«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

lunedì 23 novembre 2009

Ciclo-Donne... davanti al caminetto.


INVERNO; TEMPO DI RIFLESSIONI, SUGGERIMENTI, OPINIONI E VIN BRULE’. CHE SE POI NON SI ESAGERA CON QUEST’ULTIMO, MAGARI SI SCRIVONO COSE SENSATE.
UNIRE LE CORSE DEI MASCHIETTI A QUELLE FEMMINILI PUO’ ESSERE L’UNICA E ULTIMA PANACEA, PER DARE PIU’ RISALTO ALLE RUOTE ROSA? BENE, MA SENZA SOFFOCARNE LO SPIRITO.

Inizio con una notizia che potrebbe creare incredulità. Il numero di Novembre della rivista “Ciclismo” aveva tutta (e ripeto, tutta) la copertina dedicata al ciclismo in rosa, con l’angelo azzurro in primo piano e una decina di pagine dedicate all’altra metà del sellino. Certo, se per avere un’intervista con una ciclista quest’ultima mi deve vincere un Mondiale, stiamo messi bene! Anche a Ottobre c’era un servizio su Monia Baccaille, ma se devo vedere che per parlare di lei la ragazza mi viene messa in copertina fotografata dal retro, la cosa fa girar le… ruote. Infatti non ho speso soldi per quel numero.
Edita Pucinskaite scrive un suo articolo (per l’appunto su “Ciclismo” di Novembre), ed esprime l’idea che bisogna partire dagli esempi esteri dove GS al top (Cervelo, Columbia High Road), hanno anche il GS femminile. S’inizia poi a risentir parlare dell’ipotesi di mettere insieme le gare maschili e femminili, con meno chilometri per le seconde.
Potrebbe essere un’ancora di salvezza da rivalutare – in Italia – per uscire dall’angolino in penombra della visibilità pubblica? Che poi ci siano situazioni che potrebbero e potevano essere usate meglio, questo è certo. Al riguardo, vi rimando all’articolo di Alessandro nel suo consueto sito Ciclismo Femminile dove, oltre alle ultime notizie sulla campionessa iridata, Alessandro offre con la sua idea un prezioso spunto di riflessione.
Domanda; avere la concomitanza delle corse – chiaramente ad orari e con chilometraggi distinti – può essere lo scacco matto per le difficoltà del settore femminile? Un tempo c’era la Sanremo femminile – più breve – ed al nord Europa troviamo sempre il Fiandre o la Freccia Vallone per le signore del pedale. Per l’Italia potrebbe servire un Giro del Veneto, uno del Lazio, uno del Friuli, un Giro-Donne, una Tirreno-Adriatico corse sulle strade dei maschietti? O c’è il rischio che la gara femminile appaia come un diversivo in attesa del passaggio dei ciclisti uomini? Una specie di carovana pubblicitaria, più che una corsa a sé?
Alcune cose che l’ambiente maschile ha perso da molti anni, e che grazie al cielo vivono ancora in maniera robusta nell’ambiente rosa, sono la semplicità, la disponibilità, la libertà che il pubblico può trovare a disposizione dalle atlete, anche le più importanti. Non troverete transenne fin sotto il naso, se non all’arrivo per questioni di sicurezza. Potrete fotografare la Campionessa d’Italia che fa la calza (almeno a me, a Camin di Padova, sembrò una cosa simpatica), per attaccarsi il numero alla maglia, sola soletta in un’angolo di parcheggio seduta su una sedia, e non ciclisti che stanno nel pullman fino a 2 minuti dal momento del foglio firma della partenza. Potrete fermare all’ultimo istante qualunque ragazza per strapparle una foto, mentre tra i maschietti si deve, nella maggior parte dei casi, attendere mezze ore alla volta per un’autografo che non capisci nemmeno cosa c’è scritto. E vuoi mettere la possibilità di usare il podio come tavolo da pranzo per il proprio panino con la mortadella quando arriva mezzodì? (sempre Camin…)
Risalta quel rapporto diretto e semplice che ha avvicinato la gente al ciclismo e che, personalmente, cercherei di salvaguardare prima di tutto. Ricordiamo che il business porta anche gente falsa e disonesta per lucrare tra la passione della gente. Crescere va bene, ma il ‘movimento rosa’ non deve perdere quelle qualità che ho messo sul tavolo poche righe sopra, e che sono ancora caratteristiche che vanno salvaguardate. Va bene unire gli intenti, ma senza soffocare troppo una realtà che, rispetto a quella maschile, sa profumare ancora di semplicità. E la semplicità non è come un profumo, che per averlo basta spruzzarselo addosso. Si lavori meglio per la promozione delle gare, visto che ci sono corse Juniores che sono pubblicizzate meglio di corse femminili elite.

