«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

mercoledì 20 ottobre 2010

Presi per il sedere; punto.


Alla salute del ciclismo onesto, apriamo una bottiglia in allegria!!

“L’HO FATTO PER I RAGAZZI DI OGGI” (Danilo Di Luca – Gazzetta dello Sport del 16 ottobre 2010). SIMPATICA COMICA FINALE, OPPURE CICLISTICA PRESA PER IL DERETANO? SALUTIAMO COMMOSSI L’ARRIVO DEL NUOVO SALVATORE PER I CICLISTI DEL FUTURO.

Marta Bastianelli è stata proprio fessa. Eh si, la ragazza si è fatta due anni di squalifica, senza tante manfrine, per un prodotto dimagrante, quando facendo uso di doping ben più pesante e grave poteva cavarsela molto prima.
Come accidenti lavorano nelle procure anti-doping? Quali sono le motivazioni per dare un pesante sconto di squalifica a Danilo, ascoltando poi il ciclista affermare alle telecamere RAI che lui non ha fatto nomi? Aiuti per l’inchiesta sul Giro-Bio riguardante la squadra Lucchini-Unidelta di Bruno Leali? Cosa sapeva Di Luca di tutta quella storia? Siamo alla presa in giro bella e buona. Altro che Contador, qui siamo al limite del mandare a quel paese le procure e non i ciclisti.
Di Luca ha detto di non aver fatto nessun nome riguardo ad altri ciclisti. Ha tenuto a sottolinearlo, così almeno i colleghi non gli daranno della spia e l’onore è salvo. E l’omertà sorride, perché la sua pianta cresce ed ha fatto sbocciare un’altro dei suoi fiori puzzolenti. Ha ”collaborato” riguardo alle metodologie che vengono messe in atto per fare uso di sostanze dopanti. E per questo motivo ha meritato 9 mesi di sconto sulla squalifica; grazie tante.
Imbrogli con il CERA (l’EPO di ultima generazione, e non una purga per perdere mezzo chilo), poi una volta scoperto mi gridi ai 444 venti che i controlli dell’UCI non sono affidabili, e bla-bla-bla-bla… La tua collaborazione me la devi dare senza il lecca-lecca in regalo perché non hai pianto dopo la punturina. Mi dici chi ti ha detto cosa comprare, chi ti ha aiutato a doparti, se ti sei arrangiato chi te lo ha insegnato o dove lo hai imparato. Stai zitto? Fai due anni (io ci metterei anche il divieto per un’anno, dopo il ritorno alle gare, di vestire la maglia della nazionale), oppure la scelta più dolorosa; alzarti alle sette di mattina e andartene a lavorare 5 fottuti giorni su sette (se non 6), come fanno in tanti che sono vero e concreto esempio per i giovani!
Gianni Bugno (presidente dell’Associazione dei Corridori Professionisti) dice bene sul fatto che Torri ha sbagliato a tirare scariche di mitra su tutti i ciclisti. Ma il mitico Gianni – uno dei pochi idoli di chi scrive – dovrebbe dire ai ciclisti squalificati di non rompere le balle e collaborare come si deve senza chiedere nulla in cambio. Questo sarebbe il comportamento più rispettoso nei confronti dei colleghi del pedale onesti – che ce ne sono – e più ancora degli appassionati che sono stati presi in giro, quando si prendono il giorno di ferie con 3 o 4 mesi di anticipo, si alzano alle 6 di mattina, si fanno 2 ore di macchina per andarsene sul tornante del tale Passo, e lì aspettano 4 o 5 ore, per poi farsi altre 2 ore per tornare. Oppure vanno al Giro di Lombardia e si prendono tonnellate di pioggia quando potrebbero starsene al calduccio a casa loro.
“L’ho fatto per i ragazzi di oggi.” Allora ricordiamo ai ragazzi di oggi che Di Luca arriva dalle inchieste per avere frequentato il dottor Carlo Santuccione, che nel suo ambulatorio aveva un vero e proprio crocevia del doping, ai Mondiali del 2007 viene mandato a casa per l’inchiesta “Oil for Drug” con 3 mesi di squalifica, poi la famosa “pipì degli angeli” nel dopo Zoncolan a quel Giro, quando le urine del ciclista erano stranamente perfette, visto che dopo uno sforzo del genere nelle urine ci sono delle fisiologiche dissonanze legate allo sforzo, che lì invece non avevano lasciato segno.
La Madonna del Ghisallo è la protettrice dei ciclisti? Meglio protegga gli appassionati da questi ciclisti, che di legnate in quel posto ne abbiamo prese già troppe.

