«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 27 maggio 2010

Granfondo, Dolomiti e gare UDACE; giro di vite?


I SINDACI DI ALCUNI COMUNI DOLOMITICO/BELLUNESI ALZANO LA VOCE SULLE CORSE CICLISTICHE DELLA DOMENICA; TROPPE LE CORSE, POCHI I “RITORNI”.

Stanno già arrivando le prime reazioni da parte dei diretti interessati (UDACE), verso la presa di posizione dei sindaci di Colle Santa Lucia, Falcade, Livinallongo, Rocca Pietore, Selva di Cadore, Cortina e San Vito di Cadore. Le gare domenicali meno importanti, sembrano essere un onere che non conviene più sostenere – concedendo la chiusura delle strade – per le località sopra citate.
Finché le manifestazioni sono di primo piano (Giro d’Italia), il “ritorno” che ne deriva vale la scomodità della chiusura delle vie. Ma per le corse della domenica il disappunto si fa sentire. Di qui l’idea di mettere in piedi un’apposita commissione, per stabilire di volta in volta se la corsa di turno sarà abbastanza importante, da poterle concedere la comodità di chiudere le strade per il suo svolgimento. I Passi più coinvolti sono; Giau, Falzarego, Rolle, Valles, e ovviamente il pluri-pedalato Sella.
Viene toccato anche il tasto di un maggior senso civico da parte dei ciclisti (leggi; immondizie) dopo il passaggio delle gare. Si capisce che il riferimento è alle granfondo, visto che le corse minori non hanno rifornimenti lungo il percorso.
Sarà solo questione di soldi? I partecipanti alle corse, avranno dal prossimo anno un aumento della tassa d’iscrizione, per dare ai comuni quel ritorno economico che viene perso dalla chiusura delle strade? Che il business delle granfondo sia ormai enorme è certo. Speriamo che per questo non arrivino notizie dal prossimo anno, su altri rincari per la partecipazione alle gare, visto che ormai si arriva senza problemi alle vecchie 80.000 lire per partecipare ad alcune corse. O che questi mancati ”ritorni” economici per i territori attraversati, non siano ammortizzati dalle corse minori dove, lì si, non si sa mai fino a pochi mesi prima se ci sono i soldi per organizzarle.
Ora vediamo le prime reazioni da parte degli addetti ai lavori. Il dibattito è aperto, vedremo di seguirlo.

lunedì 24 maggio 2010

Che ciclismo...siamo?


Un piatto di pasta e via; ciclismo morto e sepolto?
(foto; M. Corso)

IL CICLISMO E’ UNO SPORT SANO (punto di domanda).
COM’E’ IL CICLISMO D’OGGI A LIVELLO AMATORIALE, QUELLO DEI CICLISTI E CICLISTE DELLA DOMENICA, GUARDANDO RIVISTE E PUBBLICITA’ SPECIFICHE?

Avete mai provato a seguire con una certa attenzione le pubblicazioni o le pubblicità della stampa specializzata, per quanto concerne il ciclismo? Per pedalare serve benzina. Ma oggi la tavola non è più parte fondamentale, visto che nell’ultima decina d’anni c’è stato un incremento enorme di integratori a base di gel, zuccheri super-concentrati, barrette, polverine, bevande. Prendiamo come esempio alcuni prodotti che non solo servono per reintegrare le sostanze bruciate dal nostro corpo durante l’allenamento, o la gara che sia. Oggi ne troviamo per il PRIMA, il DURANTE ed il DOPO lo sforzo.
Trovi il prodotto che ti da la bustina per il ferro, la bustina per il potassio, il gel iper-concentrato che in tre cucchiai ti spara nel sangue gli zuccheri (le pubblicità li chiamano “pieno d’energia pronta”, perché e meglio sorvolare sugli squilibri che si rischia di avere, se il livello di zucchero nel sangue si ritrova con troppi zuccheri di botto) che prima trovavi in mezzo barattolo di marmellata. Hai il prodotto per la resistenza, quello per l’idratazione, quello per la forza, quello per ridurre la stanchezza (e quest’ultimo mi dà pensiero). A proposito; sapete che i sali minerali hanno bisogno di alcune ore per arrivare dove la pubblicità sembra farli arrivare all’istante? E se doveste seguire i consigli delle aziende, una borraccia con il prodotto per reintegrare vi può costare quasi 3000 delle vecchie lire? Quanto vi dura una borraccia? A me un’ora circa, ma io sono uno che beve tanto.
Come vivere una corsa come la granfondo tal dei tali? Divertendoci, senza stress e con naturalità! Eh beh, certo. Allora eccovi la tabella per sapere come potete allenarvi nella settimana precedente la corsa. Chiaro che il punto di partenza è licenziarvi dal lavoro, così potete affinare la preparazione nelle due settimane che precedono l’evento. Ma mi pare giusto un minimo di rinuncia a qualcosa.
Poi, non vorrete mica lasciar perdere il mangiare? Ecco la mitica tabella per sapere cosa mangiare e in quale quantità, dalla colazione alla cena, nella settimana precedente la gara. E qui dovete dare atto che il bicchiere di latte con dei biscotti o il pane con la marmellata non sono sufficienti. Dovrete avere la spremuta d’arancia, certamente la marmellata, il pane, ma anche il tè, lo yogurt (MAGRO!! PER L’AMOR DI DIO!!), le fette biscottate (integrali mi raccomando, non vorrete mica rovinare tutto proprio lì…). Poi la corsa; 2 etti o quasi di pasta, lo yogurt, il prosciutto, la crostata e infine perché no, una barretta energetica da sgranocchiare poco prima della partenza, da mandare giù con la famosa borraccia da 6000 lire al litro.
Durante l’inverno però bisogna staccare la spina; mi dispiace ma niente bici da corsa. Fatevi una ragione e accontentatevi di questa miseria; palestra due volte a settimana, spinning due volte a settimana, 45 minuti di rulli 2 volte a settimana. Niente bici da corsa; Mountain Bike sempre almeno due volte a settimana.

