«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

domenica 24 luglio 2011

THE PERFECT STRANGER.



Il Tour dei cerotti è di Cadel Evans (foto;atwistedspoke.com). Il canguro della BMC ha fatto un solo centro; quello buono.

COSTANZA, TANTA VOGLIA DI NON MOLLARE, E PROBABILMENTE ANCHE TANTA VOGLIA DI NON DIVENTARE UNA SPECIE DI ETERNO SECONDO.
CADEL EVANS VINCE IL GIRO DI FRANCIA, REGOLANDO SENZA DISCUSSIONE ALCUNA I FRATELLI SCHLECK NELLA CRONOMETRO DI GRENOBLE. CUNEGO MIGLIOR ITALIANO, MALE IVAN BASSO.

Qual’è la notizia? Forse che Andy Schleck è diventato l’erede di Jan Hullrich, grazie ad un’altro secondo posto in un grande giro. Però quando il vincitore è Cadel Evans, eccoti la storia di un ciclista che come pochi voleva vincere la corsa francese. Si perché non è stato il biondo lussemburghese a perdere la corsa, ma il canguro a vincerla.
Evans vince il Tour dei cerotti, grazie ad una continuità di rendimento che gli altri non hanno avuto. Ma soprattutto grazie ad una perfetta cronometro conclusiva, correndola in una situazione che l’australiano cercava fin dalla bella vittoria di Andy sul mitico Galibier. Sapeva che con più di 40 chilometri a cronometro (la stessa che aveva corso al Romandia) aveva tutto lo spazio per mangiare secondi a baby Schleck.
Il distacco inflitto al capitano del GS Leopard non è una sorpresa. L’anno passato solamente una mediocre cronometro di Contador (ricordate Alberto che pedalava come gli avessero ficcato una saponetta sotto al sedere?) aveva fatto pensare ad uno Schleck diventato migliore contro il tempo. L’unica preoccupazione per Evans sarebbe arrivata se Andy avesse avuto almeno un minuto e mezzo di vantaggio, o se il minuto scarso che aveva alla partenza della cronometro, fosse stato ad appannaggio di Contador.
Evans ha vinto quasi chirurgicamente il Giro di Francia, cercando di limitare i danni sulle montagne (evitando le cadute!) e rimontando quasi da solo un minuto e mezzo a Schleck il giorno in cui Andy vinse sul Galibier; quel giorno l’australiano aveva capito che era vicino al Tour come mai prima, e si è messo a tirare per molti chilometri, assumendosi l’onere di non lasciare Schleck troppo avanti. Poteva capitare solo una cosa. Che Contador riuscisse a far saltare tutti per aria il giorno della fenomenale fuga di 90 e rotti chilometri da Modane all’Alpe d’Huez. Avere Contador in giallo, o molto vicino in classifica, era probabilmente l’unica cosa che Cadel temeva. Bravo canguro!




Due volti del Tour; Cunego miglior italiano e Andy che ormai rischia di sognarsi la notte i Campi Elisi.

