«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

sabato 27 dicembre 2008

Il ciclismo del bastian contrario (parte 5)



ECCO UN’ALTRO MOSTRUOSO APPUNTAMENTO CULTURALE NEL MIO BLOG. STAVOLTA PARLO DI ME STESSO E DEL MIO INVERNO DA CICLISTA.
E ANCA DEL VIN…

Non vado più a correre granfondo da un paio d’anni e non mi mancano per niente. Non riuscendo più a condividere la mia passione con alcuno, sempre fissati con un ciclismo fatto di numeri quando si apre bocca, ho sentito di non poter più parlare del ciclismo a modo mio. E siccome non è scritto da nessuna parte che sia il mio modo quello giusto per vivere il ciclismo, preferisco pedalare comportandomi in maniera tutta mia.
Mentre scrivo, il sole è quello ormai raffreddato delle tre del pomeriggio in una domenica pre-Natale. Ogni tanto passa qualche ciclista, ma sento anche il Pettirosso che fa sentire la sua voce nel mio giardino, dietro casa, facendosi ascoltare mentre salta dentro e fuori dalle cataste della mia legna per l’inverno. A volte trova qualche briciola di pane e becchetta gli avanzi del quotidiano alimento. Altre volte, poche, ecco arrivare la Cinciallegra. Saltella tra i tralci della mia vite per pochi secondi, e poi via di nuovo.
Sullo sfondo il Monte Tomatico è un poderoso gigante dormiente; 1.640 metri di natura apparentemente morta. Decine di migliaia di scheletri lo ricoprono. Scheletri che sono in attesa di rimetter foglia con l’inizio di Aprile. Così come il Monte Telva, che mi mostra solo la sua faccia ‘pusterna’ e per questo sempre gelida da fine Novembre a fine Febbraio. Solo a Marzo il sole inizierà a regalarci il disgelo, ma a quel tempo il bastian contrario dovrebbe essere già in sella.
In questi giorni il sole sta nascosto dietro il Telva fino alle 9 e un quarto. Passano verso la tarda mattina dei ciclisti – il solito gruppetto Quikstep / Zalf – per sfruttare le poche ore tiepide. Io invece non pedalo con niente. Stacco la famosa spina veramente; niente rulli, mountain bike o spinning. La bici la vedo solo sulle riviste specializzate, o su videocassette di vecchie tappe registrate durante l’anno, che rappresentano la mia riserva per l’inverno. Ma per il resto niente pedalate. Quando facevo palestra usavo pesi, ma pedalare poco o niente.
L’inverno del Manuel ciclista è questo; semplice, per tanti di voi forse noioso, ma va bene a me. Un inverno come quello dei vecchi campioni del pedale. Poi arriverà Febbraio e – meteo permettendo – tornerò ad infiammare due ali di folle salendo le montagne.*
Se ci vedremo svuoteremo un bottiglione in compagnia. Dove lo metto non lo so, perché nel porta borraccia mi sa che non ci sta. In qualche modo faremo. Magari potrei usare quegli zainetti di Nylon che vengono riempiti – solitamente – d’acqua. Ci metto il vino, e lo spino col tubicino come dalla damigiana. Geniale!!


*per le montagne vere e proprie, magari aspetterò Marzo…

domenica 14 dicembre 2008

Quando nel cuore è già primavera.




GLI APPASSIONATI SORRIDONO AL GIRO DEI 100 ANNI; ECCOLO L'EVENTO, CHE TRA 4 MESI E MEZZO ACCENDERA’ DI NUOVO LE NOSTRE STRADE. IL GIRO STA TORNANDO.
E CI SAREMO ANCORA TUTTI!!!

''...a quei tempi le biciclette saranno diventate rare, ferravecchi quasi comici, usati da pochi nostalgici maniaci, e voci si leveranno dando la baia al Giro.
No, non mollare, bicicletta. Noi allora saremo probabilmente morti e sepolti, Coppi sara' uno scarno e tremulo nonnino ignoto alle generazioni nuove, altri nomi verranno urlati dalle folle. Non cedere, o ''divina bicicletta'', come diceva il patron del Tour Desgrange. Se tu capitolassi, non solo un periodo dello sport, un capitolo del costume umano sara' finito, ma si restringera' ancor piu' il superstite dominio dell'illusione, dove trovano respiro i cuori semplici.
A costo di apparire ridicola, salpa ancora, in un fresco mattino di maggio, via per le antiche strade dell'Italia. Noi viaggeremo per lo piu' in un treno razzo, allora la forza atomica ci risparmierà' le minime fatiche, saremo potentissimi e civili.
Tu non badarci, bicicletta. Vola, tu, con le tue piccole energie, per monti e valli, suda, fatica e soffri.
Dalla sperduta baita scendera' ancora il taglialegna a gridarti evviva, i pescatori saliranno dalla spiaggia, i contabili abbandoneranno i libri mastri, il fabbro lascerà' spegnere il fuoco per venire a farti festa, i poeti, i sognatori, le creature umili e buone ancora si assieperanno ai bordi delle strade, dimenticando per merito tuo miserie e stenti.
E le ragazze ti copriran di fiori.