OMERTA’;
1) solidale intesa che vincola i membri della malavita alla protezione vicendevole, tacendo o mascherando ogni indizio utile per l’individuazione del colpevole di un reato
2) intesa tacita o formale fra membri di uno stesso gruppo o ceto sociale.
(Nicola Zingarelli – Vocabolario della lingua italiana)

Dimenticavo; ben ritrovati a tutti.

giovedì 16 settembre 2010

Ancora sulla pelle dei nostri giovani; basta maledizione!!


GUAI GROSSI PER LA SOCIETA’ DILETTANTISTICA “TEAM TRENTINO” E PER IL LORO DIESSE MARIANO PICCOLI, DOPO UN CONTROLLO DELLE FIAMME GIALLE FATTO IN LUGLIO AL GIRO DEL MEDIO BRENTA.
ORA SE NE SA DI PIU’ E DOPO LA VICENDA DEL GIRO-BIO L'AMAREZZA DIVENTA RABBIA.

(notizie tratte dal Gazzettino di giovedì 16 settembre 2010)

L’ex professionista Mariano Piccoli è stato perquisito, dalle Fiamme Gialle, al Giro del Medio Brenta corso a luglio, e gli sono state trovate delle compresse anonime e di presunta provenienza estera. Ma se in questa caso si parla di compresse anonime e di una provenienza presunta – quindi senza certezze – le notizie che coinvolgono i ciclisti della squadra danno meno dubbi a causa di un’altro dell’episodio capitato nella medesima occasione.
Infatti, mentre un gruppo di finanzieri si stava dirigendo a perquisire il furgoncino della squadra, sarebbero state viste volare fuori da un finestrino delle confezioni di farmaci che sono state raccolte poi in un fosso. Uno dei ciclisti che è stato visto gettare i farmaci, è poi risultato positivo all’EPO.
Piccoli ora dovrà vedersela con l’accusa forse più pesante; non solo doping ma anche ricettazione dello stesso.

martedì 31 agosto 2010

BON VOYAGE LAURENT......


Laurent Fignon, 12 agosto 1960 – 31 agosto 2010.

RICORDATO QUASI PIU’ PER DUE SECONDI POSTI CHE PER TRE GRANDI GIRI VINTI, LAURENT FIGNON NON HA SUPERATO LA SALITA PIU’ ARDUA, UN TUMORE CHE – ANCOR ABBASTANZA GIOVANE – LO HA UCCISO.

(Quasi tutte le notizie di questo articolo, sono tratte dalla collana “I campioni del ciclismo”.)

Nato a Parigi nell’estate del 1960, Laurent Fignon diventa professionista come gregario del grandissimo Bernard Hinault. Già nel 1983 le sue doti portano un ragazzo di 23 anni a vincere la più importante corsa al mondo, facendolo arrivare a Parigi in maglia gialla. Nel 1984 Hinault cambia squadra e Fignon diventa il capitano in squadra. Niente cambia per i risultati, visto che Fignon vincerà ancora il Tour. Il mondo del ciclismo è senza parole davanti a quell’occhialuto ragazzo che a 24 anni ha vinto due volte la Grande Boucle.
Nel 1984 aveva sfiorato il Giro d’Italia, dopo che l’italiano Moser lo superò in una prova a cronometro corsa a Verona vincendo la corsa rosa. Moser potè usare, in quell’occasione, la bicicletta che aveva usato per il record dell’ora. Tutta un’altra cosa rispetto alle biciclette ancora “normali” di quel periodo. Per l’italiano un vantaggio enorme. Fignon vincerà il Giro nel 1989 davanti a Flavio Gipponi e si preparerà così al Tour de France.
Il Tour regalerà il finale più epico che si ricordi. Al via dell’ultima frazione, Fignon veste la maglia gialla. L’americano Greg Lemond – che ha già vinto un Tour – è il suo sfidante principale. Si parte da Versalilles fino a Parigi per complessivi 24,5 chilometri a cronometro. Il francese ha 50” secondi di vantaggio, ma Lemond è molto forte a cronometro. L’americano parte come un missile. Fignon non riesce a tenere testa allo statunitense, che conclude la cronometro con un distacco di 58” sulla maglia gialla. La classifica entra nella storia; per 8” Greg Lemond vince il Tour de France. Mai più Fignon dimenticherà quel caldo pomeriggio parigino.
Fignon era una persona dal carattere particolare, ma anche di un’intelligenza come pochi. Conosceva 3 lingue (oltre al francese, italiano, spagnolo, inglese), riservato per la sua vita di tutti i giorni. Amava leggere libri prima delle corse, aveva una gran passione per i testi antichi. Per questo motivo era soprannominato “Il professore”. Aveva passione per letture come l’Iliade o l’Odissea, per la pittura e infatti dipingeva.
Si ritirò nell’autunno del 1993 come gregario dell’italiano Gianni Bugno alla Gatorade. “Continuerò a correre se vincerò il Mondiale!” disse Fignon in quella primavera. Ma la maglia iridata, da lui tanto sognata, non sarebbe mai stato in grado di vestirla.


