«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

martedì 18 luglio 2017

L'azzurro del Giro Rosa

Un Giro in chiaro-scuro per la pattuglia tricolore. Elisa Longo Borghini si conferma la nostra numero uno, e per il resto un segnare il passo con Marta Bastianelli che ci fa sorridere verso la fine della corsa.
Dodici mesi addietro le cronache rosa (nel senso di Giro-Rosa) raccontavano di un Italia ciclistica che portava a casa due vittorie di tappa con Giorgia Bronzini a Gaiarine e Legnano, e chiudendo con una italiana nelle prime dieci (Guderzo: 6^). Si veniva dall’edizione 2015 che al tempo registrò un bel “riaccendersi” delle italiane (allora alcune vittorie e diverse presenze sul podio di giornata). Ricordiamo ma giusto per la cronaca il “digiuno” che andò dalla Fossacesia – Cerro al Volturno del Giro 2009 (Noemi Cantele) fino a Giorgia Bronzini nella frazione sul circuito di Montecagnano Faiano del Giro 2013. In questa edizione 2017 Elisa Longo Borghini chiude ad alto livello la sua stagione in terra di casa, grazie ai due titoli tricolori (linea e crono) ed il bel 2° posto della generale, confermandosi la nostra numero uno; “Stai a vedere che, con me, Emma Johansson ha trovato la sua erede, lei che arrivava sempre seconda. Scherzi a parte, sono molto contenta del mio Giro. Devo tantissimo alla mia squadra che in questa stagione ha lavorato tanto per me, e se sono arrivata seconda è anche merito della cronometro a squadre che abbiamo fatto e che mi ha messo in un’ottima posizione. Un pensiero lo mando a Claudia Cretti, che sta combattendo per vivere, ed è strano. Noi siamo qui che ci contendiamo una classifica generale, magari ci arrabbiamo per una giornata finita male, mentre lei è in ospedale per stare bene, per poter vivere. A volte è proprio strana la vita.”
Giorgia Bronzini ha raccolto due terzi posti di giornata, così come Elisa Longo Borghini, ma chi si porta a casa un bel sorriso di soddisfazione è l’ex iridata Marta Bastianelli, che nella Palinuro-Polla (9^ frazione) ha avuto la meglio in volata su Lotta Lepisto e Giorgia Bronzini. A livello di classifica generale, detto del 2° posto della Longo Borghini, non troviamo molta Italia. Elena Cecchini chiude 18^, Sofia Bertizzolo 26^, Alice Maria Arzuffi 31^, Anna Maria Coloni 33^ Tatiana Guderzo 35^. Una nelle prime dieci, due nelle prime venti, tre nelle prime trenta, otto nelle prime cinquanta. Con la lenta ma normale chiusura “naturale” del ciclo storico che in questi ultimi dieci anni ha portato quattro Mondiali (più uno dalla pista) e svariate medaglie tra Mondiali e Olimpiadi, con alcune atlete che fino a poche stagioni addietro erano delle ottime promesse ma che faticano ad emergere definitivamente (Valentina Scandolara e Francecsa Cauz hanno chiuso oltre l’ottantesima posizione a oltre un’ora dalla prima), per il momento a sventolar bandiera azzurra sono il trio Rossella Ratto, Elisa Longo Borghini ed Elena Cecchini.

venerdì 14 luglio 2017

"Tornerò il prossimo anno"