Al secondo posto ancora Andy Schleck. Almeno quando Ullrich collezionava secondi posti in Francia, era per colpa di un texano tremendo come pochi se ne sono visti. Tenendo conto che mezzi favoriti sono stati eliminati i primi dieci giorni da cadute multiple, che Contador aveva nelle gambe le fatiche del Giro, che quest’anno non c’era una squadra più forte di altre, non sappiamo cosa possa fare Schleck di diverso per vincere un grande giro. Ha tentato quasi tutto, ma ha trovato Evans migliore di lui, soprattutto a cronometro. Quando il Tour arrivava a Lourdes nella 13^ tappa, forse una passeggiata da quelle parti… Per il resto, le cadute hanno eliminato diversi attesi protagonisti, e allora andiamo a casa nostra.
Damiano Cunego ha salvato il bilancio italiano perché, se guardiamo a Ivan Basso, mai ci saremmo attesi un Basso così grigio e senza gambe. In tre settimane mai una minima azione, se non qualche “ricucitura” per rientrare su alcuni altri capitani che scattavano. Parlava del Tour dall’autunno scorso, ha rinunciato al Giro proprio per il Giro francese, si è avvicinato alla corsa come gli pareva lui. Ciclisticamente parlando, un fiasco da medaglia d’oro.
Cunego ha fatto poco di più senza entusiasmare, a parte Pancani. Limitandosi a stare coi primi (Cunego, non Pancani) è riuscito a ritagliarsi un posticino ottimo in classifica. Cassani parla di una ripartenza nella carriera dell’ex bocia. Forse doveva anche parlare del lavoro di Damiani, il nuovo DS, ex Gilbert, che sembra aver rinvigorito Damiano. Certo è che andando così piano a cronometro, hai voglia che Cunego torni ai vertici nei grandi giri. Allo “Svizzera” è stato veramente bravo, ma dieci giorni di corsa sono storia ben diversa di venti.
Si chiude quindi un Tour abbastanza piatto e noioso, e con la fine della corsa a tappe transalpina quasi tutti i grandi appuntamenti della stagione sono passati. Fin’ora l’Italia non ha vinto quasi niente. Ci resta poco nei prossimi mesi. Speranze esistono per la Vuelta con Nibali (corsa alla quale punta tale Di Luca Danilo), vedremo che razza di corsa sarà il Giro della Padania che “dovrebbe” corrersi a settembre, poi silenziosi verso i Mondiali per ruote veloci, dove non abbiamo molte speranze, se non per la prova femminile. Chi farà ferie, se le goda.

domenica 17 luglio 2011

Adesso basta; chi la vuole?


DEVASTATO DALLE CADUTE, SARANNO LE ALPI A TOGLIERE IL VELO SOPORIFERO DELLE PRIME DUE SETTIMANE DI TOUR. NONOSTANTE QUESTA SITUAZIONE FACCIA LA FELICITA’ DEGLI ORGANIZZATORI, SOPRATTUTTO PER UN FRANCESE IN GIALLO.

Con l’arrivo delle Alpi, finalmente si va verso i momenti decisivi del Tour de France. Con Thomas Voeckler che il suo Tour lo ha già vinto (come Mark Cavendish che per ora porta a casa 4 vittorie), vedremo a Gap chi a veramente le gambe per vincere la corsa?
Fin’ora abbiamo assistito a due settimane di tutti-guardano-tutti, motivo principe per cui probabilmente Voeckler è maglia gialla. A Contador, che non può nascondere la stanchezza per un Giro tremendo, la situazione va anche bene. Le fatiche italiane non gli permettono molti colpi da tirare a bersaglio. Per questo, fino a questo momento, il giochino del; ”Ok ragazzi, chi scatta?” per lui è perfetto.
Basso e i fratelli Schleck dovranno però dare battaglia, ma non solo questo. Se vogliono vincere il Tour, devono già vestire di giallo alla cronometro, con almeno 1 minuto e mezzo sui vari Evans e Contador.
Se domani mattina si corresse la cronometro, Evans e Contador potrebbero mangiarsi i due Schleck, Voeckler, e forse anche Basso. Ad Evans va benissimo arrivare alla cronometro a un minuto dal leader, e fin’ora l’australiano non ha mai fatto sul serio.
Andy Schleck deve smetterla di guardarsi indietro; la classe c’è, c’è il talento, le gambe anche. Che aspetta? Che Frank gli dica; “Va bene fratellino, vai!” buonanotte. Gli avversari ringraziano.
Basso fa quel che può. La testa è più cattiva delle sue gambe. Ma anche l’italiano deve arrivare in giallo a Grenoble, perché 42 chilometri contro il tempo bastano e avanzano per lasciare 1 minuto e mezzo a Evans e uno a Contador.
Le Alpi sono arrivate. Ora tutti i leaders devono giocarsi le loro carte. Basso, Andy e Franck, Contador devono guadagnare quel che basta per difendere un’eventuale maglia gialla nella cronometro; Evans non chiede altro che potersi giocare il Tour a Grenoble.
Contador è l’unico tra i favoriti che ha corso il Giro. Tutti gli altri si sono avvicinato al Giro di Francia come hanno preferito. Per questi ultimi non ci saranno scusanti, se anche sulle Alpi assisteremo a salite corse in maniera supercontrollata. A meno che questo ciclismo non sia il risultato di controlli anti-doping qualitativamente migliori. Allora viva le salite-camomilla.
Giovedì-venerdi-sabato; il Tour sarà tutto lì, in 352 chilometri.