Alcune delle sue vittorie più importanti;
1983 – Tour de France; 1984 – Tour de France, Campione di Francia; 1986 – Freccia Vallone; 1988 – Milano- Sanremo; 1989 – Milano-Sanremo, Giro d’Italia; 1993 Giro del Messico.

Nota dell'autore;
a tutte le persone che stanno pedalando su una salita lunga e difficile - come quella che Laurent non è riuscito a vincere - un pensiero e un grazie per l'esempio stupendo che voi portate avanti.

sabato 7 agosto 2010

Complimenti e grazie.


IDEE, OPINIONI, OSSERVAZIONI BASATE SULL’ESPERIENZA MATURATA “SUL CAMPO”, CRITICHE, E UN PELO DI PASSIONE.
SONO DIVERSI GLI SPUNTI CHE ARRIVANO DA UN’ATTENTA LETTURA DEI COMMENTI ALL’ARTICOLO PRECEDENTE. SUGGERIMENTI PREZIOSI CHE SAREBBE BENE CHI DI DOVERE CONSIDERASSE.

Per la serie “non si finisce mai d’imparare” mi sono copiato e incollato i commenti arrivati da voi al seguito dell’editoriale d’agosto. Questo perché li ritengo pieni di spunti da prendere in considerazione, avendo la sensazione che i “commentatori” siano persone che di corse rosa ne masticano o ne hanno masticate tante. Spunti preziosi, anche per le basi (promozione degli eventi, serietà delle protagoniste) su cui si è creato il mini-dibattito sulle cose buone, e non, del “movimento” ciclistico rosa.
Certo, in qualche momento spunta un qualche termine un po’ forte, ma forse perché portatore di una passione molto viva, o che molto viva lo è stata.
Difficile che cicliste oppure organizzatori si prendano la pazienza per una lettura delle righe lasciate dai commentatori. Ma si leggono esempi che hanno effettivamente portato benefici e vantaggi agli ambienti presi a modello.
Come scrissi proprio a fine dell’editoriale d’agosto; “… lasciamo perdere il discorso del voler fare grande il ciclismo delle ragazze, e cominciamo con il cercare di renderlo migliore. Chi ci lavora, chi lo racconta, chi lo rappresenta con il proprio lavorar di gambe.”
Critiche fatte in questo modo, con le contrapposizioni tra i pareri certo, ma equilibrate e propositive, sono una di quelle cose che sarebbero le basi per rendere migliore un giocattolo che spesso avanza in modo ancora zoppicante.
Quindi un ringraziamento per l’attenzione (penso d’aver superato ogni record sul numero di commenti, per un’articolo sul ciclismo femminile in questo sito), sperando che le vostre idee possano arrivare là, dove nessuno è mai giunto prima.
(Star Trek docet)

domenica 1 agosto 2010

Agosto; l'editoriale.


GLI AVVENIMENTI PRINCIPALI DEL MESE APPENA PASSATO ERANO DUE. DEL TOUR SE NE SONO LETTE DI TUTTI I COLORI. DEL GIRO-DONNE POCO O NIENTE, MA ORMAI E’ ABITUDINE.
ABITUDINE CHE DIPENDE ANCHE DALLE OCCASIONI GIOCATE MALE.

