«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 19 novembre 2009

Il ciclismo davanti al caminetto.


RIPRENDO IL RIASSUNTO DELLA MIA ANNATA SULLA BICI E AL SEGUITO DELLE CORSE. PASSATO IL GIRO DEI 100 ANNI, PROTAGONISTE DIVENTANO LE PEDALATE DELL’ALTRA META’ DEL SELLINO.

(seconda parte; Luglio/ Novembre)
Dopo la prima metà della stagione, dedicata al Giro del Trentino e al Giro del centenario, condivisi alcune corse con l’amico Alessandro. Iniziai dal padovano grazie alla gara monumento per eccellenza a Camin di Padova, con la 2^ (e ripeto, seconda) edizione della classica città di Padova. Come possa una gara definirsi ‘classica’ già alla seconda edizione resterà un mistero, ma essendo la gara che si corre nella località dei record, non mi pongo più domande.
Diversi gli spunti di quella giornata; per ingannare l’attesa tra un passaggio e l’altro della gara – corsa in circuito – un suo amico per 3 volte tentò il suicidio cercando di gettarsi da un ponte (mai contento, tra l’altro, delle angolazioni scelte dal fotografo per immortalare il momento), la pioggia bella forte che arrivò nei minuti di presentazione delle squadre, per smettere appena quest’ultima era finita, i sacramenti che papà e mamma di una ciclista caduta si scaricarono addosso dando uno spettacolo vergognoso, l’ombrello perso di Alessandro e poi visto in mano a uno spettatore passarci davanti, una signora che con una certa decisione ci caldeggiò molto il fare quintali di fotografie alle ragazze e, tra l’emozione generale, l’apparizione ad un giro dalla fine dell’apparecchiatura per il fotofinish. Ne avrei ancora ma penso basti. Il clou, per la seconda parte della stagione, doveva però arrivare.
A parte gli infarti multipli provocati al sottoscritto grazie ai nostri angeli azzurri il sabato dei Mondiali di Mendrisio – che non seguii sul posto ma in TV, e forse per questo sono ancora vivo – ci fu la bella occasione datami da Ilaria che mi invitò a Firenze proprio per l’arrivo del Giro di Toscana Femminile. Con 8 parole di cui una magica; “Vieni qui che c’è anche la Guderzo, dai!” mi convinse e mi divertii. Anche perché come antipasto andai a vedere la corsa di suo figlio Liveri nella zona del Mugello il giorno prima. Firenze è bella. Spiace che non avevo la possibilità di fermarmi per altri giorni, visto che con l’Ilaria a farti da Cicerone te la godi meglio. Per l’arrivo del Giro di Toscana riuscii a ritrovare Alessandro entusiasta nella zona d’arrivo, munito di tutto punto per le sue foto e pronto a passarmi il “mio” pass per la zona traguardo (quando si dice avere le giuste amicizie). Concludemmo la manifestazione distribuendo centinaia di borracce al pubblico. L’Ilaria soprattutto; se ne portò a casa una decina.
Mi dispiacque andarmene quella domenica stessa perché quel poco che vidi di Firenze fu proprio bello. Anche se devo dire che potendo ‘beccare’ il nuovo Frecciarossa per ritornare verso casa, ne sono rimasto entusiasta; passare nelle stazioni a 150 chilometri orari (parole del bigliettaio), fa più impressione che viaggiare a 250 quando il piccolino è lanciato. Per il resto, senti un rumore ch’è poco più di un sibilo.
Ultimo appuntamento dell’anno fu la Coppa del Mondo di ciclocross a Lovadina di Spresiano (TV). Passando a Spresiano ritrovai Alessandro in stazione e ci recammo al Centro Sportivo Le Bandìe di proprietà di Remo Mosole e famiglia. Tra una corsa, un panino, due parole e la cronaca dello speaker (Ale, non mi ricordo il nome! Se leggi dammi la dritta!) imparammo che la Coppa del Mondo (World Cup) era diventata la Coppa della Guerra (War Cup!) e che quando si mischiano italiano, francese ed inglese i risultati sono esilaranti. C’era il gelato gratis per tutti – come Mosole aveva anticipato – e se qualcuno voleva mangiarsi un panino e una birra doveva chiedere un mutuo alla banca; un panino? € 3,50. una pizzetta tipo supermercato precotta e unta? Anche per lei € 3,50. dico, sono 6.760 delle vecchie lireee!!! Praticamente, per un pasto spendevi quasi 12.000 lire. Meno male che noi avevamo la nostra roba.
Con quest’ultimo appuntamento si è chiusa la mia stagione 2009, anche se quando il termometro lo permette salgo in sella per guardarmi il bosco d’autunno che mi saluta in alcuni punti dove allunga i suoi rami verso le strade. Nemmeno il tempo di scrivere queste righe, che già è arrivato il Giro 2010, e per questo l’idea e l’attesa per la prossima stagione già riscaldano l’animo in questo inverno che va ad iniziare tra non molto. Ora come ora, l’idea per il prossimo Giro riguarda il Monte Grappa; vedremo. Ringrazio le persone nominate in questo riassunto diviso in 2 parti, per avermi reso più bella una passione già bella di suo.

