«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

domenica 31 marzo 2013

"Vengo anch'io!"..."No tu no!!"..."Ma perchè?"....Perché no!!"

Un paio di spazzolate delle sue, la prima a 18 chilometri dall’arrivo e la seconda sull’ultimo strappo della corsa, hanno dato a Cancellara la vittoria nel Fiandre 2013. Niente da fare per Sagan che si conferma tra i migliori, ma che nulla è riuscito a fare quando Cancellara ha messo il turbo andandosene a modo suo a velocità doppia. La gara è stata molto controllata, probabilmente facilitando il lavoro dei favoriti nel farsi portare fino all’ultimo pezzo di corsa ‘limando’ per 230 chilometri. La vittoria di Cancellara lo spara direttamente come favorito per domenica prossima alla Roubaix, vista la superiorità dimostrata nel finale questo Fiandre. Dietro allo svizzero Sagan (2°) e Roelandts che non ha nemmeno fatto la volata per la piazza d’onore. A parte Boonen, caduto dopo una ventina di chilometri e ritirato, degli altri papabili al successo poco da segnalare. Quando era il momento di giocarsi le rispettive carte, Cancellara ha suonato tutta la compagnia, lasciando dietro di sé una semplice scia di polvere che spariva all’orizzonte.

mercoledì 27 marzo 2013

Ecco la 'settimana santa': Sagan cerca il colpo grosso.

In questi giorni si sta correndo la 3 Giorni di La Panne, mini corsa a tappe che solitamente viene usata dai protagonisti del Nord per rifinire la gamba prima delle pesanti classiche del pavè. Con l’arrivo dell’imminente SSCB (Settimana Santa Ciclistica Belga) abbiamo tre nomi, sulla bocca degli appassionati, che godono più di altri dei favori del pronostico. Il Belgio si affida principalmente a Tom Boonen. L’anno scorso Boonen fu il signore di aprile e fino a questo momento viene da un periodo da dimenticare, grazie alla neve della Sanremo prima, e poi alla caduta nella classica di pochi giorni fa vinta da Peter Sagan, il ‘ragazzino terribile’ della Cannondale. Boonen potrebbe però trovare un forte avversario proprio in casa, visto che Silvain Chavanel gode di una forma decisamente in crescita, e quindi non è da escludere che anche quest’ultimo voglia giocare le sue carte sui muri del Nord. In questi giorni di La Panne (la gara si va chiudendo mentre questo pezzo è in realizzazione) Boonen ha capito che la sua forma non è ottimale. Per questo il campione del Belgio ha cercato di macinare chilometri, con lavori di gregariato atti ad affaticarsi il giusto, senza però esagerare per non compromettere il recupero di energie. Cambiando casacca arriviamo allo slovacco Peter Sagan su cui c’è poco da dire, se non che reciterà la parte del ‘ragazzino’ che sfida senza timore alcuno i giganti del Nord. A La Panne ha vinto la prima frazione, accontentandosi di ultimare l’affinamento fisico in vista di domenica. Gira le game ch’è un piacere, dimostrandosi pronto e senza timore. Fin dalla stagione scorsa si poteva intuire che l’età dell’incoscienza – detto in senso buono – che vive ancora nella testa del giovane slovacco, ha tirato su un ragazzo che consapevole dei suoi mezzi vive le gare perse di poco senza troppi drammi, e che non ha mai dimostrato nessuna remora nello scattare in faccia a qualche nome importante, o di ‘usare’ la ruota di qualche pezzo da novanta come suo trampolino di lancio per il traguardo. Basta vedere l’entusiasmante Tour de France che ha corso l’anno passato. Non sappiamo con quante ruote sull’asfalto correrà il Fiandre (vedi foto), ma il giovane talento della Cannondale fin’ora vanta un bell’inizio di stagione, con una sfilza di secondi posti tra Strade Bianche, Sanremo, Arelbeke, e la recente vittoria nella Gand-Vevelgem. Guardando ai risultati fin’ora conseguiti e la continuità dimostrata come piazzamenti, appare come l’atleta più in forma per il Fiandre Lo svizzero Fabian Cancellara è in crescendo di condizione. Non è al massimo, ma la strada è quella. La Milano-Sanremo sfiorata, il GP Arelbeke vinto ‘alla Cancellara’ la settimana scorsa, dimostrano che quando il fuoriclasse rosso-crociato si prepara per un’evento in particolare difficile non sia protagonista e al Fiandre sarà senza dubbio della partita. A fine Sanremo disse chiaro di sentirsi “pronto per il Nord”, dimostrando per l’appunto proprio la settimana scorsa che non erano parole messe lì tanto per attirare l’attenzione. Quello che potrebbe fargli pagar dazio è se la corsa avrà la necessità di essere controllata dalla squadra, se ci sarà una fuga numerosa con qualche nome importante. In tal senso la RadioShack non ispira enorme fiducia. Ma il fatto che Cancellara stesso sia rimasto l’unico atleta che possa tirare avanti la baracca – Andy Schleck adesso non da nessun affidamento e comunque non avrebbe gareggiato nelle due classiche ‘pesanti’ – potrebbe farlo assurgere a uomo che dovrà avere ogni risorsa di gregariato a sua totale disposizione, forse come mai prima. Di solito lo svizzero ‘si arrangia’ rifilando spazzolate tremende a chi cerca di rincorrerlo. Il Cancellara di Arelbeke stava andando via con il miglior colpo di pedale, e probabilmente lui, Boonen e Sagan saranno i protagonisti più attesi, più controllati e più attaccati nelle due classiche del pavè della prossima settimana. In volata Cancellara non avrebbe tante possibilità contro lo slovacco ed il belga, ma va detto che lo stesso Sagan potrebbe di suo ritrovarsi a doversela vedere con Boasson Hagen o Chavanel. E l’Italia, in tutto questo parlare, come dovrebbe stare messa? Al Fiandre Oscar Gatto si gioca tanto, uscendo con una condizione in crescita grazie ai chilometri della “3 giorni”. Mentre non ha per niente impressionato Filippo Pozzato. Aveva iniziato bene vincendo il Trofeo Laigueglia, ma ultimamente non ha esibito una gamba troppo sveglia. Ha preferito tornare a casa sua (Montecarlo) per preparasi al Nord. Ma la 3 giorni di La Panne non sarebbe stata invece una bella occasione per rifinirsi al meglio ed evitare, tra arrivo all’aeroporto, volo aereo, arrivo a casa e viaggio contrario, giornate intere di viaggio? Questo articolo si conclude quando la 3 Giroi di La Panne è arrivata al penultimo giorno di corsa. Sagan davanti a Demare, Kristoff, Chavanel e Gatto il primo giorno, Cavendish, davanti a Chicchi, Viviani, Demare e Kristoff il secondo. Si correrà anche il Fiandre femminile. Stiamo su con le antenne….