sabato 22 maggio 2010

Giro d'Italia sul Grappa.

SUL SITO DELL'ASSOCIAZIONE, IL RESOCONTO DELLA GIORNATA.

martedì 18 maggio 2010

Marta Bastianelli farà il Giro?


Di Marta nessuna novità a poco più di 40 giorni dal Giro. Eppure ci ha portato un Mondiale.


GIRA E RIGIRA, MANCA CIRCA UN MESE E MEZZO AL VIA DEL GIRO FEMMINILE. CI SARA’ MARTA BASTIANELLI CHE PER POCHI GIORNI POTREBBE PERDERE ANCHE QUESTO GIRO? L’FCI PROVERA’ A FARE QUALCOSA?

Con l’inizio del mese di luglio, prenderà il via il 21° Giro-Donne. Ora come ora, la probabile lista partenti è quasi la migliore possibile. Pochi giorni dopo il via della manifestazione da Muggia, nel triestino, ci sarà il termine di squalifica per l’ex iridata Marta Bastianelli. La ragazza sta andando verso la conclusione dei due anni di squalifica, che le erano stati inflitti dall’UCI per quell’allora sciagurata e stupida scelta di affidarsi a dei prodotti dimagranti per mantenere la forma fisica. Ma visto che la stessa ciclista aveva poi a suo tempo segnalato agli inquirenti chi le avesse fornito quei prodotti dimagranti, perché questi due anni non possono ricevere uno sconto di pena? Buonismo? Nossignori (da me poi…), e spiego perché;
Se il ciclista italiano Emanuele Sella, collaborando con i giudici, ha ricevuto uno sconto sulla squalifica di quelli belli grossi – un’anno risparmiato, e li si parlava di CERA! – per quale motivo Marta non dovrebbe avere la possibilità di avere alcuni giorni (non settimane) di abbuono sulla squalifica? Tolleranza zero? Perfetto, ma allora Sella che ci fa in bici? O è stata una fesseria la decisione di scontare mesi e mesi al ciclista veneto, oppure perché Marta non merita almeno una telefonata all’UCI dalla nostra FCI?
Se andiamo a vedere quello che è capitato nel calcio con il giocatore della Fiorentina Adrian Mutu, troviamo che cosa?; una persona che per l’uso di una sostanza dimagrante (vedi Marta), ha ricevuto una squalifica di una stagione. Il giocatore rumeno è persona recidiva – in Inghilterra era stato squalificato per l’assunzione di cocaina – ma la sua squalifica è stata la metà della ragazza laziale. Non c’entra niente l’assunzione di droga in Inghilterra? Perfetto, ma perché non sono stati decisi due anni per il calciatore? L’FCI si decida. O inizia a battere i pugni sul tavolo del CONI per chiedere parità di trattamento, o prenda il telefono e telefoni a MCQuaid e compari. C’è Valverde che corre da 2 anni, e solo in Spagna sanno il perché.
La Bastianelli non ha messo in piedi i teatrini del ridicolo di altri atleti; Rebellin proclamatosi innocente, Riccò che non capiva come poteva essere successo, Simoni a suo tempo per le caramelle della zia (?!), e altre cose così. Allora tanto vale ripetere fino alla nausea; “non c’entro niente….non capisco come…” e tutte commedie di questo tipo, perché conviene. Spero che l’FCI cerchi di dare la possibilità alla Bastianelli di corre il Giro, almeno provandoci concretamente. Poi se l’UCI dirà; “no, spiacenti!”, almeno un tentativo serio sarà stato fatto.

martedì 11 maggio 2010

Bloggers; a rapporto!!

