Per anni in questo spazio web scrivevo (a modo mio) di ciclismo, da luglio 2017 è solo uno spazio di lettura. I motivi li trovate nel primo articolo qui sotto.
«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.
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mercoledì 1 giugno 2016
Giro 2: parlare di doping si, e senza trattarci da cretini, grazie
Nella puntata di giovedì 19 maggio al proCESSO alla tappa ‘spiegamento di forze’ per parlare di doping e di Danilo Di Luca, senza nominare il doping e senza nominare Danilo Di Luca. Suor Alessandra invita alcuni ciclisti per difendere l’immagine della categoria dalle cose che sono riportate nel libro dell’ex scalatore abruzzese. Se da una parte si può certo condividere il bel sentimento di voler difendere i corridori dando loro la parola, con Manuel Quinziato come voce principale del gruppo in questa occasione, è apparsa abbastanza penosa la scelta di non voler nominare Di Luca per nome, ma come un’entità denominata “un ex ciclista che non ha lasciato un bel ricordo”. Nota positiva, o almeno di buon gusto, il fatto che non è stata data la parola a Garzelli, espulso dal Giro 14 anni addietro per questioni doping, e oggi opinionista RAI. Ma se si vuole difendere il ciclismo non serve a niente non fare nomi, solo per non fare pubblicità al libro di Danilo Di Luca, con il ‘rischio’ così di dargli la possibilità ce gli permetta di riflesso di vendere ancora di più. E se la gente ha sempre un alone di sfiducia, Suor Alessandra convochi tutti i ciclisti (basterebbero solo gli italiani, e ve ne sarebbe un buon gruppo per riempire lo studio) che hanno avuto magagne doping nella loro carriera. Perché la sfiducia della gente non nasce con il libro dell’ex dopato Di Luca, ma da ben prima, con troppi ex che sono purtroppo finiti a guidare un’ammiraglia, o con un microfono addosso per spiegare come si fa il ciclista. Meglio Martinello, che come ‘previsore’ del tempo fa pena, che continuare a spiegare le cose dosando le cose da dire, e soprattutto quelle da NON dire con nomi e cognomi.
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venerdì 6 maggio 2016
La parola "sistema" non basta da sola
Torna a far parlare di se Di Luca, noto ex dopato-bis del nostro ciclismo. Lo fa per lanciare un suo libro e per farlo è riapparso alla trasmissione “Le Iene”. Non è stato l’unico ex prò che Le Iene sono andate a cercarsi, ma senza star qui a guardare chi ha parlato davanti alle telecamere, il “sistema” è stato l’argomento centrale. Per “sistema” s’intende una specie di regola non scritta dove capita che se confessi, mettendo nei guai altre persone che lavorano nell’ambiente ciclistico, intorno a te si forma il deserto. A meno che uno non segua il ciclismo solamente a livello superficiale, questa cosa si sa. Quindi tirare fuori il discorso su questo benedetto “sistema” serve a poco, forse a niente, se non fai nomi e cognomi. Che il “sistema” esista è la scoperta dell’acqua calda. È impossibile infatti che giornalisti o giornaliste dell’ambiente ciclistico non sappiano cose che sono note tra gli appassionati. Se accendi la tivù e ti ritrovi tal ex ciclista – espulso dal Giro per doping nel 2002 in maglia rosa – che ti dice cosa sia il ciclismo e come si deve correre, capisci che qualcosa non va ma chi è la fa finta di niente per puro opportunismo professionale. Come trovare un giudice che viene sbattuto fuori dal tribunale per corruzione, che si ripresenta in tivù come nuovo giudice di Forum. Il “sistema” esiste certo, ma senza nomi e cognomi non cambierà niente, perché continueremo ad avere giornalisti e giornaliste, commentatori e telecronisti, direttori sportivi e tecnici che sapranno sempre cosa NON dire davanti alla telecamera, ed il mondo dello sport sarà sempre il mondo magico e fatato che riempie delle cose più belle i sogni dei nostri bimbi più buoni.
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mercoledì 9 aprile 2014
Visto che manca meno di un mese, giusto per entrare nel clima....