domenica 24 marzo 2013

Freddo e pioggia lanciano Elisa Longo Borghini tra le grandi. L'Italia torna a vincere una classica di Coppa del Mondo!

Elisa Longo Borghini vince il “Binda” 2013 con un’azione entusiasmante, diventando così la nuova stellina del ciclismo nostrano in una giornata di tempo da cani. Era da diversi anni, al tempo con la Luperini, che un’italiana non vinceva la corsa di Coppa del Mondo ed era da un pezzo che un’italiana non vinceva una corsa in questa maniera. La partenza da Laveno Monbello con direzione Cittiglio avviene sotto ombrelli aperti, mantelline a iosa e visi di cicliste che pensano solo a portare la pelle a casa. Sui 120 chilometri del percorso sono 33 le italiane al via su 160 partenti complessive. Sulla corsa non prende il volo una fuga determinante, fino a quando tra le ‘tentatrici’ di fuga non si fa spazio nell’ultimo quarto di corsa la 21enne piemontese Longo Borghini. Lasciata al suo destino una compagna di fuga, l’italiana inizia un’azione entusiasmante, regolare, in solitaria, e che riuscirà a portare fino al traguardo. L’azione della Longo Boghini trova l’aiuto in una risposta non troppo convinta del gruppo, ricordando in questo il comportamento del plotone nell’edizione stravinta dalla britannica Pooley due anni fa, e anche quel giorno fu giorno di pioggia, e il suo distacco aumenta fino alla fine. Il forcing delle inseguitici si rivela inefficace e la storia è chiusa. Elisa Longo Borghini vince il “Binda“ 2013 (15^ edizione del trofeo) davanti a un piccolo drappello d’inseguitrici ben staccate, con l’eterna piazzata Johannson in seconda posizione davanti alla Van Dick. Il gruppo di Marianne Vos chiude a 2’21” dalla vincitrice che aveva tagliato il traguardo a 37 km/h di media.

Il nuovo che avanza (giustamente).

Guardando alle carte d’identità non possiamo certo dire che un ciclo di atlete che vanno dal 1984 al 1982 siano atlete ormai vecchie. Ma sportivamente parlando è una gran bella cosa che, tra le nuove leve, arrivi ogni tanto non solo chi dimostra un bel potenziale, ma anche chi dimostra un colpo di pedale che quando si mostra fa male. Questa è la caratteristica più interessante di Elisa Longo Borghini: quando schiaccia sui pedali lo fa per scappar via e non per vedere cosa succede. Figlia d’arte dal punto di vista sportivo, il fratello è Paolo ciclista Cannondale e la mamma è la mitica Guidina Dal Sasso, Elisa non è cosa nuova per chi segue un pelo di ciclismo rosa. Lanciata da Salvoldi (tanto per cambiare) ai Mondiali 2012 come atleta di punta nella prova in linea vinse il bronzo. Ma la ragazza arrivava già da critiche dannatamente buone fin dal 2011, e all’ultimo Giro ha portato a casa la maglia bianca di miglior giovane (a proposito: il prossimo Giro-Donne partirà dalla Puglia). Quello che finalmente diventa cosa concreta è la vittoria di un’italiana in una prova internazionale – anche se la Bronzini arrivava fresca dalla vittoria di Camin, gara internazionale si ma non così ‘storica’…– e s’intravede la possibilità di avere a disposizione una ciclista buona per le giornate da Nord. Purtroppo gli anni passano e da tempo ci manca una ciclista da gare di un giorno, cosa che sfiora l’assurdo pensando ai Mondiali vinti in questi anni. Ma quando si è vinto ci sono state situazioni di cosa esaltate nella collaborazione di squadra, cosa ben diversa da un’atleta come la Longo Borghini che si è sfilata di ruota le altre compagne di ventura e se n’è andata al traguardo per i fatti suoi come nella gara Lombarda. Piemontese, classe 1991, senza dimenticare le nostre ‘vecchie’ ragazze – che potranno darci ancora tanto – Elisa Longo Borghini rappresenta con la Scandolara e la Ratto (nella foto: Giada Borgato) il nostro nuovo che avanza e sperando che adesso non carichino questa benedetta ragazza di speranze a ogni corsa – e così le altre – è anche giusto così. W la Guderzo.

venerdì 22 marzo 2013

GP Harelbeke? Una botta e via!