Dino Buzzati


“Quando si corre il Giro, ogni giorno è domenica” disse tanti anni addietro Indro Montanelli. Oggi i fiori non si usano più. Solo nei cimiteri hanno ancora importanza. Si nasce, si fiorisce, si offre bellezza al mondo e poi si torna alla terra. Ma una delle cose che non passa mai sei tu, caro Giro. Tu che torni sempre diverso, tranne che per l’emozione che dura pochi secondi quando viene aperto il grande cartellone con la Corsa Rosa che ti scopre agli occhi degli appassionati ed appassionate.
Quanto sei bello Giro? Tanto? Poco? Per il momento sei tornato e non ti chiediamo altro. Cosa ti porti dietro? 100 anni? Ma a chi la racconti, amico mio!; Ganna il tuo primo Re, Girardengo, Binda, Guerra, Bartali, Coppi, Magni, Gimondi, Saronni, Pantani, Simoni; in tanti ti devono tanto. E i ‘conquistatori’ che arrivavano da più lontano? Te li ricordi? Clerici, che per primo dalla Svizzera ti portò via per un’anno, Gaul, Anquetil, Merckx, Hinault, Indurain.
Giro mio, ma che sorpresa ci fai? Le mitiche Dolomiti ce le regali appena partito. Sarà il tuo cuore, cara Italia, a dire chi sarà il tuo Re sulla bici. Il cuore che trova casa sugli Appennini. Quelle montagne che consideriamo tali soltanto a fine inverno, quando Auro ci saluta con buongiorno per la ‘Corsa dei due mari’ .
Imprevedibile; così ti ha definito la tua mamma, la Gazzetta. “Abbiamo guardato negli occhi il passato, per costruire su queste pietre il futuro.” Ha detto il tuo papà Zomegnan.
Sei nato sotto le ali della Fenice vicino al leggendario Leone alato. E andrai a trovare la poetica Venezia, la storica Trieste, passerai a trovare in mito di Tullio Campagnolo sul Croce d’Aune, riceverai gli applausi dall’Austria, dalla Svizzera, dai cugini francesi, poi ti guarderanno l’Izoard, la Madonnina dall’apice del Duomo, verrai accarezzato dalla poesia delle 5 Terre, e scenderai fino al Vesuvio finché ti spegnerai sulle strade del più grande impero della storia.
Giro caro, ma quanto bene ti vogliamo? Ormai sei più di un’evento sportivo. Sei una storia fatta di centinaia di piccole storie; semplici, umane, faticose. Sei la gente, la montagna che si risveglia ogni anno dove passi, sei il bambino che salta la scuola per seguire papà a vederti passare, sei il nonno che gli parla di Gimondi, Moser, Hinault, sei l’Italia. L’Italia del Giro. L’Italia forse più bella.
Il Giro è partito? Sulle strade ancora no. ma nei cuori, la volata è partita. Chi vincerà? Chi ti seguirà ancora una volta.
Alla prossima.






Luigi Ganna e Dino buzzatti; chi la storia la rappresenta e chi la racconta.

giovedì 11 dicembre 2008

Il ciclismo del bastian contrario (parte 4)



AVANZANO SENZA PIETA’ LE AVVENTURE LETTERARIE DI QUESTO BLOG, PER QUESTO PERIODO INVERNALE. DOPO GLI SPAVENTOSI SUCCESSI DELLE PUNTATE PRECEDENTI, ECCO UN POST DEDICATO AI MIEI RICORDI CICLISTICI.
IL BOTTIGLIONE E’ PRONTO AL MIO FIANCO. INIZIAMO IL LAVORO DI SVUOTAMENTO…

Arrivando da Sospirolo con direzione San Gregorio nelle Alpi, s’inizia una salita non molto lunga – un paio di chilometri – che sale e porta al paese di Carazzai. Arrivato – se ci arrivo – in cima alla salita, dopo duecento metri o poco meno trova posto una panchina in legno, sul lato sinistro alla strada. Se si arriva da San Gregorio, ovvio che la troverete invece alla vostra destra.
Percorsa quella breve salita, spesso mi siedo su quella panca per guardare il bosco che si fa notare sulla collina appena sopra la strada. Mentre svuoto la borraccia senza fretta e mangio qualcosa – una carbonara magari – penso a 100 cose e ne osservo altre. Osservo i ciclisti che passano ogni tanto e mi viene in mente il periodo in cui pedalavo con poche cose. Penso a quando pedalavo con le scarpe da ginnastica e non con quelle di oggi. Pedaline con gli agganci? Figurarsi!... bici con la moltiplica? Scherziamo? Una moltiplica e 4 rapporti dietro! Ecco cos’era il mio vecchio ciclismo!
Penso agli amici che rincorrevano un pallone, e figurarsi se avevano voglia di pedalare con questo bastian contrario. O alle 1000 volte che attendevo l’amico in difficoltà su una salita, fregandomene se perdevo tempo. Oggi la prima cosa che i ciclisti – o le cicliste che siano – fanno, finita una salita, è di cercare con lo sguardo il contachilometri per farsi dire da quell’aggeggio se sono stati bravi. Sono diventati numeri. Hanno smesso d’essere persone. Che peccato. E ne vedo che anche se hanno appena finito la salita – che è roba di poco – subito a cercare il tempo del cronometro! Che cerchino. Chissà che non ritrovino la giovinezza persa.
Dopo un po’ riparto. Ma so che tornerò a fermarmi, perché seduti con me su quella panca ci sono i miei vecchi compagni di bici; c’è il vecchio Mario, con la sua Colnago con tripla moltiplica che, alla fine degli anni Ottanta, veniva circondato da altri ciclisti incuriositi da quel prodigio della tecnica salva-fatica. Ma per i suoi settant’anni quasi raggiunti, era quasi un obbligo.
C’è Massimo – che è ben presente tutt’oggi, sia chiaro – che pedalava con una bici bianco-azzurra che da corsa non era per niente, ma chi se ne fregava. Si alzava il pantalone della tuta per non annerirla con la catena, e via!
Oppure Mauro, che del ciclismo non gli importava niente, e che oggi passo a trovare dentro un cimitero di paese. Anche lui mi fa compagnia su quella panca che forse a Febbraio tornerò a occupare. Ritroverò gli amici andati in cima alla salita più alta, per fare due parole finché non arriverà il giorno che anche la mia, di panca, sarà pronta. Con la speranza che qualcuno si fermi per potergli fare compagnia, parlandogli di quando pedalavo anch’io sulla strada appena sotto il bosco.
Ma non credo capiterà. Almeno finché continueremo a farci dire dal cronometro di un contachilometri quanto siamo bravi. Se passate di là, per quella panchina sempre deserta – per gli altri – e vedete un ciclista sedutovi pacifico, forse avrete davanti il sottoscritto. Chiedetemi quel che volete, anche un’autografo, ma per favore non parlatemi del ciclismo dei numeri. Quello lo lascio a chi ne ha bisogno. Preferisco guardare il bosco.