L’impressione è che il ciclismo rosa sia seguito molto meno di quanto gli appassionati delle corse delle ragazze dicano o scrivano. Ma dall’ambiente stesso sono pochi gli sforzi per provare a dare un giro di vite al “movimento” rosa, per quella che è la promozione al pubblico. Hai voglia che l’atleta di primo piano vada in tivù (avvenimento mooolto raro), a dire; “Ehi, guardate anche noi!” se poi si sprecano occasioni. Poi anche la base di tutto, le cicliste, potrebbero aiutare ad attirare quel che serve per farsi sentire; i soldini. Come fai ad interessare il pubblico? Ti apri ad esso!
Presentare il Giro d’Italia solo agli addetti ai lavori è stata un’occasione giocata male per far conoscere il ciclismo rosa al pubblico. Il ciclismo femminile vuole veramente farsi conoscere, o è una frase messa lì per attirare attenzione? Avvicinalo alla gente tanto per cominciare, poi stai tranquillo che gli sponsor ci pensan loro ad avvicinarsi quando sentono odor di business.
Le foto che ormai riempiono il web (su Facebook a quintali), dovrebbero fare posto al ciclismo raccontato. Il ciclismo è diventato sport nobile, l’altro è la boxe, grazie ai racconti dedicati agli atleti. Nessuna disciplina ha mai avuto scrittori così famosi, come lo sport del ciclismo per farsi conoscere. Si lavori in questo senso anche con le ragazze. Quanti appassionati di ciclismo femminile sanno chi era Alfonsina Strada? Forse nemmeno tante cicliste. Non è sufficiente una foto per raccontare tutto quello che c’è intorno. Ed è un peccato, perché il ciclismo dell’altra metà del sellino ha diverse cose che varrebbe la pena raccontare.
Le atlete possono fare la loro? Possono regalare un po’ di pazienza in più verso la loro professione, visto che praticare ciclismo con serietà sfiora la professione. Con questo, è sbagliato andare a pretendere che una persona viva 23 ore su 24 per la bicicletta. Ma se in gara non ne azzecchi una, prima di cambiarti dopo aver finito la tua corsa, meno corse verso il telefonino per l’SMS e “lavora” altri dieci minuti a scambiare due parole con il diesse. Col tempo si migliorerebbero così le atlete, quindi il modo di correre, quindi ecco una qualità delle corse più alta.
Sperare che il ciclismo femminile diventi importante, vuol dire accettare che tra il pubblico e le atlete si materializzino quelle centinaia di transenne che i maschietti hanno sempre intorno. Lo vogliamo veramente così importante? Prima di farlo diventare grande, iniziamo con il renderlo migliore. Quest’anno al Giro si sono visti spogliatoi improvvisati a bordo strada, perché le ragazze potessero cambiarsi. Robe da matti!
Situazioni come queste (viste a Biadene dopo la crono del Giro), dovrebbero anche essere dette e resi note. Ma non per cattiveria. Per il motivo che altrimenti tutto viene preso così com’è, andrà sempre bene, e le cose che puoi rendere migliori con poco resteranno sempre lì, mentre quelle che non funzionano idem. Quindi anche chi del ciclismo rosa ne scrive spesso perché ha l’occasione di seguirlo di qua e di là, può fare la sua parte, ma se si raccontano solo le cose che funzionano si finisce con il suonarsela e cantarsela.
Credo che queste saranno le ultime righe che il sottoscritto metterà su questo sito, per quest’anno, sull’altra metà del sellino (anche se ci sono i Mondiali, dove l’FCI davanti alle tivù tornerà a voler bene alle ragazze, specie se porteranno ancora medaglie!). Come scritto poco sopra, lasciamo perdere il discorso del voler fare grande il ciclismo delle ragazze, e cominciamo con il cercare di renderlo migliore. Chi ci lavora, chi lo racconta, chi lo rappresenta con il proprio lavorar di gambe.

giovedì 15 luglio 2010

Giro-Donne 2010; lente d'ingrandimento.


Mara Abbot (USA Nazional Team) con Emma Pooley a ruota (Cervelo Test Team) verso Livigno (8^ frazione).

UN SORRISO GRANDE COSI’ E IL GIRO VESTE I COLORI STARS & STRIPES. CON LA FIRMA DI MARA ABBOTT CALA IL SIPARIO SU UNA GRAN CORSA, CON I SUOI COLORI (MA POCO AZZURRO), I SUOI UMORI E QUALCHE CREPA.
CON UN ARTICOLO DI DIMENSIONI MOSTRUOSE, ANDIAMO DUNQUE; “A RECUPERAR CONCETTI” (Lorenzo Roata, 9^ tappa Livigno – P.so Stelvio)