Nota a margine; l’immagine più bella me la portai a casa da Spresiano. Una ragazza che avrà avuto 10 o 12 anni, era ultima e staccatissima nella sua corsa mattutina. Nessuno le dedicava uno sguardo. Fermai Alessandro e gli feci guardare con me quella ragazzina. Nel superare l’ultima fatica del percorso, un su e giù molto veloce e corto, si arrese alla stanchezza. Scese di bici, iniziò a spingerla pian piano sbuffando. In viso era tutta rossa per la fatica. Arrivata al culmine dell’ostacolo, iniziò la fase discendente sempre a piccoli passi per non cadere. Era stanca, sudata, ultima di tutti ma andò giù piano piano, fino a tornare sul tratto in piano. Risalì in sella, sbuffò ancora e andò a chiudere la sua gara. Ultima di tutti, nessuno la guardava nemmeno per sbaglio, tranne noi due. Fu bravissima. Spero che dopo l’arrivo le abbiano dato il gelato più grande del mondo.
Penso a Riccò, alla Cucinotta, a Di Luca o Vinokurov, e la rabbia è forte.

martedì 17 novembre 2009

Il ciclismo davanti al caminetto.


PASSIAMOCI UN PO’ IL TEMPO IN QUESTO MODO, COSI’ AGGIUNGIAMO CULTURA A ‘STO SITO…

Dorme la bici bella e lucente,
come anche il bosco spoglio e silente.
Brucia la legna nel caminetto,
che l’animo scalda in modo perfetto.
Ormai lungo i prati, la brina comanda,
e c’è il Pettirosso che dal bosco ora canta.
E mentre il ciclista aspetta il suo Giro,
nascosto in legnaia dorme anche il Ghiro.

Silenzio sul Grappa che adesso è assopito,
fin quando a Maggio non passerà il mito.
Riposa anche il Gavia, che dei monti è un gigante,
che farà patir tanto chi andrà su un po’ irridente.
Dormicchian sornioni Mortirolo ed Aprica,
che quel dì, pei ciclisti, sarà tutt’altro che amica.
Si beve tranquillo un’ombra di vino,
chi scrive ‘ste righe, che si sa è un bell’omino.

Il Giro ora dorme, ed è scesa la notte,
e Gigi Sgarbozza s’attacca alla botte.
Un’angelo in sogno m’appare; uno scherzo?
ma poi guardo bene; è lei, la Guderzo.
E meglio che smetto di metter giù in rima,
e smetto di prendere anche il vino in cantina.
Un bacio a voi tutti che chiudiam ‘sta boiata,
e cedo la linea a Lorenzo Roata.

venerdì 6 novembre 2009

Il ciclismo davanti al caminetto.


Quale Lampre sta costruendo 'Beppe' Saronni?

