«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

venerdì 26 giugno 2015

Dal tutto al niente, con poco in mezzo.

Dopo l’assegnazione del titolo nazionale a cronometro andato di recente ad Adriano Malori, riemerge un dato che tra le righe continua a deludere.
Le gare che assegnano i titoli nazionali a cronometro, o quelle organizzate dalle società che precedono di poco il giorno dell’assegnazione, sono da sempre un’ottima cartina di tornasole per valutare la ‘salute’ di questa specifica specialità ciclistica. Come da tradizione anche stavolta pare tirare aria pesante nelle corse contro il tempo. Dalla corsa juniores – bacino (in teoria) per il domani – fino alla corsa che assegna il titolo tricolore per gli elite uomini. Se nella prima occasione, inserita nel calendario nazionale, troviamo nientemeno che l’esorbitante numero di una quindicina di ragazzi partecipanti (per rassicurarci sul fatto che il futuro è nostro forse), nella seconda troviamo l’ennesimo titolo per il bravo Adriano Malori, che si è imposto davanti ad una schiera di cronomen di chiara fama; Moreno Moser e Daniele Bennati! Il primo che da due stagioni piene è scomparso dalle classifiche che contano, il secondo che da sempre ha una carriera ch’è improntata come velocista. Pazzesco che di fronte ad una disparità di valori così netta, la RAI abbia esaltato la vittoria di Malori senza dire due parole sul baratro che da anni e anni e anni continuiamo a coltivare nella specialità del cronometro. Togliendo il forte Malori (che nemmeno per sogno merita di vedere svilita anche minimamente la sua applicazione e la sua dedizione alla specialità), quanti atleti possiamo vantare come abili a cronometro negli ultimi vent’anni? A meno che non si voglia contare l’argento di Noemi Cantele nel 2009 ai Mondiali di Mendrisio. Quali atleti possiamo considerare come cronomen nel nostro passato, senza scomodare Coppi con il suo Record dell’Ora negli anni ‘40, o anche Moser che tre decenni addietro stabilì lo stesso primato, lasciando da parte il dettaglio dell’avere un tal Conconi ed un allora giovane tal Ferrari appresso. Malori emerge da una mediocrità che ha delle basi cultural/ciclistiche che difficilmente cambieranno. Perché se chiedi ad un giornalista affermato o ad un ragazzino di 15 anni quali sono i nostri ciclisti più noti degli ultimi decenni, sentirai parlare di Bartoli, Basso, Pantani, Nibali, Bugno, Fondriest, Cunego, Argentin, Cipollini, Chiappucci, magari Simoni, forse anche un Di Luca o un Rebellin. Quasi tutti questi atleti (a parte Bugno e Basso che si difendevano) non hanno mai avuto niente a che fare con il cronometro. Il famoso ragazzino di cui si scriveva un momento fa probabilmente ha già dimenticato Marco Pinotti, e forse tra dieci anni solo gli appassionati veri ricorderanno Adriano Malori.

sabato 6 giugno 2015

Le borracce si stanno svuotando?