Alla prossima.

lunedì 24 novembre 2008

Il ciclismo del bastian contrario (parte 3)



CONTINUANO I FENOMENALI APPUNTAMENTI ETILICO-CULTURAL-SPORTIVI PER IL BLOG DI JUST PASSION. STAVOLTA E’ LA NEVE LA PROTAGONISTA DEL RACCONTO.

Candida come la neve – in verità, è proprio neve! – la bianca signora racconta improvvisa, al ciclista, che è arrivata la fine della stagione. Cara bici mia, mentre mi consolo con l’amico bottiglione vicino, ricordi le calde giornate estive? Oppure quando salivamo verso il cielo e l’aria fresca di fine Aprile (o come direbbe il poeta; “gelida, puttana la miseria!”), ci accarezzava il viso.
Ma oggi, cara neve, tu ci sorprendi. Dove sono i rumori del mondo? Dove li hai nascosti bianca e silente amica? Dov’è la frenesia che riempie le strade ogni giorno? Dov’è quel mondo che corre sempre? E, soprattutto, dove cazzo è la pala per spalarti!!!
Ah!, che poesia sai essere ogni volta bianca amica! Ricordo di quando ti ritrovavo lassù, perché la primavera di quest’anno ormai morente è stata cattivella, e tu mi dicevi; “Ciao, ciao!” nel momento in cui arrivavo sotto le cime, e per farmi le sorprese birichine mi accoglievi con 30 gradi sottozero. Allora ti osservavo e ti rispondevo con tutto il mio amore dicendoti; “Va in mona, temp de merda schifoso!” E giù subito per scendere nel ritorno sfiorando polmoniti ed automobili che salivano, nell’entusiasmo del mio animo che aveva esaurito tutti i sacramenti esistenti e possibili.
Cara bici mia, hai visto che l’amica neve ci ha fatto una bella sorpresa? Tu ora dormi e sogni le belle salite scalate insieme, mentre io inizio il secondo bottiglione visto che il primo l’ho svuotato con Auro, che ora dorme sbronzo sotto il tavolo.
Basta borracce da svuotare; solo bottiglioni (l’amico Mauro sarebbe felice. Ma anche Celio, Carle, Palan, Sepin, Bepo, l’altro Carle, Pine, Cice Mela, ecc. ecc…). Basta sudare su per una montagna, o rinfrescarsi nello scendere. Torneremo a risentire il vento di primavera, a raffiche di 90 chilometri all’ora, scompigliarci i capelli? “E come cazzo fa, se io non ho i capelli e tu hai sempre il casco, coglione!” mi risponderesti tu, cara la mia bici.
W il ciclismo, con la speranza che Davide venga a riprendersi Auro sotto il tavolo.
Al prossimo bottiglione…

sabato 22 novembre 2008

Doping e integratori



ECCO ALCUNE PARTI DI TESTO PROVENIENTI DAL GAZZETTINO DEL 14 NOVEMBRE. SI PARLA DI INTEGRATORI E DI DOPING. NELLA PAGINA ‘CONSIGLI’ DEL SITO, QUALCHE ANNO ADDIETRO, AVEVO MESSO UN TESTO AL RIGUARDO. LE DICHIARAZIONI CHE HO SOTTO RIPORTATE, ARRIVANO INVECE DA UN INCONTRO ORGANIZZATO A BELLUNO – TEATRO GIOVANNI XXIII – CON LA COLLABORAZIONE DELL’UISP; UNIONE ITALIANA SPORT PER TUTTI.

Daniela Rossi – (responsabile del progetto: “Mamma, parliamo di doping”)
“Sono emersi dati inquietanti: ci si dopa dovunque, in qualsiasi campo, anche se si tratta di vincere un premio sotto casa propria.”

Guido Francesco Fumagalli – (ordinario di farmacologia)
“Gli integratori sono il primo passo verso il doping. Per intenderci, quelle bibite che di piacevole hanno solo il colore e che invece vengono pubblicizzate continuamente dai mezzi d’informazione, e ingerite dal 70% di chi pratica sport. Non solo non migliorano le prestazioni, ma danno un falso senso di sicurezza all’atleta e incoraggiano un’alimentazione scorretta. Un normale amatore, per quanto possa correre, non necessità di ulteriori aggiunte di sali minerali: è più che sufficiente qualche bicchiere d’acqua.”

Thomas Zandonai – (ex ciclista, si auto-definisce ex dopato)
“Inizio ad allenarmi con campioni che hanno fatto la storia delle 2 ruote. Usano parole strane come analisi, ematocrito, emoglobina e addirittura il verbo ‘curarsi’: ma come? Non erano neppure malati. I primi dubbi mi sono sorti quando, in gara, venivo regolarmente staccato da gente che in allenamento mangiava la mia polvere. Il giorno prima dei Campionati Italiani (militari N.d.A.) mi imbatto in un bidone pieno di scatole di farmaci e siringhe. Ne prendo una, di nascosto, e leggo l’etichetta: pericolo di morte.”
Quando era dilettante arriva la prima iniezione; “Sono sostanze che contengono ferro e che mi vengono somministrate da medico e DS. Che fai se te lo chiedono? Sei giovane, ci credi.”
“Quando mi hanno proposto il salto di qualità, ovvero l’EPO, mi sono rifiutato e non ho più fatto parte dell’ambiente. Sono stato estromesso. Gli allenamenti non bastavano più.”