LIFE IN THE FAST LINE!; La osservi e ti chiedi se pesa di più lei o la sua bicicletta. Poi ti dici; “Beh, se riempio le due borracce, forse stiamo a pari!”, ma quando la strada sale vedi coi fatti cosa voglia dire avere chili in meno da portar con sé. Non che sia un esempio di robustezza fisica che le nostre ragazze debbano prendere come riferimento, anzi. Fatto sta che Mara Abbott ha sfruttato appieno proprio queste qualità, quando la Forcola, prim’ancora il Bernina e il giorno dopo lo Stelvio, le hanno dato la possibilità di portare a casa la corsa più importante del calendario. Due giorni, 162 chilometri in totale per prendersi la classifica, strapazzare quasi tutte le migliori, suonare la carica e vestire in rosa per la vittoria del 21° Giro femminile. La vittoria della Abbott vale un sacco, in virtù della lista partenti che Muggia dava al pubblico all’inizio di luglio. Le migliori c’erano tutte, regine “vecchie” e regine nuove, altre in odor di principessa ma tempo dovranno aspettar ancora, per cavalcare verso il castello delle vittorie. Nel complesso è stata una gran corsa, visto che nei momenti importanti delle giornate di gara, la capitane o le gregarie di lusso erano presenti. Quindi dal punto di vista della qualità in corsa, centro pieno. E allora fermiamoci un momento, riempiamo l’ideale borraccia del ricordo e sediamoci; “A recuperar concetti.”, come Don Lorenzo ci consigliò nella cronaca della 9^ frazione. Mentre un’americana, con un sorriso grande così, vestiva di rosa.
WONDER WOMAN; Ina Yoko Teutemberg è stata la prima regina di questo Giro. Quando si mettono in fila consecutivamente Trieste, Riese Pio X, Biadene (crono individuale!) e Lendinara, ma dove vuoi andarmi ancora figlia d’un papà innamorato di John Lennon? E, più che altro, perché non chiedi in giro dove vorrebbe mandarti Giorgia Bronzini, che per due volte ti è arrivata vicina, ma non abbastanza per levare il grido della gioia suprema? Clima di gran battaglia al Giro (e che caldo, ragazze mie!) tanto che il secondo giorno mi finite per terra con un botto da paura, nel dì della brava Grete Treiler di “patron” Brunello, che s’agita come un ragazzino al suonar della campanella dell’ultima tornata. Ma niente, tu regina della ruote veloci non accetti spettacoli oltre al tuo. E Don Lorenzo non può esimersi dal chiamarti; ”…nostra ideale Wonder Woman!” dopo la vittoria di Lendinara.
L’OLANDESE VOLANTE; sapendo di chi si va a parlare, sbagliato non sarebbe scrivere che Elena Berlato ha vinto la maglia ciclamino (la ventiduenne della Top Girls ha chiuso la generale al 10° posto). Ma la verità racconta che Marianne Vos ha corso un Giro da protagonista, anche se nel finale la sua classifica è andata letteralmente in pezzi, chiudendo al 7° posto conclusivo. La fuoriclasse olandese porta a casa le classifiche di miglior giovane e quella a punti, contornate da due vittorie di giornata sui traguardi di Pettenasco e Gallarate, portando la maglia rosa in due tappe. Era nelle previsioni un calo per lei nelle grandi salite, certo è che pigliare quasi 10 minuti in 2 giorni è stato un vero disastro.


Per Miss Gruppo un Giro in cui si sperava qualcosa di più.