mercoledì 13 luglio 2011

Giro-Donne 2011; lente d'ingrandimento


Emma Pooley (foto; sportplayerwall.com). La formica atomica ci ha sempre provato, ed infatti è stata la prima delle umane. Per lei la vittoria nella Teglio – Val di Dentro.

UN GIRO CHE ARRIDEVA ALLE SCALATRICI, HA PRESO LA VIA DELL’OLANDA; TERRA DOVE LE SALITE SFIORANO IL RIDICOLO, NAZIONE DEL TULIPANO, NAZIONE D’ECCELLENZA PER LA BICI E DELLA CICLISTA PIU’ COMPLETA CHE SI SIA MAI VISTA.
E CASA-ITALIA? BRAVE LE GIOVANI, MALACCIO IL RESTO.

Quando una ciclista vince 5 tappe su 10 giorni di gara, non sembra esserci molto da scrivere. Se poi segui la corsa quotidianamente, capisci il motivo di questa mancanza di argomentazioni. Marianne Vos ha stravinto il Giro 2011 con una devastante continuità di rendimento e risultati. Il percorso strizzava l’occhio alle scalatrici, con l’inglese Pooley come favorita principe viste le ascese previste. La britannica è stata l’unica che ha cercato di far venire il mal di gambe alla Vos, visto che le altre avversarie hanno corso nel modo migliore per non vincere. Attendiste, sempre ad aspettare di vedere cosa capitava, e muovendosi a stalla aperta e vacche scappate (paragone notoriamente ciclistico).
L’olandese si è imposta su cinque arrivi; Roma – Velletri (1^ tappa), Potenza Picena – Fermo (3^), Fontanellato – Piacenza (6^), Rovato – Grosotto (7^) ed Aglié – Ceresola Reale (9^), insieme a due secondi e un terzo posto di giornata, che le hanno fatto indossare la maglia rosa per 9 giorni su 10 di Giro, disintegrando le velleità di chi ambiva almeno alla classifica a punti e a quella dei GPM.
A 24 anni Marianne Vos potrebbe andarsene in pensione – sportivamente parlando – e star certa che tra 10 anni si farebbero ancora i paragoni con lei. Mondiale su strada, mondiale nel ciclocross, campionessa olimpica nella pista, diverse medaglie “soltanto” d’argento negli ultimi anni su strada, in linea, probabilmente perché tutte le nazionali corrono sempre contro di lei. Oggi ecco il Giro, gara che aveva già corso, gara dove aveva già vinto più volte diverse maglie, tra ciclamino e bianche, gara che oggi si porta a casa. Racconterà agli amici di averla vinta sul Mortirolo, cercando sul vocabolario olandese la parola “montagna” per far loro capire di cosa parla.