Daniele Masala – (2 titoli olimpici nel Pentatlon a Los Angeles ‘84)
“Come si fa a vincere senza doping? Ho la ricetta: scegliersi i genitori giusti e lavorare sulle doti che loro e madre natura ti hanno regalato.”

… e leggere tanto ‘sto blog. aggiungo io, per difendere il ciclismo pane e salame sotto l’azzurro cielo della nostra Madre Patria.
W l’Italia!!!
Alla prossima.

mercoledì 5 novembre 2008

Era ora!



FINALMENTE SI INIZIA A FAR VENIRE FUORI IL MARCIO ANCHE NEI CICLISTI E CICLISTE ‘DELLA DOMENICA’. PURTROPPO, ECCO LA NOTIZIA CHE UN’ITALIANA HA RUBATO UN MONDIALE. BUONE NOTIZIE INVECE PER L’ITALIANO ANDREA MOLETTA, FERMATO AL GIRO 2008.

Sei ciclisti hanno imbrogliato nelle gare amatoriali a cui hanno partecipato. Il Gazzettino (il 4 Novembre), ha reso noto i nomi;
Raponi e Mattioli (TESTOSTERONE)
Contarini (DARBEPOIETINA)
Stefanile (COCKTAIL DI STERODI)
Ferito (EFEDRINA)
Monia Gallucci, Campionessa del Mondo Master (STANOZOLO)

Peccato che per alcuni atleti ci siano solo i cognomi. Potrebbero essere uno, come centomila. Ma è almeno un’inizio.

ANDREA MOLETTA TORNA A CORRERE.

In verità, il suo GS (Gerolsteiner) ha chiuso baracca. Ma almeno per Andrea Moletta cade l’accusa di doping. Avevano fermato il padre mentre aveva, in un’auto facente parte della carovana rosa, una siringa d’insulina. Nell’armadietto di casa erano state trovati integratori e medicinali consentiti. Gli esami del sangue hanno evidenziato nella norma i valori dell’ematocrito. Moletta è padovano (Tombolo) ed ha 29 anni.

lunedì 3 novembre 2008

Il ciclismo del bastian contrario (parte 1)



PARENTESI POETICO-CICLISTICA, DI META’ OTTOBRE.

“Il cielo è color ceramica”, direbbe l’uomo di Erto. “Che tempo del cazzo!” dico io, mentre salgo in sella. Il sole c’è, ma ormai scalda poco. Il termometro mi dà 10 gradi; non è freddo ma il caldo me lo sogno. Anche se è metà mattina sembra che nei paesi il sonno sia ancora padrone delle attività della gente. Poche persone sbucano da una porta o da un cancello. Una donna è uscita per prendersi mezza bracciata di legna per la stufa.
Le domeniche mattina dei paesi sono tutte così? No, non è la poca voglia di uscire. Sono già tutti in chiesa per salutare e ringraziare il Figlio del Capo. Io pedalo e il corpo inizia a intiepidirsi; era ora. Ecco la prima salita. Mica è dura ma è la prima. Ci fosse Cassani con me, direbbe; “Io nella prima facevo fatica.” Un tratto di strada in aperta campagna, mi regala silenzio assoluto. Due spari dai boschi vicini mi avvertono che i cacciatori sono al lavoro. Si sparassero a un piede!
Esco dalla tranquillità e pedalo sulla Strada Statale; che palle! se penso che ci sono quelli che fanno solo statali. Vadano in malora. Purtroppo le montagne non posso farle adesso. A salire nessun problema. Ma quando stò in cima e scendo, una polmonite chi me la risparmia? Caro Brocon, fino ad Aprile mica possiamo rivederci. Ci fosse Cassani con me, direbbe; “Io sul Brocon facevo fatica.”
Finalmente, dopo un bel pezzo, esco dalla strada. Fanculo al traffico. Ecco una salita. Pian piano, salgo. Il mio rosario penzola dal manubrio come sempre. Il mio amico fatica non ne fa. Lui sta aggrappato e sono io che pedalo! Davanti a me, molto avanti, un ciclista sale. Arrivato in cima è ora di pranzo. Mi fermo nella solita panchina. Mangiucchio qualcosa e ogni tanto passano ciclisti che avevano scelto di salire anche loro. Ma tirano dritti. Fermarsi a una panchina a guardare il bosco di sopra? Che cazzata! Devono allenarsi. Sono dei campioni. La passione è fatta di numeri, mica di emozioni. Cosa vuoi che si fermino per guardare i 100 colori del bosco d’Ottobre.
Riparto dopo una decina di minuti. Il sole scalda. Sembrava cosa impossibile due ore prima. Buono per farsene altre due pedalando. Devo trovare una fontana. Anche se è pieno autunno sono ‘a secco’. Cassani mi direbbe; “Quando ero a secco, io facevo fatica.” Mi soggiunge il ricordo di quel ciclista che era partito senza borraccia. Gli offrii un paio di sorsi di una delle mie. Me la svuotò mezza. I campioni non hanno bisogno di bere tanto. E poi, due borracce pesano.
Che bel sole che c’è adesso. Ma ormai l’astro è in fase calante. Con il cambio d’orario il sole si abbassa presto passato mezzodì. Ecco un cartello; “Feltre” le gambe mi dicono; “Se vuoi tira dritto!” e lo faccio. Cassani mi direbbe; “Io a tirar dritto facevo fatica.” Mi fermo a un cimitero per un saluto a un’amico, prima che arrivi il penoso periodo di quei parenti che da bravi portano i fiori ai loro defunti, per poi fregarsene per il resto del tempo. Perché per andare dai nostri morti dobbiamo aspettare che sia il calendario a dircelo, mica l’animo. E allora fiori a raffica per sentirci alleggeriti del menefreghismo durato un’anno.
Torno a casa e incrocio ciclisti che forse partono. È ormai pomeriggio. Rientro a casa. Mia madre mi dice la solita frase; “Come mai setu già qua? (Come mai sei già di ritorno?)” abituata a vedermi partire e senza la minima idea di quando torno. Faccio l’odioso streching per i soliti, insopportabili, 10 minuti. Una penna per scrivere nel quaderno il mio giro; data, paesi o città attraversate, chilometri. Salgo le scale per la doccia. Ci fosse Cassani mi direbbe; “Io a far le scale faccio fatica.”
Buon ciclismo a tutti ma la prossima volta, Cassani lo lascio a casa.