Sorride a metà Annemiek Val Vleuten, perché se il Giro non l’ha perso nella frazione più facile della corsa, di certo lo ha pesantemente compromesso.
Alla fine chiude con il terzo gradino del podio e due vittorie di tappa. Risultato per la quale molte sue colleghe sarebbero disposte a pagare, vivendo di rendita per il resto della stagione. Appare soddisfatta Annemiek Van Vleuten, anche se il verbo “festeggiare” può farsi strada soltanto fino ad un certo punto; “Chiudo con ottime sensazioni ma anche con qualche rimpianto. Siamo andate alla grande, la seconda tappa vinta (la Zoppola-Montereale Valcellina), poi la vittoria nella cronometro (Sant’Elpidio a Mare), ma la quarta tappa (Occhiobello-Occhiobello) non è andata bene. Però essere atlete vuol dire anche saper gestire qualche delusione e andare avanti. Penso al fatto positivo di aver potuto giocarmi la classifica generale. Quindi tornerò il prossimo anno, sperando di trovare un percorso più difficile, con degli arrivi in salita“.
Quindi la Van Vleuten ama la salita? Diciamo che certamente non avrà un bel ricordo della pianura Veneta e di quella quarta frazione che a causa del vento, e della bravura della squadra Boels Dolmans nel saperlo sfruttare a proprio vantaggio, le ha pesantemente bruciato tantissime possibilità di vincere la corsa. Perdere un minuto e quaranta nella più piatta frazione possibile è cosa davvero grossa. Lo capirono immediatamente, quel giorno, le migliori del gruppo che pedalarono di buona lena proprio perché si dovevano catturare più pesci possibili dopo che la rete era stata gettata. Annemiek vi è finita dentro.

martedì 11 luglio 2017

La migliore

Dopo la vittoria del 2015 Anna Van Der Breggen bissa il successo nella 28^ edizione del Giro femminile. Una vittoria senza discussione, nata già dal secondo giorno. Giro maschile e Giro femminile all’Olanda.
Dominio pressoché totale quello della Boels Dolmans che ha tenuto la “rosa” fin dal crono-prologo di Grado. Anna Van Der Breggen ha vestito la maglia rosa dalla seconda frazione – dopo averla tolta alla compagna di team Karol Ann Canuel – e trovando un’alleata nella bella condizione fisica che ha portato al Giro e che le ha permesso di non mancare mai quando le azioni delle più vicine rivali in classifica la chiamavano all’appello. “Questa stagione è stata davvero perfetta con la mia nuova squadra, e mi sto gustando ogni momento. La differenza dalla mia prima vittoria al Giro è che due stagioni fa mi ero dedicata totalmente a preparare questa corsa, questa volta no. Credo sia proprio grazie a una squadra così forte intorno a me che sono riuscita a vincere.” Una vittoria di tappa – la crono-squadre d’apertura – e due secondi posti (in entrambi i casi dietro alla Van Vleuten e davanti alla Longo Borghini) le hanno permesso di non rischiare mai la leadership della classifica generale.
“Vincere il Giro è molto faticoso e stressante, però è una grande esperienza. Sono giorni duri perché non ci sono giorni di riposo ed ha fatto molto caldo. Sono davvero molto contenta di avere vinto il secondo Giro”. L’Olanda vince tutti e due i Giri italiani. E soprattutto lo fa con due atleti che paiono avere le qualità per essere protagonisti vincenti per diverse stagioni ancora. Quello femminile quest’anno non era un Giro pesante, duro, forse per la mancanza di salite lunghe, impegnative quindi anche nella durata stessa delle scalate. Ha esordito la cronometro a squadre (che differenze tra alcune squadre per la capacità di “muoversi” nel rispettivo treno!), che probabilmente verrà ripetuta. È migliorato in parte il servizio della RAI con un telecronista, Stefano Rizzato, che parla un buon inglese e automaticamente le interviste prima e dopo le tappe sono aumentate. Però le sintesi sono ormai ridotte al quarto d’ora o un pelo di più, e fare “salti” dal primo chilometro ai meno 30, e in cinque minuti ai meno 5, sminuisce troppo la corsa più importante del calendario femminile. L’Italia si è vista poco e solo nel finale di Giro ha rialzato la testa, ma questo è un discorso che arriverà più avanti.