LE UMANE; Emma Pooley ha corso un Giro da co-protagonista. Attesa sulle tappe di montagna non ha tradito queste ultime, attaccando quando le pendenze lo permettevano. Ha perso il Giro, in buona parte, lungo la discesa del Mortirolo dov’è stata protagonista di una discesa abbastanza disastrosa. Flashback; al Giro d’Italia 2009 Emma veste in rosa. Lungo la discesa per S.Elena Sannita (al tempo traguardo della 6^ tappa) “consegna” la maglia di leader all’allora compagna Claudia Hausler, dopo una discesa piena di incertezze.
Arrivando da un’infortunio che in primavera le ha fatto interrompere la stagione, forse la scalatrice in miniatura non era al massimo della forma. Ma l’impressione è che finché esistono le discese, Emma dovrà cercare di fare ancor di più la differenza nelle salite per mettere fieno in cascina. A proposito di discese…
Pura poesia fatta ciclismo, che di chi scrive ne accarezza il silente sospirar del cuor, Tatiana Guderzo ha corso un Giro-Donne fiacco e per non vincerlo. Forse impaurita dalla forma strepitosa della Vos, la capitana del GS MCipollini ha corso sempre aspettando l’evolversi delle situazioni di corsa. Mai uno scatto per andarsene, o almeno un tentativo vero. Male nella cronometro finale non come risultato, quello lo puoi/devi accettare, ma nel vederla pedalare senza usare tutta la sede stradale per inserirsi nelle curve. Aveva già deciso che andava bene così? L’unica volta che abbiamo visto Tati andare come sa, è stata la sua fenomenale discesa dal Mortirolo dove ha fatto capire che come fegato non è seconda a nessun’altra, Vos compresa. Ancora una volta è stata la migliore delle italiane, ma il Giro non ti da 100 possibilità di lasciarsi prendere.

Brava Valentina! (foto; ciclonews.com)

Se guardando la classifica finale Tatiana Guderzo è stata la migliore delle italiane, guardando la corsa forse la più brava è stata Valentina Scandolara. La giovane ciclista veneta ha corso con bella grinta la prima parte del Giro. Atleta su cui i conoscitori ripongono buone speranze anche ora tra le elite (l’amico Alessandro Oriani da tempi non sospetti segue la ragazza del GS Gauss, e ne aveva notato le doti ciclistiche), è stata in fuga nella 1^ frazione, e senz’altro la migliore delle nostre rappresentanti nella seconda tappa (Pescocostanzo – Pescocostanzo), dove è riuscita da sola a rientrare sul gruppetto di fuggitive ben avanti a lei. E poi, ma era prevedibile, nella frazione con arrivo a Verona dove aveva tentato di scappar via, ed era tra le atlete che avevano composto il gruppetto delle fuggitive.
In quella tappa (Altedo – Verona), abbiamo assistito al “ritorno” della forte (quando vuole) gallese Nicole Cooke, protagonista di una delle vittorie più belle del Giro.

DO YOU SPEAK?...; L’ex iridata (voto 10 al suo italiano) ha “fatto” la corsa proponendo la fuga buona, e andando a guardare in faccia le compagne di fuga per incitarle a dare il loro contributo al tentativo di attacco. Nel finale ha tentato la scoccata decisiva riuscendo nel suo intento, e non si è fatta intimorire dal gruppo che pedalava ventre a terra per rientrare. Dando l’anima ha tenuto testa all’avanzare del plotone, imponendosi sul traguardo veneto per un pugno di secondi (dove la Vos si è imposta in volata. Ma pensa!..).
Al Giro le altre protagoniste straniere non hanno avuto molto spazio. La tedesca Judith Arndt si è confermata ai vertici, ed un’altro podio se lo porta a casa (seconda l’anno scorso, sarebbe arrivata seconda anche nel 2009, ma cadde e dovette ritirarsi nella penultima frazione con arrivo a Pesca Sannita). La corazzata HTC ha confermato la sua statura, visto che era l’unico GS che negli ultimi 20 o 25 chilometri delle frazioni impegnative aveva ancora una o due gregarie per la tedesca. Scrivendo di atlete teutoniche, Ina Yoko Teutemberg non ha fatto incetta di tappe come l’anno scorso (4), accontentandosi della vittoria nella 4^ tappa (Forlimpopoli – Forlì).
Sparita Claudia Hausler che due anni fa aveva vinto alla grande il Giro, poca storia per Mara Abbott vincitrice nell’edizione passata. Buon Giro per la svedese Emma Johansson, e menzione speciale per la britannica Shara Gillow. Come mai? È stata l’unica a vestire la maglia rosa, per un giorno, prima che la Vos se la riprendesse.

