«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 1 dicembre 2011

Dicembre: l'editoriale.



LA NOSTRA FEDERCICLO NON DEVE ABBASSARE LA TESTA DAVANTI ALLE LAGNE DEI CICLISTI CHE HANNO AVUTO ROGNE CON IL DOPING. LA SECONDA CHANCE L’HANNO AVUTA; NON AVER DOVUTO “ANDARE A LAVORARE”!

“Il divieto deciso dalla Federciclo, su spinta pesante del Coni, riguardo al non convocare ciclisti che hanno avuto squalifiche per doping in nazionale, o al divieto di poter correre i campionati nazionali, fa discutere fin dalla sua applicazione. È recente l’idea di Basso di scrivere a Di Rocco per cambiare questa presa di posizione. Facilmente il bi-vincitore rosa troverà diversi ciclisti concordi (Scarponi, Petacchi, Di Luca,…), in modo da far tornare questi atleti nel giro azzurro.
Speriamo che Di Rocco rifiuti, perché questi sportivi hanno avuto la loro famosa seconda chance. Invece di dover “andare a lavorare” sono tornati in gruppo, sono tornati in squadre di primo piano quasi tutti, hanno riavuto i loro stipendi che sono comunque sempre migliori di gente che si fa un sedere così quasi ogni mattina per sbancare il lunario.
Che la nazionale italiana perda in qualità siamo d’accordo, ma bisogna farla finita di chiudere un’occhio per comodità di possibili vittorie, e iniziare invece a “tirare la volata” ad uno sport meno pieno di sporcizia (mai si riuscirà ad eliminarla tutta), che adombra quegli atleti od atlete che cercano di fare sport veramente pulito.
L’atleta, dopo aver imbrogliato, o tentato quest’ultima carta, ringrazi il cielo che può tornare a gareggiare. Patetiche, per essere elegante, le considerazioni che tal giornalista ciclistica televisiva (indovinate chi) ha fatto in passato, dicendo che gli uomini meritano la possibilità di ripartire perché chi si rialza dopo essere caduto e aver pagato merita rispetto. Stando a questo discorso uno può imbrogliare 10 volte, ma siccome vuole rialzarsi 10 volte merita una seconda possibilità. Ma questa stramaledetta seconda possibilità quante seconde volte la dobbiamo dare?
Di Rocco mantenga questa linea sicuramente impopolare, ma che deve essere portata avanti con decisione. Quando arrivò l’obbligo sull’uso del casco tanti a lamentarsi, quando arrivò l’esame del DNA tanti a lamentarsi (Bettini tra tanti), mi pare che il mondo è andato avanti lo stesso. Rinunceremo a Basso, alla Bastianelli, a Di Luca, alla Cucinotta in azzurro, ma ne guadagneremo in quella linea derisa dai più che si chiama onestà. Cassani disse in passato che chi deve correre esibendo certificati medici, meglio lasci perdere. Poi l’ex ciclista non è più potuto tornare sull’argomento. Forse perché da 15 anni a questa parte c’è stato un moltiplicarsi di persone “malate” che fanno ciclismo, senza distinzioni di categorie?
Fermiamoci qui perché si rischia di essere noiosamente ripetitivi, visto che certo concetti di questo articolo sono stati scritti e riscritti già tante volte in questi anni.”




1 commento:

Anonimo ha detto...

Stiano a casa a curarsi, se sono malati.


Il Predicatore