domenica 9 luglio 2017

Giro-Rosa: tappe 8-9-10

Con il pensiero di tutti verso Claudia Cretti, Lucinda Brand vince alla grande la tappa più lunga. L’Italia rialza la testa con Marta Bastianelli e poi sipario calante sulla regina rosa 2017: Anna Van Der Breggen
La frazione più lunga del Giro, da Baronissi a Palinuro con 145 chilometri, si vive con l’angoscia nel cuore per Claudia Cretti. Ma per quella che è la cronaca di corsa, sugli scudi Tetiana Riabchenko che diventa protagonista per buona parte della frazione. Dietro il gruppo delle migliori si assottiglia, anche se non vi sarà bagarre tra le più forti. Forse il caldo, i 145 chilometri che arrivano assieme al giorno numero otto di corsa, sono i fattori non-scatenanti. La brava Riabchenko in discesa non è per niente un asso, con molti tentennamenti nell’impostare alcuni tornanti. Chi invece non tentenna è la ventottenne della Sunweb Lucinda Brandt, che esce dal gruppo, parte all’inseguimento della ciclista in testa, la raggiunge, la supera e la stacca in un amen. Brandt che vince quindi a seguito di una bellissima azione, con la Riabchenko seconda e Megan Guarnier che regola l’ormai gruppetto delle migliori a 1’33” dalla vincitrice. E intanto Anna Van der Breggen sta dominando il Giro. Brandt; “Avevo 30 secondi di ritardo dalla Riabchencko, ho preso velocissima la penultima discesa ma non sapevo più quanto avevo ancora dalla “testa”. Ho avuto anche una caduta di poco conto, e dopo quando ho intravisto la testa della corsa ho dato tutto. Raggiunta, lei non è riuscita a seguirmi. È stato grande anche il mio Direttore Sportivo, che mi ha aiutata molto con le curve di questo finale”.
Stanchezza regina nella penultima tappa che da Palinuro raggiunge Polla dopo 122 (caldi) chilometri. Regina però è anche Marta Bastianelli (Alè Cipollini) che fa rialzare la testa alla nostra bici rosa regolando la volata davanti a Lotta Lepisto e Giorgia Bronzini. Così mentre tutte aspettano l’ultima frazione per chiudere le corsa e decidere la regina di questa edizione, ci pensa la venticinquenne Anna Travisi (Alè Cipollini) ad accendere la miccia di giornata. La Jazinskaya e la Kitchen la raggiungono e le tre sembrano avere un’ottima intesa, ma ai “meno 2” devono rialzarsi e lasciare che sia il gruppo compatto a determinare la vincitrice di giornata. Chi se la ride (con tanto di lacrime di squadra) è l’ex iridata 2007; “Mi sono tenuta bene per oggi, perché ci tenevo a far bene. Avevo vista che la tappa era un po’ impegnativa all’inizio ma poi mi sono tranquillizzata. Ho cercato di tener duro e a parte il gran caldo penso ne sia uscita una bellissima tappa. La fuga di Anna ci ha fatto da punto di riferimento perché la sua azione a costretto le altre squadre a lavorare. Ho avuto un grosso aiuto dalle compagne rimaste con me, in particolare la Paladin che mi ha tirato negli ultimi 300 metri. Lotta (Lepisto n.d.r.) ha cercato di chiudermi verso le transenne, ma ho voluto tener duro per fare il mio sprint”. Sulla forma di tutte è chiara Elisa Longo Borghini; “Le forze iniziano a mancare. Sono però certa che domani Annemiek (Van Vleuten n.d.r.) sarà la prima ad attaccare ed io proverò a tenere e capire come mi sentirò”.
Il giorno successivo tutti aspettano le migliori e l’attesa viene premiata, visto che nella parte conclusiva della frazione che si corre sul circuito di Torre Del Greco, per 124 chilometri, Longo Borghini, Guarnier, Van Der Breggen e Van Vleuten sono da sola in testa. La pedalata decisa della regina del Giro 2015 fa capire che il Giro 2017 non avrà sorprese. Verso la fine dell’ultima erta la Guarnier si stacca. Rientrerà poi a due chilometri dalla fine in compagnia della Spratt e della Niewiadoma, che proprio dietro alla Guarnier si piazzano al 2° e al 3° posto di giornata. “Il circuito iniziale era molto nervoso – spiega la vincitrice di tappa – ma sulla salita eravamo tutte insieme. Il ritmo era molto alto nel salire, e con l’allungo di Annemiek ho perso qualcosa vicino alla vetta. Poi la Niewiadoma e la Spratt mi hanno ripresa e insieme siamo riuscite a rientrare. Nello sprint non ero nella posizione migliore, ma oggi volevo davvero vincere”. Cosa dice invece la regina rosa 2017? E Annemiek Van Vleuten che perde il Giro per un ventaglio nella frazione più piatta del Giro? E come esce l’Italia? Questo prossimamente, per tirare qualche riga e fare due conti.