Elena Berlato (foto; Il giornale di Vicenza) era attesa a far vedere qualcosa. La classifica della “bianca”, e per un pelo fuori della 10 più brave, fa segnare il segno “+” nel suo Giro.

NAVIGANDO NELL’AZZURRO (SBIADITO) MAR…; E parlando di maglie importanti, ecco un ragno dal buco per le nostre rappresentanti del 53/12. L’iridata Bronzini ha collezionato 2 secondi posti. L’arrivo a Piacenza era stato pensato per lei, come raccontava l’atleta nell’intervista post gara, ma la velocista della Forno d’Asolo ha potuto solo seguire le ruote della Teutemberg e della Vos negli arrivi di Forlì e Piacenza. Monia Baccaille si è vista di più nella seconda frazione come lavoro di gregariato per la Guderzo che altro. Un 3° posto nell’arrivo di Forlì, è stato il bottino della due volte tricolore.
Della Guderzo già si è scritto ma restiamo nel GS M/Cipollini. Marta Bastianelli si è vista poco e niente. Ha tentato una fuga il primo giorno poi saluti a tutti e sempre nel gruppo. Fabiana Luperini ha fatto un’onesto Giro (termine per non dire che ha fatto poco più che presenza), si è vista nell’ultima giornata di salite. Si dice punti ai Mondiali del 2013. Evviva.
Più brava l’altra Bastianelli, Valentina. Quando ne aveva, testa bassa e via a provarci. Nonostante anche la ventiquattrenne sia ciclista di dimensioni mignon, non ha il motore da salita di Emma Pooley.
Noemi Cantele nuova regina tricolore (a cronometro ed in linea) fa un’elegante sfoggio della maglia per 10 giorni, un buon gregariato alla Pooley, ed un’intervista prima dell’ultima cronometro. Per il resto, è stata l’ultima vincitrice italiana per una tappa del Giro (6^ tappa Giro 2009: Fossacesia – Cerro al Volturno). Quando sei fresca tricolore, ma soprattutto hai vinto nientemeno che a Camin (!) l’anno prima, ci si attende di più.
Nel concreto, la situazione di Casa-Italia è ancora deludente. Da due anni non vinciamo una frazione al Giro; ha vinto più tappe la Vos da sola, quest’anno, che tutte le italiane in tre anni di corsa!

“W LA RAI, QUANTI GENI LAVORANO SOLO PER NOI!”; se avete avuto la possibilità di seguire i Mondiali di tiro con l’arco di Torino, avrete capito cos’è il Giro-Donne senza Don Lorenzo. Brava però la RAI per lo spazio dato alla corsa, con almeno 45 minuti al giorno di cronaca. Probabilmente mai così seguita. Effetto Bulbarelli? Probabile. L’effetto camomilla però ha dominato molti momenti di cronaca di tante tappe. È stato ridicolo l’aprire una finestra alla fine della tappa giornaliera del Tour, non per ricordare l’appuntamento con il Giro rosa, ma addirittura per dire come la frazione era finita, mostrando anche le fasi decisive.
“Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a ballare!” Silvio Martinello stupisce ed emoziona gli spettatori davanti la tivù, con questa dotta locuzione durante la 6^ tappa. Dopo la forte commozione del momento, va detto che questa frase ce la ricordavamo diversa. Vedere dei duri che iniziano a ballare fa riflettere… comunque, ancora vai a capire perché la RAI richiama Savoldelli a fare il commento tecnico l’ultimo giorno e Martinello sparisce. Partenza intelligente? Fatto sta che Paolo Savoldelli stesso aveva detto al Trofeo Binda, di fine marzo, che non aveva mai seguito il ciclismo femminile. Continuiamo così. Visto che il ciclismo in TV è cosa rara, quando lo raccontiamo mettiamoci gente che nemmeno lo segue. Evviva.
Nota di cronaca; sempre durante la 6^ frazione, il sottofondo sonoro alle parole dei telecronisti era un fastidioso concerto di grilli che accompagnavano la cronaca televisiva. Dov’erano? In mezzo ad un campo, a 6 chilometri dal centro abitato più vicino? Spaventose poi le interviste pre-gara in stile Speedy Gonzales. Cercando probabilmente di battere ogni record esistente, una domanda-una risposta e via con la corsa. Il record è della Berlato che, tra domanda ricevuta e risposta data, dovrebbe essere riuscita a restare sotto i 15 secondi.