Per quanto nessuno si aspettasse più chissà cosa, due vecchi protagonisti del nostro ciclismo hanno corso un Giro al di sotto delle attese.
Quando a fine inverno arrivò la notizia che Cunego avrebbe corso il Giro d’Italia con la Nippo, due domande arrivarono quasi automatiche. La prima era se Cunego ne avesse ancora (di birra e di voglia), la seconda era come fosse possibile che una formazione modesta, volenterosa ma modesta, come la Nippo avesse avuto carta che canta per un invito ad una corsa importante come il Giro. Da quello che abbiamo visto Cunego sembra avere più voglia che gambe. La sua caduta al Giro dispiace, ma fino a quel momento Damiano era sempre rimasto nell’ombra. C’è anche da dire che il livello medio/basso – almeno a livello internazionale – della sua formazione non dovrebbe permetterci di vederla protagonista su gare extra-confine. Ed in più ecco la caduta del veronese al Giro, che dovrebbe tenerlo lontano da una forma decente fino a tutto giugno. Finito male il Giro, per lui anche il Campionato Italiano scappa via, e ci auguriamo che prima della fine della stagione o della carriera – Damiano dovrebbe aver firmato con la Nippo un biennale – ci sia un’occasione per rivedere scampoli di quello che dieci anni fa era considerato uno dei migliori talenti del mondo, sia nelle corse a tappe, sia in linea, visto che con Cunego parliamo dell’ultimo vincitore italiano del Giro di Lombardia, corsa che il veneto ha vinto tre volte.
Tesserato da patron Tinkoff per diventare gregario di lusso di Contador, Basso ha fatto parte di quella metà squadra che spesso spariva quando le tappe entravano nella loro fase decisiva. Un atleta del suo livello – due Giri vinti e due podi al Tour – te lo aspetti presente nelle giornate più importanti, invece Contador ha dovuto contare molto su se stesso mentre la sua Saxo lo lasciava spesso solitario con alcuni uomini Astana invece ben presenti. Un Basso e una Tinkoff del livello visti al Giro rischiano di non essere sufficienti per l’iberico al Tour, dove Nibali e Quintana arriveranno con le rispettive squadre a totale disposizione, com’anche più ‘freschi’ dal punto di vista fisico. E tenendo conto che Basso sapeva da mesi che al Giro avrebbe dovuto presentarsi in una forma migliore, se un atleta della sua esperienza si presenterà in Francia allo stesso livello del Giro, allora non sarà più questione di un corridore che (in tal caso per la seconda volta) ha sbagliato l’avvicinamento, ma forse di un ciclista che non ha più niente da esprimere ad alto livello.

martedì 2 giugno 2015

E adesso spagelliamoci.

Puntuali come la solita dichiarazione dei redditi (il periodo è quello), tornano le pagelle ‘fuori giri’ dedicate al Giro. Qualcosa resta sempre fuori, portate pazienza.
VOTO 36 a Piergiorgio Severini; manca poco alla partenza della tappa del 24 maggio. Severini viene mandato a strappare un’intervista a Contador a pochi minuti dal via. Ma GazzettaTV è arrivata prima tesoro mio. Nessuno ha però avvisato l’amico che il suo microfono è ben aperto è il telespettatore può riceverlo forte e chiaro; “E che vuoi che ti dica….quelli della Gazzetta fanno come cazzo gli pare!....” Sul volto di Mecarozzi, conduttore di Giro-Mattina, spuntano in veloce rassegna le tinte di tutte le maglie delle varie classifiche. VOTO 9 all’Astana (quattro vittorie, 2 atleti sul podio) e a Contador che ha vinto il Giro quasi da solo (Saxo-Tinkoff 4). VOTO 8 a Gilbert che ha piazzato due belle vittorie, ad Aru che ha piazzato due belle vittorie, a Landa che ha piazzato due belle vittorie, a Modolo che ha piazzato due belle vittorie. Curioso notare come nelle prime 14 tappe avevano vinto 14 nomi diversi. Poi è stato tutto un bis. VOTO 7 al serale della 19:30 di Gazzetta TV; chiariamo, non entusiasma troppo, ma è la prima edizione e le domande fatte ai protagonisti dai giornalisti Gazzetta sono meno scontate di quelle (spesso noiose) che escono da una certa trasmissione RAI del dopo-tappa. VOTO 6 a un bel Giro per il fatto che abbiamo visto come usando solo l’Italia puoi fare tappe tecnicamente molto belle, senza trasferimenti a raffica. Ma il sud Italia è stato messo all’angolo. Il prossimo anno pare si riparta dall’Olanda. Puoi menarmela con la passione, ma pare che un assegno firmato valga pure di più. VOTO 5 a chi (Conti Giuseppe) rompe le balle per via della crono (una!) molto lunga. Il percorso era ottimo per far tirare fuori le palle agli atleti al via. Che smetta lui di romperle. Se il ciclismo di oggi ha sempre qualcosa che non va lo molli e sparisca. VOTO 4 a Gigi Sgarbozza; Dà un tocco di vivace simpatia alla trasmissione della mattina, ma qui continuiamo a sfiorare l’analfabetismo puro. La domanda non è retorica; avrà fatto le suole medie? VOTO 3 a Baffetto e facciamo il bis con l’amico “W Balmamion!”; Perché (essendo gente in pensione) non togliersi dalle sacrosante palle per lasciare spazio a gente che ha 30 anni di meno e probabilmente più bisogno di lavorare? Hanno una pensione troppo misera per tirar sera? VOTO 2 ai capelli tinti di rosa di patron Tinkoff; c’avrà pure i miliardi, ma faceva veramente schifo! VOTO 1 a Tom Boonen; se deve venire al Giro per fare presenza poteva starsene in Belgio ad aspettare la prossima Roubaix. VOTO 0 per il solito piattume del dopo tappa; sempre gli stessi a cantarsela tra loro, Cipollini trattato come Dio fatto ciclista perché il telespettatore meno sa e meglio è (per loro), il tutto condito da decine di considerazioni da parte della conduttrice del calibro tipo; “Beppe, quando piove è meglio avere l’ombrello che non averlo”. Poi ti domandi perché un giorno ti stufi di Bicisport e compri CyclingPro.