giovedì 6 luglio 2017

Giro-Donne; tappe 4-5-6-7

Nella parte centrale del Giro “risorge” la Van Vleuten, affossata dal vento a Occhiobello e rilanciatasi nella crono il giorno dopo. L’Italia decisamente male rispetto all’edizione precedente.
La frazione probabilmente più facile del Giro ha dato un’altra bottarella alla classifica generale. Nei 118 chilometri della 4^ tappa, con partenza e arrivo a Occhiobello, il gruppo si ritrova “spaccato” in due parti con la Van Vleuten che si fa pizzicare nel secondo. Quando davanti gira voce dell’ospite illustre presente nel gruppo inseguitrici, capita che davanti fior di atlete iniziano a darsi da fare per non far abbassare l’andatura. Il risultato dirà che tra il primo e il secondo gruppo il distacco risponde a un minuto e quaranta secondi, che sono un’enormità tenendo conto delle caratteristiche del percorso. Gli applausi di giornata sono per la belga Jolien D’Hoore, che vince per mezzo copertone sull’australiana Hosking e su Colin Riviera, terza al traguardo. “Lo sprint è stato caotico – ha spiegato la vincitrice di giornata – anche per la presenza di due rotonde nel finale. Giorgia Bronzini ha tirato la volata e la fine è stata davvero al centimetro. Sapevo di avere vinto, ma ero confusa dal fatto che anche la Hosking gioiva per la vittoria.” Un’altra che se la ride è la maglia rosa Anna Van Der Breggen, che andava a rafforzare la sua posizione in classifica prima della cronometro; “Solitamente le frazioni come questa sono per le sprinter, ma non vuol dire che non si possa provare qualcosa. Bello vedere la squadra lavorare in questo modo. Io sono sempre favorevole a provare a fare qualcosa. Sappiamo come affrontare o provocare i ventagli e ha funzionato”.
Il giorno successivo arrivano i 13 chilometri della cronometro individuale di Sant’Elpidio a Mare. Le esigenze televisive ormai hanno ridotto a un quarto d’ora le tappe – tranne la prima frazione – e quindi le immagini sono ristrette a partenza e ultimo tratto. Un peccato, come un peccato che con questa formula televisiva, su cinque frazioni ci sono stati quattro orari diversi di messa in onda. Se il giorno prima Annemiek Van Vleuten le aveva prese in questa prova ha rialzato la testa per dire che prima di darla per morta era presto. La rappresentante della Orica-Scott regola Anna Van der Breggen a 41” ed Elisa Longo Borghini a 1’15”. Il finale della cronometro è al limite della Montain Bike (un cartello segna 30%), con atlete che vengono spinte per evitare loro il piantarsi sul posto. La Longo Borghini monterà il 36x29. Annemiek Van Vleuten raddrizza classifica e morale, e dopo la cronometro non lo nasconde; “Mi sento in ottima forma, mi sono allenata a fondo per questo Giro. Ieri ero molto delusa dopo aver perso tutto quel tempo a causa dei ventagli, ma quel che è fatto è fatto. Oggi dovevo solo cercare di dare il massimo. La corsa non è finita fino a domenica”. Piange l’Italia: dopo cinque giorni Elisa Longo Borghini è l’unica delle nostre tra le prime dieci della generale. Due terzi posti, sempre suoi, i migliori risultati fino ad allora. Lo scorso anno, dopo cinque tappe, registravamo una vittoria (Bronzini alla prima tappa), quattro secondi posti consecutivi e tre terzi posti.
Fila via liscia, senza nessuno scossone per la generale, la frazione di Roseto degli Abruzzi, la 6^, di 116 chilometri, che si snodava su 4 giri di un percorso ch’è stato affrontato in una bella e calda giornata estiva. Tutto si risolve in volata ed a vincere è la finlandese Lotta Lepisto per la Bigla, che ha la meglio sulla statunitense Colin Rivera e Giorgia Bronzini, non entusiasta dell’esito finale, con riferimento alla vincitrice di giornata; “Mi ha lasciato dell’amaro in bocca, perché non avrei voluto che succedesse quello ch’è successo ieri al Tour (caduta di Marc Cavendish su restringimento di Sagan n.d.r.). Già il primo giorno in volata abbiamo rischiato, oggi Lotta è entrata un po’ prepotentemente sulla mia ruota ai 200 metri. Purtroppo è andata così, però anche stavolta siamo state brave a non cadere.” Nemmeno fosse una involontaria premonizione, la settima tappa (Isernia-Baronissi di 145 km.) ha come motivo conduttore la grave caduta in discesa ad altissima velocità della bergamasca Claudia Cretti di vent’anni. Trasportata in gravi condizioni all’ospedale era in prognosi riservata. La frazione vedeva la generale senza cambiamenti, e la vittoria di Sheyla Gutierrez.