I PINK FLOYD? A NASCONDERSI!; durante l’edizione del Giro 2009, colpiva il vedere i cartelli recanti i chilometri mancanti al traguardo appesi come salami ai rami degli alberi a bordo strada. Con il tempo i miglioramenti (?) sono stati evidenti. Non c’è stato più bisogno di appendere il cartoncino, perché da quest’anno ecco arrivare “l’uomo cartello”. Un essere umano che teneva in mano un cartello 40x30 cm. (cercando di non farsi investire), con numero e scritte nere su sfondo ciclamino. Per la serie; “Con questa scelta di colori non riesci a leggere un c***o di quel ch’è scritto, ma va bene così!”
La corsa più importante del calendario femminile. E meno male!
Per quest’anno (forse) è tutto.
W la Guderzo!

lunedì 11 luglio 2011



Carly Michelle Hibberd; 21 maggio 1985 – 6 luglio 2011

Australiana, correva per i colori del GS A-Style Fiorucci/Cassina Rizzardi, dopo due stagioni con il GS Michela Fanini.
Viveva da 6 mesi a Lurate Caccivio e ad ottobre avrebbe indossato un’abito tutto bianco dentro una chiesa ornata a festa.
È morta mercoledì scorso a causa di un’automobile che le ha tagliato la strada durante uno dei tanti suoi allenamenti. La giovane è spirata sul colpo.

domenica 10 luglio 2011

PADRONA ASSOLUTA!


(foto;imageshack.us)
MARIANNE VOS HA VINTO, STRAVINTO, DOMINATO IL GIRO D’ITALIA FEMMINILE 2011.
PROSSIMAMENTE LA CONSUETA LENTE D’INGRANDIMENTO SULLA CORSA ROSA, DOVE RACCONTEREMO ANCHE DI UN’EDIZIONE ITALIANAMENTE MOLTO DELUDENTE.

venerdì 1 luglio 2011

Luglio; l'editoriale



UN NOTO CICLISTA ITALIANO ARRIVA A QUATTRO SECONDI DAL GIRO DI SVIZZERA. SERVIZI TELEVISIVI NEI GIORNI DELLA CORSA? BEN POCHI, QUASI NIENTE. DOMANDA; IL CICLISMO “TIRA” ANCORA?
INTANTO, CON QUESTO VIATICO DI POESIA, PARTE IL GIRO FEMMINILE, CHE SPERIAMO TORNI AD ESSERE PIU’ ITALIANO, E CHE IL MENEFREGHISMO MEDIATICO LO CONOSCE BENE.