mercoledì 22 ottobre 2008

Doping (Parte 3)



CERA, l'Epo di terza generazione
I segreti del doping ritardato.

Efficace più a lungo, può bastarne una sola dose al mese

I nuovi "attivatori continui dei recettori dell'eritropoietina"
Nati per combattere l'anemia, usati per prolungare gli sforzi

PARIGI - E' il doping del momento, perfetto per uno sport che prevede lunghi e duraturi sforzi come il ciclismo. Riccardo Riccò è solo l'ultimo dei professionisti fermati per l'uso di questa sostanza.
I CERA, la cui sigla sta per "attivatori continui dei recettori dell'eritropoiesi", sono nati tuttavia per uno scopo molto diverso, ovvero combattere l'anemia renale. Approvati dall'Agenzia europea dei farmaci alla fine del 2007, i prodotti che lo contengono non sono ancora commercializzati in Italia, ma nel circuito sportivo sono già largamente diffusi.
Questi nuovi farmaci sono basati sugli agenti che stimolano l'eritropoietina, una proteina-ormone prodotta dai reni che stimola la produzione di nuovi globuli rossi nel midollo osseo. L'utilizzo di agenti stimolanti dell'eritropoietina, non è però una novità. In campo farmaceutico questi agenti sono in uso da circa 20 anni, ma i CERA ne sono una ulteriore evoluzione.
Alla base del successo dei CERA c'è la loro efficacia prolungata sull'organismo, nettamente superiore alla semplice eritropoietina. Nei fatti, ne imitano il funzionamento. Essi possiedono inoltre una lunga "emività" che consente a chi ne fa uso di assumerli in poche occasioni, anche una sola volta al mese, continuando tuttavia a godere dei loro effetti.

Il breve viaggio nelle porcherie del doping è finito.

giovedì 16 ottobre 2008

Doping (Parte 2)




COSA PUO’ PROVOCARE L’EPO?

Iniziamo da quello relativamente meno importante. L'aumento da eritropoietina della concentrazione dei globuli rossi nel sangue circolante si contrappone all'adattamento che l'allenamento provoca nell'atleta e che consiste in una "emodiluizione" ossia in un relativo aumento della parte liquida del sangue (plasma) nei confronti di quella corpuscolata (globuli rossi). In realtà in molti atleti si dovrebbe verificare se l'ematocrito basso sia un effetto dell'emodiluizione o di un relativamente basso numero di globuli rossi (come spesso avviene).
Passando a danni più gravi, alcuni dei quali irreversibili, http://www.sportpro.it/doping/ricerche/DanniEPO.htm ci avverte che i pericoli sono:

1) Tendenza alla trombofilia, indipendente dal valore di ematocrito (inibizione dei fattori della coagulazione del sangue, per esempio la proteina S). Anche con ematocrito basso si potrebbero verificare dei trombi.

2) Tendenza alla trombofilia, dipendente dal valore dell'ematocrito. Questo punto è ovvio e riconosciuto da tutti; aumentando l'emoconcentrazione, è ovvio che possono formarsi trombi.

3) Potenziale incremento delle resistenze vascolari nelle zone profonde del cervello, con possibile invecchiamento precoce delle strutture.

4) Ipertensione, con conseguente sclerosi vascolare (nei diversi distretti ed organi corporei, come fegato, reni e polmoni), accresciuto rischio di infarto e encefalopatia ipertensiva

5) Convulsioni

6) Leucoencefalopatia (modificazioni della sostanza bianca cerebrale)

Contenti? Mica è finita. Nella prossima ‘puntata’; la C.E.R.A.

martedì 14 ottobre 2008

C'avete rotto i coglioni!!!



BASTA TOLLERANZA, BASTA MANO LEGGERA, BASTA PRESE PER IL CULO A NOI APPASSIONATI!
IL TOUR 2008 ALLUNGA LA SUA LISTA DEI CICLISTI DISONESTI. LA MAGLIA A POIS DI KOHL (GEROLSTEINER), ERA UNA MAGLIA SPORCA. UN’ALTRO NOME ARRIVA ANCHE DALL’ITALIA, MA IN QUESTO CASO, LA GRANDE BOUCLE NON C’ENTRA.

La maglia a pois di Kohl dovrà essere resa al legittimo proprietario. Anche per il 3° classificato al Giro di Francia 2008, arriva l’esito dei controlli anti-doping; CERA.
Per questo motivo, la Gerolsteiner - che dopo la botta di Schumacher si è rotta le scatole dopo questa seconda tegola in testa - ha deciso che non correrà il Giro di Lombardia; Rebellin deve rinunciarvi!
Nel dettaglio eccovi la lista dei ciclisti ‘beccati’ dai medici francesi al Tour, condita con un nome – dell’ultimo momento – che arriva da casa nostra.