Alla fine della Sanremo aveva detto di essere “pronto per il Nord”. E non certo perché sia leghista. Adesso lo sanno anche gli altri. Cancellara tira fuori un numero dei suoi a 35 chilometri dalla fine e sulla corsa cala il buio. Fino al momento della fuga di Fabian era stata una bella corsa, con i migliori a darsi battaglia e un gruppetto in fuga che – tra i suoi componenti – considerava Oss, Cancellara, Boonen, Boasson Hagen. La Cannondale doveva forzare per riportare Sagan tra i primi. Ci riescono con un bel treno e così anche Sagan potrà giocare le sue carte. Ma quando il capostazione agita la paletta, la locomotiva di Berna deve partire e chi arriva in ritardo perde il treno. Il GP di Arelbeke finisce, come detto prima, a 35 chilometri dalla fine. Cancellara lo stravince per la 3^ volta, dando mostra della sua miglior pedalata. Dietro allo svizzero, Sagan (con Pancani che puntualmente butta lì senza farsi troppo sentire troppo la parola “sconfitto” parlando dello slovacco) che ha la meglio su Oss e Gerain Thomas. Boonen non ha ancora l’affondo, in ombra Paolini e soprattutto Pozzato. Domenica Trofeo Binda, dalle 18:00 su Rai-Sport 2. Previsti pioggia e freddo.

mercoledì 20 marzo 2013

Ci crederanno ancora una cosa così?

(foto dal sito Women’s Cycling For All) Leggere che Rolf Sorensen, per sua ammissione, è stato uno sportivo falsato dal doping durante la sua carriera, sarebbe stata una notizia fino ad alcuni anni fa. Oggi è poco più di un nome che va ad aggiungersi alla lista dell’EPOca più pompata del ciclismo. Da poco si è corsa la Sanremo della neve, dove l’ascesa del Poggio negli ultimi anni ha avuto un incremento nei tempi di risalita. I ciclisti adesso ci mettono più tempo a scalarlo. Le visioni possono essere due. La prima; con l’ascesa delle Manie arrivano con le gambe più affaticate. La seconda; meno doping in gruppo (prima di dire ch’è sparito fatemi aspettare un momento). Certo è che la salita del Poggio, dalla seconda metà degli anni ’90 e fino alla seconda metà del decennio scorso veniva letteralmente ‘bruciata’ dai ciclisti del gruppo. Tornando a Sorensen, un altro ciclista straniero confessa. Sono pochi quelli italiani – di alto livello nessuno – che negli anni hanno confessato di avere corso imbrogliando. Ma vien difficile pensare che il doping sia esistito solo all’estero. Per sapere che Riccò, Sella, Basso, Rebellin, Garzelli, Simoni, Cipollini avevano a che fare col doping ci sono volute positività ai controlli, rivelazioni di quotidiani, out-out delle magistrature, ma non abbiamo mai avuto un’atleta confessare di suo. Basso lo fece davanti alla minaccia dell’esame del DNA, ricordandosi improvvisamente di aver avuto a che fare con Fuentes dopo mesi in cui negava. Simoni e Garzelli lasciarono il Giro nel 2002 (cocaina per il primo, diuretico per il secondo) Riccò, Piepoli e Sella vennero ‘beccati’, Cipollini disintegrato dalle tabelle edite dalla Gazzetta. Ma di ciclisti italiani di alto livello che si siano fatti avanti di loro volontà nessuna traccia, se non quando costretti dagli eventi. Se invece andiamo a indagare su nomi di alto lignaggio nel ciclismo di casa nostra degli ultimi 15 anni, ritroviamo ciclisti che si sono ritirati ‘sospinti’ da patteggiamenti giudiziari, altri che vedendo le squadre in cui hanno militato sono stati gregari di capitani che hanno fatto la storia del doping negli ultimi tre lustri (che sfortunata combinazione, specie quando le squadre in cui si è militato sono 4 consecutive!). Gli unici ciclisti che non hanno mai nascosto di aver avuto a che fare con i nostri medici sportivi (!) di più alto livello sono stati i ciclisti dei primi anni ’90 – tipo Fondriest o Bugno – che almeno non hanno inscenato le note commedie del “non immaginavo, non sapevo, mi fidavo” che sono state esposte da altri solamente davanti a un giudice, per poi prepararsi a chiudere la carriera quasi di punto in bianco per non rischiare di essere sputtanati davanti al mondo. “T’è andata bene. Siccome ormai la frittata è fatta decidi tu: sparisci dal ciclismo e ce ne stiamo zitti, ma poi non farti più vedere”. Possiamo interpretare così la scena, e anche la scelta di certi protagonisti del nostro pedale che nel ciclismo non ci hanno più rimesso piede, se non quando invitati, osannati e glorificati da Suor Alessandra, che spera ancora di darcela a bere recitando quando può la poesia dei bravi ragazzi. Forse si crede che la gente sia un branco di pecoroni scemi e soprattutto smemorati.

domenica 17 marzo 2013

Una Sanremo ‘ammazza-grandi’ promuove il tedesco Ciolek, vincitore della...Cogoleto-Sanremo!