AZZURRO SBIADITO; “Cerco Tatiana tutto l’anno, e all’improvviso eccola qua”. Per metterla sulla canzonetta. Certo è che, a parte poche nostre ragazze, Casa-Italia è stata una melodia con alcune stecche. Partiamo dalle note positive. L’iridata di Marostica ha corso un Giro in prima fila, attaccando quando aveva il terreno per farlo, ed è arrivata a un passo da quella vittoria di tappa che sembra destino non voler farsi mai acchiappare, chiudendo il Giro al 3° posto. Una gran brava Guderzo, che ha chiuso a 3 minuti dalla Abbott, che forse ha un po’ deluso le attese nella fornace a cronometro di Riese, ma che si è fatta valere nelle tappe dove le strade salivano. Nota negativa, quelle che le arrivano davanti cambiano, e la Tati è sempre lì “tra color che son sospese” come direbbe il sommo. Brava la Berlato, a cui si è accennato prima, anche se lei la attendiamo lassù, con le più forti, tra un paio d’anni.
Le altre italiane sono state come mangiare pollo freddo e riso in bianco su di un piatto di plastica. Brava la Giorgia Bronzini, che non ha vinto tappe, ma almeno può vantare due secondi posti dietro alla Wonder Woman teutonica della Columbia. Ci si attendeva di più dalla Baccaille; miss gruppo non è mai arrivata tra le prime tre, nonostante fresca di secondo titolo tricolore in linea. Sarà mica che col maturar di carriera, mi diventa più atleta da corse di un giorno, tenendo conto che le sue firme più importanti le ha messe sull’albo d’oro del Liberazione di quest’anno, e negli ultimi due Campionati Italiani? Ancor meno vista la Cantele, se non nelle immagini che aprivano le sintesi televisive. Nel complesso continua la crisi di risultati del ciclismo italiano nella corsa di casa. Nel 2009 una sola vittoria di tappa (Cantele), 4 piazzamenti a podio e nessuna italiana nelle prime 5 della generale (l’angelo azzurro si classificò al 7° posto). In questo Giro solamente 4 i piazzamenti nei podi di giornata, nessuna vittoria, almeno la Guderzo tiene a galla la barca con il 3° posto finale. Ma se guardiamo le classifiche dei due ultimi Giri femminili, sembra una corsa estera.
LEGIONE STRANIERA; in dieci giorni di corsa, per un’avulsa Claudia Hausler nessun piazzamento con le prime. Guardando la generale sembra autrice di una bella corsa, visto il 4° posto conclusivo. Ma se vediamo la corsa dello scorso anno, l’impressione è che la Hausler quest’anno abbia sofferto la presenza della Pooley in formato “Trentino”, gara dove lo scricciolo inglese era uscito vincitore. La Pooley è andata in “tilt” nella 5^ frazione dove ha faticato a tenere le ruote migliori. È rinata due giorni dopo con l’arrivo a Livigno e si è confermata nella piazza d’onore per l’arrampicata sullo Stelvio. L’impressione è che la ragazza sia arrivata al pieno della forma, due settimane troppo presto. Chi ha fatto un grande Giro è stata la tedesca Judith Arndt, che vanta 2 secondi posti, 4 terzi posti ed il 2° posto finale della classifica. Per continuità è stata forse la migliore, tenendo conto che è stata presente anche in azioni d’attacco. Se una ciclista meritava una vittoria, la trentacinquenne della Columbia era la prima della lista.
Una menzione per Evelin Stevens, americana ventitreenne che corre con l’HTC Columbia è che ha vinto in maniera splendida la Como – Albese con Cassano, per Grete Treier (Michela Fanini) che ha provato il colpo gobbo nell’arrivo da solleone di Riese, e un saluto per Martine Bras, olandese della Gauss RDZ, che nella 6^ tappa è uscita di strada in discesa schiantandosi contro una casa, ma per fortuna niente di serio.
GOD SAVE THE QUEENS; dopo il ritiro delle tre vecchie (vecchie?) regine del gruppo – Luperini, Ziliute e Brandli – lo scorso anno, questo potrebbe essere stato l’ultimo Giro per Edita Pucinskaite. Se così fosse, tanto di cappello all’unica ciclista che attualmente è riuscita a vincere Tour (quando era il Tour), Giro e Mondiale. Comunque, già da due anni a questa parte, ci si accorgeva che era iniziato un normale ricambio generazionale. Speriamo che la Pucinskaite resti nell’ambiente, visto che è una delle poche donne che hanno dimostrato interesse verso la realtà delle bici in rosa, anche con uno sguardo ai problemi e le mancanze che gli girano intorno.
RAI TV E ALTRO…; il caldo africano è stato devastante per la carestia di pubblico a bordo strada. Anche nelle tappe venete, la presenza di pubblico ha patito molto il termometro che puntava in alto. A Biadene di Montebelluna si è corsa la cronometro individuale, e le temperature erano insopportabili. Ragazze stracotte all’arrivo, e nessuno spazio per loro nel dopo tappa. Peccato che 200 metri dopo l’arrivo, un’edificio con parcheggio largo e vuoto poteva essere messo a disposizione delle squadre. Tenendo conto che lo sponsor principale del Giro, aveva il suo nome scritto in bell’evidenza all’esterno di questa struttura, forse bastava poco per evitare che tante ragazze si siano dovute svestire sopra un marciapiedi o, peggio, sedere per terra sul bordo di una stradina laterale. Questa è la corsa numero uno del calendario, ma continua ad esserlo per la qualità delle cicliste che la corrono. Il resto rimane ancora indietro.
La tivù di stato ha fatto un buon lavoro. Avendo Roata al microfono, c’è l’assicurazione che la classe non manca quando il suo microfono è acceso. La voce, ormai storica, del Giro-Donne ha poi sfoggiato – almeno nella due giorni trevigiana – dei sandali alla francescana da urlo. Le sintesi televisive erano essenziali, forse delle interviste fatte alla partenza prima del via ci sarebbero state bene (fino a due stagioni fa le facevano), anche se solitamente ne sono state mostrate sempre alla fine. Una proposta; via Martinello e, se si ritira, un microfono per Edita!




Ok Lorenzo, fatta anche questa!

lunedì 5 luglio 2010

Giro-Donne 2010; servizio speciale 2^e 3^ tappa


Ma andate a vedere che cos'è una ciclista, in un mondo ancora schifosamente maschilista!