Giugno; l'editoriale

Un bel Giro, con un vincitore che ha meritato, con buone notizie ‘azzurre’ e con situazioni televisive che all’appassionato informato – e non disposto come ancora troppi a turarsi il naso pur di avere lo spettacolo – forse non sono troppo gradite.
“Tre settimane addietro la speranza – della Gazzetta in particolare – era di vedere un ragazzo sardo che attaccava e sconfiggeva il gigante iberico. Non è andata esattamente così ma Fabio Aru ha comunque chiuso da campione il Giro d’Italia, riuscendo a vincere due tappe in cui era chiamato all’appello. Alberto Contador era troppo per lui. Lo spagnolo – che ha vinto il Giro quasi da solo vista la pochezza della sua Saxo in molti momenti della corsa – ha patito (caduta a parte) una sola giornata dura, la penultima, l’ultima veramente faticosa con il Colle delle Finestre che lanciava il gruppo verso Sestriere. Aru ha fatto tutto quel che poteva, l’Astana ha fatto lo stesso, la differenza è stata data dal fatto che Contador non ha vinto sette-barra-nove Grandi Giri per Grazia ricevuta. È riuscito ad amministrare nel finale una vittoria costruita con la pazienza nei primi dieci giorni, con una botta pesante agli avversari nella maxi-crono di Valdobbiadene, e con la testa nei tre chilometri finali del Colle delle Finestre dove ha patito stanchezza. È stato un Giro dove sono mancati diversi protagonisti, anche se attesi a ruoli diversi. Uran non è mai stato in corsa e il ‘Ciccio’ tanto simpatico a Peppa Pig sarebbe ora ridesse di meno e ‘menasse’ di più. Richie Porte è riuscito a cadere senza spiccare mai il volo, forse capendo che quando non ne hai più, non ti cambia dormire da solo in un Motor-Home simil sala operatoria. Cunego ha fatto parlare di se per essersi sfasciato una clavicola, Basso per farsi vedere in difficoltà ad ogni salita o quasi. Però ci sono state buone notizie per il CT Cassani; Aru non parrebbe un fuoco di paglia, se Dio vuole Viviani e Modolo potrebbero essere usciti dal novero dei vincitori di febbraio e Ulissi non ha dimenticato come si vince. Siamo all’incirca nella stessa situazione di un anno fa, ma quest’anno la situazione sembra intavolata in maniera migliore. Note stonate arrivano dalla RAI, dove Cipollini continua ad essere trattato come se alcune tabelle spagnole non fossero mai esistite, e sarebbe gradito che Re Imbroglione prima di andare a fare il chiacchierone in tivù, lo facesse anche in altri ambiti dove avrebbe ben altre risposte da dare nei confronti di quattro pagine Gazzetta tutte per lui uscite due anni fa. Un’altra nota che riguarda sempre la RAI. Due anni addietro Savoldelli (noto smemorato colpito l’anno scorso dal virus denominato “Procura Anti-Doping del CONI”) definì assurdo che l’UCI avesse vietato l’assunzione di sostanze di recupero tramite iniezioni. In questo fu allora idealmente abbracciato da Suor Alessandra nota smemorata su questioni doping. A distanza di tempo non pare che vietare flebi di sostanze di recupero da ficcare in vena abbia provocato morti e feriti. Mentre di morti se ne contano con il doping, e con l’omertà per proteggere lo spettacolo.”