giovedì 19 novembre 2009

Il ciclismo davanti al caminetto.


RIPRENDO IL RIASSUNTO DELLA MIA ANNATA SULLA BICI E AL SEGUITO DELLE CORSE. PASSATO IL GIRO DEI 100 ANNI, PROTAGONISTE DIVENTANO LE PEDALATE DELL’ALTRA META’ DEL SELLINO.

(seconda parte; Luglio/ Novembre)
Dopo la prima metà della stagione, dedicata al Giro del Trentino e al Giro del centenario, condivisi alcune corse con l’amico Alessandro. Iniziai dal padovano grazie alla gara monumento per eccellenza a Camin di Padova, con la 2^ (e ripeto, seconda) edizione della classica città di Padova. Come possa una gara definirsi ‘classica’ già alla seconda edizione resterà un mistero, ma essendo la gara che si corre nella località dei record, non mi pongo più domande.
Diversi gli spunti di quella giornata; per ingannare l’attesa tra un passaggio e l’altro della gara – corsa in circuito – un suo amico per 3 volte tentò il suicidio cercando di gettarsi da un ponte (mai contento, tra l’altro, delle angolazioni scelte dal fotografo per immortalare il momento), la pioggia bella forte che arrivò nei minuti di presentazione delle squadre, per smettere appena quest’ultima era finita, i sacramenti che papà e mamma di una ciclista caduta si scaricarono addosso dando uno spettacolo vergognoso, l’ombrello perso di Alessandro e poi visto in mano a uno spettatore passarci davanti, una signora che con una certa decisione ci caldeggiò molto il fare quintali di fotografie alle ragazze e, tra l’emozione generale, l’apparizione ad un giro dalla fine dell’apparecchiatura per il fotofinish. Ne avrei ancora ma penso basti. Il clou, per la seconda parte della stagione, doveva però arrivare.
A parte gli infarti multipli provocati al sottoscritto grazie ai nostri angeli azzurri il sabato dei Mondiali di Mendrisio – che non seguii sul posto ma in TV, e forse per questo sono ancora vivo – ci fu la bella occasione datami da Ilaria che mi invitò a Firenze proprio per l’arrivo del Giro di Toscana Femminile. Con 8 parole di cui una magica; “Vieni qui che c’è anche la Guderzo, dai!” mi convinse e mi divertii. Anche perché come antipasto andai a vedere la corsa di suo figlio Liveri nella zona del Mugello il giorno prima. Firenze è bella. Spiace che non avevo la possibilità di fermarmi per altri giorni, visto che con l’Ilaria a farti da Cicerone te la godi meglio. Per l’arrivo del Giro di Toscana riuscii a ritrovare Alessandro entusiasta nella zona d’arrivo, munito di tutto punto per le sue foto e pronto a passarmi il “mio” pass per la zona traguardo (quando si dice avere le giuste amicizie). Concludemmo la manifestazione distribuendo centinaia di borracce al pubblico. L’Ilaria soprattutto; se ne portò a casa una decina.
Mi dispiacque andarmene quella domenica stessa perché quel poco che vidi di Firenze fu proprio bello. Anche se devo dire che potendo ‘beccare’ il nuovo Frecciarossa per ritornare verso casa, ne sono rimasto entusiasta; passare nelle stazioni a 150 chilometri orari (parole del bigliettaio), fa più impressione che viaggiare a 250 quando il piccolino è lanciato. Per il resto, senti un rumore ch’è poco più di un sibilo.
Ultimo appuntamento dell’anno fu la Coppa del Mondo di ciclocross a Lovadina di Spresiano (TV). Passando a Spresiano ritrovai Alessandro in stazione e ci recammo al Centro Sportivo Le Bandìe di proprietà di Remo Mosole e famiglia. Tra una corsa, un panino, due parole e la cronaca dello speaker (Ale, non mi ricordo il nome! Se leggi dammi la dritta!) imparammo che la Coppa del Mondo (World Cup) era diventata la Coppa della Guerra (War Cup!) e che quando si mischiano italiano, francese ed inglese i risultati sono esilaranti. C’era il gelato gratis per tutti – come Mosole aveva anticipato – e se qualcuno voleva mangiarsi un panino e una birra doveva chiedere un mutuo alla banca; un panino? € 3,50. una pizzetta tipo supermercato precotta e unta? Anche per lei € 3,50. dico, sono 6.760 delle vecchie lireee!!! Praticamente, per un pasto spendevi quasi 12.000 lire. Meno male che noi avevamo la nostra roba.
Con quest’ultimo appuntamento si è chiusa la mia stagione 2009, anche se quando il termometro lo permette salgo in sella per guardarmi il bosco d’autunno che mi saluta in alcuni punti dove allunga i suoi rami verso le strade. Nemmeno il tempo di scrivere queste righe, che già è arrivato il Giro 2010, e per questo l’idea e l’attesa per la prossima stagione già riscaldano l’animo in questo inverno che va ad iniziare tra non molto. Ora come ora, l’idea per il prossimo Giro riguarda il Monte Grappa; vedremo. Ringrazio le persone nominate in questo riassunto diviso in 2 parti, per avermi reso più bella una passione già bella di suo.

