«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

sabato 25 marzo 2017

E' tornato. Resterà?

Torna il vecchio Giro d’Italia Dilettanti, ex Giro-Bio, oggi Giro Under 23. Dal 9 giugno (Imola) al 15 giugno (Campo Imperatore). Il CT Davide Cassani in prima linea per il lavoro di rinascita.
La notizia è di certo una bella notizia. Dopo alcune stagioni orfane di una corsa importantissima per i “vecchi” dilettanti, il Giro-Baby ritorna con sette giorni di gara, attraversando Emilia-Romagna, Marche ed Abruzzo. Presentato nella prestigiosa sede del Salone d’Onore del CONI, quasi in contemporanea con l’inizio della Tirreno Adriatico, il ritorno del Giro Under 23 è stato creato sotto la robusta regia del Commissario Tecnico italiano Davide Cassani. Due le particolarità di questa edizione della rinascita: la prima, la frazione numero 6 suddivisa in due semi-tappe con la prima trance in linea (Senigallia-Osimo) di 87 chilometri al mattino, ed al pomeriggio la cronometro di Campocavallo lunga 14 chilometri. L’altra, il finale del Giro “Under” che chiude in salita con i 150 chilometri da Francavilla al Mare fino all’arrivo di tappa e Giro di Campo Imperatore: si parte di pochissimo sopra il livello del mare per toccare i 2.135 del GPM che chiude il sipario. Poco più di 950 i chilometri totali, saranno 6 le maglie rappresentative le varie classifiche. Oltre alle “solite” rosa (generale), verde (GPM), azzurra (intergiro), rossa (punti) e bianca (giovani) rispunta la mitica maglia nera per l’ultimo della generale. Verrà rimessa in corsa con lo sponsor Pinarello, per ricordare “Nani” Pinarello che fu l’ultimo classificato al Giro d’Italia del 1951, e appunto in quella occasione Maglia Nera.
Era il 2012 quando l’allora Giro-Bio chiuse i battenti. Vi fu, poco prima, il tentativo di rilanciarlo in maniera robusta chiedendo all’avvocato Carmine Castellano (ex patron del Giro) di prenderlo in mano, ma si rivelò un guizzo che durò poco. I costi della gara si scontrarono con i primi anni di crisi economica, dove le squadre si ritrovarono con gli sponsor che si ritiravano, oppure rimanevano facendo però un giro di vite sui contributi alle sponsorizzazioni. Ad un tratto la stessa Federciclo fece due conti e vide che i soldi che aveva in cassa dovevano tener conto di Giro-Bio e Giro Donne. Visto che non erano sufficienti per il Giro-Bio, si decise che tanto valeva “girare” quelli disponibili al Giro Donne che richiedeva minori sostegni economici (e che forse arrivava da soddisfazioni iridate nelle stagioni appena precedenti che davano lustro all’FCI). Fatto sta che la gara chiuse i battenti e torna oggi. Pareva che dovesse venire aperto fino agli Under 25, ma (per fortuna) la cosa è rientrata.
L’ultimo Giro-Baby fu il Giro-Bio. Creatura nata a fine decennio scorso, che voleva diventare un vero e proprio laboratorio biologico e psicologico – guardando all’attività sportiva, in questo caso ciclistica – per capire quanto le genetica potesse contare per il rendimento, quanto contava la motivazione, approfondire la capacità di recupero di un atleta impegnato in allora dieci giorni di sforzo spesso pesante. Ragazzi giovanissimi seguiti, monitorati, vivisezionati fisiologicamente e psicologicamente da terapisti, medici, psicologi, laureandi in scienze motorie ecc. La missione era quella di creare una “fotografia” ideale per far uscire il profilo del talento. Medici che seguivano i ragazzi per analizzarne i livelli di stress accumulati, psicologi che facevano loro compilare dei questionari, dietologi che approfondivano il discorso riguardante le loro necessità alimentari. Il Giro-Bio era anche quel posto dove alcuni tecnici s’incazzavano perché ai loro corridori – svuotati di ogni energia – veniva vietata la flebo di zuccheri, sentendosi rispondere che quelle situazioni del primo post-gara dovevano venire affrontate nel pre-gara, insegnando ai ragazzi ad alimentarsi meglio a tavola e a gestirsi meglio in corsa.

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