lunedì 3 luglio 2017

Giro-Rosa: tappe 1-2-3

È iniziato con un passo televisivo ben diverso dal solito il Giro-Rosa 2017, poi purtroppo si è tornati alle sintesi flash. La “generale” si è già data un primo colpo di assestamento.
Con il commento di Stefano Rizzato, e l’ex tricolore Giada Borgato come “spalla” tecnica, il Giro-Donne RAI 2017 ha fatto un ottimo esordio. Migliore senza dubbio delle cose proposte e raccontate (a volte in modo imbarazzante) negli ultimi anni. Purtroppo non è durata. Se tra le squadre preannunciate come protagoniste della crono-squadre di apertura (la prima in assoluto al Giro) i pronostici sono stati tutto sommato rispettati, da segnalare la prima “rosa” della corsa a favore della campionessa nazionale canadese Karol-Ann Canuel per la Boels Dolmans (2^ la Sunweb, 3^ la Orica); “Non mi aspettavo nemmeno io di poter andare così forte. Abbiamo corso con grande affiatamento, nonostante la prova fosse molto corta. Per la classifica delle nostre capitane bisogna prendere secondi dove possibile. Non era programmato che fossi io a tagliare il traguardo per prima, e quindi prendere la maglia rosa, ma erano tutte contente per questo.”. Bella presenza di pubblico all’esordio, sempre belle le cittadine friulane, e nota di cronaca la differenza (ritmo di pedalata, cambi, giochi di scie, “rilanci” dopo le curve) che si notava tra squadre abituate all’impegno a cronometro di gruppo e quelle che, forse, la vivevano per la prima volta.
Il secondo giorno di gara, con la Zoppola-Montereale Valcellina, le migliori non si sono fatte aspettare. Ad Annemieik Van Vleuten la frazione; “Fin dalla prima salita ho voluto subito provare a sentire come andavano le mie gambe. Anna (Van Der Greggen n.d.r.) non mi ha aiutata perché nel gruppo delle inseguitrici aveva la Guarnier (co-capitana n.d.r.), però sono riuscita ad andare lontano e forte”, e proprio ad Anna Van Der Breggen è andata la maglia rosa, rimasta questione di casa avendola presa alla compagna di team Canuel. Tappa veloce nella sua media con Elisa Longo Borghini protagonista della fuga di giornata con le due sopraccitate colleghe. Frazione che ha dato una botta niente male alla generale, visto che il gruppo delle altre migliori ha buscato quasi 2 minuti, e il gruppo rimanente oltre due minuti e mezzo. Comunque contenta, dopo la seconda frazione, la nostra Longo Borghini; “Ha vinto la più forte. Abbiamo lavorato fino alla fine, ma per me è importante provare a correre bene qualche frazione, e capire come sto ogni giorno. Voglio correre senza pressioni. Solitamente ho sempre un giorno dove ”muoio” e mi devono raccogliere con il cucchiaino. Spero che non vada così quest’anno, ma non per la classifica generale, ma anche perché….non è divertente!”.
La “pacchia” televisiva RAI è durata un solo giorno. In venti minuti scarsi tutta la tappa, datosi la messa in onda “dentro” la frazione del Tour. L’impressione è che ho ti mangi sta minestra oppure eccetera-eccetera. Peccato, perché finalmente una coppia (Rizzato-Borgato) che riusciva a “tenere” in piedi la telecronaca con una conoscenza delle cicliste che avevamo dimenticato. Sul traguardo di San Vendemmiano nulla cambia per la classifica generale, e dopo una volata un po’ caotica, alla fine di una tappa molto controllata dalle formazioni maggiori, emerge la ventiquattrenne Barnes. Lei stessa, di vincere al Giro, non ci pensava proprio. “Sono quasi scoccata, non so cosa dire, è stata una sorpresa trovarmi sul podio. È bellissimo vincere in questa corsa importante, la squadra cercava da tanto una vittoria, ed io stessa la cercavo dopo una serie di piazzamenti. E stata una specie di maledizione finalmente cancellata”.