SPAGNA; Beltran e Duenas (EPO – Tour de France)
ITALIA; Riccò – Piepoli (CERA – Tour de France) Stefano Cavallari (ORMONI PEPTIDICI controllo a sorpresa)
GERMANIA; Schumacher – Kohl (CERA Toue de France)
KAZAKISTA; Fofonov (STIMOLANTI – Tour de France)
FRANCIA Casper (CORTICOIDI – Tour de France)

Anche ciclisti di 2° piano imbrogliano noi appassionati! Sotto un’altro! Perché questa lista – molto, molto amara – è anche un bel segno. Via i falsi!!

domenica 28 settembre 2008

FANTASTICI!!!


CAMPIONE DEL MONDO!!!
Alessandro Ballan (foto sopra) è nato a Castelfranco Veneto il 6 Novembre 1979. è diventato professionista nel 2004 e corre nel GS Lampre.



BENTORNATO, LAZZARONE!
Damiano Cunego è nato a Verona il 19 Settembre del 1981. professionista dal 2002, corre nel GS Lampre.


UN RAGAZZO DI 190 CENTIMETRI CHE ESCE A SESSANTA ALL’ORA E CHE VOLA INSIEME AL VENTO VERSO IL TRAGUARDO CHE VALE UNA CARRIERA!
ALESSANDRO BALLAN CAMPIONE DEL MONDO, DAMIANO CUNEGO INCREDIBILE, BELLISSIMO SECONDO, E DI UN NIENTE ECCO UN RAGAZZINO DI 37 ANNI CHE ARRIVA A UN PASSO DAL PODIO!!
SIGNORI CHE GIORNATA, SIGNORI CHE DOMENICA, SIGNORI CHE ITALIA!!!

Una freccia azzurra che sbuca improvvisamente ed apre un vuoto incolmabile, e toglie il fiato quando la voce di Bulbarelli urla due volte “Ballaaannn!!!”. Uno scatto che brucia le speranze degli avversari ed accende la gioia di migliaia di persone che iniziano ad urlare impazzite!! Ed un ragazzo che pedala, pedala e pedala come forse mai aveva fatto prima.
Ed ancora Bulbarelli che gli grida: “Non voltarti adesso!!” e lui quasi sembra sentirlo. E mentre lui si piega sul manubrio il più possibile, mentre le gambe hanno dimenticato la fatica, mentre noi ci alziamo in piedi, ecco che quella strada scorre veloce, interminabile, lunghissima. Eccolo il triangolo rosso, eccola l’ultima curva, eccolo lo stadio!!
Alessandro Ballan Campione del Mondo! Damiano Cunego 2°, che vince un argento che un mese fa forse nemmeno lui immaginava, e Davide Rebellin che per poco non rende un trionfo totale il Mondiale italiano di Varese. Una gara che nelle prime 3 ore ammazzava dal sonno e che negli ultimi 50 chilometri è esplosa grazie a Bettini (grazie capitano!) e Cunego che pedalava che era un piacere!
Demolita la Spagna, demolito il Belgio, demolito il divano a forza di salti, e demoliti tutti i principali avversari che hanno fatto la guardia a Bettini, facendo un favore enorme a Rebellin, Ballan e Cunego. Grandissima gara dei tre moschettieri azzurri negli ultimi chilometri dando al vincitore del Fiandre 2007 l’occasione che vale una carriera. Poi il ragazzo si volta, vede il vuoto sugli altri che si riduce ma il traguardo è lì, come lì è tutta quella gente impazzita!
Alza le braccia ragazzo, e gridiamolo tutti; ALESSANDRO BALLAN CAMPIONE DEL MONDO!!!


E adesso se qualcuno vuole lasciare un suo commento, scrivete e scrivete, fino a consumare la tastiera del PC!

venerdì 5 settembre 2008

"Jampy" Corso; stagione finita! Ma...


Gianpietro Corso (foto) alza bandiera bianca ma solo per qualche mese...

UN DANNATO NERVO INFIAMMATO, E LA STAGIONE 2008 CHE SI CHIUDE.
HO INCONTRATO IN ESCLUSIVA “JP” CORSO, DOPO LA NOTIZIA CHE LA STAGIONE PER LUI SI CONCLUDE IN ANTICIPO. SENTIAMO COSA CI HA RACCONTATO UNO DEI GRANDI EROI DELLO SPORT MONDIALE, IN QUESTO DIFFICILE MOMENTO.
IL CAMPIONE NON LE MANDA A DIRE: “TRANQUILLI. APPENA IN SELLA, SARAN DOLORI… PER GLI ALTRI!”

“Qua nisuni vien a katarme… ghe mande ‘na meil e ghe dighe: “Oh bastardi!..nisuni che se fa vivo?...”
Mi accoglie così Gianpietro, quando vado a trovarlo a casa, durante i giorni in cui la bici deve riposare forzatamente per una infiammazione al nervo sciatico (di lui, non della bici…). Per fortuna c’è il tesoro di casa – il piccolo Roberto – a tenere papà in allenamento…
“No pose far an c***o! Dové farme portar le legne pa stinverno, ma in ste condizion fae che?...”
Il pensiero va alla stagione che con grande anticipo si deve chiudere per forza. Ma il più grande eroe della storia d’Italia promette che il prossimo anno i tifosi si spelleranno le mani per lui, dagli applausi che il nostro atleta vuole tornare a guadagnarsi.
“Con lo staff medico della PST, ho iniziato a darmi da fare per questa infiammazione che mi ha fatto chiudere… Cleo! Statu bona, c***o!?... dicevo che ora inizierò a indirizzare le terapie adatte alla guarigione, ma comunque sono rassegnato. La mia stagione 2008 è già finita.”
Così, mentre Cleo, Mister Cip e il Ghiro – che ancora non ha un nome – gironzolano dentro e fuori casa, Gianpietro si adatta al periodo di riposo.
“È stato un 2008 pesante. Con questo nervo che mi fa venire il nervoso, è snervante.” Il buon umore non manca a Gianpietro. I tifosi stiano tranquilli; dentro l’atleta il fuoco della passione è sempre ben vivo. E anche se le “stele” non sono ancora giunte in quel di Sanzan, non c’è niente di meglio della voglia di riscatto per tenere caldo l’animo del campione.
“La mia voglia di riscatto, il calore dei tifosi, ed i nuovi obiettivi del G.C. PST per il prossimo anno saranno lo stimolo migliore. Il comante sta lavorando a un 2009 che, con un po’ di fortuna, sarà fantastico! State tranquilli. Appena in sella, saran dolori… per gli altri!”