IL SOLE CALDO, UNA FATICA DANNATA, LE BELLE CICLISTE, I ROSSI DISCRETI, LA MAGLIA ROSA, I “MI AVETE CHIUSO LA STRADA?... MI FA PASSARE?”, LA TATIANA STRACOTTA DAL CALDO, I SANDALI DI DON LORENZO…;
2^ e 3^ TAPPA DEL GIRO-DONNE 2010, A MODO MIO.

(SCUSATE LA LUNGHEZZA, SE VI STUFATE LO CAPISCO)

Che vuol dire esser una ciclista oggi? Come vorrei chiederlo a ragazze che si danno al ciclismo. Ma non ad una ciclista della domenica. Ma ad una che lo fa per lavoro (perché questo è il ciclismo). Quante storie potremmo tirar fuori dal racconto con una di loro? Mi piacerebbe poter avere una ciclista 30 minuti tutta per me (e non pensate male, almeno stavolta)
SACILE – RIESE PIO X, SABATO 3 LUGLIO;
Riese Pio X mi riaccoglie dopo poco più d’una settimana. Stesso parcheggio, stesso posto per l’arrivo della corsa. Stesso caldo?; macchè! Peggio ancora; un forno a cielo aperto! È la tarda mattina quando faccio un primo giretto per curiosare. Gran lavoro degli uomini di fatica, qualche foto e via a cercare un posto per il pranzo. Ad un incrocio mi fermo perché un signore mi chiede informazioni sul dove può trovare le tappe della corsa. Gli dico dove sta l’arrivo, gli spiego che faranno 3 giri prima della volata, e l’orario previsto per l’arrivo della carovana. Vuoi perché la gente ha fretta o chissà cosa, una signora anziana mi ferma tre passi dopo e mi domanda che corse sono, a che ora passano e se la strada è chiusa. Rispondo per quello che posso e tanti saluti. Giusto? Sbagliato!
Mentre saluto la vecch…l’anziana signora, un’altra donna mi da un leggero e breve colpo di clacson, si ferma vicina con l’auto e chiede (a me!): “Senta, mi fate passare? Avete già chiuso tutto laggiù in fondo?” avevo due possibilità; gli racconto una balla e le dico “vada pure che se passa piano non ci son problemi, casomai chieda ai colleghi (colleghi?) che credo la faranno passare!” o le spiego che non sono dell’organizzazione. Scelgo la prima e W il ciclismo!
Dopo aver chiesto consiglio a due abitanti di Riese, trovo anche il posto per pranzare; senza infamia e senza lode, anche come prezzo, il pranzo va via bene, com’anche il quarto di rosso. Ora mi trovo al dopo pranzo e il sole t’ammazza. Riaccendo il cellulare all’uscita della trattoria, e trovo due messaggi dell’amico Alessandro; è al mare e lì le sgnacchere non mancano. Io sto a Riese, fa un caldo boia e non c’è un’anima. C’è un gatto; è all’ombra di un albero che mi guarda pacifico. Mah!....
Ecco l’approssimarsi della carovana; sono quasi le due e s’alza un lieve brusio d’emozione tra i pochi astanti; mi pare strano visto che la Guderzo non è ancora passata. Resta una sola persona che può in questo; Lorenzo Roata, dall’altra parte della strada appoggiato ad una transenna, parla con due colleghi sudato da far spavento, tracanna in dieci secondi netti una bottiglietta da mezzo litro. Ai piedi eleganti sandali in stile frate francescano. Don Lorenzo sparisce per apparire 20 minuti dopo per le interviste, rimesso a nuovo, cambiato di camicia, aria da boss, occhiali da sole, e con un sigaro toscano che fa più fumo di un motore che scoppia alla seconda di Lesmo. Praticamente non vedi lui, vedi il fumo.
Con il primo passaggio della corsa ci sono più cicliste che spettatori, con il secondo stavamo quasi in pari, con il terzo a pari non ci siamo arrivati e il sole ti spacca. Al primo passaggio Miss Gruppo (Monia Baccaille) ci regala un’istante di poesia con la cerniera abbassata due dita in più delle colleghe.
Al secondo passaggio suona la campana e Brunello Fanini in piena linea d’arrivo s’agita sbracciandosi al passaggio di una sua ragazza in testa; Uè Brunello, guarda che manca ancora un giro! Al terzo con la volata, arriva la Toitemberg che non può alzare le mani sulla linea d’arrivo, tanto è tenace la Bronzini seconda. Proprio la Giorgia, ormai siamo alle premiazioni, vince la sua tappa, regalando i suoi fiori a una persona anziana in carrozzina con cui fa anche una fotografia; maglia rosa!
Passo indietro; ma dove stavano le altre, che dopo il gruppetto delle prime non arrivavano più? Arriva la notizia; caduta rovinosa dopo il triangolo rosso. Arrivano tutte a gruppetti. Se non ci fosse stato l’annullamento automatico dei tempi a tre chilometri dalla fine, la Guderzo avrebbe pigliato quasi un minuto dalla Toitemberg!
Arriva Miss Gruppo che pedala con una gamba sola, l’altra è dolorante. Poi si sente il nome della Gilmore (te pareva?!), e tante altre con ginocchia sanguinanti. Alla sera si vedranno le immagini in tivù; un botto pazzesco, con una decina di ragazze per terra, ed il gruppo spaccato in due. Ultime foto, e l’attesa per il giorno dopo, che viene dato ancora più caldo.