sabato 1 luglio 2017

Luglio; l'editoriale

Nel Tour apparentemente più aperto degli ultimi 10 anni, Contador dovrebbe vivere la sua ultima recita transalpina. Sette grandi giri vinti (per lui nove), e l’ultimo disperato tentativo dell’iberico di vincere la corsa che lo rese grande. Specialmente nel 2009.
“Dieci anni fa, proprio in Francia, Contador accese la sua stella. Due anni dopo rivinse una edizione tremenda per pressione e rivalità feroce, facendo a testate con un texano dagli occhi di ghiaccio suo compagno di squadra. Nel 2004, al Giro della Asturie, Alberto Contador finì a terra in preda a convulsioni. Venne salvato da soccorsi rapidi e da un’operazione al cervello per combattere una cosa chiamata ”cavernoma”, che provocò una improvvisa emorragia celebrale. Tornò in gruppo con la nomea di miracolato, come capitò all’allora suo idolo Armstrong sette anni prima. Scherzi del destino. Si perché il rivale con cui ha portato avanti e vinto, nel 2009, la sua battaglia ciclistica più pesante, fu proprio Lance. Era il Tour di fine decennio e Contador si ritrovò il peggior compagno di squadra che chiunque potesse avere. Contador che fino a due stagioni prima era pupillo di Lance, Lance che fino al tardo autunno del 2008 era l’idolo di Contador. Vincendo quel Tour 2009, con Amrstrong potentissimo co-capitano, dimostrò di avere due palle pesanti. Armstrong era figlio di una cultura pronta a far diventare marketing anche un colpo di tosse, e forse è stato l’unico capace di questo. Spietato, calcolatore, intelligente nell’uso dei media, persona di parola con tutti, bastava che l’ultima fosse la sua. Ma se dall’altra parte trovi un ragazzo che vince il suo secondo Tour a ventisette anni – Indurain, per fare un esempio, a quell’età non aveva iniziato ancora a vincere i suoi cinque Tour consecutivi – significa che non ci sono solamente gambe buone. Contador subì situazioni al limite dell’assurdo, per usare un eufemismo, come il doversi comprare di tasca sua delle ruote ultima evoluzione in un negozio di bici, prima di una cronometro, perché l’unico paio di ruote disponibili fatte arrivare alla squadra era a disposizione di Lance. Contador ha vinto molto di più di quei due Tour, anche un Giro 2011 (poi toltogli) tra i più duri degli ultimi decenni, ma quel Tour 2009 sarà sempre la sua vittoria più difficile, forse la più difficile tra quelle sette (per lui nove) che oggi può vantare nei Grandi Giri”.