ASPETTANDO L’ARRIVO DEL GENERALE INVERNO, TORNA IL PERIODO DEDICATO ALLE CHIACCHIERE INVERNALI DAVANTI ALL’AMICHEVOLE FUOCO DEL CAMINO*.
UNA DOMANDA SUL MERCATO DELLA LAMPRE; NEL 2010 CUNEGO NE SARA’ ANCOR DI PIU’ L’UOMO SIMBOLO. MA CHE SQUADRA AVRA’ A DISPOSIZIONE?

* camino che non ho, ma voi lavorate di fantasia che stiamo a posto.

Solitamente il ciclo-mercato non è minimamente paragonabile a quello del calcio-mercato, dove la più scema delle notizie finisce nei TG; Del Piero non ha attraversato sulle strisce perché erano bianche e rosse, e non le classiche bianche e nere… Ronaldinho si taglia le unghie dei piedi dai ragazzi dell’officina sotto casa, e altre boiate così. Per questo capita che, chi non segue con continuità il ciclismo, si ritrovi nomi di ciclisti che credeva ancora con un GS, ad aver cambiato aria. Magari anche verso l’estero.
Parlando di estero, ecco che il GS Lampre di Beppe Saronni sta decisamente dando al proprio ambiente una bella rinfrescata. Cunego diventa sempre più il numero uno all’interno della formazione blu-arancio, ma non si può non notare che con la partenza di Marzio Bruseghin e dell’ex iridato Alessandro Ballan, il team italiano perde quantità e qualità.
Nonostante sia uno dei gregari migliori al mondo da diverse stagioni, Bruseghin inizia il tramonto della sua carriera (scrive uno che lo stima molto). L’atleta di Conegliano avrà quasi 36 anni al momento del Giro d’Italia, e non sono tutti Armstrong. Va in Spagna per, a quanto si è detto dall’inizio, un bel versamento in banca per il suo contratto votato alla causa Valverde.
Alessandro Ballan ha probabilmente avuto un’occasione economica altrettanto robusta. Personalmente ritengo che non avrebbe avuto problemi a trovare un GS italiano od europeo. Il ragazzo ha parlato di una scelta dettata dal fascino che un’esperienza ciclistica con un GS americano gli può dare anche umanamente. La vedo più verso il lato economico, anche perché il suo nuovo GS ha sede in Svizzera. Diventerà compagno di squadra del neo iridato Evans (che guarda un po’ abita in Svizzera!), così eccoti i punteggi sicuri per poter correre tutte le gare più importanti nel 2010. Enrico Gasparotto dovrebbe cambiare aria pure lui – anzi, mentre leggete l’ex tricolore forse avrà già dato notizia di questo – e sinceramente il tesseramento di Alessandro Petacchi (classe ’74 come Bruseghin) non è per niente improntata al futuro.
Insomma, tra gente che viene e gente che va, Damiano Cunego troverà intorno a se un team con gambe fresche ed entusiasmo, ma senza esperienza; Malori è un campioncino come pochi a cronometro, ma che ruolo può avere nel supportare Damiano nell’ennesimo tentativo per il Giro (se lo farà)? Per Ulissi e Balloni stessa musica. Per quanto abbiano talento, questi tre ragazzi, che apporto possono dare già dalla prossima stagione a Damiano, vista la loro gioventù?
Che Saronni voglia cambiare d’accordo, ma non è che Cunego si ritroverà mezza squadra da dover svezzare, proprio quando il campione di Cerro Veronese è arrivato nel momento culminante della carriera? Avere uomini in grado di capire e leggere la corsa, senza che sia il capitano a dover impartire ogni singolo ordine o suggerimento, è di fondamentale importanza nel ciclismo di alto livello. Gasparotto, Bruseghin e Ballan da una parte; Malori, Ulissi, Balloni dall’altra. La Lampre guarda al futuro, ma Cunego quanto può attendere?

domenica 1 novembre 2009

Novembre: l'editoriale.



SARA’ UN GIRO PER SCALATORI. MA QUELLO CHE NOI APPASSIONATI CI MERITIAMO, NON SONO SOLTANTO IL MORTIROLO, IL GAVIA, LO ZONCOLAN O LO SCENARIO MAGICO DELL’ARENA DI VERONA. QUELLO CHE CI SPETTA E’ UN GIRO PULITO. COME DOVREBBE ESSERE AD OGNI LIVELLO.