BIADENE DI MONTEBELLUNA, DOMENICA 4 LUGLIO;
Giornata stracalda; arrivati a 4 chilometri da Biadene, per poter parcheggiare nel posto migliore possibile, mi accodo alla Columbia delle varie Cantele, Teutemberg, Arndt che, incrociate ad un bivio, stanno provando squadra al completo il percorso. Metto le 4 frecce, e approfittiamo dell’occasione potendo così fare manovre strappa patente agli incroci, dove ci fan passare fermando il traffico per loro (e per noi attaccati pacifici dietro). Le seguo fino oltre al traguardo, così passiamo dove non si potrebbe e parcheggio con comodità a 200 metri dopo l’arrivo.
Tante, troppe ragazze, non usano il casco nel riscaldamento (Guderzo compresa); il caldo non giustifica la stupidità. Dopo aver passeggiato un po’ per il paese, arriva mezzogiorno e una pizza ci fa compagnia. Intanto la corsa è già iniziata. Aiutate dall’arrivo in leggera pendenza, le ragazze filano come missili. Verso l’una e mezza andiamo ad appostarci dopo l’arrivo per poter fotografare i momenti del riprender fiato per le atlete. Don Lorenzo si fa vedere con gli stessi sandali del giorno prima, la Pucinskaite è una chiacchierona che non la finisce più, altre cicliste stracotte dal caldo cercano l’ombra degli alberi e lì si incontrano in tante perché gli alberi sono pochi. Arrivano le ultime, e poi via verso il podio.
La Guderzo passa il tempo facendo due chiacchiere con uno spettatore, che le aveva detto di passar loro la bottiglia dello spumante dopo la premiazione; “No, no, me la tegno e me la bevo pian, pian…” ditemi se non è stupenda ‘sta ragazza!! Poi tutti a sacramentare perché si devono fare le presentazioni, ma, come il girono prima, la Vos non c’è. Arriva al limite della multa (io gliela farei!), e tutte le migliori delle classifiche sotto il tendone a raccontarsela. La Guderzo è cotta più delle altre, e parla più con il pubblico che con le varie Vos, Teutember, Wild, Arndt (l’inglese serve, Tatiana!) e finalmente foto una dietro l’altra. Ma ormai è tempo di andare.
Prima di tornare verso l’auto ci fermiamo ad un bar. Iniziano ad arrivare i tifosi e i famigliari dell’angelo azzurro, anche loro in cerca di refrigerio. Fuori c’è Marianne Vos sola soletta che aspetta l’ammiraglia nel marciapiede all’esterno. Meno male che arrivano in fretta sennò la raccoglievano con la cannuccia. Tempo due minuti, noi intanto siamo seduti pacifici e roventi ad uno dei tavoli, e chi ti spunta? Ma chi se non LEI col suo bel borsone gigante che entra nel locale. Spiacente Tatiana ma sono troppo cotto per fare due parole. Una foto volante con un ragazzino, e se ne scappa nei servizi per cambiarsi. Quando esce risponde alla richiesta se vuol fermarsi e bere qualcosa di fresco con un chiaro; ”No, par carità…” Dal viso è in fase di scioglimento totale e non vede l’ora di farsi una doccia (o farsene un’altra…).
Quando saliamo in macchina Biadene è rovente e deserta. Prima di immettermi nella strada, incrocio i famigliari dell’iridata e parlo un minuto per chiedere della classifica e della forma della “tosa” marosticense. Ciao Biadene, ciao marca trevigiana, ciao Giro. Ci vedremo nel 2011? Forse no, visto che gli organizzatori vogliono alternare sud e nord, un’anno a me l’altro a te. Ma anche stavolta è stato bello, anche se chi organizza poteva con poco far di più. Ma questa è una vecchia storia, su cui magari si tornerà.