Possiamo ricordacela per un pezzo questa Sanremo. Gli ingredienti non mancano: 3° di temperatura alla partenza, pioggia, neve, diversi favoriti che si ritirano, altri che alzano bandiera bianca stroncati dal freddo, 50 chilometri di percorso risparmiati, due salite cancellate. Sagan era il favorito ed era atteso protagonista. Così è stato. Peccato il commento di Pancani a fine gara che lo etichetta “sconfitto” per essere arrivato solamente secondo nella volata. Tenendo conto del tempo schifoso affrontato dai corridori quel temine fa capire quanto poco abbia pedalato Pancani voce attuale del ciclismo. Bene ha detto Cancellara nel dopo gara, lodando tutti i ciclisti arrivati. È stata una Milano-Ovada prima è una Cogoleto-Sanremo quella corsa. Niente Passo del Turchino causa neve, niente salita delle Manie. Una corsa divisa in due con Rosa, Montaguti, Fortin, Belkov, Lastras, Bak eroi di giornata e ripartiti con 7 minuti nella seconda parte di corsa. Tanti favoriti hanno detto: “Basta così per oggi”. Chi per ritiro, chi per caduta, chi perché le gambe hanno detto loro “Ti porto al traguardo. Non chiedermi di più”. Boonen, Goss, Nibali, Farrar, Hushovd, Boasson Hagen, Gerrans, Greipel. Bravi, tenaci, coraggiosi Stannard, Chavanel e Vorganov che tra la Cipressa e il Poggio per un pelo non costruiscono lo scacco matto. Ma dopo aver tribolato per il freddo tutto il giorno, Sagan, Cancellara, Paolini non hanno voglia di mollare proprio lì. E quando Cancellara parte cattivo verso la fine del Poggio e Sagan riporta i migliori sui due di testa (Chavanel con Stannard), tutto sembra dimenticato. La volata appare come quella tanto annunciata da giorni: chi sarà l’uomo che, senza volerlo, tirerà la volata a Sagan? Invece il talento del campioncino Cannondale non riesce a considerare l’intelligenza di Gerald Ciolek come suo contendente. E quando il tedesco lo affianca la forza di Sagan non basta. La Sanremo gli sfugge per poco, come forse l’anno passato. Cancellara, terzo, è un’esemplare forza mai doma, Chavanel (4°) avrebbe meritato il podio, Paolini (5°) è quello che Pozzato non è stato: pronto nel momento decisivo. Lasciamo stare le frasi fantasiose e limitiamoci a far tanto di cappello a Ciolek (foto: Bettini), così come a Sagan che da favorito ha corso da protagonista quando la corsa lo chiamava, e occhio a quel Cancellara che chiude un’intervista osservando che adesso è pronto per il nord. E caro Pancani, prima di dare dello sconfitto a un ventitreenne che perde una classica per 20 centimetri, corsa con un tempo di m***a, pensiamoci 10 secondi e poi stiamo zitti, che oggi perfino Suor Alessandra ha fatto bella figura.

Tra la pipì e un tè caldo, Fabian pensa al Nord: la truppa è avvisata!

Sperando che l’Ilaria non mi denunci per averle rubato la foto, possiamo buttare lì che non è stata una Sanremo normale. Divisa in due con quell’intervallo, così lungo, ha ricordato una semi-tappa di un Giro d’Italia. Siete ciclisti? Fate mente locale: faticare, patire un freddo vigliacco, fermarsi e quindi spegnere il motore. Poi riaccenderlo, farlo tornare efficiente, e così la testa. Chiedete a Nibali, a Huschovd a Boasson Hagen. E vedere una classica storica partire, anzi ripartire, dalla tettoia di un distributore di benzina è cosa da ricordare. Poi arrivano le parole dei protagonisti, e capisci che la gara è stata anche normale corsa ciclistica nel suo finale. Gerald Ciolek: “Sagan aveva la posizione migliore per la volata e io cercavo il recupero su di lui. È una grande gioia. Ho aspettato l’ultimo momento e quindi non mi sono stancato. Tutti hanno sofferto oggi, le condizioni erano veramente dure, alla fine della giornata sono solamente felice. È un grande successo per me, il mio team, io posso solo ringraziarli per il loro supporto. È un grande, grande successo per noi.” Fabian Cancellara: “Nei primi momenti c’è rabbia, ma alla fine penso che oggi sono tutti vincitori. Se guardiamo a dove siamo partiti alle dieci, a dov’eravamo a Ovada nel bus con la pioggia e la neve, un freddo a cui nessuno può credere, per questi motivi arrivare qui a Sanremo… non ho vinto, però sono felice, perché io ho avuto tanti momenti in corsa in cui non avevo più speranze. Guercilena mi ha dato fiducia di credere, di non mollare mai, e alla fine ho lottato e penso di essere pronto per le classiche.” Peter Sagan: “Sono dispiaciuto perché oggi ero davanti e questa è stata un’occasione persa, la Sanremo non si vince ogni giorno. Possiamo dire che ho tirato la volata a Ciolek, perché era alla mia ruota. Ho voluto anticipare il mio allungo perché ho visto Chavanel anticipare di suo. Sapevo di essere il più veloce, ma Ciolek mi ha sorpreso. L’unica cosa che ho sbagliato è stata la volata, ma ci sono altre corse.“ Le classiche del nord annunciano spettacolo.

...e ormai ci sarebbero anche loro, vi pare?