lunedì 25 agosto 2008

Bisogna saper perdere.



VISTO CHE SPESSO – ULTIMAMENTE – SCRIVO SU COSE DI DOPING, ELEVIAMO IL LATO CULTURALE DEL BLOG CON UN’ARTICOLO SUL VINCERE E SUL PERDERE.
PER RAGIONI DI SPAZIO, SI TRATTA DI UN RIASSUNTO. COME SEMPRE, SE VOLETE LASCIARE UNA VOSTRA IDEA NE SONO CONTENTO.

Dal Gazzettino di domenica 24 Agosto;
di Vera Slepoj


(…) “Perdere è soprattutto saper perdere un’occasione, una gara, un amore, e richiede sostanzialmente una buona idea di se stessi, la capacità di non dare nulla per scontato, di badare a quello che sei esattamente e non a quello che idealmente vorresti essere.
Saper perdere, accettare il risultato nello sport come nella vita, ti aiuta a guardare il mondo con lo sguardo lungo, con l’idea che non può contemplare tutto l’universo, ma l’amore e la passione fanno si che ognuno di noi possa avvicinare le vicende della propria vita ad un risultato positivo o negativo, ma in ogni risultato ci possono essere da un lato gli insegnamenti e dall’altro l’esperienza, la capacità di trasformarsi e mutarsi. Non accettare le sconfitte è un atteggiamento molto comune, riguarda per lo più le aspettative, talvolta esagerate, sproporzionate rispetto alla realtà o le nostre effettive possibilità.
(…) Spesso si perde perché si sottovaluta un dettaglio, si dà per scontata l’interpretazione che facciamo, di ciò che ci sta accadendo, perdiamo molto spesso perché non concepiamo la vittoria o decidiamo inconsciamente di accontentarci. Infinite sono le vie dell’insuccesso, infinite le vie del successo e poi ci sono le sconfitte gloriose, trionfali, quelle sconfitte che ti rendono o renderanno migliore, come ad esempio quella canoista italiana, caparbia ed immensamente saggia che vince con se stessa e contro i luoghi comuni, che gioisce pur nello stupore di aver perso. Vincere non riguarda la megaglia che prendi, il posto che occupi, ma come sei arrivato fin lì, che modalità hai utilizzato per giocarti con gioia un pezzo di vita, mettendo te stesso di fronte al mondo.”

sabato 16 agosto 2008

Tenetevi forte; uno spagnolo beccato, e punito! Mayo!



Iban Diez Mayo è nato a Igorre (Spagna) il 19 Agosto 1977.

IL TESTO SOTTOSTANTE ARRIVA INTEGRALMENTE DAL SITO DELLA GAZZETTA DELLO SPORT. L’EX SAUNIER DUVAL (NEMMENO A FARLO APPOSTA), IBAN MAYO ALLUNGA LA LISTA NERA 2008.

(fonte; Gazzetta.it)
Due anni di squalifica per Iban Mayo. Lo ha deciso il Tas (Tribunale arbitrale dello sport) per la positività dello spagnolo all' epo durante il Tour 2007. E' stato quindi accolto il ricorso dell' Uci, dopo che la Federazione spagnola si era rifiutata di punire Mayo non riconoscendo la validità delle controanalisi: il test era stato svolto da un laboratorio diverso da quello incaricato del primo controllo e l' esito era risultato incerto. L' Uci aveva quindi disposto una nuova controanalisi nel laboratorio del primo test, che aveva confermato la positività.
Lo scorso anno, dopo sette stagioni con la Euskaltel, il 31enne basco di Igorre era passato alla Saunier Duval di Mauro Gianetti. Si diceva che gli servivano nuovi stimoli soprattutto per uscire dalla depressione. Al termine della tappa di Vitoria al Giro dei Paesi Baschi era però fuggito dall' hotel che ospitava la squadra a notte fonda. Disse che aveva un impegno urgente a casa. Poi, al Giro d' Italia, in una giornata di pioggia torrenziale filò come un motoscafo e vinse la 19ª tappa, quella che si concludeva alle Terme di Comano. Per qualcuno era il segnale della rinascita, ma a fine Giro, assieme ai casi-salbutamolo di Piepoli e Petacchi, venne fuori anche la sua positività al testosterone. Grazie a un certificato medico, Mayo quella volta riuscì a salvarsi.
A luglio, in Francia, lo scalatore riuscì ad arrivare 2° nella tappa di Tignes. A Parigi chiuse 19° nella generale. Ma il destino era segnato. Ora, questa squalifica mette quasi certamente fine alla carriera sportiva di quello che era visto come la grande promessa del ciclismo iberico.

domenica 10 agosto 2008

Cooke....d'Olimpia!! Guderzo tra le grandi!!




