«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 1 giugno 2017

Giugno; l'editoriale

Chiuso il Giro con un bilancio deludente, ricordiamoci che arrivavamo da un mese di classiche non entusiasmante, e prima ancora da una Tirreno-Adriatico simil-Giro. Ciclismo italiano cercasi.
“Non v’è trippa per gatti se non poca roba. Facendo due conti sul primo semestre ciclistico di casa nostra abbiamo ben poco da esibire. Ci attacchiamo alla speranza che Aru, forse Nibali ma questo si vedrà, Ulissi, De Marchi, Moscon, Viviani, insomma i nostri rappresentanti, corrano il prossimo Tour con la voglia di battere un bel colpo al tavolo transalpino. Non abbiamo molte frecce al nostro arco ma dobbiamo sperare che siano ben acuminate. Il desiderio di rivalsa di Fabio Aru per aver dovuto rinunciare al Giro per infortunio. Quello di Ulissi nato, speriamo sia così, dalla voglia del ragazzo di diventare un corridore importante anche fuori dai confini di casa. Quello di Viviani per una scelta tecnica della sua formazione a pochi giorni dalla corsa rosa, che moralmente sarà stata una mazzata pesante. Al Tour la concorrenza sarà di altissimo livello, sia per uomini di classifica, sia per vittorie di giornata, sia per le volate. Una concorrenza che oggi non è più ristretta al ciclismo che viveva fino a 15 anni addietro, dove le vittorie erano ancora questione per sei o sette Nazioni europee, e qualche esponente americano ogni tanto. Ma pensare di uscire da un Tour con un altro bilancio magro, dopo quello alla nostra più importante corsa a tappe, e quello nella sua sorella minore di marzo, ecco, sarebbe meglio di no”.

Nessun commento: