqua sbatte tutta contenta la pinna che si ritrova al posto dei piedi. Non siamo a questo, per ora.
La terapia che prevede l’uso di geni iniettati dentro un corpo, è nata per sostituire geni malati con altri sani. Il problema è che nessuno, ancora, può sapere cosa capita quando si inseriscono dei geni sani, in un corpo sano (ma insano di testa, dico io).
Il doping genetico ha una particolarità; andrebbe (andrebbe…) usato solamente una volta in vita. Oggi non esistono controlli antidoping che possono scoprirlo, quindi da questo lato conviene. Però una volta che i test venissero perfezionati, il doping verrebbe trovato sempre, proprio perché non esiste niente che possa cancellare il gene falso dalle vere cellule del padrone di casa.
E poi, per esempio, se l’EPO fosse ficcata dentro al corpo in maniera genetica, per l’atleta sarebbero guai, perché la sostanza verrebbe prodotta in maniera quasi incontrollabile dal corpo.

QUANDO C’ERA LA SIMPAMINA. (C’ERA?...)
Il nome fa anche simpatia. Sembra quello di una caramella per bambini.
Vecchi ciclisti degli anni ‘50 ’60 (quelli che oggi sono venerati come semidei), dicevano o dicono che al confronto di quello che puoi trovare oggi, era una camomilla. Questo che vuol dire? Che dobbiamo chiudere un’occhio sulle “pastigliette” che pigliavano un tempo?
Lo sapete come veniva chiamata la Simpamina alle origini? Mai sentito la parola Anfetamina? Il nome Simpamina era il nome commerciale (mica scemi!). Venne venduta fino ai primi anni ’70.
Le anfetamine vennero usate le prime volte quasi 100 anni addietro per curare il morbo di Parkinson, e vennero usate senza tanti problemi per i soldati nella 2^ guerra mondiale. Non avete idea con quali termini trionfalistici venivano raccontati i “benefici” che questo… aiuto, dava alle persone che la usavano. Non è mai scomparsa, perché viene usata come anoressizzante e nella preparazione di pasticche di ecstasy.
Quindi, quando sentirete parlare vecchi ciclisti dicendo che; “….Noi si prendeva solo un po’ di simpamina…”, saprete un po’ meglio di cosa parlano, anche se chiaramente non saranno così scemi da palarvene usando il nome Anfetamina.

domenica 1 gennaio 2012

Gennaio; l'editoriale.


IL GIRO 2012 PARTE DALL’ESTERO. COSA GIA’ CAPITATA E NON VISTA SEMPRE CON ENTUSIASMO. MA FORSE DOVREMO ABITUARCI AD UN GIRO E UN CICLISMO SEMPRE PIU’ LEGATO ALL’IMMAGINE DA MONETIZZARE. ANCHE IN ITALIA.

1° GENNAIO; MANCANO 125 GIORNI ALL’INIZIO DEL GIRO D’ITALIA (e 181 a quello femminile).

“Ricordiamo ancora gli anni, e non parliamo certamente di 30 o 40 anni addietro, in cui dall’Italia e dalla Gazzetta si criticava il Tour perché proponeva le cronometro a squadre? Oggi queste critiche sono scomparse, mentre dalla metà del decennio scorso sono comparse proprio le cronosquadre. Vengono in mente gli anni in cui Castellano ficcava dentro almeno un paio di abbondanti cronometro, per far si che Indurain dicesse; “Mi piace” anche se Facebook manco esisteva.
Con la direzione di Zomegnan c’è stata una vera sbronza di salite, tant’è che le edizioni 2010 e 2011 erano apparse subito tremende ed anche esagerate. Si voleva Contador e si cercava di lusingarlo. Passano i direttori dell’evento, ma non i sistemi per avere i fuoriclasse in gara.
Da quest’anno la gara viene guidata da Mauro Vegni. Per gli appassionati Vegni è un viso noto, che da diversi anni è tra i massimi responsabili della corsa rosa. Ma l’uomo nuovo non è lui, bensì Michele Acquarone manager per RCS da una dozzina d’anni, laureato (notare la casualità) in economia aziendale. Da quest’anno gli è stata affidata la guida per gli eventi ciclistici, Giro in primis. Acquarone ha portato risultati entusiasmanti al fatturato della Gazzetta, curando e decidendo per il marketing dei prodotti che vengono commercializzati tutto l’anno (inserti per gli stessi quotidiani, DVD, calendari, ecc…), riuscendo con questi articoli a rimediare alle vendite in calo della “rosea”, cosa che in generale ha colpito quasi tutti i quotidiani nel decennio scorso. D’altronde, come Internet è diventato sempre più presente nelle case, sono diminuiti i clienti delle edicole.
Le idee che rasentano la fesseria non sono mancate, alcune per fortuna non si sono ancora viste, ma purtroppo non sono state messe via. La prima è quella di una devastante trasvolata atlantica per portare il Giro in America. La cosa però da considerare è che la nuova linea Gazzetta sarà sempre meno importante, al contrario di quelle che saranno le due volontà sempre più decisive; RAI e sponsor. S’intravede quindi la volontà di andare verso gli introiti economici a capo chino, per cercare di ingrandire ancor di più l’immagine del Giro. E visto che il Giro non ha certo bisogno, in Italia, di ingrandire la sua immagine, certo è che all’estero le possibilità non mancano.
Se siamo partiti dall’Olanda, se partiremo dalla Danimarca, figurarsi se esistono problemi per un Giro che potrebbe avere le sue prime giornate in Francia, oppure in Spagna, o magari ripetere un’attraversamento europeo che inizi in Germania.
La nostra corsa è la seconda per importanza al mondo, probabilmente la migliore per possibilità nella varietà dei percorsi, e nonostante la RAI abbia rovinato le presentazioni di questi ultimi anni, riducendole sempre più a un “quanto siamo bravi, quanto siamo belli” (cosa di cui il Giro non ha bisogno), la curiosità e l’attesa sono sempre forti. Vendere un’immagine è importante, ma qui si va sempre più verso lo svenderla al miglior offerente. La strada più breve per avere un ciclismo simil-calcio nel giro di una decina d’anni.”