SULLA GUDERZO NON SCRIVO (QUASI) NIENTE. ESSENDO SUO TIFOSO, RISCHIEREI DI SCRIVERE COSE TUTTE ZUCCHERO E MIELE, E NON LA FINIREI MAI. LE FAVORITE ERANO 2 SU TUTTE; L’INGLESE COOKE E MARIANNE VOS.

NICOLE COOKE (25 anni) è la nuova Campionessa Olimpica di ciclismo donne.
Nata in Scozia il 13 Aprile 1983, corre per la Raleight Lifeforce Creation.
Per farvi capire di chi si tratta, diciamo che – come l’olandese Marianne Vos – quando non sa come passare il tempo vince medaglie.
2 volte Campionessa del mondo Juniores strada (2000 – 2001)
Campionessa del Mondo Juniores a cronometro 2000
Campionessa del Mondo Juniores Mountain Bike 2001
Coppa del Mondo 2003
Bronzo ai Mondiali su strada elite 2003
Giro d’Italia 2004
Argento ai Mondiali strada elite 2005
Bronzo ai Mondiali su strada donne elite 2006
Campionessa Olimpica a Pechino 2008 prova in linea.

TATIANA GUDERZO
Nazione: Italia – Nata a: Marostica (Vicenza) il 22 Agosto 1984 – Squadra: Team Gauss RDZ.
Medaglia d’argento ai Mondiali su strada under 23 nel 2004
Campionessa Europea Under 23 crono 2004
Campionessa d’Italia a Cronometro su strada donne elite 2005
Medaglia d’argento ai Camp. Europei a cronometro 2005 e 2006
Maglia bianca (miglior giovane) al Giro d’Italia 2006 e 2007
Medaglia d’argento Camp. Europei donne elite 2006
Campionessa Italiana su Pista (inseguimento) 2007
Campionessa Italiana a cronometro 2008
Bronzo olimpico a Pechino 2008 prova in linea.

venerdì 8 agosto 2008

Sella; vai a capire...


“COME MAI, CARO EMANUELE?”;
FACILE BUTTARLA IN QUESTI TONI…

Se è vero che la C.e.r.a. non era disponibile prima del tour, perché assumerla per un periodo senza grandi appuntamenti? Questa era la domanda che mi girava in testa, un paio di giorni dopo la notizia della positività di Sella, sul motivo che aveva portato il ciclista ad assumere la C.e.r.a. in un periodo di corse che – con tutto il rispetto per le manifestazioni ciclistiche del periodo – non aveva grandi appuntamenti in agenda.
Forse l’italiano sperava in una convocazione olimpica, ma con tutti i controlli che sono pronti in Cina, sarebbe da matti fare un azzardo del genere. Certo che dopo la questione di Riccò – su Piepoli vai a sapere che razza di casino c’è sotto -, non ci voleva questa notizia che riguarda lo scalatore veneto.
Sulla Bastianelli, penso sia una disattenzione. Non la vedo come una persona che usa delle furbizie disoneste. Ma riguardo a Sella, la delusione è tanta. Anche per Riccò, ma lì il discorso è cambiato a qualche giorno di distanza. Quando il grande scalatore della ex Saunier Duval ha detto alla stampa l’angelica frase: “il ciclismo è la mia vita.” Ho pensato: “…e meno male !”
Voi che ne pensate?

martedì 29 luglio 2008

Il 'pasticcio' Bastianelli


DIETRO AL ‘PASTICCIO’ SPORTIVO, TROVA SPAZIO ANCHE UN RISVOLTO EXTRA-CICLISTICO UGUALMENTE SERIO.

“Mia figlia ha preso solo un farmaco per perdere peso, il Benfluorex, d’accordo con il medico: aveva controllato che non fosse dopante, era a base di ananas.” (dal Gazzettino di Martedì 29 Luglio)
Lasciamo da parte la fesseria – o leggerezza, a quanto pare – sportiva, che ha imbrigliato la Campionessa del Mondo. Possibile che un’atleta che pratica uno sport come il ciclismo (che è uno degli sport più faticosi al mondo) debba anche andare in cerca di prodotti, che siano porcherie o acqua e zucchero, per avere un controllo sul peso? Non è che siamo davanti ad un caso di pericolosa fissazione sul peso? Di quelle che col tempo hanno rovinato la salute, per spiegarci.
La Bastianelli, se vi è capitato di vederla, sembra più leggera della sua bici da tanto è magra. E questa ragazza vuole controllare il peso? Tesoro caro, invece di pedalare per 100 chilometri, ne fai 10 in più; ecco un sistema regolato dal buon senso e non da intrugli. Quando leggo sul Televideo RAI che il Presidente Di Rocco (FCI), racconta di una ragazza che andrebbe solo ad insalate, mi domando se tutto questo guaio non sia stata una fortuna. La Bastianelli peserà 20 chili, bici e borracce piene comprese. Di cosa aveva paura; di mettere su tre etti?
Appurato che la ragazza usa queste cose dietetiche o come cavolo si chiamino, chi le ha dato questa idea? Salta fuori che il suo medico le aveva detto di star tranquilla. Ma dov’è che la ragazza aveva bisogno di controllare il peso? Con degli allenamenti regolari, il peso te lo tieni sempre sotto controllo. E allenandoti per uno sport come il ciclismo, ancora di più. M pare impossibile che il medico non glielo abbia fatto notare. O questa storia del prodotto dietetico è una balla enorme, o siamo davanti a una ciclista che chissà come ragiona. Se a 21 anni d’età ci si tratta in questa maniera, a 25 anni in che condizioni ci si arriva?
Spero che questa idea non sia stata consigliata da colleghe cicliste, perché altrimenti c’è il rischio che arrivino altre sorprese.