Tempo di castagne e di vino nuovo! Con l’anticipata presentazione del Giro d’Italia 2010, nemmeno il tempo di salutare questa stagione, che già si assaporano il profumo e l’aria delle Alpi. Saranno queste ultime, come ai bei tempi, a dare l’impronta decisiva per la prossima corsa rosa. Sarà un Giro per gli arrampicatori, per gli uomini che hanno creato ed alimentato la grande leggenda del ciclismo. Per quegli atleti che fanno fare alla gente ore di attesa a bordo strada.
Non starò qui a fare un’analisi delle montagne scelte da Zomegnan per questa edizione. Sono cime che hanno fatto scrivere articoli a volte storici, a fior di giornalisti. Stà di fatto che il Giro, senza più 100 anni da onorare, è tornato ai suoi vecchi schemi che lo hanno reso grande. E la tappa più bella, emozionante, importante sarà quella che porterà la grande carovana rosa a l’Aquila. Bene hanno fatto gli organizzatori a rispondere con un si, alla richiesta del nostro Presidente della Repubblica. Ancor più bello sarebbe che, come a volte è capitato al Tour, proprio il Presidente fosse presente in auto con il direttore Zomegnan per seguire la tappa.
Ma il Giro è più di tutto la festa della gente. Gli ultimi otto giorni sono quelli che ogni appassionato (ed appassionata), vorrebbe tutti i giorni. Ed un finale nella stupenda Arena di Verona, ha poco da invidiare all’imponente Colosseo che ha chiuso il Giro del centenario.
Il percorso studiato chiama a raccolta i velocisti e gli uomini delle montagne. È un Giro perfetto per Contador, e speriamo che il ragazzo torni sulle nostre strade. Ma nel pensare a Contador, mi chiedo se non sia l’ultima occasione per Franco Pellizotti, ch’è stato Re delle cime francesi poco più di 3 mesi fa. Poi potrebbero esserci dei ritorni eccellenti come Riccò, anche se vien da chiedersi con quale clima avrà a che fare, se il suo GS verrà accettato dai boss del Giro. Stesso discorso per Sella, anche se il suo modo do proporsi – meno voglia di fare il divo, rispetto a Riccò – potrebbe metterlo sotto una luce migliore agli occhi degli appassionati.
Sarà un Giro senza inganni ai tifosi? Dopo la rabbia per Di Luca quest’anno, Sella la stagione prima, ci ritroveremo ad applaudire altri falsi protagonisti? Perché i lustrini e le paillettes per l’edizione dei 100 anni, lo spettacolo fatto da noi appassionati che abbiamo riempito le strade dello stivale, non ci fanno dimenticare che i nostri incitamenti ed applausi vanno meritati senza imbrogli. Ma senza dimenticare, anche, che il cancro del doping non è una porcheria che vive soltanto nel ciclismo a grande livello. Sono troppi i ciclisti che per primi fanno male al ciclismo, anche nelle corse della domenica mattina. Le possibilità date da Internet per comprare di tutto, sono impensabili. E il mercato che vive grazie agli sportivi della domenica è superiore a quel che si crede. Quanti controlli ci sono nelle gare amatoriali? Una miseria, se rapportati al numero di praticanti. Se qualche stregone vuole fare il proprio schifoso mercato, quale terreno migliore di quello dove i controlli sono scarsi?
Quando, in Maggio, pedalavo con gli amici Renato e Marco sui tornanti del Rolle per andare al traguardo di tappa del Giro, scambiammo due parole sul discorso doping (in verità, pure sul Pordoi sempre con Marco. Certo che abbiamo una fantasia!…). nel salire da Fiera di Primiero. Dissi a mo di conclusione, con fare ironico; “Il vero ciclismo siamo noi.” Riferendomi al nostro sbuffare a causa degli zaini sulle spalle che appesantivano molto la nostra pedalata. Facciamo in modo che resti una battuta e non diventi sempre più una realtà.