Il giorno precedente la Sanremo maschile si è corsa la 5^ edizione della Classica Città di Padova femminile, corsa diventata ’Internazionale’ dall’anno scorso. Mitica partenza simbolica da Padova, straordinario chilometro zero a Noventa Padovana, leggendario arrivo a Camin di Padova dopo diversi giri su di un circuito pro-velociste. Corsa che già dalla seconda edizione riporta sui propri manifesti la parola ‘classica’ (a pensarci viene da ridere, ma è così), ha visto imporsi sul proprio traguardo l’ex iridata Giorgia Bronzini, vincente in volata davanti a Trixi Worrack e Marta Tagliaferro. Tempo misto con nevischio, pioggia, rasserenamenti hanno caratterizzato la corsa che ha visto alla partenza 24 formazioni, di cui 12 italiane, per un totale di 140 cicliste. Quasi tutte le formazioni presenti saranno in corsa domenica prossima per il Trofeo Alfredo Binda, gara che rappresenta il poker di gare più importanti in Italia, in coabitazione con i Giri di Trentino (Giugno), Italia (Luglio) e Toscana (Settembre). Al ‘Binda’ di domenica tutte le migliori cicliste al mondo cercheranno di fermare Marianne Vos in primis, ma sarà da vedere quale tempo troveranno le ragazze in gara. Le previsioni meteo parlano di pioggia il giorno precedente, e dipenderà solo dalle correnti più o meno intense vedere se questa perturbazione se ne andrà in tempo per la giornata di domenica, oppure se la corsa verrà ulteriormente appesantita. L’anno scorso una ciclista italiana, di cui come sapete tradizionalmente non ricordo il nome, riuscì a pigliare un buon secondo posto con una lesta azione di contropiede all’ultimo chilometro di gara, sorprendendo il gruppetto di atlete facilmente ammaliate dalla sconfinata classe ciclistica espressa sui pedali da codesta rappresentante. La qualità delle partenti sarà alta, in questa corsa che rappresenta la seconda prova di Coppa del Mondo. Probabile messa in onda nel tardo pomeriggio di domenica su RAI-Sport 2.

martedì 12 marzo 2013

Proverà ad infilzarli scendendo dal Poggio?

Una foto vecchia di un’anno e ancora attuale. Nel complesso è stata una bella gara. Come da previsioni la Corsa dei Due Mari è stata più interessante della Parigi-Nizza. La base di questo è stata la più alta qualità media dei protagonisti, accompagnati da un percorso che ha regalato tappe più dure del previsto, vedi la penultima, grazie al continuo su e giù delle strade appenniniche. Nibali bissa il successo dello scorso anno con merito, avendo costruito il suo primo posto grazie soprattutto all’azione offensiva proposta nella penultima frazione, dove non si è risparmiato nell’approfittare del tempo inclemente per staccare Froome. L’italiano è in buona condizione, certamente più avanti dei vari Evans, Contador, Cunego, Froome, Rodriguez, protagonisti che aspettiamo al varco soprattutto nella seconda metà di aprile. Andiamo verso la Sanremo con il nome di Peter Sagan a svettare come favorito, guardando ai risultati delle ultime due settimane di gare. È però troppo facile credere che gli altri dovranno accontentarsi di tenergli la ruota. Diversi saranno i possibili vincitori, per una corsa che è la più ‘facile’ tra le classiche monumento. Una gara Poggio-dipendente (anche troppo), che avrà giustamente tra i nomi da tenere in considerazione quello di Vincenzo Nibali. Come detto prima, il capitano dell’Astana ha rivinto molto bene la Corsa dei due Mari. Nelle frazioni in cui gli uomini di classifica potevano giocare le loro carte, l’isolano è stato quello più combattivo. Si aspettavano al varco i già citati Froome, Rodriguez, Contador, Sagan e questi non sono mancati. In crescita Cunego che cunegando – cioè, quando non ci pensi te lo trovi davanti, quando lo aspetti puoi aspettare – si avvicina al mese di aprile con giustificato ottimismo. Di Sagan inutile parlare, se non sentirlo ridere e sorridere della beata simpatia dei 23 anni che esterna nel suo italiano essenziale ma efficace. Ci si aspettava di più Moser (e anche da altri se è per questo, con nomi aventi pedigree ciclistici ben più pesanti) e continua l’eclissi totale del lussemburghese Andy Schleck. Puoi avere anche infortuni, ma in mezzo a tanti discorsi è dall’estate del 2011 che questo ciclista non ne vuol sapere di andare avanti. DUE VELOCI PEDALATE NELLA STORIA; guardando l’albo d’oro della Milano-Sanremo il nome del ‘solito’ Eddy Merckx splende sette volte. Ma anche l’Italia vanta un’atleta che ha fatto la leggenda di questo sport, e di questa corsa in particolare, grazie a sei vittorie dello straordinario Costante Girardengo. L’edizione dell’esordio arrivò due anni prima del Giro d’Italia. Fu nel 1907 che si corse questa classica la prima volta. A causarne la nascita ciclistica fu un primo tentativo – poi andato male – voluto dalla Gazzetta dello Sport, per promuovere la località rivierasca con una corsa automobilistica da Milano a Sanremo. La prima edizione venne così vinta dal francese Lucine Manzan, più noto come Petit Breton. Si partì in piena notte. La distanza venne coperta dal vincitore in undici ore alla media di 26 chilometri orari. La difficoltà della Sanremo è principalmente la distanza che sfiora i 300 chilometri. Infatti le sue difficoltà altimetriche non sono mai state clamorose portatrici di episodi epici. La salita che solitamente decide le sorti della gara è quella del Poggio, un’erta introdotta nel 1960 dagli organizzatori per evitare l’arrivo in volata. Altre salite sono state inserite negli anni, ma solamente con il chiaro intento di rendere più selettivo un percorso che anche oggi è sempre buon amico delle ruote veloci. Tant’è che ormai la difficoltà maggiore della Sanremo è legata alla discesa del Poggio, che non al suo risalirlo. Negli anni ’60, per dare ai ciclisti italiani una corsa di preparazione verso la Sanremo (al tempo c’era solamente la Parigi-Nizza), venne appositamente ‘inventata’ la Tirreno-Adriatico. Al tempo, quest’ultima manifestazione durava solamente tre giorni.

domenica 10 marzo 2013

Verso Sanremo, il favorito (per ora) è lui.