Nota a margine; l’immagine più bella me la portai a casa da Spresiano. Una ragazza che avrà avuto 10 o 12 anni, era ultima e staccatissima nella sua corsa mattutina. Nessuno le dedicava uno sguardo. Fermai Alessandro e gli feci guardare con me quella ragazzina. Nel superare l’ultima fatica del percorso, un su e giù molto veloce e corto, si arrese alla stanchezza. Scese di bici, iniziò a spingerla pian piano sbuffando. In viso era tutta rossa per la fatica. Arrivata al culmine dell’ostacolo, iniziò la fase discendente sempre a piccoli passi per non cadere. Era stanca, sudata, ultima di tutti ma andò giù piano piano, fino a tornare sul tratto in piano. Risalì in sella, sbuffò ancora e andò a chiudere la sua gara. Ultima di tutti, nessuno la guardava nemmeno per sbaglio, tranne noi due. Fu bravissima. Spero che dopo l’arrivo le abbiano dato il gelato più grande del mondo.
Penso a Riccò, alla Cucinotta, a Di Luca o Vinokurov, e la rabbia è forte.

martedì 17 novembre 2009

Il ciclismo davanti al caminetto.


PASSIAMOCI UN PO’ IL TEMPO IN QUESTO MODO, COSI’ AGGIUNGIAMO CULTURA A ‘STO SITO…

Dorme la bici bella e lucente,
come anche il bosco spoglio e silente.
Brucia la legna nel caminetto,
che l’animo scalda in modo perfetto.
Ormai lungo i prati, la brina comanda,
e c’è il Pettirosso che dal bosco ora canta.
E mentre il ciclista aspetta il suo Giro,
nascosto in legnaia dorme anche il Ghiro.

Silenzio sul Grappa che adesso è assopito,
fin quando a Maggio non passerà il mito.
Riposa anche il Gavia, che dei monti è un gigante,
che farà patir tanto chi andrà su un po’ irridente.
Dormicchian sornioni Mortirolo ed Aprica,
che quel dì, pei ciclisti, sarà tutt’altro che amica.
Si beve tranquillo un’ombra di vino,
chi scrive ‘ste righe, che si sa è un bell’omino.

Il Giro ora dorme, ed è scesa la notte,
e Gigi Sgarbozza s’attacca alla botte.
Un’angelo in sogno m’appare; uno scherzo?
ma poi guardo bene; è lei, la Guderzo.
E meglio che smetto di metter giù in rima,
e smetto di prendere anche il vino in cantina.
Un bacio a voi tutti che chiudiam ‘sta boiata,
e cedo la linea a Lorenzo Roata.

sabato 14 novembre 2009

Allez Andy!


NATO IN LUSSEMBURGO IL 10 GIUGNO DEL 1985, ANDY SCHLECK CONQUISTA LA VITTORIA PIU’ PRESTIGIOSA, VINCENDO IL SONDAGGIO “CICLISMO PST – CICLISTA DELL’ANNO 2009”.
PER LA GIOIA DI FEDE E ILARIA, IL BIONDINO DELLA SAXO BANK HA LA MEGLIO SULL’ANGELO AZZURRO E SU FABIAN CANCELLARA, CHE DAL VOTO FINALE E’ USCITO A PEZZI.

Andy Schleck è, secondo voi, il ciclista più bravo tra quelli scelti per questo 2009. Uscito tra i più votati anche dal sondaggio preliminare per decidere i finalisti, il giovane campione s’impone davanti a due Campioni del Mondo freschi di carica.
Mando un ringraziamento alle persone che hanno partecipato, dando il loro voto agli atleti che componevano la griglia dei nomi ammessi – e scelti originariamente dal sottoscritto – e poi votando nuovamente i nomi scelti sempre da voi, per quella che è stata la fase conclusiva.

Andy Schleck (24 anni, GS Saxo Bank); conscio del prestigioso riconoscimento, non può trattenere un bel sorriso di soddisfazione!

mercoledì 11 novembre 2009

Diario di bordo (o quasi); parte 1.


DI SOLITO RACCONTO LE MIE BICICLETTATE SU FACEBOOK CON IL DIARIO DE “IL MIO CICLISMO”, MA UN RESOCONTO FINALE LO SI PUO’ FARE PURE SUL SITO. SENSAZIONI, EMOZIONI, ESPERIENZE DEL MIO 2009 CICLISTICO ALLE GARE.
LO FACCIO IN 2 PARTI PERCHE’ LA COSA E’ LUNGHETTA DA LEGGERE D’UN BOTTO.

(prima parte: Febbraio/Giugno)
L’attesa principale è stata, dall’inizio dell’anno, per il Giro dei 100 anni. Già dalla presentazione autunnale avevo messo gli occhi sulla frazione che arrivava a San Martino di Castrozza. Prima di quella giornata, un bell’antipasto mi arrivò con l’occasione data dal Giro del Trentino che, con l’arrivo di tappa sulla tremenda Alpe di Pampeago, mi regalò una giornata d’Aprile con nevicata inclusa e vento freddo. Comunque, ne valse la pena, anche se per via dell’aria abbastanza gelida passai quasi tutto il tempo dentro l’auto. Stupendo vedere due appassionati, penso marito e moglie, prepararsi con le sedie sdraio, sedersi con giubbotti da Polo Nord e stare a gelarsi all’aria mentre io mi leggevo Autosprint in macchina. Successivamente, quando i ciclisti vennero annunciati a 20 chilometri dall’arrivo, presi posto ai 50 metri dalla fine. Vedere Basso o ‘Gibo’ spuntare tra i fiocchi di neve grossi così, fece un certo effetto. Anche avere un metro di neve a bordo strada sul Rolle diede all’occhio una bella cartolina. Anche l’eroica Zx si fece onore, con Rolle, Pampeago e ancora Rolle al ritorno. Tra lei e la Kangoo dell’Ilaria sono due eroine del ciclismo italiano.
Arrivò un Maggio con temperature splendide per il Giro. La mattina dell’evento (Padova – S.Martino di Castrozza), mi ritrovai con l’amico Renato e successivamente con Marco che indossava la maglia a pois del Tour. Vederlo arrivare verso di noi con l’emblema dei Re della Montagna rafforzò l’alone di atmosfera di quella giornata. Di quell’arrivo di tappa ricordo la pace che tuttavia regnava verso mezzogiorno all’arrivo, e la colossale baraonda di 4 ore più tardi, con una marea di gente che applaudiva senza risparmio i ciclisti. Ricordo bene anche Cunego, che mi scattò proprio davanti ma il suo pedale si sganciò di schianto, lasciandolo in mutande per quelle che erano le possibilità di giocarsi la tappa. Con quella foto potei fare un post sul mio blog in esclusiva; piccole soddisfazioni. Ricordo Armstrong che mi passò a tre dita dalla faccia perché nel salire si spostò tutto a destra rasente le transenne. E ricordo Renato, che se andava avanti e indietro in canottiera, quando lassù l’aria era freddina essendo nemmeno la metà di Maggio. Fu una gran bella giornata, come altre al seguito del Giro negli anni.
Non potei seguire direttamente il Giro Femminile, ormai eravamo a Luglio, ma il Passo di Croce d’Aune segnò il passaggio del Giro Dilettanti che quest’anno ha avuto Feltre come arrivo di tappa. Vergognoso il fatto che, appassionati a parte, la promozione fatta dell’evento fu quasi zero. Ma non solo a Feltre, da quello che mi raccontarono due spettatori dall’alta padovana, che stavano seguendo da due giorni la corsa e con cui attesi per un paio d’ore la gara. Volevo vedere la gara anche sul Passo Cima Campo (dove transitavano prima che sul Croce d’Aune), ma persi l’occasione per questione di 15 minuti; che nervi!

