«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

venerdì 27 maggio 2011

26 maggio 1996 - 26 maggio 2011



(Un giorno di ritardo, ma la causa era il "tagliando" al PC...)

sabato 14 maggio 2011

Pausa Rosa. L'altro Giro; il 2010.



QUESTA E’ STORIA RECENTE. L’ULTIMO GIRO-DONNE PARLERA’ L’INGLESE D’OLTREOCEANO CON MARA ABBOTT DAVANTI A TUTTE. E’ L’EDIZIONE DELLO STELVIO, DEL POKER INIZIALE DELLA TOITEMBERG, IN UN GIRO STRANIERO COME POCHI.

L’edizione 2010 del Giro femminile abbraccia tutto il nord Italia o quasi. La corsa rosa per eccellenza inizia sotto i colori teutonici di Ina Yoko Teutemberg. La forte velocista vince tutte le prime 4 frazioni della corsa, imponendosi sui traguardi di Trieste, Riese Pio X°, Biadene e Lendinara.
Un Giro che vede al via la fortissima Marianne Vos, la fresca di bis tricolore consecutivo Monia Baccaille, l’iridata Tatiana Guderzo, la vincitrice dell’edizione precedente Claudia Hausler. In gruppo non ci sono più tre “vecchie” regine del plotone; Fabiana Luperini, Diana Ziliute, Nicole Brandli. Edita Pucinskaite sarà all’ultima recita. L’olandese Vos è tra le protagoniste attese per la classifica a punti, l’italiana Guderzo per la generale è la speranza azzurra più forte.
Tutta la corsa si decide nelle frazioni numero 8 e 9 con la doppia vittoria di Mara Abbott sui traguardi di Livigno e sul Passo dello Stelvio. Saranno questi due traguardi in particolare a decretare la vittoria della Abbott, il secondo posto finale dell’inglesina Emma Pooley, e dell’italiana Guderzo a chiudere il podio con la maglia iridata.
Sarà soprattutto l’edizione meno italiana che si ricordi da molti anni a questa parte, con risultati di giornata che rilevano – per Casa Italia – nessuna vittoria di tappa, e tutte le maglie più importanti ad appannaggio delle cicliste straniere. Incredibile la tedesca Judith Arndt che non vince nemmeno una frazione, e colleziona 2 secondi posti e 4 terzi (6 podi in 10 giorni di gara). Chiuderà il Giro al 2° posto della generale.
Incredibile anche lo sbaglio di percorso dell’organizzazione nell’ultima frazione, che porta le ragazze alle porte di un cimitero per poi fare dietro-front, verso la chiusura che avverrà nella bella Villa Reale di Monza.

Classifica finale; 1^ Mara Abbott (USA), 2^ Judith Arndt (GER), 3^ Tatiana Guderzo, 4^ Claudia Hausler (GER), 5^ Emma Pooley (GBR).

domenica 1 maggio 2011

Maggio; l'editoriale.



TORNA IL GIRO. TORNA CON LA SUA IMMAGINE COSTRUITA DAI TANTI SUOI COLORI, E CON LA SUA ENORME STORIA FATTA DI MILLE ALTRE PICCOLE STORIE.
TORNA IL GIRO, CON LA SPERANZA CHE CHI LO VINCERA’, O NE SARA’ PROTAGONISTA, SI MERITI VERAMENTE IL “..DAI!!...” DEL RAGAZZINO A BORDO STRADA.

1° MAGGIO; MANCANO MENO DI 160 ORE ALL’INIZIO DEL GIRO D’ITALIA (e 61 giorni all’inizio di quello femminile).

Ci siamo. Tra una cosa e l’altra la Provincia di Belluno sarà la Provincia del Giro 2011. Saranno ben 5 le giornate in cui la Provincia delle Dolomiti verrà visitata, ospiterà, saluterà, coccolerà la corsa rosa. Per celebrare il 150° d’unità nazionale saranno diverse le città visitate che hanno rapporti storici al riguardo. Nemmeno a Feltre possiamo lamentarci quando ci sono di mezzo ricorsi storici o agonistici legati al Giro. La cittadina fu sede di tappa (Bibione-Feltre e poi Feltre-Selva di Val Gardena) nel Giro del 2000. Nell’importante Giro che festeggiava il centenario (2009) la corsa passò nel centro città, ed ora ecco l’edizione dei 150 anni tricolori con la partenza per giungere a Sondrio. Manca solo quello femminile…
Il Giro è la festa, la carovana multicolore che ricorda il carnevale per i suoi colori e suoni. Ed è questo il lato che resta nei ricordi degli appassionati. Il Giro è storia d’Italia. Il Giro dei Ganna, Guerra, Girardengo, Binda; il Giro della miseria, del Grappa e del Piave, della fame quella vera, e non quella della televisione e delle persone che non mangiano da tre ore.
Il Giro dei Bartali, Valetti, Coppi; il Giro del sangue, delle lacrime delle madri che smettevano di esserlo da un momento all’altro, con la velocità di un proiettile finito a bersaglio. Il Giro dei Magni, Gaul, Anquetil; il Giro della rinascita dallo sfacelo delle bombe, delle cambiali che portavano il televisore nelle case, dell’Italia che lasciava la bicicletta ai figli perché tre anni di rinunce alle ferie avevano portato la 600 nel giardino di casa.
Il Giro dei Merckx, Gimondi, Motta; quello del benessere in bianco e nero, delle vacanze al mare anche per l’operaio, delle Brigate Rosse. Il Giro dei Saronni, Hinault, Moser; quello dell’Italia che vedeva il mondo a colori senza dover alzarsi dalla poltrona per cambiare canale, della plastica che ormai era ovunque, dei computer che entravano nelle nostre case, della Coca-Cola.
Il Giro degli Indurain, Pantani, Simoni, Basso; quello dell’Italia che vive gli ultimi anni ricchi prima della crisi, degli operai che sono tornati davanti ai cancelli, degli “Spettacoli della Realtà” in televisione, che nessuno guarda e che poi fanno record d’ascolto, di Internet. Il Giro del nostro oggi; dell’Italia che piange miseria, con famiglie di 4 persone con tre automobili nel giardino, e i quindicenni annoiati con 100 euro nel portafogli.
Poi per fortuna c’è anche l’Italia del Giro; quella del bicchier di vino offerto all’amico di giornata che più rivedrai. E allora, come sta dicendo la radio mentre queste ultime righe vengono scritte, “La corsa più dura del mondo nel paese più bello del mondo”. Dateci una corsa a cui possiamo credere un po’ di più, e quello si che sarà un vero successo. Altro che slogan. Buon Giro a chi se lo merita, e non dimentichiamoci che esiste anche quello femminile, ma quella sarà una storia estiva.