Che Damiano Cunego non sia un personaggio calamitante per i media sportivi è assodato. Mai stato uno che ha piacere a fare la star, mai stato uno abile a darsi delle arie. La sua quasi vittoria nella corsa a tappe elvetica è stata trattata al minimo sindacale dalla RAI, che ha dedicato ben poco al capitano della Lampre nei dieci giorni di gara. Certamente la vittoria di un 22enne agli US Open di golf è notizia che merita più attenzione (!). Comunque, è stato un peccato che la TV abbia dato così poche notizie sulla gara svizzera. Non si può pretendere che la RAI mostri tutte le corse di questo mondo, ma due o tre minuti di servizio giornaliero potevano essere mostrati. Mi chiedo; ma il ciclismo interessa ancora?
Mediaset sembra essersi venduta totalmente, e per sempre, a calcio e motociclismo. Da anni non si leggono due righe sulla possibilità di un’interessamento al riguardo del ciclismo. Su SportItalia si è potuto invece seguire il Giro del Delfinato. Sembra impossibile che la prima non abbia i mezzi per offrire degli appuntamenti ciclistici durante l’anno. Pensando al palinsesto sportivo di questi anni, sembra proprio che la vecchia Fininvest abbia quindi bellamente deciso di mandare in malora il ciclismo.
Su Bicisport di giugno un’osservazione di Franco Cribiori mette in risalto come la Gazzetta dello Sport non abbia dato mai una grande evidenza al Giro. Giusta tirata d’orecchie, pensando che il Giro è corsa Gazzetta. Personalmente ho sempre avuto ben poca fiducia sugli ultimi due Direttori della “rosea”. Non che dovessero essere onnipresenti come Cannavò, ma non mi hanno mai dato l’impressione di tenere al Giro, come andavano dicendo. Soprattutto non mi hanno mai dato sensazione di competenza al riguardo ciclistico. Effetto Boomerang causa doping?
Intanto, a Roma si abbassa la bandierina di partenza del 22° Giro-Donne. Arriviamo dalla settimana tricolore che consacra Noemi Cantele, per le vittorie in linea ed a cronometro (esauriente servizio su www.womenscyclingforall.blogspot.com). riguardo alla corsa rosa, che gara ci racconterà Don Lorenzo? Chiamarlo Giro d’Italia sembra un deciso controsenso, se andiamo a spulciare le ultime edizioni della corsa italiana. Nonostante il ciclismo femminile nostrano sia, a livello di nazionale, al top dal 2007 (3 mondiali in 4 anni con tre atlete diverse), i numeri di Casa-Italia al Giro sono scarsi.
Nelle ultime due edizioni della corsa rosa, abbiamo una sola vittoria italiana (Noemi Cantele; 6^ tappa 2009 Cerro al Volturno – S.Elena Sannita). Su 57 gradini del podio a disposizione, soltanto 9 volte un’italiana vi è salita. Nel 2009, oltre alla vittoria della Cantele, contiamo tre secondi posti ed un terzo. Nell’edizione dell’anno scorso ancora tre secondi posti ed un terzo. In queste ultime due edizioni gli Stati Uniti contano 8 vittorie di giornata, mentre sono 7 per la Germania. Perfino l’Olanda ha fatto meglio di noi, con le due vittorie 2010 della Vos.
Sulle strade italiane ci aggrappiamo a Giorgia Bronzini e Monia Baccaille per gli arrivi da 60 all’ora, a Noemi Cantele fresca di doppia maglia tricolore per gli arrivi di giornata, per la Berlato, la Scandolara, la Valentina Bastianelli per possibili speranze del domani, e con Tatiana Guderzo per la classifica che al Campionato Italiano era già “tirata” quasi a far capire che sulle salite non vuole lasciare scappare secondi fin dall’inizio.
Al Giro tornano in un sol colpo Marta Bastianelli che, dopo aver avuto tutto il tempo per riprendere il “colpo di pedale”, deve far vedere che il suo Mondiale non è stato solo un bel ricordo, e Fabiana Luperini vecchia (per modo di dire) regina del gruppo. La “Lupa” non si è mai fermata. Come correrà questo Giro? Gregaria di lusso per l’ex iridata Guderzo, oppure carta bianca con ruolo di capitana?
Ciclisticamente parlando, i motivi per seguire la corsa femminile ci sono. Certamente, in vista dell’avvenimento, la promozione giornalistica sembra per l’ennesima volta – MA ACCETTO BEN VOLENTIERI DELLE SMENTITE – fiacca al punto giusto.