(fine prima parte. Nella prossima; Giro d’Italia Femminile, Giro di Toscana Femminile e la Coppa del Mondo di ciclocross a Spresiano dove un panino costava come una bicicletta)

venerdì 6 novembre 2009

Il ciclismo davanti al caminetto.


Quale Lampre sta costruendo 'Beppe' Saronni?

ASPETTANDO L’ARRIVO DEL GENERALE INVERNO, TORNA IL PERIODO DEDICATO ALLE CHIACCHIERE INVERNALI DAVANTI ALL’AMICHEVOLE FUOCO DEL CAMINO*.
UNA DOMANDA SUL MERCATO DELLA LAMPRE; NEL 2010 CUNEGO NE SARA’ ANCOR DI PIU’ L’UOMO SIMBOLO. MA CHE SQUADRA AVRA’ A DISPOSIZIONE?

* camino che non ho, ma voi lavorate di fantasia che stiamo a posto.

Solitamente il ciclo-mercato non è minimamente paragonabile a quello del calcio-mercato, dove la più scema delle notizie finisce nei TG; Del Piero non ha attraversato sulle strisce perché erano bianche e rosse, e non le classiche bianche e nere… Ronaldinho si taglia le unghie dei piedi dai ragazzi dell’officina sotto casa, e altre boiate così. Per questo capita che, chi non segue con continuità il ciclismo, si ritrovi nomi di ciclisti che credeva ancora con un GS, ad aver cambiato aria. Magari anche verso l’estero.
Parlando di estero, ecco che il GS Lampre di Beppe Saronni sta decisamente dando al proprio ambiente una bella rinfrescata. Cunego diventa sempre più il numero uno all’interno della formazione blu-arancio, ma non si può non notare che con la partenza di Marzio Bruseghin e dell’ex iridato Alessandro Ballan, il team italiano perde quantità e qualità.
Nonostante sia uno dei gregari migliori al mondo da diverse stagioni, Bruseghin inizia il tramonto della sua carriera (scrive uno che lo stima molto). L’atleta di Conegliano avrà quasi 36 anni al momento del Giro d’Italia, e non sono tutti Armstrong. Va in Spagna per, a quanto si è detto dall’inizio, un bel versamento in banca per il suo contratto votato alla causa Valverde.
Alessandro Ballan ha probabilmente avuto un’occasione economica altrettanto robusta. Personalmente ritengo che non avrebbe avuto problemi a trovare un GS italiano od europeo. Il ragazzo ha parlato di una scelta dettata dal fascino che un’esperienza ciclistica con un GS americano gli può dare anche umanamente. La vedo più verso il lato economico, anche perché il suo nuovo GS ha sede in Svizzera. Diventerà compagno di squadra del neo iridato Evans (che guarda un po’ abita in Svizzera!), così eccoti i punteggi sicuri per poter correre tutte le gare più importanti nel 2010. Enrico Gasparotto dovrebbe cambiare aria pure lui – anzi, mentre leggete l’ex tricolore forse avrà già dato notizia di questo – e sinceramente il tesseramento di Alessandro Petacchi (classe ’74 come Bruseghin) non è per niente improntata al futuro.
Insomma, tra gente che viene e gente che va, Damiano Cunego troverà intorno a se un team con gambe fresche ed entusiasmo, ma senza esperienza; Malori è un campioncino come pochi a cronometro, ma che ruolo può avere nel supportare Damiano nell’ennesimo tentativo per il Giro (se lo farà)? Per Ulissi e Balloni stessa musica. Per quanto abbiano talento, questi tre ragazzi, che apporto possono dare già dalla prossima stagione a Damiano, vista la loro gioventù?
Che Saronni voglia cambiare d’accordo, ma non è che Cunego si ritroverà mezza squadra da dover svezzare, proprio quando il campione di Cerro Veronese è arrivato nel momento culminante della carriera? Avere uomini in grado di capire e leggere la corsa, senza che sia il capitano a dover impartire ogni singolo ordine o suggerimento, è di fondamentale importanza nel ciclismo di alto livello. Gasparotto, Bruseghin e Ballan da una parte; Malori, Ulissi, Balloni dall’altra. La Lampre guarda al futuro, ma Cunego quanto può attendere?