Indipendentemente da quelli che saranno i rispettivi vincitori di Parigi-Nizza e Tirreno-Adriatico in vista della Milano-Sanremo di domenica prossima, alcune superficiali considerazioni possiamo arrogantemente proporle. In positivo, e senza esserne sorpresi, troviamo Sagan che nella frazione di venerdì della corsa italiana ha vinto in volata con un gesto ciclistico straordinario, che solamente perché non italiano o perché non si è trattato del britannico Cavendish, non ha trovato il giusto rilievo. Andando a rivedere quegli ultimi 200 ultimi metri del finale, i palati fini vedranno una prova di forza di primo livello. Nibali e Contador hanno fatto vedere una condizione buona ma non ottima. Se per Contador questo non è importante – la Sanremo non è affare suo – per Nibali gli ultimi giorni della Tirreno-Adriatico saranno importanti per mettere su chilometri in vista del ‘fondo’ necessario per la corsa ligure. Vedremo se Pozzato e Moser cercheranno conferma su questo tema, anche se dalle prime corse stagionali sembrano non averne bisogno. Cancellara si sta nascondendo per forza di cose visto che il percorso non è per lui. Cunego ed Andy Schleck corrono nella categoria fantasmi e almeno per l’italiano è – assurdamente – buon viatico, tenendo conto del suo notorio essere o non essere ciclistico. Il lussemburghese quest’anno pensa a tre cose; Liegi, Tour, Mondiale. Nella Parigi-Nizza ci sono nomi meno altisonanti ma qualcosa, poco, si è saputo. Boonen sta cercando la condizione e al momento poco si sa di certo se domenica lui e Cavendish correranno entrambi e con che ruoli. Come per la Lampre con la coppia Scarponi e Cunego. Scarponi ha passato un’inverno mediocre dal punto di vista della tranquillità. Questo di solito lo si paga. Ulissi s’intravede, si è visto di più Menchov mai così arzillo nelle prime corse stagionali. Goss e Greipel sembrano già verso le ultime prove generali (il Tour Down Under aiuta), Evans e Basso pedalano pensando al periodo caldo. La pioggia non è mancata, il caldo non si è ancora fatto sentire. Non che si pretenda chissà che cosa, ma un po’ di tiepido male non avrebbe fatto.

lunedì 4 marzo 2013

Di Cunego nessuno ne parla? Perfetto, hai visto mai...

Dando un’occhiata dall’alto a quelli che sono stati gli ultimi 12 mesi della Lampre, si può aprir discorso per un pezzo analizzando ogni singola situazione. Tecnicamente parlando, il casino non è mancato. Inverno 2012: l’armata blu-fuxia di Capitan Saronni sta facendo carte false per ingaggiare Damiani e metterlo in ammiraglia. Su di lui si punta molto per dare l’inizio a un progetto che dovrebbe aprire un ciclo di lavoro di alcune stagioni. Fatto sta che Damiani – dopo un bel tribolare di tipo economico/contrattuale per poterlo avere al volante dell’ammiraglia italiana – arrivato in Lampre lavora poco più di 6 mesi e poi saluta tutti. A quanto pare senza nessun rimpianto. Mancanza di disciplina interna (per dirla semplice, qualche ciclista di rango amava essere libero di allenarsi come gli pareva) che poneva delle basi di cartapesta sulle possibilità di riuscita del progetto. Fatto sta che Damiani piglia e se ne và. Aprile 2012: manca poco al via del Giro d’Italia. Michele Scarponi è l’uomo di punta per la corsa rosa. La Lampre l’ha ingaggiato appositamente già dalla stagione precedente, visto che Cunego da anni non dà più garanzie sulle tre settimane. Ma in maniera un po’ sorprendente viene data notizia che proprio Damiano Cunego sarà della partita. Una forma fisica in crescendo al Giro dei Paesi Baschi, per fare la gamba in vista delle classiche delle Ardenne, convince la Lampre che la condizione del veronese è in crescita. La squadra guadagna in qualità come formazione di partenza, ma perde in tranquillità. Cunego che fa da gregario a Scarponi sorprende come scelta e non entusiasma in primis proprio quest’ultimo. Alcuni attriti dell’ultima settimana di Giro – favoriti da “iniziative tattiche” di corsa negli ultimi giorni che destano forti perplessità – vengono limati dalla diplomazia di Damiani (ma pensa!), tant’è che fin dalla prima settimana anche Saronni aveva dovuto aprir bocca al riguardo della strana coppia, perché i giornalisti andavano a nozze sull’argomento. Autunno/inverno 2012-2013: arriva Filippo Pozzato. Ciclista che porta le caratteristiche dell’uomo da classiche pesanti (Fiandre e Roubaix), e che per questo poco centra – quindi poco intralcia – con le gare buone per Cunego, quelle da finisseur del trittico Amstel, Freccia, Liegi. Fin quì ci siamo anche. Certamente, uno come Pozzato “non è venuto per un pezzo di pane” direbbe la buon’anima di Giovanni Agnelli. Quando la Lampre sembra essersi sistemata quasi ovunque (Pozzato, Ulissi, Scaponi, Cunego e ci sarebbe anche Petacchi agli ultimi colpi ormai appannati nelle volate), arrivano due notizie. Una riguarda Bartoli – al riguardo trovate un’articolo precedente che ne parla non molto sotto –, mente l’altra proviene dal fatto che nel raduno per le foto Lampre d’inizio stagione – di stampo prettamente pubblicitario a uso stampa e sponsor riguardanti i ciclisti italiani – Scarponi, italiano di una squadra italiana (anche se burocraticamente la sede è svizzera, ed il fisco ringrazia), non c’è. L’uomo di punta per le gare a tappe non viene convocato? C’è n’è che basta per chiedere in merito a chi comanda. Saronni da notizia che “nei prossimi giorni” (eravamo a febbraio), Scarponi e la dirigenza avrebbero parlato. Voci non confermate – e ragionandoci ci mancherebbe anche questo – parlano di un non entusiastico gradimento da parte del nuovo sponsor Merida, nell’avere in squadra Scarponi dopo le sue frequentazioni con Ferrari. Se è per questo anche Pozzato, come Scarponi, si è preso 3 mesi di squalifica proprio l’anno scorso, e proprio per lo stesso motivo. Evviva. LA VARIABILE VERONESE: In mezzo a tutte queste considerazioni, supportate dalla cronaca degli eventi riportati qua e la da quotidiani e riviste, si evince che si è parlato di Damiani, di Scarponi, di Saronni, di Pozzato, non di Cunego. Che c’entra Damiano? Diciamo che con tutte queste situazioni dirigenziali da sistemare, il suo avvicinamento alla stagione è passato in secondo piano rispetto agli anni scorsi. E se guardiamo alla carriera di Cunego, i suoi risultati migliori sono arrivati quando le luci dei riflettori erano girate verso altri protagonisti. Ricordiamo di quando nel 2011 Cunego per 4 miseri secondi non vinse il Giro di Svizzera, il tempo forse poco più che necessario a scrivere una parola di dieci lettere con la tastiera del PC? Doveva prepararsi per il Tour e non aveva nessuna mira di classifica. L’anno scorso iniziò il Giro con il ruolo del gregario. Fatte le debite proporzioni, l’adesso trentunenne di Cerro Veronese corse un Giro migliore di quello di Scarponi, in teoria suo capitano. Indecifrabile da sempre, contorto da capire nei suoi umori dai vari direttori sportivi e allenatori avuti negli anni, Damiano non fa trapelare molto le sue sensazioni. Molto chiuso caratterialmente – al suo confronto Mario Monti sembra un’allegrone impasticcato – il veronese è sempre spuntato quando niente gli si chiedeva, mentre spuntato lo appariva quando era tra i favoriti. Negli anni ’90 Gianni Bugno, uno che di carattere gli arrivava vicino, quando era dato per un ciclista finito disse: “Mi danno per finito? Tanto meglio se la pensano così. Vorrà dire che non avrò più niente da perdere e quel che verrà sarà tanto di guadagnato!”. Vinse un Fiandre e un’altro titolo italiano, e comunque Cunego non è di certo un ciclista finito.

