«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 6 luglio 2017

Giro-Donne; tappe 4-5-6-7

Nella parte centrale del Giro “risorge” la Van Vleuten, affossata dal vento a Occhiobello e rilanciatasi nella crono il giorno dopo. L’Italia decisamente male rispetto all’edizione precedente.
La frazione probabilmente più facile del Giro ha dato un’altra bottarella alla classifica generale. Nei 118 chilometri della 4^ tappa, con partenza e arrivo a Occhiobello, il gruppo si ritrova “spaccato” in due parti con la Van Vleuten che si fa pizzicare nel secondo. Quando davanti gira voce dell’ospite illustre presente nel gruppo inseguitrici, capita che davanti fior di atlete iniziano a darsi da fare per non far abbassare l’andatura. Il risultato dirà che tra il primo e il secondo gruppo il distacco risponde a un minuto e quaranta secondi, che sono un’enormità tenendo conto delle caratteristiche del percorso. Gli applausi di giornata sono per la belga Jolien D’Hoore, che vince per mezzo copertone sull’australiana Hosking e su Colin Riviera, terza al traguardo. “Lo sprint è stato caotico – ha spiegato la vincitrice di giornata – anche per la presenza di due rotonde nel finale. Giorgia Bronzini ha tirato la volata e la fine è stata davvero al centimetro. Sapevo di avere vinto, ma ero confusa dal fatto che anche la Hosking gioiva per la vittoria.” Un’altra che se la ride è la maglia rosa Anna Van Der Breggen, che andava a rafforzare la sua posizione in classifica prima della cronometro; “Solitamente le frazioni come questa sono per le sprinter, ma non vuol dire che non si possa provare qualcosa. Bello vedere la squadra lavorare in questo modo. Io sono sempre favorevole a provare a fare qualcosa. Sappiamo come affrontare o provocare i ventagli e ha funzionato”.
Il giorno successivo arrivano i 13 chilometri della cronometro individuale di Sant’Elpidio a Mare. Le esigenze televisive ormai hanno ridotto a un quarto d’ora le tappe – tranne la prima frazione – e quindi le immagini sono ristrette a partenza e ultimo tratto. Un peccato, come un peccato che con questa formula televisiva, su cinque frazioni ci sono stati quattro orari diversi di messa in onda. Se il giorno prima Annemiek Van Vleuten le aveva prese in questa prova ha rialzato la testa per dire che prima di darla per morta era presto. La rappresentante della Orica-Scott regola Anna Van der Breggen a 41” ed Elisa Longo Borghini a 1’15”. Il finale della cronometro è al limite della Montain Bike (un cartello segna 30%), con atlete che vengono spinte per evitare loro il piantarsi sul posto. La Longo Borghini monterà il 36x29. Annemiek Van Vleuten raddrizza classifica e morale, e dopo la cronometro non lo nasconde; “Mi sento in ottima forma, mi sono allenata a fondo per questo Giro. Ieri ero molto delusa dopo aver perso tutto quel tempo a causa dei ventagli, ma quel che è fatto è fatto. Oggi dovevo solo cercare di dare il massimo. La corsa non è finita fino a domenica”. Piange l’Italia: dopo cinque giorni Elisa Longo Borghini è l’unica delle nostre tra le prime dieci della generale. Due terzi posti, sempre suoi, i migliori risultati fino ad allora. Lo scorso anno, dopo cinque tappe, registravamo una vittoria (Bronzini alla prima tappa), quattro secondi posti consecutivi e tre terzi posti.
Fila via liscia, senza nessuno scossone per la generale, la frazione di Roseto degli Abruzzi, la 6^, di 116 chilometri, che si snodava su 4 giri di un percorso ch’è stato affrontato in una bella e calda giornata estiva. Tutto si risolve in volata ed a vincere è la finlandese Lotta Lepisto per la Bigla, che ha la meglio sulla statunitense Colin Rivera e Giorgia Bronzini, non entusiasta dell’esito finale, con riferimento alla vincitrice di giornata; “Mi ha lasciato dell’amaro in bocca, perché non avrei voluto che succedesse quello ch’è successo ieri al Tour (caduta di Marc Cavendish su restringimento di Sagan n.d.r.). Già il primo giorno in volata abbiamo rischiato, oggi Lotta è entrata un po’ prepotentemente sulla mia ruota ai 200 metri. Purtroppo è andata così, però anche stavolta siamo state brave a non cadere.” Nemmeno fosse una involontaria premonizione, la settima tappa (Isernia-Baronissi di 145 km.) ha come motivo conduttore la grave caduta in discesa ad altissima velocità della bergamasca Claudia Cretti di vent’anni. Trasportata in gravi condizioni all’ospedale era in prognosi riservata. La frazione vedeva la generale senza cambiamenti, e la vittoria di Sheyla Gutierrez.

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