FORZA GENTE, DIAMO UN'IDEA AD UNA "VISITATRICE" DI CICLISMO PST; RIPORTO LA MAIL CHE MI E' ARRIVATA DA POCO. VEDIAMO DI DARE UNA BUONA IDEA
(CHE SENNO' CHE FIGURA FACCIO?).

ciao ...sono una studentessa del politecnico di milano-design..
devo progettare una borraccia..ho pensato di chiedere a voi, da ciclisti se avevate idee ...tipo"se ci fosse una borraccia con qste caratteristiche....."ecco.. quali problemi riscontrate in una borraccia??(ergonomia-tappo-uscita acqua-dimens... Mostra tuttoioni/forma..) vediamo un po...grazie x la collaborazione..ci conto ragazzi!!!è importante!!!rispondetemi o qui o via mail..ogni idea è ben accetta!!!

Se l'indirizzo è giusto, mandate una mail a;
[ale89thebest@yahoo.it]

se l'indirizzo email non funziona, la mandate a me che la inoltro alla nostra studentessa.

(chiaro che se azzecchi un'idea rivoluzionaria, voglio due borracce omaggio...)

domenica 9 maggio 2010

Muggia; città del Giro-Donne 2010.



Muggia e il suo Porto San Rocco (nelle foto); di giorno il saluto al turista, di notte la poesia di 100 luci.


INIZIO UNA SERIE DI APPUNTAMENTI DEDICATI AD ALCUNE CITTA’ PROTAGONISTE NEL GIRO FEMMINILE. LA CITTADINA DI MUGGIA – CHE OSPITA LA PARTENZA DELLA KERMESSE IN ROSA – APRE QUESTE CARTOLINE DAL GIRO-DONNE 2010.

Il Giro d’Italia di ciclismo, maschile o femminile che sia, è sempre stato veicolo turistico e culturale, per mettere in evidenza i 1000 scorci dello stivale che sono poco noti ai più. Ci sono cittadine che poche volte possono farsi sentire con un simbolico; “Ehi!, ci siamo anche noi!”. Ecco che per aggiungere cultura a questa meraviglia di sito, inizio a portare qualche notizia su alcune località – non tutte – che con arrivi o partenze di tappa, avranno l’attenzione degli appassionati.* Buon Giro.

*oddio,… di alcuni appassionati, perché per le ragazze sono un quarto di un quinto di quello maschile.

Chissà se Marianne Vos e Tatiana Guderzo hanno interessi storici o culturali. Il ciclismo, con il suo essere sport-vagabondo, darà alle girine la possibilità di prendersi due ore libere e fare due passi a piedi prima di farli in bici?
Muggia, nel triestino, se ne sta nell’angolo d’Italia che guarda il mare dall’estremo Nord-Est. Siamo già in Istria. Una terra che ha recitato una bella parte di storia d’Italia nel primo dopoguerra. Muggia ha vissuto a fianco della Serenissima e dei suoi destini fin dal 1200, ed era una cittadina-guardiano; difendeva il Leone di San Marco e i suoi mari dai pirati dell’epoca. Difese la Serenissima dagli austriaci anche nel 1500. Muggia è città che il mare se lo guarda negli occhi.
Piazza Marconi, dove molti dei palazzi più considerati – dal punto di vista storico e artistico – salutano il passante o il curioso, è sede di molti momenti della vita cittadina. Ed è nel periodo del carnevale che Muggia offre sorrisi a chi, del luogo o meno, passa per le sue vie. Il Carnevale di Muggia è molto antico. Le prime notizie al riguardo prendono vita dai primi decenni del 1400. Sono migliaia le comparse che lo animano tra ballerini, maschere, musicanti.
Muggia ha un suo castello; venne costruito nella seconda metà del 1300. Poi, a causa di diverse ristrutturazioni o rifacimenti, molte pietre – di pietra arenaria – che componevano il castello, sono state usate anche per costruire le abitazione degli abitanti.
Baciata dal mare – come livello siamo a pochi metri sopra di esso – Muggia ha diversi chilometri di coste, ha un centro nautico, ha un porto (Porto San Rocco), che mette a disposizione del traffico marittimo diverse centinaia di posti per imbarcazioni.
Gli abitanti sono all’incirca 13.000 e, anche se non saranno tutti a bordo strada, hanno quel che serve per offrire alle cicliste in partenza per l’avventura rosa, un inizio di Giro d’Italia condito dalla storia secolare della Serenissima, tra i suoi calli tipici dell’architettura che si affaccia sul mare in questo ultimo lembo d’Italia.

Il percorso;
è quasi una “tappa tagliatella” quella d’apertura di questo Giro-Donne 2010. Un circuito ripetuto 3 volte con salite scorrevoli, finchè non si esce dal percorso iniziale per andare ad affrontare la modesta ascesa che porta a Montebello. Una salita inserita più per movimentare la tappa che non per fare selezione. I chilometri saranno 59 e si arriverà in una delle città storiche più discusse per l’Italia della metà del secolo scorso; Trieste.

(continua)

venerdì 7 maggio 2010

The winner takes it all; VAI GIRO!



IL MORTIROLO, LO STERRATO, SASTRE, IL CRONOMETRO, LO ZONCOLAN, LA FATICA, E POI LA GENTE, IL CALDO, BASSO, LE AMMIRAGLIE, IL GAVIA, LE VOLATE, PLAN DE CORONES, EVANS, I TORNANTI, L’APRICA, VINOKOUROV E LAGGIU’, IN FONDO, L’ARENA RICOLMA D’ITALIA NELLA CITTA’ DI GIULIETTA.
21 TAPPE, 25 VINCITORI IN TOTALE PER 3 SETTIMANE DI CORSA; 4.318 CHILOMETRI E CENTINAIA DI GAMBE CHE MULINANO MILIONI DI PEDALATE VERSO UN SOLO ED UNICO ARRIVO PER UN’ATLETA DI ROSA VESTITO.
DA GANNA A MENCHOV, E’ TORNATO IL GIRO D’ITALIA; VAI GIRO!!...
(ma se pensate che ci dimentichiamo del doping, questo mai! La guardia non si abbassa!)

Non la puoi raccontare una storia così. Da dove la cominci? Dove trovi la tua partenza? La devi vedere, vivere, sentire, devi lasciarti vincere dalla sua forza, farti catturare, e quando ti travolgerà quasi non te ne’accorgerai nemmeno perché passerà come una grande onda colorata. È un quadro unico dai 100 colori, ma è un’opera al contrario perché non è la tela che vale. La cosa che più vale è la cornice. Una cornice fatta di mani che applaudono, di cuori che battono per l’attesa, e di polmoni che pompano aria per gridare, spingere, incitare.
Il Giro parte e non c’è storia sportiva che sia paragonabile ad esso, per farci vedere le cose belle dell’Italia unite a quello spettacolo unico che, dal 1909, ci sta portando da centouno anni; la sua gente.

Eh, si! Il Giro potrebbe far scrivere ogni giorno qualcosa, ma in questo periodo di scatti, processi alla tappa, tattiche, sgarbozzate, volate ed altro, aprirò una finestra sul Giro d’Italia Femminile. Per una specie di sdoppiamento che merita la medesima considerazione per la fatica che porta con se. Quindi, mentre l’Italia del Giro dei maschietti si farà brillare gli occhi per i suoi eroi, Ciclismo PST affronterà qualche tappa-cartolina (non tutte), guardando all’altra metà del sellino. Niente di speciale, solo la voglia di dar spazio a chi a volte spazio chiede.


Manghen 2008; ma che ne sai di cos’è il Giro se non lo vivi? (foto; R.Arboit)

sabato 1 maggio 2010

Maggio; l'editoriale.







Tornano le strade bianche (foto in alto; N. Da Rold, foto sotto; archivio) con la Toscana e Plan de Corones, ma soprattutto torna lo spettacolo più bello del Giro d’Italia; l’Italia del Giro.

PER LA 93^ VOLTA, TORNA IN MEZZO A NOI LA CAROVANA DEL GIRO. UNA CREATURA CHE COME NESSUN’ALTRA E’ UN’INVOLONTARIO E SCONFINATO SPECCHIO DELLA NOSTRA STORIA. PARTICOLARITA’ DI QUESTA EDIZIONE, UNA GIORNATA DI STRADE BIANCHE.
COM’ERA AI TEMPI DI UN CICLISMO PANE E SALAME, E NON SOLTANTO COME MODO DI DIRE.