domenica 3 marzo 2013

Kadri: sorpresa.....Maxima!

Un francese a Roma. Questo l’esito dell’edizione 2013 della Roma Maxima (ex Giro del Lazio). Il francese Biel Kadi – di origine algerina – porta in saccoccia questa vittoria per l’Ag2R. Una bella vittoria la sua, che arrivando tutto solo a goduto degli applausi del vincitore. Applausi che si è preso anche Pozzato convinto di aver vinto la gara, avendo la meglio sul gruppo dei migliori. Braccia alzate anche per lui, con sorriso stampato in volto. “Una gran figura di merda” il commento (decisamente tecnico) nel primo dopo-gara del ciclista veneto. Forse la vittoria del francese è stata “aiutata” dal vecchio ciclismo, e cioè la mancanza di radioline a radiocomandare i ciclisti. Infatti Pozzato era convinto che non ci fosse più nessuno davanti. Nibali si conferma in buona forma, discreto Valverde, “fantasmatico” Cunego e di solito è buon segno per il futuro, perché da sempre quando non lo aspetti arriva. forse Lampre e Katusha sono state fregate proprio dalla mancanza di avvisi radio. Il ciclismo è diventato grande senza radio. Qualcuno glielo dica. Nei prossimi giorni Parigi-Nizza, già in corso, e Tirreno-Adriatico da mercoledì.

sabato 2 marzo 2013

Moser vince (alla grande), Sagan convince, la Cannondale gongola.

Un bel Moser, motivato, grintoso, è riuscito a svettare in Piazza del Campo in Siena e a diventare il primo italiano a vincere la Strade Bianche, nella sua 7^ edizione. Moser è stato ciliegina sulla torta per la Cannondale che aveva in Sagan il suo atleta di riferimento, ma vedendosi super-marcato (insieme a Cancellara), lo slovacco ha fatto bene a coprire la fuga di Moser a 16 chilometri dalla fine. Nibali è andato via, ma la formazione italo-americana non ha poi molto da disperarsi per le gare di un giorno. Sui 188 chilometri del percorso (57 sterrati) il sole è stato padrone. Tutti i big si sono controllati l’un l’altro fino a 11 chilometri dalla fine, mentre Moser riusciva nella rampa conclusiva a incorniciare la sua vittoria. Dietro a Moser si è piazzato Sagan, a dimostrazione del perfetto lavoro delle maglie verdi chiare, e al terzo posto Rinaldo Nocentini. Quarto Cancellara che, come Sagan, sta dimostrando una condizione in sicura crescita. Domani Giro del Lazio con Cunego e Pozzato tra i nostri da sorvegliare. Forse più il secondo che il primo, vista la vittoria nel Laigueglia da poco passato.

venerdì 1 marzo 2013

Marzo; l'editoriale.