martedì 3 novembre 2009

Ciclista dell'anno 2009; via alla finale!

SONO I TRE CICLISTI PIU’ VOTATI DA VOI, E PERCIO’ ECCOLI IN FINALE. RISPETTO ALLA PRIMA SELEZIONE, VI RICORDO CHE STAVOLTA POTETE SCEGLIERE UN SOLO NOME.


Andy Schleck; Chissà perché ho la sensazione che un voto lo becca sicuro, (anzi, forse due)


ANDY SCHLECK; ancora non so come si scriva il suo cognome, comunque al fratellino (s’incazza che non vi dico quando lo chiamano così), dicevo al fratellino va riconosciuta l’ottima campagna del nord con la gran vittoria nella Liegi ed il 2° posto nella Freccia Vallone. Poi il bel 2° posto al Tour ha consolidato l’immagine del fratellino. Dispiace che al Mondiale il fratellino si sia presentato con una forma che con fa onore ad un ciclista del suo calibro, visto che lo poteva vincere, e che abbia rinunciato al Lombardia. E anche questa era una gara nelle sue corde. Comunque, il fratellino per combattere le fatiche di una stagione, piglia la canna e va a pescare. Ma ricordate, non chiamatelo fratellino.



Tatiana Guderzo; “Oh, italica poesia, che su di una bici pedali e che via il mio cuor portasti…”


Ora capirete perché io non voto in questo prestigioso premio. Dopo mezza stagione zoppa di gare e risultati, titolo italiano su pista, Giro del Friuli, per un pelo non vince il Giro di Toscana e al Mondiale quasi riesce nell’omicidio a distanza del sottoscritto. Sono contento che una ciclista sia riuscita a raggiungere la finale. Dimostrazione che era possibile mettere assieme uomini e donne per questo sondaggio. Questo vuol dire che voi votanti non vi fate accecare dai lustrini e dalle paillettes che circondano a mille il ciclismo dei maschietti.



Fabian "Ufo Robot" Cancellara; il ragazzone sorride. Pensa al prestigioso sondaggio in cui è arrivato in finale?


FABIAN CANCELLARA; “Attenzione. Il treno Fabian Intercity per Mendrisio è in partenza. Ferma solo al capolinea, tra due giri esatti. Agli altri concorrenti sul percorso, preghiamo di stare lontani dalla linea bianca di mezzeria per non farvi travolgere. Grazie!”
Prima della spazzare via tutti nella crono iridata, vince il Giro di Svizzera. E poi pensi a Cunego che non sa più come vincere il Giro. Meglio che il ‘bocia’ si muova, che se al gigante svizzero gli mettono in testa la corsa rosa…

QUESTI SONO I TRE FINALISTI. A VOI!

domenica 1 novembre 2009

Novembre: l'editoriale.