Per far credere che questa pagina web sprizzi cultura, un consiglio letterario verso un testo di 4 anni addietro. Come veniva raccontato il Giro nei decenni scorsi e anche più di un secolo fa?
“Eroi, pirati e altre storie su due ruote”. Il testo è edito da BUR-Rizzoli per la RCS Libri. La prima edizione è dell’aprile del 2010. Curato da Simone Barillari è una raccolta di testi riguardanti il ciclismo (non solo il Giro) e diversi suoi grandi protagonisti. Diversi articoli che da diversi quotidiani dell’epoca vengono riuniti assieme in questo testo dal costo (nel 2010) di 12,00 euro per 274 pagine. È possibile trovare articoli di Gianni Brera, Bruno Raschi, Gian Paolo Ormezzano, Dino Buzzati, Indro Montanelli, Gianni Mura, Orio Vergani, per citare i nomi più noti e conosciuti al pubblico, non solo ciclistico. Questo libro è un lavoro che regala la possibilità di conoscere l’Italia sportiva di un secolo addietro, e vedere come questa vedeva e raccontava un mondo senza telecamere in ogni dove a riportare ogni più piccola smorfia di un volto esistente. Erano gli anni in cui i giornalisti erano padroni dell’evento, perché la tecnologia dell’immagine non lo aveva ancora catturato per esporlo al mondo. Vedere com’è cambiato il modo di scrivere dalla prima metà del secolo scorso alla seconda. Per curiosi e appassionati della scrittura dedicata al ciclismo, e non solo del racconto stretto verso quest’ultimo.
mercoledì 17 aprile 2013
Consigliato! (se lo trovate...)
Dopo ‘solamente’ 5 mesi d’attesa mi è finalmente arrivato, tramite libreria, il libro di Alessandro Donati “Lo sport del doping”. Un libro a quanto pare quasi introvabile, cosa confermatami anche da quello che mi hanno raccontato altre persone che lo cercavano, e questo non è un caso visto che un vecchio libro dello stesso autore, “Campioni senza valore” del 1989, sparì dagli scaffali dopo la prima edizione. “Lo sport del doping” è un lavoro splendidamente triste, anche se questa può sembrare una definizione stramba e poco logica. Donati racconta diversi momenti della sua carriera professionale (chiedete a chi è amante ed esperto di atletica di chi si parla) passata tra personaggi marci, disonesti, mercenari, ritrovandosi a convivere professionalmente con leccapiedisti pronti a fare come le bandiere: dove tirava il vento si orientavano di conseguenza. Con questa ‘etichetta’ qualcuno di voi penserà che si tratta di un libro di politica, ma stavolta si parla principalmente di sport – dove il mondo dell’atletica occupa molte pagine, e dove la puzza di politica comunque non manca – e dove si scopre quanto lo stesso mondo sportivo italiano è stato falsato, quanto sono stati falsi alcuni nostri protagonisti importanti, acclamati, applauditi in diversi sport, e quanto altri grandi eventi sportivi al mondo convivano con sospetti non troppo velati. Si parla di doping senza la necessità di scomodare i soliti moralismi, vista la semplicità e la chiarezza con cui vengono descritte e raccontate certe situazioni, incorniciate di una tristezza che fa veramente capire quanto dirigenti, atleti stessi, alcuni giornalisti, siano stati artefici di anni di pura e voluta omertà, per difendere una situazione indifendibile o, più meramente, per salvarsi sedia e sedere. Donati racconta anche delle persone che come lui non hanno voluto accettare uno sport falsato, che hanno cercato di sostenerlo anche rimettendoci, e di chi ci è finito in mezzo in buona fede. Per chi vuol bene allo sport è un testo consigliato, perché si può capire come si può voler male allo sport. Per gli sportivi (e chiamiamoli così) che invece se ne fregano finché non sarà un loro figlio ad andarci di mezzo, saranno 16 euro ch’è meglio mettere da parte e da spendere su internet per battere gli amici del GS “Tal dei Tali” nella partita, nella corsa di bicicletta, nella nuotata, nella sciata, nella mezza maratona del giorno di festa, nella gara di quel che vi pare ma basta sia una gara. Un testo che sarebbe da far leggere ai genitori ‘veri’, non per far evitare il mondo dello sport al proprio figlio, ma invece proprio per difendere meglio figlio e sport. Trovate nomi, cognomi, luoghi, date, circostanze, tutto. La casa editrice è la Edizioni Gruppo Abele. Se dovete ordinarlo tramite libreria, rileggete le prime righe di questo articolo per regolarvi.