1° MAGGIO; MANCANO 7 GIORNI ALL’INIZIO DEL GIRO D’ITALIA
(E 62 PER QUELLO FEMMINILE)

Gino Bartali sta scollinando su un Gran Premio della Montagna. A quel tempo si chiama Traguardo della Montagna. Oggi è, semplicemente, il “GPM”; mentre Gino transita non ci sono transenne, nemmeno in prossimità della linea bianca che segna la fine della faticosa salita. La gente, tanta, è talmente vicina che Gino potrebbe metter loro una mano un tasca. Su una casa che fiancheggia quel traguardo provvisorio, ci sono almeno una quindicina di persone. Ma non su di un terrazzo o nel giardino; si sono sistemati in piedi sul tetto. Stacco.
Marco Pantani è inseguito dal progresso del 21° secolo; telecamere, motociclette, automobili, macchine fotografiche. Il ciclista si alza sui pedali dopo aver “calato un dente”. Lo fa per scavare ancora distacco da chi, dietro, lo insegue. Da chi lo rincorre su quel trespolo d’alluminio e carbonio, che inizia e finisce con una ruota. La strada è di vecchio asfalto. Nella vallata a fianco la neve s’intravede a chiazze, negli anfratti dove il sole fatica a posarsi. Stacco.
La giornata è incorniciata da un cielo azzurro-primavera perfetto. Una signora dai capelli color neve batte le mani a dei giovani e colorati giovanotti che le passano davanti pedalando ventre a terra. L’erba a bordo strada è verde e già alta. La donna è seduta su una sedia sul ciglio della strada. Davanti ha un tavolo con qualche bottiglia di vino, del pane, del formaggio. Stacco.
Alfredo Binda è fermo a bordo strada con una ruota forata. Nonostante sia uno degli assi del ciclismo mondiale è solo, senza persone attorno. Ha tolto la ruota per sostituire il tubolare bucato e si appresta a ripartire. Ma prima di rimettere la ruota, chiuderla e risalire in sella, il pneumatico della bici va sistemato per bene. Tiene le gambe divaricate per usarne i piedi come appoggio per la ruota, si china su di essa e morde il tubolare per accomodarlo perfettamente nella sede del cerchio. Stacco.
Un gregario sta pedalando dopo essersi fermato a una fontana. Ma non l’ha fatto solo per se stesso. La maglietta è mezza trasparente da tanta acqua si è gettato addosso per rinfrescarsi. È dovuto ripartire in fretta. Pedala con una sola mano a stringere il manubrio. Il suo movimento è scomposto nel mulinare le gambe. La mano sinistra guida la bicicletta, la destra sostiene un secchio pieno d’acqua. Stacco.
Juan Manuel Santiesteban è un ciclista della KAS, ed è steso di schiena in mezzo alla strada. Le strade che sullo sfondo regalano l’Etna come spettacolo della natura, quel giorno regalano l’immagine della morte. Il ragazzo è sull’asfalto, esanime. La testa è piegata verso la spalla sinistra. Dalla nuca esce una scia di sangue che ha già camminato per più di due metri sull’asfalto. Stacco.
Il gruppo deve transitare poco sotto la vetta del Monte Grappa, la montagna Sacra alla Patria. Ci sono un gruppo di persone che lo hanno salito in bicicletta, e da alcune ore stanno aspettando. Hanno parlato di ciclismo, ciclisti, fatiche, pedalate fatte, e di quelle da fare. Stanno bevendo un bicchier di vino, scattano qualche foto per ricordo. Stacco.

Il Giro d’Italia 2010 sta dunque riempiendo le borracce della passione. Dopo le allarmanti, ma non nuove, notizie che riguardano il cancro del doping arrivate poco prima delle classiche del nord, la carovana si rimette in marcia. Facilmente gli appassionati non mancheranno di parlare di questa cosa tra di loro. Le “vittoriose sconfitte” – come le battezzammo l’anno scorso – che coinvolgono il ciclismo continuano, e se all’inizio dello scorso anno scrivevamo della necessità di punizioni equilibrate (basta con i due pesi e due misure!), altrettanto importanti sono i tempi per le decisioni. Con tutte le persone che, a quanto si è letto, dovrebbero essere coinvolte, c’è la possibilità che mentre Davide Cassani parlerà della classifica generale del Giro, Francesco Pancani stilerà l’elenco di quelli che in giornata sono stati da tal giudice. Prepariamoci a un Giro corso sulle strade, e discusso negli uffici della procura mantovana. Sarà questo un Giro tra i più brutti, per lo spirito che aleggerà nell’aria? L’unica cosa certa è che i primi a non meritarcelo saremmo proprio noi appassionati.
Dissolvenza.