SARA’ UN GIRO PER SCALATORI. MA QUELLO CHE NOI APPASSIONATI CI MERITIAMO, NON SONO SOLTANTO IL MORTIROLO, IL GAVIA, LO ZONCOLAN O LO SCENARIO MAGICO DELL’ARENA DI VERONA. QUELLO CHE CI SPETTA E’ UN GIRO PULITO. COME DOVREBBE ESSERE AD OGNI LIVELLO.

Tempo di castagne e di vino nuovo! Con l’anticipata presentazione del Giro d’Italia 2010, nemmeno il tempo di salutare questa stagione, che già si assaporano il profumo e l’aria delle Alpi. Saranno queste ultime, come ai bei tempi, a dare l’impronta decisiva per la prossima corsa rosa. Sarà un Giro per gli arrampicatori, per gli uomini che hanno creato ed alimentato la grande leggenda del ciclismo. Per quegli atleti che fanno fare alla gente ore di attesa a bordo strada.
Non starò qui a fare un’analisi delle montagne scelte da Zomegnan per questa edizione. Sono cime che hanno fatto scrivere articoli a volte storici, a fior di giornalisti. Stà di fatto che il Giro, senza più 100 anni da onorare, è tornato ai suoi vecchi schemi che lo hanno reso grande. E la tappa più bella, emozionante, importante sarà quella che porterà la grande carovana rosa a l’Aquila. Bene hanno fatto gli organizzatori a rispondere con un si, alla richiesta del nostro Presidente della Repubblica. Ancor più bello sarebbe che, come a volte è capitato al Tour, proprio il Presidente fosse presente in auto con il direttore Zomegnan per seguire la tappa.
Ma il Giro è più di tutto la festa della gente. Gli ultimi otto giorni sono quelli che ogni appassionato (ed appassionata), vorrebbe tutti i giorni. Ed un finale nella stupenda Arena di Verona, ha poco da invidiare all’imponente Colosseo che ha chiuso il Giro del centenario.
Il percorso studiato chiama a raccolta i velocisti e gli uomini delle montagne. È un Giro perfetto per Contador, e speriamo che il ragazzo torni sulle nostre strade. Ma nel pensare a Contador, mi chiedo se non sia l’ultima occasione per Franco Pellizotti, ch’è stato Re delle cime francesi poco più di 3 mesi fa. Poi potrebbero esserci dei ritorni eccellenti come Riccò, anche se vien da chiedersi con quale clima avrà a che fare, se il suo GS verrà accettato dai boss del Giro. Stesso discorso per Sella, anche se il suo modo do proporsi – meno voglia di fare il divo, rispetto a Riccò – potrebbe metterlo sotto una luce migliore agli occhi degli appassionati.
Sarà un Giro senza inganni ai tifosi? Dopo la rabbia per Di Luca quest’anno, Sella la stagione prima, ci ritroveremo ad applaudire altri falsi protagonisti? Perché i lustrini e le paillettes per l’edizione dei 100 anni, lo spettacolo fatto da noi appassionati che abbiamo riempito le strade dello stivale, non ci fanno dimenticare che i nostri incitamenti ed applausi vanno meritati senza imbrogli. Ma senza dimenticare, anche, che il cancro del doping non è una porcheria che vive soltanto nel ciclismo a grande livello. Sono troppi i ciclisti che per primi fanno male al ciclismo, anche nelle corse della domenica mattina. Le possibilità date da Internet per comprare di tutto, sono impensabili. E il mercato che vive grazie agli sportivi della domenica è superiore a quel che si crede. Quanti controlli ci sono nelle gare amatoriali? Una miseria, se rapportati al numero di praticanti. Se qualche stregone vuole fare il proprio schifoso mercato, quale terreno migliore di quello dove i controlli sono scarsi?
Quando, in Maggio, pedalavo con gli amici Renato e Marco sui tornanti del Rolle per andare al traguardo di tappa del Giro, scambiammo due parole sul discorso doping (in verità, pure sul Pordoi sempre con Marco. Certo che abbiamo una fantasia!…). nel salire da Fiera di Primiero. Dissi a mo di conclusione, con fare ironico; “Il vero ciclismo siamo noi.” Riferendomi al nostro sbuffare a causa degli zaini sulle spalle che appesantivano molto la nostra pedalata. Facciamo in modo che resti una battuta e non diventi sempre più una realtà.