Mancano 65 giorni all’inizio del Giro d’Italia (per quello rosa sarebbero 119). “Con l’arrivo del mese di marzo la stagione agonistica inizia a presentare le prime corse importanti. Dopo un’inverno pesante dal punto di vista ciclistico/storico, con testimonianze più o meno celebri che hanno illustrato come le ultime due decadi sono state falsate dal doping in maniera robusta senza distinzioni di bandiere, sarebbe cosa ideale che il gruppo diventasse improvvisamente Under 25 per avere la speranza di poter ripartire con meno delusioni da qui a qualche anno. Ma siccome questo creerebbe una rivoluzione devastante soprattutto dal punto di vista economico – base di partenza per tutti gli sport quando si arriva ai livelli più alti –, questo non capiterà mai. Si diceva delle prime gare che valgono. Tra Parigi-Nizza e Tirreno-Adriatico, la seconda dovrebbe portare diversi big in Italia. Cosa sperare per la stagione che si presenta al suo continente storico? Che i protagonisti siano tutti ad armi pari – oddio, anche negli ultimi 20 anni lo erano ma in maniera diversa – e che il tempo di marzo sia ben diverso di quello di febbraio. È arrivata la notizia che il Giro 2014 partirà da Belfast. Con il Tour che il prossimo anno ripartirà dall’Inghilterra, e quello di Polonia che quest’anno partirà dal Trentino (logico, non trovate?), vien da pensare come il ciclismo non sia mai stato uno sport così universale come si sta dimostrando in questo decennio. O che forse non si è mai venduto così tanto nella sua storia. Marzo porterà la Sanremo di domenica. Ecco, bravi, speriamo che quella domenica “cadano” altri avvenimenti sportivi, così l’attenzione sarà molto più bassa del solito. Ma faceva così schifo la Milano-Sanremo di sabato? Dovremo abituarci. Per un pezzo sarà questa l’aria che tirerà. Non è una cosa entusiasmante, ma se vogliamo il grande ciclismo questa sarà la musica. E non è colpa sempre dell’UCI. Il ciclismo non ha molta voglia di ammodernarsi. Non ne ha per niente. Fin da come certe formazioni tentano di restare alle organizzazioni di 20 anni fa, con la scusante della tradizione storica. L’unica speranza è quella che arriva dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano che, dopo aver cambiato Re, adesso ha tutto quel che serve per aprire le finestre e arieggiare come Dio comanda un’ambiente dirigenziale che puzzava di naftalina marcia e ammuffita. Aria nuova nel CONI, aria nuova in politica con i Five Stars, aria nuova in Vaticano. Resiste la Federciclo con il terzo mandato consecutivo per Di Rocco. Speriamo non la paghino cara. Sul fonte rosa è arrivato l’incarico ufficioso da parte del presidente Di Rocco per Giuseppe Rivolta, vecchio patron del Giro-Donne, per iniziare il lavoro in vista della corsa di fine giugno. Di Rocco ha manifestato la speranza di un percorso meno difficile degli ultimi anni, per tenere il più a lungo vivace possibile la classifica generale. Tradotto; fammelo meno duro, così le avversarie della Vos hanno più speranze per vincerlo. Simpatica nota di cronaca sulla corsa, da quattro anni un’italiana (Noemi Cantele) non vince una tappa. Non sappiamo se nella storia del Giro femminile sia mai esistito prima un digiuno di tappe più lungo. Per la legge dei grandi numeri possiamo provare ad essere ottimisti?”

Sagan batte un colpo. E adesso agli altri.

"Speriamo di NON essere in condizione” dice ridacchiando Peter Sagan dopo aver vinto il GP di Camaiore, con la speranza che la forma espressa in gara non sia già quella migliore. Troppo presto per i suoi obiettivi. “Mi sentivo bene. Arrivato a quel punto ho ‘dovuto’ (e ride ancora) fare la volata. Con la Tirreno-Adriatico spero di trovare la gamba giusta per la Sanremo, e poi per il Fiandre.” La 64^ edizione della gara lucchese – spostata da Agosto a fine febbraio – metteva nel piatto 183 chilometri da coprire. Le schermaglie decisive all’ultima salita (Monte Pitoro), dove alcuni big si sono fatti vedere. Lavori da gregariato per Pellizotti e Petacchi, bene Nibali (attaccante in discesa), si è visto un buon Menchov, ma nella volata ristretta per una decina di atleti è stato Sagan ha mettere tutti in riga, ben coadiuvato da Moser. Dietro allo slovacco Diego Ulissi e Rinaldo Nocentini. Scarponi è rientrato in gruppo dopo un’inverno per niente tranquillo. “ Il ciclismo che conta inizia quindi a spuntar fuori dal disgelo dello stivale. Andando per ordine s’inizia questo sabato con la Strade Bianche, che propone Cancellara in caccia della terza vittoria nella giovane classica italiana. Un’eventuale nuova vittoria dello svizzero farebbe si che – novità decisa quest’anno – Fabian si guadagnerebbe la titolazione di uno dei tratti di strada bianca lungo il percorso. E questo sarà per tutti i ciclisti che vinceranno per tre volte la corsa. Si continua poi domenica con il redivivo Giro del Lazio a cui è stato cambiato il nome (pare Roma Maxima), ma il perché ve ne fosse la necessità questo non è dato sapere. Mercoledì 6 marzo prenderà il via l’edizione 2013 della Tirreno-Adriatico. Il primo momento importante per quanto riguarda le corse di casa nostra, una delle corse più importanti del mese di marzo. Con un percorso complessivo di 1.060 chilometri, sono 7 i giorni di gara previsti. LE TAPPE: 1^ San Vincenzo – Donoratico (cronosquadre) km. 17; 2^ San Vincenzo – Indicatore km. 232; 3^ Indicatore – Narni-Scalo km. 190; 4^ Narni – Prati di Tivo km. 173; 5^ Ortona – Chieti km. 230; 6^ Porto Sant’Elpidio – Porto Sant’Elpidio 209 km.; 7^ San Benedetto del Tronto (cr. indiv.) 9 km. L’edizione di quest’anno è, complessivamente, impegnativa ma non tremenda. Attesi al via diversi big del gruppo, Contador e Nibali in primis. La RAI ha innovato il contratto con RCS per 4 anni. Il timore è che l’imbecille trasmissione “BARtoletti” possa essere ancora presente nel periodo del Giro.