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mercoledì 9 gennaio 2013
A pensar male fai peccato, ma stavolta....
Il sospetto l’avevo avuto già con il libro di David Millar. Un lavoro elogiato, apprezzato, ed infatti introvabile da noi nonostante i diritti per l’edizione italiana siano stati venduti. Forse per “colpa” dell’autore stesso – il ciclista britannico – che ha riportato fedelmente nomi di luoghi, di ciclisti (anche nostri), date, tutto quello che faceva paura a chi veniva nominato e che poteva solamente trarne guai. Ciclisti che nel calcolato silenzio hanno patteggiato squalifiche e si sono ritirati senza troppi clamori, nonostante alcuni fossero ciclisti nostrani tra i più noti fra la seconda metà degli anni ’90 e la prima del decennio scorso.
A fine novembre scorso, pochi giorni dopo la presentazione del lavoro di Sandro Donati “Lo sport del doping” (con tanto d’intervista RAI in diretta nel pomeriggio sportivo su RAI-Sport), vado in libreria e faccio l’ordine di quest’ultimo libro. Da lì è iniziato un percorso fatto di E-Mail spedite a raffica dalla libreria alla casa editrice, ordinazioni fatte anche su Internet visto che del libro nessuna traccia né notizia, finché dopo la mia ennesima visita in libreria (recente), ricevo notizia che le copie della prima edizione sono finite (finite? Di un libro quasi introvabile?) e che è stata data notizia che la seconda ristampa è disponibile. Il libraio, che intanto ha ricevuto alte ordinazioni di questo testo, ha telefonato direttamente – quindi basta E-Mail – per fare l’ordine. Gli è stato garantito l’invio entro 5 o 6 giorni. Fin qui roba abbastanza normale. Se Dio omertà vuole, avrò il mio libro. E qui (SPATAPAM!!) mi casca l’asino, facendo un bel botto per terra col suo grosso culone.
Visto che la questione di questo libro “inarrivabile” sta andando avanti da quasi due mesi, lo stesso libraio ha le balle che gli girano ed è sacrosanto. Parlando con gente del “percorso distributivo” (quelli che dalla casa editrice spediscono, ricevono gli ordini, ecc) riceve notizia che le copie della prima edizione sono state quasi tutte vendute in blocco. Capita l’antifona? Si, esatto! Un po’ come quando un figlio finisce sul giornale perché ha fatto qualcosa di bello e papà e mamma, orgogliosi, comprano dieci copie da distribuire ai parenti, stavolta è il contrario. Più ne compro, meno ce ne sono in giro. Inutile dire che siccome il libro scopre altarini che coinvolgono i vertici dello sport italiano in questi ultimi decenni, è cosa scomoda che arrivi a noi gente che paga i biglietti d’ingresso e fa vivere lo sport. Che credete, che i soldi dati dallo stato al CONI (che poi distribuisce a sua volta alle varie Federazioni) sia stampato apposta? Arriva dalle tasse che paghiamo a ogni biglietto d’ingresso che acquistiamo. Credo che abbiate capito che se amate sul serio lo sport (essere appassionati non vuol dire amarlo. Anche tra gli appassionati c’è una consapevole ed accettata omertà, c’è una consapevole accettazione del doping perché tanto “lo fanno tutti”), cercate questo libro e – se riuscite ad averlo! – leggetelo. Poi capirete perché persone come Sandro Donati, come Pietro Mennea, come Gabriella d’Orio sono da sempre critici con i vertici dello sport italiano e come viene amministrato, guidato, nascosto a noi che con i nostri soldi lo teniamo in piedi.
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